<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Personaggi &#8211; L</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/personaggi/personaggi-l/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Ireneo di Lione</title><link>http://www.archeoguida.it/003918_ireneo-di-lione.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003918_ireneo-di-lione.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Jan 2011 15:37:25 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3918</guid> <description><![CDATA[nome: Ireneo (130-202) Conserviamo con cura questa fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa, perchè, sotto l&#8217;azione dello Spirito di Dio, essa, come un deposito di grande valore, chiuso in vaso prezioso, continuamente ringiovanisce e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene (da Adversus haereses, 3, 24, 1) Venerato come santo dalla Chiesa Cattolica, che [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3920" title="Ireneo di Lione" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Ireneo-di-Lione.jpg" alt="Ireneo di Lione" width="600" height="903" /></p><p><strong>nome:</strong> Ireneo (130-202)</p><blockquote><p><em>Conserviamo con cura<br /> </em><em>questa fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa,<br /> </em><em>perchè, sotto l&#8217;azione dello Spirito di Dio,<br /> </em><em>essa, come un deposito di grande valore,<br /> </em><em>chiuso in vaso prezioso,<br /> </em><em>continuamente ringiovanisce<br /> </em><em>e fa ringiovanire<br /> </em><em>anche il vaso che la contiene</em></p></blockquote><p><em>(</em>da <em>Adversus haereses, 3, 24, 1)</em></p><p>Venerato come santo dalla Chiesa Cattolica, che ne fa memoria il 28 giugno, Ireneo di Lione fu uno dei principali protagonisti della storia della vita religiosa e spirituale del II secolo dell&#8217;era cristiana, un periodo particolarmente travagliato e cruciale per il nuovo credo, chiamato a confrontarsi, da un lato, con il retaggio culturale dell&#8217;antichità, in particolare con la filosofia di stampo neoplatonico, e, dall&#8217;altro, con il fiorire di numerose dottrine eterodosse, che insidiavano l&#8217;autentico dogma cristiano. La rilevanza di questo insigne teologo e pastore (fu, infatti, vescovo della città di Lione) dipende anche dal fatto che Ireneo ebbe il privilegio di formarsi alla scuola di illustri maestri, in particolare di Policarpo, che esercitò il mandato vescovile nella città natale di Ireneo, Smirne, e che, a sua volta, ebbe quale maestro nientemeno che l&#8217;apostolo <strong>Giovanni</strong>, autore del IV Vangelo e discepolo prediletto di Gesù. Policarpo fu artefice di una strenua lotta contro alcune teorie eretiche, propagandate in modo particolare da coloro che aderivano al docetismo, una posizione teologica in base a cui l&#8217;umanità di Cristo, in quanto Dio, era da considerarsi una mera apparenza (dal verbo greco <em>dokèo</em>, che significa, appunto, “io sembro”), priva di una reale ed effettiva consistenza: come si può facilmente comprendere, però, negare la realtà umana di Cristo significava invalidare, ad esempio, il ruolo di Maria quale Madre del Verbo o, ancora, porre seri dubbi sulla transustanziazione eucaristica, ossia sulla trasformazione del pane e del vino durante la celebrazione della Messa nel vero Corpo e Sangue di Gesù.</p><p>Ireneo proseguì nel compito di contrasto all&#8217;eresia, già proprio del suo maestro, distinguendosi in modo speciale nella lotta contro lo gnosticismo che, come riportato sul sito <a href="http://www.eresie.it/" target="_blank">http://www.eresie.it/</a>, fu un “vasto movimento filosofico-religioso spontaneo e non uniforme, diffuso in Egitto e in Palestina dai tempi degli Apostoli almeno sino al IV secolo […]. Deve il suo nome alla gnosi, cioè, come insegnavano i maestri gnostici, alla conoscenza di Dio e delle origini e destino della razza umana, attraverso la rivelazione. Detta rivelazione era trasmessa direttamente da Cristo (nella forma gnostico-cristiana) ad una ristretta cerchia d&#8217;iniziati e non attraverso la gerarchia della Chiesa. Inoltre essa doveva giungere attraverso esperienze personali e non attraverso lo studio dei testi canonici”. Strumento della sua sistematica confutazione delle dottrine gnostiche fu la stesura di due importanti testi: i cinque libri dell&#8217;<em>Adversus haereses</em> e la <em>Demonstratio apostolicae praedicationis</em>, nei quali, fra gli altri punti, Ireneo si segnala per la forte sottolineatura del ruolo della Tradizione dei contenuti della vera fede attraverso la successione, ordinata e ininterrotta, dei papi e dei vescovi a partire dagli Apostoli, primi depositari del Verbo di Gesù Cristo e testimoni oculari della vita, passione, morte e risurrezione del Salvatore. Come a dire: la grande varietà di teorie, che nascono e si diffondono, promuovendo interpretazione distorte della retta dottrina, non possono basare la propria veridicità su un elemento tanto determinante come è costituito, per la fede cristiana, dalla successione di pastori legittimamente investiti del ruolo di successori degli Apostoli e di fedeli custodi ed interpreti della testimonianza da essi ricevuta.</p><p>Ireneo, dunque, si premura non solo di attuare una serrata difesa del dogma dalle contestazioni degli eretici, ma anche di mostrare, attraverso un&#8217;argomentazione sistematica, le ragioni della credibilità della fede.</p><p>Nell&#8217;<em>Adversus haereses</em> o <em>Smascheramento e confutazione della falsa gnosi</em>, Ireneo dimostra la falsità della dottrina gnostica nelle sue varie espressioni (allo gnosticismo, infatti, si riconducevano le correnti dei valentiniani, degli encratiti, dei marcioniti, dei carpocraziani etc; per un primo quadro di riferimento, il lettore può consultare il link <a href="http://www.eresie.it/it/id006_1_Apostoli_Donatismo.htm" target="_blank">http://www.eresie.it/it/id006_1_Apostoli_Donatismo.htm</a>) e rimarca con insistenza il il valore di redenzione universale associato al sacrificio di Gesù Cristo, il quale si è manifestato come Dio-Uomo e, pertanto, portatore di una salvezza che investe non solo la componente spirituale della persona, ma anche la sua realtà corporea. In tal modo, Ireneo intendeva decisamente opporsi alla visione dualistica della realtà, propria della gnosi, in base alla quale la materia sarebbe stata creata da un “Dio cattivo”, accanto a quello “buono”. Al contrario, rileva Ireneo, Dio è Uno, è il Creatore dell&#8217;universo che, nella pienezza dei tempi, si è rivelato nel Suo Verbo, il Figlio fatto uomo, Gesù Cristo.</p><p>In un passaggio saliente della <em>Dimostrazione della predicazione apostolica</em>, Ireneo dice: “Tutte le cose create necessariamente derivano da una causa prima il fondamento della loro esistenza: il principio di tutto è Dio. Egli infatti non è stato creato da nessuno, ma da lui tutte le cose sono state create. Perciò è necessario riconoscere in primo luogo che vi è un solo Dio, Padre, che ha creato e formato tutto l’universo, che fa esistere ciò che prima non esisteva e che, contenendo tutto, da nessuna cosa può essere contenuto. Ora, in quest’universo rientra anche il nostro mondo, e nel mondo l’uomo: dunque anche questo nostro mondo quaggiù è stato formato da Dio […]. Vi è un solo Dio Padre, increato, invisibile, creatore dell’universo; al di sopra di lui non vi è altro Dio, e dopo lui non vi è altro Dio; Dio, inoltre, è intelligente, perciò la creazione di tutte le cose fu opera di intelligenza. Dio è spirito, perciò con lo Spirito tutto ha disposto, come dice il profeta: <em>Con la Parola (Verbo) del Signore furono creati i cieli, e col suo Spirito, tutta la loro potenza</em> (Sal 32,6).</p><p>Dunque, poiché il Verbo crea, cioè opera nella carne e dona gratuitamente l’esistenza, mentre lo Spirito plasma e forma le varie potenze angeliche; a buon diritto, perciò, il Verbo è chiamato Figlio e lo Spirito Santo, Sapienza di Dio. Così Paolo, suo apostolo, dice rettamente: <em>Un solo Dio Padre, il quale è sopra tutti, e tra tutti e in tutti noi</em> (Ef 4,6). Infatti al di sopra di tutte le cose c’è il Padre, tra tutte le cose c’è il Verbo, poiché per mezzo di lui il Padre ha creato ogni cosa; e in noi vi è lo Spirito che grida: <em>Abbà, Padre</em> (Gal 4,6), e modella l’uomo a somiglianza di Dio. In conclusione lo Spirito rivela il Verbo, ed è per questo che i profeti annunciarono il Figlio di Dio; ma il Verbo spinge ad operare lo Spirito: è lui che parla ai profeti, e innalza l’uomo fino al Padre” (la citazione è ripresa dal link <a href="http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20021108_ireneo-lione_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20021108_ireneo-lione_it.html</a>).</p><p>Per conoscere il messaggio di Gesù, ciò che ha realmente detto e fatto, è indispensabile avvicinare coloro che Egli stesso ha scelto quali suoi rappresentanti ed inviati nel mondo, gli Apostoli e tutti coloro che, nel corso dei secoli, ne seguiranno le orme. Come posto in luce dall&#8217;attuale papa, Benedetto XVI, nel corso di una sua recente udienza (<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070328_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20070328_it.html</a>), Ireneo illustra ed afferma in modo articolato e completo gli argomenti sui quali si fonda la genuinità della Tradizione apostolica: innanzitutto, il suo carattere pubblico, per cui, a differenza delle dottrine gnostiche, aventi per lo più una connotazione esoterica, ossia riservate al ristretto gruppo degli iniziati, Gesù ha espressamente incaricato gli Apostoli di far conoscere a tutti, senza preclusioni, il Suo Vangelo. Poi, la Tradizione è senz&#8217;altro unica, come unica è la fede predicata dagli Apostoli e dai loro successori: non esiste frantumazione in correnti capeggiate da singoli maestri, perchè Uno solo è il Maestro di cui la Chiesa proclama e custodisce la Parola. La Parola di Cristo, Verità che non mente, è affidata alla Chiesa che la diffonde grazie all&#8217;ispirazione e all&#8217;assistenza dello Spirito Santo: nella pneumaticità consiste, dunque, il terzo carattere specifico della Tradizione, per cui essa è davvero Parola di Dio, sia pure affidata agli uomini, i quali la ripetono, la approfondiscono, la insegnano non per virtù o abilità propria, ma per mezzo dello Spirito di Dio, che anima la vita della Chiesa.</p><p>La Tradizione della vera fede si compie sia oralmente, attraverso la predicazione e la catechesi, sia per iscritto, mediante i Vangeli, e proprio su quest&#8217;ultimo punto Ireneo fornisce un contributo assolutamente unico e originale, non solo perchè utilizza in modo abbondante citazioni dai testi del Nuovo Testamento ma, soprattutto, perchè, primo fra ogni altro autore, individua i Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni come i componenti del “canone della verità” (per maggiori informazioni sui testi dei Vangeli riconosciuti come “canonici” e sulla distinzione tra Vangeli canonici ed apocrifi si veda il link <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vangelo" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Vangelo</a>).</p><p>Per noi oggi è assodato fare riferimento ai testi evangelici di questi quattro autori come agli unici autentici, ma, in particolare nei primi secoli dell&#8217;era cristiana, non era affatto così scontato: circolavano, infatti molti scritti che narravano la vita di Gesù e, nella lotta contro l&#8217;eresia, era di fondamentale importanza stabilire quali fossero effettivamente di ispirazione divina e quali no. Non a caso, secondo gli studiosi, Ireneo avvertì in modo urgente la necessità della fissazione del canone dei quattro Vangeli su sollecitazione dell&#8217;eresia gnostica che, dal canto suo, andava diffondendo molti testi, tra cui il <em>Vangelo di Maria</em> o il <em>Vangelo della Perfezione</em> (per un elenco dei vangeli gnostici si veda il link informativo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vangeli_gnostici" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Vangeli_gnostici</a>); non solo, ma lo gnostico Marcione aveva delineato addirittura un proprio “canone”, detto anche “canone marcionita”, in funzione della dottrina da lui propugnata, che comprendeva solo alcune parti del Vangelo di Luca e una decina di lettere di San Paolo, anch&#8217;esse non considerate integralmente (per maggiori informazioni sul profilo di Marcione si veda il link <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcione" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Marcione</a>).</p><p>Luminosa e attualissima è, in sintesi, la testimonianza che ci giunge da questo straordinario autore: in un&#8217;epoca, come anche la nostra, caratterizzata da un caleidoscopio di interrogativi ed opinioni sulla figura di Cristo, l&#8217;invito di Ireneo è inequivocabile: per conoscere ed incontrare Gesù occorre ricercarlo nella sua Chiesa che “sebbene diffusa in tutto il mondo fino alle estremità della terra, avendo ricevuto dagli Apostoli e dai loro discepoli la fede […], conserva questa predicazione e questa fede con cura e, come se abitasse un&#8217;unica casa, vi crede in uno stesso identico modo, come se avesse una sola anima ed un cuore solo, e predica le verità della fede, le insegna e le trasmette con voce unanime, come se avesse una sola bocca” (<em>Adversus haereses</em>, 1, 10, 1-2; citazione riportata dal link <a href="http://www.gliscritti.it/dchiesa/ireneo.htm" target="_blank">http://www.gliscritti.it/dchiesa/ireneo.htm</a>).</p><p class="aaa4">Approfondimenti</p><p>Per approfondimenti sul profilo di sant&#8217;Ireneo di Lione si veda il link <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/23500" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/23500</a></p><p>Sul sito <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0130-0202-_Iraeneus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0130-0202-_Iraeneus.html</a> è possibile reperire e leggere molti testi di Ireneo in traduzione in lingua inglese.</p><p>Chi conosce la lingua spagnola può, invece, cimentarsi con la lettura dell&#8217;<em>Adversus haereses</em> in traduzione al link <a href="http://www.multimedios.org/docs/d001092/" target="_blank">http://www.multimedios.org/docs/d001092/</a></p><p>Un repertorio di citazioni tratte dai testi dell&#8217;autore è, infine, consultabile sul link <a href="http://it.wikiquote.org/wiki/Ireneo_di_Lione" target="_blank">http://it.wikiquote.org/wiki/Ireneo_di_Lione</a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003918_ireneo-di-lione.html" data-text="Ireneo di Lione" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003918_ireneo-di-lione.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003918_ireneo-di-lione.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lattanzio</title><link>http://www.archeoguida.it/003915_lattanzio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003915_lattanzio.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Jan 2011 15:33:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3915</guid> <description><![CDATA[nome: Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio (250-327) Dio ha creato il mondo per l’uomo. Chi non vede ciò, non si distingue molto dagli animali. Chi guarda su in cielo, fuori che l’uomo? Chi ammira il sole, le stelle e tutte le altre opere di Dio, fuori che l’uomo? Chi coltiva la terra? Chi ne raccoglie i [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3916" title="lattanzio" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/lattanzio.jpg" alt="Lattanzio" width="500" height="373" /></strong></p><p><strong>nome:</strong> Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio (250-327)</p><blockquote><p><em>Dio ha creato il mondo per l’uomo.<br /> </em><em>Chi non vede ciò, non si distingue molto dagli animali.<br /> </em><em>Chi guarda su in cielo, fuori che l’uomo?<br /> </em><em>Chi ammira il sole, le stelle e tutte le altre opere di Dio, fuori che l’uomo?<br /> </em><em>Chi coltiva la terra? Chi ne raccoglie i frutti?<br /> </em><em>Chi naviga sul mare?<br /> </em><em>Chi ha in suo potere i pesci, gli uccelli e i quadrupedi, se non l’uomo?<br /> </em><em>Dunque Dio ha fatto tutto in vista dell’uomo,<br /> </em><em>perché tutto è stato lasciato in uso all’uomo. </em></p></blockquote><p><em>(</em>dalle <em>Istituzioni)</em></p><p>Straordinario esempio di scrittore di origine pagana convertito al cristianesimo e alla difesa della sua causa, Lattanzio pose la scienza retorica, nella quale eccelse tanto da conquistarsi stima e simpatia da parte dell&#8217;imperatore Diocleziano, al servizio dell&#8217;apologetica cristiana, consistente nella dimostrazione delle ragioni per cui la vera fede risultava credibile e praticabile e nella sua difesa dagli attacchi provenienti dalle posizioni dottrinali e ideologiche contrastanti.</p><p>Alla scuola di <strong>Arnobio il Vecchio</strong>, illustre retore del tempo, Lattanzio si addestrò nell&#8217;elaborazione di una prosa fluida ed elegante, ispirata alle cadenze proprie dello stile classico, tanto che, nel periodo umanistico-rinascimentale, si guardò a lui come ad una sorta di “nuovo Cicerone” di epoca cristiana. La sua formazione letteraria, oltre allo stile, gli permise di acquisire pure un&#8217;adeguata conoscenza delle filosofie dell&#8217;antichità, che egli seppe confrontare con la religione di Gesù Cristo e confutare in molti dei loro argomenti. “Dopo che Dio ha fatto così grandi opere per l’uomo, dopo che gli ha concesso tanto onore e potenza da dominare il mondo, l’uomo deve ravvisare in lui l’autore di tanti benefici, deve riconoscerlo come creatore, che ha fatto il mondo per l’uomo, e deve degnamente adorarlo e onorarlo.</p><p>Qui Platone è uscito di strada, qui ha abbandonato la verità che inizialmente aveva pur afferrato, non parlando cioè dell’adorazione di quel Dio che aveva pur riconosciuto come fondatore e padre di tutto, non comprendendo che l’uomo è a lui legato con i vincoli dell’amore filiale e che questo solo è il motivo per cui le anime diventano immortali&#8230; È necessario dunque adorare Dio, perché così l’uomo &#8211; per la religiosità che è insieme giustizia &#8211; riceva da lui l’immortalità. E non vi è anche nessun’altra ricompensa possibile per lo spirito religioso: esso è invisibile, perciò solo da Dio invisibile può essere ricompensato, e solo con un premio invisibile”, così sottolinea Lattanzio nella sua opera fondamentale, le <em>Divinae</em> <em>Institutiones</em>, articolata in sette libri dedicati, in primo luogo, alla confutazione delle dottrine pagane e, successivamente, all&#8217;esposizione dei contenuti “della vera sapienza e religione”, a cui l&#8217;autore intende condurre tutti, i semplici e i dotti.</p><p>Le ragioni per le quali la fede cristiana è degna di essere abbracciata e professata sono molteplici: innanzitutto, già nel guardare a se stesso, alla propria mirabile struttura psico-fisica, l&#8217;uomo può scorgere l&#8217;attenzione, e quindi intuire l&#8217;esistenza, di un Dio che, nella sua Provvidenza, viene incontro alla sua creatura, conservandola in vita e dotandola di ciò che le occorre per la sussistenza. Si tratta di un&#8217;argomentazione sviluppata da Lattanzio nel <em>De opificio Dei</em>, uno degli scritti che di lui ci sono pervenuti. Ma anche negli eventi dell&#8217;esistenza di ciascuno si manifesta l&#8217;imperscrutabile volontà di un Dio amoroso e provvidente, giusto ed equanime verso ogni uomo: si pensi all&#8217;esempio costituito dalla tragica sorte che ha colpito, prima o poi, tutti coloro che nel corso della storia si sono fatti promotori di persecuzioni nei confronti dei cristiani.</p><p>L&#8217;argomento in questione viene sviluppato dall&#8217;autore nel <em>De mortibus persecutorum</em>, opera di ampio respiro nella quale, con chiaro intento ammonitore, viene illustrato il triste destino occorso a quanti, in particolare sovrani ed imperatori, hanno osato con protervia ed arroganza sfidare Dio attraverso l&#8217;oppressione e l&#8217;eliminazione dei seguaci della fede in Gesù Cristo. Come Lattanzio ribadisce anche in un altro scritto, il <em>De ira Dei</em>, la giustizia divina colpisce inesorabile coloro che ad essa si oppongono, vivendo nel peccato: bando, quindi, all&#8217;immagine di un Dio indifferente alle vicende umane, come quella propagata e sostenuta da taluni sistemi di pensiero di epoca greco-ellenistica!</p><p>Per la ricchezza contenutistica delle sue opere e per la solidità della sua fama già presso i contemporanei, Lattanzio trascorse gli ultimi anni della sua vita al servizio della corte dell&#8217; imperatore Costantino, colui che, con il celebre Editto di Milano dell&#8217;anno 313, concesse ai cristiani libertà di culto dopo secoli di violenta repressione.</p><p class="aaa4">Approfondimenti</p><p>All&#8217;indirizzo web <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/30_10_0240-0320-_Lactantius.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/30_10_0240-0320-_Lactantius.html</a> si possono reperire e leggere molte opere di Lattanzio, anche in traduzione.</p><p>Per approfondimenti si vedano i link</p><ul><li><a href="http://www.filosofico.net/lattanzio.htm" target="_blank">http://www.filosofico.net/lattanzio.htm</a> </li><li><a href="http://www.summagallicana.it/lessico/l/Lattanzio.htm" target="_blank">http://www.summagallicana.it/lessico/l/Lattanzio.htm</a></li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003915_lattanzio.html" data-text="Lattanzio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003915_lattanzio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003915_lattanzio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lucrezio</title><link>http://www.archeoguida.it/003911_lucrezio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003911_lucrezio.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Jan 2011 15:29:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3911</guid> <description><![CDATA[nome: Tito Lucrezio Caro (98/96 a.C. &#8211; 55/53 a.C.) Qui potis est dignum pollenti pectore carmen condere pro rerum maiestate hisque repertis? (dal De rerum natura, libro IV) Inquieta e, sotto molti aspetti, inquietante si dovette presentare sin dall&#8217;antichità la figura di Tito Lucrezio Caro, che, non a caso, attirò con il suo controverso fascino [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3913" title="lucrezio" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/lucrezio.jpg" alt="Lucrezio" width="300" height="381" /></strong></p><p><strong>nome:</strong> Tito Lucrezio Caro (98/96 a.C. &#8211; 55/53 a.C.)</p><blockquote><p><em>Qui potis est dignum pollenti pectore carmen<br /> </em><em>condere pro rerum maiestate hisque repertis?</em></p></blockquote><p>(dal <em>De rerum natura</em>, libro IV)</p><p>Inquieta e, sotto molti aspetti, inquietante si dovette presentare sin dall&#8217;antichità la figura di Tito Lucrezio Caro, che, non a caso, attirò con il suo controverso fascino una personalità altrettanto complessa come quella di <strong>Giacomo Leopardi</strong>. In realtà, molto dell&#8217;alone di mistero che circonda il profilo di Lucrezio si deve all&#8217;assenza di notizie biografiche certe e, soprattutto, a talune ipotesi avanzate in ambiente cristiano, in particolare da <strong>San</strong> <strong>Girolamo</strong>, intorno ad un suo presunto stato di pazzia. Lucrezio, infatti, come vedremo tra poco, nella sua opera <em>De rerum natura</em>, in modo coerente con le idee di Epicuro (il lettore può trovare in questa stessa sezione “Personaggi” la scheda relativa a tale filosofo greco) annoverò la religione tra le cause dell&#8217;infelicità che affligge la condizione umana. Ma, procedendo con ordine e cercando di leggere tra le pieghe della storia, una migliore comprensione della figura lucreziana ci può venire dall&#8217;analisi del contesto storico-sociale e culturale di riferimento.</p><p>Innanzitutto, come il lettore attento avrà potuto notare dalla scansione cronologica, Lucrezio nacque e crebbe in uno dei periodi più difficili e delicati per la storia di Roma: la città e il suo <em>establishment</em> erano letteralmente squassati dalla crescente contrapposizione politico-militare, culminata nella guerra civile combattutasi nel biennio tra 83 e 82 a.C., tra <strong>Gaio</strong> <strong>Mario</strong> e <strong>Lucio Cornelio Silla</strong>, rispettivamente a capo delle fazioni dei <em>populares</em> e degli <em>optimates</em> che si contendevano il controllo della <em>respublica</em>. Negli anni immediatamente successivi, inoltre, uno dei più fedeli uomini di Silla, <strong>Lucio Sergio Catilina</strong>, orchestrò la celebre “congiura” associata al suo nome, che, in base alla ricostruzione fornitane dalle fonti, in primo luogo da Cicerone, aveva per obiettivo la destabilizzazione del governo repubblicano e l&#8217;eliminazione di alcuni esponenti della classe dirigente. Il piano cospirativo di Catilina, poi conclusosi in un nulla di fatto, fu una delle espressioni più eloquenti dello stato di tensione e di malessere che regnava nell&#8217;Urbe in quegli anni, caratterizzati da un sempre più lacerante distanziamento del ceto aristocratico-senatorio, intento alla tutela pressocchè esclusiva dei propri interessi, dalle rivendicazioni avanzate dalle classi sociali meno abbienti, desiderose di un maggior riconoscimento e di una più incisiva capacità di azione nella vita politica.</p><p>Non è forse una situazione che agevolmente, sia pure con le debite distinzioni, possiamo ritrovare anche ai giorni nostri? Quante volte si sente dire che la politica “ufficiale” nei suoi proclami e nelle sue iniziative non incontra e non interpreta le aspirazioni e le necessità dei cittadini e, per tale motivo, fomenta il malcontento e la divisione? Lo studio della storia, sia pure di un&#8217;epoca tanto remota come quella di cui ci stiamo occupando, ci offre un monito significativo: com&#8217;è noto, infatti, lo scollamento sempre più profondo tra vita politico-istituzionale e cittadinanza determinò dapprima la crisi, e poi la fine dell&#8217;istituto repubblicano in Roma e la nascita di una nuova forma giuridica, quella dell&#8217;Impero.</p><p>Allo sgretolamento dei valori sui quali si era fondato l&#8217;assetto tradizionale del <em>mos maiorum</em> stavano contribuendo, a giudizio degli osservatori più critici, anche dottrine e orientamenti di pensiero sino ad allora estranei alla cultura romana: si trattava, più in dettaglio, delle filosofie di origine greco-ellenistica, che si andavano diffondendo in ogni parte del Mediterraneo e che, a Roma, avevano trovato un alveo propizio, a partire dal II secolo a.C., nell&#8217;attività del Circolo degli Scipioni. Fra tali sistemi filosofici ritenuti potenzialmente in grado di minare alle fondamenta il complesso di convinzioni sul quale si era costruita la solidità dell&#8217;impianto socio-culturale romano vi era senza dubbio l&#8217;epicureismo: tale dottrina, infatti, soprattutto per le sue posizioni in materia di etica e comportamento, affermava la sostanziale indifferenza degli dèi nei confronti delle vicende umane e la necessità, per l&#8217;uomo intenzionato a conseguire la vera pace, di distogliersi dal perseguimento di interessi non strettamente necessari alla vita.</p><p>Non è, quindi, davvero difficile comprendere le ragioni della diffidenza verso l&#8217;operazione culturale di Lucrezio che, con il suo poema <em>De rerum natura</em>, dedicato, non a caso, al nobile Gaio Memmio, primo marito della figlia di Silla, intese prospettare una soluzione per le numerose controversie che affliggevano Roma proprio nel recupero, nella valorizzazione e nella diffusione degli ideali epicurei. La forma scelta per la stesura del testo, non a caso, è quella del componimento didascalico, che aveva già avuto illustri precedenti nella storia della letteratura greca nelle opere di Esiodo, Empedocle e Nicandro di Colofone. Nei sei libri che costituiscono il <em>De rerum natura</em>, Lucrezio dispiega un&#8217;ampia trattazione in forma poetica dei contenuti della filosofia epicurea, la cui conoscenza egli intende veicolare in modo chiaro e completo nel mondo latino. La sestina si articola, a sua volta, in tre gruppi di due libri ciascuno, ognuno dei quali inizia e si conclude con un inno ad Epicuro. Come rilevato da P. Boyancé, “per liberare gli uomini Lucrezio ha capito che non si trattava di ottenere, nei momenti di fredda riflessione, la loro adesione ad alcune verità di ordine intellettuale, ma che bisognava rendere queste verità, come avrebbe potuto dire Pascal, comprensibili al cuore”. E, in effetti, nel suo poema l&#8217;autore compie qualcosa di assolutamente prezioso e ineguagliabile: illustrare e trasmettere il pensiero filosofico da cui egli era stato conquistato attraverso i toni e le tecniche dell&#8217;arte poetica, dell&#8217;intuizione, della fantasia, trasformandolo, quindi, in un messaggio potente, in grado di toccare il cuore e smuovere la volontà di coloro che lo avrebbero accostato e letto.</p><p>La dottrina del <em>clinamen</em> (o deviazione degli atomi) alla base del processo di creazione e di disgregazione delle cose create e la negazione del valore gnoseologico della religione tradizionale, ritenuta un indebito offuscamento della luce proveniente dalla visione razionale della realtà, erano i due punti della dottrina epicurea, ripresi da Lucrezio, che più di altri furono colti come potenzialmente disgregativi per l&#8217;assetto di valori sui quali si era fondata la società romana; in particolare, la spiegazione del processo di creazione e trasformazione delle realtà viventi mediante il ricorso alla dottrina dell&#8217;aggregazione/separazione di atomi negava la presenza di qualsiasi orientamento finalistico e, quindi, di qualsiasi ordine provvidenziale del corso degli eventi: alla luce di una tale spiegazione, di conseguenza, la stessa città di Roma non poteva considerarsi investita di una missione e di un destino privilegiati rispetto a quello degli altri popoli.</p><p>Lo stesso sistema di credenze e culti religiosi doveva considerarsi ininfluente ai fini della grandezza della città: secondo Epicuro, gli Dèi stessi – ammesso che essi veramente esistano – non si occupano minimamente dell&#8217;uomo né guidano la vita dei singoli e dei popoli verso un obiettivo prefissato. Sulla base di tali argomentazioni, non vi era più ragione che sospingesse l&#8217;Urbe al conseguimento di un ruolo di guida fra tutti i popoli del mondo antico e, quindi, in ultima analisi, non sussistevano più motivazioni valide per il perdurare delle contese e dei conflitti che, all&#8217;epoca, laceravano il tessuto sociale di Roma. La vera pace, dice Epicuro attraverso l&#8217;opera lucreziana, può derivare, al singolo così come alla collettività, dalla ricerca di ciò che maggiormente conta, ossia dei piaceri semplici ed essenziali alla vita, nella libertà dai vani timori e dagli oppressivi dettami del sistema religioso consolidato. Com&#8217;ebbe a dire lo stesso Lucrezio: <em>Se prescritto il fine/Vedesse l&#8217;uomo alle miserie sue,/Ben resister potrebbe alle minacce/Delle religioni e de&#8217; poeti:/Ma come mai resister può, s&#8217;ei teme/Dopo la morte aspri tormenti eterni,/Perchè dell&#8217;alma è a lui l&#8217;essenza ignota?/S&#8217;ella sia nata o a chi nasce infusa,/ E se morendo il corpo anch&#8217;ella muoia?/Se le tenebre dense e se le vaste/Paludi vegga del tremendo inferno,/O s&#8217;entri ad informare altri animali/Per divino voler?</em><em> </em></p><p>In modo del tutto singolare, peraltro, colui che si fece cantore della rasserenante etica di Epicuro soffrì, secondo la ricostruzione biografica offerta dalla tradizione cristiana sin dall&#8217;antichità, di un&#8217;inquietudine interiore tanto tormentosa da condurlo alla morte prematura per suicidio. Realtà, leggenda o utopia, in ogni caso, la personalità, la vita e la produzione letteraria di Lucrezio rappresentano un <em>unicum</em> imprescindibile non solo per la comprensione delle sorti della filosofia epicurea in epoca romana, ma anche nella storia filosofica di ogni tempo. <em> </em></p><p class="aaa4">Approfondimenti</p><p>Per utili approfondimenti si vedano i links:</p><ul><li><a href="http://www2.classics.unibo.it/Didattica/LatBC/IntroLucr.pdf" target="_blank">http://www2.classics.unibo.it/Didattica/LatBC/IntroLucr.pdf</a></li><li><a href="http://www.filosofico.net/lucrezio.htm#n2" target="_blank">http://www.filosofico.net/lucrezio.htm#n2</a></li><li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Cornelio_Silla" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Cornelio_Silla</a></li><li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Mario" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Mario</a></li><li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Catilina" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Catilina</a></li><li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ellenismo" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Ellenismo</a></li><li><a href="http://www.girodivite.it/antenati/-iisec/-250.htm target=">http://www.girodivite.it/antenati/-iisec/-250.htm</a></li><li><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epicureismo" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Epicureismo</a></li></ul><p>E&#8217; possibile leggere il testo integrale del <em>De rerum natura</em> cliccando su</p><ul><li><a href="http://la.wikisource.org/wiki/De_rerum_natura_(Titus_Lucretius_Carus" target="_blank">http://la.wikisource.org/wiki/De_rerum_natura_(Titus_Lucretius_Carus)</a></li><li><a href="http://www.intratext.com/IXT/LAT0019/" target="_blank">http://www.intratext.com/IXT/LAT0019/</a></li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003911_lucrezio.html" data-text="Lucrezio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003911_lucrezio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003911_lucrezio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lucullo</title><link>http://www.archeoguida.it/003906_lucullo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003906_lucullo.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Jan 2011 15:21:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3906</guid> <description><![CDATA[nome: Lucio Licinio Lucullo (117-56 a.C.) dinastia: gens Licinia, di origine plebea famiglia: figlio di Cecilia Metella Calva; fratello di Marco Terenzio Varrone Lucullo Il cibo, si sa, è una gratificazione non solo per il palato ma anche per l&#8217;umore: chi, ad esempio, non si sente attratto dai dolci in particolare nei momenti di tristezza [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3907" title="lucullo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/lucullo.jpg" alt="Lucullo" width="600" height="685" /></strong></p><p><strong>nome:</strong> Lucio Licinio Lucullo (117-56 a.C.)<br /> <strong>dinastia:</strong> <em>gens Licinia</em>, di origine plebea<br /> <strong>famiglia:</strong> figlio di Cecilia Metella Calva; fratello di Marco Terenzio Varrone Lucullo</p><p>Il cibo, si sa, è una gratificazione non solo per il palato ma anche per l&#8217;umore: chi, ad esempio, non si sente attratto dai dolci in particolare nei momenti di tristezza e di solitudine? Con tutti i correlati rischi per la salute!</p><p>Oltre a quelle con il singolo individuo, esistono poi complesse interazioni tra cibo e cultura dei singoli popoli, presso i quali l&#8217;assunzione di determinati alimenti esprime, e nel contempo influenza e determina, specifici atteggiamenti ed orientamenti a livello sociale, psicologico e religioso (si vedano, ad esempio, i contenuti proposti da alcune risorse web quali</p><ul><li><a href="http://www.aliceworld.it/diete/cultura.html" target="_blank">http://www.aliceworld.it/diete/cultura.html</a> </li><li><a href="http://www.catconfesercenti.it/alimentandoweb/01_linguaggio.htm" target="_blank">http://www.catconfesercenti.it/alimentandoweb/01_linguaggio.htm</a></li></ul><p>Come non notare che la nostra epoca, in cui nei Paesi occidentali esiste larga abbondanza di cibi prodotti su scala industriale, sia anche quella in cui più largamente è diffuso l&#8217;oscuro male della depressione? Come se il cibo materiale non fosse adeguato a saziare la “fame” dell&#8217;uomo! Senza voler entrare ora nella disamina dell&#8217;affascinante, e talora drammatico, rapporto tra uomo e alimentazione, si invita, però, il lettore a proseguire per proprio conto l&#8217;approfondimento della questione, a partire, magari, da alcune letture (1).</p><p>Una breve parentesi per introdurre una straordinaria figura dell&#8217;antico mondo romano, Lucio Licinio Lucullo, il quale non era nè un cuoco nè uno <em>chef</em> capo quale oggi si può trovare nelle cucine dei ristoranti, ma un valente generale al quale la carriera politica non aveva arriso particolare fortuna.</p><p>Correvano anni cruciali per la vita di Roma, percorsa dalle crescenti tensioni tra <em>optimates</em> e <em>populares</em> che precedettero l&#8217;ascesa di Giulio Cesare a padrone assoluto della scena politica. Licinio Lucullo apparteneva alla <em>gens</em> Licinia, di probabile origine etrusca, che era assurta a particolare onore per l&#8217;impegno di uno dei suoi membri, <strong>Gaio Licino Stolone</strong> (376-361 a.C.), nell&#8217;assicurare anche agli uomini di famiglia plebea la possibilità di accedere al consolato, carica sino ad allora riservata a coloro che provenivano dal patriziato.</p><p>Uomo colto e dotato di notevole ambizione – un tratto della sua personalità, quest&#8217;ultimo, che più tardi gli si ritorcerà contro – Lucullo iniziò e condusse una splendida carriera militare durante il periodo del predominio in Roma di <strong>Lucio Cornelio Silla</strong>, il quale, dopo essersi distinto nella guerra contro il re della Numidia, Giugurta, iniziò una vertiginosa scalata – una carica dopo l&#8217;altra – verso la nomina a dittatore, per la prima volta senza una scadenza prefissata (2). Lucullo fu al fianco di Silla durante gli anni della sua fulminea presa del potere, distinguendosi, in modo particolare, al tempo del conflitto che oppose Roma al re del Ponto, Mitridate VI (3). La sua fedeltà durò immutata anche dopo la morte di Lucio Cornelio Silla, il quale aveva nominato Lucullo a tutore del proprio figlio: una designazione che confermava il rapporto di stima e di fiducia intercorrente tra i due uomini.</p><p>Assurto al consolato nell&#8217;anno 74 a.C., Lucullo proseguì nel suo impegno militare sul fronte orientale, sempre ribollente di tensioni, assestando una serie di dure sconfitte non solo al re Mitridate, ma anche al sovrano d&#8217;Armenia, Tigrane.</p><p>Le campagne in Oriente, però, segnarono l&#8217;inizio della fine dell&#8217;astro luculliano, per tutta una serie di motivi riconducibili non solo al quadro politico che si andava delineando in Roma, ma anche alla situazione delle truppe guidate dal fedelissimo di Silla. Come attestato dalle fonti (Plutarco), infatti, l&#8217;esercito guidato da Lucullo ad un certo punto si rifiutò di proseguire in obbedienza agli ordini dall&#8217;alto: ciò in seguito ad un forte clima di malcontento fomentato tra le fila dei soldati da un rivale dello stesso Lucullo, Publio Clodio Pulcro (4), che riuscì a determinare il rifiuto delle truppe a proseguire nella campagna contro i re orientali, favorendo il subentro di Gneo Pompeo nel controllo del fronte mitridatico. Ma anche in patria Lucullo non era più ben visto: i suoi successi stavano alimentando i sospetti di quanti (senato e ceto equestre) temevano i possibili rischi di un accrescimento della personalità e del ruolo del generale ma, soprattutto, la fedeltà a Silla non era ben vista dagli esponenti del partito dei <em>populares</em> e, in particolare, da Giulio Cesare, che stava facendo piazza pulita di tutti i suoi possibili oppositori.</p><p>Al rientro dall&#8217;Oriente, quindi, per Lucullo non si spianò la strada dell&#8217;impegno politico, ma quella del ritiro da ogni attività pubblica: non c&#8217;era più posto, in definitiva, per un generale accusato di essersi arricchito indebitamente durante le fortunate campagne militari in Oriente, la cui reputazione risultava ormai compromessa.</p><p>Lucullo ripiegò allora su una scelta di vita all&#8217;insegna del lusso e della buona tavola: grazie alle ricchezze tesaurizzate nel corso degli anni precedenti, infatti, potè acquistare non poche ville, arredarle con sfarzo e aprirle alla convivialità e ai banchetti: dolci, vini, pesci pregiati, salse gustose e verdure arricchivano la mensa imbandita da Lucullo per sé e per i suoi ospiti. Suggestivi approfondimenti sulla prelibatezza delle portate sfornate dalle cucine luculliane si possono leggere sulle pagine del sito <a href="http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/bpersonaggi/Lucullo-e-il--banchetto-per-Cicerone.html" target="_blank">http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/bpersonaggi/Lucullo-e-il&#8211;banchetto-per-Cicerone.html</a><a href="http://www.taccuinistorici.it/ita/news/antica/bpersonaggi/Lucullo-e-il--banchetto-per-Cicerone.html"> </a></p><p>Per i buongustai desiderosi di riproporre sulla propria mensa le prelibatezze di cui si cibava Lucullo, un interessante volume di Ilaria Gozzini Giacosa, dal titolo <em>A cena da Lucullo. Come cucinare oggi i piatti dell&#8217;Antica Roma</em> (ed. Piemme), permette di cimentarsi con le combinazioni di ingredienti che hanno reso celebre la cucina del famoso generale romano.</p><p>Lucullo morì tra 57 e 56 a.C., sazio di giorni (non è solo un modo di dire&#8230;) ma, soprattutto, sazio di quei piaceri del palato nei quali, possiamo ipotizzare, aveva trovato compensazione per le frustrazioni e gli attacchi personali con cui era stato “silurato” dalla scena pubblica dell&#8217;Urbe.</p><p class="aaa4">Note</p><ul><li>1) vedi le indicazioni bibliografiche:</li><li>2) Nell&#8217;antica Roma la dittatura veniva conferita, in genere, quando occorreva affrontare e gestire situazioni di particolare necessità, ma sempre per un periodo ben determinato.</li><li>3) Per approfondimenti sulle cosidette “guerre mitridatiche” si veda la scheda <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mitridatica" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mitridatica</a>.</li><li>4) Sulla figura di Publio Clodio Pulcro e sul suo operato nella scena politica romana del tempo si veda la scheda <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Publio_Clodio" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Publio_Clodio</a></li></ul><p class="aaa4">Bibliografia</p><ul><li>Massimo Montanari, <em>Il cibo come cultura</em>, Laterza 2004 <a href="http://www.magazine.unibo.it/Magazine/UniBoLibri/2004/12/23/cibocultura.htm" target="_blank">http://www.magazine.unibo.it/Magazine/UniBoLibri/2004/12/23/cibocultura.htm</a></li><li>Ivo Picchiarelli, Eros Barone, <em>Alimentazione e cultura</em>, Franco Angeli 2007 <a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=800.51" target="_blank">http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=800.51</a></li></ul><p class="aaa4">Approfondimenti</p><p>Per approfondimenti vedi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dittatore_romano" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Dittatore_romano</a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003906_lucullo.html" data-text="Lucullo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003906_lucullo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003906_lucullo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Luciano di Samosata</title><link>http://www.archeoguida.it/003213_luciano-di-samosata.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003213_luciano-di-samosata.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Oct 2010 17:32:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category> <category><![CDATA[Luciano di Samosata]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3213</guid> <description><![CDATA[Luciano di Samosata è una delle figure più versatili di età imperiale, poiché trattò un’ampia gamma di argomenti, dalla lode di una mosca ai dialoghi degli dei, variando notevolmente i toni, dalla comicità alla violenta invettiva. Aveva una eccezionale competenza letteraria ed è considerato uno degli autori più divertenti della letteratura greca. Vita Le poche [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3215" href="http://www.archeoguida.it/003213_luciano-di-samosata.html/luciano-di-samosata"><img class="alignnone size-full wp-image-3215" title="luciano-di-samosata" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/10/luciano-di-samosata.jpg" alt="Luciano di Samosata" width="300" height="453" /></a></p><p><strong>Luciano di Samosata</strong> è una delle figure più versatili di età imperiale, poiché trattò un’ampia gamma di argomenti, dalla lode di una mosca ai dialoghi degli dei, variando notevolmente i toni, dalla comicità alla violenta invettiva. Aveva una eccezionale competenza letteraria ed è considerato uno degli autori più divertenti della letteratura greca.</p><p class="aaa3">Vita</p><p>Le poche notizie biografiche che possediamo, le traiamo dal <em>Sogno</em> e dalla <em>Doppia accusa</em>. Nacque a <strong>Samosata</strong>, nella <strong>Siria</strong> <strong>Commagène</strong> intorno al 120, da una famiglia modesta e fu avviato all’arte dello scalpellino presso suo zio. Feritosi subito il primo giorno, il ragazzo fece un sogno nel quale era conteso da due donne, l’arte statuaria e la cultura letteraria e scelse, alla fine, quest’ultima. Sappiamo che viaggiò molto: in Ionia, in Grecia, in Gallia e in Italia. Intorno ai quarant’anni abbandonò la Retorica, personificata come una moglie che lo ha aiutato ad ottenere fama e successo, per convivere con il Dialogo, personificazione della filosofia. Degli ultimi anni della sua vita non sappiamo molto; sicuramente morì dopo Marco Aurelio (180), poiché ricorda l’apoteosi dell’imperatore nell’<em>Alessandro.</em></p><p class="aaa3">Opere</p><p>La tradizione ci tramanda 80 opere autentiche tutte in prosa, <em>La Gotta</em>, parodia tragica in trimetri giambici con riecheggiamenti di <strong>Eschilo</strong>, <strong>Sofocle</strong>, <strong>Euripide</strong> e <strong>Aristofane</strong>, e alcune composizioni, tra cui epigrammi, ritenute non autentiche. La produzione letteraria di Luciano è eterogenea e lui stesso sottolinea in più di un’occasione la sua innovazione più importante, ossia il connubio tra dialogo filosofico e commedia, vantandosi di “ingannare” lo spettatore con l’offerta del riso comico nascosto sotto la serietà filosofica, così come Prometeo aveva ingannato gli dei.</p><p>Abbiamo un’ampia produzione sofistica con esercizi retorici con tematiche tipiche delle scuole: esempi sono costituiti dal <em>Tirannicida,</em> dall’<em>Elogio della mosca </em>e dall’<em>Ippia</em>. Molto presente è anche il dialogo: più serio è l’<em>Ermotimo</em>, più schiettamente lucianei i <em>Dialoghi degli dei, </em>i <em>Dialoghi marini </em>e i <em>Dialoghi delle meretrici</em>, l’<em>Icaromenippo</em> e la <em>Negromanzia</em>, mentre ai toni più pacati del dialogo platonico e senofonteo si avvicina il <em>Simposio</em>, che rappresenta un banchetto di nozze a cui partecipano vari filosofi, in cui compare un dialogo raccontato nel dialogo.</p><p>Numerose sono le diatribe, come <em>Sui sacrifici</em>, che a volte prendono la forma di violente invettive contro ignoranti o millantatori, come <em>A un ignorante che colleziona libri </em>e <em>Il falso critico</em>. In forma epistolare sono alcune opere che i critici fanno risalire alla maturità di Luciano: ricordiamo <em>Come si deve scrivere la storia</em>, <strong>l’<em>Apologia</em></strong>.</p><p>L’autore scrisse anche due romanzi intitolati <em>Storia Vera</em>, appartenente al genere della letteratura fantastica,<em> </em>e <em>Lucio o l’asino</em>: quest’ultimo rimane un problema per la critica e la filologia; narra le vicende di un giovane trasformato in asino per una pozione magica e alla fine ritornato con sembianze umane. Questa storia si ritrova, oltre che nelle <em>Metamorfosi </em>di Apuleio, in un sofista contemporaneo di Luciano, Lucio di Petre, la cui opera è andata perduta: si sospetta perciò che quella di Luciano sia una versione abbreviata dell’opera di questo sofista.</p><p>Luciano si richiama all’attico di epoca classica, ma condanna gli eccessi atticisti, criticando la ricerca esasperata di parole inusitate e arcaiche. Nonostante la conversione dalla retorica alla filosofia, l’atteggiamento di Luciano nei confronti dei filosofi rimane negativo: essi vengono rappresentati con barba incolta, capelli lunghi, bisaccia, assai similmente al Socrate delle <em>Nuvole </em>di Aristofane. Talvolta questi filosofi, che girano per le città predicando in vario modo, vengono raffigurati come litigiosi, parassiti, adulatori e avari. L’autore prova ammirazione solo per un tale Nigrino, che dà il nome ad un dialogo, per l’esempio da lui offerto di frugalità, compostezza e modestia. Luciano non trova risposte sufficienti nella filosofia e mette sotto accusa le pratiche cultuali della <em>polis</em>. La sua opera si può ben inserire in una dimensione pienamente letteraria e numerose sono le citazioni di Omero e di altri autori. In <em>Come si scrive la storia</em>, l’autore fornisce i precetti che uno storico deve seguire e nella <em>Storia Vera</em> viene effettuata una vera e propria parodia della mimesi, in quanto viene descritto realisticamente un viaggio oltre le colonne d’Ercole fin sulla luna, ma con stile chiaro e continua menzione dell’autopsia, come si prescrive ad uno storico; tutto sembra vero, tranne cose che non esistono, né possono esistere.</p><p class="aaa3">Lingua e stile</p><p>Luciano viene considerato un campione dell’atticismo, privo, però, delle sue forme più esasperate e puriste: cercò di evitare lo iato e fu attento alla scelta lessicale e all’uso dei modi. I suoi modelli di eleganza e chiarezza sono Platone, Aristofane e Demostene e il suo periodo è strutturato secondo nessi sintattici semplici e agili.</p><p class="aaa3">Fortuna</p><p>La fortuna di Luciano fu scarsa e a breve termine e le riprese delle sue opere furono molto limitate e circoscritte. In età bizantina venne apprezzato da Fozio per lo stile e per l’atteggiamento critico verso molti aspetti del mondo pagano. A partire dal Quattrocento fu conosciuto, ammirato e tradotto in Italia, con ripresa di temi a livello letterario e figurativo. Fu tradotto da Tommaso Moro ed Erasmo da Rotterdam e nel primo Umanesimo la sua influenza continuò a svilupparsi in Europa in varie forme, per un arco di tempo molto ampio.</p><p class="aaa4">Per saperne di più</p><p>L. Rossi, R. Nicolai, <em>Storia e testi della letteratura greca. L’età ellenistica, </em>Roma 2003.</p><p>L. Canfora, <em>Teoria e tecnica della storiografi classica, </em>Roma-Bari 1974.</p><p>A. Camerotto, <em>Le metamorfosi della parola. Studi sulla parodia in Luciano di Samosata, </em>Pisa-Roma 1998.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003213_luciano-di-samosata.html" data-text="Luciano di Samosata" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003213_luciano-di-samosata.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003213_luciano-di-samosata.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Licofrone di Calcide</title><link>http://www.archeoguida.it/002972_licofrone-di-calcide.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002972_licofrone-di-calcide.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 06 Jul 2010 09:56:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category> <category><![CDATA[Calcide]]></category> <category><![CDATA[Licofrone]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=2972</guid> <description><![CDATA[Licofrone di Calcide è autore dell’Alessandra, un’opera di difficile interpretazione, ma molto utile per la ricostruzione topografica del Mediterraneo antico, in quanto contiene numerose notizie geografiche. Vita Licofrone nacque intorno al 330 a.C. Sappiamo che fu adottato dallo storico Lico di Reggio e che si trasferì ad Alessandria sotto Tolemeo Filadelfo. Nella biblioteca di Alessandria [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Licofrone di Calcide </strong>è autore dell’<em>Alessandra</em>, un’opera di difficile interpretazione, ma molto utile per la ricostruzione topografica del Mediterraneo antico, in quanto contiene numerose notizie geografiche.</p><p class="aaa3">Vita</p><p>Licofrone nacque intorno al 330 a.C. Sappiamo che fu adottato dallo storico Lico di Reggio e che si trasferì ad Alessandria sotto Tolemeo Filadelfo. Nella biblioteca di Alessandria ricevette l’incarico di ordinare i testi dei commediografi. Licofrone fu uno dei poeti tragici inclusi nella Pleiade, cioè la costellazione dei sette migliori tragediografi del suo tempo, ma della sua vasta produzione rimangono solo pochi versi.</p><p><em class="aaa4">Alessandra</em></p><p>Si tratta di un poema in 1474 trimetri giambici. La voce narrante è un servitore che Priamo ha posto accanto alla figlia Alessandra (Cassandra) e che, quando Paride sta per partire verso Sparta, espone a Priamo le profezie della figlia, riguardanti la sorte di Troia, il ritorno dei Greci in patria, la persistenza della memoria di Troia attraverso il culto di Cassandra, di Ecuba e di Ettore, la rinascita di Troia attraverso l’espansione di Roma sul Mediterraneo, la lotta tra Asia ed Europa in seguito al ratto di Io.</p><p>Alcuni studiosi, inizialmente, ritennero che si trattasse di una tragedia, ma è sbagliato intenderla in questo modo, almeno secondo la tipologia classica. Si presenta come un racconto di messaggero (<em>rhesis</em>) di lunghezza spropositata: Giovanni Tzetzes (XII sec.) la considerava una monodia drammatica, mentre altri un prodotto di contaminazione tra contenuto epico, cornice drammatica e forma lirica. In realtà sembrerebbe un’opera al confine tra epica e tragedia: per svolgere un racconto epico viene adottato il punto di vista di un personaggio come avviene nella tragedia. Il punto di vista adottato è quello dei Troiani sconfitti: è, anche questa, un’innovazione, perché i successi degli eroi vengono svalutati, le loro gesta appaiono in una luce squallida e bizzarra, mentre vengono esaltate le loro disgrazie.</p><p>Licofrone sostituisce i nomi propri con metafore, secondo la tradizione oracolare; la lingua si fonda su quella della tragedia, in particolare quella di Eschilo, di cui Licofrone esagera le caratteristiche. L’autore, inoltre, utilizza molti elementi dialettali diversi, insieme a barbarismi ed arcaismi e anche parole rare, secondo il gusto per l’erudizione tipicamente alessandrino; egli ricorre frequentemente ad estese digressioni e il susseguirsi delle profezie è reso più vivace dall’attenzione per il dettaglio e da momenti di ricercato pathos.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002972_licofrone-di-calcide.html" data-text="Licofrone di Calcide" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002972_licofrone-di-calcide.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002972_licofrone-di-calcide.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Longino, Gaio Cassio</title><link>http://www.archeoguida.it/002911_longino-gaio-cassio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002911_longino-gaio-cassio.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 02 Jul 2010 14:49:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category> <category><![CDATA[Gaio Cassio Longino]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=2911</guid> <description><![CDATA[Gaio Cassio Longino (87 a.C. ca – 42 a.C.) origini: aristocratiche (gens Cassia) famiglia: marito di Tertulla, cognato di Marco Giunio Bruto L&#8217;assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C. costituisce il tragico epilogo della luminosa parabola politico-militare che aveva condotto l&#8217;eroe della campagna in Gallia alla stipulazione del primo triumvirato insieme a Gneo Pompeo e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>Gaio Cassio Longino</h2><p>(87 a.C. ca – 42 a.C.)</p><p><strong>origini</strong>: aristocratiche (gens Cassia)</p><p><strong>famiglia</strong>: marito di Tertulla, cognato di Marco Giunio Bruto</p><p>L&#8217;assassinio di Giulio Cesare nel 44 a.C. costituisce il tragico epilogo della luminosa parabola politico-militare che aveva condotto l&#8217;eroe della campagna in Gallia alla stipulazione del primo triumvirato insieme a Gneo Pompeo e a <strong>Marco Licinio Crasso</strong> sino al consolato e alla dittatura a vita, imprimendo, in tal modo, una svolta decisiva nel processo di evoluzione della forma di organizzazione dello stato romano dalla <em>respublica</em> all&#8217;impero.</p><blockquote><p>“Tu quoque,</p><p>Brute,</p><p>fili mi!”</p></blockquote><p>è la dolorosa e stupita esclamazione con cui, secondo la tradizione storiografica, Cesare colpito a morte si sarebbe rivolto al suo figlio adottivo, <strong>Marco Giunio Bruto</strong>, tra i partecipanti alla congiura che costò la vita a colui che, in base ad alcune interpretazioni, fu il primo imperatore di Roma; ma accanto a Bruto figura un&#8217;altra personalità appartenente all&#8217;<em>entourage</em> cesariano, Gaio Cassio Longino, marito di Tertulla, nata dal secondo matrimonio di <strong>Servilia</strong> con il pretore <strong>Decimo Giunio Silano</strong>.</p><p>Membro di una delle famiglie aristocratiche più in vista di Roma, Cassio Longino si riconobbe da subito nella fazione degli <em>optimates, </em>che si contrapponevano ai <em>populares</em>, ossia alla componente dei ceti meno abbienti, giunta ad avere propri rappresentanti nelle magistrature. Iniziò la sua carriera distinguendosi nel contesto della spedizione contro i Parti, capeggiata nel 53 a.C. da Marco Licinio Crasso, uno dei membri del primo triumvirato insieme a <strong>Giulio Cesare</strong> e a Gneo Pompeo. Nell&#8217;intento di Crasso l&#8217;impresa avrebbe dovuto incrementare la sua popolarità e la sua influenza nell&#8217;ambito del triumvirato stesso, ma si concluse drammaticamente con il disastro di Carre e la morte del generale romano, senza contare il fatto che, a partire da quel momento, la popolazione partica divenne una secolare “spina nel fianco” per i futuri imperatori romani.</p><p>Rientrato a Roma, Longino, che durante la spedizione in Medio Oriente aveva svolto l&#8217;incarico di questore, si avvicinò a <strong>Gneo Pompeo</strong>, esponente e sostenitore della causa degli ottimati. Ma dopo la scomparsa di Crasso, l&#8217;intesa fra Cesare e Pompeo per la spartizione delle cariche aveva subito una significativa evoluzione a tutto vantaggio del primo, il quale, nel giro di pochi anni, giunse a sbarazzarsi dell&#8217;antico alleato e ad impadronirsi del potere; vano fu il tentativo del senato di arginare in qualche modo la prepotente ascesa di Cesare attraverso l&#8217;appoggio conferito a Pompeo: quest&#8217;ultimo, infatti, fu sbaragliato con le sue truppe, inviate per fermare l&#8217;avanzata di Cesare su Roma, nella battaglia di Farsalo, e ucciso.</p><p>Era ormai chiaro che solo un&#8217;iniziativa a tradimento avrebbe potuto porre termine alla straordinaria vicenda umana e politica di Giulio Cesare, trionfante su tutti i rivali e divenuto arbitro indiscusso dell&#8217;agone politico romano, nonché artefice di numerose iniziative a livello politico, economico, militare ed urbanistico: con la sua singolare capacità di comprensione strategica, Cesare aveva, infatti, colto i mutamenti a cui Roma stava andando incontro a seguito delle politiche di conquista intraprese in Gallia e nelle regioni orientali e aveva compreso che lo stato, in tutte le sue compagini, andava profondamente trasformato per far fronte al rinnovato corso storico.</p><p>La sua personalità, il suo carisma, il suo successo intimorivano, però, non poco quella parte dell&#8217;aristocrazia che non voleva in alcun modo perdere i propri privilegi e, così, fatalmente, la vita e la luminosa carriera di Cesare finirono sotto le pugnalate sferrategli dai congiurati il 15 marzo dell&#8217;anno 44 a.C., le celebri Idi di marzo. Longino fu tra gli aggressori ma l&#8217;eliminazione di Cesare fu per lui un&#8217;arma a doppio taglio: la sorte non gli lasciò scampo e lo raggiunse con la morte nella battaglia di Filippi, combattuta nel 42 a.C. contro le truppe di Ottaviano, Marco Antonio e Marco Lepido, alleati nel secondo triumvirato. Il corso della storia era ormai inarrestabile e sull&#8217;orizzonte si stava delineando il profilo di Ottaviano Augusto, con il quale l&#8217;esperienza repubblicana poteva dirsi definitivamente conclusa e una nuova realtà politica, l&#8217;impero, si andava affermando, come la stessa vicenda di Cesare aveva ampiamente lasciato presagire.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002911_longino-gaio-cassio.html" data-text="Longino, Gaio Cassio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002911_longino-gaio-cassio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002911_longino-gaio-cassio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lisippo</title><link>http://www.archeoguida.it/002319_lisippo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002319_lisippo.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 11 Apr 2010 22:47:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category> <category><![CDATA[Lisippo]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2319</guid> <description><![CDATA[Lisippo (370-300 a.C. ca) Insieme a Prassitele e a Skopas, Lisippo è uno degli artisti che meglio interpretarono la crisi dei valori tradizionali su cui si era basata, sino a quel momento, la civiltà greca, in conseguenza delle drammatiche vicende costituite dalla prolungata guerra del Peloponneso, dal tentativo di soppressione del governo democratico ad opera [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2321" href="http://guida.archart.it/002319_lisippo.html/lisippo-altleta-fano"></a></strong></p><p><strong>Lisippo (370-300 a.C. ca)</strong></p><p>Insieme a <strong>Prassitele</strong> e a <strong>Skopas</strong>, <strong>Lisippo</strong> è uno degli artisti che meglio interpretarono la crisi dei valori tradizionali su cui si era basata, sino a quel momento, la civiltà greca, in conseguenza delle drammatiche vicende costituite dalla prolungata guerra del <strong>Peloponneso</strong>, dal tentativo di soppressione del governo democratico ad opera dei Trenta Tiranni, dall&#8217;affermazione della supremazia macedone in seguito alla sconfitta ateniese nella battaglia di <strong>Cheronea</strong> nell&#8217;anno 338.</p><p>Come si può facilmente comprendere, l&#8217;espressione artistica, nelle sue varie forme, non potè fare a meno di recepire le tensioni del momento storico e dare loro forma visibile in una modulazione caratterizzata dalla <span style="text-decoration: underline;">centralità della figura umana in movimento</span>, rispetto alla statica armonia delle forme tipica del periodo precedente.</p><p><a rel="attachment wp-att-2321" href="http://guida.archart.it/002319_lisippo.html/lisippo-altleta-fano"><img class="alignnone size-full wp-image-2321" title="lisippo-altleta-fano" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/lisippo-altleta-fano.jpg" alt="Lisippo, atleta da Fano" width="400" height="518" /></a> L&#8217;atleta da Fano, recuperato in Adriatico e attribuito a Lisippo. Oggi al Getty Museum (USA)</p><p>Con Lisippo, in particolare, si può considerare conclusa l&#8217;età classica nel suo incessante tentativo di esprimere, a livello scultoreo-figurativo ed architettonico, l&#8217;anelito al divino, all&#8217;assoluto, alla perfezione degli equilibri. Nelle realizzazioni di Lisippo, la cui attività si dispiega durante il periodo dell&#8217;affermazione della Macedonia sulla Grecia, giunge ai massimi livelli il grado di <span style="text-decoration: underline;">rottura rispetto ai canoni estetici</span> sino a quel momento osservati: nelle sue statue tutto è movimento, torsione, contrasto di chiaroscuri, come si può chiaramente riscontrare nella copia romana dell&#8217;<strong>Apoxyòmenos</strong>, raffigurante un atleta greco intento a raschiare lo strato d&#8217;olio, cosparso sul corpo prima di affrontare la gara.</p><p>Ciò che maggiormente colpisce l&#8217;osservatore è l&#8217;<span style="text-decoration: underline;">assenza del riferimento alla ponderazione dei pesi e delle proporzioni anatomiche</span>, propria del canone policleteo, a favore di uno spiccato dinamismo delle forme. La sagoma dell&#8217;atleta è ormai completamente inserita nell&#8217;ambiente, in un gioco di curve, sinuosità e continui spostamenti che segna il definitivo superamento dell&#8217;astratta idealizzazione di epoca classica.</p><p><a rel="attachment wp-att-2324" href="http://guida.archart.it/002319_lisippo.html/lisippo-testa-socrate"><img class="alignnone size-full wp-image-2324" title="lisippo-testa-socrate-" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/lisippo-testa-socrate-.jpg" alt="Lisippo, testa di Socrate" width="400" height="578" /></a> Testa di Socrate, opera di Lisippo</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002319_lisippo.html" data-text="Lisippo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002319_lisippo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002319_lisippo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lisia</title><link>http://www.archeoguida.it/002241_lisia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002241_lisia.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 18:17:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category> <category><![CDATA[Lisia]]></category> <category><![CDATA[oratori]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2241</guid> <description><![CDATA[Lisia (445 a.C. &#8211; 380 a.C.) opere principali: Contro Eratostene, Contro Ippoterse, Contro Simone, Per l&#8217;olivo sacro, Per l&#8217;invalido, Per l&#8217;uccisione di Eratostene, Per Mantiteo.   Oratore attivo prevalentemente in ambito giudiziario – il suo compito consisteva nello scrivere discorsi da pronunciarsi in tribunale a difesa del proprio assistito o a titolo di accusa nei confronti [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lisia (445 a.C. &#8211; 380 a.C.)</strong></p><p>opere principali:<em><strong> </strong>Contro Eratostene, Contro Ippoterse, Contro Simone, Per l&#8217;olivo sacro, Per l&#8217;invalido, Per l&#8217;uccisione di Eratostene, Per Mantiteo. </em> </p><p>Oratore attivo prevalentemente in ambito giudiziario – il suo compito consisteva nello scrivere discorsi da pronunciarsi in tribunale a difesa del proprio assistito o a titolo di accusa nei confronti dell&#8217;imputato -, Lisia visse e svolse la propria carriera durante il periodo dell&#8217;affermazione in Atene del regime cosiddetto dei “Trenta Tiranni”, poi conclusosi con la restaurazione della democrazia ad opera di Trasibulo. Le orazioni di Lisia, per le quali si rese celebre sin dall&#8217;antichità, si caratterizzano per la scorrevolezza e la semplicità dello stile argomentativo denominato <span style="text-decoration: underline;">attico</span>, in contrapposizione a quello asiano<span style="text-decoration: underline;">(1)</span>, e per la notevole capacità dell&#8217;autore di farsi acuto interprete, come ogni buon avvocato, della personalità e delle istanze dei propri clienti.</p><h4>Note</h4><p>(1) Il cosiddetto “stile attico” si caratterizzava per l&#8217;adozione della lingua greca impiegata nella regione dell&#8217;Attica (di qui il nome della corrente linguistica) e per il rifiuto delle contaminazioni con altri dialetti parlati nel resto della Grecia, nonché per lo stile semplice e chiaro, privo degli artifici retorici che, invece, contraddistinguevano lo “stile asiano”, aperto, a differenza del primo, all&#8217;influenza della parlata ionica.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002241_lisia.html" data-text="Lisia" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002241_lisia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002241_lisia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lucio Cincio Alimento</title><link>http://www.archeoguida.it/002130_lucio-cincio-alimento.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002130_lucio-cincio-alimento.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 16:09:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category> <category><![CDATA[Lucio Cincio Alimento]]></category> <category><![CDATA[storici romani]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2130</guid> <description><![CDATA[Lucio Cincio Alimento (II° secolo a.C.) opere principali: Annales Gli Annales, di cui sono pervenuti soltanto scarsi frammenti, furono redatti da Lucio Cincio Alimento al rientro a Roma dopo una sfortunata spedizione militare nella Magna Grecia, ove l&#8217;esercito romano si era imbattuto nell&#8217;eroico generale cartaginese Annibale. L&#8217;opera di Cincio, contemporaneo di Fabio Pittore, copre l&#8217;arco [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>Lucio Cincio Alimento (II° secolo a.C.)</strong></p><p>opere principali: <em>Annales</em></p><p>Gli <em>Annales</em>, di cui sono pervenuti soltanto scarsi frammenti, furono redatti da Lucio Cincio Alimento al rientro a Roma dopo una sfortunata spedizione militare nella Magna Grecia, ove l&#8217;esercito romano si era imbattuto nell&#8217;eroico generale cartaginese Annibale. L&#8217;opera di Cincio, contemporaneo di Fabio Pittore, copre l&#8217;arco temporale dalle origini di Roma sino all&#8217;epoca della seconda guerra punica. Rispetto ad altra produzione storiografica coeva, che offriva un&#8217;analisi del corso degli eventi in ottica filo-cartaginese, obiettivo di Cincio Alimento è quello di presentare una ricostruzione il più possibile orientata a porre in buona luce la politica romana e le sue scelte. In ogni caso, gli <em>Annales</em> non sono un&#8217;opera “partigiana” e l&#8217;autore, sebbene non adeguatamente considerato dagli antichi, ripercorre la vicenda romana con sostanziale onestà intellettuale.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002130_lucio-cincio-alimento.html" data-text="Lucio Cincio Alimento" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002130_lucio-cincio-alimento.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002130_lucio-cincio-alimento.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Lucrezia &#8211; Lucretia</title><link>http://www.archeoguida.it/00176_lucrezia-lucretia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00176_lucrezia-lucretia.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 23:37:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category> <category><![CDATA[Lucretia]]></category> <category><![CDATA[Lucrezia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=176</guid> <description><![CDATA[nome: Lucrezia (in latino Lucretia) famiglia: figlia di Spurio Lucrezio Tricipitino, moglie di Lucio Tarquinio Collatino “Domum servavit. Lanam fecit”: sono tra le ultime parole dell&#8217; “elogio di Claudia”, epigrafe tombale risalente alla fine del II° sec. a.C., divenuta, per eccellenza, la sintesi delle doti umane e morali della donna ideale secondo la cultura romana. [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-177" title="lucretia" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/lucretia.jpg" alt="lucretia" width="360" height="240" /></strong></p><p><strong>nome</strong>: Lucrezia (in latino Lucretia)<br /> <strong>famiglia</strong>: figlia di Spurio Lucrezio Tricipitino, moglie di Lucio Tarquinio Collatino</p><p><span id="more-176"></span></p><p>“<em>Domum servavit. Lanam fecit</em>”: sono tra le ultime parole dell&#8217; “elogio di Claudia”, epigrafe tombale risalente alla fine del II° sec. a.C., divenuta, per eccellenza, la sintesi delle doti umane e morali della donna ideale secondo la cultura romana.</p><p>“Custodì la casa. Si dedicò a filare la lana” sono, in particolare, le mansioni nelle quali eccelse Lucrezia, moglie di <strong>Collatino</strong>, morta suicida dopo aver subìto l&#8217;oltraggio della violenza ad opera di <strong>Sesto</strong>, figlio del re <strong>Tarquinio il Superbo</strong>.</p><p>Nel corso delle campagne militari finalizzate a stabilire il predominio romano sulle città latine limitrofe, l&#8217;esercito di Tarquinio aveva posto sotto assedio la località di Ardea, ricca cittadina nel territorio dei <strong>Rutuli</strong>.</p><p>Si narra che, una sera, il generale Collatino condusse con sé a Roma i propri compagni, per mostrare loro quale invidiabile sorte fosse l&#8217;essere sposato ad un donna esemplare per fedeltà, Lucrezia, la quale, a differenza di altre matrone, non aveva approfittato dell&#8217;assenza del marito per darsi alla sfrenatezza ma, al contrario, era rimasta in casa, intenta ai lavori di filatura e tessitura, insieme alle proprie ancelle. Sesto, che si era unito al gruppo guidato da Collatino, rimase colpito dalla bellezza e, soprattutto, dall&#8217;integrità morale di Lucrezia: invaghitosi di lei, decise di ritornare,di nascosto, per sedurla. Il giovane riuscì, purtoppo, nel proprio perverso intento, giungendo a minacciare la povera Lucrezia di farle ritrovare accanto un uomo morto, così da simulare il tradimento della fedeltà coniugale.</p><p>La moglie di Collatino, di fronte alla prospettiva di essere incolpata di adulterio, non potè opporre resistenza alle brame di Sesto ma, dopo essere rimasta sola e aver fatto richiamare a casa il padre e il marito, ai quali spiegò l&#8217;accaduto, decise di togliersi la vita, gettandosi su un pugnale che aveva nascosto sotto le vesti.</p><p>Lucrezia non potè sopportare l&#8217;onta gravissima arrecatale e preferì darsi la morte piuttosto che vivere disonorata o, peggio ancora, con la pur minima ombra di sospetto di aver ceduto deliberatamente alla violenza di Sesto.</p><p>La donna chiese che al colpevole del gesto non venisse risparmiata la giusta punizione ma, al padre e allo sposo che, disperati, cercavano invano di confortarla, facendole notare di non avere alcuna colpa di quanto accaduto, Lucrezia rispose di non volersi sottrarre alla pena della morte, così che nessun&#8217;altra, in futuro, richiamandosi al suo esempio, vivesse dopo aver perso l&#8217;onore (<em>Vos&#8221; inquit &#8220;videritis quid illi dabeatur: ego me etsi peccato absolvo, supplicio non libero; nec ulla deinde impudica Lucretiae exemplo vivet &#8221; &#8211; </em>Tito Livio, <em>Ab urbe condita</em>, I, 58, 10).</p><p>La tradizione storica ricollega al desiderio di vendetta dei congiunti di Lucrezia e del popolo romano tutto, esasperato per le angherie di Tarquinio il Superbo e di suo figlio, la cacciata dell&#8217;ultimo re di Roma, che si sarebbe rivolto agli Etruschi per poter tornare sul trono.</p><p>La tragica fine della virtuosa Lucrezia ha ispirato, nel corso del tempo, artisti di ogni epoca: sia pittori (da <strong>Tiziano</strong> a <strong>Guido Ren</strong>i, da <strong>Jacopo Robusti</strong> a <strong>Francesco Trevisani</strong>) sia autori di teatro (si pensi a “The rape of Lucrece” di <strong>Shakespeare</strong> o<em> a “</em>Le viol de Lucrèce” di <strong>Andrè Obey</strong>).</p><p>Qualcuno ha voluto notare una certa consonanza tra il dramma di Lucrezia, oggetto della brutalità di Sesto, e quanto occorso a <strong>Rea Silvia</strong>, sedotta dal dio Marte; si tratterebbe, in fondo, di due episodi di abuso nei confronti di una donna, dai quali si sarebbero originate importanti conseguenze: frutto dell&#8217;unione di Rea Silvia con Marte furono i due gemelli Romolo e Remo, mentre dall&#8217;aggressione a Lucrezia sarebbero scaturiti la ribellione romana all&#8217;ultimo re, Tarquinio, e la transizione alla nuova forma di governo della <em>res publica</em>. Altri, al contrario, trovano inopportuno, azzardato e quasi blasfemo tale accostamento: non è possibile pensare che i futuri fondatori di Roma possano essere nati da un atto di violenza, oltretutto compiuto da un dio!</p><p>In ogni caso, da entrambi i racconti emerge come la sofferenza e il sacrificio femminili siano, sovente, germe per un corso inaspettato degli eventi; la donna, anche quando vittima indifesa, diventa, inconsapevolmente, artefice di quei cambiamenti che, forse gli uomini, sia pure forti di una posizione di indubbio vantaggio, non riescono ad ottenere.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00176_lucrezia-lucretia.html" data-text="Lucrezia &#8211; Lucretia" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00176_lucrezia-lucretia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00176_lucrezia-lucretia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Livia Drusilla</title><link>http://www.archeoguida.it/00173_livia-drusilla.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00173_livia-drusilla.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 23:35:28 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - L]]></category> <category><![CDATA[Livia Drusilla]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=173</guid> <description><![CDATA[nome: Livia Drusilla Claudia (58 a.C. &#8211; 29 a.C.) origini: dinastia giulio-claudia famiglia: figlia di Marco Livio Druso Claudiano e di Alfidia, moglie di Ottaviano Augusto, madre di Tiberio e di Druso maggiore, nonna di Germanico e di Claudio, bisonna di Caligola e trisavola di Nerone. Immortalata in decine di ritratti marmorei, moglie, madre, imperatrice, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-174" title="livia-drusilla" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/livia-drusilla.jpg" alt="livia-drusilla" width="360" height="240" /></strong></p><p><strong>nome</strong>: Livia Drusilla Claudia (58 a.C. &#8211; 29 a.C.)<br /> <strong>origini</strong>: dinastia giulio-claudia<br /> <strong>famiglia</strong>: figlia di Marco Livio Druso Claudiano e di Alfidia, moglie di Ottaviano Augusto, madre di Tiberio e di Druso maggiore, nonna di Germanico e di Claudio, bisonna di Caligola e trisavola di Nerone.</p><p><span id="more-173"></span></p><p>Immortalata in decine di ritratti marmorei, moglie, madre, imperatrice, Livia Drusilla Claudia, sposa del primo imperatore, <strong>Ottaviano Augusto</strong>, sintetizzò nella propria figura il vertice del potere e dell&#8217;influenza che una donna poteva raggiungere a livello sia pubblico, sia familiare, nella Roma del tempo. </p><p>Il destino la legò per 51 anni a colui che, in precedenza, era stato nemico: il primo marito di Livia, infatti, <strong>Tiberio</strong> <strong>Claudio</strong> <strong>Nerone</strong>, militava nel partito dei congiurati in lotta contro Ottaviano e Marco Antonio e la posizione anti-ottavianea fu conservata da Claudio Nerone anche quando la fazione venne definitivamente sconfitta nella battaglia di Filippi. Livia e il figlio Tiberio, allo scopo di evitare le pesanti sanzioni previste, dovettero abbandonare temporaneamente l&#8217;Italia per rifugiarsi in Grecia.</p><p>Livia incontrò Ottaviano nel 39 a.C., al rientro a Roma. Ottaviano aveva già avuto una moglie, Clodia, figlia di <strong>Publio Clodio Pulcro</strong> e di <strong>Fulvia</strong> e, in quel momento, era sposato con Scribonia, appartenente alla famiglia patrizia dei Liboni, dalla quale era nata Giulia Maggiore. Nonostante ciò, la tradizione narra dell&#8217;amore a prima vista di Ottaviano per Livia, che egli decise di sposare immediatamente, costringendo Livia a divorziare da Claudio Nerone.</p><p>Pur non volendo sminuire l&#8217;esistenza e l&#8217;importanza dell&#8217;aspetto sentimentale, è altrettanto certo che sulle scelte matrimoniali di Ottaviano pesarono non poco considerazioni e calcoli di tipo politico: tutte e tre le mogli provenivano da famiglie di rango consolare e Livia, in particolare, dalla <em>gens</em> nobiliare dei Claudii, la cui alleanza rientrava fra gli obiettivi strategici del futuro imperatore. Tre giorni dopo il matrimonio con Ottaviano, Livia diede alla luce il figlio Druso, che attendeva da Nerone.</p><p>Sebbene la ragion di Stato avesse in buona parte determinato il matrimonio con Livia, la coppia diede, per oltre dieci lustri, uno straordinario esempio di lealtà reciproca e di vita sobria, anche se i detrattori di Ottaviano sostenevano malignamente che l&#8217;imperatore fosse paladino della moralità nella propria condotta pubblica ma poi, in privato, non fosse capace di altrettanta coerenza.</p><p>Pure su Livia, del resto, iniziò a circolare una doppia rappresentazione: si diceva, infatti, che sotto le apparenze di un&#8217;ostentata moralità, l&#8217;imperatrice avesse dispiegato la propria influenza ed autorità soprattutto per favorire l&#8217;ascesa politica e sociale politica dei figli avuti dal precedente matrimonio con Tiberio Claudio Nerone: Druso, che aveva sposato Antonia minore, nipote di Augusto, e Tiberio, poi adottato dall&#8217;imperatore nel 4 a.C.</p><p>Dal canto suo, Augusto, non avendo figli maschi in linea diretta, aveva inizialmente designato come erede Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale aveva dato in sposa la propria figlia, <strong>Giulia</strong>. Dietro la prematura scomparsa di Claudio Marcello, si vociferava esistessero trame di Livia, che non avrebbe avuto molta simpatia per il genero, anche se, come ovvio, non esistono prove certe.</p><p>Secondo le disposizioni testamentarie di Ottaviano Augusto, morto nel 14 d.C., a Livia venivano conferiti un terzo del patrimonio, il titolo di <em>Augusta</em> e l&#8217;adozione imperiale: un provvedimento, quest&#8217;ultimo, che consentì alla vedova di entrare a far parte a pieno titolo della <em>gens</em> patrizia dei Giulii. Livia (ora ufficialmente nota come Giulia Augusta), dal canto suo, contribuì all&#8217;elezione ad imperatore del figlio Tiberio, il quale, in segno di gratitudine, fece approvare nell&#8217;anno 20 una legge che equiparava al tradimento ogni eventuale diffamazione nei confronti della madre.</p><p>Ma, come tutto ciò che è umano, anche il senso di riconoscenza, fosse pure quello di un figlio verso la propria genitrice, a volte è mutevole: l&#8217;ultimo scorcio della vita dell&#8217;imperatrice madre fu, infatti, amaraeggiato dal crescente contrasto con il figlio Tiberio che, forse per una sorte di malcelato orgoglio, non riusciva a tollerare di essere asceso al soglio imperiale grazie al prestiglio e all&#8217;influenza di lei. Tiberio giunse a porre il veto alla decisione del Senato di conferire a Livia il titolo di <em>Mater Patriae </em>e, non contento, dopo la sua scomparsa, avvenuta nell&#8217;anno 29, si rifiutò di divinizzarla, respingendo tutti i titoli che il Senato intendeva attribuirle.</p><p>A rendere giustizia alla memoria di Livia pensò l&#8217;imperatore Claudio, il quale, nell&#8217;anno 42, provvide a divinizzare la nonna, da quel momento in poi onorata nei giochi pubblici della capitale.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00173_livia-drusilla.html" data-text="Livia Drusilla" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00173_livia-drusilla.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00173_livia-drusilla.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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