<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Personaggi &#8211; P</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/personaggi/personaggi-p/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Plancia Magna di Perge</title><link>http://www.archeoguida.it/005169_plancia-magna-di-perge.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005169_plancia-magna-di-perge.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 May 2011 13:09:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Serata</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5169</guid> <description><![CDATA[Plancia Magna di Perge: il ruolo delle donne nella committenza romana di II secolo d.C. in Asia Minore  Le donne e i beni di famiglia  Nel mondo dell’archeologia le iscrizioni dedicatorie svolgono un ruolo fondamentale nello studio dei monumenti o delle statue votive per diversi motivi: la datazione della costruzione o del restauro di un [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5171" title="Plancia Magna di Perge" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/Plancia-Magna-di-Perge.jpg" alt="Plancia Magna di Perge" width="343" height="500" /></strong></em></p><p><em><strong>Plancia Magna di Perge: il ruolo delle donne nella committenza romana di II secolo d.C. in Asia Minore</strong></em> </p><h3>Le donne e i beni di famiglia </h3><p>Nel mondo dell’archeologia le iscrizioni dedicatorie svolgono un ruolo fondamentale nello studio dei monumenti o delle statue votive per diversi motivi: la datazione della costruzione o del restauro di un edificio, l’identificazione del cittadino e del suo ruolo nella vita della città.</p><p>Nelle società antiche, da quelle orientali a quelle greca e romana, come è ben noto, erano i cittadini maschi ad assolvere i compiti pubblici principali, ma in alcuni casi sono state attestate delle eccezioni in cui le donne hanno dimostrato che questa idea comunemente diffusa di società prettamente maschiliste non è vera in assoluto.</p><p>Le donne costituiscono un insieme ridotto, ma molto interessante nell’ambito della committenza pubblica; iscrizioni e monete dimostrano che alcune ricche matrone hanno svolto un ruolo di rilievo tale nelle loro comunità da poter ricevere i cosìdetti <em>honores</em> (appellativi di particolare prestigio), generalmente attribuiti agli uomini.</p><p>Indubbiamente nel mondo romano, come in quello greco, la partecipazione attiva di una donna alla vita pubblica suscitava imbarazzo.</p><p>Alcune donne, pur non essendo ammesse nelle <em>curiae</em>, potevano ereditare notevoli e rilevanti patrimoni, ne consegue che nessuna comunità poteva permettersi di tralasciare e trascurare queste risorse materiali controllate dalle matrone stesse; infatti le proprietà avrebbero potuto essere disponibili per oneri curiali, per esempio nel V a.C. le figlie di bouleti (membri della boulè, assemblea ateniese) dovevano sposarsi all’interno della propria classe,in caso contrario il Concilio della città si sarebbe assicurato da 1/4 ad 1/3 dei loro beni.</p><p>Ma dato che tutto non è mai come sembra nel II d.C. in una città dell’Anatolia una donna ha avuto la forza e la capacità di dimostrare ai suoi concittadini che anche le esponenti “del sesso debole” potevano fare molto per accrescere il prestigio e la fama della propria città: Plancia Magna.</p><h3>Plancia Magna benefattrice di Perge </h3><p><img class="alignnone size-full wp-image-5172" title="Plancia Magna di Perge statua" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/Plancia-Magna-di-Perge-statua.jpg" alt="Plancia Magna di Perge" width="538" height="800" /></p><p>L’esempio di Plancia Magna nella città di Perge, è alquanto significativo: nelle iscrizioni dedicatorie rinvenute e riferibili alla sua persona viene sempre menzionata con il suo nome, mentre il marito ed il fratello sono sempre identificabili in riferimento a lei, fatto particolare, perché di solito avviene esattamente il contrario.</p><p>Per spiegare tale fenomeno si è pensato che la <em>Lex Voconia </em>del 169 a.C., che impediva agli esponenti di alto censo di avere degli eredi di sesso femminile, sia caduta in disuso in età imperiale e perciò si potrebbe comprendere la situazione di Plancia Magna, che avrebbe ereditato i beni paterni assieme al fratello; inoltre sarebbe stata emancipata della sua tutela quindi non aveva più alcuna necessità di un tutore.</p><p>Gli studi hanno cercato di portare a conciliare la figura domestica della donna greco-romana con la funzione pubblica in alcuni casi rivestita.</p><p>Generalmente si tendeva ad associare la donna attiva in ambito politico- pubblico con il coniuge reale ed effettivo detentore della carica municipale, oppure con un sacerdozio, che era lecito esercitare per le donne, addirittura si è pensato di poter legare la crescita del potere alle donne con una decadenza economica delle città greche in età imperiale.</p><p>Alcuni studi si erano concentrati sul problema dell’esistenza del matriarcato in Anatolia e si era messa in evidenza una maggiore autonomia delle donne a partire dall’età ellenistica che si manifesta in modo più completo nel I d.C. con una determinata volontà di alcune matrone del ceto nobile di contare maggiormente in campo pubblico, secondo quanto poteva permettere il potere economico da loro controllato.</p><p>Il rapporto con i loro patrimoni, il loro ruolo pubblico e la posizione sociale sottomessa mediante il matrimonio si basava sul fatto che la donna rimanesse padrona dei propri beni, ma il marito ne aveva diritto d’uso.</p><p>La funzione pubblica riservata alle mogli dei senatori, rimaste in patria, di rappresentare il marito presso la comunità, con atti evergetici, è molto probabile che si possa valutare all’interno di questo quadro.</p><p>Non dobbiamo poi dimenticare le forti donne della famiglia imperiale che possono aver originato e creato un modello di comportamento evergetico ripreso dalle donne delle classi elevate di Roma e delle province.</p><h3>Vita di Plancia Magna e la sua attività evergetica </h3><p>Plancia Magna ebbe grandissima importanza nella centro di Perge nel periodo antoniniano (II d.C); proveniva da una delle famiglie più abbienti della città, per parte di padre era figlia di Publio Rutilio Varo, personaggio di rango consolare, senatore durante il regno di Nerone e proconsole di Bitinia sotto il regno di Vespasiano.</p><p>Per linea materna, discendeva da un’importantissima famiglia reale dell’ Asia; infatti la madre Iulia era figlia di Tigrane, re d’Armenia, e sacerdotessa di Artemide.</p><p>Plancia sposò un consolare di Perge, Iulius Cornutus Tertullus, esponente di un’altra tra le più facoltose famiglie della città: con queste nozze si consolidava definitivamente il potere cittadino nelle mani delle due famiglie più potenti, i Plancii e i Tertulli. Sicuramente tale situazione famigliare metteva la donna nelle condizioni di disporre di ampi mezzi finanziari, con cui potè, certamente, farsi carico delle spese della costruzione di vari edifici cittadini.</p><p>Era stata attribuita a questa donna la costruzione del teatro per il semplice fatto che la statua della benefattrice si trovava nel diazoma, cioè nel corridoio anulare predisposto al deflusso degli spettatori. La costruzione dell’edificio è datata nel periodo compreso tra il regno di Adriano e di Antonino Pio; datazione stabilita in base allo stile architettonico, ma soprattutto grazie al rinvenimento di alcuni bolli di età adrianea.</p><p>Ma oltre alla statua di Plancia non ci sono altri elementi che possano portare a pensare che l’edificazione del teatro sia stata a spese della donna visti anche i successivi rifacimenti (di cui uno certamente intorno al 200 d.C.) che possono aver obliterato altri eventuali indizi a favore di questa teoria.</p><p>A Plancia si può attribuire con assoluta certezza la sistemazione della porta urbica: una porta a due torri con una corte ovale, decorata da nicchie per statue, inquadrate da decorazioni architettoniche in marmo. Il piano inferiore ospitava le statue di diverse divinità; nel secondo ordine trovavano posto le statue dei fondatori mitici (tra cui Calcante, Mopso, Leonteo) e i benefattori civici, tra cui proprio Plancia Magna e suo padre, Publio Plancio Varo, e suo fratello Caio Plancio Varo.</p><p>Quest’ultimo viene insolitamente appellato come “fratello di Plancia”, vale a dire dal punto di vista della parentela femminile; sicuramente ciò dà un’idea della grande autorità di cui allora disponeva la matrona. Indipendentemente da ciò la cosa fondamentale è che l’opera dovette essere offerta dalla donna in persona, che a tal proposito diventava l’oggetto principale di riferimento nelle iscrizioni.</p><p>Un <strong><em>tripylon</em></strong> (porta monumentale con tre accessi) chiudeva questa corte verso la città; su di esso era collocata un’iscrizione bilingue in lettere bronzee, di cui si conservano solo alcune lettere.</p><p>Sono state rinvenute nella stessa area altre due iscrizioni, sempre bilingui (in latino e greco) e sempre in lettere bronzee: entrambe contengono il nome della finanziatrice ed in una è presente una particolarità; invece della dedica all’imperatore, secondo il formulario consueto, si trova la dedica alla città. Vicino al trypilon erano collocate le statue onorarie, di divinità e dei benefattori della città (Plancii Vari e appunto la finanziatrice Plancia Magna).</p><p>Erano presenti anche le statue dei personaggi della casa imperiale: Traiano, Marciana, Matidia, Plotina, Adriano, tutte dedicate da Plancia in un periodo compreso tra il 119 ed il 122 d.C. Certamente Plancia Magna spendeva autonomamente attingendo al proprio patrimonio personale, non in quanto moglie e madre di Cornuti Tertulli: infatti questi sono molto meno noti di lei e, come il padre ed il fratello, sono nominati solo in relazione a lei.</p><p>La donna viene ricordata in numerosi frammenti di iscrizioni: uno proveniente da una parte di trabeazione reimpiegata la menziona come <em>demiourgòs kai gumnasiàrchos, </em>cariche di un certo peso pubblico e di solito attribuibili solo a personaggi maschili.</p><p>All’interesse evergetico di Plancia si pongono anche la costruzione dell’acquedotto, che sicuramente fu la sua opera più dispendiosa dal momento che giungeva in città tramite due ponti ed un canale sotterraneo per arrivare al ninfeo cittadino. Proprio dal ninfeo provengono due statue di Adriano con iscrizioni erase da cui si evince però che la dedica veniva da Plancia Magna.</p><p>L’imperatore <strong>Adriano</strong>, di cui è nota la profonda ammirazione per la cultura greco-ellenistica, istituì delle feste, denominate <em>Panellenica, </em>con lo scopo di creare un’unità politico-sociale oltre che culturale nel mondo greco, oramai romanizzato.</p><p>Il privilegio di poter partecipare a questa iniziativa imperiale era garantito soltanto alle città che dimostravano la loro effetiva origine in età greca o comunque ellenistica; la città di Perge, grazie all’interessamento dei Plancii, ottenne questo importantissimo privilegio.</p><p>Un altro aspetto da considerare, a conclusione delle osservazioni fino ad ora fatte sull’attività presente e costante di Plancia Magna, riguarda i cambiamenti che stavano avvenendo, all’epoca, nella società romana.</p><p>In una società in cui l’idea della figura dell’uomo come guerriero stava completamente declinando e Roma si stava trasformando sempre di più in una città cosmopolita oramai libera dal fantasma delle guerre civili, non stupisce che la figura della donna inizi ad acquistare una maggiore autonomia; molti incarichi, prima appannaggio esclusivo degli uomini, iniziarono ad essere ricoperti anche dalle donne appartenenti alle famiglie più ricche.</p><p>La classica figura della matrona romana era quella di donna che era dedita esclusivamente al buon funzionamento delle regole famigliari e delle attività domestiche; al di fuori di questo era controllata dal padre, prima, e dal marito, poi.</p><p>Invece ora iniziano ad assumere ruoli nuovi e a ricoprire nuove posizioni da quelle religiose a quelle pubbliche; è interessante notare come nel corso dei secoli le donne anatoliche abbiano ricoperto sempre diversi ruoli dalle sacerdotesse fino a cariche magistratuali, in alcuni casi addirittura guerriere, basti pensare alle magistrature di Kultepe nel 2000 a.C., a quelle molto più tarde di Priene, alle amazzoni di Mileto, che dopo la presa della città da parte di Alessandro, furono costrette ad unirsi in matrimonio con i soldati macedoni.</p><p>Le donne della <strong>Lidia</strong> sceglievano da sole i propri mariti, quelle di <strong>Mileto</strong> sedevano a tavola con i consorti, le donne di <strong>Xanthos</strong> preferirono darsi la morte piuttosto che diventare schiave persiane nel 545 a.C.: queste sono alcune delle leggende anatoliche che ci danno un’idea di come non debba stupire più di tanto se secoli dopo questi avvenimenti una donna raggiunse il massimo potere nella città di Perge.</p><p>Un ultimo accenno va fatto in relazione all’edificio sepolcrale di Plancia che è avvolto nell’alone del mistero e influenzato dalle tradizioni popolari: un grande edificio monumentale situato presso il teatro e lungo una delle vie principali della città.</p><p>Effettivamente non è stata rinvenuta nessuna epigrafe funeraria che possa attestare con certezza che si tratti dell’edificio funerario della donna, però per alcuni aspetti è plausibile: innanzitutto la monumentalità dell’edificio, poi la sua posizione prossima al teatro, oggetto degli atti evergetici di Plancia e ultima cosa, non per importanza, non deve stupire che un personaggio così importante possa aver scelto di farsi seppellire in modo così spettacolare e in una posizione così strategica, in uno dei punti focali della città, quasi a volersi assicurare senza ombra di dubbio una memoria imperitura in una città per la quale aveva fatto molto.</p><h3>Epigrafi </h3><p>Vengono riportate qui di seguito alcune epigrafi esemplificative dell’importante ruolo svolto da Plancia Magna per la città di Perge</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5177" title="Plancia Magna di Perge epigrafe 3" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/Plancia-Magna-di-Perge-epigrafe-3.jpg" alt="" width="600" height="311" /></p><blockquote><p>Plànki)a(n Magnam<br /> M(àrkou) Plankìou O(uàrou<br /> k)ai pòleos tu(gatèra<br /> iè)reian tès Art(emi<br /> dos kai demiourgò(n<br /> ièreian metròs teòn<br /> dià bìou pròten kài<br /> mònon eusebè kai<br /> filopatrìn</p></blockquote><p><strong>Traduzione</strong></p><p>Plancia Magna<br /> figlia di Marco Plancio Varo<br /> e della città<br /> sacerdotessa di Artemide<br /> e demiurgo<br /> sacerdotessa della madre degli dei<br /> nella vita per prima e sola<br /> benevola e amante della patria</p><p>L’epigrafe, che decora la base della statua di Plancia Magna, è mutila nella parte iniziale e si è supposto che le linee mancanti siano almeno due, dove sono menzionati i dedicatari, che si ritiene possano essere la città e la bulè. L’importanza della donna è sottolineata dal fatto che ricopre una carica pubblica di rilievo, che di solito è riservata agli uomini, cioè quella di demiurgo ed inoltre viene appellata come “figlia della città”.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5173" title="Plancia Magna di Perge epigrafe 2" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/Plancia-Magna-di-Perge-epigrafe-2.jpg" alt="" width="600" height="500" /></p><blockquote><p>GENIO CIVITATIS<br /> PLANCIA M. F. MAGNA<br /> TUKE TES POLEOS<br /> PLANKIA MAGNA</p></blockquote><p><strong>Traduzione</strong></p><p>Al Genio della città<br /> Plancia Magna figlia di Marco<br /> Al Genio della città<br /> Plancia Magna</p><p>Una ulteriore epigrafe, di cui non possediamo l&#8217;immagine, recita:</p><blockquote><p>SABINAE AUGUSTAE<br /> PLANCIA M. F. MAGNA<br /> SABEINE SEBASTE<br /> PLANKIA MAGNA</p></blockquote><p><strong>Traduzione</strong></p><p>A Sabina Augusta<br /> Plancia Magna figlia di Marco<br /> A Sabina Augusta<br /> Plancia Magna</p><p>Entrambe le epigrafi rientrano nella serie di esempi di dediche apposte su statue offerte al Genio della città o a membri della famiglia imperiale (nel caso specifico l’imperatrice Sabina).</p><p>Il bilinguismo è significativo perché ha la funzione di sottolineare l’unione del mondo culturale greco con quello romano, oramai ben presente in Oriente: aspetto questo che si può notare ben evidente in Plancia Magna che è figlia di un alto funzionario romano e di una principessa orientale, la cui cultura si era perfettamente fusa con quella romana dati gli stretti rapporti intrattenuti con la famiglia imperiale.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005169_plancia-magna-di-perge.html" data-text="Plancia Magna di Perge" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005169_plancia-magna-di-perge.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005169_plancia-magna-di-perge.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pausania il periegeta</title><link>http://www.archeoguida.it/004838_pausania-il-periegeta.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004838_pausania-il-periegeta.html#comments</comments> <pubDate>Thu, 21 Apr 2011 12:18:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Ilaria Basciani</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4838</guid> <description><![CDATA[Scrittore greco, Pausania fu autore della “Periegesi della Grecia” (Περιήγησις τῆς ῾Ελλάδος), un trattato storico geografico in dieci libri, giuntoci integro e pubblicato fra il 160 e il 177 d. C. Detto il Periegeta, si ipotizza fosse nativo dell’Asia Minore, in particolare di Magnesia di Sipile in Lidia, vista l’ammirazione per Erodoto, anch’esso di origini microasiatiche, e una conoscenza particolarmente [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4839" title="Pausania-periegeta" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/04/Pausania-periegeta.jpg" alt="Pausania il periegeta" width="500" height="675" /></p><p>Scrittore greco, Pausania fu autore della “Periegesi della Grecia” (Περιήγησις τῆς ῾Ελλάδος), un trattato storico geografico in dieci libri, giuntoci integro e pubblicato fra il 160 e il 177 d. C. Detto il Periegeta, si ipotizza fosse nativo dell’Asia Minore, in particolare di Magnesia di Sipile in Lidia, vista l’ammirazione per Erodoto, anch’esso di origini microasiatiche, e una conoscenza particolarmente approfondita di questa regione.</p><p>Le poche informazioni che si hanno su di lui si desumono, indirettamente, dalla sua opera. Infatti, dalla menzione che fa, peraltro molto positiva, del riassetto monumentale dato alla Grecia, e in special modo ad Atene, da Adriano (117-138) e dai numerosi riferimenti ai regni di Antonino Pio (138-161) e Marco Aurelio (161-180), con parole che lo qualificano come un testimone diretto e preciso, sembra che lo si possa collocare cronologicamente durante il governo degli Antonini. In particolare, si ritiene sia nato intorno al 110 e morto nel 180 o poco prima, in quanto sono del tutto assenti nella sua opera accenni all’ascesa al trono di Commodo, cosa impossibile se Pausania fosse stato presente in quel periodo.</p><p>Un ulteriore indizio per l’inquadramento cronologico di Pausania è il riferimento nella <em>Periegesi</em> all’invasione dei barbari Costoboci, avvenuta intorno al 166, che portò alla distruzione del tempio di Demetra ad Eleusi, in Attica, perno centrale della restaurazione filellenica degli Antonini, il cui governo Pausania dimostra sostanzialmente di apprezzare, così come più in generale quello di Roma sempre capace di riconoscere e di ammirare i valori espressi dalla storia e dalla civiltà greca.</p><h3><strong>La “Periegesi della Grecia”</strong></h3><p>Nella letteratura greca il genere della periegesi (letteralmente “viaggio intorno a”) riguarda la descrizione topografica di un territorio, sotto forma di itinerario, quasi sempre corredata da notizie storiche, di erudizione antiquaria e da informazioni su usi e tradizioni di popoli, persone e località verificate, per quanto possibile, dall&#8217;esperienza diretta. Il primo rappresentante di questo genere fu Ecateo di Mileto che con la sua opera, di cui rimangono pochi frammenti, volle dare un’idea scientifica della terra conosciuta ai suoi tempi.</p><p>L’opera di Pausania, che testimonia la conoscenza della Grecia da lui visitata in lungo e in largo e descritta con dovizia di particolari, è l’unico esempio in prosa giuntoci della letteratura periegetica greca.</p><p>L’opera descrive in senso orario quasi tutte le regioni greche ad eccezione dell’Eubea e della Tessaglia che vengono comunque rapidamente trattate con excursus e commenti di vario tipo.</p><p>Risulta così articolata:</p><ul><li>libro I – Attica</li><li>libro II – Corinto e Argolide</li><li>libro III – Laconia</li><li>libro IV – Messenia</li><li>libro V – Elide (prima parte)</li><li>libro VI – Elide (seconda parte)</li><li>libro VII – Acaia</li><li>libro VIII – Arcadia</li><li>libro IX – Beozia</li><li>libro X – Focide e Locride</li></ul><p>Per la ricchezza e l’accuratezza della documentazione, nonché per l’osservazione personale dei monumenti, delle opere d’arte e dei luoghi con i miti ad essi legati, quest’opera risulta fondamentale ai fini della nostra conoscenza dell’antichità in genere e in particolare della topografia e della storia dell’arte della Grecia classica e di età imperiale: ne sono un esempio le dettagliate descrizioni di opere altrimenti perdute, come lo Zeus e l’Atena di Fidia. L’opera può, inoltre, essere intesa come una delle ultime storie greche in cui la lettura del paesaggio è effettuata con la ricostruzione non solo dell’arte e della cultura ma anche dei passaggi storici a cui la regione in questione è stata esposta.</p><p>Le informazioni sono copiose, accurate e di molto valore soprattutto quando descrive siti altrimenti non conosciuti. Nella narrazione di episodi storici o nella trattazione di monumenti ampiamente noti, invece, si notano alcune inesattezze e imprecisioni, confusioni onomastiche e cronologiche dovute alle fonti indirette cui ricorre e al suo modo di lavorare, non essendo uno storico di professione. La sostanziale veridicità del suo racconto è, però, attestata dalle ricerche archeologiche. Si avverte, inoltre, in Pausania la presenza di tradizioni uniche o comunque rare in grado di integrare e a volte addirittura correggere quelle consolidate di diversa provenienza. Pausania, infatti, non storico di professione ma cultore del raro, ama raccogliere notizie relative ai periodi più trascurati dagli storici: ne è un esempio l’età ellenistica, cerniera tra la Grecia classica e quella romana, che sebbene venga considerata da Pausania un’epoca di decadenza, nella <em>Periegesi</em> è ampiamente trattata. Mancano, invece, ogni attenzione e sensibilità paesistica e ogni interesse economico sociale.</p><p>La prosa utilizzata è quella attica e lo stile, ricco di pregi, ha come modello la semplicità di Erodoto.</p><p>Il contributo offerto da Pausania è di grande valore sia storico che storiografico in quanto permette di vedere, in alcuni casi, le vicende greche da un punto di vista diverso da quello proposto dalla tradizione più affermata, costituendo non soltanto una valida integrazione ma, in molti casi, soprattutto un elemento di visuale alternativa e un opportuno strumento di correzione. Inoltre, i tentativi di fornire ricostruzioni complessive delle vicende di alcuni personaggi (ad esempio Pirro e Lisimaco), un <em>unicum</em> nel nostro panorama storiografico, dimostrano, oltre all’utilizzazione di un ampio ventaglio di tradizioni contemporanee, la sua capacità di elaborare personalmente un materiale assai ricco. Quindi un Pausania che possiede la cultura necessaria per lavorare sulla tradizione contemporanea e l’intelligenza per utilizzarla in obbedienza ad un suo coerente pensiero storico, non un compilatore che accosta notizie diverse senza mostrare coscienza della loro provenienza, del loro significato e del loro valore.</p><p><strong>Per saperne di più</strong></p><ul><li>C. BEARZOT, Storia e storiografia ellenistica in Pausania il Periegeta, Venezia 1992.</li><li>C. HABICHT, Pausanias’ Guide to Ancient Greece, Berkeley 1998.</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004838_pausania-il-periegeta.html" data-text="Pausania il periegeta" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004838_pausania-il-periegeta.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004838_pausania-il-periegeta.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Plauto</title><link>http://www.archeoguida.it/004397_plauto.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004397_plauto.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Mar 2011 17:45:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category> <category><![CDATA[Plauto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4397</guid> <description><![CDATA[Tito Maccio Plauto vissuto tra 255 a.C. ca e 184 a.C. Aulam repertam auri plenam Euclio Vi summa servat, miseris adfectus modis (dall&#8217;Aulularia) Divertente, sagace, gustosissima: gli aggettivi si rincorrono quando si tratta di definire la produzione commediografica di Plauto, originario della zona di Sarsina, all&#8217;epoca sita in area umbra. Le notizie sul suo profilo biografico [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-large wp-image-4399" title="Plauto" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/03/Plauto-480x600.jpg" alt="Plauto" width="480" height="600" /></strong></p><h2>Tito Maccio Plauto</h2><p>vissuto tra 255 a.C. ca e 184 a.C.</p><blockquote><p><em>Aulam repertam auri plenam Euclio<br /> </em><em>Vi summa servat, miseris adfectus modis</em></p></blockquote><p>(dall&#8217;<em>Aulularia</em>)</p><p>Divertente, sagace, gustosissima: gli aggettivi si rincorrono quando si tratta di definire la produzione commediografica di <strong>Plauto</strong>, originario della zona di Sarsina, all&#8217;epoca sita in area umbra. Le notizie sul suo profilo biografico e sulla sua opera teatrale provengono in linea di massima dalla ricostruzione offertane dall&#8217;erudito e letterato Marco Terenzio Varrone nei cinque libri delle <em>Quaestiones Plautinae</em> e nel <em>De comoediis Plautinis</em>, successivamente ripresa da Aulo Gellio, Svetonio e, nella tarda antichità, da san Gerolamo. L&#8217;analisi e la classificazione attuate da Varrone sui testi delle commedie consentirono, già ad un secolo circa di distanza dalla scomparsa dell&#8217;autore, di fare chiarezza intorno all&#8217;attribuzione di molte delle opere che circolavano sotto il nome di Plauto e di definire il <em>corpus</em> di quelle certamente autentiche: <em>Amphitruo</em>, <em>Asinaria</em>, <em>Aulularia</em>, <em>Bacchides</em>, <em>Captivi</em>, <em>Casina</em>, <em>Cistellaria</em>, <em>Curculio</em>, <em>Epidicus</em>, <em>Menaechmi</em>, <em>Mercator</em>, <em>Miles gloriosus</em>, <em>Mostellaria</em>, <em>Persa</em>, <em>Poenulus</em>, <em>Pseudolus</em>, <em>Rudens</em>, <em>Stichus</em>, <em>Trinummus</em>, <em>Truculentus</em>,<em> Vidularia</em>.</p><p>L&#8217;originalità del profilo di Plauto consiste essenzialmente nel fatto che, a differenza di altri autori di teatro, i quali si cimentarono in testi tragici così come in opere più leggere, egli si specializzò nel solo genere comico, legando in tal modo il proprio nome alla stesura di commedie dalla <em>verve</em> insuperata.</p><p>Da dove derivò a Plauto la passione e l&#8217;abilità per la produzione comica? Dalle notizie biografiche che di lui ci sono pervenute, appare certo che, da giovane, il commediografo ebbe modo di partecipare come attore alla rappresentazione di <strong>atellane</strong>, tipici spettacoli di argomento comico-popolare, diffuso nella penisola italica e introdotto a Roma sin dal IV sec. a.C. Nel contempo, Plauto ebbe certamente l&#8217;occasione di assistere alle numerose commedie <em>palliatae</em> che venivano messe in scena nelle arene romane. La produzione teatrale comica in voga presso i Romani si distingueva a seconda dell&#8217;ambientazione: prendeva il nome di commedia <em>togata</em>, qualora contesto, personaggi e situazioni rappresentate fossero di provenienza romana, mentre si denominava <em>palliata</em> la commedia di esclusiva ambientazione greca. Le opere di Plauto appartengono a quest&#8217;ultimo genere, introdotto a Roma da <strong>Livio Andronico</strong> (280 a.C. &#8211; 200 a.C) e in seguito proseguito da <strong>Gneo</strong> <strong>Nevio </strong>(275 a.C. &#8211; 201 a.C)<strong> </strong>.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-4400" title="plauto-01" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/03/plauto-01.jpg" alt="Plauto" width="200" height="307" /></p><p>Sul canovaccio di base, rappresentato da trame, nomi di protagonisti e luoghi di inconfondibile contesto greco, Plauto innesta, con grande abilità, toni, contenuti ed intrecci di indubbia provenienza italica, dando vita ad originali commistioni di effetto e comicità senza paragoni. Uno degli stratagemmi sui quali l&#8217;autore fa leva per sbalordire lo spettatore e suscitare ilarità è, ad esempio, quello dell&#8217;agnizione o riconoscimento, in virtù del quale la vera identità di un personaggio viene svelata solo ad un certo punto dello svolgimento dell&#8217;azione, provocando così lo scioglimento di una situazione che appariva inesorabilmente intricata. Ma l&#8217;effetto comico viene ottenuto anche grazie al linguaggio estremamente colorito, alla messa in scena di episodi al limite del grottesco, al ruolo svolto da alcune figure caratteristiche (tra cui quella del servo astuto; per approfondimenti vedi <a href="http://www.rivistazetesis.it/servoplauto.htm" target="_blank">http://www.rivistazetesis.it/servoplauto.htm</a>). Cortigiane, parassiti, giovani innamorati, fanciulle sedotte, mogli gelose, soldati in cerca di avventure si incontrano, litigano, amoreggiano sul palcoscenico plautino, coinvolgendo il pubblico in un irresistibile vortice di battute e colpi di scena.</p><p>Il lettore interessato a leggere (e farsi belle risate!) il <em>corpus</em> di commedie plautine può agevolmente reperirne il testo completo con traduzione nel catalogo di vari editori, tra cui <strong>Garzanti</strong>, <strong>Mondadori</strong> e <strong>Newton</strong> <strong>Compton</strong></p><p>(a titolo esemplificativo si può dare un&#8217;occhiata al link <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-plauto_t_maccio_.htm" target="_blank">http://www.unilibro.it/find_buy/findresult/libreria/prodotto-libro/autore-plauto_t_maccio_.htm</a>)</p><p>Al suo illustre cittadino la città di Sarsina dedica l&#8217;annuale edizione del “<strong>Plautus</strong> <strong>Festival</strong>”, di cui al link <a href="http://www.plautusfestival.it/" target="_blank">http://www.plautusfestival.it/</a> : la manifestazione, che gode del patrocinio di numerosi Enti pubblici e privati, consente agli amanti del genere comico di assistere alla rappresentazione delle commedie plautine, a conferenze dedicate e ad altre interessanti iniziative. In Italia, inoltre, è presente, presso l&#8217;Università di Urbino, il CISP – <strong>Centro Internazionale di Studi Plautini</strong> (<a href="http://www.uniurb.it/CivAnt/CISP.htm" target="_blank">http://www.uniurb.it/CivAnt/CISP.htm</a>), che promuove seminari, conferenze e pubblicazioni su Plauto e sulla sua produzione teatrale.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004397_plauto.html" data-text="Plauto" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004397_plauto.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004397_plauto.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Persio</title><link>http://www.archeoguida.it/003864_persio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003864_persio.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Jan 2011 14:31:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3864</guid> <description><![CDATA[nome: Aulo Persio Flacco (34-62 d.C.) Quis populi sermo est quis enim nisi carmina molli nunc demum numero fluere ut per leve severos (Satura I) Nato qualche anno prima dell&#8217;avvento al potere imperiale di Nerone, Aulo Persio Flacco ne fu uno dei più acerrimi detrattori, tanto che una considerevole parte della sua produzione poetica dovette [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3866" title="Aulo Persio Flacco" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Aulo-Persio-Flacco1.jpg" alt=" Aulo Persio Flacco" width="500" height="695" /></strong></p><p><strong>nome:</strong> Aulo Persio Flacco (34-62 d.C.)</p><blockquote><p><em>Quis populi sermo est quis enim nisi carmina molli</em></p><p><em>nunc demum numero fluere ut per leve severos </em></p></blockquote><p>(Satura I)</p><p>Nato qualche anno prima dell&#8217;avvento al potere imperiale di <strong>Nerone</strong>, Aulo Persio Flacco ne fu uno dei più acerrimi detrattori, tanto che una considerevole parte della sua produzione poetica dovette essere censurata proprio per evitare all&#8217;autore pesanti conseguenze da parte dello spietato sovrano. Tale fatto ci impedisce oggi di accostarci in modo completo all&#8217;opera satirica di uno dei poeti più caustici nei confronti del costume politico e sociale della propria epoca, delineato con toni e contenuti all&#8217;insegna del moralismo più acceso.</p><p>La storia dell&#8217;evoluzione del genere satirico a Roma si contraddistinse per una serie di passaggi che ne determinarono la definizione a vero e proprio genere letterario: a partire da Quinto Ennio (239 a.C. &#8211; 139 a.C.), che lo introdusse a Roma conferendogli per primo il tipico afflato moralistico, la composizione satirica assunse progressivamente non solo toni e contenuti pungenti ed accesi, ma si perfezionò a livello stilistico, in virtù dell&#8217;introduzione di un opportuno sistema metrico (si pensi all&#8217;esametro in Lucilio o al prosimetro – accostamento di versi e di prosa – in Marco Terenzio Varrone). Come chiaramente si può ravvisare nella produzione di Orazio (65 a.C. &#8211; 8 a.C.), l&#8217;opzione per temi di carattere leggero non significava mancanza di attenzione per la componente formale, anzi quest&#8217;ultima veniva coerentemente scelta in funzione di una migliore e più efficace resa degli argomenti che il poeta intendeva trattare o degli effetti sul lettore che egli si prefiggeva di ottenere. Dopo Orazio, semmai, mutarono in maniera significativa i toni del discorso satirico e, soprattutto, il rapporto tra poeta e destinatario: se nelle composizioni oraziane, infatti, l&#8217;autore tendeva a coinvolgere il proprio lettore/fruitore in una relazione, per così dire, ammiccante e cordiale, nella produzione di Persio e, in maniera ancora più accentuata, in quella di Giovenale, non c&#8217;è più posto per l&#8217;ironia garbata, che invita a sorridere insieme dei mali della società e, in fondo, a trovare una valida alternativa nella vita semplice e nella cura dei piaceri dell&#8217;amicizia e della condivisione.</p><p><em>Detrahere pellem</em>, <em>defigere</em>, <em>radere</em> sono alcuni dei verbi, per i quali non c&#8217;è davvero bisogno di traduzione, con i quali Persio definisce il compito che nelle sue Satire egli si prefigge: non c&#8217;è bersaglio – dai letterati agli uomini politici, per non parlare della gioventù appartenente ai ceti benestanti – nei confronti del quale l&#8217;autore non si scagli con acre polemica. Persio si propose davvero come personalità alternativa sotto ogni aspetto: pur avendo ricevuto in giovane età una formazione che avrebbe potuto destinarlo ad intraprendere il <em>cursus honorum</em>, optò per una scelta di vita all&#8217;insegna dello studio, in cui un ruolo decisivo ebbe l&#8217;incontro e l&#8217;adesione alla filosofia stoica. Com&#8217;è noto, lo stoicismo – riguardo ad esso il lettore può trovare utili informazioni nella relativa scheda in questa medesima sezione del sito &#8211; fu uno dei sistemi filosofici che riscossero maggiore fortuna in ambiente romano: vi aderirono anche imperatori come Marco Aurelio e numerosi uomini politici e di cultura, i quali trovavano nella dottrina stoica un sistema di pensiero ideale per sostenere ed ispirare il proprio impegno nella vita dell&#8217;Urbe.</p><p>Ognuno, però, a modo suo: nel caso di Persio, infatti, tale ruolo si espresse non tanto nella carriera pubblica, quanto piuttosto nell&#8217;assidua, dedita attenzione agli studi e nell&#8217;attività poetica, che intesero costituire, di per sé, una forma di accentuata protesta da parte del poeta nei confronti del <em>modus vivendi</em>, del quotidiano stile di condotta adottato dalla classe dirigente imperiale e, in primo luogo, da colui che impersonava la somma carica dello Stato.</p><p>Certo, come accadde a Giovenale, anche Persio non fu particolarmente agevolato dalla sorte: morì in giovane età e non potè godere, in vita, degli appoggi alla propria carriera di poeta dei quali, invece, poterono avvalersi Orazio e gli altri scrittori ed intellettuali riuniti nel circolo di Mecenate. Ciò, senza dubbio, ebbe un peso non indifferente nell&#8217;orientare Persio verso un approccio più severo e mordace verso la realtà che gli si presentava sott&#8217;occhio, in una Roma nella quale il <em>princeps</em>, a differenza del grandioso progetto di restaurazione morale e civile intrapreso da Ottaviano Augusto, andava perseguendo unicamente i propri deliranti obiettivi di autoaffermazione, per i quali nessun mezzo &#8211; dall&#8217;intrigo all&#8217;assassinio &#8211; veniva considerato illecito.</p><p>Si riescono, di conseguenza, a intuire meglio le ragioni per cui Persio rifugga dall&#8217;assumere verso il lettore un qualsiasi atteggiamento di bonaria indulgenza, per prediligere, invece, toni all&#8217;insegna di un maggiore, a tratti astioso, distacco. Il suo ruolo, infatti, non è più quello di un maestro di vita incline alla ragionevolezza e alla persuasione: in un&#8217;epoca come quella in cui egli viveva – sembra dirci Persio – non c&#8217;era più posto per la comprensione reciproca, in attesa che tutto si sistemasse da sé e la situazione si evolvesse in meglio senza troppo sforzo. In tempi caratterizzati dalla corruzione e dal decadimento degli antichi ideali, l&#8217;uomo è chiamato, in primo luogo, a riconoscere in modo lucido e, non di rado, spietato, i vizi e le carenze che affliggono la sua natura e a lavorare innanzitutto su se stesso, per sradicare la mala pianta delle insane passioni e conseguire così la vera libertà, a partire dalla quale sarà poi possibile agire in modo efficace nel proprio ambiente di vita e di relazioni.</p><p>Si può notare, a tal proposito, che la prospettiva di Persio non sia fondamentalmente del tutto priva di ottimismo, a differenza di quanto si ravvisa nella poetica di Giovenale: anche se disincantato e feroce, in sostanza privo di benevola simpatia e condiscendenza verso il lettore, Persio dà prova di intravvedere ancora qualche possibilità di evoluzione positiva, a patto però che ognuno, coerentemente con i dettami e i principi del pensiero stoico, inizi ad operare su di sè senza indugi, riformando la propria mentalità e i propri costumi a partire da una impietosa analisi delle deformità morali ed intellettuali a cui possono condurre il vizio e la rilassatezza. La severità dell&#8217;approccio si riflette, sul piano stilistico, nell&#8217;adozione di un linguaggio sobrio e scarno e, in particolare, nell&#8217;accostamento di termini la cui acre sonorità contribuisce a rendere ancora più drammatico e lacerante il grido d&#8217;indignazione del poeta.</p><p>Nell&#8217;effetto scricchiolante dei versi di Persio risuona e si esprime, in definitiva, la rovina di un mondo di valori di riferimento, che il poeta, con un crescente senso di frustrazione riflesso nei suoi versi, non riesce più a trovare intorno a sé. Come in modo mirabile rileva Vincenzo Monti, nella sua traduzione delle <em>Saturae </em>(di cui al link <a href="http://it.wikisource.org/wiki/Satire_(Persio" target="_blank">http://it.wikisource.org/wiki/Satire_(Persio</a>)), quello di Persio “è libro scomunicato per tutte le anime paurose”, “è una voragine che assorbisce tutti gli spiriti dilicati ed avvezzi al pancotto”, risulta inadatto, in ultima analisi, a coloro “che gridano sacrilegio a tutti gli ardimenti di stile” o che hanno il cuore “rattratto dalla superstiziosa pedanteria” e pretendono chiarezza di spiegazione di fronte “ad ogni bizzarra metafora”.</p><p>E&#8217; possibile reperire il testo integrale delle <em>Saturae</em> di Persio cliccando sul link</p><ul><li><a href="http://www.latin.it/autore/persio/saturae" target="_blank">http://www.latin.it/autore/persio/saturae</a></li></ul><p>Per un&#8217;introduzione alla storia del genere satirico nel mondo latino e nelle epoche successive si vedano i links:</p><ul><li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Satira_latina" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Satira_latina</a></li><li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Satira" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Satira</a></li></ul><p>Altri links di approfondimento:</p><ul><li><a href="http://www.filosofico.net/stoici2.htm" target="_blank">http://www.filosofico.net/stoici2.htm</a></li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003864_persio.html" data-text="Persio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003864_persio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003864_persio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pitagora</title><link>http://www.archeoguida.it/002398_pitagora.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002398_pitagora.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 23:28:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category> <category><![CDATA[Pitagora]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2398</guid> <description><![CDATA[Pitagora (575 a.C. &#8211; 495 a.C.) Narrano che una volta Pitagora passava mentre un cane era bastonato. Ne ebbe compassione e disse queste parole: &#8220;Smetti, non bastonarlo, perché è l&#8217;anima di un uomo mio amico, l&#8217;ho riconosciuta udendola gemere&#8221; (Senofane, Frammento 7, Diels-Kranz) La figura di Pitagora è avvolta dalla leggenda; scarse e non verificabili [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2401" href="http://guida.archart.it/002398_pitagora.html/pitagora5"><img class="alignnone size-full wp-image-2401" title="Pitagora5" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/Pitagora5.jpg" alt="Pitagora" width="335" height="400" /></a></strong></p><p><strong>Pitagora (575 a.C. &#8211; 495 a.C.)</strong></p><blockquote><p><em>Narrano che una volta Pitagora passava mentre un cane era bastonato.</em></p><p><em>Ne ebbe compassione e disse queste parole: &#8220;Smetti, non bastonarlo, perché è l&#8217;anima di un uomo mio amico, l&#8217;ho riconosciuta udendola gemere&#8221;</em></p></blockquote><p>(Senofane, <em>Frammento</em> 7, Diels-Kranz)</p><p><strong>La figura di Pitagora è avvolta dalla leggenda</strong>; scarse e non verificabili sono le notizie riportate intorno alla sua persona e alla sua dottrina filosofica, tanto che è estremamente arduo distinguere, nel complesso delle testimonianze letterarie pervenute, quali siano i tratti distintivi del pensiero di Pitagora rispetto ai successivi sviluppi elaborati nell&#8217;ambito del movimento pitagorico.</p><p>Fondatore nella città di Crotone, in Magna Grecia, di una propria scuola, Pitagora propose un insegnamento che molto recepiva dei contenuti della dottrina orfica, in particolare la teoria della metempsicosi, per cui le anime, dopo la morte, sono destinate ad incarnarsi successivamente sino a raggiungere l&#8217;espiazione completa delle proprie colpe.</p><p>La scuola di Pitagora si contraddistinse, però, anche per apporti decisamente originali: innanzitutto, il ruolo della scienza, della riflessione intellettuale e della contemplazione quale veicolo di purificazione dell&#8217;anima, rispetto a quanto sostenuto dagli Orfici, per i quali la liberazione dell&#8217;anima dalla pesantezza del corpo poteva essere raggiunta solo mediante riti particolari. Nell&#8217;esperienza pitagorica, la conoscenza – e non il rito religioso – è l&#8217;unico veicolo che consente di raggiungere la comunione con la divinità.</p><p>Altra componente di pensiero specifica ed esclusiva della scuola pitagorica è l&#8217;individuazione del principio di tutto nel <strong>numero</strong>. Come i filosofi di Mileto, sulla base dell&#8217;osservazione naturale, avevano elevato alcuni elementi (acqua, aria, fuoco) a principio di ogni realtà vivente, così anche i Pitagorici, in base alla constatazione dei rapporti armonici, ossia matematici, esistenti in natura, in particolare nel complesso delle armonie musicali, pongono il numero quale realtà fondativa di ogni cosa esistente.</p><p><strong><a rel="attachment wp-att-2400" href="http://guida.archart.it/002398_pitagora.html/pitagora-2"><img title="pitagora" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/pitagora.jpg" alt="Pitagora" width="295" height="309" /></a></strong></p><p>Pitagora – al cui nome si lega un celebre teorema – e i suoi discepoli hanno lasciato un importante contributo di riflessione intorno a varie questioni di aritmetica e geometria: si possono citare, ad esempio, l&#8217;analisi delle proprietà dei numeri pari e dispari, il rapporto tra i singoli numeri e le figure geometriche ricavabili dal corrispondente insieme di punti, la proposizione geometrica della soluzione di alcune equazioni. Notevole è poi la relazione individuata tra i numeri in quanto coppie di opposti (pari/dispari) e lo sviluppo di una visione della realtà basata sull&#8217;opposizione di elementi (i cosiddetti opposti pitagorici).</p><p>Il contributo scientifico del movimento pitagorico si estese, inoltre, anche all&#8217;astronomia, campo nel quale, per la prima volta, venne teorizzato il concetto di <strong>cosmo</strong> quale insieme di elementi uniti fra loro da rapporti di carattere armonico-razionale.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002398_pitagora.html" data-text="Pitagora" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002398_pitagora.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002398_pitagora.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Platone</title><link>http://www.archeoguida.it/002367_platone.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002367_platone.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 23:13:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category> <category><![CDATA[Platone]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2367</guid> <description><![CDATA[Platone (428/427 a.C. &#8211; 348/347 a.C.) Il filosofo, avendo dimestichezza con ciò che è divino e ordinato, diviene egli pure ordinato e divino, per quanto è possibile all&#8217;uomo (Platone, Repubblica) I pensatori della Scuola di Mileto, i presocratici, si erano occupati della ricerca del principio di tutto ciò che esiste, da essi definito a partire [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2369" href="http://www.archeoguida.it/002367_platone.html/platone-2"><img class="alignnone size-full wp-image-2369" title="platone" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/platone.jpg" alt=", di Platone sono note e pervenute alcune Lettere." width="400" height="525" /></a></strong></p><h2>Platone</h2><p>(428/427 a.C. &#8211; 348/347 a.C.)</p><blockquote><p><em>Il filosofo, avendo dimestichezza con ciò che è divino e ordinato, diviene egli pure ordinato e divino, per quanto è possibile all&#8217;uomo </em></p></blockquote><p><em>(</em>Platone<em>, Repubblica) </em></p><p>I pensatori della <strong>Scuola di Mileto</strong>, i presocratici, si erano occupati della ricerca del principio di tutto ciò che esiste, da essi definito a partire da alcune componenti naturali (acqua, fuoco, aria). Nessuno di essi, però, tranne <strong>Anassogora</strong>, che si era spinto ad ipotizzare la necessità di un&#8217;Intelligenza superiore, aveva teorizzato l&#8217;esistenza di un ordine di cause diverso e superiore a quello dell&#8217;orizzonte sensibile. Tale fu, invece, il contributo fondamentale di Platone che, non a caso, segna uno spartiacque nella storia del pensiero occidentale: a lui, infatti, si deve l&#8217;individuazione di due livelli dell&#8217;essere, quello percepibile dai sensi e quello immateriale o intelligibile. Con Platone, in sintesi, viene per la prima volta affermato che il cosmo nel quale l&#8217;uomo è inserito non costituisce più l&#8217;unica realtà: accanto a ciò che è visibile esiste una dimensione superiore rappresentata dalle <strong>Idee</strong> o <strong>Forme</strong> le quali, secondo Platone, costituiscono le vere cause di tutto ciò che esiste.</p><p><a rel="attachment wp-att-2372" href="http://www.archeoguida.it/002367_platone.html/platone-raffaello"><img class="alignnone size-full wp-image-2372" title="platone-raffaello" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/platone-raffaello.jpg" alt="Platone, secondo Raffaello" width="246" height="262" /></a> Platone, secondo Raffaello</p><p>Il 408-407 a.C., anno dell&#8217;incontro con <strong>Socrate</strong>, rappresentò il momento di svolta nella vita del futuro maestro di Aristotele: Platone, infatti, pose l&#8217;inventore della maieutica quale protagonista indiscusso della maggior parte dei suoi “Dialoghi”, opere di carattere dialettico in cui vengono trattati, nella modalità del dibattito, numerosi argomenti di tema gnoseologico e politico. Secondo molti studiosi, peraltro, il complesso del pensiero platonico non è contenuto nei soli “Dialoghi”, ma si deve rintracciare anche nelle cosiddette “dottrine non scritte”, rintracciabili in modo indiretto negli scritti di altri autori, in particolare Aristotele.</p><p>La distinzione attuata da Platone fra i due livelli della realtà si riverbera in modo determinante sulle principali questioni che animavano la riflessione filosofica del tempo:</p><ul><li>a livello ontologico (ossia sul piano della dottrina dell&#8217;essere), tutto ciò che ricade sotto il dominio dei sensi non è altro che la copia, il riflesso sbiadito delle Idee, nelle quali soltanto esiste la pienezza dell&#8217;essere, e che sono poste da Platone in rapporto con gli oggetti sensibili in un primo momento per partecipazione, in una fase successiva per imitazione e, infine, in modalità dialettica: il mondo delle Idee è in rapporto con il mondo della natura attraverso una serie di articolazioni successive che, dal principio sommo dell&#8217;essere, conducono alla sua progressiva degradazione nell&#8217;unione con la materia. In tale quadro, l&#8217;uomo è chiamato a sganciarsi dal livello di conoscenza attingibile unicamente grazie alla percezione sensoriale e a muoversi verso un grado superiore di consapevolezza, attraverso il percorso della conoscenza, che si snoda in quattro gradi: immaginazione, credenza, ragione discorsiva ed intelletto</li><li>a livello psicologico (ossia sul piano della dottrina dell&#8217;anima), la frattura tra sensibile ed intelligibile non può non ripercuotersi sull&#8217;umana esistenza, determinando una costante, sempre insoddisfatta, tensione dell&#8217;uomo verso un livello di pienezza di vita coincidente con il raggiungimento della verità. E&#8217; l&#8217;amore (<em>eros</em>) intellettuale a sospingere l&#8217;essere umano verso tale pienezza, e dalla contemplazione delle Idee, perfezione dell&#8217;essere e dell&#8217;ordine, deriva una condotta improntata all&#8217;equilibrio tra le varie istanze (intellezione, sentimento, volizione) che caratterizzano l&#8217;animo umano</li><li>a livello politico (ossia sul piano dell&#8217;organizzazione dei rapporti fra i singoli appartenenti ad un medesimo Stato), la ricerca della verità e del bene ha importanti conseguenze per la vita delle persone, in quanto si traduce in un modello statale improntato alla reciproca armonia fra le varie componenti: i governatori o filosofi, corrispettivo dell&#8217;anima intellegibile; i guerrieri, aventi funzioni di difesa dell&#8217;ordine costituito, che corrispondono all&#8217;anima irascibile; gli artigiani e gli uomini dediti al commercio, corrispondenti all&#8217;anima concupiscibile. </li></ul><p><a rel="attachment wp-att-2373" href="http://www.archeoguida.it/002367_platone.html/platone-incisione"><img class="alignnone size-full wp-image-2373" title="platone-incisione" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/platone-incisione.jpg" alt="Platone" width="300" height="435" /></a> Platone in una incisione ottocentesca</p><p>Oltre ai “<strong>Dialoghi</strong>”, che vengono solitamente classificati in quelli &#8220;della giovinezza&#8221; o &#8220;socratici&#8221;, &#8220;della maturità&#8221; e &#8220;della tarda età&#8221;, di Platone sono note e pervenute alcune <strong>Lettere</strong>.</p><p class="aaa4">Dialoghi &#8220;socratici” o &#8220;della giovinezza&#8221;</p><ul><li>Apologia di Socrate</li><li>Critone</li><li>Ipparco</li><li>Ippia minore</li><li>Alcibiade primo</li><li>Protagora</li><li>Eutifrone</li><li>Liside</li><li>Carmide</li><li>Lachete</li><li>Ippia maggiore</li><li>Ione</li><li>Menesseno</li></ul><p class="aaa4">Dialoghi “della maturità”</p><ul><li>Gorgia</li><li>Menone</li><li>Eutidemo</li><li>Cratilo</li><li>Repubblica</li><li>Fedone</li><li>Simposio o Convito</li><li>Fedro</li></ul><p class="aaa4">Dialoghi &#8220;della tarda età&#8221;</p><ul><li>Teeteto</li><li>Parmenide</li><li>Sofista</li><li>Politico</li><li>Filebo</li><li>Timeo</li><li>Crizia</li><li>Leggi</li></ul><p> E&#8217; possibile rilevare come i temi filosofici (la virtù, la teoria della reminiscenza, l&#8217;immortalità delle Idee e dell&#8217;anima, l&#8217;amore) trattati nei primi dialoghi siano compendiati e ampiamente sviluppati nella “Repubblica”, opera centrale articolata in dieci libri, nella quale Platone descrive la struttura ideale dello Stato in funzione della sua dottrina. Frutto di un&#8217;incessante ricerca speculativa, il pensiero di Platone si caratterizza per una continua evoluzione sino all&#8217;età avanzata del filosofo che, nelle ultime opere, cerca di offrire sistemazione ad alcune questioni cruciali, tra cui il problema morale, la struttura del cosmo, i compiti dello Stato.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002367_platone.html" data-text="Platone" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002367_platone.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002367_platone.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Plotino</title><link>http://www.archeoguida.it/002362_plotino.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002362_plotino.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 23:08:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category> <category><![CDATA[Ipazia]]></category> <category><![CDATA[Plotino]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2362</guid> <description><![CDATA[Plotino (203/205 &#8211; 270 d.C.) Finchè un essere non possiede il Bene, vuole un&#8217;altra cosa; quando la possiede, egli vuole se stesso: la presenza del Bene in lui non dipende dal caso né è estranea alla sua volontà: la sua essenza è definita dal Bene e, per esso, appartiene a se stessa (Plotino, Enneadi, VI, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2364" href="http://guida.archart.it/002362_plotino.html/plotino-2"><img class="alignnone size-full wp-image-2364" title="plotino" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/plotino.jpg" alt="Ammiano Sacca" width="400" height="479" /></a></strong></p><p><strong>Plotino (203/205 &#8211; 270 d.C.)</strong></p><blockquote><p><em>Finchè un essere non possiede il Bene, vuole un&#8217;altra cosa; quando la possiede, egli vuole se stesso: la presenza del Bene in lui non dipende dal caso né è estranea alla sua volontà: la sua essenza è definita dal Bene e, per esso, appartiene a se stessa</em></p></blockquote><p>(Plotino, <em>Enneadi</em>, VI, 8)</p><p>E&#8217; stato affermato che tutto il pensiero filosofico occidentale non sarebbe altro che una lunga serie di annotazioni esplicative a margine delle opere di Platone (1): un&#8217;affermazione evidentemente iperbolica, che però coglie e sintetizza l&#8217;importanza capitale del pensiero platonico per i successivi sviluppi.</p><p>Tale consapevolezza era, del resto, già viva presso gli antichi: nel periodo compreso fra il III° e il VII° secolo si snoda, infatti, il percorso della scuola neoplatonica, fondata ad Alessandria dal filosofo <strong>Ammonio Sacca</strong>, che ebbe tra i suoi discepoli più illustri Plotino.</p><p>Nativo di Licopoli, località egiziana, Plotino fu allievo di Ammonio tra il 232 e il 243 d.C., per poi trasferirsi a <strong>Roma</strong> dove aprì una sua propria scuola, che assurse ben presto a notevole prestigio. Il complesso dell&#8217;insegnamento plotiniano fu posto per iscritto da Porfirio nei volumi delle “<strong>Enneadi</strong>”, che in sei gruppi di nove trattati ciascuno racchiudevano i contenuti delle lezioni impartite dal maestro.</p><p>E&#8217; possibile notare come nella corrente neoplatonica fossero confluiti motivi di pensiero propri di numerose scuole: dal medioplatonismo al neopitagorismo, dal neoaristotelismo sino a culti e dottrine di origine orientale. Lo stesso Plotino, che pure aspirava ad offrire un commento e una rilettura della dottrina di Platone, in realtà diede vita ad un&#8217;autentica rifondazione della metafisica così come era stata sino ad allora elaborata.</p><p>Centrale, nella riflessione plotiniana, è il tema dell&#8217;<strong>Uno</strong> quale principio di suprema unificazione e scaturigine di vita per tutto ciò che esiste. L&#8217;Uno viene denominato anche <strong>Bene</strong>, perchè esso è ciò di cui tutte le cose hanno assolutamente necessità per poter esistere. Secondo Plotino, l&#8217;Uno, in primo luogo, si “autopone”, si “autocrea”; in secondo luogo, da esso procedono tutte le cose, in un movimento per cui la suprema Unità, ponendo se stessa come potenza infinita, necessariamente si espande diventando principio di realtà.</p><p>Dalla prima, fondamentale ipòstasi (l&#8217;Uno) derivano le altre due: lo <strong>Spirito</strong>, corrispettivo delle Idee platoniche, e l&#8217;<strong>Anima</strong>, causa del mondo sensibile. Le tre ipòstasi stanno fra di loro in un rapporto di reciproca “contemplazione”, per cui esistono un&#8217;attività specifica di ognuna di esse e un&#8217;attività che procede da ciascuna: in particolare, si deve all&#8217;Anima, caratterizzata da tre livelli gerarchici, la processione (2) dell&#8217;universo fisico, della materia e della temporalità. In tale contesto, compito dell&#8217;uomo è quello di tendere alla libertà, intesa come recupero dell&#8217;unione con l&#8217;Uno-Bene attraverso l&#8217;esercizio della virtù e la progressiva purificazione sino a raggiungere uno stato, per così dire, di iper-razionalità, denominato estasi, in cui l&#8217;anima umana è completamente piena dell&#8217;Uno, in-diata.</p><p>“Spògliati di tutto” &#8211; delle rappresentazioni mentali, degli affetti, della parola e della stessa ragione dialettica – è, non a caso, il motto plotiniano che sintetizza il movimento dell&#8217;anima in tensione verso il Principio assoluto da cui essa, in ultima analisi, dipende.</p><p>Oltre a quella originaria di Ammonio Sacca e a quella romana di Plotino, nella tarda antichità sorsero altre scuole di orientamento neoplatonico: in Siria, istituita da Giamblico; a Pergamo, su iniziativa di <strong>Edesio</strong>, allievo di <strong>Giamblico</strong>; ad Atene, che annoverò <strong>Proclo</strong> tra i suoi principali esponenti, e di nuovo ad Alessandria, in contemporanea con la scuola ateniese e nella quale si distinse la figura di <strong>Ipazia</strong>. In generale, rispetto all&#8217;insegnamento plotiniano, le scuole successive si caratterizzarono per una significativa combinazione della componente filosofica con quella religioso-esoterica.</p><p>(1) Tale considerazione venne espressa da Alfred North Whitehead, filosofo del Novecento attivo a Cambridge.</p><p>(2) E&#8217; importante porre attenzione a questo termine: secondo Plotino, infatti, non esiste “creazione” nel senso biblico del termine. Dio – o l&#8217;Ente supremo – non crea per amore o per atto di libera volontà, ma in virtù del fatto che il Principio supremo, “ponendo” se stesso, si espande per necessità, dando vita a ciò che è altro da se stesso.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002362_plotino.html" data-text="Plotino" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002362_plotino.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002362_plotino.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Pirrone</title><link>http://www.archeoguida.it/002357_pirrone.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002357_pirrone.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 23:05:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category> <category><![CDATA[Pirrone]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2357</guid> <description><![CDATA[Pirrone (365 a.C. &#8211; 270 a.C.) Pirrone affermava che non v&#8217;è nessuna differenza tra vita e morte. Un tale gli disse: “Perchè dunque tu non muori?”, ed egli: “Perché non c&#8217;è nessuna differenza”, rispose (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi) Questo, o Pirrone, il mio cuore desidera udire, come mai, ancor uomo qual sei, vivi serenamente [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2359" href="http://guida.archart.it/002357_pirrone.html/pirrone-2"><img class="alignnone size-full wp-image-2359" title="pirrone" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/pirrone.jpg" alt="Pirrone " width="192" height="255" /></a></strong></p><p><strong>Pirrone (365 a.C. &#8211; 270 a.C.)</strong></p><blockquote><p><em>Pirrone affermava che non v&#8217;è nessuna differenza tra vita e morte. </em></p><p><em>Un tale gli disse: “Perchè dunque tu non muori?”, </em></p><p><em>ed egli: “Perché non c&#8217;è nessuna differenza”, rispose</em></p><p>(Diogene Laerzio, <em>Vite dei filosofi</em>)</p><p><em>Questo, o Pirrone, il mio cuore desidera udire,</em></p><p><em>come mai, ancor uomo qual sei, vivi serenamente in quiete</em></p><p><em>tu solo agli uomini facendo da guida come un dio</em></p></blockquote><p>(Timone)</p><p>Partecipe dell&#8217;impresa di conquista in Oriente intrapresa da Alessandro Magno, Pirrone, inizialmente seguace della dottrina dell&#8217;atomismo, fu iniziatore e capofila della scuola scettica, una delle correnti filosofiche che contraddistinsero l&#8217;epoca ellenistica.</p><p>Lo <strong>scetticismo</strong> (dal greco <em>sképsis</em> che significa “ricerca”, “dubbio”) si articola lungo tre linee di sviluppo e di affermazione: la prima, per la quale si parla più propriamente di “pirronismo” (seconda metà IV° sec. a.C. &#8211; III° sec. a.C.), rappresentata appunto da Pirrone, che ne gettò le basi, e da Timone di Fliunte; la seconda (III° sec. a.C. &#8211; II° sec. a.C.), coincidente con l&#8217;attività dell&#8217;Accademia platonica sotto la guida di Arcesilao e di Carneade; la terza (fine I° sec. a.C. &#8211; II° sec. d.C.), infine, contraddistinta dal neopirronismo dialettico professato da Enesidemo e da Agrippa e dal neopirronismo empirico sostenuto da Sesto.</p><p>Sono essenzialmente tre le asserzioni che caratterizzano la dottrina pirroniana:</p><ul><li>ciò che esiste è mera apparenza e, rispetto ad essa, i sensi non sono in grado di offrire attestazione né vera né falsa. La realtà sensibile è del tutto “indifferenziata” e “indiscriminata” in confronto al “divino” e al “bene”, che solo è dotato di senso</li></ul><p> </p><ul><li>la disposizione interiore dell&#8217;uomo verso la realtà esterna non può che essere all&#8217;insegna dell&#8217;astensione da ogni giudizio, da ogni inclinazione e da ogni agitazione. In un quadro segnato dall&#8217;indifferenza degli oggetti e dall&#8217;impossibilità di discernere opinioni vere o false, è chiaro che su ogni cosa non sarà possibile dire altro che “è non più che non è”;</li></ul><p> </p><ul><li>se intorno a ciò che esiste non è possibile esprimere nulla di certo, il saggio, secondo Pirrone, è chiamato a coltivare l&#8217;afasia (assenza di parola) e l&#8217;imperturbabilità, ossia la pace che non conosce turbamento alcuno pure di fronte alle più svariate circostanze. Queste ultime, infatti, non sono che mera indifferenza, pura apparenza a paragone della vita secondo la “natura del divino e del bene”. Tale impostazione rigorosamente austera della vita morale derivò forse a Pirrone dall&#8217;influenza su di lui esercitata dai gimnosofisti, sapienti indiani incontrati durante il viaggio al seguito di Alessandro Magno, che vivevano nelle selve dedicandosi all&#8217;ascesi.</li></ul><p> </p><p>Le posizioni di Pirrone conobbero un approfondimento e una radicalizzazione significativi durante il periodo “accademico”, segnato dalla direzione di Arcesilao &#8211; che condusse una strenua battaglia contro il criterio veritativo indicato dagli Stoici<a href="http://guida.archart.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a> a tutto vantaggio del vivere secondo “ragionevolezza” &#8211; e da quella di Carneade, sostenitore del criterio della “probabilità” quale regola dell&#8217;agire umano. Enesidemo promosse, invece, un recupero delle originarie posizioni pirroniane attraverso l&#8217;elencazione di dieci argomenti (o “tropi”),nei quali viene ribadita l&#8217;impossibilità di pervenire ad una conoscenza oggettiva della realtà esterna, alla luce della sua fondamentale “indifferenza”; come, del resto, si evince dagli scritti di Sesto Empirico (in particolare le “Ipotiposi” o “Schizzi pirroniani”), lo scetticismo esprime una critica lucida e serrata nei confronti dei sistemi consolidati di pensiero, soprattutto di tipo metafisico e dogmatico, per privilegiare un approccio più pragmatico alla realtà: se all&#8217;uomo non è consentito raggiungere un idoneo livello di certezza conoscitiva, il suo impegno si rivolgerà all&#8217;assunzione di uno stile di vita che, nelle scelte concrete, tenda al distacco dalle passioni quale “bene sommo” a cui aspirare.</p><p><a href="http://guida.archart.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=327-1235#sdfootnote1anc">1</a>Com&#8217;è noto, la rappresentazione secondo verità (detta anche “rappresentazione catalettica”) si attua quando il soggetto liberamente offre il proprio assenso all&#8217;impressione esercitata sull&#8217;anima dal contatto con gli oggetti esterni. E&#8217; interessante notare come, nel suo sviluppo accademico, lo scetticismo si contrapponga ad un&#8217;altra scuola, la stoica, pure di età ellenistica e anch&#8217;essa attestata su posizioni di rottura rispetto all&#8217;impostazione metafisica di stampo platonico.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002357_pirrone.html" data-text="Pirrone" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002357_pirrone.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002357_pirrone.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Parmenide di Elea</title><link>http://www.archeoguida.it/002352_parmenide-di-elea.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002352_parmenide-di-elea.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 23:03:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category> <category><![CDATA[Parmenide]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2352</guid> <description><![CDATA[Parmenide (515 a.C. &#8211; 450 a.C.) Orbene, io ti dirò (e tu ascolta e accogli la mia parola) quali vie di ricerca soltanto si possono pensare: l&#8217;una che è e che non è possibile che non sia è il sentiero della Persuasione, perché tien dietro alla Verità - e l&#8217;altra che non è e che [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2354" href="http://guida.archart.it/002352_parmenide-di-elea.html/parmenide"><img class="alignnone size-full wp-image-2354" title="parmenide" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/parmenide.jpg" alt="Parmenide" width="354" height="510" /></a></strong></p><p><strong>Parmenide (515 a.C. &#8211; 450 a.C.)</strong></p><blockquote><p><em>Orbene, io ti dirò (e tu ascolta e accogli la mia parola)</em></p><p><em>quali vie di ricerca soltanto si possono pensare:</em></p><p><em>l&#8217;una che è e che non è possibile che non sia</em></p><p><em>è il sentiero della Persuasione, perché tien dietro alla Verità -</em></p><p><em>e l&#8217;altra che non è e che è necessario che non sia: </em></p><p><em>e io ti dico che questa è una via preclusa ad ogni ricerca: </em></p><p><em>infatti non potresti conoscere ciò che non è (giacché non è cosa possibile)</em></p><p><em>né potresti esprimerlo.</em></p><p><em>Infatti lo stesso è pensare ed essere. </em></p></blockquote><p>(Parmenide, <em>Frammenti</em> 2 e 3, Diels-Kranz)</p><p>Attivo nel corso del V° secolo a.C., Parmenide è considerato uno dei principali esponenti della scuola di pensiero detta <strong>eleatica</strong>, dal nome della località di Elea, sita nel territorio dell&#8217;attuale provincia di Salerno, ove egli nacque.</p><p>Nell&#8217;ambito della filosofia presocratica, la corrente di Elea si contraddistingue rispetto alla dottrina professata dalla <strong>scuola di Mileto</strong>, alla quale appartenevano pensatori quali Talete, Anassimandro ed Anassimene, per la rilevanza in essa assunta dalla questione ontologica, ossia relativa all&#8217;essere: che cos&#8217;è, qual è la sua natura, qual è il suo rapporto con l&#8217;esistenza. A differenza dei filosofi naturalisti, per i quali era centrale la domanda sull&#8217;<em>arché</em>, sul principio originario di tutto ciò che esiste, gli eleatici incentrarono la propria riflessione sui criteri fondativi della verità, che rendono possibile un&#8217;autentica conoscenza.</p><p>Allievo, secondo alcune testimonianze, di Senofane, Parmenide scrisse un poema in versi dal titolo “Sulla natura”, il cui prologo si ripartisce in due parti, dedicate rispettivamente alla verità e all&#8217;opinione (in greco <em>doxa</em>), quest&#8217;ultima di carattere ingannevole.</p><p>In che cosa consiste la via dell&#8217;opinione? La risposta non è semplice: forse Parmenide ha voluto intendere, sotto tale denominazione, la filosofia della natura nell&#8217;approccio tipico della scuola ionica di Mileto, oppure il sistema delle convenzioni linguistiche umane basate sull&#8217;apparenza, oppure ancora il complesso dei fenomeni sensibili. In ogni caso, è certo che la via della verità è la via del “ciò che è” e che “non è possibile che non sia”, mentre la via della <em>doxa</em> è quella in cui essere e non-essere sono ritenuti, ad un tempo, identici e non identici. Ma che cos&#8217;è l&#8217;ente, la cui proprietà costitutiva è l&#8217;essere, menzionato da Parmenide? Pure in questo caso non è agevole fornire una risposta univoca: l&#8217;ente parmenideo, che “è e non può non essere”, che “è o non è”, è oggetto di una ricerca progressiva lungo la via della verità, a cui si perviene dimostrando, di volta in volta, i caratteri che lo contraddistinguono. Ciò che conta maggiormente, quindi, non è tanto la definizione, in senso stretto, dell&#8217;essere, quanto piuttosto la sua esplicitazione: Parmenide è il primo a sollevare la questione di un principio, caratterizzato dall&#8217;eternità, dall&#8217;unità e dalla staticità, dal quale far discendere tutto ciò che esiste e che, al contrario, si connota per la finitezza, la molteplicità e la mutevolezza. Di qui il suo rigore profondamente razionalista nell&#8217;indagine della realtà e la sostanziale diffidenza nei confronti di un approccio basato sui sensi e sulla loro capacità percettiva.</p><h4>Approfondimenti</h4><p><a href="http://www.geagea.com/Monografie/Fil-01/4.htm" target="_blank">http://www.geagea.com/Monografie/Fil-01/4.htm</a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002352_parmenide-di-elea.html" data-text="Parmenide di Elea" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002352_parmenide-di-elea.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002352_parmenide-di-elea.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Protagora</title><link>http://www.archeoguida.it/002237_protagora.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002237_protagora.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 18:15:36 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category> <category><![CDATA[oratori]]></category> <category><![CDATA[Protagora]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2237</guid> <description><![CDATA[Protagora (486 a.C. &#8211; 411 a.C.) opere principali: Antilogie, Sulla verità o Ragionamenti demolitori. Filosofo e retore, Protagora fu il padre del movimento della Sofistica che si affermò nel corso del V° secolo ad opera di intellettuali, denominati, appunto, “sofisti”, i quali svolgevano un ruolo di insegnanti ed educatori al servizio delle classi più abbienti, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Protagora (486 a.C. &#8211; 411 a.C.)</strong></p><p>opere principali: <em>Antilogie</em>, <em>Sulla verità</em> o <em>Ragionamenti demolitori</em>.</p><p>Filosofo e retore, Protagora fu il padre del movimento della Sofistica che si affermò nel corso del V° secolo ad opera di intellettuali, denominati, appunto, “sofisti”, i quali svolgevano un ruolo di insegnanti ed educatori al servizio delle classi più abbienti, fornendo un&#8217;educazione nella quale la retorica e lo studio dell&#8217;arte della parola giocavano un ruolo determinante: il futuro protagonista della vita politica ateniese doveva, infatti, disporre non solo di un&#8217;elevata cultura, ma anche della capacità di esprimerla attraverso un uso corretto e suadente del discorso parlato.</p><p>Proprio in virtù di tale attenzione privilegiata alla relazione pedagogica, i sofisti legarono il proprio nome alla prima corrente filosofica orientata all&#8217;analisi dell&#8217;agire umano; essi, in particolare, svilupparono un approccio al problema della conoscenza caratterizzato dall&#8217;accentuazione del <span style="text-decoration: underline;">relativismo</span>: secondo la prospettiva sofistica, in altri termini, non esiste una possibile conoscenza in senso assoluto della realtà, ma ogni opinione, avanzata dal singolo soggetto, è da considerarsi valida. In un contesto nel quale tutti i punti di vista hanno dignità e ragione d&#8217;essere, è chiaro, allora, che diventa determinante la potenza della parola e del discorso persuasivo al fine di orientare le coscienze e di influenzare le mentalità. L&#8217;opera principale di Protagora, intitolata <em>Antilogie</em>, propone, ad esempio, una serie di argomenti trattati da differenti angolazioni, ognuna delle quali viene considerata degna di essere presa in considerazione.</p><p>Se non esiste più una verità, allora non si può nemmeno presumere di voler individuare una regola di comportamento ispirata a valori universalmente riconosciuti: ciò spiega il motivo per cui all&#8217;ottica relativista adottata dai sofisti a livello conoscitivo ne corrisponda una anche a livello morale. Quale dev&#8217;essere, allora, il principio guida che deve ispirare la condotta umana al fine di evitare l&#8217;inevitabile confusione generata dalle diverse opinioni? Secondo Protagora, tale principio si identifica sempre più con ciò che è utile e vantaggioso alla luce della concreta esperienza di vita maturata dal singolo soggetto. Ecco, quindi, che il ruolo dell&#8217;oratore non è più quello di indicare dei principi validi per tutti ai quali attenersi, ma di sollecitare nell&#8217;uditorio l&#8217;assunzione della propria specifica responsabilità in ordine a ciò che veramente può giovare al bene collettivo.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002237_protagora.html" data-text="Protagora" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002237_protagora.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002237_protagora.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Plutarco</title><link>http://www.archeoguida.it/002218_plutarco.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002218_plutarco.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 18:01:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category> <category><![CDATA[Plutarco]]></category> <category><![CDATA[storici greci]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2218</guid> <description><![CDATA[Plutarco (47-127 d.C.) opere principali: Vite parallele, Moralia Nativo di Cheronea, località della Beozia, ove ricoprì anche incarichi amministrativi, Plutarco si impone quale personalità di primo piano nel quadro della letteratura e della storiografia di epoca imperiale. Il suo nome si lega, soprattutto, alla compilazione delle Vite parallele, una raccolta di ventitre coppie di biografie [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2219" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/002218_plutarco.html/plutarco"><img class="alignnone size-full wp-image-2219" title="Plutarco" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Plutarco.jpg" alt="Plutarco " width="500" height="438" /></a></strong></p><p><strong>Plutarco (47-127 d.C.)</strong></p><p>opere principali: <em>Vite parallele</em>, <em>Moralia</em></p><p>Nativo di Cheronea, località della Beozia, ove ricoprì anche incarichi amministrativi, Plutarco si impone quale personalità di primo piano nel quadro della letteratura e della storiografia di epoca imperiale. Il suo nome si lega, soprattutto, alla compilazione delle <em>Vite parallele</em>, una raccolta di ventitre coppie di biografie di personaggi illustri, presi rispettivamente dalla storia greca e da quella romana, accostati in modo da porne in luce le caratteristiche di complementarità più che quelle di dissomiglianza. Tra le coppie esaminate figurano quelle di Epaminonda e Scipione l&#8217;Africano, Pericle e Fabio Massimo, Lisandro e Silla, Cimone e Lucullo, Alessandro e Cesare, Demostene e Cicerone. Accanto alle coppie, Plutarco esaminò anche vite singole, molte delle quali andate perdute, come quelle di Augusto, Tiberio, Gaio Cesare e Nerone.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002218_plutarco.html" data-text="Plutarco" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002218_plutarco.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002218_plutarco.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Polibio</title><link>http://www.archeoguida.it/002214_polibio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002214_polibio.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 17:59:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - P]]></category> <category><![CDATA[Polibio]]></category> <category><![CDATA[storici greci]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2214</guid> <description><![CDATA[Polibio (206 a.C. &#8211; 124 a.C.) opere principali: Storie (40 libri) Deportato come ostaggio a Roma in seguito alla caduta della Macedonia nella battaglia di Pidna (168 a.C.), che pose fine all&#8217;indipendenza della Grecia, Polibio è lo storico al quale maggiormente si deve la ricostruzione delle vicende fondative della grandezza di Roma. Il suo prestigio [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Polibio<em> </em>(206 a.C. &#8211; 124 a.C.)</strong></p><p>opere principali:<em> Storie </em>(40 libri)</p><p>Deportato come ostaggio a Roma in seguito alla caduta della <strong>Macedonia</strong> nella battaglia di <strong>Pidna</strong> (168 a.C.), che pose fine all&#8217;indipendenza della Grecia, Polibio è lo storico al quale maggiormente si deve la ricostruzione delle vicende fondative della grandezza di Roma.</p><p>Il suo prestigio e la sua fortuna, oltre ai legami con il circolo culturale degli <strong>Scipioni</strong> si devono alla monumentale opera <em>Storie</em>, originariamente in quaranta libri dei quali solo cinque, unitamente ad ampi frammenti, sono pervenuti: si tratta di un ampio <em>excursus</em> sulla storia di Roma nel periodo compreso fra l&#8217;anno 220 a.C. e il 146 a.C., preceduti da un&#8217;introduzione a far data dall&#8217;anno 264 a.C. Nell&#8217;opera polibiana è stato visto un intento celebratorio della grandezza dell&#8217;Urbe, che non terrebbe nel giusto conto il lungo periodo di preparazione all&#8217;apogeo raggiunto da Roma nel giro di pochi decenni; indipendentemente da qualsiasi considerazione intorno all&#8217;obiettività di Polibio, è, però, senza dubbio importante notare come le ricostruzioni dei fatti da lui proposte si basino su una puntuale osservanza del principio di causa-effetto, sull&#8217;esame delle fonti da cui vengono attinte le notizie, su una spiccata predilezione per informazioni di prima mano fornite da testimoni oculari o dall&#8217;autore stesso, testimone del singolo accadimento. Le <em>Storie</em> di Polibio sono la prima, grande opera storiografica dedicata al predominio di Roma nel Mediterraneo, il fattore unificante intorno al quale viene organizzato l&#8217;impianto complessivo della narrazione.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002214_polibio.html" data-text="Polibio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002214_polibio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002214_polibio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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