<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Personaggi &#8211; R</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/personaggi/personaggi-r/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Romano il Melode</title><link>http://www.archeoguida.it/005896_romano-il-melode.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005896_romano-il-melode.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:45:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - R]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5896</guid> <description><![CDATA[Romano detto il Melode (490-556) O Figlio incomprensibile di Dio, incarnato per noi per amor dell&#8217;uomo, come la donna dal suo sangue hai liberata, così libera me dai miei peccati, tu che unico senza peccato sei. Per le preci e le suppliche dei santi, inclina il cuore mio o sol potente, alla meditazione incessante della [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5897" title="Romano il Melode" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/08/Romano-il-Melode.jpg" alt="Romano il Melode" width="600" height="367" /></p><h2>Romano detto il Melode</h2><p>(490-556)</p><blockquote><p>O Figlio incomprensibile di Dio, incarnato<br /> per noi per amor dell&#8217;uomo,<br /> come la donna dal suo sangue hai liberata,<br /> così libera me dai miei peccati,<br /> tu che unico senza peccato sei.<br /> Per le preci e le suppliche dei santi,<br /> inclina il cuore mio o sol potente,<br /> alla meditazione incessante della tua parola,<br /> sì che tu possa salvarmi</p></blockquote><p>(Inno 33)</p><p>“A Costantinopoli, san Romano, diacono, che per la sua sublime arte nel comporre inni sacri in onore del Signore e dei santi, meritò il soprannome di Melode”: così recita il Martirologio a proposito di uno dei massimi rappresentanti della lirica teologica cristiana, sebbene forse poco conosciuto.</p><p>Il periodo nel quale visse fu profondamente impregnato dal complesso e animato dibattito intorno alle fondamentali questioni relative alla Persona di Gesù Cristo: come non ricordare il travaglio disquisitorio che condusse, nei vari Concili susseguitisi in quei decenni, alla definizione puntuale dei dogmi riguardanti l&#8217;Incarnazione, la Divinità e Umanità di Cristo, la Divina Maternità di Maria?</p><p>Non si può certo dire che Romano sia stato estraneo o disinteressato a tale contesto: semmai, egli lo recepì e lo declinò non tanto negli scritti apologetici o nei trattati dogmatici, quanto piuttosto nella catechesi omiletica e nelle composizioni innografiche. Quasi a sottolineare che il Cristo di cui discutevano i teologi non era un&#8217;astrazione teorica, ma una Persona viva, un Amore operante, che il credente poteva &#8211; e può &#8211; incontrare nella propria esperienza concreta di vita, rispondendo con l&#8217;affetto orante e l&#8217;amorosa, attenta dedizione alla carità nelle piccole cose di ogni giorno.</p><p>Nativo della Siria, Romano condusse il proprio itinerario formativo nella città di Berito, capitale dell&#8217;odierno Libano, acquisendo un&#8217;approfondita cultura non solo nelle materie classiche, ma anche nelle tecniche retoriche. L&#8217;occasione di svolta nella sua vita avvenne nel 518, quando Romano si trovava a Costantinopoli, durante il periodo del regno di Anastasio I Dicoro (430-518), della casata di Leone, sostenitore del monofisismo ma incline all&#8217;equilibrio nella gestione della conflittualità: la tradizione, infatti, riferisce che il diacono ricevette la visita della stessa Vergine Maria che gli infuse il dono dell&#8217;ispirazione poetica. E alla Madre di Cristo sono dedicati, non a caso, molti dei kontàkia, caratteristici componimenti omiletici, di spiccata cadenza metrica, in cui la narrazione si alterna a occasioni di rappresentazione coreografica del mistero cantato.</p><p>Lo scopo di Romano è eminentemente pedagogico: far comprendere, in modo immediato ed efficace, al popolo dei fedeli che lo ascoltano i contenuti del messaggio cristiano, così da imprimerli al meglio nelle menti e, soprattutto, nei cuori. E&#8217; con il cuore, infatti, che occorre porsi in ascolto della produzione poetica di Romano: “questo grande poeta e compositore ci ricorda tutto il tesoro della cultura cristiana, nata dalla fede, nata dal cuore che si è incontrato con Cristo, con il Figlio di Dio. Da questo contatto del cuore con la Verità che è Amore nasce la cultura, è nata tutta la grande cultura cristiana”, come ebbe a sottolineare il papa Benedetto XVI nel corso di una catechesi espressamente dedicata alla figura di san Romano (1). Lo stesso Pontefice, nella medesima udienza, enuclea i temi principali della dolce ed intensa poesia di Romano: “l&#8217;unità dell&#8217;azione di Dio nella storia, l&#8217;unità tra creazione e storia della salvezza, l&#8217;unità tra Antico e Nuovo Testamento”, [...] “la pneumatologia” e, naturalmente, “la cristologia”, cui si rannoda, strettamente connessa, la riflessione mariologica.</p><p>Accanto ai kontàkia di ispirazione biblica, ve ne sono poi altri di carattere esortativo-penitenziale e altri ancora dedicati alla celebrazione di santi. Anche in virtù dell&#8217;istruzione classica ricevuta dall&#8217;autore, “a differenza di altri innografi, ciò che caratterizza la produzione del Melode è proprio l&#8217;impasto saliente degli aspetti formali del contacio: infatti, l&#8217;autore «mettendo in atto un complesso apparato di correlazioni e consonanze logiche e lessicali», riesce a bilanciare armonicamente il ruolo che rivestono il proemio, la strofa e il ritornello, e a mettere in atto una serie di espedienti espressivi che regolano la distribuzione di questi elementi all&#8217;interno del contacio. La forma letteraria dei contaci è, dunque, il risultato di un lavoro di cesello […] il cui scopo è quello di ottenere una sequenza di periodi che delineano e poi ampliamo progressivamente l&#8217;orizzonte dell&#8217;ascoltatore/lettore” (2).</p><p>Redatti in una lingua greca semplice e chiara, avulsa da ridondanze e inopportuni preziosismi lessicali, i contaci fanno risuonare con dolce suggestione nella mente dell&#8217;ascoltatore gli episodi più salienti della narrazione biblica, conferendo pregnanza affettiva anche alle vicende apparentemente più lontane dalla sensibilità dell&#8217;ascoltatore. Si vedano, ad esempio, gli accenti del kontàkion dedicato al sacrificio di Abramo: “Se ti guardo salire il monte vecchio come sei, io che sono giovane vorrei imitarti ma sento i piedi intorpidirsi; lo spirito è pronto, infatti, però la carne è debole. Fatti coraggio, anima mia, contemplando Abramo deporre oggi la vecchiaia e ringiovanire; i suoi piedi erano stanchi ma vigorosa era l&#8217;anima. Non conosceva il luogo, eppure andava lasciandosi guidare da chi l&#8217;aveva chiamato, poiché solo è buono il Salvatore delle anime nostre”.</p><p>Il Figlio di Dio, quindi, l&#8217;unico Salvatore dell&#8217;uomo è, in ultima analisi, adombrato nella persona e nelle vicende dei protagonisti dell&#8217;Antico Testamento; e a Gesù lo stesso Melode si rivolge con squisiti palpiti d&#8217;amore, chiamandolo “fonte che non brucia e luce contro le tenebre” e invocandolo accoratamente “Illuminami dunque, Tu che sei la Lucerna inestinguibile” (kontakion per La Presentazione o Festa dell&#8217;incontro).</p><p>Al cuore dell&#8217;Amore, il cuore della Fede: ecco, in sintesi, il messaggio che risuona dall&#8217;incomparabile poesia di Romano il Melode e che giunge a noi come un&#8217;eredità e, insieme, come un richiamo all&#8217;essenziale del credere.</p><h4>Note</h4><ul><li>(1) Il testo della catechesi è reperibile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2008/documents/hf_ben-xvi_aud_20080521_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2008/documents/hf_ben-xvi_aud_20080521_it.html</a></li><li>(2) Il passaggio illustrativo è ripreso dall&#8217;introduzione a Romano il Melode, Kontakia/1, Ciita Nuova Editrice, Roma 2007, p. 16, cui si rimanda per un&#8217;ampia informazione in argomento.</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005896_romano-il-melode.html" data-text="Romano il Melode" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005896_romano-il-melode.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005896_romano-il-melode.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rufo (Quinto Curzio)</title><link>http://www.archeoguida.it/002171_rufo-quinto-curzio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002171_rufo-quinto-curzio.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 17:25:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - R]]></category> <category><![CDATA[Quinto Curzio Rufo]]></category> <category><![CDATA[Rufo]]></category> <category><![CDATA[storici romani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2171</guid> <description><![CDATA[Quinto Curzio Rufo (tra I° e IV secolo d.C.) opere principali: Historiae Alexandri Magni Macedonis (10 libri)  Le Historiae Alexandri Magni Macedonis, pervenute incomplete, costituiscono nel loro genere un&#8217;opera unica rispetto ai canoni e agli argomenti tradizionali della storiografia latina: per la prima volta, infatti, oggetto della narrazione non è la storia di Roma, ma [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quinto Curzio Rufo (tra I° e IV secolo d.C.)</strong></p><p>opere principali: <em>Historiae Alexandri Magni Macedonis</em> (10 libri) </p><p>Le <em>Historiae Alexandri Magni Macedonis, </em>pervenute incomplete, costituiscono nel loro genere un&#8217;opera unica rispetto ai canoni e agli argomenti tradizionali della storiografia latina: per la prima volta, infatti, oggetto della narrazione non è la storia di Roma, ma la ricostruzione della vita e delle vicende politico-militari di un personaggio appartenente all&#8217;area macedone: Alessandro Magno, il grande condottiero figlio di Filippo II, il quale cambiò la carta geografica del mondo antico, aprendolo ad est verso i confini dell&#8217;Asia. Il fascino degli argomenti trattati (le descrizioni di viaggi in paesi ancora inesplorati, la carismatica personalità di Alessandro), unitamente allo stile semplice ed immediato adottato da Curzio Rufo, fanno della sua opera una delle più lette ed apprezzate nella tarda età imperiale.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002171_rufo-quinto-curzio.html" data-text="Rufo (Quinto Curzio)" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002171_rufo-quinto-curzio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002171_rufo-quinto-curzio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Rea Silvia</title><link>http://www.archeoguida.it/00182_rea-silvia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00182_rea-silvia.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 23:41:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - R]]></category> <category><![CDATA[Rea Silvia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=182</guid> <description><![CDATA[nome: Rea Silvia origini: dinastia dei re di Alba Longa famiglia: figlia di Numitore, madre di Romolo e Remo Alle origini della Città Eterna la leggenda pone una donna, Rea Silvia. Di lei ci vengono fornite notizie da alcuni storici dell&#8217;antichità: Tito Livio, che alla storia di Roma sin dalla sua fondazione dedicò la sua [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-183" title="rea-silvia" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/rea-silvia.jpg" alt="rea-silvia" width="360" height="240" /></strong></p><p><strong>nome</strong>: Rea Silvia<br /> <strong>origini</strong>: dinastia dei re di Alba Longa<br /> <strong>famiglia</strong>: figlia di Numitore, madre di Romolo e Remo</p><p><span id="more-182"></span></p><p>Alle origini della <strong>Città Eterna</strong> la leggenda pone una donna, Rea Silvia.</p><p>Di lei ci vengono fornite notizie da alcuni storici dell&#8217;antichità: Tito Livio, che alla storia di Roma sin dalla sua fondazione dedicò la sua poderosa opera <em>Ab urbe condita</em>; Ennio, autore degli <em>Annales</em>; <strong>Quinto Fabio Pittore</strong>, che pure redasse degli <em>Annales</em>, attingendo numerosi dettagli da <strong>Diocle</strong> di Pepareto, storico greco vissuto nel III° sec. a.C.</p><p>Silvia apparteneva alla dinastia dei re di <strong>Alba Longa</strong>, città voluta da Ascanio, figlio del mitico Enea, l&#8217;eroe in fuga da Troia, giunto dopo molte peripezie nei territori dell&#8217;antico Lazio.</p><p>Il padre di Silvia, <strong>Numitore</strong>, era stato spodestato dalle sue prerogative regie dal fratello Amulio, il quale non solo si era impadronito del trono ma, per essere certo che Numitore non potesse disporre di una discendenza legittima, aveva costretto la giovane donna ad abbracciare il sacerdozio della dea Vesta, diventando, appunto, una vestale, vincolata dall&#8217;obbligo di castità. Ma il dio Marte, vedendo un giorno Silvia che dormiva in un bosco (si noti, a questo proposito, come il nome “Silvia” richiami, nella sua etimologia, la “selva”), se ne innamorò e la sedusse.</p><p>Dall&#8217;unione nacquero i due gemelli <strong>Romolo</strong> e <strong>Remo</strong> che, in seguito, non potendo regnare su Alba Longa ove si era nuovamente insediato il nonno Numitore, partirono per fondare “una città nei luoghi in cui erano cresciuti da piccoli” (<strong>Plutarco</strong>, <em>Vita di Romolo</em>, 9, 1).</p><p>Per la madre di due figli d&#8217;eccezione la sorte, invece, non fu così felice: una vestale che si fosse resa colpevole (cioè “rea”: ciò spiegherebbe, secondo qualche studioso, l&#8217;attributo applicato al nome di Silvia) di aver violato il voto di castità non meritava perdono e, di conseguenza, <strong>Amulio</strong> decretò che Silvia dovesse morire.</p><p>Le fonti non concordano sulle modalità di applicazione della sentenza: qualcuna riferisce che Silvia venne sepolta viva, altre accennano ad un&#8217;agonia lenta, in prigione; altre ancora ad una morte per annegamento. In ogni caso, la tradizione è unanime sul fatto che Romolo e Remo riuscirono a scampare alla furia giustiziera di Amulio e, divenuti adulti, vendicarono la madre, uccidendo lo zio usurpatore e ripristinando la continuità della dinastia.</p><p>La figura di Rea Silvia, il suo fatale amore con il dio Marte, il parto dei due prodigiosi gemelli riescono ancor&#8217;oggi a colpirci e ad affascinarci, forse anche per la contrapposizione, che balza agli occhi nel racconto mitico, fra le astute trame dell&#8217;infido Amulio, da un lato, e la tenera vulnerabilità della giovane donna, dall&#8217;altro. O forse perchè, come in tutte le favole degne di queste nome, anche in questo caso, alla fine, il bene trionfa!</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00182_rea-silvia.html" data-text="Rea Silvia" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00182_rea-silvia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00182_rea-silvia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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