<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Personaggi &#8211; T</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/personaggi/personaggi-t/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Teolepto di Filadelfia</title><link>http://www.archeoguida.it/005892_teolepto-di-filadelfia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005892_teolepto-di-filadelfia.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:43:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5892</guid> <description><![CDATA[Teolepto, vescovo di Filadelfia (XII secolo) Il vero e diligente ricordo di Dio è accompagnato dall&#8217;amore e dalla gioia: “Mi sono ricordato di Dio e ne ebbi gioia”, dice il profeta David. La preghiera pura è seguita dalla sapienza e dalla compunzione. “Quando verso di Te grido, dice lo stesso profeta, allora io conosco che [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5894" title="Teolepto di Filadelfia" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/08/Teolepto-di-Filadelfia.jpg" alt="Teolepto di Filadelfia" width="250" height="336" /></p><h2>Teolepto, vescovo di Filadelfia</h2><p>(XII secolo)</p><blockquote><p>Il vero e diligente ricordo di Dio<br /> è accompagnato dall&#8217;amore e dalla gioia:<br /> “Mi sono ricordato di Dio e ne ebbi gioia”,<br /> dice il profeta David. La preghiera pura<br /> è seguita dalla sapienza e dalla compunzione.<br /> “Quando verso di Te grido,<br /> dice lo stesso profeta,<br /> allora io conosco che Tu sei il mio Dio”.<br /> E ancora è scritto: “Il cuore contrito è gradito a Dio”.</p></blockquote><p>La vita di Teolepto si snoda durante gli anni, dal 1282 sino al 1328, in cui sul trono di Bisanzio sedeva Andronico II, figlio di Michele VIII, capostipite della dinastia dei Paleologi. Figura di rilievo nell&#8217;ambito della storia dell&#8217;esicasmo, Teolepto abbracciò ben presto la vita monastica, ritirandosi sul Monte Athos, dove potè godere della guida spirituale di Niceforo il Solitario, a sua volta maestro di Gregorio Palamas.</p><p>Nella raccolta denominata Filocalia sono compresi alcuni scritti di Teolepto, divenuto metropolita di Filadelfia, una delle chiese asiatiche menzionate nell&#8217;Apocalisse di S. Giovanni Apostolo: si tratta, più precisamente, di testi raccolti sotto la dizione “La silenziosa attività in Cristo e l&#8217;invocazione del Nome divino” (1).</p><p>Nell&#8217;esperienza spirituale di Teolepto, uno spazio privilegiato viene accordato all&#8217;incontro con Cristo e all&#8217;imitazione delle sue stesse virtù: “La fuga dal mondo – dice infatti l&#8217;autore – porta il dono dell&#8217;incontro con Cristo”. Dopo aver sperimentato la confusione e la dissipazione derivanti dalla vita mondana e dalle passioni, sottilinea Teolepto, nella decisione di darsi a Dio l&#8217;anima sperimenta una vera e propria seconda nascita, una “seconda Alleanza con Dio. La prima fu stipulata quando nascesti alla vita terrena, la seconda quando nacque in te il desiderio di porre un termine alla vita mondana. Allora venisti unito a Gesù Cristo mediante la fede; ora aderisci a lui mediante il pentimento. Allora ricevesti la grazia; ora ne assumi coscientemente gli obblighi. Allora, fanciullo, eri inconsapevole dell&#8217;alta dignità che ti aveva investito; ora, adulto, sei cosciente della grandezza del dono, e del freno che è stato posto sulle tue labbra. Ora, raggiunta la perfetta consapevolezza, vedi chiaramente l&#8217;energia di questa consacrazione” (2).</p><p>La decisione per Cristo non è immune dalla sofferenza, perchè, senza dubbio, chi si incammina su tale strada non è esente da prove, tuttavia “quando sarai riuscito – dice Teolepto – a sopprimere le divagazioni esteriori, ed avrai fatto ordine nel tuo interiore pensiero, la tua mente si aprirà alle parole ed alle opere spirituali. La conversazione con le virtù sostituirà quella con i parenti e gli amici. La meditazione e la comprensione delle parole divine, ruminate nella mente, ti daranno maggior luce e sapienza che non le vane parole che si moltiplicano nelle relazioni umane”.</p><p>Sia pure rivolte, in primo luogo, a coloro che avevano fatto dell&#8217;osservanza monastica la loro scelta di vita, le indicazioni di Teolepto possono offrire preziosi spunti di ispirazione anche a chi vive nella quotidianità delle relazioni: “se in tutte le tue occupazioni – sottolinea l&#8217;autore &#8211; non ti separerai mai dalla madre di tutti i beni, la preghiera, essa non si darà pace finchè non ti abbia mostrato la camera nuziale, e quando ti avrà introdotto, ti ricolmerà di inesprimibile gioia e allegrezza.</p><p>Essa rimuove gli ostacoli, appiana il cammino verso la virtù, rendendolo agevole a chiunque la ricerchi”. L&#8217;esercizio della preghiera, insomma, apporta un notevole beneficio alla vita dell&#8217;uomo, unificando le sue potenze interiori e ponendolo nella migliore condizione per tenere il proprio pensiero saldamente orientato su Dio e sulla Sua presenza, permettendogli di svolgere con ordine e regolarità i propri doveri: “quando i tuoi giorni si svolgeranno nell&#8217;ordine che ti ho descritto – conclude Teolepto -, la tua vita trascorrerà in maniera costruttiva per la tua anima, fecondata dalla beata speranza; al termine dei tuoi giorni deporrai la vita fisica senza paura, entrerai nella dimora che ti è stata preparata dal Signore, sarai cittadino del suo Regno in ricompensa dei tuoi presenti travagli”.</p><p>Una promessa di bene che, da uno dei più influenti padri dell&#8217;esichia, giunge sino all&#8217;uomo contemporaneo, svelandogli un&#8217;insospettata dimensione di vita!</p><h4>Note</h4><ul><li>(1) I testi citati si possono reperire e consultare al link <a href="http://www.esicasmo.it/NET/NUOVI%20FILOCALIA/VARI/teolepto_metropolita_di_filadelf.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/NET/NUOVI%20FILOCALIA/VARI/teolepto_metropolita_di_filadelf.htm</a></li><li>(2) La citazione riportata, così come le successive, sono tratte dal link http://digilander.libero.it/benparker/NET/NUOVI%20FILOCALIA/VARI/teolepto_metropolita_di_filadelf.htm cui si rimanda per opportuni approfondimenti e per la lettura integrale del testo di Teolepto.</li></ul><h4>Approfondimenti</h4><p>Le “Lettere e discorsi” di Teolepto sono reperibili, dal lettore interessato, presso le Edizioni Qiqajon (2007).</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005892_teolepto-di-filadelfia.html" data-text="Teolepto di Filadelfia" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005892_teolepto-di-filadelfia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005892_teolepto-di-filadelfia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Teofane di Nicea</title><link>http://www.archeoguida.it/005882_teofane-di-nicea.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005882_teofane-di-nicea.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:31:14 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5882</guid> <description><![CDATA[Teofane detto di Nicea o Niceno (data ignota-1381) Venite a questa festa, folla devota, venite e formiamo dei cori; facciamo risuonare la Chiesa dei nostri canti per onorare la morte dell&#8217;Arca di Dio. Oggi, infatti, il cielo si apre per ricevere colei che ha partorito Colui che tutto l&#8217;universo non può contenere; e la terra, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5883" title="Teofane di Nicea" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/08/Teofane-di-Nicea.jpg" alt="Teofane di Nicea" width="500" height="702" /></p><h2>Teofane detto di Nicea o Niceno</h2><p>(data ignota-1381)</p><blockquote><p>Venite a questa festa, folla devota,<br /> venite e formiamo dei cori;<br /> facciamo risuonare la Chiesa dei nostri canti<br /> per onorare la morte dell&#8217;Arca di Dio.<br /> Oggi, infatti, il cielo si apre per ricevere colei<br /> che ha partorito Colui che tutto l&#8217;universo<br /> non può contenere;<br /> e la terra, che ha dato la fonte di vita,<br /> si adorna di benedizione e di splendore.</p></blockquote><p>Inno per la Festa della Dormizione</p><p>Della sua vita si sa molto poco: l&#8217;unica notizia attendibile è quella per cui Teofane fu insignito della dignità episcopale sulla città di Nicea nel 1366. Correvano anni cruciali per la storia dell&#8217;impero bizantino: dopo la Quarta Crociata, nel corso della quale Costantinopoli fu posta sotto assedio per ben due volte (1203 e 1204), si era aperta una fase nuova, contraddistinta dalla formazione del cosiddetto “Impero latino” e, successivamente, da tre nuovi regni (tra cui quello di Nicea).</p><p>Teofane, come richiesto dalla sua investitura a vescovo, fu autore di numerosi scritti, che meriterebbero un più ampio ed approfondito studio, di carattere omiletico, teologico e liturgico. Il suo nome si lega poi, in modo particolare, ad un Discorso sulla purissima e tuttasanta nostra Signora Madre di Dio, in cui il vescovo niceano intesse una delle più eccelse lodi a Maria, Madre di Gesù Cristo, alla luce del mirabile progetto di redenzione del genere umano, attuatosi mediante l&#8217;Incarnazione del Figlio di Dio. Il Discorso è di bellezza ed intensità profonde: si invita, quindi, caldamente il lettore ad accostarlo di persona, per goderne la profondità teologica e letteraria dispiegata dall&#8217;autore.</p><p>Lo scritto esordisce con una preghiera a Maria SS.ma, cui Teofane affida la sua opera, consapevole di star affrontando “il mare delle sue grazie, che è impraticabile agli stessi angeli, perchè veramente senza confini” (1), e di voler parlare della Persona della Madre di Dio, “colei che è la comune emulazione tanto degli angeli che degli uomini, l&#8217;esimia, immensa, divinissima opera della sapienza creatrice di Dio e della grazia deificante, l&#8217;immagine superiore ad ogni imitazione della bellezza benefica e graziosa di Colui che è buono, il limpidissimo specchio della verginità divinamente prodotto, nel quale chiarissimamente si riflette l&#8217;immagine del Dio invisibile, cioè la stessa invincibile e desiderabile bellezza di Colui che è insieme amabile e amore” .</p><p>Nella sua stupenda, ardente argomentazione, Teofane descrive, innanzitutto, l&#8217;amore che lo ha mosso, al di là di ogni naturale esitazione, a cantare le lodi di Colei che è “incomparabilmente superiore a tutti gli encomi, come pure a tutti gli esseri”, “la Regina di tutto il creato”. Maria, sostiene Teofane, si può conoscere per analogia a partire dalle cose create. Nel citare Massimo il Confessore, così come nell&#8217;Incarnazione del Verbo si è reso manifesto “il fondamento della bonta del Padre”, in quanto il Logos incarnato ha mostrato, reso visibile in se stesso “il fine” per il quale tutto ciò che è stato fatto ha preso manifestamente il principio del suo esistere” (3), così l&#8217;arcana santità di Maria, che è prototipo per eccellenza dell&#8217;esistenza beata cui è chiamata ogni creatura, è prefigurata nella terra, in quanto “da Lei ha avuto origine secondo la carne il nuovo Adamo, il nostro Signore e Dio”; nel cielo, in quanto Maria è “sede dell&#8217;Onnipotente e suo trono, sua perenne abitazione”; negli angeli, in quanto la Madre di Dio “non solo rivela, ma dona al mondo l&#8217;Angelo del Gran Consiglio, l&#8217;eterna Parola del Padre impressa nelle sue carni santissime”.</p><p>La Madre di Cristo è stata “ritenuta da lui degna di tanto onore, non solo da superare senza confronto in dignità e grado le stesse prime nature che circondano Dio e diventare, come s&#8217;è detto, il ricettacolo di tutta la pienezza divina”. Con argomentazione serrata, Teofane risponde alle possibili obiezioni di coloro che avrebbero sollevato difficoltà intorno alle ragioni per cui Dio avrebbe inteso conferire un simile dono – la Divina Maternità – proprio a Maria e non, ad esempio, ad uno spirito angelico? La risposta di Teofane, articolata e chiarificatrice, non potrebbe essere meglio espressa: perchè “lo scopo del Signore nella sua condiscendenza era quello di unire a sé ipostaticamente tutta la natura creata” al fine di redimerla. “Nessuna meraviglia dunque – sottolinea, pertanto, l&#8217;autore – se , quando Dio, Signore di tutti, per rinnovare la creatura vestì la nostra natura”. Mediante la citazione di un altro Padre, Giovanni Damasceno, il vescovo di Nicea ricapitola efficacemente il suo discorso: “«La compiacenza del Padre compose (saldò insieme) la congiunzione di tutte le cose nell&#8217;unigenito Figlio. Se infatti l&#8217;uomo è per natura un piccolo mondo (= microcosmo), in quanto porta in sé il collegamento di ogni essenza sia visibile che invisibile, e questo lo è davvero, piacque al Signore e creatore e governatore dell&#8217;universo che si compisse nell&#8217;unigenito suo Figlio consostanziale la congiunzione della divinità e dell&#8217;umanità, e per essa di tutto il creato, perché Dio sia tutto in tutti»”.</p><p>Attraverso Maria, quindi, “tutta la creazione, attraverso la natura umana che è nell&#8217;ipostasi della Madre di Dio, quasi tendendo la destra al Creatore in vista dell&#8217;unione […], cioè mediante la natura umana da lei assunta dal Verbo, si congiunge e per eccesso di filantropia si unisce alla destra dell&#8217;Altissimo”.</p><p>Partecipe dell&#8217;ineffabile azione di tutte e tre le Persone Divine, la Madre di Cristo, quale “collo” del Corpo mistico del Figlio, “riceve integra la recondita grazia dello Spirito e copiosamente la distribuisce e suddivide a quelli di fuori, portandola quindi all&#8217;aperto”, in primo luogo ai credenti, nei confronti dei quali agisce come Madre sollecita e premurosa, dispensando ogni grazia fino al pieno raggiungimento, da parte di ognuno, della piena maturità in Cristo.</p><p>Autore anche di opere di argomento polemico e liturgico, Teofane potè avvalersi dell&#8217;insegnamento spirituale di Gregorio Palamas (1296-1359), esicasta vissuto sul Monte Athos, al quale è dedicata una scheda illustrativa in questo sito.</p><h4>Note</h4><ul><li>(1) La citazione riportata, così come tutte le successive, è tratta dal testo del Discorso proposto in Testi mariani del secondo millennio, vol. 1, a cura di Georges Gharib ed Ermanno M. Toniolo, Ciità Nuova Editrice, Roma 2008, pp. 399-435, cui si rimanda vivamente per una lettura completa del magnifico Discorso di Teofane.</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005882_teofane-di-nicea.html" data-text="Teofane di Nicea" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005882_teofane-di-nicea.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005882_teofane-di-nicea.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Teodoro Studita</title><link>http://www.archeoguida.it/005874_teodoro-studita.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005874_teodoro-studita.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:23:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5874</guid> <description><![CDATA[Teodoro Studita (758-826) figlio di Fotino e Teoctista Ave, o nube luminosa che nel deserto della vita adombri il nuovo Israele mediante la tua intercessione. Ave, o candelabro, vaso aureo e solido della verginità, il cui stoppino è la grazia dello Spirito. A coloro che siedono nell&#8217;oscurità e nell&#8217;ombra della morte, tu hai acceso una [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5876" title="Teodoro Studita" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/08/Teodoro-Studita.jpg" alt="Teodoro Studita" width="350" height="415" /></p><h2>Teodoro Studita</h2><p>(758-826)</p><p>figlio di Fotino e Teoctista</p><blockquote><p>Ave, o nube luminosa<br /> che nel deserto della vita<br /> adombri il nuovo Israele<br /> mediante la tua intercessione.<br /> Ave, o candelabro,<br /> vaso aureo e solido della verginità,<br /> il cui stoppino<br /> è la grazia dello Spirito.<br /> A coloro che siedono nell&#8217;oscurità<br /> e nell&#8217;ombra della morte,<br /> tu hai acceso<br /> una luce di vita eterna.<br /> Ave, o piena di grazia,<br /> creatura e nome<br /> spiritualmente più ricco<br /> di ogni gaudio.<br /> Ave, o città risonante<br /> del Grande Sovrano.<br /> In te si apre la reggia dei cieli<br /> e vivono nella gioia i terrestri<br /> che vi sono iscritti come cittadini.</p></blockquote><p>Le ardenti parole della preghiera alla Madre di Dio, di cui si sono appena citati alcuni passaggi, appartengono a Teodoro Studita, monaco bizantino protagonista di una strenua difesa delle immagini sacre contro la campagna iconoclasta, finalizzata alla loro distruzione, che, scatenata per primo dall&#8217;imperatore Leone III, conobbe vasi alterne di intensificazione e di attenuamento, sino alla sua definitiva messa al bando da parte di papa Gregorio IV nell&#8217;anno 843.</p><p>Teodoro visse durante l&#8217;infausto periodo del regno del figlio dello stesso Leone III, Costantino V Copronimo, il quale fece addirittura convocare un apposito concilio, detto anche di Hierìa, dal nome della località ove venne celebrato, per far condannare al massimo livello il culto reso alle immagini: com&#8217;è noto, tale decisione, che fu assunta da vescovi ai quali l&#8217;imperatore, in cambio, aveva promesso doni ed assegnazioni di cattedre, venne successivamente sconfessata dal secondo concilio di Nicea, svoltosi nel 787. Proprio in quello stesso anno, Teodoro ricevette l&#8217;ordinazione sacerdotale e, successivamente, nel 794 assunse la guida del monastero di Sakkudion, fondato dal fratello della madre Teoctista. Appartenente a famiglia in vista della Costantinopoli dell&#8217;epoca, Teodoro non solo ricevette un&#8217;ottima formazione intellettuale, ma ebbe la possibilità di condurre, in sintonia con i suoi familiari, i quali pure abbracciarono il rigore della vita monastica, un&#8217;intensa esperienza spirituale, anche grazie lo studio accurato dei testi degli antichi Padri della Chiesa.</p><p>Entrato in contrasto con l&#8217;imperatore Costantino VI , figlio di Leone IV il Cazaro e dell&#8217;imperatrice Irene in quanto aveva espresso riprovazione per il divorzio del sovrano allo scopo di prendere in moglie un&#8217;altra donna, Teodoro dovette prendere la via dell&#8217;esilio per Tessalonica, ove rimase sino all&#8217;anno 797, quando Irene lo fece richiamare e gli assegnò la guida del prestigioso monastero di Studios, nella capitale, che, grazie all&#8217;insigne profilo del figlio di Teoctista, assurse ad autentico, influente centro di irradiazione di santità. I monaci dello Studios (detti, appunto, “Studiti”) si erano, peraltro, già distinti in precedenza per le prese di posizione contro le numerose dottrine eterodosse, in particolare il monofisismo (per un&#8217;ampia informazione su tale eresia si veda il link http://www.eresie.it/it/id260.htm), propugnato da Eutiche, che sosteneva la presenza in Gesù Cristo della sola natura divina, e la stessa iconoclastia.</p><p>Ma durante il periodo in cui Teodoro detenne la massima carica all&#8217;interno del monastero (“egumeno” o “igumeno” è, tecnicamente, la denominazione che stava ad indicare colui che occupava il ruolo di guida della comunità, l&#8217;equivalente dell&#8217; “abate” nella Chiesa cattolica), lo Studios divenne esemplare di una profonda riforma della vita monastica, all&#8217;insegna del recupero e della valorizzazione dell&#8217;ascesi, della disciplina ferrea, del lavoro e dell&#8217;impegno nello studio: come recita, infatti, il Martirologio Romano, “san Teodoro Studita, abate, fece del suo monastero una scuola di sapienti, di santi e di martiri vittime delle persecuzioni degli iconoclasti”. Allo stesso Teodoro in primis non furono risparmiate sofferenze e angherie: nuove esperienze di esilio lo attendevano nell&#8217;808/809 e nell&#8217;814/815, rispettivamente a causa di un conflitto con il patriarca Niceforo e con l&#8217;imperatore Leone V, che aveva ripreso la politica iconoclasta. Nulla, però, riuscì a raffreddare lo zelo di Teodoro che, addirittura, finì per entrare in contrasto con lo stesso imperatore, Michele II il Balbo, sul trono fra 820 ed 829, che pure aveva disposto la revoca del secondo esilio per lo Studita, agevolandone il rientro a Costantinopoli: l&#8217;igumeno dello Studios, infatti, non poteva accettare la sostanziale politica di tolleranza praticata dal sovrano nei confronti dell&#8217;iconoclastia.</p><p>Ma la partita appariva ormai senza via d&#8217;uscita, con l&#8217;interlocutore imperiale non sembrava esistesse un punto di contatto, per cui Teodoro decise di lasciare definitivamente Costantinopoli per dedicarsi alla vita monastica presso diversi monasteri, concludendo la sua esistenza terrena nell&#8217;anno 826 sull&#8217;attuale isola di Büyükada (anticamente, isola di Prinkipo), la principale del gruppo delle Isole dei Principi, nel Mar di Marmara.</p><p>Alla penna di Teodoro si devono importanti opere di carattere teologico-catechetico, con le quali egli intervenne sulle principali questioni che animavano il dibattito a lui contemporaneo. Degni di nota sono, in particolare, gli Antirretici o Discorsi o Refutazioni contro gli iconoclasti, in cui Teodoro offre un decisivo contributo allo sviluppo della teologia dell&#8217;icona, rispondendo in modo mirabile alle obiezioni avanzate dai detrattori del culto reso alle immagini. Come esposto chiaramente da Rosanna Gambino nel suo saggio L&#8217;icona di Cristo come ipostasi composta negli Antirretici di Teodoro Studita, Teodoro “assunse una posizione intermedia” tra quella del Damasceno che, “non avendo potuto distinguere tra immagine naturale (o sostanziale) e immagine artificiale, prospettò un&#8217;eccessiva identità tra l&#8217;icona, portatrice di Grazia, e l&#8217;archetipo” e quella del Niceforo, che “si soffermò soprattutto su ciò che segna la differenza tra l&#8217;icona e l&#8217;archetipo, motivando la circoscrivibilità dell&#8217;umanità di Cristo (immagine artificiale)”. Lo Studita, infatti, “potè mostrare in modo equilibrato e convincente in che senso si può parlare di una &#8216;presenza&#8217; nell&#8217;icona della persona raffigurata”, applicando il concetto di ipostasi composta (1). L&#8217;attuale Pontefice, Benedetto XVI, ha molto bene sottolineato nel corso di una sua udienza, che, a giudizio di Teodoro, l&#8217;abolizione del culto riservato alle immagini, in particolare all&#8217;icona di Cristo, avrebbe significato “cancellare la sua stessa opera redentrice, dal momento che, assumendo la natura umana, l&#8217;invisibile Parola eterna è apparsa nella carne visibile umana e in questo modo ha santificato tutto il cosmo visibile” (2).</p><p>Di Teodoro sono note anche numerosi scritti catechetici, raccolti dai suoi discepoli nelle Grandi catechesi, risalenti al periodo tra 795 e 814, e nelle Piccole catechesi, appartenenti agli anni tra 821 e 826. L&#8217;igumeno studita entrò, inoltre, in contatto con personalità del mondo laico e religioso del proprio tempo attraverso una fitta rete di rapporti epistolari (560 sono le lettere attestate): le Epistulae rappresentano, non a caso, una fonte preziosissima di indicazioni intorno alla spiritualità di Teodoro e alla sua visione del monachesimo, tanto più che molte di esse risalgono ai dolorosi anni dei ripetuti esili. Altre opere rilevanti sono il Testamentum, probabilmente redatto postumo ma basato su testi autentici dello Studita, nel quale l&#8217;igumeno offre direttive di tipo normativo in ordine alla conduzione del monastero, nonché l&#8217;Ipotiposi (o Regola) di argomento analogo; si tratta di scritti grazie ai quali, per così dire, Teodoro è divenuto il padre del monachesimo bizantino, in quanto essi hanno fornito concreta ispirazione per la disciplina e l&#8217;organizzazione interna di molte comunità monastiche in Oriente: la Regola, ad esempio, fu introdotta presso la Grande Lavra sul Monte Athos. Degne di nota sono, infine, anche due pregevoli testi omiletici, la Laudatio S. Platonis Hegumeni e la Laudatio Anachoretae, il primo dei quali costituisce un commosso omaggio alla persona e al profilo spirituale dello zio Platone, grazie a cui Teodoro aveva abbracciato la vita del cenobio.</p><p>Esempio mirabile di indomito coraggio e di fedeltà sia pure di fronte alle più aspre vicissitudini, Teodoro ha lasciato un insegnamento senza pari sul valore della vita monastica quale rimedio all&#8217;atavica tentazione dell&#8217;uomo di voler costruire da solo il proprio destino, escludendosi dalla comunione con i fratelli: nel lavoro, nella preghiera e, soprattutto, nell&#8217;esercizio dell&#8217;obbedienza, il monaco può aprirsi ad una dimensione esistenziale autentica, in cui l&#8217;identità e la perfezione individuali non sono mai frutto di una ricerca solitaria, ma sempre scaturiscono dalla ricchezza che viene dall&#8217;apertura all&#8217;azione di Dio e al fraterno confronto con i compagni di fede.</p><h4>Note</h4><ul><li>(1) La trattazione dell&#8217;argomento, come il lettore avrà compreso, esula, a motivo della sua delicata complessità, dai limiti di una scheda biografica. Si rimanda, quindi, alla lettura ponderata del saggio citato di Rosanna Gambino, reperibile nel volume Contrarietas: saggi sui saperi medievali (a cura di Alessandro Musco), Officina di Studi Medievali, Palermo 2002, pp. 31-56, che riporta un amplissimo repertorio bibliografico su fonti, saggi e studi dedicati al tema delle icone, della relativa teologia, nonché delle posizioni iconoclaste ed iconodule. Per ulteriori informazioni sul profilo biografico di Teodoro <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/93382" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/93382</a></li><li>(2) Il testo integrale dell&#8217;udienza è reperibile sul link <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090527_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090527_it.html</a></li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005874_teodoro-studita.html" data-text="Teodoro Studita" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005874_teodoro-studita.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005874_teodoro-studita.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tertulliano</title><link>http://www.archeoguida.it/004409_tertulliano.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004409_tertulliano.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Mar 2011 17:54:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4409</guid> <description><![CDATA[Quinto Settimio Fiorente Tertulliano vissuto tra 155 e 230 d.C. De Sacramento aquae nostrae qua ablutis delictis pristinae caecitatis in vitam aeternam liberamur non erit otiosum digestum istud (da: Sul Battesimo) Tertulliano fu una delle più ardenti personalità tra gli apologeti cristiani dei primi secoli. Chi erano costoro? Per comprenderlo occorre tenere presente il quadro [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-large wp-image-4411" title="Tertulliano" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/03/Tertulliano-545x600.jpg" alt="Tertulliano" width="545" height="600" /></strong></p><h2>Quinto Settimio Fiorente Tertulliano</h2><p>vissuto tra 155 e 230 d.C.</p><blockquote><p><em>De Sacramento aquae nostrae<br /> </em><em>qua ablutis delictis pristinae caecitatis<br /> </em><em>in vitam aeternam liberamur<br /> </em><em>non erit otiosum digestum istud</em></p></blockquote><p><em>(da: Sul Battesimo)</em></p><p>Tertulliano fu una delle più ardenti personalità tra gli <strong>apologeti</strong> <strong>cristiani</strong> dei primi secoli. Chi erano costoro? Per comprenderlo occorre tenere presente il quadro storico-culturale nel quale essi vissero ed operarono, contraddistinto da numerosi motivi di ostilità nei confronti degli aderenti alla religione cristiana: senza dubbio, le persecuzioni che, com&#8217;è noto, vennero promosse dal potere centrale romano a partire dall&#8217;epoca di Nerone per arrivare a quella di Diocleziano, nei confronti dei membri di un gruppo considerato pericoloso per l&#8217;ordine e la moralità pubblici (ai cristiani, infatti, oltre all&#8217;accusa di rifiutarsi di rendere culto agli dèi tradizionali, venivamo sovente rinfacciate altre azioni vergognose, tra cui il cannibalismo).</p><p>Con la progressiva diffusione del Cristianesimo, al quale venne ufficialmente riconosciuta libertà di espressione attraverso le disposizioni fissate con l&#8217;editto di Nicomedia (311) e di Milano (313), su iniziativa, rispettivamente, degli imperatori <strong>Galerio</strong> e <strong>Costantino</strong>, però, un&#8217;altro tipo di attacco insidiava la fede cristiana, proveniente non tanto da un&#8217;iniziativa di carattere repressivo-violento, quanto piuttosto dal dibattito intellettuale: in particolare i pensatori attivi nel periodo immediatamente successivo alla morte degli <strong>Apostoli</strong> e alla costituzione delle prime chiese, dovettero fronteggiare non poche accuse e contestazioni da parte di filosofi e letterati pagani, i quali consideravano aberrazioni i contenuti e le forme espressive della nuova fede. Di qui la necessità di un forte impegno da parte cristiana per tenere testa e rispondere alle critiche, mostrando non solo la bellezza, ma anche la validità e la profondità concettuale del Verbo di Gesù Cristo.</p><p>Intorno alla Persona di Colui che si era proclamato Figlio di Dio, inoltre, iniziavano a circolare visioni ed interpretazioni non sempre conformi al dettato evangelico: all&#8217;esigenza prioritaria di difendere la fede in Gesù dagli attacchi di matrice pagana, si unì strettamente quella di definire, con sempre maggiore precisione, i contenuti dottrinali riguardanti l&#8217;Incarnazione di Cristo e la Sua identità di Uomo-Dio.</p><p>Il contributo di Tertulliano fu, in tal senso, fondamentale, almeno sino alla sua conversione al montanismo, di cui diremo tra poco.</p><p>Nativo di <strong>Cartagine</strong>, in terra d&#8217;Africa, il futuro teologo dell&#8217;<em>Apologeticum</em> si dedicò, in giovane età, agli studi giuridici, dedicandosi con successo all&#8217;avvocatura. La sua sembrava una carriera ormai segnata, quando nella vita del giovane intervenne un fatto nuovo: nutrito com&#8217;era di studi e di cultura, la sua mente acuta e vivace non potè che restare folgorata dall&#8217;esempio di tanti, uomini, donne e ragazzi, che si dichiaravano disposti a dare la vita, a lasciarsi uccidere in modo crudele, pur di non rinnegare la fede in Gesù. Quale potenza poteva, dunque, risiedere in tale nuova idea? Quale vitalità, sconosciuta all&#8217;antica filosofia greca, di cui Tertulliano era conoscitore, caratterizzava l&#8217;animo dei credenti in Cristo?</p><p>Non è noto per quali vie il giovane abbia maturato la sua adesione al <strong>Cristianesimo</strong>: è lecito pensare che egli ne fu conquistato attraverso una ponderata riflessione, ma l&#8217;ardore argomentativo che caratterizza i suoi scritti lascia intravvedere la forza esercitata sul suo animo dall&#8217;esempio concreto di coloro che soffrivano e morivano per Gesù. Da quel momento in poi, Tertulliano pose la sua abilità dialettica, la sua arte oratoria e le sue conoscenze giuridiche al servizio della nuova causa, ben più alta di tutte quelle che sino ad allora aveva potuto incontrare.</p><p>La sua opera fondamentale, l&#8217;<em>Apologeticum</em>, in 50 capitoli sostiene e difende la posizione dei credenti, ponendo in luce, in primo luogo, “l&#8217;illogico e ingiusto procedere dei giudici, che condannano quello che non conoscono e non vogliono conoscere”: e tali sono, a giudizio di Tertulliano, coloro che, nei processi contro i cristiani applicano a questi ultimi “un trattamento che non si applica a nessun criminale, contrariamente a quanto la loro qualità di criminali imporrebbe<em>”. </em>L&#8217;apologeta sottolinea quanto sia illogico e incongruente nutrire avversione contro i credenti in Gesù unicamente per il fatto di dirsi e chiamarsi cristiani: al contrario, semmai, sono i Romani gli unici meritevoli di biasimo, in quanto, nel giro di pochi secoli, sono tanto decaduti dagli splendori dell&#8217;antichità e hanno adottato costumi religiosi e stili di vita all&#8217;insegna del lassismo e dell&#8217;indisciplina. Tutte le accuse rivolte ai seguaci di Cristo (infanticidio, incesto, riti nefandi), per le quali, a fronte delle tante calunnie, non è mai stato possibile fornire prova alcuna, sono da addebitarsi ai pagani, che adorano divinità non credibili: il Dio dei cristiani, invece, è “unico, “invisibile”, “incommensurabile”, rivelatosi attraverso la Sacra Scrittura, dotata di autorevolezza e forza probante immensamente superiori a qualsiasi altra testimonianza. Gli dei pagani non sono degni di adorazione, né alla loro azione si possono attribuire i fasti e le grandezze di Roma: essi, infatti, sono in realtà dei demoni, sui quali trionfa l&#8217;unico, vero Dio, quello rivelatosi in Gesù Cristo.</p><p>Di conseguenza, nessun male può venire dai cristiani, i quali vivono nel mondo con la consapevolezza di doverlo lasciare: essi sono veramente innocenti di ogni colpa che viene loro rinfacciata, in quanto il loro maestro è il Dio “che tutto scruta”. I cristiani vengono derisi da chi li osteggia ma, alla fine, la vittoria apparterrà a loro: “come v&#8217;è contrasto fra il divino e l&#8217;umano – conclude Tertualliano &#8211; quando da voi siamo condannati, da Dio siamo assolti”.</p><p>Accanto alle mirabili pagine dell&#8217;<em>Apologeticum</em>, che meritano davvero una lettura completa, Tertulliano espresse la propria valentia apologetica anche in altri scritti, di carattere più spiccatamente teologico: si possono citare l&#8217;<em>Adversus Praxean</em>, redatto contro le posizioni dottrinali di Prassea, uno dei principali esponenti dell&#8217;eresia detta “modalismo”, in base alla quale il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo dovevano considerarsi dei “modi” di presentazione dell&#8217;unico Dio e non tre Persone, uguali e distinte. Nei confronti di Prassea, Tertulliano rimarca, con argomentazione serratissima e costantemente agganciata alle Sacre Scritture, la natura personale e relazionale della SS. Trinità, in base al principio dell&#8217;economia divina “secondo il quale Dio ha un Figlio, che è il suo Verbo incarnato, in chiara contrapposizione a quelle teologie che negavano l&#8217;alterità di Padre e Figlio” (citazione tratta da <a href="http://www.infocattolico.org/Documenti/Approfondimento.pdf" target="_blank">http://www.infocattolico.org/Documenti/Approfondimento.pdf</a>, un interessante documento di analisi sulla struttura e i contenuti dell&#8217;<em>Adversus Praxean</em>).</p><p>Altro rilevante scritto tertullianeo, questa volta in chiave antignostica, è l&#8217;<em>Adversus Marcionem</em>, in 5 libri (il testo in latino e in traduzione inglese è reperibile all&#8217;indirizzo</p><p><a href="http://www.tertullian.org/articles/evans_marc/evans_marc_00index.htm" target="_blank">http://www.tertullian.org/articles/evans_marc/evans_marc_00index.htm</a>), redatto a confutazione delle dottrine propagate dal <strong>Marcionismo</strong> che, fra gli altri aspetti, negava il valore della tradizione e della continuità fra Antico e Nuovo Testamento: di contro, Tertulliano rimarca l&#8217;attendibilità e la veridicità delle Sacre Scritture, che sin dalle antiche profezie hanno annunciato la venuta del Messia, nonchè il ruolo degli Apostoli, quali testimoni autorevoli ai quali Cristo ha affidato il Suo Vangelo. Le dottrine pagane ed eretiche, invece, sono ispirate dal demonio e conducono coloro che vi aderiscono alla dissolutezza e alla perdizione.</p><p>I toni chiari e decisi – oggi diremmo “senza peli sulla lingua” &#8211; che contraddistinguono lo stile di Tertulliano, sono certamente riflesso della sua formazione e della sua professionalità avvocatizia, ma esprimono pure un animo rifuggente da compromessi e ambiguità, incline al rigore, soprattutto a livello morale: ciò condusse il teologo ad abbracciare, nel 207, la dottrina montanista, cosiddetta dal nome di <strong>Montano</strong>, che ne fu promotore e diffusore, caratterizzata da un significativo distacco rispetto alle posizioni della chiesa ufficiale, in particolare per quanto riguardava la componente profetica, decisamente accentuata, l&#8217;esercizio delle pratiche di ascesi e il ruolo della donna nella compagine ecclesiale: gli scritti di questo nuovo periodo della vita di Tertulliano – si possono citare il <em>De pudicitia</em>, il <em>De ieiunio adversus psychicos</em>, il <em>De spectaculis</em>, il <em>De virginibus velandis</em> e il <em>De idololatria</em> – sono, infatti, tutti all&#8217;insegna di una spiccata polemica nei confronti di alcuni aspetti, ritenuti immorali, della vita sociale e del costume dell&#8217;epoca, a cui l&#8217;autore oppone l&#8217;adesione ad uno stile più severo e rigoroso.</p><p>Anche se l&#8217;adesione al montanismo ne spostò le posizioni su un versante eterodosso, il contributo teologico della prima fase dell&#8217;attività intellettuale di Tertulliano resta, in ogni caso, indiscusso e prezioso per la formulazione, primo fra tutti gli altri autori cristiani antichi, del concetto di “una sostanza, tre persone” in riferimento alla Trinità.</p><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p>Per approfondimenti, si vedano i links <a href="http://www.filosofico.net/tertulliano.htm" target="_blank">http://www.filosofico.net/tertulliano.htm</a> e <a href="http://www.monasterovirtuale.it/home/la-patristica/breve-profilo-biografico-di-tertulliano.html" target="_blank">http://www.monasterovirtuale.it/home/la-patristica/breve-profilo-biografico-di-tertulliano.html</a>: quest&#8217;ultimo è un sito che mette a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.</p><p>Sul sito web <a href="http://la.wikisource.org/wiki/Quintus_Septimius_Florens_Tertullianus" target="_blank">http://la.wikisource.org/wiki/Quintus_Septimius_Florens_Tertullianus</a> è possibile reperire e leggere il testo di alcune opere di Tertulliano.</p><p>La traduzione in lingua italiana dell&#8217;Apologetico è reperibile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.tertullian.org/italian/apologeticum.htm" target="_blank">http://www.tertullian.org/italian/apologeticum.htm</a><span style="text-decoration: underline;">.</span><a href="http://la.wikisource.org/wiki/Quintus_Septimius_Florens_Tertullianus"> </a></p><p>Altro notevole sito, sul quale è possibile reperire i testi della letteratura cristiana antica e, quindi, anche le opere di Tertulliano, tradotti in lingua inglese, è <a href="http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf03.toc.html" target="_blank">http://www.ccel.org/ccel/schaff/anf03.toc.html</a><span style="text-decoration: underline;"> </span></p><p>Un sito davvero indispensabile per l&#8217;approfondimento dei contenuti propri delle eresie cristiane, dai primi secoli sino all&#8217;età contemporanea, è indubbiamente <a href="http://www.eresie.it/it/Home.htm" target="_blank">http://www.eresie.it/it/Home.htm</a>, che propone un repertorio in ordine alfabetico delle posizioni eterodosse, nonché un ricco apparato bibliografico.</p><p>Il sito <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html" target="_blank">http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html</a></span> mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004409_tertulliano.html" data-text="Tertulliano" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004409_tertulliano.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004409_tertulliano.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Timeo di Tauromenio</title><link>http://www.archeoguida.it/003954_timeo-di-tauromenio-2.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003954_timeo-di-tauromenio-2.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 29 Jan 2011 14:22:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3954</guid> <description><![CDATA[Timeo di Tauromenio nacque intorno alla metà del IV secolo a.C. da Andromaco, tiranno di Tauromenio e fu costretto ad andare in esilio quando la città cadde nelle mani del tiranno di Siracusa Agatocle, intorno al 316 a.C. Visse cinquant’anni ad Atene dove perfezionò i suoi studi sotto la guida di Filisco, allievo di Isocrate. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Timeo di Tauromenio</strong> nacque intorno alla metà del IV secolo a.C. da <strong>Andromaco</strong>, tiranno di <strong>Tauromenio</strong> e fu costretto ad andare in esilio quando la città cadde nelle mani del tiranno di Siracusa Agatocle, intorno al 316 a.C. Visse cinquant’anni ad Atene dove perfezionò i suoi studi sotto la guida di <strong>Filisco</strong>, allievo di <strong>Isocrate</strong>. Secondo la tradizione Timeo visse per ben 96 anni.</p><p class="aaa3">Opere</p><p>L’opera storica di Timeo, divisa in 38 libri, trattava della storia delle città greche d’Occidente dalle origini fino all’inizio della I guerra punica. I primi cinque libri contenevano un’introduzione di carattere geografico, che dava ampio spazio alle leggende di fondazione, i libri 34-38 costituivano, invece, una sorta di monografia dedicata ad Agatocle. Le vicende di Pirro erano trattate separatamente e dovevano essere la prosecuzione di un’opera maggiore. Timeo criticò ferocemente i suoi predecessori e per questo motivo fu soprannominato “Epitimeo”, che vuol dire “detrattore” e, a sua volta, fu oggetto di violenti attacchi da parte del suo continuatore Polibio, il quale comunque dimostra, in questo modo, di considerarlo lo storico più autorevole che si sia occupato dell’Occidente e di Roma.</p><p>Nella sua opera si possono notare molteplici interessi storico-culturali e antiquari (cronologia, miti di fondazione, etimologie, filosofia, origine dei culti), che si inseriscono bene nel gusto del primo Ellenismo. Caratteristiche originali dell’opera di Timeo sono l’impostazione antitirannica e l’attenzione riservata al problema dell’economia schiavistica: egli confronta le società basate sul lavoro servile con quelle a struttura patriarcale senza mettere, però, in discussione lo statuto sociale dello schiavo. Sul problema delle origini di Roma assume una posizione peripatetica: Timeo sottolineava gli elementi di affinità tra Roma e Cartagine e le poneva in antagonismo rispetto al mondo greco, contro la posizione aristotelica secondo cui Roma era una città greca. L’opera di Timeo doveva essere molto curata dal punto di vista stilistico, ma non sfuggì alle critiche rivolte dagli atticisti a tutta la prosa ellenistica. Cicerone, che riconosce l’accuratezza di Timeo sotto il profilo della <em>compositio, </em>lo considera rappresentante di uno dei due generi della prosa asiana, quello <em>sententiosum et argutum, sententiis non tam gravibus et severis quam concinnis et venustis </em>(“concettoso e arguto, composto di frasi non tanto elevate e austere, quanto armoniose ed eleganti”, <em>Bruto, </em>95, 325).</p><p class="aaa3">Per saperne di più</p><ul><li>L. Rossi, R. Nicolai, <em>Storia e testi della letteratura greca. L’età ellenistica, </em>Roma 2003.</li><li>L. Pearson, <em>The Greek Historians of the West. Timaeus and His Predecessors, </em>Atlanta 1987.</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003954_timeo-di-tauromenio-2.html" data-text="Timeo di Tauromenio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003954_timeo-di-tauromenio-2.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003954_timeo-di-tauromenio-2.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Timeo di Tauromenio</title><link>http://www.archeoguida.it/003505_timeo-di-tauromenio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003505_timeo-di-tauromenio.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 14 Nov 2010 23:21:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3505</guid> <description><![CDATA[Timeo di Tauromenio nacque intorno alla metà del IV secolo a.C. da Andromaco, tiranno di Tauromenio e fu costretto ad andare in esilio quando la città cadde nelle mani del tiranno di Siracusa Agatocle, intorno al 316 a.C. Visse cinquant’anni ad Atene dove perfezionò i suoi studi sotto la guida di Filisco, allievo di Isocrate. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Timeo di Tauromenio</strong> nacque intorno alla metà del IV secolo a.C. da <strong>Andromaco</strong>, tiranno di <strong>Tauromenio</strong> e fu costretto ad andare in esilio quando la città cadde nelle mani del tiranno di Siracusa <strong>Agatocle</strong>, intorno al 316 a.C. Visse cinquant’anni ad Atene dove perfezionò i suoi studi sotto la guida di <strong>Filisco</strong>, allievo di <strong>Isocrate</strong>. Secondo la tradizione Timeo visse per ben 96 anni.</p><p class="aaa3">Opere</p><p>L’opera storica di Timeo, divisa in 38 libri, trattava della storia delle città greche d’Occidente dalle origini fino all’inizio della I guerra punica. I primi cinque libri contenevano un’introduzione di carattere geografico, che dava ampio spazio alle leggende di fondazione, i libri 34-38 costituivano, invece, una sorta di monografia dedicata ad Agatocle. Le vicende di Pirro erano trattate separatamente e dovevano essere la prosecuzione di un’opera maggiore. Timeo criticò ferocemente i suoi predecessori e per questo motivo fu soprannominato “Epitimeo”, che vuol dire “detrattore” e, a sua volta, fu oggetto di violenti attacchi da parte del suo continuatore Polibio, il quale comunque dimostra, in questo modo, di considerarlo lo storico più autorevole che si sia occupato dell’Occidente e di Roma.</p><p>Nella sua opera si possono notare molteplici interessi storico-culturali e antiquari (cronologia, miti di fondazione, etimologie, filosofia, origine dei culti), che si inseriscono bene nel gusto del primo Ellenismo. Caratteristiche originali dell’opera di Timeo sono l’impostazione antitirannica e l’attenzione riservata al problema dell’economia schiavistica: egli confronta le società basate sul lavoro servile con quelle a struttura patriarcale senza mettere, però, in discussione lo statuto sociale dello schiavo. Sul problema delle origini di Roma assume una posizione peripatetica: Timeo sottolineava gli elementi di affinità tra Roma e Cartagine e le poneva in antagonismo rispetto al mondo greco, contro la posizione aristotelica secondo cui Roma era una città greca. L’opera di Timeo doveva essere molto curata dal punto di vista stilistico, ma non sfuggì alle critiche rivolte dagli atticisti a tutta la prosa ellenistica. Cicerone, che riconosce l’accuratezza di Timeo sotto il profilo della <em>compositio, </em>lo considera rappresentante di uno dei due generi della prosa asiana, quello <em>sententiosum et argutum, sententiis non tam gravibus et severis quam concinnis et venustis </em>(“concettoso e arguto, composto di frasi non tanto elevate e austere, quanto armoniose ed eleganti”, <em>Bruto, </em>95, 325).</p><p class="aaa4">Per saperne di più</p><p>L. Rossi, R. Nicolai, <em>Storia e testi della letteratura greca. L’età ellenistica, </em>Roma 2003.</p><p>L. Pearson, <em>The Greek Historians of the West. Timaeus and His Predecessors, </em>Atlanta 1987.</p><p lang="en-GB"> </p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003505_timeo-di-tauromenio.html" data-text="Timeo di Tauromenio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003505_timeo-di-tauromenio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003505_timeo-di-tauromenio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Teognide</title><link>http://www.archeoguida.it/002886_teognide.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002886_teognide.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Jul 2010 14:11:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category> <category><![CDATA[Teognide]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=2886</guid> <description><![CDATA[Teognide, le cui opere sono raccolte in un corpus in cui sono confluiti anche componimenti di altri autori, scrisse elegie destinate al simposio. I suoi testi si definiscono gnomici, poiché preponderanti sono l’ammonimento e l’esortazione di natura etico-politica, anche se non mancano elegie metasimposiali, erotiche e di argomento mitologico. Vita Le notizie di cui disponiamo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Teognide</strong>, le cui opere sono raccolte in un <em>corpus</em> in cui sono confluiti anche componimenti di altri autori, scrisse elegie destinate al simposio. I suoi testi si definiscono gnomici, poiché preponderanti sono l’ammonimento e l’esortazione di natura etico-politica, anche se non mancano elegie metasimposiali, erotiche e di argomento mitologico.</p><p class="aaa3">Vita</p><p>Le notizie di cui disponiamo sono state ricavate dai suoi versi. Sappiamo che nacque a <strong>Megara Nisea</strong> (tra Atene e Corinto) e la sua <em>akmè </em>è datata al 544/541 (59 a Olimpiade), ma alcuni preferiscono una cronologia più alta. Fu esiliato dalla patria e il suo esilio (se si accetta la cronologia alta) forse è da mettere in relazione con il tiranno <strong>Teagene</strong>, che resse Megara nella seconda metà del VII sec. Secondo <strong>Platone</strong>, Teognide fu cittadino di <strong>Megara Iblea</strong> in Sicilia: forse egli trascorse in questa città parte del suo esilio. Gli studiosi che lo collocano in un periodo posteriore, gli attribuiscono un gruppo di elegie in cui si fa menzione dei Medi (cioè delle Guerre Persiane). Si pensa che fosse un nobile, poiché le sue esortazioni ben si collocano nel quadro di una <em>paideia </em>di puro stampo aristocratico: si rivolgono spesso ad un giovinetto nobile di nome <strong>Cirno</strong>, chiamato anche con il patronimico di Polipoide. Il nome è sicuramente un espediente letterario,dietro il quale può celarsi una realtà biografica.</p><p class="aaa3">Opere</p><p>La raccolta di elegie pervenute sotto il nome di Teognide è raccolta in due libri. L’identificazione del nucleo centrale della sua opera è legata al problema della <em>sfraghis</em>, il sigillo che il poeta stesso afferma di aver apposto alla sua opera per evitare plagi. Teognide sapeva che i suoi versi avrebbero fatto parte di un <em>corpus </em>e ne voleva salvaguardare l’identità. Ancora non si è potuto accertare in cosa consistesse questo sigillo: alcuni studiosi ritengono che sia il nome di Cirno, che compare in molte elegie in caso vocativo. Recentemente è stata avanzata un’altra ipotesi: che il sigillo possa consistere nell’indicazione del nome dell’autore su copia autentica ufficialmente depositata all’interno di un tempio. In questo caso il sigillo sarebbe extratestuale.</p><p>Le quattro elegie che aprono il <em>corpus </em>sono invocazioni a divinità (due ad <strong>Apollo</strong>, una ad <strong>Artemide</strong>, una alle <strong>Càriti</strong> e una alle <strong>Muse</strong>) e la loro collocazione proemiale risponde ad un uso pratico: il simposio, infatti, cominciava con preghiere agli dei. Il <em>corpus </em>aveva dunque una funzione esplicitamente simposiale e al suo interno sono state inserite anche elegie di altri autori, come <strong>Tirteo</strong>, <strong>Mimnermo</strong> e <strong>Solone</strong>. Al suo interno ci sono indizi di un ordinamento: i componimenti risultano divisi in sequenze tematicamente o formalmente simili, talvolta formando vere e proprie coppie o categorie simposiali, destinate a essere cantate l’una dopo l’altra da simposiasti diversi. Talvolta si trovano versioni diverse di una stessa elegia e elegie concatenate: risulta, in questo caso, difficile separare un’elegia da un’altra.</p><p>Le elegie dedicate a Cirno hanno una funzione paieudica, ossia hanno lo scopo di educare un giovane aristocratico ai comportamenti della sua classe e di riaffermare presso la comunità i valori ispiratori dell’azione politica. Teognide condanna ogni commistione con i ceti emergenti , i matrimoni misti tra aristocratici e membri della nuova classe sociale in ascesa economica (una sorta di borghesia), poiché una delle caratteristiche dell’<em>agathos</em> omerico era quella di essere di buona stirpe e le unioni miste dovevano essere viste come se fossero contro natura.</p><p>Particolarmente ricorrente nei versi di Teognide è la polemica politica e il suo costante bersaglio è la classe dei nuovi ricchi che sta portando la città alla rovina e con i quali il nobile non doveva aver nulla a che fare. Nei componimenti di argomento politico si può notare una vena pessimistica, probabilmente dovuta al fatto che la classe sociale a cui l’autore appartiene è in fase di decadenza.</p><p>I versi più vivi e suggestivi sono quelli della nostalgia, paragonabili ad alcune opere di <strong>Alceo</strong>. Qui il poeta esprime anche la sofferenza per l’esilio.</p><p>Il pessimismo assume anche un valore più generale in Teognide, poiché caratterizza la stessa esistenza umana. L’uomo dopo la morte è nulla e il male di vivere è tale che sarebbe meglio non essere mai nati o andare al più presto nell’Ade.</p><p>Un’altra tematica molto presente nelle sue elegie è quella erotica, che si trova quasi totalmente nel secondo libro. Il suo eros è molto diverso rispetto a quello degli altri poeti simposiali: anch’esso è gnomico, ossia impegnato nell’insegnamento e nell’ammonimento ed è espressione dell’<em>ethos</em> dell’amore come <em>paideia </em>aristocratica. Molti sono i richiami, di reminiscenza saffica, al fanciullo amato che ha tradito la fede amorosa.</p><p>Il <em>corpus </em>naturalmente offre richiami significativi alla conversazione che era il cuore del simposio (tematica metasimposiale); si parla della conversazione, dell’ubriachezza, del silenzio diplomatico, della critica alla chiacchiera pericolosa e stolta.</p><p>Ciò che lega tutti i componimenti teognidei è l’autorità morale del poeta, che, con il suo canto, rimprovera chi fa scempio del patrimonio politico e aristocratico e rimpiange il passato, in un modo che ricorda quello di Alceo, il quale, come lui, sulla scena politica fu un perdente.</p><p class="aaa3">Lingua e stile</p><p>Dal punto di vista linguistico, l’autore non presenta novità: il metro che usa è il distico elegiaco; la lingua è omerica con pochissime forme doriche (da spiegare probabilmente come un’utilizzazione dei componimenti in area dorica); molto spesso compaiono formule omeriche, con varianti a seconda del contesto.</p><p class="aaa3">Fortuna</p><p>Teognide ebbe una certa fortuna nel V sec. a.C.; a Isocrate piacque molto come educatore. In epoca moderna è stato studiato da <strong>Nietzsche</strong> che in Teognide trovava una realizzazione degli ideali aristocratici e a lui si richiamò molte volte, più o meno esplicitamente, nelle sue opere filosofiche.</p><p class="aaa3">Per saperne di più</p><p>L. E. Rossi, R. Nicolai, <em>Storia e testi della Letteratura Greca. L’età arcaica, </em>Firenze 2002.</p><p>G. Cerri, <em>Il significato di “sphregìs” in Teognide e la salvaguardia dell’autenticità testuale nel mondo antico, </em>in “Lirica greca e latina. Atti del convegno di studio polacco-italiano”, Poznàn 2-5 maggio 1990, Roma 1992, pp. 25 ss.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002886_teognide.html" data-text="Teognide" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002886_teognide.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002886_teognide.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tirteo</title><link>http://www.archeoguida.it/002538_tirteo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002538_tirteo.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 May 2010 22:10:21 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category> <category><![CDATA[Tirteo]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2538</guid> <description><![CDATA[Con Tirteo l’elegia parenetica guerriera diventa un genere letterario autonomo: l’autore canta l’aretè, ossia la virtù guerriera e dai suoi componimenti traspare ormai l’affermata prassi della falange, per la quale l’oplita non è più l’eroe epico che combatte individualmente, per vittoria personale, ma la cellula militare che costituisce il tessuto della polis. Vita Secondo la [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Con Tirteo l’<em><strong>elegia parenetica guerriera</strong></em> diventa un genere letterario autonomo: l’autore canta l’<em>aretè</em>, ossia la virtù guerriera e dai suoi componimenti traspare ormai l’affermata prassi della falange, per la quale l’oplita non è più l’eroe epico che combatte individualmente, per vittoria personale, ma la cellula militare che costituisce il tessuto della polis.</p><p><strong>Vita</strong></p><p>Secondo la tradizione gli Spartani, trovandosi in difficoltà nella guerra contro <strong>Messene</strong>, consultarono un oracolo che li esortò a chiedere un condottiero ad Atene e, per scherno, si videro arrivare un maestro di scuola zoppo chiamato Tirteo. Ma egli, con l’ardente vigore della sua poesia seppe infondere tanto eroismo da trascinare gli Spartani alla vittoria.</p><p>Tirteo visse intorno alla metà del VII sec. a.C. e il periodo di akmè è collocabile verso il 640 a.C., nel corso della seconda guerra messenica. Molto probabilmente era originario di Sparta, anche se altre tradizioni affermano che sia di Mileto o di Atene.</p><p><strong>Opere</strong></p><p>Tirteo compose un gran numero di opere di diverso genere: la <strong>Suda</strong> (si tratta di un lessico bizantino) afferma che compose una “Costituzione Spartana”, una sorta di storia della città connessa allo sviluppo della sua costituzione, molte esortazioni, canti di guerra ed elegie.</p><p>Il tono dominante nelle esortazioni è l’incitamento continuo al valore guerresco, che non si esprime con formule astratte, ma in quadri realistici e suggestivi. Quello che conta veramente è la forza in battaglia: il combattente deve respingere i nemici e resistere rischiando anche la propria vita; è bello che l’uomo di valore muoia per la propria patria, poiché in questo modo verrà ricordato ed onorato. Chi si risparmia, invece è costretto all’esilio e, coperto di vergogna, morirà dimenticato. Le elegie di Tirteo erano destinate al simposio di guerra e, probabilmente, erano accompagnate dal suono del flauto.</p><p><strong>Lingua e stile</strong></p><p>Tirteo utilizza la lingua di Omero, inserendo qualche elemento linguistico dorico, lo stile è quello epico in cui espande con forte intensità retorica le esortazioni al combattere e la metrica è il distico elegiaco.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002538_tirteo.html" data-text="Tirteo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002538_tirteo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002538_tirteo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tucidide</title><link>http://www.archeoguida.it/002201_tucidide.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002201_tucidide.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 17:54:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category> <category><![CDATA[storici greci]]></category> <category><![CDATA[Tucidide]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2201</guid> <description><![CDATA[  Tucidide (460 a.C. &#8211; 404 a.C.) opere principali: Guerra del Peloponneso, Opere e discorsi Accanto al suo ruolo indiscusso nell&#8217;ambito dello sviluppo del genere storiografico, Tucidide fu anche uno dei principali generali greci durante il conflitto con Sparta, in seguito al quale fu esiliato in Tracia con l&#8217;accusa di tradimento. Gli anni della relegazione [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2203" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/002201_tucidide.html/tucidide-2"><img class="alignnone size-full wp-image-2203" title="tucidide" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/tucidide.jpg" alt="Tucidide " width="300" height="522" /></a> </strong></p><p><strong>Tucidide (460 a.C. &#8211; 404 a.C.)</strong></p><p>opere principali: <em>Guerra del Peloponneso</em>, <em>Opere e discorsi </em></p><p>Accanto al suo ruolo indiscusso nell&#8217;ambito dello sviluppo del genere storiografico, Tucidide fu anche uno dei principali generali greci durante il conflitto con Sparta, in seguito al quale fu esiliato in Tracia con l&#8217;accusa di tradimento. Gli anni della relegazione furono propizi per Tucidide, il quale ebbe la possibilità di esaminare il complesso degli eventi trascorsi e di fornire una compiuta riflessione sulle origini e lo sviluppo dell&#8217;annoso conflitto fra le due città nella fondamentale opera intitolata <em>Guerra del Peloponneso. </em></p><p>Oltre che da una preziosa ricostruzione dei fatti che segnarono le tappe dello scontro fra Atene e Sparta nell&#8217;arco cronologico compreso fra il 431 a.C. e il 404 a.C., l&#8217;opera si caratterizza per un nuovo, decisivo orientamento di analisi storica, nel quale, per la prima volta nell&#8217;antichità, viene meno il ricorso all&#8217;influenza della divinità quale elemento determinante nell&#8217;avvicendarsi delle situazioni. Secondo Tucidide, un&#8217;adeguata comprensione della storia può venire unicamente dall&#8217;analisi delle forze e degli orientamenti che contraddistinguono l&#8217;agire dei singoli uomini e dei popoli, in primo luogo la tensione all&#8217;accrescimento, all&#8217;espansione di sé che, prima o poi, finisce per determinare lo scontro reciproco. Nelle <em>Opere e discorsi</em>, l&#8217;autore esplicita in modo articolato la propria concezione della storia, sottolineando come essa si muova in base a leggi universali aventi cadenza ciclica, per cui un&#8217;adeguata comprensione del passato consente pure di prevedere le possibili, future linee di evoluzione: a tale scopo è di importanza fondamentale assicurare alla narrazione storiografica la massima oggettività possibile, sgomberando il campo da qualsiasi intrusione di carattere mitico, epico o romanzesco e fornendo una descrizione accurata degli eventi, accertati mediante testimonianza oculare da parte dell&#8217;autore. Nella concezione politica di Tucidide un ruolo significativo viene conferito all&#8217;influenza dei rapporti tra le singole forze in campo, non di rado degeneranti in guerre e conflitti, motivati dalla brama di potere e di ricchezza.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002201_tucidide.html" data-text="Tucidide" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002201_tucidide.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002201_tucidide.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tacito (Publio Cornelio)</title><link>http://www.archeoguida.it/002149_tacito-publio-cornelio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002149_tacito-publio-cornelio.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 17:14:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category> <category><![CDATA[Publio Cornelio Tacito]]></category> <category><![CDATA[storici romani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2149</guid> <description><![CDATA[Publio Cornelio Tacito (55-117 d.C.) opere principali: Historiae, Annales, De origine et situ Germanorum, De vita et moribus Iulii Agricolae, Dialogus de oratoribus Originario della Gallia Narbonense o, secondo altra ipotesi, della città italiana di Terni, Tacito si colloca senza dubbio tra i principali storici dell&#8217;antichità e di sempre: gli Annales e le Historiae, in [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2150" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/002149_tacito-publio-cornelio.html/publio-cornelio-tacito"><img class="alignnone size-full wp-image-2150" title="Publio-Cornelio-Tacito" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Publio-Cornelio-Tacito.jpg" alt="Publio Cornelio Tacito" width="252" height="324" /></a></strong></p><p><strong>Publio Cornelio Tacito (55-117 d.C.)</strong></p><p>opere principali: <em>Historiae, Annales, De origine et situ Germanorum, De vita et moribus Iulii Agricolae, Dialogus de oratoribus </em></p><p>Originario della Gallia Narbonense o, secondo altra ipotesi, della città italiana di Terni, Tacito si colloca senza dubbio tra i principali storici dell&#8217;antichità e di sempre: gli <em>Annales</em> e le <em>Historiae</em>, in particolare, narrano la storia di Roma nel periodo compreso tra la morte di Augusto e la scomparsa di Domiziano (14-96), offrendo un quadro di incomparabile valore storiografico sull&#8217;epoca delle dinastie giulio-claudia e flavia. Ma di Tacito sono pervenute pure altre opere cosiddette minori: il <em>De vita et moribus Iulii Agricolae</em>, dedicato alla vita del suocero, il generale Gneo Giulio Agricola; il <em>De origine et situ Germanorum</em> (o Germania), scritto di carattere etnografico su usi e costumi delle popolazioni germaniche; il <em>Dialogus de oratoribus</em>, che propone un intenso confronto fra le posizioni di quattro oratori del tempo (Curiazio Materno, Plinio il Giovane, Quintiliano, Petronio) intorno alle possibili cause della decadenza della pratica oratoria, individuate ora nel regime politico, ora nello scadimento dell&#8217;istruzione impartita nelle scuole e nel dilagare, a livello sociale, di costumi degradrati.</p><p>Come affermato programmaticamente da Tacito nell&#8221;introduzione degli <em>Annales</em>, suo scopo è quello di fornire una ricostruzione storica degli eventi il più possibile libera da “ostilità e parzialità”: non a caso, egli si avvale di numerose fonti controllate e propone una narrazione contraddistinta dall&#8217;attenzione privilegiata per l&#8217;ordine cronologico di svolgimento dei fatti, più che per il loro organico inserimento in un quadro interpretativo. Anche per tale motivo, Tacito non si sbilancia in giudizi di valore su questo o tal altro personaggio, nonostante siano ricorrenti, nella sua opera, amare considerazioni sui rischi di degenerazione a cui poteva andare soggetto il potere imperiale qualora non temperato da un elevato profilo di moralità in chi lo esercitava.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002149_tacito-publio-cornelio.html" data-text="Tacito (Publio Cornelio)" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002149_tacito-publio-cornelio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002149_tacito-publio-cornelio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tito Livio</title><link>http://www.archeoguida.it/002145_tito-livio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002145_tito-livio.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 17:11:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category> <category><![CDATA[storici romani]]></category> <category><![CDATA[Tito Livio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2145</guid> <description><![CDATA[Tito Livio (59 a.C. &#8211; 17 d.C.) opere principali: Ab urbe condita (142 libri)  Sono conservati soltanto trentacinque degli oltre centoquaranta libri in cui si articolava la monumentale impresa storiografica di Tito Livio, dedicata alla narrazione delle vicende della storia di Roma dalle origini sino all&#8217;epoca di Augusto. Tito Livio, che fu maestro e precettore [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2146" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/002145_tito-livio.html/tito-livio"><img class="alignnone size-full wp-image-2146" title="Tito-Livio" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Tito-Livio.jpg" alt="Tito Livio" width="350" height="424" /></a></strong></p><p><strong>Tito Livio (59 a.C. &#8211; 17 d.C.)</strong></p><p>opere principali: <em>Ab urbe condita </em>(142 libri) </p><p>Sono conservati soltanto trentacinque degli oltre centoquaranta libri in cui si articolava la monumentale impresa storiografica di Tito Livio, dedicata alla narrazione delle vicende della storia di Roma dalle origini sino all&#8217;epoca di Augusto. Tito Livio, che fu maestro e precettore di Claudio, nipote dello stesso Augusto e futuro imperatore, predilige per l&#8217;<em>Ab urbe condita</em> un impianto narrativo di tipo annalistico, rispetto a quello monografico, tipico di Sallustio; il complesso dei libri in cui si articolava l&#8217;opera, inoltre, era ripartito in gruppi di dieci, corrispondenti ai vari periodi nei quali Livio si dedicò alla pubblicazione dello scritto.</p><p>La prospettiva nella quale si pone l&#8217;autore è diversa da quella sallustiana anche per altri aspetti, soprattutto per il fatto che, ad un&#8217;analisi cruda della crisi politico-sociale in cui versava la società romana del tempo, Livio preferisce il recupero, in chiave idealizzata, del passato; Livio, inoltre, pur legato da un rapporto di amicizia e di stima con Augusto, non svolge alcuna forma di acritica “propaganda” del regime, mostrando simpatia ed affinità con i più autentici valori del periodo della repubblica, di cui il <em>princeps</em> si fece paladino e restauratore. Anche per tale atteggiamento di sano realismo nei confronti dell&#8217;istituto imperiale, Livio, che pure non manifesta puntigliosa accuratezza nell&#8217;individuazione delle proprie fonti, è senza dubbio uno storico onesto ed attendibile.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002145_tito-livio.html" data-text="Tito Livio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002145_tito-livio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002145_tito-livio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Talete</title><link>http://www.archeoguida.it/002087_talete.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002087_talete.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 15:41:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - T]]></category> <category><![CDATA[Talete]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2087</guid> <description><![CDATA[nome: Talete (640 a.C. &#8211; 547 a.C.) Talete ritenne che dio fosse l&#8217;intelligenza del cosmo e che tutto fosse dotato di anima e pieno di dèi, e che una potenza divina scorresse attraverso l&#8217;elemento umido e che fosse motrice di esso (Aezio, I 7, 11) Come rileva Antonio Maddalena nel suo volume “Ionici, Testimonianze e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2088" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/002087_talete.html/talete"><img class="alignnone size-full wp-image-2088" title="talete" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/talete.jpg" alt="Talete" width="361" height="463" /></a></strong></p><p><strong>nome: Talete (640 a.C. &#8211; 547 a.C.)</strong></p><blockquote><p><em>Talete ritenne che dio fosse l&#8217;intelligenza del cosmo e che tutto fosse dotato di anima e pieno di dèi, e che una potenza divina scorresse attraverso l&#8217;elemento umido e che fosse motrice di esso</em></p></blockquote><p>(Aezio, I 7, 11)</p><p>Come rileva Antonio Maddalena nel suo volume “Ionici, Testimonianze e frammenti” (ed. La Nuova Italia, Firenze 1963), l&#8217;affermazione di Talete secondo la quale l&#8217;acqua è il principio originario di tutto ciò che esiste si deve considerare “la prima proposizione filosofica di quella che suole chiamarsi civiltà occidentale”.</p><p>Di qui l&#8217;importanza di accostarsi a questo pensatore, le cui idee ci sono note soltanto in via indiretta, attraverso le citazioni riportate da altri autori, tra cui Aezio e Aristotele. Quest&#8217;ultimo, nel primo libro della sua opera “Metafisica”, chiarisce molto bene che “la maggior parte dei primi filosofi ritennero che i princìpi di tutte le cose fossero solo di specie materiale” e che “ciò di cui gli esseri sono costituiti, ciò da cui derivano e ciò in cui si risolvono da ultimo è principio degli esseri, una realtà che si conserva sempre pur nelle sue trasmutazioni” […]. “Talete, in particolare, sostiene che quel principio è l&#8217;acqua”.</p><p>Talete rientra nel gruppo dei <span style="text-decoration: underline;">filosofi presocratici</span>, che vissero precedentemente alla comparsa di Socrate, detti anche <span style="text-decoration: underline;">filosofi della natura</span>, laddove per “natura” non si deve intendere l&#8217;ambiente nel quale l&#8217;uomo vive, ma piuttosto il principio costitutivo in virtù del quale tutte le cose esistono, si conservano e nel quale si risolvono.</p><p>Tale interrogativo sull&#8217;<em>arché</em>, sul principio dal quale scaturisce e nel quale trova il suo compimento ogni cosa esistente, viene sollevato in un periodo contraddistinto, a livello storico, da una progressiva perdita di sacralità degli antichi miti in base ai quali veniva spiegata la genesi del cosmo e da un più spiccato orientamento verso spiegazioni razionali o, comunque, basate su ciò che concretamente era rilevabile dall&#8217;osservazione umana. Ciò è osservabile in particolare nell&#8217;area di Mileto, in Asia Minore, dove visse lo stesso Talete, interessata, tra i secoli VII° e VI° a.C., da un espansionismo e da una fioritura generali dell&#8217;economia e della cultura, anche grazie al contatto con altre contemporanee civiltà del Mediterraneo, che agevolarono lo sviluppo di atteggiamenti più pragmatici che contemplativi.</p><p>Come sopra accennato, Talete, che Platone colloca tra i cosiddetti “Sette sapienti” o “Sette savi” del mondo antico (1), individua la scaturigine di tutto ciò che esiste nell&#8217;<span style="text-decoration: underline;">acqua</span>, sulla base della constatazione che essa è indispensabile per la crescita degli esseri viventi, tra cui l&#8217;uomo; ma, dall&#8217;osservazione empirica, l&#8217;acqua viene poi elevata a principio originario di vita e di conoscenza. “Non l&#8217;uomo, bensì l&#8217;acqua è la realtà delle cose”, laddove per acqua non si deve intendere il composto chimico a tutti noto, ma, come rilevato da Emanuele Severino, “ciò che vi è di identico in ogni diverso”.</p><p>L&#8217;interesse cosmologico di Talete, così come degli altri pensatori naturalisti, si riverbera ed esprime pure negli studi di geometria – si possono citare i “teoremi” a lui attribuiti dalla tradizione &#8211; ed astronomia.</p><h4>Note</h4><p>(1) Gli altri Sapienti o Savi individuati da Platone erano Pittaco di Militene, Biante di Priene, Solone, Cleobulo di Lindos, Misone di Chene e Chilone di Sparta.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002087_talete.html" data-text="Talete" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002087_talete.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002087_talete.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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