<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Personaggi &#8211; G</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/personaggi/personaggi-g/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Germano di Costantinopoli</title><link>http://www.archeoguida.it/005363_germano-di-costantinopoli.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005363_germano-di-costantinopoli.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Jun 2011 13:57:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5363</guid> <description><![CDATA[San Germano nato nel 634, morto nel 732  “L&#8217;uomo allora diventò spirituale, quando tu diventasti l&#8217;abitazione dello Spirito Santo. Nessuno è pieno della conoscenza di Dio se non per tuo mezzo, o Madre di Dio […], a nessuno è stato dato un dono per pietà se non per tuo mezzo, o tu che contieni Dio”. (dala [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5365" title="san Germano di Costantinopoli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/san-Germano-di-Costantinopoli.jpg" alt="san Germano di Costantinopoli" width="287" height="750" /></strong></p><p><strong>San Germano </strong></p><p><strong>nato nel 634, morto nel 732</strong> </p><blockquote><p>“<em>L&#8217;uomo allora diventò spirituale,<br /> </em><em>quando tu diventasti l&#8217;abitazione dello Spirito Santo.<br /> </em><em>Nessuno è pieno della conoscenza di Dio<br /> </em><em>se non per tuo mezzo, o Madre di Dio […],<br /> </em><em>a nessuno è stato dato un dono<br /> </em><em>per pietà se non per tuo mezzo,<br /> </em><em>o tu che contieni Dio”.</em></p></blockquote><p>(dala <em>II Omelia sulla Dormizione</em>)</p><p>“A Costantinopoli, san Germano, vescovo, insigne per dottrina e virtù, che con il coraggio della fede rimproverò l&#8217;imperatore Leone l&#8217;Isaurico per aver promulgato l&#8217;editto contro le sante immagini”. Con efficace sintesi, il Martirologio tratteggia le linee essenziali del profilo di Germano, assiso alla dignità patriarcale nell&#8217;anno 715 su elezione da parte di Atanasio II.</p><p>Insieme a Giovanni Damasceno e ad Andrea di Creta (di cui il lettore può reperire le schede biografiche in questo sito), Germano fu convinto e ardente sostenitore della legittimità del culto delle immagini sacre, negli anni in cui aveva iniziato a delinearsi la politica iconoclasta su iniziativa dell&#8217;imperatore Leone III l&#8217;Isaurico.</p><p>Com&#8217;è noto, la disputa sulle icone si protrasse per lungo tempo, con alterne vicende e colpi di scena: dal V Concilio di Costantinopoli o Concilio di Hieria, tenutosi nel 754 su iniziativa di Costantino V, che aveva confermato la posizione iconoclasta, sino al VI Concilio di Nicea, svoltosi nel 787 sotto il patrocinio dell&#8217;imperatrice Irene, moglie di Leone IV, successore di Costantino V: Nicea ribaltò la sentenza di Costantinopoli, approvando la venerazione delle icone e condannandone la politica di distruzione, in quanto, come testualmente espresso nel pronunciamento finale, “l&#8217;onore reso all&#8217;immagine passa a colui che essa rappresenta; e chi adora l&#8217;immagine, adora la sostanza di chi in essa è riprodotto”. Nonostante la sentenza conciliare, forte e tenace rimase l&#8217;opposizione dei detrattori, tanto che occorrerà giungere all&#8217;843, durante il pontificato di Gregorio IV, per assistere alla definitiva messa al bando della prassi iconoclasta.</p><p>Germano pagò duramente e di persona la propria presa di posizione in favore del culto dovuto alle immagini raffiguranti le Persone di Cristo, di Maria e dei Santi: venne, infatti, scomunicato nell&#8217;ambito del Concilio di Hieria, sopra citato, e costretto ad un lungo e doloroso esilio, per ottenere piena riabilitazione solo nel Concilio niceano del 787, indetto con il particolare appoggio dell&#8217;Imperatrice, devota fedele delle sante icone. Amarezze e sofferenze contraddistinsero, dunque, l&#8217;esistenza del patriarca costantinopolitano nei durissimi anni di una delle controversie che maggiormente scossero il mondo bizantino.</p><p>Appartenente a famiglia patrizia – il padre aveva ricoperto importanti incarichi durante il regno di Eraclio (610-641), ma cadde poi in disgrazia a motivo di un suo presunto coinvolgimento in una congiura avente lo scopo di porre fine al disastroso regno di Costantino III -, Germano fu avviato molto presto alla carriera ecclesiastica tra i chierici di Santa Sofia e, nel periodo compreso tra il 705 e il 711, fu insignito della dignità vescovile sulla metropoli di Cizico. Se il suo nome si associa più di frequente alla disputa iconoclasta, non bisogna tuttavia dimenticare che Germano ebbe modo anche di confrontarsi con la spinosa questione posta dal monotelismo (detto anche “eresia di Sergio”), in base alla quale nella Persona di Gesù Cristo doveva ritenersi presente una sola volontà, ossia quella divina, a differenza della posizione cattolica, per cui in Gesù, accanto ad un&#8217;operatività divina, vi fu costantemente una volontà umana: gli anni della maturazione personale e spirituale del futuro patriarca si dispiegarono, infatti, sullo sfondo del terzo Concilio di Costantinopoli, tenutosi tra il 680 e il 681, che espresse formale condanna nei confronti dell&#8217;eresia monotelita.</p><p>Autore di numerosi scritti di vario genere – dal trattato teologico al testo omiletico, dalle lettere alla poesia -, nella maggior parte dei casi andati perduti, Germano redasse sette <em>Omelie</em> in onore di Maria Madre di Dio, che sono considerate tra i massimi capolavori della produzione mariologica di tutti i tempi: non a caso, brani di esse si ritrovano menzionati in rilevanti documenti ecclesiastici, quali la Costituzione apostolica <em>Munificentissimus Deus</em>, con cui nel 1854 il papa Pio proclamò il dogma dell&#8217;Assunzione di Maria al cielo in anima e corpo, o, ancora, nel capitolo VIII della Costituzione dogmatica <em>Lumen gentium</em>, emanata dal Concilio Vaticano II.</p><p>Le <em>Omelie</em>, redatte per la celebrazione di ricorrenze speciali (la Presentazione di Maria al Tempio, la solennità dell&#8217;Annunciazione, la solennità dell&#8217;Assunzione o Dormizione della Vergine, la dedicazione del tempio mariano di Costantinopoli ove era custodita la preziosa “cintura” della Vergine), sono di notevole bellezza contenutistica e di rilevante importanza letteraria, anche per il riverbero che in essi si avverte dell&#8217;influenza di scritti apocrifi quale, ad esempio, il <em>Protoevangelo di Giacomo</em>. Come bene esplicitato nell&#8217;introduzione del volume <em>Germano di Costantinopoli. Omelie mariologiche</em>, a cura di Vittorio Fazzo (Città Nuova Editrice, Roma 1985), i punti salienti della mariologia dell&#8217;autore sono la sua “immunità da ogni macchia di peccato, la sua Assunzione al cielo e la sua costante intercessione” (p. 24 <em>op.cit.</em>).</p><p>L&#8217;eccelsa santità della Vergine viene esaltata da Germano con accenti incantevoli: “Ave, o tu che sei il trono di Dio, offerta divina, casa della gloria, splendore bellissimo, gioiello scelto, universale propiziatorio, cielo che narra la gloria di Dio, oriente che fa spuntare una luce intramontabile […]. Ave, Maria, piena di grazia, più santa dei santi, più gloriosa dei cherubini, più onorata dei serafini, venerabile al di sopra di tutta la creazione” (1). La santità di Maria ridonda a vantaggio degli uomini, in quanto Ella è “l&#8217;urna tutta d&#8217;oro” nella quale è contenuto il Salvatore del genere umano, Gesù Cristo. La Divina Maternità è, dunque, il fondamento del ruolo di Maria nei confronti dei redenti: “Siccome tu hai presso il Figlio tuo l&#8217;ardire e la forza di una madre, con le tue preghiere e le tue intercessioni salvi e riscatti dalla punizione eterna noi, che siamo stati condannati dai nostri peccati e non osiamo neppure guardare verso l&#8217;altezza del cielo” (2).</p><p>Madre pura e incontaminata, al termine della sua vita terrena viene assunta nella gloria del cielo dal Figlio che, in tal modo, rileva Germano, intende ricompensarla per il fatto di averGli permesso di incarnarsi e di nascere fra gli uomini. Innalzata al sommo fastigio della gloria, tuttavia, la Madre di Cristo non può dimenticarsi di coloro per i quali Gesù ha dato la vita: “Anche se partisti – dice Germano -, non ti separasti dal popolo cristiano. Tu che sei vita di una simile incorruttibilità, non ti allontanasti da questo mondo corruttibile; al contrario tu sei vicina a coloro che ti invocano. Coloro che fedelmente ti cercano, ti troveranno” (3).</p><p>L&#8217;esaltazione della bellezza spirituale di Maria, creatura umana elevata prodigiosamente ai confini della divinità, comunica anche a noi oggi un messaggio importante, come posto in luce da Benedetto XVI in una sua catechesi dedicata alla figura di Germano di Costantinopoli: “C&#8217;è una certa visibilità di Dio nel mondo, nella Chiesa, che dobbiamo imparare a percepire” (4).</p><p>Nonostante le molteplici brutture che rischiano di offuscare la nostra visuale.</p><h4>Note</h4><ul><li>(1) La citazione, tratta dall&#8217;<em>Omelia per la Presentazione</em>, è riportata sul sito <a href="http://www.mariedenazareth.com/15166.0.html?&amp;L=4" target="_blank">http://www.mariedenazareth.com/15166.0.html?&amp;L=4</a>, cui si rimanda vivamente il lettore per approfondimenti sulla storia della mariologia dall&#8217;epoca patristica sino ai giorni nostri.</li><li>(2) Citazione tratta da<em> In sanctae Mariae zonam </em>(<a href="http://www.mariedenazareth.com/15172.0.html?&amp;L=4" target="_blank">http://www.mariedenazareth.com/15172.0.html?&amp;L=4</a>).</li><li>(3) Citazione tratta dall&#8217;<em>Omelia per la Dormizione</em> (<a href="http://www.mariedenazareth.com/15170.0.html?&amp;L=4" target="_blank">http://www.mariedenazareth.com/15170.0.html?&amp;L=4</a>).</li><li>(4) La citazione è tratta dal testo della catechesi del Sommo Pontefice, reperibile all&#8217;indirizzo <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090429_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090429_it.html</a></li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005363_germano-di-costantinopoli.html" data-text="Germano di Costantinopoli" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005363_germano-di-costantinopoli.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005363_germano-di-costantinopoli.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giovanni Filopono</title><link>http://www.archeoguida.it/005359_giovanni-filopono.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005359_giovanni-filopono.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 05 Jun 2011 13:53:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5359</guid> <description><![CDATA[Giovanni detto Filopono o Grammatico nato nel 490, morto nel 570 Nella storia della diffusione e della ricezione della dottrina aristotelica, un posto sicuramente privilegiato è da riservarsi a Giovanni “amante del lavoro” (ciò significa l&#8217;appellativo greco con cui è conosciuto), al quale si deve il tentativo di armonizzare i concetti propri dell&#8217;antica tradizione filosofica, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2><strong>Giovanni detto Filopono o Grammatico</strong></h2><p><strong>nato nel 490, morto nel 570</strong></p><p>Nella storia della diffusione e della ricezione della dottrina aristotelica, un posto sicuramente privilegiato è da riservarsi a Giovanni “amante del lavoro” (ciò significa l&#8217;appellativo greco con cui è conosciuto), al quale si deve il tentativo di armonizzare i concetti propri dell&#8217;antica tradizione filosofica, che aveva in Platone e in Aristotele le sue “colonne portanti”, con il pensiero cristiano. Certo, Filopono fu, in questo, una sorta di pioniere e non bisogna dimenticare che su molte delle sue idee e dei suoi spunti di percorso finì per gravare, quasi paradossalmente, un&#8217;accusa di eresia, quella di triteismo, comminatagli dall&#8217;autorità ecclesiastica nell&#8217;anno 681 per il fatto di aver negato la consustanzialità delle tre Persone divine a favore di una posizione che le riteneva, invece, tre divinità fra di loro distinte; in ogni caso, la sua opera incise in modo determinante sulla successiva storia della filosofia medioevale e, in particolare, sulla conoscenza e l&#8217;influsso del pensiero di Aristotele nel mondo arabo.</p><p>Nativo di Alessandria d&#8217;Egitto, dove trascorse la sua esistenza, Giovanni, ebbe modo di acquisire presto una solida cultura, soprattutto nel campo degli studi grammaticali. Ma l&#8217;occasione di svolta fu rappresentata dall&#8217;incontro con il filosofo Ammonio di Ermia (440-523) che, assunta la direzione della Scuola di Alessandria o <em>Didaskaleion</em>, di chiara impostazione cristiana e apologetica rispetto alle numerose e diffuse dottrine eterodosse, <em>in primis</em> lo gnosticismo, inaugurò un nuovo orientamento di lettura e di interpretazione del <em>corpus</em> degli scritti aristotelici, all&#8217;insegna di un tentativo di compenetrazione rispetto alla filosofia platonica.</p><p>Come rilevato da Battista Mondin nella sua <em>Storia della metafisica</em>, ESD-Edizioni Studio Domenicano 1998, vol. 1 (p. 614), “è interessante osservare che la serie dei grandi commentatori greci di Aristotele si chiude con uno studioso cristiano. Questo sta a significare che, anche con l&#8217;avvento del cristianesimo, la metafisica di Aristotele non era destinata a scomparire. La &#8216;seconda navigazione&#8217; sarà ripresa dai cristiani non soltanto sulle orme di Platone ma anche su quelle di Aristotele, e le maggiori novità in campo metafisico non verranno dai seguaci di Platone ma da quelli dello Stagirita”.</p><p>Giovanni, che era assurto alla guida del <em>Didaskaleion</em> succedendo ad Ammonio, commentò oltre la metà degli scritti facenti parte del <em>Corpus Aristotelicum </em>: si possono ricordare i commenti agli <em>Analitica priora</em> e agli <em>Analitica posteriora</em>, al <em>De generatione animalium</em>, al <em>De anima</em>, alla <em>Metaphysic</em>a.</p><p>Ma la sua attività andò ben oltre e, sulla base di un sempre più approfondito chiarimento circa i contenuti delle posizioni del grande Stagirita, il Filopono elaborò un proprio personale contributo in materia teologica e scientifica: per quanto riguarda il primo ambito, celebri sono il <em>De Aeternitate Mundi contra Proclum</em>, nel quale Giovanni confuta la teoria dell&#8217;eternità del mondo creato, asserita dal neoplatonico Proclo (412-487), a favore della posizione creazionista di matrice cristiana, o, ancora, le opere teologiche ispirate al monofisismo (dottrina condannata nel Concilio di Calcedonia del 451, che negava la natura umana della Persona di Gesù Cristo, affermando la presenza della sola natura divina), quali il <em>De Opificio Mundi</em>, l&#8217;<em>Arbiter</em> e il <em>De Trinitate</em>.</p><p>Per quanto riguarda i temi di carattere scientifico, Filopono è noto, invece, per la proposizione di innovative ipotesi intorno alla spiegazione del movimento e della caduta dei gravi, che pare abbiano inciso, rispettivamente, sulle formulazioni successive della cosiddetta “teoria dell&#8217;impeto”, che “definisce l&#8217;impeto come la forza motrice, la causa prossima del movimento d&#8217;inerzia. Aristotele pensava che la forza impressa al mobile da chi l&#8217;aveva gettato dovesse trasmettersi all&#8217;aria; Giovanni Filopono osservò che la forza viene trasmessa invece all&#8217;oggetto stesso” (la definizione riportata è tratta dall&#8217;enciclopedia di Sapere.it <a href="http://www.sapere.it/enciclopedia/ìmpeto,+teorìa+dell'-.html" target="_blank">http://www.sapere.it/enciclopedia/ìmpeto,+teorìa+dell&#8217;-.html</a>), e del “principio di equivalenza”, fondamento delle successive teorie della gravitazione dei corpi. Le teorie avanzate da Filopono, che riguardarono anche l&#8217;energia luminosa, si caratterizzano, quindi, per la rivisitazione in chiave critica del pensiero di Aristotele, rispetto al quale Giovanni avanzò nuove ipotesi, maturate in lui dal contatto e dal confronto con la dottrina cristiana e con i suoi fondamenti.</p><p>Un&#8217;ampia e preziosissima biografia, con dettagliata illustrazione del pensiero e del contenuto delle opere di Giovanni Filopono, nonché ampi riferimenti bibliografici, il tutto in lingua inglese, è reperibile all&#8217; indirizzo <a href="http://plato.stanford.edu/entries/philoponus/" target="_blank">http://plato.stanford.edu/entries/philoponus/</a></p><p>Un prezioso volume, molto utile per un&#8217;approfondita conoscenza dell&#8217;autore, è senz&#8217;altro <em>Giovanni Filopono matematico tra neopitagorismo e neoplatonismo. Commentario alla Introduzione aritmetica di Nicomaco di Gerasa. Introduzione, testo, traduzione e note</em> di Giovanna R. Giardina, CUECM, Catania 1999.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005359_giovanni-filopono.html" data-text="Giovanni Filopono" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005359_giovanni-filopono.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005359_giovanni-filopono.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gregorio di Nazianzo</title><link>http://www.archeoguida.it/004885_gregorio-di-nazianzo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004885_gregorio-di-nazianzo.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 17:35:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4885</guid> <description><![CDATA[Da sinistra: Basilio il Grande, Gregorio di Nazianzo e Giovanni Crisostomo San Gregorio di Nazianzo nome: Gregorio di Nazianzo (329-390)  Oltre a tutte queste cose e prima di tutte, conservami il buon deposito, per il quale vivo e per il quale sono cittadino, e che vorrei prendere con me quando partirò da questa vita; con esso [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-4886" title="Gregorio di Nazianzo 2" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/04/Gregorio-di-Nazianzo-2.jpg" alt="" width="600" height="688" /></em><br /> <em>Da sinistra: Basilio il Grande, Gregorio di Nazianzo e Giovanni Crisostomo</em></p><h2>San Gregorio di Nazianzo</h2><p><strong>nome</strong>: Gregorio di Nazianzo (329-390) </p><blockquote><p><em>Oltre a tutte queste cose e prima di tutte,<br /> </em><em>conservami il buon deposito, per il quale vivo<br /> </em><em>e per il quale sono cittadino,<br /> </em><em>e che vorrei prendere con me quando partirò da questa vita;<br /> </em><em>con esso io sopporto tutti i dolori e disprezzo tutti i diletti.<br /> </em><em>Esso consiste nella confessione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo.<br /> </em><em>Io ti affido oggi questa confessione,<br /> </em><em>con questa io ti battezzerò (immergerò) e ti solleverò in alto.<br /> </em><em>Io te la consegno come compagna di tutta la vita<br /> </em><em>e tua protettrice: è l&#8217;unica divinità,<br /> </em><em>l&#8217;unica potenza,<br /> </em><em>che si ritrova unitamente nelle tre Persone<br /> </em><em>e riunisce in maniera distinta i tre Esseri.</em></p></blockquote><p><em>(</em>dalle <em>Orazioni, 40, 44)</em></p><p><strong>«</strong>Ci guidava la stessa ansia di sapere &#8230; Questa era la nostra gara: non chi fosse il primo, ma chi permettesse all’altro di esserlo. Sembrava che avessimo un’unica anima in due corpi» (<em>Discorso </em>43): con queste mirabili parole, Gregorio di Nazianzo descrive, in uno dei suoi <em>Discorsi</em>, il legame di intensa amicizia spirituale che lo legò per la vita al grande Basilio di Cesarea.</p><p>Con Basilio e il fratello di lui, Gregorio di Nissa, il Nazianzeno costituì il gruppo dei Padri cappadoci, così detti dal nome della regione di provenienza, la Cappadocia, e distintisi per la ricezione e l&#8217;approfondimento in Oriente della dottrina affermata nel Concilio ecumenico di Nicea (325) intorno alla natura e ai rapporti fra le tre Persone della SS. Trinità. A Nicea, com&#8217;è noto, di contro alla dottrina ariana, che rimarcava la posizione subordinata del Figlio rispetto al Padre, venne affermata con chiarezza la loro consustanzialità; non solo, ma dal vescovo Atanasio, protagonista del Concilio, i Cappadoci recepirono la soluzione individuata per la questione dell&#8217;<em>homooúsios</em>, ossia il problema se “consustanziale” si dovesse intendere come sinonimo di “dotato di sostanza identica” oppure di “dotato di sostanza simile”. Atanasio, infatti, nel contesto di un successivo Concilio, svoltosi ad Alessandria nel 362, si era fatto assertore dell&#8217;unità del Padre e del Figlio nella sostanza, pur sussistendo come Persone distinte, e aveva illustrato, in un suo successivo contributo scritto, la tesi della consustanzialità pure dello Spirito Santo. Le conclusioni di Atanasio, fatte proprie ed approfondite dai Cappadoci, erano di importanza capitale, in un contesto in cui l&#8217;eresia ariana aveva trovato in Eunomio di Cizico, per il quale Gesù Cristo era da considerarsi <em>anòmoios</em> (“dissimile”) rispetto al Padre, uno dei più convinti seguaci.</p><p>La Trinità è al centro del contributo teologico di Gregorio di Nazianzo, elevato alla dignità vescovile nell&#8217;anno 371, su iniziativa di Basilio, e, successivamente, chiamato alla guida della comunità cattolica di Costantinopoli: tali incarichi andavano, sotto certi aspetti, in direzione contraria all&#8217;intima aspirazione di Gregorio che, sin dalla giovinezza, aveva palesato una più spiccata attitudine alla vita contemplativa, allo studio e alla riflessione. Uomo di grande cultura e di raffinata sensibilità, che trasfuse nei suoi mirabili scritti, Gregorio fu autore di numerosi scritti che costituiscono degli autentici gioielli a livello non solo contenutistico, ma anche letterario: tra di essi, spiccano i cinque fondamentali <em>Discorsi teologici</em>, corrispondenti, per la precisione, ai testi fra il 27 e il 31 del <em>corpus</em> di quarantacinque orazioni redatte dall&#8217;autore. I cinque <em>Discorsi</em>, oltre ad entrare nel merito delle questioni teologiche più urgenti, pongono in luce un tratto tipico della personalità intellettuale dell&#8217;autore, il quale non si limita all&#8217;analisi e alla discussione sul piano puramente teorico, ma rileva lo stretto legame tra la riflessione e l&#8217;attuazione pratica: come a dire che la vera teologia consiste e si manifesta, in primo luogo, nella vita e nella condotta.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-4887" title="Gregorio di Nazianzo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/04/Gregorio-di-Nazianzo.jpg" alt="Gregorio di Nazianzo" width="500" height="645" /></p><p>Non è possibile, infatti, predicare Gesù incarnato e poi agire in modo inconsapevole e sregolato: dall&#8217;Incarnazione di Cristo e dal mistero di salvezza da Lui attuato deriva che tutta la vita dell&#8217;uomo deve conformarsi al Vangelo, liberandosi dalla schiavitù delle passioni. “Sono stato creato per ascendere fino a Dio con le mie azioni”, dice Gregorio (<em>Discorso 14</em>) e tale constatazione bene si presta a sintetizzare il compito di ogni vero cristiano, che lo stesso Nazianzeno visse e testimoniò per primo con il proprio esempio di vescovo e di pastore. Dall&#8217;orientamento fisso in Dio, del Quale Gregorio dice che “è necessario ricordarsi più spesso di quanto si respiri” (<em>Discorso 27</em>), discende che l&#8217;uomo è chiamato a “rendersi Dio per lo sventurato”, ossia ad andare incontro al prossimo, in particolare a quanti sono nella sofferenza e nella prova, facendosi segno e riflesso della stessa Bontà che egli ha ricevuto. Come Gesù, pur essendo Dio, si è fatto simile all&#8217;uomo, facendone propria la condizione di fragilità, così l&#8217;uomo deve imitare Cristo, rendendosi vicino e caritatevole verso il fratello: “Se sei sano e ricco, allevia il bisogno di chi è malato e povero; se non sei caduto, soccorri chi è caduto e vive nella sofferenza; se sei lieto, consola chi è triste; se sei fortunato, aiuta chi è morso dalla sventura” (<em>Discorso 14</em>).</p><p>La ricchezza dell&#8217;esperienza spirituale di Gregorio si esprime pure nel tesoro straordinario delle sue <em>Poesie</em>, la cui profonda bellezza e il denso contenuto attirarono da subito i contemporanei. “Vieni qui, o Beato, a me che ti invoco, o Dio benigno; vieni, Dio benigno<strong>, </strong>porgendo la mano, per salvare me che sono in mezzo alla guerra, tra fiere, nel fuoco, sono stremato dai venti, e riesco soltanto a rivolgere lo sguardo al cielo” (II). Così si rivolge il poeta al Dio tanto amato, per il Quale egli ha saputo rinunciare alle attrattive della gloria terrena<strong> </strong>e alla cui sola, vera gloria ha consacrato la sua stessa formazione culturale, le amate lettere, sulle quali “molto m&#8217;affaticai – dice Gregorio – sì, ma anche queste le presentai prone al suolo innanzi a Cristo, sottoposte al Verbo del grande Dio, che copre ogni mutevole e multiforme discorso della mente mortale” (II). Animo sensibile alle durezze e alle asperità dell&#8217;esistenza, nei suoi componimenti poetici Gregorio manifesta la sua squisita umanità e il suo dolore per la meschinità e, talora, la perfidia di quanti “prima di prendere hanno rispetto, ma una volta raggiunto lo scopo odiano” (II). Dio è l&#8217;unico conforto e rifugio, l&#8217;unico punto di riferimento su cui contare: “Io solo a te solo, o sommo Re, che ogni cosa domini, sono rimasto e per me sei forza possente.</p><p>Non ho moglie che sollecita mi sciolga dalle gravi pene e che mi conforti nell&#8217;afflizione, consolandomi. Non mi vanto di figli miei, che raddrizzino la vecchiaia e che con i loro giovani passi la facciano camminare. Non mi allietano fratelli e compagni, ché la morte odiosa strappò via gli uni, mentre gli altri, amando la quiete, sono terrorizzati al minimo corruccio degli amici” (II). Ogni evento, lieto o doloroso della sua esistenza, viene letto da Gregorio alla luce del suo intenso rapporto con Dio. “Tignola delle ossa – qualcuno disse – è uno spirito sensibile: lo imparai in base alle mie esperienze”, constata amaramente l&#8217;autore che, lasciando la solitudine della contemplazione e immergendosi nelle contese dottrinali del suo tempo, potè constatare come anche tra gli stessi vescovi suoi confratelli vi fossero esempi tutt&#8217;altro che edificanti di condotta: “Tutti hanno posizione eminente, ma non tutti la grazia divina! Va&#8217; oltre la pelle, osserva il lupo” (II). La polemica nei confronti di un clero che, sovente, non offre testimonianza coerente tra i misteri ineffabili che celebra e la condotta pratica, è un tratto saliente della riflessione di Gregorio, che constata amaramente di essere “arrossito a causa degli altri, di tutti coloro che si accostano alle cose santissime con le mani sporche, come si dice, e con le anime sprovviste di qualsiasi iniziazione, prima che siano pur fatti degni di intervenirvi, rivendicano il diritto di sedere ai lati dell&#8217;altare […]. Per loro questo non è un pubblico servizio del quale si è chiamati a rendere conto, ma un potere che sfugge ad ogni controllo” (le citazioni proposte sono tratte dal volume “Gregorio di Nazianzo. Poesie/2” di Carmelo Crimi – Ivano Costa, reperibile e consultabile su Google Books).</p><p>E i motivi di sofferenza provocati dalle contese e dalle inimicizie clericali non mancarono nella vita di Gregorio il quale, pure nominato vescovo di Costantinopoli e presidente del Concilio che, nel 381, si svolse nella città, rassegnò ben presto le dimissioni, preferendo ritirarsi a Nazianzo e, successivamente, ad Arianzo. Sino alla morte, nell&#8217;anno 390, Gregorio si dedicò alla ricerca, allo studio e, soprattutto, all&#8217;ascesi, a cui aveva dovuto rinunciare nel duro periodo dell&#8217;episcopato.</p><p>La sua vita fu eloquente manifestazione dell&#8217;anelito e della tensione verso Dio, sommamente amato, che devono animare ogni vero credente: nessuna carica, nessun onore terreno possono sostituire, nel cuore del cristiano, l&#8217;amore per Gesù, nel Cui nome l&#8217;uomo purifica ed eleva se stesso, trovando la vera felicità.</p><p>Tra le numerose opere di san Gregorio che, in uno dei suoi Discorsi, si autoproclamò “servo della Parola”, si possono citare le orazioni <em>Ad eos qui primum ipsum acciverant nec occurrerant</em> e <em>In laudem Athanasii</em>, le orazioni liturgiche <em>In sanctum pascha</em>, <em>In pentecosten.</em></p><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p>Per opportuni approfondimenti si vedano i links <a href="http://www.vatican.va/news_services/liturgy/2004/documents/ns_lit_doc_20041127_gregorio-nazianzeno_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/news_services/liturgy/2004/documents/ns_lit_doc_20041127_gregorio-nazianzeno_it.html</a> e <a href="http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/000813h.htm" target="_blank">http://www.swif.uniba.it/lei/rassegna/000813h.htm</a>, nonché <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/44200" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/44200</a> .</p><p>All&#8217;indirizzo <a href="http://people.ucalgary.ca/~vandersp/Courses/texts/cappadoc/gnazseep.html" target="_blank">http://people.ucalgary.ca/~vandersp/Courses/texts/cappadoc/gnazseep.html</a><a href="http://people.ucalgary.ca/~vandersp/Courses/texts/cappadoc/gnazseep.html"> </a>è possibile reperire e leggere il testo, tradotto in lingua inglese, di alcune lettere di Gregorio di Nazianzo, mentre cliccando sul link <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0329-0390-_Gregorius_Nazianzenus,_Sanctus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0329-0390-_Gregorius_Nazianzenus,_Sanctus.html</a> si possono leggere, tradotti in varie lingue europee, numerosi testi del medesimo autore.</p><p>Un repertorio di lettere tratte dall&#8217;epistolario e tradotte in lingua inglese si può leggere all&#8217;indirizzo web <a href="http://people.ucalgary.ca/~vandersp/Courses/texts/cappadoc/gnazseep.html" target="_blank">http://people.ucalgary.ca/~vandersp/Courses/texts/cappadoc/gnazseep.html</a></p><p>Un testo importante per la conoscenza dell&#8217;autore è “Filosofia e letteratura in Gregorio di Nazianzo” di Claudio Moreschini, reperibile su Google Books. Si può fare, inoltre, riferimento a”Origine e l&#8217;alessandrinismo cappadoce (III-IV secolo)”, curato dal Gruppo italiano di ricerca su Origene e la tradizione alessandrina e reperibile anch&#8217;esso su Google Books. Altro utile titolo di riferimento è “Gregorio di Nazianzo: teologo e poeta d&#8217;oro nell&#8217;età della patristica”, di Jean Bernardi, pure consultabile su Google Books. La sezione di Google mette a disposizione, infine, “Gregorio di Nazianzo il teologo”, di Francesco Trisoglio.</p><p>Il sito <a href="http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html" target="_blank">http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html</a> mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004885_gregorio-di-nazianzo.html" data-text="Gregorio di Nazianzo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004885_gregorio-di-nazianzo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004885_gregorio-di-nazianzo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gregorio Palamas</title><link>http://www.archeoguida.it/004881_gregorio-palamas.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004881_gregorio-palamas.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 17:29:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4881</guid> <description><![CDATA[Gregorio Palamas nome: Gregorio Palamas (1296-1359) La cella dell&#8217;anima è il corpo; le porte sono i cinque sensi. L&#8217;anima entra nella cella quando la mente cessa di vagolare qua e là, vagabondando in mezzo alle cose e agli affari del mondo, ma si stabilisce nell&#8217;interiorità, nel cuore. I sensi si chiudono e rimangono chiusi, quando [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4883" title="gregorio palamas" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/04/gregorio-palamas.jpg" alt="Gregorio Palamas" width="500" height="741" /></p><h2>Gregorio Palamas</h2><p><strong>nome</strong>: Gregorio Palamas (1296-1359)</p><blockquote><p><em>La cella dell&#8217;anima è il corpo;<br /> </em><em>le porte sono i cinque sensi.<br /> </em><em>L&#8217;anima entra nella cella<br /> </em><em>quando la mente cessa di vagolare qua e là,<br /> </em><em>vagabondando in mezzo alle cose e agli affari del mondo,<br /> </em><em>ma si stabilisce nell&#8217;interiorità, nel cuore.<br /> </em><em>I sensi si chiudono e rimangono chiusi,<br /> </em><em>quando li teniamo immuni dalle realtà sensibili esterne.<br /> </em><em>Dio, che conosce tutte le cose segrete,<br /> </em><em>vede la preghiera mentale<br /> </em><em>e la ricolma in maniera percepibile con i suoi munifici doni.<br /> </em><em>Vera e perfetta è quella preghiera<br /> </em><em>che colma l&#8217;anima di grazia divina<br /> </em><em>e di doni spirituali. </em></p></blockquote><p>(dalla <em>Filocalia</em>, vol. V)</p><p>Da monaco del monte Athos a vescovo metropolita di Tessalonica, Gregorio Palamas, intorno al quale ampie notizie sono fornite dall&#8217;opera biografica curata da Filoteo Kokkinos (a capo del Patriarcato di Costantinopoli fra 1354 e 1355, nonché fra 1364 e 1376), occupa un posto di assoluto primo piano nell&#8217;ambito della riflessione teologica di area bizantina, tanto che la Chiesa Ortodossa lo venera ancora oggi, con memoria speciale, la seconda domenica di Quaresima. Ma Palamas è una figura rilevante, più in generale, per la sua continuità dottrinale con gli antichi Padri della Chiesa greci, tra cui i Cappadoci, intorno alla questione della possibilità per l&#8217;uomo di conoscere Dio. E vedremo tra poco quale sia stata la risposta di Gregorio. Come altri grandi uomini di spirito e di fede, anche Gregorio, favorito dalla nascita in un contesto familiare di lignaggio aristocratico, sembrava destinato a percorrere le orme del padre, che ricopriva incarichi di spicco presso la corte dell&#8217;imperatore. Il giovane ebbe, dunque, la possibilità di accedere ad un elevato grado di istruzione, che mise poi a frutto non tanto nella carriera diplomatica ed amministrativa, quanto piuttosto nelle accese controversie teologiche dell&#8217;epoca.</p><p>Correvano anni contraddistinti dalla strenua ricerca di una possibile riappacificazione tra Roma e la Chiesa ortodossa, in particolare intorno alla cruciale questione del <em>Filioque</em>: com&#8217;è noto a chi conosca il testo del Simbolo di fede niceno-costantinopolitano, infatti, i cattolici confessano la processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, mentre gli ortodossi la ammettono unicamente dal Padre (per approfondimenti sul tema si vedano le preziose delucidazioni reperibili alla pagina <a rel="nofollow" href="http://digilander.libero.it/domingo7/Filioque%20.procedit.htm" target="_blank">http://digilander.libero.it/domingo7/Filioque%20.procedit.htm</a><a href="http://digilander.libero.it/domingo7/Filioque%25">)</a><a href="http://digilander.libero.it/domingo7/Filioque%25">.</a></p><p>Il Concilio di Lione, celebratosi nel 1274 su iniziativa di papa Gregorio X, aveva affermato solennemente “che lo Spirito Santo procede eternamente dal Padre e dal Figlio non come da due principi, ma come da uno solo; non per due spirazioni, ma per una sola”; tuttavia, il tentativo dell&#8217;imperatore Michele VII Paleologo di voler imporre l&#8217;osservanza del decreto conciliare fu destinato al fallimento e già il suo successore, il figlio Andronico II, rigettò tale formulazione, con il risultato di un sostanziale, ulteriore allontanamento fra Roma e l&#8217;Oriente. La difficile controversia tra greci ortodossi e latini cattolici venne nuovamente affrontata dal Concilio di Firenze del 1439; l&#8217;assise fiorentina riaffermò “che lo Spirito Santo è eternamente dal Padre e dal Figlio, che ha la sua essenza e l&#8217;essere sussistente ad un tempo dal Padre e dal Figlio, e che dall&#8217;eternità procede dall&#8217;uno e dall&#8217;altro come da un unico principio e da un&#8217;unica spirazione”.</p><p>In che modo Palamas fu coinvolto nel dibattito? Tutto iniziò quando l&#8217;imperatore Andronico III incaricò Barlaam di Seminara (1290-1348), insigne studioso di filosofia e teologia, nonché monaco, di produrre argomenti a sostegno della posizione greca nella questione del Filioque, che egli espose in un trattato dal titolo <em>Sulla processione dello Spirito Santo</em>; in tale contesto, Barlaam elaborò una serie di considerazioni denigratorie nei confronti della pratica di preghiera denominata “esicasmo”, pienamente affermatasi presso i monaci del Monte Athos dove Gregorio, dopo un periodo di permanenza sul monte macedone detto Papikion, era approdato nel 1317 e rimase per circa un ventennio.</p><p>Barlaam aveva letto con attenzione gli scritti di Dionigi l&#8217;Areopagita ed era rimasto particolarmente avvinto dalle argomentazioni intorno all&#8217;inconoscibilità di Dio, proprie dell&#8217;orientamente teologico apofatico. Non potè, quindi, che restare negativamente colpito dalla prassi di preghiera degli esicasti che, al contrario, sostenevano che fosse possibile per l&#8217;uomo giungere alla visione della “luce divina”: nella loro posizione, inoltre, il monaco di Seminara vedeva chiari riflessi dell&#8217;eresia messaliana, secondo la quale la preghiera – a cui gli esicasti si dedicavano con notevole impegno – costituiva il mezzo privilegiato per scacciare la presenza del Maligno dall&#8217;anima dell&#8217;uomo, ove conviveva insieme allo Spirito Santo dal giorno del battesimo. Gregorio Palamas rispose in modo serrato alle obiezioni e alle critiche di Barlaam, redigendo un importante scritto, le <em>Triadi in difesa dei santi esicasti</em> (facente parte della raccolta denominata Filocalia <a href="http://www.esicasmo.it/gpalamas/gpalamas.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/gpalamas/gpalamas.htm</a>), ove sostiene la piena coerenza del metodo esicastico con la teologia cristiana dell&#8217;Incarnazione in virtù della quale, copo che venne assunta dal Verbo, la carne, e quindi la dimensione corporea dell&#8217;essere umano, è chiamata a partecipare alla salvezza e, pertanto, anche alla vita di preghiera.</p><p>Viene, dunque, rigettata l&#8217;accusa di “onfalopsichismo”, formulata da Barlaam, per cui gli esicasti, a motivo della posizione tradizionalmente assunta durante l&#8217;orazione, avrebbero individuato nell&#8217;ombelico la sede dell&#8217;anima. “Il nostro corpo – afferma Gregorio – non ha niente di cattivo: esso è buono per sua natura: condannabile è solo lo spirito carnale, cioè il corpo prostituito al peccato […]. Non è male che lo spirito abiti nel corpo, ma piuttosto che si eserciti nelle nostre membra la legge opposta alla legge dello spirito. Ecco perchè noi insorgiamo contro la legge del peccato e la cacciamo fuori dal corpo per introdurvi il dominio dello spirito […]”. E, ancora: “Colui che vuole concentrare il suo spirito e imporgli, invece del movimento longitudinale, il movimento circolare e infallibile, non trarrebbe un grande profitto, piuttosto che lasciare andare il suo spirito qua e là, a calarlo sul suo petto o sul suo ombelico? Raccogliendosi esternamente come in un cerchio, egli imita il movimento interiore dello spirito e con questo atteggiamento del corpo introduce la potenza dello spirito che la vista spande al di fuori” (1).</p><p>Quale conoscenza di Dio raggiunge l&#8217;uomo attraverso la pratica della preghiera continua? Non tanto quella della “sostanza divina”, di per sé inaccessibile, quanto piuttosto quella delle sue operazioni o energie. Si tratta di una distinzione di importanza fondamentale per la comprensione del pensiero di Palamas, secondo il quale “se non esiste questa distinzione tra l&#8217;impartecipabile Sostanza divina e le partecibabili sante increate Energie, s&#8217;interromperebbe ogni contatto e comunicazione con Dio”. Tale punto chiave dell&#8217;elaborazione teologica di Gregorio fu pienamente recepito e approvato, dopo alterne vicende che videro lo stesso Palamas successivamente imprigionato, e, quindi, riabilitato, dal Sinodo del 2 febbraio 1347, indetto dall&#8217;imperatrice Anna, che mise definitivamente al bando i contestatori della teologia palamita (a Barlaam si era, nel frattempo, sostituito Gregorio Acindino che, almeno inizialmente, si era espresso in modo favorevole al Palamas). “La difesa dell&#8217;esicasmo è la vittoria dogmatica che garantisce l&#8217;identità della fede ortodossa”, come opportunamente sottolineato nell&#8217;appendice del volume <em>L&#8217;uomo mistero di luce increata. Pagine scelte </em>(Edizioni Paoline 2005, p. 239). Gli esicasti, di riflesso, non potevano essere considerati degli eretici che utilizzavano la preghiera come una sorta di incantesimo o che professavano indebitamente una sorta di “diteismo”, per cui Dio sarebbe stato, in modo duplice e distinto, nella Sostanza e nelle Energie. La via per raggiungere la visione di Dio e della “luce increata” non è affatto agevole: essa è ardua, come arduo è l&#8217;itinerario di purificazione che l&#8217;esicasta compie, mediante la preghiera, per liberarsi dal peccato in tutte le sue manifestazioni.</p><p>Oltre alle Triadi, Gregorio Palamas, che venne canonizzato nel 1368, a soli nove anni dalla morte, fu autore anche di altri rilevanti scritti, nei quali espose le proprie posizioni: si possono ricordare il Tomo aghioritico, il Dialogo di un ortodosso e di un barlaamita, i Sette discorsi contradditori contro Acindino (l&#8217;elenco dettagliato si può reperire a margine della scheda proposta su <a href="http://www.ortodoxia.it/GREGORIO%25PALAMAS.htm" target="_blank">http://www.ortodoxia.it/GREGORIO%25PALAMAS.htm</a>).</p><p>Filoteo Kokkinos celebra con accenti toccanti il profilo del santo Palamas, a cui dedica la composizione di un Ufficio liturgico per la seconda Domenica di Quaresima (2). Nel testo, Filoteo esalta Gregorio quale “tromba della teologia, ardente bocca della grazia, sacro ricettacolo dello Spirito, inconcussa colonna della Chiesa, grande esultanza di tutta la terra, fiume di sapienza, fiaccola luminosa, fulgido astro che illumina il creato […], maestro della Chiesa, araldo della luce divina, celeste iniziato della Triade, grande decoro dei monaci, splendido nella virtù pratica e nella contemplazione, gloria di Tessalonica […], venerabile tre volte beato, padre santissimo, buon pastore [...], astro dell&#8217;ortodossia, sostegno e maestro della Chiesa, bellezza dei monaci, imbattibile difensore dei teologi […], sacra colonna dell&#8217;ortodossia, venerabile arsenale di divine dottrine”.</p><p>L&#8217;impareggiabile elogio di Filoteo rende omaggio all&#8217;eccellenza del profilo di Gregorio nella storia della Chiesa ortodossa che, con l&#8217; adozione della teologia palamita nel summenzionato Sinodo del 1347, sancì la propria definitiva separazione dalla Chiesa di Roma.</p><p><strong>Note</strong></p><ul><li>1) Le citazioni riportate sono tratte dal sito <a href="http://www.esicasmo.it/esicasmo.it.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/esicasmo.it.htm</a>, a cui si rimanda per una più ampia conoscenza del pensiero e degli scritti di Gregorio.</li><li>2) Parte del testo dell&#8217;Ufficio in onore di Gregorio Palamas è riportato in appendice al volume <em>L&#8217;uomo mistero di luce increata. Pagine scelte, Edizioni Paoline 2005</em>, <em> </em>al quale può fare riferimento il lettore desideroso di immergersi negli scritti e nel pensiero del teologo, con un sostanzioso inquadramento del suo profilo nel quadro storico-politico del tempo.<em></em></li></ul><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p>Per la consultazione e la lettura degli scritti di Gregorio Palamas si può fare riferimento al prezioso link <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/30_20_1296-1359-_Gregorius_Palamas_Thessalonicensis_Metropolita.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/30_20_1296-1359-_Gregorius_Palamas_Thessalonicensis_Metropolita.html</a></p><p>Un sintetico profilo di Gregorio è offerto dal <em>Dizionario di storia della Chiesa</em> di Guy Bedouelle, PDUL Studio Domenicano, Bologna 1997, pp. 119-120.</p><p>Amplissima e dettagliata informazione sulla vita, le opere, il pensiero di Gregorio Palamas si possono reperire, inoltre, sui siti <a href="http://www.gregoriopalamas.it/" target="_blank">http://www.gregoriopalamas.it/</a> e <a href="http://www.ortodoxia.it/GREGORIO%20PALAMAS.htm">http://www.ortodoxia.it/GREGORIO%20PALAMAS.htm</a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004881_gregorio-palamas.html" data-text="Gregorio Palamas" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004881_gregorio-palamas.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004881_gregorio-palamas.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giovanni Climaco</title><link>http://www.archeoguida.it/004875_giovanni-climaco.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004875_giovanni-climaco.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 17:25:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4875</guid> <description><![CDATA[San Giovanni Climaco nome: Giovanni, detto Climaco (575-650), ma è conosciuto anche come noto anche come Giovanni della Scala, Giovanni Scolastico e Giovanni Siniate Chiudi fisicamente la porta della cella per il tuo corpo, ferma la porta alla lingua perché non parli, sbarra la porta dal di dentro contro gli spiriti. La mancanza di tante [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4878" title="Giovanni Climaco" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/04/Giovanni-Climaco.jpg" alt="San Giovanni Climaco" width="450" height="638" /></p><h2>San Giovanni Climaco</h2><p><strong>nome</strong>: Giovanni, detto Climaco (575-650), ma è conosciuto anche come noto anche come<strong> Giovanni della Scala</strong>, <strong>Giovanni Scolastico</strong> e <strong>Giovanni Siniate</strong></p><blockquote><p lang="it-IT"><em>Chiudi fisicamente la porta della cella per il tuo corpo,<br /> </em><em>ferma la porta alla lingua perché non parli,<br /> </em><em>sbarra la porta dal di dentro contro gli spiriti.<br /> </em><em>La mancanza di tante cose allora<br /> </em><em>rivelerà provandola la fortezza dell&#8217;esicasta,<br /> </em><em>nel mezzogiorno quando la bonaccia mette alla prova<br /> </em><em>la resistenza del marinaio.<br /> </em><em>Chi si impegna nell&#8217;esichia infatti<br /> </em><em>riesce a penetrare le profondità dei misteri.<br /> </em><em>Ma non vi si cimenta senza aver prima affrontato<br /> </em><em>il fragore dei flutti, il soffiare dei venti diabolici;<br /> </em><em>lo fa dopo avere visto, udito e fors&#8217;anche dopo essersene contaminato.<br /> </em><em>Esicasta è chi fugge il mondo senza odiarlo;<br /> </em><em>lo fugge come altri corre dietro alle sue mollezze,<br /> </em><em>cioè perché non vuole gli siano tagliate le dolcezze di Dio.<br /> </em><em>Perciò lascialo immediatamente, distribuisci il tuo tempo<br /> </em><em>per potere pregando raggiungere l&#8217;esichia,<br /> </em><em>applicando a te le parole: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri»<br /> </em><em>e le altre: «Prendi la tua croce e seguimi» </em></p></blockquote><p><em>(</em>dal:<em> Discorso XXVII, cap. 179-180)</em></p><p>“Sul monte Sinai, san Giovanni, abate, che scrisse per l&#8217;istruzione dei monaci il celebre libro intitolato «La Scala del Paradiso», nel quale presentò un cammino di perfezionamento spirituale nella forma di una salita di trenta gradini verso Dio, meritando per questo il soprannome di Climaco”: così il Martirologio Romano sintetizza il luminosissimo profilo di Giovanni detto Climaco (in greco il termine “klímax” significa “scala”), venerato come santo sia da cattolici che da ortodossi.</p><p>Tra i più insigni maestri della “preghiera del cuore”, Giovanni maturò la propria esperienza spirituale in un contesto storico caratterizzato da profondi rivolgimenti e crisi dolorose. Gli anni del regno di Giustiniano I il Grande, sul trono imperiale dal 482 al 527, avevano visto l&#8217;ultimo, rilevante tentativo di porre argine al dilagare dell&#8217;invasione barbarica attraverso la riconquista di parte dei territori del decaduto Impero romano d&#8217;Occidente: si pensi alla sanguinosa guerra greco-gotica, combattuta fra 535 e 553 sul fronte italico allo scopo di riportare nell&#8217;alveo del controllo imperiale il territorio della penisola, dominato dagli Ostrogoti di re Teodorico. Ma con la morte di Giustiniano la marea montante della pressione barbarica tornò ad essere difficilmente contenibile non solo in Italia, dove dal 568 si attestarono i Longobardi, ma anche in altre regioni del continente europeo: si pensi all&#8217;antica Gallia romana, ormai governata dai Franchi della dinastia di re Clodoveo, o alla Spagna, sotto il dominio degli ardimentosi sovrani visigoti. L&#8217;Impero d&#8217;Oriente stava vivendo, in sintesi, una progressiva, ma inesorabile, perdita della propria egemonia politica, che sarebbe poi culminata, dopo alterne vicende e un periodo di significativa ripresa tra i secoli IX e XI , con la caduta sotto i colpi dell&#8217;invasione turca e la presa di Costantipoli nel 1453.</p><p>In un mondo percorso da tensioni politiche e repentini colpi di scena, in cui gli stessi protagonisti erano sospinti da istanze talora più forti della loro stessa volontà di potere e il corso degli eventi sfuggiva al loro tentativo di dominio, ecco levarsi una voce diversa, ecco offrirsi una proposta differente e, per più di un aspetto, provocatoria: un numero crescente di uomini e donne si muovono verso il deserto, verso terre aspre ed inospitali, alla ricerca di Dio. Giovanni Climaco fu uno di questi: come riferiscono le notizie che di lui sono riportate in una biografia redatta da Daniele di Raithu (il testo è reperibile in <em>Patrologia Graeca</em> 88, 596-608), la sua vita si dispiegò nella penisola del Sinai, dapprima come monaco cenobita, poi come eremita, quindi come superiore e guida di monaci, per poi concludere gli ultimi anni di nuovo nel ritiro e nella solitudine. Nel suo capolavoro, la “Scala del Paradiso”, si condensano e si esprimono i tesori di sapienza spirituale, frutto di decenni trascorsi nella contemplazione e nell&#8217;ascesi, anche se non bisogna dimenticare un altro importante testo, il <em>Liber ad Pastorem</em>, analogo alla <em>Regula Pastoralis</em>, dedicata al tema del ruolo e delle responsabilità delle guide (vescovi, presbiteri) in seno alla comunità cristiana e redatta da papa Gregorio Magno (540-604), il quale, peraltro, ebbe modo di entrare in contatto, sia pure a distanza, con Giovanni Climaco, del quale era giunta a Roma la fama di santità.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-4879" title="scala del Giudizio Giovanni Climaco" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/04/scala-del-Giudizio-Giovanni-Climaco.jpg" alt="San Giovanni Climaco" width="316" height="452" /><br /> <em>Scala del paradiso o del Giudizio</em></p><p>La “Scala del Paradiso”, il cui titolo si ispira alla celebre visione di Giacobbe, descritta nel libro della Genesi (28,12: “Giacobbe fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa”), si articola in trenta gradini, così come trenta furono gli anni della vita di Gesù prima dell&#8217;inizio della missione pubblica, la cui salita conduce il monaco dai primi passi della conversione sino alla perfezione della vita spirituale. Si tratta di un mirabile percorso di crescita e di purificazione che, come rileva papa Benedetto XVI nel corso di una sua catechesi (il testo completo si può reperire all&#8217;indirizzo <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090211_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090211_it.html</a>), vede susseguirsi tre fasi essenziali: la “rottura col mondo al fine di ritornare allo stato dell&#8217;infanzia evangelica”, il “combattimento spirituale contro le passioni” e, infine, la “perfezione cristiana”, quest&#8217;ultima sperimentabile da chi ha raggiunto gli ultimi gradini della Scala. Segno inconfondibile del raggiungimento della piena maturità spirituale è la pace interiore (o <em>esichía</em>), frutto dell&#8217;amore per Dio raggiunto dall&#8217;anima che ha rinunciato a tutto ciò che poteva distoglierla dall&#8217;unione con il proprio Creatore. “E&#8217; proprio dell&#8217;esichía – rileva Giovanni – il dono dell&#8217;amerimnia (stato di indifferenza evangelica alle preoccupazioni) che guida tutte le nostre azioni in qualunque contingenza spirituale o materiale […]. Altro dono è la preghiera ininterrotta; il terzo consiste nell&#8217;attività mai distratta della mente” <em>(appendice al Discorso XXVII</em>, par.183).</p><p>Per Giovanni, dunque, “la preghiera, per chi la fa veramente, è il luogo del giudizio del Signore, il trono su Egli siede per invitarci al discernimento prima che venga il momento del giudizio definitivo […]. Dio infatti – si dice – concede la pura orazione a chi, benché preghi ancora con sforzo e in maniera meno nobile, tuttavia lo fa con impegno”, tanto che “Se invocherai Dio di poter solo fare soltanto la sua volontà, otterrai di averlo come pillola del tuo cuore, guida sicura della tua anima” (<em>Discorso XXVIII</em>, par.188 e 190). Da queste considerazioni del maestro, si comprende come la preghiera sia certamente impegno dell&#8217;uomo ma, nel contempo e prima di tutto, dono di Dio, il Quale resta pur sempre il Santo per eccellenza: “Non abusare della libertà confidente, anche se hai raggiunto la perfezione “, ammonisce Giovanni. “Anche se fossi giunto in cima alla scala delle virtù, continua a pregare perchè ti siano rimessi i tuoi peccati, come fece Paolo che paragonandosi ai peccatori esclamava: «Io sono il primo di essi» […]. Se riuscirai a lottare senza mai venir meno, finalmente scenderà in te Colui che mantiene nei suoi limiti il mare della mente, e le dirà mentre tu la elevi alla preghiera: «Verrai fin qui e non passerai oltre» […]. Punto di arrivo o perfetta preghiera è il rapimento estatico nel Signore” (<em>Discorso XXVIII</em>, par.189).</p><p>L&#8217;anelito alla pace che riecheggia dagli scritti di Giovanni Climaco può agevolmente parlare al cuore anche (o, forse, soprattutto) dell&#8217;uomo contemporaneo, così incredibilmente esposto al rischio della confusione mediatica e della dissipazione interiore: l&#8217;incontro con Dio non è una possibilità riservata a pochi eletti, ma è una strada, una “scala” ardua e dolce nel contempo, aperta ad ogni battezzato che desideri vivere in coerenza con la propria fede, attendendo premio e ricompensa solo da Dio.</p><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p>Per approfondimenti su Giovanni Climaco si veda il link <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/47750" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/47750</a>, che propone anche un utile repertorio di riferimenti bibliografici.</p><p>Sul tema dell&#8217;esichia e della preghiera del cuore si vedano i contenuti proposti al link <a href="http://digilander.libero.it/ortodossia/esychia.htm" target="_blank">http://digilander.libero.it/ortodossia/esychia.htm</a></p><p>Sito meraviglioso interamente dedicato alla preghiera del cuore, ai suoi fondamenti metodologici, alla storia e al profilo biografico e spirituale dei Padri esicasti è <a href="http://www.esicasmo.it/esicasmo.it.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/esicasmo.it.htm</a>, ricchissimo di preziosi testi, talora di difficile reperibilità, e costantemente aggiornato.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004875_giovanni-climaco.html" data-text="Giovanni Climaco" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004875_giovanni-climaco.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004875_giovanni-climaco.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gregorio il Sinaita</title><link>http://www.archeoguida.it/004873_gregorio-il-sinaita.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004873_gregorio-il-sinaita.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 17:16:55 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4873</guid> <description><![CDATA[Gregorio il Sinaita nome: Gregorio detto il Sinaita (1255-1346) L&#8217;invocazione di Dio, la preghiera mentale è la più alta opera che l&#8217;uomo possa compiere, è il vertice di tutte le virtù come l&#8217;amore di Dio […]. La mente possiede un potere naturale di fantasticare e, facilmente, si costruisce delle immagini fantastiche di ciò che desidera, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>Gregorio il Sinaita</h2><p><strong>nome</strong>: Gregorio detto il Sinaita (1255-1346)</p><p><em>L&#8217;invocazione di Dio, la preghiera mentale<br /> </em><em>è la più alta opera che l&#8217;uomo possa compiere,<br /> </em><em>è il vertice di tutte le virtù come l&#8217;amore di Dio […].<br /> </em><em>La mente possiede un potere naturale<br /> </em><em>di fantasticare e, facilmente,<br /> </em><em>si costruisce delle immagini fantastiche<br /> </em><em>di ciò che desidera, se non si è vigilanti<br /> </em><em>e si arriva in tal maniera a danneggiare se stessi. </em></p><p>(dalla <em>Filocalia</em>)</p><p>Influenzato dall&#8217;esperienza spirituale di Giovanni Climaco, autore della <em>Scala Paradisi</em> ed esponente di rilievo della spiritualità esicasta del Monte Sinai, Gregorio il Sinaita introdusse la pratica della preghiera di Gesù sul Monte Athos, trasformandolo in un centro di irradiazione dell&#8217;esicasmo in un periodo nel quale molteplici erano i segni contrari di un raffreddamento dell&#8217;antico<strong> </strong>zelo, anche in relazione al coinvolgimento dei monaci, che lì risiedevano, nei conflitti politico-religiosi correlati all&#8217;affermazione della formula d&#8217;unione tra latini cattolici e greci ortodossi nell&#8217;ambito del Concilio di Lione del 1274, che l&#8217;imperatore Michele VIII Paleologo aveva cercato di imporre con la forza.</p><p>Gregorio è autore di rilevanti scritti sulla preghiera del cuore, tra cui la <em>Guida all&#8217;esichia e alla preghiera di Gesù</em>, compresa nella raccolta denominata <em>Filocalia</em> ( <a href="http://www.esicasmo.it/NET/NUOVI%20FILOCALIA/gregorio_il_sinaita.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/NET/NUOVI%20FILOCALIA/gregorio_il_sinaita.htm</a>).</p><p>Centrale nella sua proposta esicasta è il tema dell&#8217; “energia” conferita dallo Spirito Santo all&#8217;atto del Battesimo. Per trovarla dentro di sé, il fedele ha due possibilità: attraverso “la pratica, a prezzo di sforzi prolungati, dei comandamenti” oppure “mediante la sottomissione, raggiunta con l&#8217;invocazione metodica e costante del Signore Gesù, cioè con la memoria di Dio”. La preghiera, che si qualifica come “l&#8217;instancabile azione dello Spirito che comincia nel cuore come fuoco gioioso e termina in una luce che diffonde un odore soave”, suscita nell&#8217;orante “l&#8217;energia della grazia”, che “consolida, riscalda e purifica l&#8217;anima, acquieta i pensieri agitati” e ha, tra i segni inconfondibili della sua presenza, “le lacrime, il cordoglio delle colpe, l&#8217;umiltà, il dominio delle forze fisiche, il silenzio, la pazienza, l&#8217;amore per la solitudine” (1). “Lo Spirito – sottolinea Gregorio &#8211; opera in ciascuno secondo il suo beneplacito “ e può risvegliare nella persona due distinte “maniere di unione a Dio: una si ha quando la mente &#8216;aderendo strettamente al Signore&#8217; entra rapidamente nella dimora della preghiera; l&#8217;altra quando l&#8217;attività orante si svolge gradatamente e mediante un fuoco gioioso esercita la mente e la tiene ferma con l&#8217;invocazione unitiva del Signore Gesù”.</p><p>Fuoco, lacrime, gioia, amore sono le manifestazioni dell&#8217;azione della grazia nel cuore dell&#8217;uomo, che deve fare i conti con l&#8217;insidia sempre in agguato proveniente dall&#8217;energia “portata dall&#8217;errore e dal peccato” e da quella che “proviene dalla sovrabbondanza del sangue”. Gregorio, a tal proposito, è molto realista: “nessuno – egli dice – può disciplinare da se stesso il pensiero, se non è sotto il dominio dello Spirito […]. Per la trasgressione dei comandamenti di Colui che ci ha generato, ci ha separato da Dio, facendoci perdere nel mondo sensibile la chiara percezione di Lui e l&#8217;unione con Lui. Da allora il pensiero errabondo e lontano da Dio è trascinato ovunque, e non ha altra possibilità di quiete se non col sottomettersi a Dio, rimandendogli vicino e unito gioiosamente”.</p><p>“L&#8217;invocazione di Dio, la preghiera mentale è la più alta opera che l&#8217;uomo possa compiere, è il vertice di tutte le virtù come l&#8217;amore di Dio”. Se, però, il disordine del pensiero deve esplicitamente ricondursi al peccato, nessuno può illudersi di raggiungere con le sue sole forze la meta della preghiera: “chi, temerariamente, intraprende il cammino che conduce a Dio, al puro culto divino, al possesso di Dio in se stesso, è facile preda dei demoni […]. Cercando, con insolenza e presunzione, ciò che non corrisponde al suo sviluppo, si accanisce di raggiungerlo prima del tempo. Il misericordioso Dio, vedendo quanto siamo precipitosi nel volere le cose che sono al di sopra delle nostre possibilità, spesso non ci lascia soli nella tentazione, perchè constatando la nostra presunzione ci riconduce alle giuste azioni”. Il rimedio consiste nel sottomettersi a Dio e ad una guida umana, in grado di esecitare un sano discernimento, in quanto “la mente possiede un potere naturale di fantasticare e, facilmente, si costruisce delle immagini fantastiche di ciò che desidera” e “a chi succede questo, invece di divenire un esicasta, diventa un sognatore”. Al contrario, “chi cerca Dio nella sottomissione, e con umiltà interroga chi è più esperto, non avrà da temere alcun danno per la grazia di Cristo che vuole salvare tutti gli uomini”. La preghiera, conclude Gregorio, possiede tre qualità: “l&#8217;austerità, il silenzio, la non considerazione di se stessi, cioè l&#8217;umiltà” ed è indispensabile una costante verifica sulla loro presenza, in quanto “l&#8217;una sostiene e custodisce l&#8217;altra, da esse nasce la preghiera e cresce in maniera perfetta”.</p><p><strong>Note</strong></p><ul><li>1) Le citazioni proposte, così come le successive, sono tratte dal testo della guida reperibile all&#8217;indirizzo web <a href="http://www.esicasmo.it/NET/NUOVI%20FILOCALIA/gregorio_il_sinaita.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/NET/NUOVI%20FILOCALIA/gregorio_il_sinaita.htm</a></li></ul><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p>Chi volesse introdursi alla conoscenza della spiritualità del Monte Athos può fare utile riferimento ai contenuti disponibili alla pagina <a href="http://www.gliscritti.it/lbibbia/athos/appunti_athos/appunti_athos.htm#titre8" target="_blank">http://www.gliscritti.it/lbibbia/athos/appunti_athos/appunti_athos.htm#titre8</a></p><p>Per ulteriori approfondimenti sulla vita e l&#8217;opera di Gregorio il Sinaita si veda il link <a href="http://www.gregoriopalamas.it/gregorio_sinaita.htm" target="_blank">http://www.gregoriopalamas.it/gregorio_sinaita.htm</a></p><p>Gli scritti dell&#8217;autore si possono reperire anche all&#8217;indirizzo <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_35_1300-1400-_Gregorio_il_Sinaita.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_35_1300-1400-_Gregorio_il_Sinaita.html</a> e sul sito <a href="http://www.monasterovirtuale.it/">www.monasterovirtuale.it</a></p><p>Agli sviluppi sinaitico, athonita e studita dell&#8217;esicasmo è dedicato l&#8217;ampio approfondimento proposto al link <a href="http://www.esicasmo.it/SVILUPPO/SVILUPPO.htm" target="_blank">http://www.esicasmo.it/SVILUPPO/SVILUPPO.htm</a></p><p>Per una visione riepilogativa delle principali tecniche di preghiera del cuore si veda il link <a href="http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/meditazione/dematteis.htm">http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/meditazione/dematteis.htm</a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004873_gregorio-il-sinaita.html" data-text="Gregorio il Sinaita" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004873_gregorio-il-sinaita.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004873_gregorio-il-sinaita.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Gregorio di Nissa</title><link>http://www.archeoguida.it/004869_gregorio-di-nissa.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004869_gregorio-di-nissa.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 17:10:59 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4869</guid> <description><![CDATA[Gregorio di Nissa nome: Gregorio di Nissa (335-395) Quale discepolo del Logos, tra coloro che si sono radunati, è degno di ascendere con Lui dalla terra, dalle cavità terrestri e dai bassi pensieri, fino al monte spirituale della superiore contemplazione? Questo monte mette in fuga ogni ombra che proviene dai cumuli crescenti della malvagità; esso [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-4871" title="Gregorio di Nissa" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/04/Gregorio-di-Nissa.jpg" alt="Gregorio di Nissa" width="600" height="774" /></strong></p><h2>Gregorio di Nissa</h2><p><strong>nome</strong>: Gregorio di Nissa (335-395)</p><blockquote><p><em>Quale discepolo del Logos, tra coloro che si sono radunati,<br /> </em><em>è degno di ascendere con Lui dalla terra,<br /> </em><em>dalle cavità terrestri e dai bassi pensieri, fino al monte spirituale della superiore contemplazione?<br /> </em><em>Questo monte mette in fuga<br /> </em><em>ogni ombra che proviene dai cumuli crescenti della malvagità;<br /> </em><em>esso è circonfuso da ogni lato<br /> </em><em>dal raggio della luce vera<br /> </em><em>e nell&#8217;aria pura della verità permette di vedere tutto dall&#8217;alto,<br /> </em><em>tutto quanto è invisibile<br /> </em><em>a coloro che sono rinchiusi nella caverna.<br /> </em><em>Lo stesso Logos divino, chiamando beati<br /> </em><em>quelli che sono ascesi con Lui,<br /> </em><em>spiega quali e quante siano le realtà<br /> </em><em>che si vedono da questa altura.</em></p></blockquote><p><em>(</em>da: <em>Sulle Beatitudini, Omelia I)</em></p><p>Nativo di <strong>Cesarea</strong> di <strong>Cappadocia</strong>, Gregorio, insieme al fratello maggiore Basilio, rappresenta una figura chiave nelle dispute teologiche sulla Persona di Gesù Cristo, che caratterizzarono i primi secoli dell&#8217;era cristiana. Con Basilio e Gregorio di Nazianzo, Gregorio di Nissa è annoverato nel gruppo dei cosiddetti “Padri cappadoci”, il cui contributo di pensiero e dottrina fu determinante nel contesto della controversia teologica contro gli Ariani. Dottrina professata dal prete Ario, che da lui prende il nome, l&#8217;arianesimo rappresentò una delle più celebri posizioni eterodosse in materia cristologica: essa, infatti, sosteneva che Gesù, in quanto Figlio, non potesse essere ritenuto della stessa sostanza del Padre e che, pertanto, in seno alla Trinità Egli occupasse una posizione subordinata. La riflessione teologica offerta dai Cappadoci fu di importanza capitale nella risoluzione della controversia e nella condanna delle argomentazioni ariane da parte del Concilio di Costantinopoli, svoltosi nel 381, il secondo coniclio ecumenico della storia della Chiesa dopo quello di Nicea del 325, che aveva già preso in esame la questione ariana.</p><p>A differenza di Basilio e di Gregorio di Nazianzo, i quali avevano abbracciato molto presto l&#8217;ascesi monastica, Gregorio di Nissa, almeno inizialmente, non fu incline alla vita religiosa, ma si dedicò per molti anni agli studi classici, conseguendo un&#8217;elevata cultura poi trasfusa, come vedremo, nelle sue opere della maturità. Dopo un breve periodo di transizione, nel corso del quale fu instradato dal fratello alla vita contemplativa, nell&#8217;anno 371 Gregorio venne innalzato alla dignità di vescovo della città anatolica di Nissa, da cui dovette fuggire, però, solo cinque anni più tardi, a causa delle iniziative persecutorie scatenate dall&#8217;allora imperatore Valente, seguace dell&#8217;arianesimo. Si trattò di un periodo di notevole sofferenza per Gregorio, che ebbe, in ogni caso, la sua occasione di riscatto durante il regno di Teodosio I (347-395), detto anche il Grande, per merito del quale il cristianesimo non solo godette di inalterabile libertà di espressione, ma fu addirittura elevato a religione di Stato, l&#8217;unica ufficialmente ammessa fra tutti gli altri culti. Su decisione di Teodosio, inoltre, furono aperti i lavori del summenzionato Concilio di Costantinopoli che, oltre ad alcuni provvedimenti di carattere giuridico-ecclesiale, ribadì la validità della formula del Credo elaborata qualche decennio prima a Nicea e contraddistinta dall&#8217;affermazione della “processione” dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, ad essi consustanziale.</p><p>Grazie al supporto e alla protezione di Teodosio, Gregorio di Nissa assurse, in breve tempo e sino alla morte, ad un ruolo di assoluto primo piano fra i teologi riconosciuti presso la corte. Alla sua feconda ed ispirata genialità si devono alcuni scritti di primissima importanza nel quadro dello scioglimento di quella ingarbugliata matassa dottrinale costituita dalle eresie che negavano questo o quell&#8217;attributo della SS. Trinità: in particolare, un posto di assoluto rilievo occupano i 12 libri del trattato apologetico <em>Contro Eunomio (Contra Eunomium)</em>, anch&#8217;egli nativo della Cappadocia e uno dei più convinti sostenitori dell&#8217;eresia ariana. Come segnalato da Claudio Moreschini, nel suo volume <em>I Padri cappadoci: storia, letteratura, teologia</em>, “nella sua Confessione di fede, presentata al Concilio di Costantinopoli, Eunomio affermò che non credeva in un Dio che « da una sola sostanza si era troncato in una triplice ipostasi»: egli riteneva che la teologia neonicena mettesse in pericolo l&#8217;unicità di Dio. I termini di “generato” e “non generato” vengono impiegati anche da Basilio e da Gregorio Nazianzeno, ma mentre per Eunomio esprimono la effettiva natura della Persona, per i Cappadoci la natura di Dio rimane sconosciuta, e “generato” o “non generato” possono essere solo degli attributi della Persona” (1).</p><p><em>Contro Eunomio</em> è, del resto, il titolo dell&#8217;opera teologica per eccellenza redatta dal fratello di Gregorio di Nissa, Basilio di Cesarea, che spianò la strada ai successivi approfondimenti e sviluppi attuati dagli altri Cappadoci: si pensi, ad esempio, all&#8217;immagine dei “tre soli” o delle “tre luci”, con la quale il Nazianzeno “esclude ogni relazione causale tra l&#8217;essenza divina e le Persone divine. Infatti la luce non è condivisa dai tre soli come se essa fosse la loro causa; la essenza divina è comune alle tre Persone senza essere divisa […]. Quindi l&#8217;essenza divina è comune alle tre Persone in modo coordinato” (2).</p><p>Gregorio di Nissa riprende le argomentazioni di Basilio, anche se nella sua opera gli studiosi hanno rilevato una marcata influenza dell&#8217;aristotelismo e della sua dottrina delle categorie, rispetto all&#8217;influsso più chiaramente stoico ravvisabile nel testo basiliano. Il Nisseno, inoltre, fu particolarmente sensibile al tema dell&#8217;unità fra le ipostasi trinitarie e, soprattutto, a quello dell&#8217; “unione non confusa” che, a suo giudizio, è tipico della volontà e delle operazioni in seno alla Trinità (3).</p><p>Tra le ulteriori opere di Gregorio di Nissa si possono citare le <em>Omelie sulle Beatitudini</em>, i trattati <em>Ad Ablabium quod non sint tres dei</em> e <em>De virginitate</em>, l&#8217;<em>Hexaemeron</em>, il <em>Dialogus de anima et resurrectione</em>, il <em>Liber de cognitione Dei</em>, le <em>Epistole</em>: come si può notare, si tratta di scritti di carattere teologico ed esegetico, ma anche antropologico e morale, nei quali riecheggia una marcata incidenza della filosofia neoplatonica e dello stoicismo. Lo strenuo impegno dell&#8217;autore per la delineazione dell&#8217;apparato dogmatico si può cogliere anche nel <em>Grande discorso catechetico </em>o <em>Oratio catechetica magna</em> (vedi link informativo <a href="http://www.parodos.it/filosofia/grnissa.htm" target="_blank">http://www.parodos.it/filosofia/grnissa.htm</a>), opera articolata in tre parti che affrontano, rispettivamente, il discorso relativo alle Persone della SS. Trinità, a Gesù Cristo e ai sacramenti.</p><p>Altro testo di rilevante significato è <em>Sulla formazione dell&#8217;uomo</em> o <em>De hominis opificio</em>, impostato come commento al primo capitolo del libro della Genesi, in cui viene descritta la creazione dell&#8217;uomo da parte di Dio. Il <em>De hominis opificio</em> è un&#8217;opera affascinante, nella quale, con orientamento di chiara derivazione platonica, Gregorio di Nissa individua, accanto al primo uomo ideale, creato da Dio nella somiglianza più vicina alla natura angelica, priva di corpo e di identità sessuale, l&#8217;uomo cosiddetto “empirico”, sorto dopo il peccato originale e contraddistinto dalla materialità corporea e dai limiti ad essa connessi, in primo luogo le passioni e gli impulsi che lo trascinano lontano dalla sua originaria dignità. Ecco la ragione profonda dell&#8217;Incarnazione di Gesù, Colui nel Quale la divinità e l&#8217;umanità si sono tanto mirabilmente incontrate da restaurare l&#8217;essere umano nella sua dignità originaria, così come pensata e voluta da Dio prima della caduta dei progenitori. L&#8217;opera restauratrice di Cristo coinvolge ogni realtà creata, in base alla dottrina dell&#8217;apocatastasi, ripresa da Origene e fatta propria da Gregorio di Nissa, in base alla quale, alla fine dei tempi, tutto, anche gli spiriti maligni, verranno reintegrati e riconciliati con Dio nella nuova creazione.</p><p>L&#8217;ispirazione platonica alla base della riflessione teologica del Nisseno si può cogliere pure nel <em>Dialogo sull&#8217;anima e la resurrezione </em>(<em>Dialogus de anima et resurrectione</em>), che uno studioso, il Boehringer, ha definito come “una continuazione del Fedone platonico nel senso cristiano ed ecclesiastico di quel tempo” (4): si tratta di un testo che attua un&#8217;operazione concettuale e teologica del tutto innovativa, consistente nell&#8217; “applicare alla cristologia la tematica dell&#8217;unione dell&#8217;anima con il corpo” (5) e contribuendo, quindi, ad avvicinare le principali visioni elaborate dalla civiltà greca intorno all&#8217;anima e al suo destino, con il tema tutto cristiano della risurrezione della carne.</p><p>Come rileva lo stesso Gregorio, infatti, “nel creare la nostra natura, Iddio getta un duplice fondamento all’unione del divino con il terrestre, affinché, attraverso l’uno e l’altro carattere, l’uomo godesse doppiamente sia di Dio, grazie alla sua natura divina, sia dei valori terreni, in virtù di quella sua sensibilità che appartiene alla loro stessa dimensione” (<em>De hominis opificio</em>).</p><p>Opera della maturità e compiuta sintesi del pensiero teologico e dell&#8217;approccio esegetico del Nisseno è, infine, il corpus delle quindici <em>Omelie sul Cantico dei Cantici </em>: il libro più emotivamente suggestivo dell&#8217;Antico Testamento e, forse, dell&#8217;intera Bibbia, viene riletto e interpretato da Gregorio alla luce della dinamica dell&#8217;<em>epéktasis</em>, ossia della continua tensione mistica che caratterizza la vita dell&#8217;anima, costantemente protesa e mai pienamente appagata, verso il suo Sposo divino, Gesù Cristo.</p><p><strong>Note</strong></p><ul><li>1) Il testo di Moreschini, da cui è tratta la citazione, è reperibile e consultabile su Google Books.</li><li>2) Vedi testo di Moreschini <em>I Padri Cappadoci: storia, letteratura, teologia</em>, citato in nota 1.</li><li>3) Si rimanda nuovamente al testo di Moreschini, già citato, per un opportuno e dettagliato approfondimento della dottrina dei Padri Cappadoci, e di Gregorio di Nissa in particolare, che, come il lettore avrà potuto comprendere, è di affascinante complessità e richiede senza dubbio una considerazione attenta dei testi originali.</li><li>4) La citazione è menzionata in <em>Il platonismo e l&#8217;antropologia filosofica di Gregorio di Nissa</em>, volume di Enrico Peroli, reperibile e consultabile su Google Books.</li><li>5) Enrico Peroli, <em>op.cit</em>.</li></ul><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p>Per approfondimenti si vedano i links</p><ul><li><a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/44200" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/44200</a> </li><li><a href="http://www.filosofico.net/gregorio.htm" target="_blank">http://www.filosofico.net/gregorio.htm</a> </li><li><a href="http://www.ortodoxia.it/san%20gregorio%20di%20nissa.htm" target="_blank">http://www.ortodoxia.it/san%20gregorio%20di%20nissa.htm</a></li></ul><p>All&#8217;indirizzo web <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0330-0395-_Gregorius_Nyssenus,_Sanctus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0330-0395-_Gregorius_Nyssenus,_Sanctus.html</a> è possibile reperire il testo della maggior parte delle opere di Gregorio di Nissa, tradotte in varie lingue europee.</p><p>Un sito davvero indispensabile per l&#8217;approfondimento dei contenuti propri delle eresie cristiane, dai primi secoli sino all&#8217;età contemporanea, è indubbiamente <a href="http://www.eresie.it/it/Home.htm" target="_blank">http://www.eresie.it/it/Home.htm</a>, che propone un repertorio in ordine alfabetico delle posizioni eterodosse, nonché un ricco apparato bibliografico.</p><p>Il sito <a href="http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html" target="_blank">http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html</a> mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004869_gregorio-di-nissa.html" data-text="Gregorio di Nissa" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004869_gregorio-di-nissa.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004869_gregorio-di-nissa.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giovanni Damasceno</title><link>http://www.archeoguida.it/004863_giovanni-damasceno.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004863_giovanni-damasceno.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 17:05:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4863</guid> <description><![CDATA[San Giovanni Damasceno nome: Giovanni detto Damasceno o &#8220;di Damasco&#8221; (650-749)   &#8220;La provvidenza consiste nella cura esercitata da Dio nei confronti di ciò che esiste. Essa rappresenta, inoltre, quella volontà divina grazie alla quale ogni cosa è retta da un giusto ordinamento. Se dunque la volontà di Dio è provvidenza, tutto quanto avviene per suo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4864" title="Giovanni Damasceno" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/04/Giovanni-Damasceno.jpg" alt="San Giovanni Damasceno" width="600" height="300" /></p><h2>San Giovanni Damasceno</h2><p><strong>nome</strong>: Giovanni detto Damasceno o &#8220;di Damasco&#8221; (650-749)  </p><blockquote><p>&#8220;La provvidenza consiste nella cura<br /> esercitata da Dio nei confronti di ciò che esiste.<br /> Essa rappresenta, inoltre, quella volontà divina<br /> grazie alla quale ogni cosa è retta<br /> da un giusto ordinamento. Se dunque la volontà di Dio è provvidenza,<br /> tutto quanto avviene per suo dettato<br /> si realizza necessariamente in maniera bellissima<br /> e sempre diversa, nel migliore dei modi possibile.<br /> È logico ritenere, infatti, che Dio stesso<br /> sia tanto il creatore delle cose quanto colui che le cura e le preserva:<br /> non è conveniente né ragionevole immaginare<br /> che uno sia il creatore e un altro protegga l’opera del primo.<br /> Se così fosse, infatti, essi sarebbero entrambi<br /> assolutamente impotenti: l’uno di fare, l’altro di provvedere.<br /> Dio, perciò, è colui che ha creato<br /> e colui che provvede; la sua capacità di creare<br /> e di conservare e di provvedere<br /> altro non è se non la sua stessa benigna volontà:<br /> infatti tutto ciò che il Signore volle lo fece nel cielo e sulla terra<br /> (Sal 134,6) e nessuno può resistere alla sua volontà (Rm 9,19).<br /> Tutto quanto egli volle che esistesse, è stato creato.<br /> Egli vuole che il mondo esista ed esiste:<br /> tutto ciò che vuole, lo crea.</p></blockquote><p><em>(</em>dalla <em>Expositio de fide orthodoxa, 2,29)</em></p><p>“Sacerdote e dottore della Chiesa, che rifulse per santità e dottrina e lottò strenuamente con la parola e con gli scritti contro l&#8217;imperatore Leone l&#8217;Isaurico in difesa del culto delle sacre immagini. Divenuto monaco nel monastero di san Saba vicino a Gerusalemme, si dedicò qui alla composizione di inni sacri fino alla morte”: così recita il Martirologio Romano a proposito di Giovanni detto Damasceno, dal nome di Damasco, sua città natale, e venerato dalla Chiesa Cattolica il 4 dicembre.</p><p>Il nome e l&#8217;opera del Damasceno sono legati, in primo luogo, alla difesa del culto delle immagini sacre in un periodo, come quello compreso fra l&#8217;VIII e il IX secolo, caratterizzato dal dilagare della furia iconoclasta (iconoclastia significa, letteralmente, “distruzione delle immagini”), in particolare su iniziativa dell&#8217;imperatore bizantino Leone III detto l&#8217;Isaurico, dal nome della terra di Siria da cui egli proveniva. Leone, sul trono dall&#8217;anno 717 sino al 741, facendo proprie alcune istanze tipiche della setta dei “Pauliciani”,  di matrice sincretistica, nella quale confluivano diverse impostazioni dottrinali di stampo gnostico, ordinò la distruzione sistematica delle immagini sacre presenti nei luoghi religiosi dell&#8217;Impero bizantino, allo scopo di contrastare e, insieme, prevenire la degenerazione di tale culto in idolatria. Per noi oggi può apparire ovvio e scontato guardare ad un dipinto sacro o ad un&#8217;icona come ad una raffigurazione che rimanda ad una persona o ad una realtà celeste, soprannaturale, senza con ciò ritenere che l&#8217;immagine sia in qualche modo la sede di manifestazione del santo, di Gesù Cristo o di Maria che vi sono dipinti; tuttavia, nei secoli addietro, ciò non era affatto scontato, e molto forte era il rischio di guardare alle singole immagini come ad altrettante “divinità”.</p><p>Il movimento iconoclasta, che durante il regno di Costantino V detto Copronimo, successore di Leone III, ebbe nel sinodo di Hieria dell&#8217;anno 754 l&#8217;occasione privilegiata per una propria giustificazione anche a livello teorico-dottrinale, sosteneva l&#8217;illegittimità di dipingere la figura umana di Cristo e dei santi, ritenendola una forma di sacrilegio; al contrario, i sostenitori della posizione tradizionale della Chiesa, che autorizza la venerazione delle immagini, ritenevano che ciò fosse pienamente conforme al dettato di fede: se, infatti, Cristo si è fatto uomo, la sua Incarnazione ha elevato lo status di dignità della corporeità e, in genere, della materia, per cui non solo è giusto, ma anche opportuno rappresentare le persone sacre, in modo che l&#8217;occhio del fedele, dalla contemplazione della bellezza delle raffigurazioni concrete, passi con maggiore facilità alla considerazione delle realtà eterne, sottratte alla corruzione del tempo e della morte.</p><p>Un concilio, convocato a Nicea nell&#8217;anno 787 su iniziativa dell&#8217;imperatrice Irene, accanto ad alcune questioni giuridiche riguardanti la vita ecclesiale, affermò in modo inequivocabile la condanna dell&#8217;iconoclastia e la validità del culto reso alle immagini sacre, nella convinzione che “l&#8217;onore reso all&#8217;immagine passa a colui che essa rappresenta; e chi adora l&#8217;immagine adora la sostanza di chi in essa è riprodotto”. Le decisioni assunte dall&#8217;assise niceana furono accettate senza eccessivi problemi in Occidente, mentre nella parte orientale la disputa tra fautori dell&#8217;iconoclastia e iconòduli (lett. “veneratori delle immagini”) proseguì ancora per almeno un secolo, tanto che, nell&#8217;anno 843, si rese necessaria la convocazione di un nuovo sinodo, questa volta a Costatinopoli, durante il regno di Michele III di Bisanzio, sul trono imperiale dall&#8217;842 all&#8217;867, nel corso del quale la posizione iconoclasta venne definitivamente abolita.</p><p>Giovanni Damasceno fu uno dei protagonisti del concilio del 787, dove si distinse per la strenua apologia del culto delle immagini, che difese in vari interventi, soprattutto in tre celebri Discorsi, che hanno il merito di introdurre con precisione e chiarezza la distinzione fra il culto di “adorazione”, dovuto a Dio solo, e quello di “doulìa” o “venerazione”, dovuto alle sacre raffigurazioni: “Perciò – sottolinea l&#8217;autore – io raffiguro l&#8217;invisibile Dio come invisibile, ma diventato visibile per la partecipazione della carne e del sangue. Io non raffiguro la divinità invisibile, ma la carne di Dio che è stata vista” (Primo Discorso) (1). Il Damasceno, di contro agli obiettori che facevano notare come l&#8217;Antico Testamento proibisse all&#8217;uomo di farsi immagine alcuna di Dio, rimarca che “queste leggi furono stabilite per i Giudei a causa della loro inclinazione all&#8217;idolatria. Invece a noi (ossia a noi cristiani, nda) &#8211; per dirla teologicamente – è stato dato di stare dalla parte di Dio dopo aver fuggito l&#8217;errore della superstizione, di modo che conoscendo la verità serviamo soltanto a Dio e, avendo acquistato la maturità della conoscenza di lui, superiamo la fanciullezza e giungiamo allo stato di uomini compiuti: perciò noi non stiamo più sotto il pedagogo, ma abbiamo ricevuto da Dio la facoltà del discernimento e ben sappiamo che cosa viene raffigurato da un&#8217;immagine e e che cosa invece non è circoscritto da essa” (Primo Discorso).</p><p>E ancora, in modo mirabile continua: “In altri tempi Dio non era mai stato rappresentato in immagine, essendo incorporeo e senza volto. Ma poiché ora Dio è stato visto nella carne ed è vissuto tra gli uomini, io rappresento ciò che è visibile in Dio. Io non venero la materia, ma il creatore della materia, che si è fatto materia per me e si è degnato abitare nella materia e operare la mia salvezza attraverso la materia. Io non cesserò perciò di venerare la materia attraverso la quale mi è giunta la salvezza. Ma non la venero assolutamente come Dio! Come potrebbe essere Dio ciò che ha ricevuto l’esistenza a partire dal non essere?…Ma io venero e rispetto anche tutto il resto della materia che mi ha procurato la salvezza, in quanto piena di energie e di grazie sante. Non è forse materia il legno della croce tre volte beata?&#8230; E l’inchiostro e il libro santissimo dei Vangeli non sono materia? L’altare salvifico che ci dispensa il pane di vita non è materia?&#8230; E, prima di ogni altra cosa, non sono materia la carne e il sangue del mio Signore? O devi sopprimere il carattere sacro di tutto questo, o devi concedere alla tradizione della Chiesa la venerazione delle immagini di Dio e quella degli amici di Dio che sono santificati dal nome che portano, e che per questa ragione sono abitati dalla grazia dello Spirito Santo. Non offendere dunque la materia: essa non è spregevole, perché niente di ciò che Dio ha fatto è spregevole” (la citazione in oggetto viene riportata per esteso anche in una catechesi dedicata dall&#8217;attuale Pontefice, Benedetto XVI, al profilo del santo (<a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090506_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2009/documents/hf_ben-xvi_aud_20090506_it.html</a>).</p><p>Giovanni proveniva da una famiglia altolocata di Damasco, di etnia araba ma osservante della fede cristiana. La strada che naturalmente gli si apriva davanti era quella della carriera a livello politico-istituzionale – infatti per un certo periodo fu al servizio del califfato locale – ma il destino gli fece drasticamente cambiare orientamento quando, amareggiato per una situazione di conflitto in cui era caduto nei confronti del rappresentante del potere, Giovanni optò per il ritiro dal mondo e abbracciò la vita monastica presso il monastero di san Saba, nelle vicinanze di Betlemme. Da quel momento, si dedicò interamente alla preghiera, all&#8217;ascesi e, dopo l&#8217;ordinazione presbiterale e vescovile, allo studio teologico e alla predicazione pastorale, sino a conseguire fama autorevole e indiscussa.</p><p>Il suo nome, oltre ai <em>Discorsi</em> summenzionati, si lega ad un autentico capolavoro nel quale si riverbera e si sintetizza il complesso della dottrina teologica greco-orientale, la <em>Fonte della conoscenza</em>, opera meglio nota come <em>De fide orthodoxa</em>, titolo che, a rigore, spetta soltanto alla terza parte dello scritto, preceduto da due parti dedicate, rispettivamente, alla trattazione filosofica (<em>Capitoli filosofici</em>) e all&#8217;illustrazione delle dottrine eterodosse (<em>Libro delle eresie</em>). Vera e propria “summa” di tutte le verità credute per fede – dall&#8217;esistenza di Dio al suo ruolo di Creatore, dalla Provvidenza divina all&#8217;Incarnazione di Gesù -, nel <em>De fide orthodoxa</em> il Damasceno ”da teologo autentico, accoppia le conoscenze acquisite dalla Chiesa con le illuminazioni dirette dello Spirito Santo. Lungi dall&#8217;essere un semplice compilatore, egli viene spesso folgorato dall&#8217;ispirazione, rapito da nuove visioni del mistero della salvezza. Così la sua esposizione è allo stesso tempo tradizionale e nuova. Damasceno non è né un intellettuale, né un intellettuale ispirato, ma un testimone che vede, tocca e confessa la Rivelazione” (dalla prefazione di J. Kovalevsky a S.J.Damascene,<em> La foi orthodoxe</em>, Paris 1966).</p><p>Improntati ad uno stile in cui si coniugano meravigliosamente la profondità dei contenuti e l&#8217;armonia dell&#8217;eloquio, gli scritti del Damasceno costituiscono degli autentici gioielli di sapienza e devozione. Oltre che per l&#8217;impegno contro l&#8217;iconoclastia, il grande teologo viene ricordato anche per l&#8217;amore alla Madre di Dio, in onore della Quale redasse pagine ricche di espressioni altamente poetiche e, insieme, dense di fulgida dottrina: non si deve, infatti, dimenticare che il Damasceno è considerato uno degli anticipatori, sia pure di molti secoli, dei due dogmi mariani dell&#8217;Immacolata Concezione e dell&#8217;Assunzione al cielo in anima e corpo. Nella sua <em>Omelia sulla Dormizione di Maria</em>, Giovanni sottolinea, infatti, che “Conveniva che colei che nel parto aveva mantenuto illibata verginità, conservasse il corpo incorrotto anche dopo la morte [...]. Conveniva che la Madre di Dio possedesse ciò che era del Figlio, e che fosse venerata da tutte le creature come Madre e Serva dello stesso Dio”: parole di alta ispirazione, dalle quali si evince lo stretto legame esistente tra i vari privilegi concessi alla Madre di Cristo, giacchè era conveniente, ossia pienamente rispondente alla dignità della Genitrice del Verbo, che Ella non fosse soggetta alla legge del peccato e alle sue tristi conseguenze.</p><p>Conosciuto anche come “il san Tommaso dell&#8217;Oriente” per la vastità, la solidità e l&#8217;acume della sapienza teologica, Giovanni Damasceno resta tutt&#8217;oggi un eloquente testimone delle mirabili altezze raggiungibili dalla conoscenza quando essa è vivificata e sostenuta dall&#8217;amore per la verità.</p><p><strong>Note</strong></p><p>(1) La citazione in oggetto, così come le successive, sono tratte dall&#8217;edizione dei <em>Discorsi</em> di Giovanni Damasceno reperibile su Google Books (Collana di testi patristici. <em>Difesa delle immagini sacre</em>).</p><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p>Per approfondimenti sulla figura di Giovanni Damasceno si veda il link <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/30250" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/30250</a> che propone anche un significativo repertorio di indicazioni bibliografiche.</p><p>All&#8217;indirizzo <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0675-0749-_Iohannes_Damascenus,_Sanctus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0675-0749-_Iohannes_Damascenus,_Sanctus.html</a> è possibile reperire e leggere numerose opere dell&#8217;autore, sia in lingua originale, sia in traduzione.</p><p>Chi conosce la lingua tedesca può agevolmente consultare il materiale proposto sul sito <a href="http://www.bautz.de/bbkl/j/Johannes_v_dam.shtml" target="_blank">http://www.bautz.de/bbkl/j/Johannes_v_dam.shtml</a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004863_giovanni-damasceno.html" data-text="Giovanni Damasceno" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004863_giovanni-damasceno.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004863_giovanni-damasceno.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giovanni Crisostomo</title><link>http://www.archeoguida.it/004858_giovanni-crisostomo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004858_giovanni-crisostomo.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 29 Apr 2011 16:56:27 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4858</guid> <description><![CDATA[San Giovanni Crisostomo nome: San Giovanni Crisostomo (344 ca. &#8211; 407) famiglia: figlio di Secondo e di Antusa Un saggio che aveva annoverato molte cose tra le beatitudini, ha posto anche questa nel novero di una beatitudine: &#8220;Una moglie dice che va d’accordo col marito&#8221;. E pure altre volte pone tra le beatitudini il fatto [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-4861" title="San-Giovanni-Crisostomo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/04/San-Giovanni-Crisostomo.jpg" alt="San Giovanni Crisostomo" width="600" height="835" /></strong></p><h2>San Giovanni Crisostomo</h2><p><strong>nome</strong>: San Giovanni Crisostomo (344 ca. &#8211; 407)<strong><br /> </strong><strong>famiglia</strong>: figlio di Secondo e di Antusa</p><blockquote><p><em>Un saggio che aveva annoverato molte cose tra le beatitudini,<br /> </em><em>ha posto anche questa nel novero di una beatitudine:<br /> </em><em>&#8220;Una moglie dice che va d’accordo col marito&#8221;.<br /> </em><em>E pure altre volte pone tra le beatitudini<br /> </em><em>il fatto che una moglie viva in armonia col marito.<br /> </em><em>Fin dall’origine appare che Dio<br /> </em><em>ha avuto molta cura di quest’unione;<br /> </em><em>e parlando di entrambi<br /> </em><em>come di uno solo così diceva: &#8220;Maschio e femmina li fece&#8221;;<br /> </em><em>e di nuovo: &#8220;Non c’è più né maschio né femmina&#8221;.  <br /> </em><em>Non esiste infatti una tale appartenenza di un uomo<br /> </em><em>rispetto ad un uomo quale quella della moglie rispetto al marito,<br /> </em><em>quando uno vi sia congiunto come si deve.</em></p></blockquote><p><em>(</em>dalla <em>Omelia XX sulla Lettera agli Efesini)</em></p><p>“Bocca d&#8217;oro” (tale è il significato dell&#8217;attributo “Crisostomo”) è l&#8217;appellativo con cui, a partire dal VI secolo, fu conosciuto il più famoso tra i discepoli dell&#8217;illustre retore pagano di origine sira, Libanio (314-394), autore di un importante <em>corpus</em> di orazioni.</p><p>Nato, come il proprio maestro, ad Antiochia, Giovanni divenne, con la maturità, uno dei più significativi esponenti della scuola teologica antiochena, che si caratterizzava per una ponderata applicazione dell&#8217;interpretazione allegorica al testo sacro e per una considerazione privilegiata dell&#8217;umanità di Gesù, rispetto alla sua divinità, a differenza della scuola alessandrina che, influenzata dall&#8217;orientamento filosofico di stampo platonico, si segnalava, invece, per la ricerca del significato profondo del testo biblico, al di là del dettato letterale, e per una notevole accentuazione della componente divina della Persona di Gesù Cristo.</p><p>Elevato da papa Pio X al rango di patrono dei predicatori, Giovanni Crisostomo fu uno dei massimi scrittori cristiani di lingua greca dei primi secoli: a lui si deve un complesso di opere di ineguagliabile ricchezza contenutistica e di magistrale struttura retorico-formale, poste al servizio dell&#8217;esegesi della Sacra Scrittura.</p><p>Come altri Padri della Chiesa antica, anche Giovanni ebbe una vita non facile, lacerata tra il desiderio profondo della contemplazione e degli studi, da un lato, e, dall&#8217;altro, la nomina al soglio episcopale di una grande città, nel caso particolare Costantinopoli, con tutte le difficoltà connesse ad un ruolo tanto in vista. A differenza di quanto accadde nei secoli successivi, al tempo di Giovanni Crisostomo, Roma non era ancora assurta a città capitale della cristianità; contese e tensioni si verificavano, invece, con maggiore frequenza tra Costantinopoli e Alessandria, entrambe sedi episcopali di grande prestigio. Ora, Giovanni ne fu, suo malgrado, ben presto coinvolto, soprattutto quando, dopo l&#8217;elevazione alla dignità di vescovo di Costantinopoli avvenuta nell&#8217;anno 387, iniziò a distinguersi per la spiccata attitudine moralizzatrice nei confronti del clero locale, la cui condotta sovente non conforme al ruolo esercitato era stata, del resto, deprecata anche da Gregorio di Nazianzo, nonchè verso i costumi invalsi presso la corte imperiale.</p><p>L&#8217;inimicizia montante nei confronti di Giovanni culminò, nel 402 e nel 404, in due reiterate azioni, condotte dai rivali di Alessandria con a capo il vescovo Teofilo e l&#8217;appoggio dell&#8217;imperatrice Licinia Eudossia, moglie di Valentiano II, e finalizzate alla sua destituzione. L&#8217;ultima parte della vita del Crisostomo – il grande scrittore morì nel 407 &#8211; fu, infatti, amareggiata dall&#8217;esperienza dell&#8217;esilio in terra lontana, a cui venne condannato per decreto imperiale. Il periodo d&#8217;oro dell&#8217;attività oratoria di Giovanni fu, con ogni probabilità, quello antecedente la nomina episcopale che, nel suo caso come in quello di altri Padri della Chiesa, rappresentò un violento strappo alla quiete contemplativa, alla prassi ascetica, all&#8217;impegno di predicazione.</p><p>La meravigliosa eloquenza che avvinse sin dai giorni della sua esistenza terrena gli ascoltatori di Giovanni, si espresse in un elevato numero di scritti e di composizioni, prevalentemente di carattere omiletico-esegetico, dedicati alla spiegazione e al commento dei vari libri biblici, nonchè dei principali misteri della fede cristiana: numerose, infatti, sono le omelie in occasione delle festività dell&#8217;anno liturgico o delle memorie dei martiri. Fra i testi non aventi finalità interpretative, spicca senza dubbio il <em>De sacerdotio</em>, uno straordinario trattato in sei libri, nel quale il Crisostomo offre un incomparabile ammaestramento, anche alla luce della sua personale esperienza di vita, sul profilo, la dignità, le prerogative che contraddistinguono la funzione sacerdotale e che devono essere custodite attraverso una condotta irreprensibile ed esemplare. Il sacerdozio istituito da Gesù Cristo è ben più grande e sublime di quello levitico, invalso presso gli Ebrei, in quanto conferisce a chi lo riceve la facoltà di “amministrare le cose celesti”, che, sottolinea Giovanni, non è stata conferità né agli angeli né agli arcangeli.</p><p>Chi è chiamato alla missione sacerdotale deve brillare per prudenza e fortezza, consapevole delle insidie provenienti dal mondo e dalla sua mentalità anti-evangelica, e avrà cura di edificare il prossimo innanzitutto con l&#8217;esempio di una condotta senza macchia e con lo strenuo esercizio di tutte le virtù: la vita del cristiano – e del sacerdote in modo particolare – è una guerra “molteplice e combattuta da differenti nemici; essi non usano tutti le stesse armi, né a uno stesso modo fanno forza contro di noi. Onde chi s’accinge a sostenere la guerra contro di tutti, deve conoscere le arti di tutti: essere al tempo stesso arciere e fromboliere, generale e capitano, soldato e comandante, pedone e cavaliere, combattente di flotta e di fortezza”. Discernimento, prudenza e scienza guideranno il presbitero nei rapporti con tutti, anche con i parenti più stretti: “l’anima del Sacerdote – rimarca Giovanni &#8211; dev’essere più pura dei raggi del sole, affinché lo Spirito Santo non lo abbandoni e affinché possa dire: &#8220;Vivo non già io, ma vive in me Cristo&#8221; (Gal. 2,20) […]; deve splendere come luce che illumina tutta la terra”.</p><p>Per restare sempre nel novero degli scritti non strettamente esegetici, il Crisostomo è noto anche per un gruppo di otto discorsi <em>Adversus Judaeos</em>, che rappresentano uno dei più polemici attacchi nei confronti dei seguaci della religione del Tempio, dei quali l&#8217;autore rileva che “lottano contro Dio e resistono allo Spirito Santo, e allora perché non dobbiamo dare su di loro tale giudizio?”.</p><p>L&#8217;uccisione di Cristo è il peccato capitale dei Giudei, del quale essi scontano il fio attraverso le numerose prove e calamità che li affliggono: infatti, rivolgendosi a loro, il Crisostomo sottolinea che “se quel Cristo che avete crocefisso era un trasgressore della legge, anche se voi aveste commesso migliaia di peccati e molto più gravi dei precedenti, Dio vi avrebbe salvato proprio per questo: affinché il suo nome non venisse disonorato e Cristo non fosse considerato un grande uomo, e non si potesse dire che voi soffrite questi mali per causa di costui. Ora se vediamo che Dio per la gloria del suo nome perdonava i vostri peccati, a maggior ragione avrebbe dovuto farlo in questo caso: gradire questa uccisione e cancellare la moltitudine dei vostri peccati.</p><p>Poiché Dio, com’è evidente, vi è perpetuamente ostile, allora è chiaro che con la sua ira e col perpetuo abbandono vuol mostrare, anche ai più impudenti di voi, che colui che avete ucciso non fu trasgressore della legge, ma l’autore stesso della legge, venuto per colmarvi di beni infiniti.</p><p>Per questo voi che agiste contro di lui con empietà, trascorrete la vita nell’ignominia e nell’obbrobrio e invece noi, che lo adoriamo, mentre prima eravamo più disprezzati di voi, ora siamo più onorati e per grazia di Dio; siamo rispettati più di voi e tenuti in maggior considerazione”. La sensibilità contemporanea può riportare un&#8217;impressione molto negativa di fronte a toni di tale violenza, ma, nella lettura integrale del testo dei discorsi, si coglie chiaramente che il Crisostomo si scaglia contro gli Ebrei e contro i cristiani che ancora aderiscono alle prassi giudaiche fondamentalmente per richiamarli con forza alla conversione alla vera fede in Gesù Cristo: tutti coloro, infatti, che “vogliono giustificarsi per mezzo della legge, sono privati della grazia. Non potranno godere della clemenza regale coloro che pretendono di conseguire la salvezza con le proprie forze, e attirano su di loro la maledizione della legge, poiché nessuna carne sarà giustificata dalle opere della legge”. Solo Gesù è l&#8217;Autore della Salvezza, e nessun altro; Lui occorre annunciare, consapevoli che “una sola anima che avremo guadagnato può cancellare il peso di innumerevoli peccati, e in quel giorno può essere il prezzo della salvezza dell’anima nostra” (il testo dell&#8217;<em>Adversus Judaeos</em>, di cui sono proposte le citazioni riportate, è consultabile all&#8217;indirizzo <a href="http://holywar.org/italia/omelie/crisos.htm" target="_blank">http://holywar.org/italia/omelie/crisos.htm</a>).</p><h3>Approfondimenti</h3><p>Si vedano i contenuti proposti da: <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/24400" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/24400</a></p><p>All&#8217;indirizzo web <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0345-0407-_Iohannes_Chrysostomus,_Sanctus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0345-0407-_Iohannes_Chrysostomus,_Sanctus.html</a> è possibile leggere, con traduzione in varie lingue, i testi delle opere del Santo, mentre il sito <a href="http://www.abbaye-saint-benoit.ch/saints/chrysostome/index.htm" target="_blank">http://www.abbaye-saint-benoit.ch/saints/chrysostome/index.htm</a> riporta il complesso degli scritti del Crisostomo tradotti in lingua francese.</p><p>Il sito <a href="http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html" target="_blank">http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html</a> mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri della Chiesa.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004858_giovanni-crisostomo.html" data-text="Giovanni Crisostomo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004858_giovanni-crisostomo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004858_giovanni-crisostomo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giovenale</title><link>http://www.archeoguida.it/004002_giovenale.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004002_giovenale.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Jan 2011 15:06:44 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4002</guid> <description><![CDATA[  nome: Decimo Giunio Giovenale (50-127 d.C. ca.) Semper ego auditor tantum? Numquamne reponam uexatus totiens rauci Theseide Cordi? (da: Satira I) Vissuto nel periodo compreso fra i regni di Traiano e di Adriano, Decimo Giunio Giovenale fu voce poetica tonante e dissonante rispetto alla cultura e al costume del proprio tempo e nell&#8217;assunzione di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-4004" title="Giovenale" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Giovenale.jpg" alt="Giovenale" width="350" height="363" /> </strong></p><p><strong>nome: Decimo Giunio Giovenale (50-127 d.C. ca.)</strong></p><blockquote><p>Semper ego auditor tantum?<br /> Numquamne reponam uexatus<br /> totiens rauci Theseide Cordi?</p></blockquote><p>(da: <em>Satira I</em>)</p><p>Vissuto nel periodo compreso fra i regni di Traiano e di Adriano, Decimo Giunio Giovenale fu voce poetica tonante e dissonante rispetto alla cultura e al costume del proprio tempo e nell&#8217;assunzione di tale orientamento forse non è estranea anche una serie di eventi autobiografici. E&#8217; noto, infatti, che il poeta avesse intrapreso in gioventù gli studi in vista della professione dell&#8217;avvocatura, ma tale strada non gli aveva arriso fortuna, per cui egli si era trovato a non poter raggiungere l&#8217;indipendenza desiderata e a riporre, invece, la propria speranza per il futuro negli uomini d&#8217;influente posizione sociale presso i quali visse come <em>cliens</em>.</p><p>Il senso di rabbia legato alla sua personale vicenda acuì in Giovenale una lucida e spietata attitudine verso il contesto socio-culturale in cui egli era immerso e nel quale scorgeva con chiarezza i segni dell&#8217;autodistruzione. I tempi non erano più quelli del fervore che aveva contraddistinto la prima età imperiale, in particolare durante il regno di Augusto, promotore di un&#8217;ampia iniziativa di restaurazione degli antichi costumi sui quali si erano basate la solidità e la magnificenza dell&#8217;impero romano; ora la società si era più rilassata e, ovunque il poeta volgeva il proprio sguardo, si potevano vedere corruzione e disordine morale. Certo, è lecito pensare che, dovendo sperimentare sulla propria pelle la fatica di un vivere quotidiano particolarmente disagiato, Giovenale esprimesse una percezione forse esasperata della realtà, ma come non dargli torto, se si pensa che i problemi da lui lamentati sono, in fondo, quelli nei quali si dibatte l&#8217;uomo contemporaneo?</p><p>Nelle sedici <em>Satire</em>, di lui pervenute, il poeta si scaglia con particolare ferocia contro il malcostume imperante nella società romana del tempo, soprattutto contro alcuni vizi che ne stavano pesantemente corrodendo la coesione: l&#8217;avidità di denaro, la brama di mettersi in mostra, l&#8217;adulazione clientelaristica allo scopo di ottenere favori, la ricerca del lusso e dello sfarzo anche di contro alle proprie effettive possibilità, la dissolutezza di cui davano prova molte donne, così pericolosamente lontane dall&#8217;ideale della matrona di altri tempi, tutta casa e famiglia (1). L&#8217;impietoso quadro tratteggiato da Giovenale rimanda, del resto, al complesso delle caratteristiche assunto dal contesto sociale dell&#8217;Impero in un&#8217;epoca nella quale esso si era ormai definitivamente aperto ad orizzonti diversi e più ampi di quelli storicamente possibili durante il periodo compreso tra la fine della <em>respublica</em> e i primi anni del principato: Roma era ormai una città cosmopolita, aperta all&#8217;influenza di molte correnti di pensiero provenienti dall&#8217;estero, e i membri della classe dirigente non erano più esclusivamente gli appartenenti all&#8217;aristocrazia terriera, ma provenivano anche dalle file del ceto mercantile.</p><p>Insomma, era in atto ormai da tempo un rivolgimento della mappa dei valori un tempo considerati intangibili in quanto facenti parte del <em>mos maiorum</em> e lo stesso Giovenale pare, in fondo, esserne consapevole: la sua indignazione, che non risparmia nulla e nessuno, non si prefigge lo scopo di indurre un cambiamento della situazione. La satira di Giovenale, infatti, a differenza di quella di altri autori, non ha una finalità moralistica e ciò non fa altro che rendere più pungente la rappresentazione dello stato delle cose. L&#8217;astio con cui il poeta bolla i vizi della Roma imperiale decretò il successo della sua opera in particolare presso gli scrittori cristiani dei primi secoli ma, durante la sua vita, rischiò di costargli davvero caro: nella sua furia ed astiosa denuncia del degrado morale che vedeva intorno a sè, Giovenale arrivò ad urtarsi con l&#8217;imperatore Adriano in persona, del quale, in una delle satire aveva menzionato la passione omosessuale per i giovani fanciulli. Non è noto se vi fossero state conseguenze e sanzioni per il poeta, intorno al quale, nella tarda antichità, alcune fonti riferiscono di una condanna all&#8217;esilio; è certo, però, che le notizie su Giovenale si perdono proprio in concomitanza con gli anni del regno adrianeo.</p><p class="aaa3">Approfondimenti</p><p>Il lettore desideroso di conoscere più da vicino l&#8217;autore e di leggere le sue composizioni può trovare utili risorse in rete, ad iniziare dal testo integrale delle <em>Satire</em> sul sito della Latin Library <a href="http://www.thelatinlibrary.com/juvenal.html" target="_blank">http://www.thelatinlibrary.com/juvenal.html</a></p><p>Una guida tematica ai contenuti dei singoli testi si può leggere all&#8217;indirizzo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Satire_(Giovenale" target="_blank">http://it.wikipedia.org/wiki/Satire_(Giovenale</a>), mentre sul sito <a href="http://www.la-poesia.it/antichi/latini/giovenale/giovenale-indice.htm" target="_blank">http://www.la-poesia.it/antichi/latini/giovenale/giovenale-indice.htm</a> è possibile leggere le <em>Satire</em> in traduzione italiana.</p><p class="aaa3">Note</p><ul><li>1) In non pochi dei ritratti di donne dell&#8217;antica Roma proposti nel novero delle schede “Personaggi” reperibili nel sito, le notizie e i giudizi più caustici che ci sono pervenuti risalgono, non a caso, alla penna di Giovenale!</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004002_giovenale.html" data-text="Giovenale" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004002_giovenale.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004002_giovenale.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Girolamo (San)</title><link>http://www.archeoguida.it/003996_girolamo-san.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003996_girolamo-san.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Jan 2011 15:00:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3996</guid> <description><![CDATA[nome: Sofronio Eusebio Girolamo (347-420) Ci occorre una grande intelligenza per comprendere la sublimità di questa grazia, che è pensabile nel Padre incorruttibile; ma la cosa più straordinaria è che la verginità si trova nel Padre che pure ha un figlio che ha generato senza essere soggetto a passioni. Parimenti la si rivede nel Dio [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-3999" title="Sofronio Eusebio Girolamo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Sofronio-Eusebio-Girolamo.jpg" alt="Sofronio Eusebio Girolamo " width="600" height="555" /></strong></p><p><strong>nome: Sofronio Eusebio Girolamo (347-420)</strong></p><blockquote><p>Ci occorre una grande intelligenza<br /> per comprendere la sublimità di questa grazia,<br /> che è pensabile nel Padre incorruttibile;<br /> ma la cosa più straordinaria<br /> è che la verginità si trova nel Padre<br /> che pure ha un figlio che ha generato<br /> senza essere soggetto a passioni.<br /> Parimenti la si rivede nel Dio unigenito dispensatore d’incorruttibilità,<br /> nel momento in cui risplende nella sua generazione<br /> pura e scevra da passioni.<br /> Altro fatto ugualmente straordinario è rappresentato dal Figlio,<br /> quando si pensa che è nato dalla verginità.<br /> Allo stesso modo si può contemplare<br /> questo stato nella purezza incorruttibile<br /> propria della natura dello Spirito Santo:<br /> quando si parla di purezza e d’incorruttibilità,<br /> con questi due termini si allude proprio alla verginità.<br /> Essa si accompagna anche alle nature ultramondane;<br /> grazie alla mancanza di passioni, è presente nelle potenze superiori,<br /> senza mai separarsi dalle nature divine<br /> e senza mai attaccarsi a quelle opposte.</p></blockquote><p><em>(</em>da: <em>La verginità)</em></p><p>“Nato in Dalmazia, nell&#8217;odierna Croazia, uomo di grande cultura letteraria, compì a Roma tutti gli studi e qui fu battezzato; rapito poi dal fascino di una vita di contemplazione, abbracciò la vita ascetica e, recatosi in Oriente, fu ordinato sacerdote. Tornato a Roma, divenne segretario di papa Damaso e, stabilitosi poi a Betlemme di Giuda, si ritirò a vita monastica. Fu dottore insigne nel tradurre e spiegare le Sacre Scritture e fu partecipe in modo mirabile delle varie necessità della Chiesa” : così recita il Martirologio a proposito di Sofronio Eusebio Girolamo, venerato come santo dalla Chiesa cattolica, che ne fa memoria il 30 settembre.</p><p>La sua vita si snodò in uno straordinario connubio di ascesi e studi rigorosi, che lo trasformarono in uno dei più raffinati uomini di cultura non solo del proprio tempo, ma anche dei secoli futuri. Come rilevato da papa Benedetto in una sua recente udienza (7 novembre 2007) (1) una massima chiave nella quale si può sintetizzare il percorso esistenziale di questo grande Santo è: “Cerchiamo di imparare sulla terra quelle verità la cui consistenza persisterà anche nel cielo” (Ep. 53,10). E da quale fonte è possibile apprendere le verità immortali, che niente e nessuno potrà mai intaccare? La risposta è chiarissima: dalla Parola di Dio, che Girolamo ha posto al centro della propria indagine di filologo e traduttore, nonchè della propria incessante meditazione in quanto credente.</p><p>L&#8217;opera fondamentale cui Girolamo lega il proprio nome è, infatti, la costituzione della cosiddetta <em>Vulgata</em>, ossia la traduzione in lingua latina del testo biblico che, soprattutto nei primi secoli, circolava in molte versioni e traduzioni, sovente diverse a seconda delle aree geografiche di appartenza. Allo scopo di dare vita ad un testo il più possibile omogeneo ed uniforme, il papa Damaso I, sul soglio di Pietro dal 366 al 384, incaricò Girolamo, all&#8217;epoca suo segretario, di redigere una nuova versione dei testi sacri, ispirata ad una considerazione prioritaria dei testi originali. Per meglio comprendere il senso dell&#8217;operazione damasiana, occorre inquadrarla nel contesto storico-ecclesiale dell&#8217;epoca: come il lettore avrà potuto intuire dalla scansione cronologica del suo pontificato, Damaso si trovò ad esercitare il ministero petrino in anni certo non facili per la fede cattolica, contrastata da numerose eresie, soprattutto di argomento cristologico, che il papa seppe affrontare con chiara determinazione, riportando, alla fine, un clamoroso successo quando, nell&#8217;anno 380, l&#8217;imperatore Teodosio elevò il cristianesimo a religione di Stato.</p><p>Quale modo migliore, per ribattere alle posizioni eterodosse che si andavano diffondendo, di un&#8217;edizione, aggiornata e rivista, delle Sacre Scritture, oltretutto curata da uno dei massimi studiosi del tempo? Ecco, dunque, l&#8217;impegno di Girolamo, che in gioventù si era dedicato per molto tempo allo studio delle lingue antiche, nella stesura della celebre <em>Vulgata</em>, rimasta per secoli l&#8217;edizione per eccellenza del testo biblico in uso nella Chiesa. L&#8217;opera di Girolamo attinge direttamente ai testi in lingua originale, in particolare ebraico e greco, per proporre una versione che, accanto alla sostanziale fedeltà all&#8217;originale (celebre, infatti, è l&#8217;asserzione di Girolamo per cui nella Bibbia “anche l&#8217;ordine delle parole è un mistero”), si caratterizza per l&#8217;adozione, laddove richiesto, di traduzioni nelle quali non si rende tanto “la parola con la parola”, ma “il senso con il senso” (Ep. 57, 5). “Qualora– precisa Girolamo &#8211; sorgesse una discussione tra i Latini sul Nuovo Testamento, per le lezioni discordanti dei manoscritti, ricorriamo all&#8217;originale, cioè al testo greco, in cui è stato scritto il Nuovo Patto. Allo stesso modo per l&#8217;Antico Testamento, se vi sono divergenze tra i testi greci e latini, ci appelliamo al testo originale, l&#8217;ebraico; così tutto quello che scaturisce dalla sorgente, lo possiamo ritrovare nei ruscelli” (Ep. 106,2).</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-4000" title="Girolamo-san" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Girolamo-san.jpg" alt="San Girolamo" width="600" height="435" /></p><p>L&#8217;importanza capitale dell&#8217;opera di Girolamo che, pur oggetto di revisioni, confronti ed integrazioni nel corso dei secoli (si pensi, ad esempio, alla messa a punto della <em>Nova Vulgata</em> su disposizione di papa Paolo VI nel contesto del Concilio Vaticano II), è rimasta indiscutibile punto di riferimento per la stesura delle varie traduzioni della Bibbia, ci potrebbe indurre ad un interrogativo: come mai l&#8217;autore, considerando, oltretutto, che era già al servizio del pontefice, non venne eletto quale successore alla morte di Damaso I? Ebbene, anche i contemporanei dovettero porsi tale domanda, in quanto Girolamo avrebbe potuto benissimo rientrare tra i candidati “papabili”, ma molto forti furono le opposizioni alla sua elezione avanzate da alcune ali del clero che, all&#8217;epoca, risentiva dell&#8217;influenza della predicazione dell&#8217;ex-monaco Gioviniano, contro il quale lo stesso Girolamo scrisse un importante testo dal titolo <em>Adversus Jovinianorum</em> e che si caratterizzava per un deciso rifiuto della prassi ascetica e penitenziale a favore di una condotta, per così dire, più mondana e “godereccia”. Al contrario, il nostro autore che, com&#8217;è noto, si era dedicato in giovane età alla vita monastica, propugnava una visione austera della religione che, a suo giudizio, doveva tradursi in uno stile di comportamento severo e rigoroso. Proprio per questo motivo, Girolamo fu accusato di aver addirittura provocato il decesso di una giovane nobildonna romana che, insieme ad alcune sue congiunte, aveva fatto propri i rigidi dettami impartiti dal maestro e che si era consunta a causa dell&#8217;eccesso di penitenza.</p><p>Non si sa se tali accuse fossero fondate, oppure se si sia trattato di una montatura enfatizzata dai nemici di Girolamo, che volevano così sbarazzarsi di un pericoloso rivale (a successore di Damaso I venne eletto papa Siricio, regnante dal 384 sino al 399, e riconosciuto come santo dalla Chiesa che lo venera il 26 novembre); sta di fatto che Girolamo, preso atto della situazione e avendo chiaramente compreso che Roma non rappresentava più un ambiente a lui consono, tornò nelle amate terre d&#8217;Oriente, dove si impegnò nella fondazione di alcune comunità religiose e nella valorizzazione degli ideali di ascesi e castità, a lui tanto cari. Non a caso, a Girolamo si deve la stesura di un rilevante trattato, che celebra le glorie della vita continente quale scelta migliore per conseguire pace, equilibrio e unione più perfetta con Dio già durante i giorni dell&#8217;esistenza terrena: “questa virtù (la verginità, nda) non è così semplice come si potrebbe credere, né si ferma ai corpi, ma giunge dappertutto e grazie alla sua versatilità permea di sé tutte quelle che sono e vengono ritenute le perfezioni dell’anima. L’anima che grazie alla verginità si unisce al vero sposo non solo si tiene lontana dalle sozzure materiali ma, dopo avere dato avvio in tal modo alla propria purezza, si comporta in ogni circostanza in maniera simile e con uguale fiducia, nel timore di accogliere in sé la passione per l’adulterio nella misura in cui il suo cuore si mostra incline più del dovuto alla partecipazione al vizio. Per ritornare sull’argomento, ricorderò questo: l’anima che si unisce al Signore in modo da diventare assieme a Lui un unico spirito e che decide di amarlo con tutto il cuore e con tutte le forze facendo di quest’amore la norma costante della sua vita, non si dà più alla fornicazione per non diventare un tutt’uno con essa e non ammette in sé neppure gli altri vizi che sono di ostacolo alla salvezza, giacché la contaminazione è sempre la stessa, quali che siano i vizi: se è sporcata da uno di essi, l’anima non può più possedere la sua purezza immacolata” (2). Chi vive nella castità orienta tutte le proprie energie al servizio di Dio: è importante comprendere che essa non consiste semplicemente nella rinunzia al matrimonio, ma “chi tocca la grande meta rappresentata dalla verginità deve essere simile a se stesso in ogni circostanza e far mostra della propria purezza in tutta quanta la sua vita”.</p><p>Profondo conoscitore della classicità, a Girolamo, oggetto di numerose rappresentazioni iconografiche in particolare tra Quattrocento e Seicento, si deve anche la stesura di un trattato <em>De viris illustribus</em> che, sul modello di quello svetoniano, offre un repertorio di profili biografici di numerosi protagonisti della vita cristiana nei primi secoli della diffusione del nuovo credo: da Simon Pietro all&#8217;ebreo Filone, da Ignazio di Antiochia a Taziano, da Origene a Gregorio il Taumaturgo, da Cirillo di Gerusalemme a Gregorio di Nissa, sono ben 135 le biografie di altrettanti protagonisti – apostoli, evangelisti, scrittori, teologi ed esegeti – che segnarono le vicende del cristianesimo nei secoli cruciali della sua diffusione e della definizione dei suoi contenuti dogmatici. Un modo autorevole per affermare che, come l&#8217;epoca classica aveva conosciuto i suoi eroi, cantati da Svetonio nella sua opera omonima, così anche il periodo dell&#8217;affermazione della fede cristiana annoverava uomini di straordinaria levatura, il cui esempio poteva agevolmente mettere a tacere i detrattori e gli avversari della Chiesa in un periodo in cui numerose erano le deviazioni eterodosse e le posizioni critiche.</p><p class="aaa3">Note</p><ul><li>1) Per il testo completo della catechesi si veda il link <a href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071107_it.html" target="_blank">http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071107_it.html</a>)</li><li>2) La citazione in oggetto, quella in apertura della scheda e le successive sono state tratte dal repertorio bibliografico disponibile sul sito <a href="http://www.monasterovirtuale.it/" target="_blank">http://www.monasterovirtuale.it/</a>, che propone preziose risorse per la conoscenza della letteratura cristiana dei primi secoli.</li></ul><p class="aaa3">Approfondimenti</p><p>Sul sito web <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_40_0347-0420-_Hieronymus,_Sanctus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_40_0347-0420-_Hieronymus,_Sanctus.html</a> è possibile reperire e leggere le opere di san Girolamo, sia in latino che in lingua inglese. Chi conosce il francese può, inoltre, utilmente avvalersi della traduzione dei testi geronimiani disponibile sul sito <a href="http://www.abbaye-saint-benoit.ch/saints/jerome/index.htm" target="_blank">http://www.abbaye-saint-benoit.ch/saints/jerome/index.htm</a></p><p>Il link <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/24650" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/24650</a> propone un interessante approfondimento sulla figura di san Girolamo, unitamente ad un ricco repertorio bibliografico a cui attingere per ulteriori letture.</p><p>Il sito <a href="http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html" target="_blank">http://www.monasterovirtuale.it/home/patristica.html</a> mette, infine, a disposizione uno straordinario repertorio bio-bibliografico sui Padri e sui Dottori della Chiesa.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003996_girolamo-san.html" data-text="Girolamo (San)" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003996_girolamo-san.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003996_girolamo-san.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Giustino (San)</title><link>http://www.archeoguida.it/003992_giustino-di-nablus.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003992_giustino-di-nablus.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Jan 2011 14:56:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - G]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3992</guid> <description><![CDATA[nome: Giustino di Nablus (II secolo d.C.) La ragione suggerisce che quelli che sono davvero pii e filosofi onorino e amino solo il vero, evitando di seguire le opinioni degli antichi qualora siano false. Infatti la retta ragione suggerisce non solo di non seguire chi agisce o pensa in modo ingiusto, ma bisogna che in [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3994" title="Giustino di Nablus" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Giustino-di-Nablus.jpg" alt="Giustino di Nablus" width="350" height="477" /></p><p><strong>nome: Giustino di Nablus (II secolo d.C.)</strong></p><blockquote><p>La ragione suggerisce<br /> che quelli che sono davvero<br /> pii e filosofi onorino e amino solo il vero,<br /> evitando di seguire le opinioni degli antichi<br /> qualora siano false. Infatti la retta ragione<br /> suggerisce non solo di non seguire<br /> chi agisce o pensa in modo ingiusto,<br /> ma bisogna che in ogni modo e al di sopra della propria vita,<br /> colui che ama la verità, anche se è minacciato di morte,<br /> scelga sia di dire<br /> sia di fare<br /> il giusto.</p></blockquote><p><em>(da: Apologia prima)</em></p><p>Venerato dalla Chiesa Cattolica all&#8217;inizio del mese di giugno, Giustino appartiene alla lunga schiera dei martiri che, in ogni tempo, diedero la vita pur di restare fedeli a Gesù Cristo. Non a caso, il Martirologio Romano rileva che Giustino, “filosofo, seguì rettamente la vera Sapienza conosciuta nella verità di Cristo: la professò con la sua condotta di vita e quanto professato fece oggetto di insegnamento, lo difese nei suoi scritti e testimoniò con la morte avvenuta a Roma sotto l&#8217;imperatore Marco Aurelio Antonino. Infatti, dopo aver presentato all&#8217;imperatore la sua Apologia in difesa della religione cristiana, fu consegnato al prefetto Rustico e, dichiaratosi cristiano, fu condannato a morte”.</p><p>Difendere con i propri scritti la fede cristiana dalle false accuse circolanti su coloro che la professavano e, soprattutto, dimostrarne la bellezza e la credibilità, rientrava tra gli obiettivi dell&#8217;opera dei cosiddetti Padri apologisti, fra i quali Giustino spicca per importanza ed incisività. Come molti altri intellettuali e scrittori cristiani dei primi secoli, anche Giustino nacque in un contesto pagano e ricevette un&#8217;educazione in cui la parte preponderante era rappresentata dalla cultura classica; tuttavia, fin dalla giovinezza, il suo intelletto vivace ed instancabile lo sospinse ad una ricerca incessante della Verità, che non riusciva compiutamente a cogliere nei sistemi di pensiero elaborati nell&#8217;antichità. Dopo aver esaminato diversi orientamenti filosofici – dal pitagorismo allo stoicismo – che lo lasciarono sostanzialmente insoddisfatto, la svolta iniziò a maturare nel momento in cui Giustino si accostò alla filosofia platonica, il cui assunto di fondo risiede nell&#8217;individuazione di due livelli di realtà, quella corporea e quella sopra-sensibile.</p><p>Grazie all&#8217;incontro, apparentemente casuale, con un vecchio saggio, il giovane si convinse, peraltro, della sostanziale insufficienza dei sistemi filosofici nel condurre l&#8217;uomo, in virtù delle sue sole capacità intellettuali, ad un&#8217;adeguata conoscenza di Dio e dell&#8217;anima immortale: per conseguire ciò, occorreva fare riferimento alla parola e alla testimonianza di coloro ai quali Dio stesso aveva voluto rivelarsi. Di qui l&#8217;interesse di Giustino rivolto, in primo luogo, ai profeti dell&#8217;Antico Testamento e, di conseguenza, alla Persona di Gesù Cristo, che dai medesimi uomini di Dio dei tempi antichi era stato preannunciato. Giustino intuì chiaramente che la religione cristiana rappresentava in pienezza la risposta, da sempre ricercata, ai suoi interrogativi e, dopo la conversione, si dedicò completamente all&#8217;attività di insegnamento nell&#8217;ambito di una scuola di sua fondazione a Roma. Il cristianesimo era definito da Giustino come la “sola filosofia attendibile e giovevole”: attendibile, perchè religione rivelata da Dio stesso attraverso il Suo Figlio fatto uomo, e giovevole, perchè coloro che l&#8217;abbracciavano si contraddistinguevano, in mezzo ai loro contemporanei, per una condotta irreprensibile. Ma ciò, com&#8217;è noto, accanto all&#8217;ammirazione degli uomini in buona fede, esponeva i cristiani alle persecuzioni suscitate dalle calunnie di quanti, con il loro stile di vita corrotto e dissennato, si rendevano strumenti del demonio.</p><p>La lettura dei due testi fondamentali di Giustino, le due <em>Apologie</em> in difesa dei cristiani, indirizzate, rispettivamente, all&#8217;imperatore Antonino Pio e al Senato romano, permette di accostare lo stile chiaro ed avvincente con il quale l&#8217;autore mostra l&#8217;irragionevolezza degli attacchi e, nel contempo, la luminosità dell&#8217;esempio offerto dai seguaci di Gesù, la Parola eterna di Dio fattasi carne, il Logos di cui la ragione umana in qualche misura partecipa e dal quale è illuminata in pienezza. Dice Giustino: “Quando udite le parole dei Profeti pronunziate come se fossero loro, non crediate che siano pronunziate da essi stessi sotto ispirazione, bensì dal Logos divino che le muove. Questi infatti ora preannunzia il futuro sotto forma di predizione, ora parla come in persona di Dio, Signore e Padre di ogni cosa, ora come in persona di Cristo, ora come in persona di popoli che rispondono al Signore od al Padre Suo: una cosa simile si può vedere anche presso i vostri scrittori, che introducono vari personaggi dialoganti, pur essendo uno solo colui che scrive il tutto” (<em>Apologia Prima</em>, XXXVI) (1).</p><p>In Gesù e nel Suo insegnamento esiste la risposta piena e perfetta all&#8217;anelito di verità che, da sempre, ha caratterizzato il percorso di vita dell&#8217;uomo sulla terra: lo stesso Platone, rileva Giustino, “quando disse: &#8220;La colpa è di chi sceglie, Dio non è responsabile&#8221;, prese il concetto da Mosè, poiché Mosè è più antico anche di tutti gli scrittori greci. Tutte le teorie formulate da filosofi e poeti sull&#8217;immortalità dell&#8217;anima, o sulle punizioni dopo morte, o sulla contemplazione delle cose celesti, o su simili dottrine, essi le hanno potute comprendere e le hanno esposte prendendo le mosse dai Profeti” (<em>Apologia Prima</em>, XLIV) ed “è proprio nei libri dei Profeti che trovammo vaticinato il nostro Gesù Cristo, la sua venuta, la sua nascita da una vergine, il suo divenire uomo, il suo guarire ogni malattia e ogni infermità, il suo risuscitare i morti; trovammo che sarebbe stato odiato, ignorato e crocifisso, che sarebbe morto e risorto e salito al cielo; che è ed è chiamato figlio di Dio, e che alcuni uomini sono inviati da Lui ad annunziare queste cose a tutto il genere umano e che avrebbero creduto in Lui di preferenza i pagani” (<em>Apologia Prima</em>, X). Gesù Cristo, dunque, Primogenito di Dio “è il Logos di cui fu partecipe tutto il genere umano”; di conseguenza, “coloro che vissero secondo il Logos sono cristiani, anche se furono giudicati atei, come, tra i Greci, Socrate ed Eraclito ed altri come loro; tra i barbari, Abramo ed Anania ed Azaria e Misaele ed altri molti” (<em>Apologia Prima</em>, XLVI).</p><p>Le persecuzioni contro i cristiani sono opera dei demoni che, per primo, colpirono la Persona di Cristo attraverso l&#8217;azione dei Giudei, i quali non riconobbero in Lui lo stesso Logos, “apparso ora in forma di fuoco ora in immagine incorporea, al nostro tempo, per volere di Dio fattosi uomo per amore del genere umano” (<em>Apologia Prima</em>, LXIII), che aveva parlato a Mosè dal roveto ardente: “Le parole dette a Mosè dal rovo: &#8220;Io sono colui che è, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, e il Dio dei tuoi Padri&#8221; indicano che essi, anche dopo morti sopravvivono e sono uomini dello stesso Cristo” (<em>Apologia Prima</em>, LXIII). Sempre i demoni suscitarono le antiche favole della mitologia, ad imitazione dei contenuti delle parole profetiche e in contraffazione di quanto si riferiva, in verità, a Gesù Cristo: tuttavia, rileva con forza Giustino, “tuttavia in nessun luogo e per nessuno dei cosiddetti figli di Zeus imitarono la pena della crocifissione. Questo non poteva essere da loro compreso […]. E questo, come disse il Profeta, è il più grande segno della forza e del potere di Lui, come dimostra anche ciò che cade sotto i nostri occhi. Considerate infatti tutto ciò che c&#8217;è nel mondo: senza questa figura potrebbe costruirsi od avere connessione?” (<em>Apologia Prima</em>, LV). La croce, dunque, per Giustino rivela l&#8217;assoluta novità e la sconvolgente identità del vero Dio, il quale ha sperimentato la sofferenza di un&#8217;ingiusta condanna, a differenza dei fantomatici dèi pagani, che “non solo non furono perseguitati da voi ma furono stimati degni di onore” (<em>Apologia Prima</em>, XXVI).</p><p> Se Gesù è il Logos incarnato, per mezzo del quale è stato creato tutto ciò che esiste, viene a cadere come priva di fondamento l&#8217;accusa di ateismo rivolta ai cristiani. Dio, dice Giustino, “in quanto è buono, ha creato in principio tutte le cose dalla materia informe per gli uomini; e se questi si mostreranno, nei fatti, degni del Suo volere, abbiamo appreso che diverranno degni di vivere con Lui regnando insieme con Lui, resi incorruttibili ed immuni dal dolore. Come infatti, all&#8217;inizio, trasse alla vita chi non esisteva, così riteniamo che saranno giudicati degni dell&#8217;immortalità e della vita presso di Lui coloro che, nelle loro scelte, preferiranno ciò che Gli è gradito (<em>Apologia Prima</em>, X). E, alla luce di ciò, i credenti in Cristo, lungi dal rappresentare un pericolo per l&#8217;ordine pubblico costituito, sono, al contrario, “alleati per la pace” più di tutti gli altri uomini, in quanto essi non si dedicano alle arti magiche, rifuggono da comportamenti dissoluti, condividono con i bisognosi ciò che loro appartiene, pregano per i loro nemici e non coltivano odio per coloro che li maltrattano: “io stesso – rileva Giustino &#8211; che mi ritenevo soddisfatto delle dottrine di Platone, sentendo che i cristiani erano accusati ma vedendoli impavidi dinanzi alla morte ed a tutti i tormenti ritenuti terribili, mi convincevo che era impossibile che essi vivessero nel vizio e nella concupiscenza. Infatti quale uomo libidinoso o intemperante o che reputi un bene il cibarsi di carne umana potrebbe abbracciare la morte, per essere privato di questi suoi beni, e non cercherebbe invece di vivere sempre la vita di quaggiù e di sfuggire ai magistrati, anziché autodenunciarsi per essere ucciso?” (<em>Apologia Seconda</em>, XII).</p><p>I cristiani, in ultima analisi, vivono nella consapevolezza che “è impossibile che sfugga a Dio il malfattore o l&#8217;avido o l&#8217;insidiatore, o anche l&#8217;uomo virtuoso, e ciascuno va verso un&#8217;eterna pena o salvezza, secondo che meritano le sue azioni” (<em>Apologia Prima</em>, XII). La loro presenza è il motivo per cui Dio “ritarda la catastrofe e il dissolvimento di tutto il mondo” (<em>Apologia Seconda</em>, VII): per cui Giustino afferma di vantarsi e di combattere per essere trovato cristiano, in quanto “ciò che di buono è stato espresso da chiunque, appartiene a noi cristiani (<em>Apologia Seconda</em>, XIII).</p><p>La vita e l&#8217;opera di Giustino, autore anche di un <em>Dialogo con il giudeo Trifone</em>, attestano in modo meravigliosamente persuasivo che, lungo vie che Egli solo conosce, Dio si svela a chi lo ricerca con cuore libero e retta coscienza, anche a coloro che, come il nostro martire, procedono a partire dalla considerazione delle dottrine umane e dei germi di verità in esse riposti.</p><p class="aaa3">Note</p><ul><li>1) La citazione in oggetto, quella in apertura della scheda e le successive sono state tratte dal repertorio bibliografico disponibile sul sito <a href="http://www.monasterovirtuale.it/" target="_blank">http://www.monasterovirtuale.it/</a>, che propone preziose risorse per la conoscenza della letteratura cristiana dei primi secoli.</li></ul><p class="aaa3">Approfondimenti</p><p>All&#8217;indirizzo web <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0100-0160-_Iustinus,_Sanctus.html" target="_blank">http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0100-0160-_Iustinus,_Sanctus.html</a> è possibile leggere molte opere del santo martire, in lingua originale e in traduzione.</p><p>Il link <a href="http://www.santiebeati.it/dettaglio/23200" target="_blank">http://www.santiebeati.it/dettaglio/23200</a> propone, oltre ad un interessante approfondimento sulla vita di Giustino, anche un significativo repertorio bibliografico per proseguire con ulteriori letture.</p><p>Un notevole contributo sulla figura, il pensiero e l&#8217;opera del martire si può leggere al link <a href="http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=526" target="_blank">http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=526</a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003992_giustino-di-nablus.html" data-text="Giustino (San)" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003992_giustino-di-nablus.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003992_giustino-di-nablus.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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