<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Personaggi &#8211; F</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/personaggi/personaggi-f/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Filippo l’arabo</title><link>http://www.archeoguida.it/006187_filippo-l-arabo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006187_filippo-l-arabo.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 07 Oct 2011 17:52:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Serata</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi]]></category> <category><![CDATA[Personaggi - F]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6187</guid> <description><![CDATA[Busto di Filippo l&#8217;arabo, da Castel Porziano Carta d&#8217;identità Nome: Marco Giulio Filippo Nascita: Shahba, nel 204 circa Morte: Verona, nel 249 Famiglia: padre Giulio Marino; moglie Marcia Otacilia Severa; figli Marco Giulio Severo, Filippo, Severina Origini dell&#8217;imperatore Filippo Filippo nasceva nel 204 d.C. in una città della Traconitide; era figlio di un capo arabo locale di nome Marino, che era [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6188" title="filippo_l-arabo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/10/filippo_l-arabo.jpg" alt="Filippo I l’Arabo" width="600" height="693" /></em><br /> <em> Busto di Filippo l&#8217;arabo, da Castel Porziano</em></p><p><strong>Carta d&#8217;identità</strong></p><ul><li><strong>Nome: Marco Giulio Filippo</strong></li><li><strong>Nascita</strong>: Shahba, nel 204 circa</li><li><strong>Morte</strong>: Verona, nel 249</li><li><strong>Famiglia</strong>: padre Giulio Marino; moglie Marcia Otacilia Severa; figli Marco Giulio Severo, Filippo, Severina</li></ul><h2>Origini dell&#8217;imperatore Filippo</h2><p>Filippo nasceva nel 204 d.C. in una città della <strong>Traconitide</strong>; era figlio di un capo arabo locale di nome <strong>Marino</strong>, che era divenuto un <em>eques</em> romano. In qualità di prefetto del pretorio delegato accompagna<strong> Gordiano III</strong> nella sua spedizione in Oriente; alla fine del 243 d.C. diventava prefetto del pretorio a tutti gli effetti al posto di <strong>Timesiteo</strong>, della cui morte è stato anche ritenuto il sospetto principale.</p><p>Accresciuto il suo potere considerevolmente, diede avvio al suo piano per scalzare dal trono il giovane imperatore incolpandolo della scarsità degli approvvigionamenti per i soldati, dovuta al mancato arrivo delle navi granarie. Poco tempo dopo Gordiano morì e perciò l’accusa ricadde sulla testa di Filippo, che in Senato riuscì a difendersi e a dimostrare la sua innocenza, sostenendo che la prematura morte dell’imperatore era da attribuire a cause naturali; addirittura si presentava come il principale sostenitore della divinizzazione del <em>princeps</em>.</p><p>Il Senato accolse la richiesta di Filippo, con cui aveva stabilito ottimi rapporti ed accettò la sua richiesta di essere scelto come successore al trono.</p><h3>Attività politica e accrescimento del potere della famiglia imperiale</h3><p>La sua prima azione politica fu la firma di un accordo con l’impero dei <strong>Persiani</strong>; il trattato però era stato raggiunto frettolosamente perché forte era il desiderio del nuovo imperatore di farsi vedere nella città eterna. Comunque le condizioni non si presentavano del tutto sfavorevoli ai Romani: l’Urbe conservava una sorta di controllo sull’Armenia Maggiore ed un controllo diretto sull’Armenia Minore e sulla Mesopotamia fino alla città di Singara, per questo motivo Filippo si attribuì il titolo di <em>Persicus Maximus</em>.</p><p>Il suo favoritismo nei confronti dei membri della sua famiglia furono sempre molto evidenti e manifesti: basti pensare che attribuì al fratello <strong>Gaio Giulio Prisco</strong> e al suocero <strong>Severiano</strong> i governatorati rispettivamente della Mesopotamia e della Mesia.</p><p>La sua intenzione era quella di fondare una nuova dinastia, infatti fece acclamare da subito il figlio<strong> Filippo Minore Cesare</strong> e <strong>Principe della Gioventù</strong> e da quel momento tutti i decreti erano firmati congiuntamente dal padre e dal figlio. La moglie, Otacilla Severa, fu insignita del titolo di Augusta e le monete dell’epoca riportano i ritratti della sposa imperiale e del proprio consorte o figlio.</p><p>Per accrescere ancora di più il lustro della propria famiglia attribuì onori divini al padre Marino, il cui busto ornava le monete coniate nella città natale di Filippo, elevata a rango di colonia con il nome di <strong><em>Philippopolis</em></strong>.</p><h3>Campagne militari di Filippo e duplice principato</h3><p>I Carpi, popolazione dacica, superarono il Danubio; nessuno riuscì ad arrestare la loro avanzata tanto che lo stesso imperatore nel 245 d.C. lasciò Roma per far fronte a questa gravissima minaccia. La presenza imperiale in Dacia nel 246 d.C. è stata confermata dalla concessione alla provincia di battere moneta propria.</p><p>Nello stesso anno si dovette fronteggiare anche la minaccia di popolazioni germaniche, forse i Quadi, dal momento che in quel periodo il <em>princeps </em>assunse il titolo di <em>Germanicus Maximus</em>; l’anno successivo, 247 d.C., fu acclamato come <em>Carpicus Maximus</em> dimostrazione del fatto che riportò un’importantissima vittoria sui Carpi, che furono costretti ad implorare il perdono imperiale.</p><p>Una volta a Roma l’imperatore, approfittando delle numerose ed importanti vittorie riportate, approfittò per elevare Filippo Minore al rango di Augusto e di pontefice massimo, in modo da acquisire gli stessi poteri paterni, dando avvio ad un duplice principato in termini giuridici ma non di fatto visto la giovane età del “nuovo” Augusto.</p><p>Nel 248 d.C. i due Filippi assunsero il consolato insieme, il padre per la terza volta ed il giovane figlio per la seconda, ma il fatto più importante fu un altro: il 248 d.C. era, secondo i calcoli di Varrone (27 a.C.) il millesimo anno di vita di Roma.</p><p>L’evento fu celebrato in pompa magna e che ad oggi si riflette nella cospicua emissione monetale che s’è conservata.</p><p>Stando alle fonti furono celebrate numerosissime cerimonie religiose tradizionali e furono istituiti una serie di ludi nel Circo Massimo, nella cui arena per la particolare occasione furono portati una serie di animali esotici, radunati precedentemente da Gordiano III per celebrare il suo trionfo persiano, mai avvenuto.</p><p>Oltretutto tutte le monete coniate a Roma all’epoca riportano nel loro rovescio diverse figure animali: ippopotami, cervi, leoni tanto per citarne alcuni.</p><p>Questa dimostrazione di sfarzo e di ricchezza rientrava nell’ambito della propaganda imperiale che aveva il preciso intento di far credere alla popolazione che Roma sarebbe stata davvero eterna e che niente e nessuno, neppure la crisi che si viveva, avrebbe potuto intaccare questo solido e saldo gigante.</p><p>Ma era solo un ottimismo momentaneo e prematuro: infatti nell’anno dei Giochi Secolari in almeno tre province alcuni capi militari assunsero la porpora, continuando la tendenza delle singole guarnigioni ad acclamare imperatore il proprio generale, rendendo sempre più allarmante la situazione del potere imperiale.</p><h3>Gli anni della crisi e la fine dell’impero di Filippo</h3><p>Al principio dell’estate le notizie che giungevano a Roma erano sempre più allarmanti: alcune legioni stanziate lungo il Danubio, consce del ruolo fondamentale e dell’importanza che avevano nella difesa del <em>limes, </em>avevano elevato al seggio imperiale un ufficiale di nome Pacaziano: monete, coniate in Moesia, che commemoravano il millenario di Roma, riportavano il busto di questo personaggio.</p><p>Questa instabilità ed insurrezione dell’esercito verso il potere centrale non fece altro che spingere i <strong>Goti</strong>, che non ricevevano il contributo annuale concessogli da <strong>Gordiano III</strong>, a dilagare lungo i confini e a superare il <strong>Danubio</strong> occupando la <strong>Moesia Inferiore</strong>. Ad essi si unirono altre popolazioni germaniche, tra cui i Carpi; però nonostante fossero così numerosi i nemici di Roma furono fermati a Marcianopoli, grazie alle sofisticate macchine d’assedio romane.</p><p>Allo stesso tempo la situazione si presentava molto difficile anche in Oriente dove Gaio Giulio Prisco, fratello di Filippo, era stato proclamato <em>praefectus praetorio rectorque orientis </em>(prefetto del pretorio e governatore d’Oriente) divenendo, così, comandante supremo di tutta l’area.</p><p>I suoi metodi di governo, però, crearono un forte stato di malcontento e spinsero i soldati a proclamare, nella Siria Settentrionale, un certo Iotapiano nuovo imperatore. A quanto pare Iotapiano aveva rapporti di parentela sia con Severo Alessandro, sia con la case regnante di <strong>Commagene</strong>.</p><p>Prevedendo che <strong>Pacaziano</strong> ad Occidente e <strong>Iotapiano</strong> in Oriente avrebbero condotto allo smembramento dell’impero, Filippo, sentendosi con l’acqua alla gola, decise, stando alle fonti, di dimettersi esprimendosi in modo molto amareggiato e sconfitto in Senato.</p><p>La proposta fu accolta in silenzio, ma il prefetto dell’urbe Decio si oppose a questa aria di sconfitta prematura, sostenendo che Pacaziano non aveva né le qualità né la forza di poter regnare e che sicuramente sarebbe stato annientato dai suoi stessi uomini: così effettivamente avvenne e tale sorte toccò anche a Iotapiano in Oriente.</p><p>Filippo rimaneva preoccupatissimo per la situazione delle province danubiane e per cercare di mettere riparo alla falla ordinò che a capo delle truppe fosse posto Decio, che andava a sostituire Severiano, che era accusato di non fronteggiare con sicurezza i Goti dato che molti suoi uomini erano passati dalla parte dei barbari.</p><p>Decio, nuovo comandante supremo in Mesia ed in Pannonia, riportò disciplina nelle sue truppe tanto che i suoi soldati decisero di acclamare lui come nuovo imperatore.</p><p>Nonostante le assicurazioni del suo generale, Filippo non si sentiva più sicuro nemmeno di Decio e decise di affrontarlo in battaglia, ma non avendo buone capacità di condottiero e data la sua fragile salute morì combattendo a Verona.</p><p>La stessa sorte la subì il figlio, a meno che non si voglia credere all’altro filone della tradizione che narra che dopo la battaglia fu condotto dai pretoriani al campo militare dove lo uccisero.</p><h3>Informazioni dalle fonti</h3><p>Se si deve credere ad Eusebio, Filippo sarebbe stato il primo imperatore cristiano di Roma, ma non se ne ha la certezza assoluta. Tutto quello che si può affermare è che, a differenza del suo successore Decio che perseguitò i cristiani, Filippo si mostrò sempre tollerante verso di loro: questa era l’opinione di Dioniso, vescovo di Alessandria che visse durante il suo impero.</p><p>Secondo un testo dell’epoca intitolato <em>Al Sovrano</em>, pare che Filippo, seguendo i precetti della filosofia stoica, abbia governato cercando di attenuare le ingiustizie e di far quadrare l’amministrazione del governo.</p><p>Cercò di prevenire gli abusi nella gestione del tesoro imperiale e alcuni suoi regolamenti per la salvaguardia dei diritti civili furono mantenuti più tardi da Giustiniano nel suo codice di leggi. Si interessò anche del mantenimento dei monumenti urbani migliorando gli impianti idrici di alcune regioni cittadine.</p><p>Sappiano per certo che si adoperò contro qualsiasi forma di ingiustizia messa in atto dai suoi capi militari e dai suoi governatori, ma sulla sua testa rimase sempre la dubbia ombra del sospetto della morte di Gordiano III.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006187_filippo-l-arabo.html" data-text="Filippo l’arabo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006187_filippo-l-arabo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006187_filippo-l-arabo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fidia</title><link>http://www.archeoguida.it/002071_fidia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002071_fidia.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 17 Mar 2010 15:29:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - F]]></category> <category><![CDATA[Fidia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=2071</guid> <description><![CDATA[Nato e vissuto ad Atene tra il 490 e il 430 a.C., Fidia fu l&#8217;artista che, più di ogni altro, seppe interpretare nelle sue opere i valori e gli ideali sui quali si basò la splendida fioritura della civiltà greca nell&#8217;età di Pericle. Allievo di Agelada, Fidia lega il proprio nome alle statue decorative del [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2072" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/002071_fidia.html/fidia-atena-lemnia"><img class="alignnone size-large wp-image-2072" title="fidia-Atena-Lemnia" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/fidia-Atena-Lemnia-159x400.jpg" alt="Atena Lemnia di Fidia" width="159" height="400" /></a></p><p>Nato e vissuto ad <strong>Atene</strong> tra il 490 e il 430 a.C., Fidia fu l&#8217;artista che, più di ogni altro, seppe interpretare nelle sue opere i valori e gli ideali sui quali si basò la splendida fioritura della civiltà greca nell&#8217;età di <strong>Pericle</strong>. Allievo di <strong>Agelada</strong>, Fidia lega il proprio nome alle statue decorative del Partenone, le uniche pervenute in originale a fronte di altre realizzazioni note soltanto in copia di età romana.</p><p>La costruzione del <strong>Partenone</strong> e, in generale, degli edifici sull&#8217;Acròpoli ateniese volle costituire, nell&#8217;intento di Pericle, la più alta espressione visibile della supremazia raggiunta dalla città e dal suo modello di organizzazione politico-sociale con la sconfitta dell&#8217;antagonista persiano. Dal punto di vista architettonico, l&#8217;edificio del Partenone è la manifestazione concreta più alta ed ineguagliabile della tensione, propria dell&#8217;animo greco, all&#8217;equilibrio, alla ricerca dell&#8217;ideale e all&#8217;aurea misura delle forme, pienamente appagata. Come dopo la vittoria sulla Persia, Atene si era attestata regina delle <em>poleis</em> greche, così il Partenone, insieme alle altre costruzioni consimili, doveva rappresentare il vertice, ormai conseguito, della perfezione nella prospettiva e della purezza nelle forme.</p><h3>Opere celebri</h3><p>Si annoverano tra i capolavori dello scultore le statue di:</p><p><em><strong>Zeus</strong></em>, realizzata in oro e avorio (detta perciò “crisoelefantina”), citata per la sua maestosità da numerosi scrittori antichi, tra cui i geografi Strabone e Pausania, e annoverata tra le sette meraviglie del mondo</p><p><em><strong>Athena Pròmachos</strong></em>, anch&#8217;essa di proporzioni colossali, dominava la città ed era visibile da molto lontano</p><p><em><strong>Athena Lemnia</strong></em>, magnificata già in epoca antica per la sua bellezza</p><p><em><strong>Athena Parthènos</strong></em>, crisoelefantina come quella di Zeus, scolpita in una tonnellata d&#8217;oro</p><p>i <strong>bassorilievi</strong> che adornano i frontoni del <strong>Partenone</strong>:</p><ul><li>la <em><strong>Nascita di Atena dal capo di Zeus</strong></em>, ad est</li><li>la <em><strong>Contesa fra Atena e Poséidon per il predominio sull&#8217;Attica</strong></em>, ad ovest</li></ul><p>le 92 <strong><em>mètope</em> del Partenone</strong>, raffigurazioni a bassorilievo tipiche dell&#8217;ordine architettonico dorico (1) rappresentanti:</p><ul><li>la <em><strong>Gigantomachia</strong></em> (o “battaglia dei Giganti”) ad est</li><li>la <em><strong>Centauromachia</strong></em> (o “battaglia dei Centauri”) a sud</li><li>l&#8217;<em><strong>Amazzonomachia</strong></em> (o “battaglia delle Amazzoni”) a ovest</li><li>l&#8217;<em><strong>Iliupèrsis</strong></em> (o “battaglia dei Greci e dei Troiani”) a nord</li></ul><h4>Note</h4><p>(1) Accanto al dorico, gli altri ordini architettonici dell&#8217;antica Grecia erano lo ionico e il corinzio. Essi consistevano in sistemi di organizzazione dei rapporti tra le varie componenti costruttive (verticali ed orizzontali) del tempio e si distinguevano per la decorazione del capitello.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002071_fidia.html" data-text="Fidia" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002071_fidia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002071_fidia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Fulvia</title><link>http://www.archeoguida.it/00164_fulvia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00164_fulvia.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 23:29:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - F]]></category> <category><![CDATA[Fulvia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=164</guid> <description><![CDATA[nome: Fulvia (77 a.C. &#8211; 40 a.C.) famiglia: figlia di Marco Fulvio Bambalione e di Sempronia, moglie di Marco Antonio Nihili muliebre prater corpus gerens (Nulla di femminile tranne il corpo [nota 1]) è il lapidario giudizio espresso dallo storico Velleio Patercolo (Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 74, 2) sulla figura di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-165" title="fulvia" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/fulvia.jpg" alt="fulvia" width="360" height="240" /></strong></p><p><strong>nome</strong>: Fulvia (77 a.C. &#8211; 40 a.C.)<br /> <strong>famiglia</strong>: figlia di Marco Fulvio Bambalione e di Sempronia, moglie di Marco Antonio</p><p><span id="more-164"></span></p><p><em>Nihili muliebre prater corpus gerens </em>(Nulla di femminile tranne il corpo [nota 1]) è il lapidario giudizio espresso dallo storico <strong>Velleio Patercolo</strong> (<em>Historiae romanae ad M. Vinicium libri duo</em>, II, 74, 2) sulla figura di <strong>Fulvia</strong>, figlia di <strong>Sempronia</strong>, la sorella dei celebri tribuni <strong>Tiberio</strong> e <strong>Gaio Gracco</strong>.</p><p>Rispetto allo stereotipo della matrona romana, interamente dedita alla casa, al marito e ai figli, ma anche in confronto ad altre donne di primo piano vissute nello stesso periodo, Fulvia incarnava, già agli occhi dei contemporanei, un profilo diverso: di origine non patrizia, ma facoltosa ed influente, ella ebbe il coraggio di esporsi personalmente nella vita di Roma nel I° sec. a.C., assumendosene rischi e responsabilità. Fino all&#8217;ultimo.</p><p>Non a caso, andò sposa a tre uomini determinanti per le sorti dell&#8217;Urbe nell&#8217;epoca tardo-repubblicana, dei quali restò vedova nel giro di pochi anni; ma l&#8217;incontro fatale fu ultimo, quello con <strong>Marco Antonio</strong>. La tormentata vita coniugale di Fulvia aveva, nel frattempo attirato il malevolo giudizio di <strong>Cicerone</strong>, il quale, attribuendo alla donna un&#8217;influenza nefasta sui suoi mariti, la sollecitò ironicamente (<em>Filippiche</em>, II, 113) a “liberarsi pure del suo terzo debito verso i Romani”, ossia dello stesso Marco Antonio.</p><p>Il marito si lasciò presto avvolgere dalle spire seduttrici di Cleopatra VII, regina d&#8217;Egitto, incontrata durante un viaggio militare; dal canto suo, nell&#8217;anno 40 a.C., la volitiva moglie di Marco Antonio, non volendosi rassegnare alla situazione, decise di assumere l&#8217;iniziativa contro Ottaviano, il quale andava premiando i proprio soldati in congedo con ampie donazioni di terre espropriate: Fulvia avrebbe fatto pressione sul cognato Lucio, fratello di Marco, convincendolo a farsi paladino dei proprietari danneggiati da Ottaviano.</p><p>Un epigramma tramandato da <strong>Marziale</strong> (<em>Ep</em>. XI 20, vv.3-8) insinua che Fulvia avrebbe agìto per gelosia nei confronti di <strong>Glafìra</strong>, e non di <strong>Cleopatra</strong>; <strong>Plutarco</strong> (<em>Vite Parallele</em>, III, 1, <em>Marco Antonio</em>, 10) sostiene, peraltro, che Fulvia aveva sempre desiderato “governare un governante e comandare un comandante di eserciti”, ma la sua influenza sul marito, ad un certo punto, le si sarebbe ritorta contro: in altri termini, Fulvia avrebbe indebolito Marco Antonio sino al punto di avergli insegnato a “subire del tutto la signoria di una donna” (Plutarco, <em>Idem</em>), ossia, paradossalmente, la bella Cleopatra.</p><p>Sul ruolo effettivo di Fulvia nello scoppio del nuovo conflitto tra Marco Antonio e Ottaviano non vi è, però, unanimità di vedute tra gli interpreti; le fonti riferiscono che, quando, finalmente, riuscì a ricongiungersi al marito ad Atene, Marco Antonio, anziché ringraziarla per quanto aveva fatto per lui, avrebbe accusato apertamente Fulvia di aver fomentato la guerra con Ottaviano: un&#8217;autentica “doccia fredda” per una moglie intrepida, che tanto si era adoperata per accrescere il profilo politico dello sposo sulla scena politica del tempo!</p><p>Secondo Dione Cassio (Storia di Roma, XLV, 33,3), Ottaviano ed Antonio “deposero le armi e vennero ad un accordo perchè era stata Fulvia ad alimentare in passato la loro inimicizia”. Ma è anche verosimile che, nella versione ufficiale data al corso degli eventi, fosse decisamente più comodo (e meno compromettente) “scaricare” sulla donna la colpa di una situazione già irrimediabilmente compromessa.</p><p>Fulvia morì di lì a poco a <strong>Sycion</strong>, città del nord del Peloponneso, mentre il Marco Antonio potè risposarsi con la sorella di Ottaviano, nel contesto dei nuovi accordi politico-militari raggiunti con il rivale.</p><p>Un finale che induce a riflettere: a volte, la ricerca del potere e del prestigio si tramuta in un “boomerang” che colpisce proprio chi, come Fulvia, per tutta la vita l&#8217;aveva ad ogni costo perseguìta. Ma, forse, in un contesto socio-culturale dominato dal privilegio e dall&#8217;invulnerabilità maschili, una donna “virile” era destinata a pagare un prezzo più alto.</p><p>[nota 1] “Nulla se non il corpo” è, inoltre, il titolo di un recente volume di <strong>Vincenzo Ciampi</strong>, edito da Robin (collana “La biblioteca del tempo) e dedicato alla vita di Fulvia.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00164_fulvia.html" data-text="Fulvia" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00164_fulvia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00164_fulvia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Faltonia Betizia Proba</title><link>http://www.archeoguida.it/00112_faltonia-betizia-proba.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00112_faltonia-betizia-proba.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 14:50:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - F]]></category> <category><![CDATA[Faltonia Betizia Proba]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=112</guid> <description><![CDATA[nome: Faltonia Betizia Proba (Faltonia Betitia Proba) o Proba Sempronia Falconia Melissa origini: gens Petronia famiglia: figlia del console Petronio Probiano; moglie del prefetto Clodio Celsino Adelfio; madre di Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio e di Faltonio Probo Alypio. Menzionata da Giovanni Boccaccio nella sua opera “De mulieribus claris”, Faltonia Betizia Proba lega il suo nome [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>nome: Faltonia Betizia Proba (Faltonia Betitia Proba) o Proba Sempronia Falconia Melissa<br /> </strong><strong>origini: <em>gens</em> Petronia<br /> </strong><strong>famiglia: figlia del console Petronio Probiano; moglie del prefetto Clodio Celsino Adelfio; madre di Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio e di Faltonio Probo Alypio. <span id="more-112"></span></strong></p><p>Menzionata da Giovanni Boccaccio nella sua opera “De mulieribus claris”, <strong>Faltonia Betizia Proba</strong> lega il suo nome – intorno al quale esistono alcune varianti di attestazione &#8211; ad una delle più celebri opere poetiche della tarda antichità, il <em>Cento Vergilianus de laudibus Christi</em>, che ripercorre le principali vicende bibliche, tratte dall&#8217;Antico e dal Nuovo Testamento, a partire dalla creazione sino all&#8217;ascensione di Cristo, nella forma del “centone”: esso consiste in un testo elaborato mediante l&#8217;accostamento di frasi o versi attinti da diverse opere di un medesimo autore o di più autori. Nel caso particolare, Faltonia scelse le opere di Virgilio, il grande poeta latino autore dell&#8217;<strong>Eneide</strong>, delle <strong>Georgiche</strong> e delle <strong>Bucoliche</strong>, che godeva, non a caso, di stima ed interesse rinnovati in epoca cristiana.</p><p>La figura della poetessa Proba è stata oggetto di numerosi studi e a lei è dedicata una voce specifica nel volume XII° della “<strong>Catholic Encyclopedia</strong>”, consultabile on-line. Il fascino della sua personalità deriva molto anche dal fatto che, com&#8217;è noto, non si hanno numerose attestazioni di donne dedite all&#8217;arte poetica in età antica e il profilo di Proba rappresenta, dunque, un&#8217;eccezione degna di nota.</p><p>Nata in ambiente pagano, prima di cimentarsi con <strong>Virgilio</strong> la giovane diede un primo saggio del proprio talento nella composizione di un poemetto di argomento politico-militare, intitolato <em>Constantini bellum adversus</em> <em>Magnentium</em>, incentrato sullo scontro che, a partire dall&#8217;anno 350, aveva contrapposto l&#8217;imperatore <strong>Costanzo II</strong> a Magnenzio, un generale al comando di truppe romane stanziate in Gallia, dalle quali fu acclamato sovrano</p><p>Il componimento non ci è, purtroppo, pervenuto: la sua esistenza è nota in quanto la stessa Proba ne fa menzione nella seconda opera, quella che l&#8217;ha resa famosa, il <em>Cento Vergilianus</em>, stilata dopo la sua conversione al cristianesimo. Numerosi autori contemporanei, tra cui <strong>san Girolamo</strong>, ebbero la possibilità di leggere il <em>Cent</em>o e di esprimere la propria valutazione, in linea di massima non positiva; per quanto lodevole a giudizio di Isidoro di Siviglia, il lavoro di Proba era pur sempre frutto di un&#8217;indebita contaminazione tra gli eventi della storia sacra, da un lato, ed una fonte pagana, dall&#8217;altro: ciò spiega il motivo per cui il <em>Cento</em> di Proba fu ben presto catalogato tra i testi cosiddetti apocrifi, ossia non facenti parte del canone dei libri biblici ritenuti ispirati da Dio. L&#8217;opera della poetessa non fu, si badi bene, dichiarata “eretica”, un&#8217;attribuzione che avrebbe impedito la diffusione conosciuta, invece, dal componimento, in uso nella tarda antichità presso alcune corti imperiali e noto ancora nel Medioevo.</p><p>Il testo integrale è compreso nella raccolta <a href="http://www.documentacatholicaomnia.eu/04z/z_0350-0450__Valeria_Faltonia_Proba__Centones_Virgiliani_Ad_Testimonium_Veteris_Et_Novi_Testamenti__MLT.pdf.html" target="_blank">Documenta Catholica Omnia </a> consultabile in rete.</p><p>L&#8217;identificazione dell&#8217;autrice dell&#8217;opera non è stata sempre unanime: oltre al fatto che alcune città (Roma, Orte) se ne contendono i natali, è stata non di rado avanzata l&#8217;ipotesi che dietro al nome si celasse, in realtà, la figura di Anicia Faltonia Proba, nipote di <strong>Betizia</strong>, nata dal matrimonio tra il figlio di quest&#8217;ultima, Quinto Clodio Ermogeniano Olibrio, e Tirennia Anicia Giuliana. Tale attribuzione potrebbe, però, essere stata indotta non solo dalla somiglianza dei due nomi, ma anche dal fatto che, come le donne della sua famiglia, anche Anicia aveva ricevuto un&#8217;istruzione superiore ed era entrata in contatto con uomini di cultura ed intellettuali del tempo.</p><p>Com&#8217;è noto, negli ultimi secoli di vita dell&#8217;Impero romano la designazione degli imperatori era diventata arbitrio degli eserciti, di stanza nelle varie regioni: ciò spiega non solo il sempre più vorticoso susseguirsi di imperatori, in genere di breve durata, ma anche l&#8217;insorgere frequente, come nel caso di Magnenzio e di Costante II, di conflitti per la legittimità dell&#8217;elezione.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00112_faltonia-betizia-proba.html" data-text="Faltonia Betizia Proba" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00112_faltonia-betizia-proba.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00112_faltonia-betizia-proba.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Faustina maggiore</title><link>http://www.archeoguida.it/00110_faustina-maggiore.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00110_faustina-maggiore.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 14:48:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - F]]></category> <category><![CDATA[Faustina maggiore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=110</guid> <description><![CDATA[nome: Annia Galeria Faustina Maggiore (104-141 d.C.) dinastia: antoniniana famiglia: figlia di Marco Antonio Vero; moglie dell&#8217;imperatore Antonino Pio Nella Sala degli Imperatori dei Musei Capitolini è conservato un elegante ritratto in marmo della moglie dell&#8217;imperatore Antonino Pio, regnante tra 138 e 161, in un periodo cruciale per la storia di Roma. Il successore di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong>nome: Annia Galeria Faustina Maggiore (104-141 d.C.)<br /> </strong><strong>dinastia: antoniniana<br /> </strong><strong>famiglia: figlia di Marco Antonio Vero; moglie dell&#8217;imperatore Antonino Pio<span id="more-110"></span></strong></p><p>Nella Sala degli Imperatori dei Musei Capitolini è conservato un elegante ritratto in marmo della moglie dell&#8217;imperatore <strong>Antonino Pio</strong>, regnante tra 138 e 161, in un periodo cruciale per la storia di Roma. Il successore di Adriano, infatti, ebbe tra le mani la possibilità unica di porre le ricchezze accumulate dallo Stato nei precedenti decenni di espansione e conquiste al servizio di uno sviluppo senza pari dell&#8217;economia e, quindi, della politica romane; ma, come talora accade, ad accorgersi delle circostanze più propizie non è chi le vive, ma chi le analizza a distanza di tempo, quando ormai sono trascorse. E così avvenne per Antonino, che diede il nome ad un&#8217;intera dinastia imperiale e si distinse per la sua particolare attenzione allo sviluppo del diritto e alla tutela giuridica di alcune tra le fasce sociali più svantaggiate.</p><p><strong>Annia Galeria Faustina</strong> (detta “Maggiore” per distinguerla dalla figlia) condivise con il marito questa felice stagione della vita di Roma, caratterizzata dalla designazione “per adozione”, e non in virtù di legami familiari, degli imperatori. Antonino Pio, dal canto suo, viene ricordato dalla tradizione come un “imperatore buono”, anche se, in realtà, la condizione relativamente pacifica dei rapporti tra l&#8217;Impero e le popolazioni limitrofe fu conseguenza dell&#8217;accorta politica dei predecessori, di cui Antonino raccolse il frutto. Un frutto, peraltro, prossimo a deteriorarsi, come avrebbero dimostrato, di lì a poco, le tristi vicende della guerra civile romana, nel corso della quale il soglio imperiale fu oggetto di contesa tra vari aspiranti.</p><p>Nata dal matrimonio tra <strong>Marco Antonio Vero</strong> e <strong>Rupilia Faustina</strong>, una discendente di Traiano, Annia Galeria andò sposa nel 117 d.C. al futuro imperatore Antonino Pio. Di lei, come di molte altre <em>Auguste</em> degli ultimi secoli della storia di Roma, non è pervenuta abbondanza di notizie, anche se non mancarono voci maligne che la accusarono di dissolutezza di costumi; è noto che ebbe quattro figli (tra cui Annia Galeria Faustina, detta “Minore”) e che condusse una vita serena e appagata al fianco del marito, il quale nutriva nei suoi confronti una tenera devozione.</p><p>A tal proposito, si può rilevare come l&#8217;età antoniniana, anche per influenza della religione cristiana che si andava diffondendo, espresse una nuova sensibilità per il rapporto uomo-donna, soprattutto in ambito matrimoniale: è significativo il fatto che, sulla moneta raffigurante la “Concordia”, solitamente simboleggiata da due uomini che si stringevano la mano, durante il regno di Marco Aurelio apparvero per la prima volta un uomo e una donna, l&#8217;imperatrice Faustina minore, figlia di <strong>Annia Galeria</strong>. Ben lontani dal concetto di “parità”, come attualmente lo si intende, è indubbio, però, che la condizione di sostanziale marginalità giuridica sperimentata dalle donne nelle epoche precedenti avesse agevolato, per contrasto, la “ribellione” di alcune di esse, divenute prostitute di rango senza che l&#8217;immagine dei legittimi mariti ne risentisse; di contro, in un contesto caratterizzato da un&#8217;inedita attenzione per il ruolo della donna nella vita coniugale, i disordini nell&#8217;ambito del matrimonio diventarono oggetto di maggiore riprovazione, anche quando a trasgredire non era soltanto la donna, ma pure il marito.</p><p>L&#8217;affetto di Antonino Pio per la consorte si espresse, in modo particolare, nelle concessioni elargite alla memoria di Faustina dopo la sua scomparsa, nell&#8217;anno 141: non solo l&#8217;imperatrice venne divinizzata, ma Antonino fondò, a suo nome, un&#8217;opera benefica per l&#8217;assistenza delle orfane (il <em>Puellae</em> <em>Faustinae</em>) e le fece dedicare un tempio, oggi noto come “tempio di Antonino e Faustina, sito presso il Foro Romano, all&#8217;interno del quale fu, successivamente, costruita la basilica intitolata a S. Lorenzo in Mirando.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00110_faustina-maggiore.html" data-text="Faustina maggiore" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00110_faustina-maggiore.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00110_faustina-maggiore.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Faustina minore</title><link>http://www.archeoguida.it/00106_faustina-minore.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00106_faustina-minore.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 14:40:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - F]]></category> <category><![CDATA[Faustina minore]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=106</guid> <description><![CDATA[nome: Annia Galeria Faustina (125-176 d.C.) dinastia: antoniniana famiglia: figlia di Antonino Pio e Annia Galeria Faustina; moglie dell&#8217;imperatore Marco Aurelio; madre dell&#8217;imperatore Commodo. Come quello della madre, anche il ritratto marmoreo di Faustina minore troneggia nella Sala degli Imperatori dei Musei Capitolini di Roma, fondati nel 1471 con la prima donazione di statue su [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-medium wp-image-249" title="faustina-minore" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/faustina-minore-332x400.jpg" alt="faustina-minore" width="332" height="400" /></strong></p><p><strong>nome:</strong> Annia Galeria Faustina (125-176 d.C.)<br /> <strong>dinastia:</strong> antoniniana<br /> <strong>famiglia:</strong> figlia di Antonino Pio e Annia Galeria Faustina; moglie dell&#8217;imperatore Marco Aurelio; madre dell&#8217;imperatore Commodo.</p><p><span id="more-106"></span></p><p>Come quello della madre, anche il ritratto marmoreo di Faustina minore troneggia nella Sala degli Imperatori dei Musei Capitolini di Roma, fondati nel 1471 con la prima donazione di statue su iniziativa di <strong>papa Sisto IV</strong>.</p><p>Figlia, sposa e madre di imperatori, il profilo di Faustina compare pure su un&#8217;antica moneta raffigurante la “Concordia”: è la prima volta che, in luogo di due uomini, vengono raffigurati un uomo e una donna (Faustina, appunto) che si stringono la mano.</p><p>Nata dal matrimonio di <strong>Antonino Pio</strong> con Annia Galeria, Faustina, detta “Minore” per distinguerla dalla genitrice, sposò nell&#8217;anno 145 il futuro Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto, adottato dallo zio Antonino nell&#8217;anno 138 insieme al fratello <strong>Lucio Vero</strong>. Faustina, quindi, era cugina di Marco, il quale, una volta salito al trono nell&#8217;anno 161, si distinse, oltre che per la condivisione del principato con Lucio Vero e per importanti iniziative a livello di politica estera, anche per la sua propensione verso gli studi filosofici: fu autore dei “<strong>Ricordi</strong>” o “<strong>Pensieri</strong>”, un&#8217;opera in 12 libri scritta in greco, nella quale <strong>Marco Aurelio</strong> offrì una nutrita serie di riflessioni su svariati argomenti (la vita, l&#8217;umano destino, la morte etc) dal punto di vista della dottrina stoica, di cui l&#8217;imperatore fu l&#8217;ultimo, autorevole rappresentante dopo Seneca ed Epitteto.</p><p>Sposa di un uomo tanto colto ed attivo, che seguì nelle sue campagne militari contro i Parti e contro le popolazioni dell&#8217;area germanica, Faustina fu madre di 13 figli, tra i quali il futuro imperatore Commodo, sul trono fra il 180 e il 192.</p><p>Notizie dell&#8217;imperatrice vengono riportate dalla <em>Historia Augusta</em>, un&#8217;opera, peraltro, di dubbia attendibilità e di impostazione chiaramente anti-imperiale, redatta secondo alcune ipotesi da sei autori vissuti tra <strong>Diocleziano</strong> e <strong>Costantino</strong>, secondo altre congetture compilata in età teodosiana, e che rappresenta l&#8217;unica fonte attestata per il periodo intercorrente tra il regno di <strong>Adriano</strong> e quello di <strong>Numeriano</strong>.</p><p>Ebbene, secondo l&#8217; <em>Historia</em> il vero padre di <strong>Commodo</strong> non sarebbe stato Marco Aurelio, ma uno dei numerosi gladiatori con i quali Faustina avrebbe intrattenuto frequentazioni. Si tratta di una notizia non confermata da altre fonti; del resto, anche intorno alla madre, Faustina maggiore, si vociferava di relazioni adulterine mai dimostrate.</p><p>Il matrimonio di Marco Aurelio con Faustina, così come quello di <strong>Antonino Pio</strong> con la madre di lei, fu lungo e solido; un quadro non altrettanto roseo è, invece, offerto dal contesto socio-politico e culturale del tempo: Roma era ormai percorsa dai fermenti che avrebbero portato, di lì a poco tempo, alla crisi e al declino, e la stessa filosofia stoica, di cui Marco Aurelio fu esponente, avvertì con sensibile acutezza le lacerazioni del tempo presente, attardandosi in una visione esistenziale improntata di sostanziale pessimismo sulla condizione umana e di ripiegamento verso l&#8217;ascesi e il misticismo.</p><p>A testimonianza del proprio legame di imperitura fedeltà verso la propria moglie, deceduta nel 176, Marco Aurelio intitolò a Faustina un&#8217;opera caritativa per orfane, il <em>Puellae Faustinae</em>, così come aveva già compiuto Antonino Pio in onore della consorte.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00106_faustina-minore.html" data-text="Faustina minore" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00106_faustina-minore.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00106_faustina-minore.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Flavia Giulia Elena</title><link>http://www.archeoguida.it/0096_flavia-giulia-elena.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/0096_flavia-giulia-elena.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 14:27:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Marinella Testori</dc:creator> <category><![CDATA[Personaggi - F]]></category> <category><![CDATA[Flavia Giulia Elena]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=96</guid> <description><![CDATA[nome: Flavia Giulia Elena (Flavia Iulia Helena) 248-329 famiglia: madre dell&#8217;imperatore Costantino I Venerata come santa dalla Chiesa Cattolica, che la ricorda il 18 agosto, Elena fu madre del nuovo Augusto, Costantino I, colui che con l&#8217;Editto di Milano dell&#8217;anno 313 proclamò la libertà di culto per le varie religioni professate entro i confini dell&#8217;Impero, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-240" title="flavia-giulia-elena" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/flavia-giulia-elena.jpg" alt="flavia-giulia-elena" width="300" height="262" /></strong></p><p><strong>nome:</strong> Flavia Giulia Elena (<em>Flavia Iulia Helena</em>) 248-329<br /> <strong>famiglia:</strong> madre dell&#8217;imperatore Costantino I</p><p><span id="more-96"></span></p><p>Venerata come santa dalla Chiesa Cattolica, che la ricorda il 18 agosto, Elena fu madre del nuovo <strong>Augusto, Costantino I</strong>, colui che con l&#8217;Editto di Milano dell&#8217;anno 313 proclamò la libertà di culto per le varie religioni professate entro i confini dell&#8217;Impero, tra cui il cristianesimo, per il quale si aprì, dopo secoli di persecuzione, un periodo di pace e di splendida fioritura.</p><p>Sull&#8217;effettiva conversione di <strong>Costantino</strong>, nato nel 274 dall&#8217;unione tra l&#8217;imperatore <strong>Costanzo Cloro</strong> ed Elena, alla religione cristiana, non esiste unanimità interpretativa fra gli studiosi: taluni hanno sostenuto il passaggio dell&#8217;imperatore alla nuova fede solo in punto di morte; altri ritengono che nell&#8217;Editto di Milano si debba vedere solo un&#8217;iniziativa di carattere politico-strategico, non associata ad un&#8217; intima convinzione interiore da parte del sovrano; altri ancora ritengono che Costantino si sarebbe avvicinato in modo ponderato e progressivo al credo cristiano, all&#8217;epoca pur sempre una religione minoritaria, e che il punto di svolta sarebbe stato rappresentato dalla celebre battaglia di Crisopoli (324), nel corso della quale Costantino e il suo avversario Licinio si affrontarono in uno scontro da cui il figlio dell&#8217;<em>augusta</em> Elena uscì vittorioso quale unico imperatore (sino a quel momento, infatti, era stata in vigore l&#8217;organizzazione tetrachica dell&#8217;Impero, voluta da <strong>Diocleziano</strong>).</p><p>Flavia Giulia Elena condivide con altre imperatrici di età tarda una sostanziale scarsità di riferimenti biografici, soprattutto per quanto riguarda l&#8217;età giovanile; non è noto con certezza nemmeno il tempo in cui la futura imperatrice conobbe Costanzo Cloro, nominato “cesare” dell&#8217;Impero dall&#8217;augusto Massimiano durante la Tetrarchia. Come tutti i sovrani regnanti in tale periodo, anche Costanzo Cloro proveniva dalle fila dell&#8217;esercito e fu proprio nell&#8217;arte militare che si distinse per il suo valore tanto da essere scelto quale co-imperatore. Intorno al suo legame con la futura madre di Costantino, che conobbe probabilmente durante una delle sue numerose campagne militari, le fonti non sono concordi: alcune definiscono Elena come “concubina” di Costanzo, termine che potrebbe alludere ad un&#8217;unione coniugale non formalizzata; altre sostengono, invece, che fra i due fosse stato concluso un regolare matrimonio. La ragion di Stato contribì, peraltro, ad allontanare i genitori naturali di Costantino, in quanto, per ossequio verso Massimiano, dal quale era stato elevato al rango di “cesare” dell&#8217;Impero, nell&#8217;anno 293 Costanzo ne sposò ben presto la figlia Flavia Massimiana Teodora.</p><p>Forse un po&#8217; “in ombra” rispetto alla vita di corte, Elena non lo fu mai nella vita del figlio Costantino, che nutrì sempre per l&#8217;<em>augusta </em>madre venerazione e pietà filiale encomiabili.</p><p>Madre di tanto figlio, l&#8217;imperatrice legò il suo nome al rinvenimento in <strong>Terra Santa</strong>, durante un viaggio in Oriente compiuto verso la fine degli anni &#8217;30, di alcune preziose reliquie, che ella portò con sé a Roma: si tratta, in primo luogo, della croce su cui fu disteso e inchiodato <strong>Gesù Cristo</strong> e di altri strumenti della Passione, conservati presso la romana Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Il ruolo di Elena nella scoperta dei sacri resti è avvolto, sotto molti aspetti, dalla ricostruzione che ne è stata offerta dagli scrittori cristiani, tra cui Eusebio di Cesarea, la fonte principale di riferimento. Anche per tale motivo, non è possibile avere certezza assoluta nemmeno sul fatto che l&#8217;<em>augusta</em> si fosse veramente recata in Palestina per espliciti motivi di fede: ciò potrebbe essere frutto di un&#8217;interpretazione agiografica <em>a posteriori,</em> mentre alla base del viaggio dell&#8217;imperatrice ci sarebbero state, più semplicemente, ragioni di natura politico-strategica.</p><p>Assistita dal figlio, la cui sempre più spiccata apertura nei confronti della religione cristiana sollecitò la conversione della madre da probabili posizioni ariane, Elena morì quasi subito dopo il rientro dalle province orientali.</p><p>La sua memoria è stata accolta anche dalla <strong>Chiesa Ortodossa</strong> e da alcune confessioni protestanti; al suo culto sono dedicate numerosi edifici sacri.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/0096_flavia-giulia-elena.html" data-text="Flavia Giulia Elena" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F0096_flavia-giulia-elena.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/0096_flavia-giulia-elena.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached
Database Caching 1/37 queries in 0.029 seconds using memcached
Object Caching 562/639 objects using memcached

Served from: www.archeoguida.it @ 2012-02-09 11:27:47 -->
