<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Personaggi &#8211; M</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/personaggi/personaggi-m/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Massimo Planude</title><link>http://www.archeoguida.it/005899_massimo-planude.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005899_massimo-planude.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:46:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5899</guid> <description><![CDATA[Manuele (poi Massimo) Planude (1260-1330) Il periodo bizantino segna un nodo cruciale nella storia dell&#8217;evoluzione della lingua greca antica che, in tale momento storico, si caratterizza per un deciso consolidamento dei tratti della koiné, ossia della lingua affermatasi nel corso della precedente epoca ellenistica e contraddistinta dall&#8217;adozione di una base uniforme costituita dal dialetto attico [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>Manuele (poi Massimo) Planude</h2><p>(1260-1330)</p><p>Il periodo bizantino segna un nodo cruciale nella storia dell&#8217;evoluzione della lingua greca antica che, in tale momento storico, si caratterizza per un deciso consolidamento dei tratti della koiné, ossia della lingua affermatasi nel corso della precedente epoca ellenistica e contraddistinta dall&#8217;adozione di una base uniforme costituita dal dialetto attico con il superamento delle particolarità linguistiche dialettali più spiccate.</p><p>Agli studiosi di grammatica bizantini si deve un contributo fondamentale nella stesura di scholia alle opere redatte in greco antico: si pensi, ad esempio, ai commenti filologico-esegetici alle tragedie greche redatti da Tommaso Magistro (<a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/Tommaso+Magistro.html" target="_blank">http://www.sapere.it/enciclopedia/Tommaso+Magistro.html</a> ).</p><p>Come si evince dal loro profilo biografico, alcuni di questi grammatici erano monaci ma, soprattutto, occuparono posti di spicco presso le corti degli imperatori in qualità di consiglieri e di collaboratori: il Magistro fu accanto ad Andronico II di Bisanzio, regnante fra 1282 e 1328, mentre Massimo Planude, che ebbe tra i suoi allievi Manuele Moscopulo, al quale pure si deve una notevole opera di commento esegetico sui poemi omerici e su alcune raccolte di poesie antiche, svolse rilevanti incarichi politico-diplomatici durante i regni di Michele VIII, capostipite della dinastia dei Paleologi, sul trono fra 1259 al 1282, e del figlio Andronico (1282-1328).</p><p>Nativo di Nicomedia, ma trasferitosi ben presto nella capitale costantinopolitana, Massimo Planude svolse una fecondissima attività di commento esegetico a molte opere dell&#8217;antica grecità, nonché di traduzione in lingua greca di molte opere latine &#8211; dal Somnium Scipionis di Cicerone alle Metamorfosi di Ovidio per giungere ad alcune delle principali opere di Sant&#8217;Agostino, il De Trinitate e il De civitate Dei &#8211; che, da quel momento, iniziarono ad essere testi di riferimento anche per lo studio dell&#8217;idioma di Pericle: una novità assoluta per l&#8217;Occidente, ancora digiuno di greco e della sua letteratura! Alla penna di Planude si devono pure la stesura di orazioni ed omelie (egli si distinse pure come teologo e rétore), la compilazione di alcuni trattati grammaticali, la redazione dei Commentari sulla “Retorica” di Ermogene di Tarso ma, soprattutto, dello scritto per il quale è maggiormente noto: l&#8217;Antologia Planudea.</p><p>Pervenutaci in tre manoscritti, conservati a Venezia (il Marciano greco n. 481, che riporta l&#8217;autografo dellopera), a Londra e a Parigi, l&#8217;Antologia del Planude si colloca sulla scia della celebre Antologia Palatina, cosiddetta dal nome della Biblioteca di Heidelberg ove venne rinvenuta nel 1607 da Claude de Saumaise. La Palatina è una insigne raccolta di circa 3700 epigrammi di autori appartenenti ad un amplissimo periodo, dall&#8217;epoca arcaica sino al periodo bizantino: è possibile dire che, senza la compilazione di tale preziosissima raccolta, ben misero sarebbe stato il novero della produzione epigrammatica nelle sue varie accezioni – amorosa, funeraria, votiva, tombale – che avrebbe attraversato i secoli. Articolata in 15 libri, l&#8217;Antologia Palatina comprende numerose, analoghe raccolte elaborate nei secoli precedenti, tra cui si segnalano la Corona (in greco Stephanos) di Meleagro di Gadara, la Ghirlanda (in greco Stephanos) di Filippo di Tessalonica, il Ciclo di Agazia di Mirina e, soprattutto, l&#8217;Antologia di Costantino Cefala, nella quale confluiscono le tre summenzionate raccolte, unitamente ad altre, tra cui un florilegio di Diogeniano di Eraclea.</p><p>A margine delle edizioni della Palatina si trova, solitamente, il complesso degli epigrammi riportati dalla Antologia Planudea che, prima della scoperta dell&#8217;antologia di Heidelberg, rappresentava l&#8217;unico testo di riferimento nel suo genere: la raccolta di Planude è di minori dimensioni, in quanto l&#8217;autore utilizzò sostanzialmente due sole fonti, che gli permisero, comunque, di reperire 388 epigrammi non presenti nella Palatina, per un totale complessivo di 2400 componimenti ripartiti in sette libri. L&#8217;opera di Planude venne portata in Europa, precisamente in Italia, presso la Biblioteca Marciana di Venezia, dal card. Bessarione e pubblicata a Firenze nel 1494 dall&#8217;umanista, nonché poeta egli stesso, Giano Làscaris, al quale si deve pure l&#8217;edizione degli Inni di Callimaco.</p><p>Oltre che per la poesia, la teologia e la retorica, Massimo Planude coltivò pure un significativo interesse per la scienza matematica, come attestato dalla sua edizione di importanti testi antichi in argomento, tra cui gli Elementi di Euclide, l&#8217;Arithmetica di Diofanto di Alessandria e la Sferica di Teodosio Tripolita (o di Bitinia).</p><h4>Approfondimenti</h4><p>Per approfondimenti bibliografici sul profilo di Massimo Planude si veda il link</p><p><a href="http://www.ancientlibrary.com/smith-bio/2718.html" target="_blank">http://www.ancientlibrary.com/smith-bio/2718.html</a> : notizie tratte dal Dictionary of Greek and Roman Biography and Mithology (ed. William Smith, 1870).</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005899_massimo-planude.html" data-text="Massimo Planude" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005899_massimo-planude.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005899_massimo-planude.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Melitone di Sardi</title><link>http://www.archeoguida.it/005890_melitone-di-sardi.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005890_melitone-di-sardi.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:40:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5890</guid> <description><![CDATA[Melitone, vescovo di Sardi (II secolo) E&#8217; lui l&#8217;agnello muto, è lui l&#8217;agnello sgozzato, è lui che nacque da Maria, l&#8217;Agnella pura, è lui che fu preso dal gregge e all&#8217;immolazione fu trascinato. (Omelia sulla Pasqua) Menzionato da Tertulliano, che ne ricorda la fama di profeta conseguita presso il popolo cristiano, Melitone, che esercitò il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>Melitone, vescovo di Sardi</h2><p>(II secolo)</p><blockquote><p>E&#8217; lui l&#8217;agnello muto,<br /> è lui l&#8217;agnello sgozzato,<br /> è lui che nacque da Maria, l&#8217;Agnella pura,<br /> è lui che fu preso dal gregge<br /> e all&#8217;immolazione fu trascinato.</p></blockquote><p>(Omelia sulla Pasqua)</p><p>Menzionato da Tertulliano, che ne ricorda la fama di profeta conseguita presso il popolo cristiano, Melitone, che esercitò il ministero episcopale in una delle principali città della terra asiatica di Lidia, occupa un posto di rilievo, nonostante la relativa scarsità di notizie che intorno alla sua figura ci è pervenuta, nella storia della letteratura apologetica del II secolo, unitamente ad un altro “grande” della fede, san Giustino martire. Come quest&#8217;ultimo, infatti, Melitone lega il proprio nome alla stesura di un&#8217;Apologia, andata pressocchè perduta e di cui pochissime attestazioni sono state tramandate per opera di Eusebio di Cesarea (265-340), nella quale l&#8217;autore si rivolge all&#8217;allora imperatore Marco Aurelio, da un lato denunciando la situazione di oppressione vissuta dai cristiani residenti in Asia Minore e sollecitando il sovrano a non dare credito ad segnalazioni calunniose sul loro conto, ma a giudicare con piena cognizione di causa intorno alle denunce che gli venivano presentate; dall&#8217;altro, ponendo in luce il valore e l&#8217;importanza della fede cristiana anche in relazione alla pace e alla prosperità dell&#8217;Impero.</p><p>I pochi, ma preziosissimi frammenti dell&#8217;Apologia di Melitone si possono leggere nel quarto libro dell&#8217;Historia Ecclesiastica di Eusebio, articolata in dieci libri e dedicata alla narrazione delle vicende della comunità cristiana dalla sua fondazione sino al regno di Costantino il Grande, sul trono fra il 306 e il 337, nonché nel testo, di impostazione cronologica, risalente al VII secolo, intitolato Chronicon paschale (o Chronicon Alexandrinum).</p><p>Oltre all&#8217;Apologia, Melitone di Sardi fu autore anche di altri scritti, molti di attribuzione incerta, tra cui spicca senz&#8217;altro l&#8217;Omelia Pasquale, la cui scoperta da parte di Campbell Bonner nell&#8217;anno 1940 “è stato uno degli eventi più importanti per gli studi sulla teologia dei primi secoli cristiani. «Fu come se improvvisamente una finestra si fosse spalancata sulla vita liturgica della primitiva cristiana». E&#8217; infatti, un testo che ci permette, forse come nessun altro, di entrare in contatto con il linguaggio adoperato dai cristiani dell&#8217;Asia Minore nella seconda metà del secondo secolo” (1). L&#8217;Omelia si struttura come uno splendido commento esegetico intorno al XII capitolo del libro dell&#8217;Esodo, nelle cui vicende viene chiaramente prefigurato il ruolo salvifico di Cristo: “Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, «al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen» (Gal 1,5 ecc).</p><p>Egli scese dai cieli sulla terra per l&#8217;umanità sofferente; si rivestì della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di sé le sofferenze dell&#8217;uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale distrusse la morte omicida. Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall&#8217;Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue. Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l&#8217;iniquità e l&#8217;ingiustizia, come Mosé condannò alla sterilità l&#8217;Egitto. Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la Pasqua della nostra salvezza” (2).</p><p>Contraddistinta da uno stile marcatamente oratorio e da un ritmo discorsivo che la rende quanto mai avvicente, l&#8217;Omelia di Melitone individua nella Pasqua di Gesù Cristo l&#8217;evento salvifico per eccellenza, nel quale si ricapitolano e si rendono pienamente manifeste nel loro riposto significato le vicende narrate nell&#8217;Antico Testamento. “ Il mistero della Pasqua – sottolinea Melitone – è nuovo e antico, eterno e temporale, corruttibile e incorruttibile, mortale e immortale. Antico secondo la legge, nuovo secondo il Verbo; temporaneo nella figura, eterno nella grazia; corruttibile per l&#8217;immolazione dell&#8217;agnello, incorruttibile per la vita del Signore; mortale per la sua sepoltura nella terra, immortale per la sua risurrezione dai morti […]. La similitudine è passata ed ha trovato compimento la realtà espressa: invece di un agnello, Dio, l&#8217;uomo-Cristo, che tutto compendia” (3). Caratterizzato dalla presenza di formule in stile oracolare, nelle quali Cristo stesso si presenta come “Pasqua della salvezza”, “agnello immolato”, “vita”, “resurrezione”, “luce “ e “salvezza”, il testo omiletico di Melitone è sovente additato per i suoi accenti polemici nei confronti dell&#8217;Antica Alleanza e della sua prassi cultuale: se, infatti, nell&#8217;unico sacrificio di Cristo si era compiuto, in modo pieno, perenne e definitivo, il riscatto dell&#8217;uomo dal peccato d&#8217;origine, la prassi sacrificale in vigore precedentemente doveva considerarsi ormai superata ed inutile.</p><p>Inesausto studioso delle Sacre Scritture, Melitone viene citato dal vescovo Policrate di Efeso (130-196) nell&#8217;ambito della contesa che lo vide protagonista di contro all&#8217;allora papa Vittore I (II secolo) per la determinazione della data corretta in cui si doveva celebrare la solennità di Pasqua: Melitone, infatti, come ricordato da Policrate, sosteneva la legittimità della celebrazione nella data del 14° giorno del mese di Nisan (corrispondente al periodo tra marzo e aprile), senza tener conto del fatto che tale giorno coincidesse o no con la domenica, come, invece, era l&#8217;uso invalso presso le comunità di fede cristiana più legate all&#8217;ooservanza romana.</p><h4>Note</h4><ul><li>(1) La citazione riportata è tratta da Grzegorz Strzelczyk, “Communicatio idiomatum. Lo scambio delle proprietà. Storia, status quaestionis e prospettive”, Editrice Pontificia Università Gregoriana, Roma 2004, p. 51.</li><li>(2) La citazione riportata è tratta dai capp. 65-67 dell&#8217;Omelia Pasquale ed è consultabile all&#8217;indirizzo http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20010412_melitoni_it.html</li><li>(3) La citazione riportata è consultabile all&#8217;indirizzo http://www.rivistaincammino.it/melitone_di_sardi.html</li><li>Un prezioso testo di riferimento per la conoscenza, la lettura e l&#8217;approfondimento degli scritti dei Padri apologeti è senz&#8217;altro Gli apologeti greci, di Clara Burini, Città Nuova Editrice Roma 1986 (edizione aggiornata 2000).</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005890_melitone-di-sardi.html" data-text="Melitone di Sardi" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005890_melitone-di-sardi.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005890_melitone-di-sardi.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Massimo il Confessore</title><link>http://www.archeoguida.it/005886_massimo-il-confessore.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005886_massimo-il-confessore.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:36:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5886</guid> <description><![CDATA[Massimo, detto il Confessore (580-662) “Dio è quel padre affettuoso, che accoglie il figliol prodigo, si china su di lui, è sensibile al suo pentimento, lo abbraccia, lo riveste di nuovo con gli ornamenti della sua paterna gloria e non gli rimprovera nulla di quanto ha commesso. Richiama all&#8217;ovile la pecorella che si era allontanata [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5888" title="Massimo il Confessore" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/08/Massimo-il-Confessore.jpg" alt="Massimo il Confessore" width="500" height="625" /></p><h2>Massimo, detto il Confessore</h2><p>(580-662)</p><blockquote><p>“Dio è quel padre affettuoso,<br /> che accoglie il figliol prodigo, si china su di lui,<br /> è sensibile al suo pentimento, lo abbraccia,<br /> lo riveste di nuovo con gli ornamenti<br /> della sua paterna gloria e non gli rimprovera nulla<br /> di quanto ha commesso.<br /> Richiama all&#8217;ovile la pecorella<br /> che si era allontanata dalle cento pecore di Dio.<br /> Dopo averla trovata che vagava sui colli e sui monti,<br /> non la riconduce all&#8217;ovile a forza di spintoni<br /> e urla minacciose, ma se la pone sulle spalle<br /> e la restituisce incolume al resto del gregge con tenerezza e amore”</p></blockquote><p>(dalle “Lettere”)</p><p>“Nella fortezza di Schemaris presso la riva del fiume Tzkhenis Dsqali sulle montagne del Caucaso, transito di san Massimo il Confessore, abate di Crisopoli vicino a Costantinopoli: insigne per dottrina e zelo per la verità cattolica, che per avere strenuamente combattutto contro l&#8217;eresia monotelita subì dall&#8217;imperatore eretico Costante l&#8217;amputazione della mano destra; insieme a due discepoli, entrambi di nome Anastasio, fu poi relegato, dopo un duro carcere e numerose torture, nella regione di Lesghistan, dove rese lo spirito a Dio”: così recita il Martirologio a proposito della figura di uno dei più ardenti difensori della fede nel contesto delle dispute teologiche che caratterizzarono la vita ecclesiale nel corso del VI-VII secolo.</p><p>Nativo della terra di Palestina, dove ebbe modo di accostarsi all&#8217;esperienza monastica vissuta in quei luoghi e, in particolare, di conoscere il pensiero di Origene, uno dei più grandi teologi ed esegeti del periodo antico, Massimo si trasferì ben presto a Costantinopoli, che dovette lasciare, sull&#8217;onda delle persecuzioni anticristiane portate dai Persiani invasori, per dirigersi in Africa. Come si può cogliere da questi soli primi tratti, Massimo iniziò a sperimentare ben presto le sofferenze e i disagi legati alla professione della fede cristiana. La sua vita, infatti, fu interamente segnata dall&#8217;impegno profuso per la difesa dell&#8217;ortodossia del dogma rispetto all&#8217;eresia detta “monotelismo” o anche “eresia di Sergio”, dal nome del suo promotore, patriarca di Costantinopoli (per maggiori informazioni è possibile consultare il link <a href="http://www.eresie.it/it/Sergio_Costantinopoli.htm" target="_blank">http://www.eresie.it/it/Sergio_Costantinopoli.htm</a> ).</p><p>La posizione monotelita sosteneva che nella persona di Gesù Cristo fosse stata presente una sola volontà, di carattere divino e non umano. Pure se “a prima vista, potrebbe apparire anche una cosa buona che in Cristo ci sia una sola volontà […], san Massimo capì subito che ciò avrebbe distrutto il mistero della salvezza, perchè una umanità senza volontà, un uomo senza volontà, non è un vero uomo, è un uomo amputato. Quindi l&#8217;uomo Gesù Cristo nn sarebbe stato un vero uomo, non avrebbe vissuto il dramma dell&#8217;essere umano, che consiste proprio nella difficoltà di conformare la volontà nostra con la volontà dell&#8217;essere”: così si esprime il papa Benedetto XVI in una sua catechesi dedicata a Massimo il Confessore, che si invita il lettore a voler esaminare per intero (1). Il monotelismo non ricevette una formale condanna se non nell&#8217;ambito di un sinodo convocato al Laterano nell&#8217;anno 649 dal papa Martino, sul soglio pontificio dall&#8217;anno 649 al 655, il quale fece promulgare una dettagliata serie di punti di condanna nei confronti dell&#8217;eresia di Sergio così come era stata fissata nel contesto di due editti, l&#8217;Ékthesis e il Typos.</p><p>Massimo, che a partire dal periodo africano non aveva cessato di profondere il proprio impegno di riflessione teologica per sostenere la posizione ortodossa dell&#8217;esistenza di due volontà, umana e divina, nella persona di Gesù Cristo, riportò alcuni rilevanti successi, che spianarono la strada al pronunciamento del Laterano: come non ricordare che nell&#8217;anno 645 ebbe luogo la celebre “disputa con Pirro”, nel corso della quale Massimo, con la straordinaria forza delle sue argomentazioni, seppe ridurre al silenzio il suo oppositore, Pirro, teologo nonché vescovo di Costantinopoli? Ma la vendetta dei nemici non tardò a manifestarsi: infatti, così come l&#8217; Ékthesis, editto emanato dall&#8217;imperatore Eraclio, così anche il Typos era di iniziativa imperiale, più precisamente di Costante II, sul trono fra il 641 e il 680. Il nuovo sovrano non tenne affatto conto delle condanne inflitte ripetutamente al monotelismo, soprattutto nel contesto dell&#8217;assise lateranense, e iniziò una dura rappresaglia a partire dal papa Martino, che morì due anni dopo la condanna all&#8217;esilio, per finire con lo stesso Massimo, colpito con condanne successive nel 653, nel 655 e nel 662, anno della sua morte.</p><p>Autore tra i più fecondi della sua epoca, nella cui opera si riverbera l&#8217;influsso di numerosi Padri e teologi, da Origene a Gregorio di Nazianzo, Massimo lega il proprio nome a scritti celebri, spesso in forma di raccolta di pensieri collazionati dalle sue fonti di riferimento, tra cui spiccano i Capitoli sulla carità, la Mystagogia, le Lettere, le Domande a Teopempto Scolastico, le Domande a Talassio, il Computo ecclesiastico, il Dialogo ascetico: si può notare la singolare varietà di generi, che spaziano dal trattato di argomento teologico, alla meditazione di tema mistico, dai commentari patristici agli scritti polemici.</p><p>Come posto in luce dall&#8217;attuale pontefice, Benedetto XVI, “quello di san Massimo non è mai un pensiero solo teologico, speculativo, ripiegato su se stesso, perchè ha sempre come punto di approdo la concreta realtà del mondo e della sua salvezza. In questo contesto, nel quale ha dovuto soffrire, non poteva evadere in affermazioni filosofiche solo teoriche; doveva cercare il senso del vivere, chiedendosi: chi sono io, che cosa è il mondo? All&#8217;uomo, creato a sua immagine e somiglianza, Dio ha affidato la missione di unificare il cosmo. E come Cristo ha unificato in se stesso l&#8217;essere umano, nell&#8217;uomo il Creatore ha unificato il cosmo” (2). Il messaggio di questo eccezionale uomo di fede, che non ha risparmiato se stesso in alcun modo per la difesa del dogma cristiano, è giunto a noi attraverso le numerose copie dei suoi testi, la cui diffusione in Occidente ha consentito di venire a conoscenza, attraverso le citazioni riportate e meditate, del pensiero dello Pseudo-Areopagita, celebre teologo, vissuto tra V e VI secolo, di matrice neoplatonica.</p><h4>Note</h4><ul><li>(1) Il testo della catechesi su San Massimo è reperibile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2008/documents/hf_ben-xvi_aud_20080625_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2008/documents/hf_ben-xvi_aud_20080625_it.html</a></li><li>(2) La citazione è ripresa dalla catechesi di cui vengono forniti gli estremi al punto 1.</li></ul><h4>Approfondimenti</h4><p>Presso le Edizioni Qiqajon è reperibile il volume Massimo il Confessore. In tutte le cose la parola, comprendente la traduzione italiana delle opere del grande teologo.</p><p>In calce alla scheda biografica reperibile al link <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/92298" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/92298</a>  il lettore interessato potrà trovare numerose segnalazioni bibliografiche per approfondire la propria conoscenza del profilo e dell&#8217;opera di san Massimo.</p><p>All&#8217;indirizzo web <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/30_20_0580-0662-_Maximus_Confessor.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/30_20_0580-0662-_Maximus_Confessor.html</a>  è possibile reperire e leggere il testo integrale di alcune opere dell&#8217;autore.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005886_massimo-il-confessore.html" data-text="Massimo il Confessore" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005886_massimo-il-confessore.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005886_massimo-il-confessore.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Macario il Grande</title><link>http://www.archeoguida.it/005864_macario-il-grande.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005864_macario-il-grande.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 01 Aug 2011 15:04:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5864</guid> <description><![CDATA[San Macario detto il Grande (300 ca.-390) La nostra preghiera non deve consistere in atteggiamenti del nostro corpo: gridare, rimanere in silenzio, oppure piegare le ginocchia; dobbiamo piuttosto attendere con un cuore sobrio e vigilante che Dio venga e visiti l&#8217;anima introducendosi per tutte le sue vie d&#8217;accesso, i suoi sentieri e i suoi sensi. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5865" title="Macario il Grande" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/08/Macario-il-Grande.jpg" alt="Macario il Grande" width="300" height="466" /></p><h2><strong>San Macario</strong> detto <strong>il Grande</strong></h2><p>(300 ca.-390)</p><blockquote><p>La nostra preghiera non deve consistere<br /> in atteggiamenti del nostro corpo:<br /> gridare, rimanere in silenzio, oppure piegare le ginocchia;<br /> dobbiamo piuttosto attendere<br /> con un cuore sobrio e vigilante<br /> che Dio venga e visiti l&#8217;anima<br /> introducendosi per tutte le sue vie d&#8217;accesso,<br /> i suoi sentieri e i suoi sensi.</p></blockquote><p>(Dall&#8217;Omelia 33)</p><p>“Sacerdote e abate del monastero di Scete in Egitto, che, morto al mondo e a se stesso, viveva solo per Dio, come insegnava anche ai suoi monaci”: così recita il Martirologio Romano a proposito di Macario il Grande, che non deve essere indebitamente identificato con un altro Macario d&#8217;Alessandria, detto anche “il Cittadino”, vissuto nel medesimo periodo. L&#8217;omonimia, nonché la condivisione dello stesso percorso di vita, hanno determinato un intreccio sovente inestricabile di notizie biografiche, difficilmente riconducibile all&#8217;uno o all&#8217;altro.</p><p>Un&#8217;utile indicazione per orientarsi viene proposta nell&#8217;introduzione, a cura di Antonino Gallico, alla Storia di monaci siri di Teodoreto di Ciro (Città Nuova Editrice, Roma 1995), dove si precisa: “Altro nome noto nella letteratura monastica è quello di Macario. Ne conosciamo soprattutto due: il primo detto l&#8217;Alessandrino, nato all&#8217;inizio del IV secolo e morto quasi centenario, ebbe grande influenza sui monaci di Nitria. A lui sono attribuite due Regole per i monaci, ma esse «non hanno alcun diritto di figurare sotto il nome del nostro Macario», giacchè nessuno scrittore antico parla di sue opere scritte. L&#8217;altro, detto l&#8217;Egiziano, era originario dell&#8217;Alto Egitto e visse novant&#8217;anni, di cui sessanta trascorsi nel deserto. Fu forse discepolo di Antonio e verso i quarant&#8217;anni fu ordinato sacerdote. Di lui si narravano prodigi eccezionali, tanto che lo stesso Palladio li dice «grandi e difficilmente credibili». Gli sono attribuite nei manoscritti le Omelie spirituali, della cui autenticità si nutrono seri dubbi […]; inoltre, sette Opuscoli ascetici, che si rivelano estratti delle sue Omelie, in un codice (il Vindob. Graec.104) si trovano sotto il nome di Simeone Logoteta […]. Ma ciò che ha suscitato maggiore interesse è la Grande Lettera, che «è il trattato teologico più esteso trasmessoci sotto il nome di Macario» e ha lo scopo di insegnare «quale debba essere la vita anacoretica» (1).</p><p>Gesù è venuto a risanare “l&#8217;uomo interiore”, rileva Macario, in seguito alla caduta nel peccato: “Quando l&#8217;uomo infatti si fu allontanato dal comandamento e si trovò sotto una sentenza di collera, il peccato lo ridusse in suo potere, e il peccato è come un abisso di amarezza, sottile e profondo; penetrato nell&#8217;uomo, prese possesso dell&#8217;anima fin nei più profondi recessi” (2). La vita spirituale, dunque, assume il carattere di una lotta: “Nessuno pensi – incalza l&#8217;autore – che tutta l&#8217;anima sia illuminata. Dentro di essa resta ancora molto spazio per il peccato e sono necessarie all&#8217;uomo molta pena e fatica per accordarsi alla grazia che ha ricevuto” (3). Non solo, ma “le anime adorne di conoscenza, sapienza e intelligenza del cuore, sono come grandi città, ma occorre cercare che siano fortificate dalla potenza dello Spirito, perchè i nemici non vi penetrino e le rendano deserte” (4).</p><p>Con fine realismo psicologico, Macario non fa mistero delle numerose battaglie interiori che caratterizzano l&#8217;itinerario dell&#8217;anima verso l&#8217;intimità con Dio; per questo motivo, egli incoraggia vivamente alla perseveranza nella preghiera, da lui definita “il punto capitale di ogni buona sollecitudine e culmine di tutte le opere” che “procura per quanti ne sono giudicati degni la comunione con la santità di Dio e con la forza dello Spirito e l&#8217;unione al Signore della disposizione interiore in una indicibile carità” (5). L&#8217;orientamento costante dell&#8217;anima verso Dio viene premiato con il dono di “una preghiera pura, spirituale, degna di Dio e dell&#8217;adorazione in spirito e verità”, mediante la quale “il Signore troverà riposo nella buona volontà dell&#8217;anima, farà di essa il suo trono di gloria, vi si assiderà e vi riposerà” […]. E come una casa abitata dal padrone è tutta ben ordinata, bella, adorna, così anche l&#8217;anima ove il Signore abita e dimora è adorna di ogni bellezza” (6).</p><p>Il fuoco della grazia divina purifica, quindi, le disposizioni profonde dell&#8217;uomo, che è reso in tal modo capace di compiere opere di autentica carità.</p><h4>Note</h4><ul><li>(1) La citazione è tratta dalle pagine 11-12 dell&#8217;opera menzionata, cui si rimanda vivamente il lettore per un utile approfondimento sul monachesimo siriaco e sui suoi protagonisti.</li><li>(2) La citazione è tratta dall&#8217;Omelia n. 41, consultabile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.esicasmo.it/PADRI/macario_il_grande.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/PADRI/macario_il_grande.htm</a></li><li>(3) Come sopra, la citazione è tratta dall&#8217;Omelia n. 41.</li><li>(4) La citazione è tratta dall&#8217;Omelia n. 42, consultabile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.esicasmo.it/PADRI/macario_il_grande.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/PADRI/macario_il_grande.htm</a></li><li>(5) La citazione è tratta dall&#8217;Omelia n. 40, consultabile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.esicasmo.it/PADRI/macario_il_grande.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/PADRI/macario_il_grande.htm</a></li><li>(6) La citazione è tratta dall&#8217;Omelia n. 33, consultabile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.esicasmo.it/PADRI/macario_il_grande.htm#carità" target="_blank">http://www.esicasmo.it/PADRI/macario_il_grande.htm#carità</a></li></ul><h4>Fonti</h4><p>I testi degli scritti di san Macario sono reperibili all&#8217;indirizzo <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0300-0390-_Macarius_Magnus,_Sanctus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0300-0390-_Macarius_Magnus,_Sanctus.html</a></p><p>Altri links di approfondimento sono:</p><p><a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/37975" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/37975</a></p><p><a href="http://www.stmacariusmonastery.org/iabout.htm" target="_blank">http://www.stmacariusmonastery.org/iabout.htm</a>  sito del Monastero di San Macario.</p><h4>Approfondimenti</h4><p>Per una maggiore conoscenza della vita e degli insegnamenti degli antichi Padri si può fare riferimento a Vita e detti dei Padri del deserto, di Luciana Mortari, Città Nuova Editrice, Roma (varie edizioni).</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005864_macario-il-grande.html" data-text="Macario il Grande" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005864_macario-il-grande.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005864_macario-il-grande.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Marziano Capella</title><link>http://www.archeoguida.it/004388_marziano-capella.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004388_marziano-capella.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Mar 2011 17:34:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4388</guid> <description><![CDATA[Marziano Minneio Felice Capella vissuto tra IV e V secolo d.C.  Omnigenum genitor regna movens deum Mundum perpetuo dum rotat ambitu Mens quam sidereo sufficis impete Tenam flammigeri semina fomitis Spargentem referunt astra micantia (De nuptiis Philologiae et Mercurii, libro IX) Pochi autori come Marziano Capella seppero incidere, in maniera altrettanto efficace, sulla continuità culturale [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4390" title="Marziano-Capella" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/03/Marziano-Capella.jpg" alt="Marziano Capella" width="415" height="600" /></p><h2>Marziano Minneio Felice Capella</h2><p>vissuto tra IV e V secolo d.C. </p><blockquote><p><em>Omnigenum genitor regna movens deum<br /> </em><em>Mundum perpetuo dum rotat ambitu<br /> </em><em>Mens quam sidereo sufficis impete<br /> </em><em>Tenam flammigeri semina fomitis<br /> </em><em>Spargentem referunt astra micantia</em></p></blockquote><p>(De nuptiis Philologiae et Mercurii, libro IX)</p><p>Pochi autori come Marziano Capella seppero incidere, in maniera altrettanto efficace, sulla continuità culturale tra mondo antico e Medioevo; nonostante ciò, il loro nome e la loro opera sono non di rado dimenticati o trascurati, al punto che al di fuori dell&#8217;ambito ristretto degli studiosi o degli esperti della materia, è difficile trovarne menzione.</p><p>Come un altro autore, Macrobio, anch&#8217;esso alquanto trascurato, Marziano Capella era oriundo di Cartagine, città che, in uno dei periodi più difficili per la vita dell&#8217;Impero romano d&#8217;Occidente, segnato dalle invasioni barbariche, dalla crisi demografica e dalla progressiva perdita di prestigio dell&#8217;Urbe romana a favore di altri centri, continuava a segnalarsi tra gli agglomerati urbani più popolosi.</p><p>Dedito alla professione giuridica, Capella lega il suo nome alla stesura di un unico, ma straordinario componimento, il <em>De nuptiis Philologiae et Mercurii</em>, opera di carattere allegorico, redatta in base alla tecnica compositiva della prosimetria, ossia dell&#8217;alternanza di parti in versi a parti in prosa. <em> </em></p><p>“Le nozze di Filologia e di Mercurio” delineano, in nove libri, il sistema delle arti appartenenti al <em>trivium</em> (ossia la grammatica, la dialettica, la retorica) e al <em>quadrivium</em> (ossia l&#8217;aritmetica, la geometria, l&#8217;astronomia e la musica): tale sistemazione venne poi recepita da autori delle epoche successive, in primo luogo Marco Aurelio Cassiodoro, insigne personalità che dispiegò la propria intensa esistenza tra il 485 e il 580, rendendosi fautrice del celebre cenobio di Vivarium, nella regione calabra, autentica fucina di cultura e spiritualità e vivaio di un mirabile tentativo di feconda condivisione e di connubio tra le varie componenti socio-culturali che caratterizzavano la penisola italica, segnata profondamente dal glorioso passato di Roma e del suo Impero, dall&#8217;indelebile impronta lasciata dal cristianesimo e dal più recente, ma non meno rilevante, apporto offerto dalla presenza gotica. L&#8217;opera di Capella fu recepita e tradotta anche da un eminente protagonista della vita culturale del IX secolo, attivo in Francia presso la corte carolingia: si tratta di Giovanni Scoto Eriugena (810-880 ca.), originario della regione della Scozia, che recepì nella sua opera filosofica il contributo neoplatonico e agostiniano, nonché quello preziosissimo costituito dagli scritti dei Padri della Chiesa, che egli sollecitò ad accostare e a leggere con attenzione per i molteplici sensi e significati del testo. Il <em>De nuptiis </em>fu recepito anche dagli esponenti della cosiddetta Scuola di Chartres, fondata nel corso del XII secolo su iniziativa di un illustre prelato e studioso attivo presso la corte dei Capetingi, Fulberto, e che fu, unitamente alla Scuola di san Vittore a Parigi, uno dei centri più prestigiosi per lo studio degli autori classici, delle Sacre Scritture e delle scienze matematiche, fisiche ed astronomiche.</p><p>Come si può chiaramente intuire, la lettura e la conoscenza del <em>De nuptiis </em>di Marziano Capella sono indispensabili per chiunque voglia comprendere il delicato transito dal mondo antico a quello tardo antico e, successivamente, medioevale. Nel matrimonio tra il dio Mercurio e Filologia, accompagnata da sette dame simboleggianti ognuna delle arti relative alla scienza della parola e del discorso e quella della matematica, si consuma l&#8217;unione, da allora in poi ritenuta imprescindibile e fondamentale per chiunque intenda accostarsi agli studi filosofico-teologici: come ebbe a rilevare Bernardo di Chartres, fondatore dell&#8217;omonima Scuola, in rapporto al mondo classico “i nani sono i moderni, i giganti gli antichi, i primi seduti sulle spalle dei secondi. I giganti sono costituzionalmente più robusti e sviluppati, ma I secondi godono del privilegio di guardare più lontano e di vedere più cose a condizione però che non discendano da quella particolare posizione. Noi, dunque, dobbiamo essere come dei nani seduti sulle spalle dei giganti studiandone le opere e sviluppandone indicazioni e stimoli. E ciò sottolinea l&#8217;eccellenza del modello antico e insieme la fiducia nel progresso storico della conoscenza” (1).</p><p><strong>Note</strong></p><p>(1). Giovanni Reale – Dario Antiseri, La filosofia nel suo sviluppo storico, vol. 1 Antichità e Medioevo, pp. 372-373.</p><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p><a href="http://www.parodos.it/personaggi/personaggi/personaggicapella.htm" target="_blank">http://www.parodos.it/personaggi/personaggi/personaggicapella.htm</a></p><p><a href="http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/011007c.htm" target="_blank">http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/011007c.htm</a></p><p><a href="http://www.cassiodoro.it/BIBLIOGRAFIA.htm" target="_blank">http://www.cassiodoro.it/BIBLIOGRAFIA.htm</a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004388_marziano-capella.html" data-text="Marziano Capella" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004388_marziano-capella.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004388_marziano-capella.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Macrobio</title><link>http://www.archeoguida.it/004375_macrobio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004375_macrobio.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Mar 2011 17:23:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4375</guid> <description><![CDATA[Ambrogio Teodosio Macrobio vissuto nel  V secolo d.C. Inter Platonis et Ciceronis libros, quos de re publica uterque constituit, Eustachi fili, vitae mihi dulcedo pariter et gloria, hoc interesse prima fronte perspeximus quod ille rem publicam ordinavit, hic retulit (dal Commentarium in Somnium Scipionis, sectio I) Rilevante personalità del mondo tardo-antico, apprezzato in particolare nel [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-4378" title="Macrobio" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/03/Macrobio.jpg" alt="Macrobio" width="300" height="333" /></strong></p><h2>Ambrogio Teodosio Macrobio</h2><p>vissuto nel  V secolo d.C.</p><blockquote><p><em>Inter Platonis et Ciceronis libros, quos de re publica uterque constituit,<br /> </em><em>Eustachi fili, vitae mihi dulcedo pariter et gloria,<br /> </em><em>hoc interesse prima fronte perspeximus<br /> </em><em>quod ille rem publicam ordinavit, hic retulit</em></p></blockquote><p>(dal <em>Commentarium in Somnium Scipionis, sectio I</em>)</p><p>Rilevante personalità del mondo tardo-antico, apprezzato in particolare nel corso del Medioevo, epoca nella quale le sue opere furono copiate ed utilizzate da molti scrittori ed uomini di cultura nelle loro citazioni, Macrobio condivide, con altri insigni personaggi di quel periodo, la sfortunata circostanza per cui intorno al suo profilo biografico ed intellettuale non sono state tramandate indicazioni certe.</p><p>E non è davvero difficile comprendere le ragioni di tale lacuna: il V secolo d.C., periodo lungo il quale si dipanò la trama dell&#8217;esistenza di questo pensatore, si contraddistinse per una serie di eventi cruciali che segnarono in modo irreversibile l&#8217;evoluzione storico-politica e culturale dell&#8217;Impero romano. La caduta dell&#8217;ultimo sovrano, Romolo Augustolo, nelle mani del barbaro Odoacre, aveva posto fine all&#8217;agonia politico-istituzionale che caratterizzava la vita dell&#8217;area occidentale, aprendo le porte ad una stagione nuova, contraddistinta dalla sempre più spiccata affermazione della componente barbarica, in particolare ostrogota, a partire dall&#8217;ascesa al trono di Teodorico (454-526). In un&#8217;epoca di rivolgimenti e trasformazioni, in cui la cultura latino-romana e la religione cristiana si trovarono a doversi confrontare con le sfide poste dall&#8217;incontro con il mondo barbarico, alquanto preziosa si rivelò la sensibilità di scrittori ed intellettuali, veri e propri motori di continuità, forse non adeguatamente valorizzati nell&#8217;immediato ma senz&#8217;altro fecondi sul lungo periodo, animati dal desiderio di conservare la ricchezza del passato e di trasfonderla in un rinnovato, inedito presente.</p><p>Tra questi figurò senz&#8217;altro Ambrogio Macrobio, impegnato studioso di filosofia e di astronomia, che lega il proprio nome alla stesura di molti scritti eruditi, tra cui se ne possono segnalare almeno tre: i sette libri dei <em>Saturnalia</em>, nei quali, grazie ad un ricco apparato di citazioni e sentenze, l&#8217;autore descrive andamento e contenuti dei dialoghi svolti da un gruppo di numerosi esponenti del ceto aristocratico nel periodo delle festività dedicate al dio dell&#8217;agricoltura, intorno ad argomenti di carattere letterario e religioso; il trattato sul tema grammaticale <em>De verborum graeci et latini differentiis vel societatibus</em>, andato purtroppo perduto e noto, in linea di massima, per le citazioni che ne attua Giovanni Scoto Eriugena, impegnato intellettuale attivo nel IX secolo presso la corte reale di Francia, distintosi per l&#8217;opera filosofica di impronta neoplatonica ed agostiniana e per il rilevante contributo offerto con la traduzione e il commento degli scritti dei Padri della Chiesa.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-4379" title="Macrobio-globo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/03/Macrobio-globo.jpg" alt="" width="600" height="557" /></p><p>Il <em>De verborum, </em>da quanto è rimasto, appare come una trattazione puntuale delle somiglianze e delle divergenze rilevabili tra il sistema di coniugazione verbale proprio della lingua greca e quello della lingua latina: con ogni probabilità, esso si rivolgeva ad un destinatario colto, conoscitore dei due principali sistemi linguistici dell&#8217;antichità, e non c&#8217;è bisogno di rimarcare la rilevanza di un tale scritto ai fini della preservazione e della continuità di conoscenza del patrimonio linguistico-grammaticale antico in un periodo di travagliata transizione come quello in cui Macrobio visse ed operò; infine, il nostro autore si segnalò per lo spiccato interesse nei confronti degli studi di astronomia a partire dalla stesura di un <em>Commentarium</em> (Commento) al <em>Somnium Scipionis</em>, il celebre testo, riportato da Cicerone nel suo trattato <em>De re publica</em>, opera filosofica articolata in sei libri e dedicata alla delineazione della forma di governo ideale per Roma, alla luce di un&#8217;accurata analisi delle varie, preesistenti modalità di organizzazione costituzionale dello Stato. Al termine del sesto libro, Scipione Emiliano, il principale protagonista degli incontri conviviali di dialogo e confronto nel corso dei quali si sviluppano i contenuti relativi alla struttura politica più idonea per lo Stato romano, vede in sogno uno dei suoi antenati, Publio Cornelio Scipione Africano Maggiore, l&#8217;artefice della sconfitta dell&#8217;esercito cartaginese nella battaglia di Zama, combattutasi nell&#8217;anno 202 a.C. al termine della seconda guerra punica.</p><p>L&#8217;Africano non lesina amare previsioni al suo illustre nipote, il quale, non a caso, di lì a poco, nel 129 a.C., avrebbe perso prematuramente la vita in circostanze rimaste non chiarite. Ma, dopo tali tristi avvertimenti, l&#8217;illustre avo dell&#8217;Emiliano guida il nipote in un mirabile itinerario attraverso i cieli, prefigurandogli il premio riservato a coloro che, come lui, si saranno spesi senza risparmio per il bene pubblico in un carriera politica autorevole ed irreprensibile. Il viaggio tra le stelle, di cui l&#8217;Africano è l&#8217;impareggiabile guida, offre l&#8217;occasione al commentatore Macrobio di indulgere sull&#8217;architettura dell&#8217;Universo, mostrandosi incline ad una spiegazione di tipo geocentrico della struttura del cosmo. Un&#8217;opera, come si può intuire, di fondamentale importanza quale sintesi dei contenuti scientifici, cosmologici, religiosi ed etici propri della corrente filosofica neoplatonica: un&#8217;operazione nella quale si distinse pure un altro autore di spicco del tempo, Marziano Capella, a cui si deve la stesura del <em>De nuptiis Philologiae et Mercurii</em>.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004375_macrobio.html" data-text="Macrobio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004375_macrobio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004375_macrobio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mimnermo</title><link>http://www.archeoguida.it/002871_mimnermo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002871_mimnermo.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Jul 2010 13:59:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category> <category><![CDATA[Mimnermo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=2871</guid> <description><![CDATA[Un elegia di Mimnermo Mimnermo è il poeta dell’amaro pessimismo e della vecchiaia vista come disvalore. Si tratta di un atteggiamento ricorrente nella letteratura greca, ma con questo autore emerge in modo terribilmente disperato. La cultura romana avrebbe poi valorizzato i compensi portati dalla vecchiaia, come l’esperienza, l’autorità e il prestigio. Per Mimnermo la vecchiaia [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2872" href="http://www.archeoguida.it/002871_mimnermo.html/mimnermo"><em><img class="alignnone size-full wp-image-2872" title="Mimnermo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/07/Mimnermo.jpg" alt="Mimnermo" width="600" height="332" /></em></a><br /> <em>Un elegia di Mimnermo</em></p><p><strong>Mimnermo</strong> è il poeta dell’amaro pessimismo e della vecchiaia vista come disvalore. Si tratta di un atteggiamento ricorrente nella letteratura greca, ma con questo autore emerge in modo terribilmente disperato. La cultura romana avrebbe poi valorizzato i compensi portati dalla vecchiaia, come l’esperienza, l’autorità e il prestigio. Per Mimnermo la vecchiaia è privazione del dono più grande, ossia quello dell’eros e risveglio dal breve sogno della giovinezza.</p><p class="aaa3">Vita</p><p>Mimnermo nacque a <strong>Colofone</strong>, colonia ionica dell’Asia Minore o a Smirne e visse nella seconda metà del VII sec. a.C.: la sua <em>akmè</em>, secondo il lessico bizantino <strong>Suda</strong>, è da collocarsi durante la XXXVII Olimpiade (632-629 a.C.). Secondo la tradizione fu un auleta; più probabilmente fu aulodo, cioè cantore con accompagnamento di <em>aulos</em> (flauto). Cantò un’eclissi, quasi sicuramente quella del 648 a.C., che vide nei suoi primi anni.</p><p class="aaa3">Opere</p><p>Le sue opere ci sono pervenute in maniera molto frammentaria: ci restano solo pochi distici, alcuni dei quali derivano dal <em>corpus </em>teognideo, altre da Stobeo. Ricordiamo prima di tutto la <em>Smirneide</em>, un’elegia narrativa sulla lotta che gli Smirnei combatterono contro <strong>Gige</strong> re di Lidia, vissuto circa mezzo secolo prima di lui. Le elegie che vanno sotto il titolo di <em>Nannò</em> trattano problemi etici e contenuti politici, mentre l’argomento erotico sembra quasi totalmente assente: questi brani dovevano costituire una raccolta di poesie destinate all’uso simposiale in cui veniva cantato, ma non sempre, l’amore per la donna <strong>Nannò</strong>; sotto questo nome poi confluirono testi di altro argomento. Molto interessante appare un’elegia che presenta, in sintesi, il racconto della fondazione di Colofonie (una <em>ktisis</em>). Una altro frammento menziona un antico antenato del poeta che con epico valore, con l’aiuto di Atena, combatte i Lidi presso il fiume <strong>Ermo</strong>. Lo stesso nome del poeta significa “colui che resiste presso l’Ermo”. L’autore fa anche riferimento al mito di <strong>Giasone</strong> e degli <strong>Argonauti</strong>.</p><p class="aaa3">Lingua e stile</p><p>Mimnermo fu un innovatore, poiché promosse alla narrazione il distico elegiaco, che era nato in realtà come una piccola strofe lirica in sé conchiusa. La lingua utilizzata, tuttavia, è ancora quella omerica.</p><p class="aaa3">Fortuna</p><p>I versi di Mimnermo furono molto popolari, in particolare in epoca alessandrina che lo considerarono, a torto, un possibile inventore dell’elegia, probabilmente perché attribuirono particolare importanza all’elegia narrativa o in accordo con l’ipotesi di derivazione etimologica del termine elegia da “<em>e e legein”</em> (per la malinconia insita nei versi di Mimnermo). Callimaco amò molto i suoi componimenti anche in virtù della brevità che li caratterizzava. La <em>Nannò </em>e la <em>Smirneide </em>ebbero per gli alessandrini eccezionale importanza. Orazio nomina Mimnermo in <em>Epistola </em>2,2,101 e Properzio ne fa un illustre poeta d’amore.</p><p class="aaa3">Per saperne di più</p><p>L. E. Rossi, R. Nicolai, <em>Storia e testi della Letteratura Greca. L’età arcaica, </em>Firenze 2002.</p><p>R. Pretagostini, <em>Filita, Mimnermo e il fantasma di Antimaco, </em>in “Ricerche sulla poesia alessandrina: Teocrito,Callimaco, Sotade”, Roma 1984. <em> </em></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002871_mimnermo.html" data-text="Mimnermo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002871_mimnermo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002871_mimnermo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Marco Cornelio Frontone</title><link>http://www.archeoguida.it/002263_marco-cornelio-frontone.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002263_marco-cornelio-frontone.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 18:25:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category> <category><![CDATA[Marco Cornelio Frontone]]></category> <category><![CDATA[oratori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2263</guid> <description><![CDATA[Marco Cornelio Frontone (100 &#8211; 166 d.C.) opere principali: Ad amicos, Ad Antoninum imperatorem et invicem, Ad M. Antoninum de orationibus, Ad M. Caesarem et invicem, Ad Verum imperatorem Aurelium Caesarem. Docente di retorica al servizio presso Marco Aurelio e Lucio Vero, Frontone fu il teorizzatore e l&#8217;applicatore della cosiddetta elocutio novella o nuova eloquenza: [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Marco Cornelio Frontone (100 &#8211; 166 d.C.)</strong></p><p>opere principali: <em>Ad amicos</em>, <em>Ad Antoninum imperatorem et invicem</em>,<em> Ad M. Antoninum de orationibus, Ad M. Caesarem et invicem, Ad Verum imperatorem Aurelium Caesarem</em>.<em> </em></p><p>Docente di retorica al servizio presso Marco Aurelio e Lucio Vero, Frontone fu il teorizzatore e l&#8217;applicatore della cosiddetta <em>elocutio novella</em> o nuova eloquenza: uno stile discorsivo che, a differenza di quanto sino a quel momento applicato dagli oratori latini, compreso lo stesso Cicerone, si contraddistingueva per la frequente introduzione di riferimenti colti e di termini arcaici, che conferivano al discorso spessore e pregnanza di significato, ma, soprattutto, impressionavano l&#8217;ascoltatore-lettore per la competenza espressiva e la padronanza culturale dell&#8217;oratore.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002263_marco-cornelio-frontone.html" data-text="Marco Cornelio Frontone" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002263_marco-cornelio-frontone.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002263_marco-cornelio-frontone.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Marco Antonio</title><link>http://www.archeoguida.it/002110_marco-antonio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002110_marco-antonio.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 15:54:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category> <category><![CDATA[Marco Antonio]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2110</guid> <description><![CDATA[nome: Marco Antonio (83 a.C. &#8211; 30 a.C.) famiglia: figlio di Marco Antonio Cretico e di Giulia Antonia Nipote dell&#8217;omonimo Marco Antonio, oratore menzionato da Cicerone tra i più grandi della sua epoca insieme a Lucio Licinio Crasso, il protagonista, insieme ad Ottaviano Augusto, degli eventi (costituzione del secondo triumvirato, battaglia di Filippi, battaglia di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2111" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/002110_marco-antonio.html/marco-antonio"><img class="alignnone size-full wp-image-2111" title="Marco-Antonio" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Marco-Antonio.jpg" alt="Marco Antonio" width="305" height="480" /></a></strong></p><p><strong>nome: Marco Antonio (83 a.C. &#8211; 30 a.C.)</strong></p><p><strong>famiglia: figlio di Marco Antonio Cretico e di Giulia Antonia</strong></p><p>Nipote dell&#8217;omonimo Marco Antonio, oratore menzionato da Cicerone tra i più grandi della sua epoca insieme a Lucio Licinio Crasso, il protagonista, insieme ad Ottaviano Augusto, degli eventi (costituzione del secondo triumvirato, <strong>battaglia di Filippi</strong>, <strong>battaglia di Azio</strong>) che portarono alla caduta della <em>respublica</em> romana e all&#8217;instaurazione del principato, si distinse precocemente per una condotta di vita tutt&#8217;altro che all&#8217;insegna della sobrietà. Come non trascurare il fatto che, prima di lasciarsi irretire dai lacci fatali del fascino della regina Cleopatra, Marco Antonio fu sposato ed ebbe figli da ben quattro mogli (Fadia, Antonia Ibrida, Fulvia, Ottavia Minore)?</p><p>Il suo ardente temperamento trovò nella carriera militare, e in particolare nell&#8217;incontro con <span style="text-decoration: underline;">Giulio Cesare</span>, di cui divenne convinto sostenitore, l&#8217;opportunità di dispiegarsi: non solo, infatti, ricoprì l&#8217;incarico di questore in Gallia al seguito di Cesare, ma seguì il suo astro anche nel corso delle vicende che condussero il nipote di Gaio Mario al varco del fiume Rubicone, alla marcia su Roma, alla guerra contro Gneo Pompeo per il potere supremo.</p><p>La carriera di Antonio subì una battuta d&#8217;arresto dopo l&#8217;assassinio di Cesare, compiutosi nel 44 a.C. su congiura senatoriale: Roma piombò nel caos e lungo le sue vie iniziarono a fronteggiarsi le opposte fazioni rivali costituite dai cesaricidi, che interpretavano le istanze conservatrici del senato, dai seguaci di Antonio e da quelli di Cesare, questi ultimi capeggiati da Gaio Giulio Cesare Ottaviano, figlio dello scomparso e futuro primo imperatore di Roma. La difficoltà della situazione suggerì ad Antonio, ad Ottaviano e al nobile Marco Emilio Lepido di allearsi nel cosiddetto <strong>secondo triumvirato</strong>, un&#8217;intesa apertamente politica successiva al <span style="text-decoration: underline;">primo triumvirato</span>, che aveva, invece, assunto la forma di un accordo di carattere privato, stipulato nel 59 a.C. tra Cesare, il console Marco Licinio Crasso e Gneo Pompeo Magno, futuro rivale dello stesso Cesare.</p><p>Ma il sodalizio tra Marco Antonio ed Ottaviano conobbe da subito un andamento altalenante, sino alla rottura definitiva quando Antonio, esasperato dall&#8217;ennesima mancata promessa di Ottaviano di concedergli truppe per una spedizione militare sul fronte dei Parti, partì ugualmente per l&#8217;Oriente, sostenuto dall&#8217;appoggio finanziario della regina d&#8217;Egitto Cleopatra, con la quale aveva allacciato una relazione adulterina.</p><p>In patria, nel frattempo, Ottaviano potè rapidamente conquistarsi la simpatia dell&#8217;opinione pubblica, turbata dal comportamento scellerato di Antonio, reo non soltanto di essersi imbarcato in un&#8217;impresa bellica destinata al fallimento, ma anche di aver lasciato la moglie legittima e la prole per un&#8217;amante straniera. Dopo la vittoria riportata sull&#8217;Armenia grazie al sostegno egizio, inoltre, Antonio ripartì tra i figli avuti da Cleopatra la parte orientale dei possedimenti romani, che gli spettavano sulla base degli accordi presi con la stipulazione del secondo triumvirato: un fatto inaccettabile agli occhi della classe dirigente romana, timorosa di possibili rivendicazioni da parte di Cleopatra che avrebbero potuto costituire un pericolo per Roma e per l&#8217;integrità dei suoi territori.</p><p>Ottaviano portò, quindi, guerra contro l&#8217;Egitto, che sbaragliò definitivamente nella <strong>battaglia di Azio</strong>, combattuta nel 31 a.C. Antonio e Cleopatra morirono suicidi nell&#8217;anno successivo, quando il nuovo <em>princeps</em> romano entrava, ormai trionfante ed invitto, in terra egizia.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002110_marco-antonio.html" data-text="Marco Antonio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002110_marco-antonio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002110_marco-antonio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Messalina</title><link>http://www.archeoguida.it/00191_messalina.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00191_messalina.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 23:45:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - M]]></category> <category><![CDATA[Messalina]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=191</guid> <description><![CDATA[nome: Valeria Messalina (25-48) famiglia: moglie dell&#8217;imperatore Claudio Il poeta Giovenale (50/60-130/140 d.C.), nella sesta delle sue celebri “Satire” stilate nel periodo compreso tra i regni di Domiziano ed Adriano, dipinse, con inaudita ferocia, i vizi delle donne e i danni derivanti all&#8217;uomo dalla loro frequentazione: erano ormai lontani i tempi degli esempi di virtù [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-192" title="messalina" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/messalina.jpg" alt="messalina" width="360" height="240" /></strong></p><p><strong>nome</strong>: Valeria Messalina (25-48)<br /> <strong>famiglia</strong>: moglie dell&#8217;imperatore Claudio</p><p><span id="more-191"></span></p><p>Il poeta <strong>Giovenale</strong> (50/60-130/140 d.C.), nella sesta delle sue celebri “Satire” stilate nel periodo compreso tra i regni di <strong>Domiziano</strong> ed <strong>Adriano</strong>, dipinse, con inaudita ferocia, i vizi delle donne e i danni derivanti all&#8217;uomo dalla loro frequentazione: erano ormai lontani i tempi degli esempi di virtù offerti <strong>Cornelia</strong> e <strong>Lucrezia</strong>, e Roma era corrotta – a giudizio del poeta – dall&#8217;influsso della cultura greco-ellenistica, che avrebbe istigato il “gentil sesso” a rivendicare un posto sempre più in vista nella vita pubblica, anche a costo di ripudiare i valori (casa, famiglia, pudore) sui quali si era basato per secoli il profilo dell&#8217;autentica matrona romana.</p><p>Ma già nei primi decenni dell&#8217;età imperiale non mancarono figure e condotte femminili all&#8217;insegna dello scandalo: sono per lo più irriferibili, infatti, i commenti riservati dallo stesso Giovenale alla figura di <strong>Messalina</strong>, la moglie dell&#8217;imperatore <strong>Claudio</strong>, con la quale l&#8217;esercizio della prostituzione, sino ad allora svolto da donne di bassa condizione sociale, avrebbe pubblicamente raggiunto il soglio della casa imperiale.</p><p>Nata dal matrimonio tra <strong>Marco Valerio Messalla Barbato</strong> e <strong>Domizia Lepida</strong>, Valeria andò sposa nell&#8217;anno 31 a <strong>Tiberio Claudio Druso</strong>, divenuto poi imperatore nell&#8217;anno 41 con il nome di <strong>Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico</strong>. Come sovente accadeva in questi casi, le nozze venivano combinate “a tavolino”, per ragioni di convenienza sociale o politica che escludevano la considerazione dei sentimenti delle persone, soprattutto della donna.</p><p>Claudio ebbe complessivamente quattro mogli (oltre a <strong>Valeria</strong> <strong>Messalina</strong>, <strong>Plauzia</strong> <strong>Urgulanilla</strong>, <strong>Elia</strong> <strong>Petina</strong> e <strong>Giulia</strong> <strong>Agrippina</strong>) e cinque figli, di cui due, <strong>Claudia Antonia</strong> e <strong>Britannico</strong>, da Messalina. Nato nell&#8217;odierna Lione, il quarto imperatore di Roma non era, inizialmente, tra i favoriti per l&#8217;ascesa al trono: ragazzo colto, sensibile e costantemente ammalato, Claudio non ebbe modo di sviluppare un&#8217;intensa carriera politica come i suoi predecessori e, secondo Svetonio, addirittura la madre, <strong>Antonia minore</strong>, la nonna, <strong>Livia Drusilla</strong> e la sorella, <strong>Claudia Livilla</strong>, lo considevavano un incapace, privo della tempra e del carattere indispensabili per governare un impero.</p><p>Ma il corso degli eventi diede a Claudio un&#8217;inaspettata opportunità di riscatto: una volta divenuto imperatore, infatti, egli avviò un&#8217;importante serie di iniziative, finalizzate ad arricchire Roma di importanti opere di edilizia pubblica (ad es. la famosa rete di acquedotti) e a dotarla di un efficiente sistema di gestione burocratica. Non solo, ma sotto il suo regno furono annessi all&#8217;impero nuovi territori, tra cui la Britannia, la Giudea e le province lungo il corso del Danubio.</p><p>E Messalina? Come trascorreva le sue giornate la moglie di un imperatore così impegnato su tutti i fronti della politica interna ed estera, che forse non aveva un minuto di tempo da dedicare alla propria famiglia?</p><p>Le fonti non hanno che una risposta: nei <strong>bordelli</strong>! Sono innumerevoli gli squallidi aneddoti tramandati sul conto di una donna che nulla aveva da invidiare alle prostitute più “attive” del tempo e che, secondo Giovenale (<em>Satire</em>, VI), lavorava in un lupanare sotto il nome fittizio di <strong>Lisisca</strong>.</p><p>La goccia che fece traboccare il vaso fu, però, l&#8217;illecito matrimonio tra Messalina e il console <strong>Gaio Silio</strong>, celebrato nell&#8217;anno 48 mentre Claudio si trovava fuori Roma: soltanto allora l&#8217;imperatore aprì gli occhi sulla condotta della moglie e permise la sua morte (per suicidio coatto), allo scopo di evitare una possibile detronizzazione. Non è noto con certezza, peraltro, se Messalina aspirasse davvero a spodestare il coniuge per insediare il figlio <strong>Britannico</strong>: secondo alcune ipotesi, infatti, Claudio sarebbe stato influenzato da <strong>Narciso</strong>, un delatore, che, nel caso di un cambio di potere, temeva di perdere credito agli occhi dell&#8217;imperatore.</p><p>La condotta dissoluta di donne – oltre a Messalina si può ricordare il caso di Giulia maggiore, figlia di Augusto – formalmente partecipi del potere ma, nel contempo, lontane da esso, costituisce un indice altamente significativo dello “scollamento” tra vita pubblica e vita privata sempre più ravvisabile nel corso dell&#8217;età degli imperatori ed è spia, sia pure nei secoli che celebrarono l&#8217;apice della grandezza di Roma, dell&#8217;inizio del declino.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00191_messalina.html" data-text="Messalina" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; 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moglie dell&#8217;imperatore Filippo l&#8217;Arabo; prob. madre di Ulpia Severina, moglie dell&#8217;imperatore Aureliano Immediato predecessore di Decio, l&#8217;imperatore Marco Giulio Filippo, detto l&#8217;Arabo a motivo delle sue origini siriane, visse da protagonista uno dei periodi più travagliati della storia del tardo impero, contraddistinto sempre più dall&#8217;anarchia militare e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-215" title="marcia-otacilia" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/marcia-otacilia.jpg" alt="marcia-otacilia" width="377" height="366" /></strong></p><p><strong>nome:</strong> Marcia Otacilia Severa<br /> <strong>famiglia:</strong> figlia di Severiano; moglie dell&#8217;imperatore Filippo l&#8217;Arabo; prob. madre di Ulpia Severina, moglie dell&#8217;imperatore Aureliano <strong></strong>Immediato predecessore di <strong>Decio</strong>, l&#8217;imperatore <strong>Marco Giulio Filippo</strong>, detto l&#8217;Arabo a motivo delle sue origini siriane, visse da protagonista uno dei periodi più travagliati della storia del tardo impero, contraddistinto sempre più dall&#8217;anarchia militare e dal vorticoso susseguirsi sul trono di vari imperatori designati dalle truppe, che avevano poi come principale preoccupazione quella di accattivarsi il favore dell&#8217; istituzione senatoria.</p><p>Sul trono egli stesso per pochi anni, dal 244 al 249, Filippo sposò, in un anno non meglio precisato intorno al 238, <strong>Marcia Otacilia Severa</strong>, figlia di <strong>Severiano</strong> e madre di Marco Giulio Severo Filippo, associato dal padre al trono sino all&#8217;anno 249, quando Filippo l&#8217;Arabo perse la vita in uno scontro con gli eserciti di Decio e il suo giovane rampollo fu ucciso in un complotto organizzato dai pretoriani.</p><p>L&#8217;<em>augusta</em> Otacilia si trovò, quindi, ad affrontare il dramma della perdita, pressocchè in contemporanea, del marito e del figlio; secondo alcune interpretazioni, peraltro, l&#8217;imperatrice avrebbe avuto anche una figlia, Ulpia Severina, futura moglie dell&#8217;imperatore Aureliano, la quale costituì una sorta di caso unico nella storia di Roma: sopravvissuta ad Aureliano, deceduto nel 275, Ulpia avrebbe governato quale imperatrice con pieni poteri nel breve periodo di transizione precedente l&#8217;elezione di Marco Claudio Tacito.</p><p>Intorno alle persone di Marcia Otacilia, così come del marito <strong>Filippo l&#8217;Arabo</strong>, iniziò a circolare sin dall&#8217;antichità l&#8217;attribuzione di imperatori “cristiani”: un&#8217;autorevole fonte quale <strong>Eusebio</strong> di <strong>Cesarea</strong>, infatti, riferisce di una corrispondenza tra <strong>Otacilia</strong> e <strong>Origene</strong>, uno dei principali autori teologici dei primi secoli dell&#8217;era cristiana, al quale si devono importanti opere di carattere apologetico e scritturistico. Allo stesso Filippo Eusebio attribuisce la conversione al nuovo credo.</p><p>Pur senza voler tenere in discredito l&#8217;attestazione eusebiana, è altamente verosimile che essa non si debba considerare alla lettera; d&#8217;altronde, la presunta adesione dell&#8217;imperatore alla fede di Gesù Cristo non sarebbe confermata da particolari iniziative assunte durante il periodo del suo regno, nel corso del quale restò in vigore il culto tradizionale. Con ogni probabilità, quindi, le notizie riportate da Eusebio devono essere intese nel senso di una sostanziale tolleranza dimostrata da Filippo – non si sa se per influenza di Otacilia – verso la religione cristiana.</p><p>Ma sotto il suo successore Decio la situazione era destinata a mutare e la persecuzione sarebbe tornata a colpire chi intendeva professare il nuovo culto. Sempre di più, pertanto, era il motivo religioso a rappresentare l&#8217;ago della bussola degli equilibri dell&#8217;impero e intorno ad esso si sarebbe giocato il destino della stessa istituzione imperiale.</p><p><span id="more-104"></span></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00104_marcia-otacilia-severa.html" data-text="Marcia Otacilia Severa" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00104_marcia-otacilia-severa.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00104_marcia-otacilia-severa.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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