<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Divinita &#8211; I</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/mitologia/divinita-i/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Iside</title><link>http://www.archeoguida.it/004339_iside.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004339_iside.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 27 Feb 2011 13:52:03 +0000</pubDate> <dc:creator>Irene Perrotta</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - I]]></category> <category><![CDATA[Mitologia]]></category> <category><![CDATA[Iside]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4339</guid> <description><![CDATA[Iside era una dea dell’antico Egitto, il cui culto si diffuse successivamente in tutto il mondo greco-romano. Era venerata come moglie e madre ideale e come signora della natura e della magia. Era l’amica degli schiavi, dei peccatori, degli artigiani e degli oppressi e ascoltava le preghiere dei ricchi, delle fanciulle, dei nobili e dei [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4341" title="iside-01" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/02/iside-01.jpg" alt="iside" width="600" height="399" /></p><p>Iside era una dea dell’antico Egitto, il cui culto si diffuse successivamente in tutto il mondo greco-romano. Era venerata come moglie e madre ideale e come signora della natura e della magia. Era l’amica degli schiavi, dei peccatori, degli artigiani e degli oppressi e ascoltava le preghiere dei ricchi, delle fanciulle, dei nobili e dei sovrani. Iside era la dea della maternità, della magia e della fertilità.</p><p>Iside era la prima figlia di Nut (la dea del cielo) e Geb (il dio della terra) ed era nata il quarto dei cinque giorni aggiunti da Thot, affinché Nut potesse partorire. In miti più tardi, Iside era la sposa di suo fratello Osiride, da cui avrebbe avuto il figlio Horus. Essa inoltre fu la salvatrice di Osiride; quando questi venne ucciso e fatto a pezzi da Seth, Iside con le sue abilità magiche riuscì a riportarlo in vita. Iside era anche conosciuta come protettrice dei morti e dei bambini. In tempi più recenti, gli antichi Egizi credevano che il Nilo straripasse ogni anno a causa delle lacrime versate da Iside per il marito morto Osiride.</p><p>Il nome Iside significa “trono” ed infatti la dea veniva rappresentata con un copricapo in forma di un trono.</p><p>Era una rappresentazione importante del potere del faraone; Iside infatti era la madre del faraone vivente (identificato con Horus) e la moglie del faraone defunto (identificato con Osiride). Il suo culto era molto popolare in tutto l&#8217;Egitto, e i più importanti santuari erano Behbeit El-Hagar nel delta del Nilo, nel Basso Egitto e, a partire dal regno di Nectanebo I (380-362 aC), sull&#8217;isola egiziana di Philae.</p><p><strong>Origini e riti del mito di Iside</strong></p><p>Le sue origini sono incerte, ma probabilmente il mito di Iside nacque dalle parti del Delta del Nilo. La prima menzione che fa riferimento alla dea Iside risale al periodo della V dinastia in Egitto, ma il suo culto si diffuse più tardi nella storia egiziana, in contemporanea allo sviluppo del culto di Osiride.</p><p>Non rimangono molte informazioni sui miti che si svolgevano in onore di Iside, ma è accertato che vi fossero sacerdoti e sacerdotesse che presiedevano al suo culto. Durante l&#8217;epoca greco-romana, molti di loro erano dei guaritori, e si diceva che avessero molti altri poteri speciali, tra cui l&#8217;interpretazione dei sogni e la capacità di controllare il tempo.</p><p>A causa dell’associazione che veniva fatta fra i nodi e la magia, uno dei simboli di Iside era il tiet (che significa “vita”), chiamato anche il nodo di Iside, la fibbia di Iside o il sangue di Iside. Questo amuleto era spesso usato in ambito funerario, fatto in legno rosso, pietra o vetro.</p><p>La stella Sopdet (Sirio), veniva associata ad Iside. L&#8217;apparizione della stella significava l&#8217;avvento di un nuovo anno dal momento che Iside era altresì considerata la dea della rinascita e della reincarnazione e protettrice dei morti. Il Libro dei Morti delineava un rituale particolare che avrebbe protetto i morti, che consentiva di viaggiare ovunque nel mondo sotterraneo.</p><p>Probabilmente a causa dell’assimilazione con la dea Afrodite e Venere, durante il periodo romano, la rosa venne utilizzata nel suo culto.</p><p><strong>Rappresentazioni</strong></p><p>Nell’arte in origine Iside era raffigurata come una donna con indosso un lungo abito e coronata dal simbolo del geroglifico del trono. Qualche volta è stata raffigurata mentre teneva un loto o un albero di sicomoro.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-4342" title="iside-02" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/02/iside-02.jpg" alt="" width="600" height="573" /><br /> Iside, con Osiride e Nephtis</em></p><p>Dopo aver assimilato molti ruoli che prima spettavano ad Hathor, il suo copricapo venne rimpiazzato da quello di quest’ultima divinità: delle corna bovine che racchiudevano fra esse il disco solare. A volte veniva rappresentata come una giovenca, come la testa di una mucca o come un avvoltoio. Di solito, però, era raffigurata con il suo bambino, Horus (il faraone) e con una corona. Occasionalmente è stata rappresentata come un aquilone sopra il corpo di Osiride o con Osiride morto in grembo mentre cercava di riportarlo in vita con le sue arti magiche.</p><p><strong>Mito</strong></p><p>Nel culto più tardo, Iside veniva vista come l’assistente del faraone defunto. Per questo venne associata ai riti funerari e il suo nome compariva più di ottanta volte nei Testi delle Piramidi. Veniva definita come la madre delle quattro divinità che proteggevano i vasi canopi, e più specificamente, Iside era vista come la protettrice del dio del vaso canopo contenente il fegato, Imset.</p><p>Nel medio regno, dall’undicesima alla quattordicesima dinastia, tra circa il 2040 e il 1640 a.C., i testi funerari cominciarono ad essere utilizzati da più membri della società egiziana, al di fuori della famiglia reale, e il ruolo di Iside crebbe e divenne la protettrice anche dei nobili e della gente comune. Con il Nuovo Regno, tra la diciottesima e la ventesima dinastia, quindi tra circa il 1570 e il 1070 a.C., Iside divenne madre e protettrice del faraone. Durante questo periodo, si diceva che fosse colei che allattava il faraone e spesso veniva raffigurata a farlo.</p><p>Il ruolo del suo nome e della sua corona a forma di trono è incerto. I primi egittologi pensavano che il suo ruolo primario fosse quello di madre associata al trono, quindi al potere regale, ma ora questo ruolo sembra che sia nato più tardi, per associazione. In molte tribù africane, il trono era considerato come la madre del sovrano, e questo sembrerebbe corrispondere alle credenze degli antichi Egizi.</p><p><strong>Iside come sorella e moglie di Osiride</strong></p><p>Nel Regno Antico, dalla terza fino alla sesta dinastia, tra circa il 2650 e il 2150 a.C., il pantheon delle singole città egiziane variava da regione a regione. Nel corso della quinta dinastia, Iside entrò a far parte dell’Enneade della città di Heliopolis. Si credeva che fosse una figlia di Nut e Geb, sorella di Osiride, Neftys, e Seth. Le due sorelle, Iside e Neftys, spesso erano raffigurate sulle bare, con le ali aperte, come protettrici delle anime contro il male. Come divinità funeraria, Iside era associata ad Osiride, il signore degli inferi, e ne veniva considerata la moglie.</p><p>Un mito più tardo ci racconta la nascita di Anubi. La leggenda racconta come Neftys, che non aveva mai amato il suo sposo Seth, prese le sembianze di Iside e sedusse Osiride. Da Osiride Neftys avrebbe avuto Anubi e per paura che Seth potesse vendicarsi e uccidere il nuovo nato, Neftys chiese ad Iside di accudirlo e nasconderlo. La storia descrive sia perché Anubi divenne una divinità degli inferi (in quanto figlio di Osiride) e sia l’impossibilità di Anubi di succedere al padre, in quanto figlio illegittimo. Va ricordato, tuttavia, che questo mito era solo una creazione più tarda del culto di Osiride che mirava a rappresentare Seth in una posizione negativa, come nemico di Osiride.</p><p>In un altro mito, Seth decise di ingannare Osiride, per poter governare al suo posto. Organizzò uno splendido banchetto ed espose agli ospiti una preziosa bara, promettendo di offrirla in dono a chi vi fosse entrato perfettamente. Dato che Seth aveva costruito la bara prendendo le misure di Osiride, tutti gli invitati che provarono ad entrarvi non riuscivano ad adagiarvisi perfettamente; quando fu il turno di Osiride, egli si sdraiò nella bara e subito Seth e i suoi complici lo sigillarono all’interno, gettando poi la bara nel fiume. Quando Iside venne a sapere dell’accaduto cominciò a cercare il marito assieme alla sorella Neftys. Vagò per molto tempo finché non ritrovò la bara a Byblos; la prese e la portò con sé, nascondendola. Una notte però, mentre Iside si era allontanata, Seth trovò la bara con Osiride e infuriato per questo fece a pezzi il suo corpo e disperse le parti ovunque. Iside, disperata, cominciò la lunga ricerca delle parti di suo marito e a poco a poco riuscì a ritrovarle tutte tranne il fallo che era stato mangiato da un pesce. Allora essa costruì un fallo finto e riuscì a ricostituire il corpo di Osiride col quale si unì in amore concependo Horus.</p><p><strong>Assimilazione ad Hathor</strong></p><p>In tempi più recenti, Iside venne associata all’antichissima dea dell’amore e della fecondità Hathor. Quando il culto di Ra salì alla ribalta, esso venne associato ad una divinità simile, Horus. Hathor venne abbinata a Ra in alcuni luoghi e, quando Iside cominciò ad essere accoppiata con Ra, Hathor e Iside presto cominciarono ad essere fuse in alcune regioni col nome di Iside-Hathor.</p><p><strong>Iside come madre di Horus</strong></p><p>Con la fusione con Hathor, Iside divenne la madre di Horus e la moglie di Osiride. Per spiegare come potesse esistere un dio vivo (Horus), figlio di un dio morto (Osiride), venne creato il mito della resurrezione di Osiride, racconto tramandatoci per intero da Plutarco nella sua opera <em>De Iside et Osiride</em>.</p><p>Un altro gruppo di leggende racconta cosa accade ad Iside dopo la nascita del figlio postumo di Osiride. Per sfuggire alla rabbia di Seth, l’assassino di suo marito, Iside fuggì portando con sé il piccolo Horus. Iside dovette affrontare molti pericoli: in un caso guarì Horus dal morso di uno scorpione letale. Ella protesse e crebbe Horus finché non fu pronto a scontrarsi con Seth e a vendicare la morte del padre divenendo faraone d’Egitto.</p><p><strong>Iside nel mondo greco-romano</strong></p><p>Durante il periodo ellenistico il culto di Iside venne reso molto importante e dal regno tolemaico si diffuse in tutto il mondo greco arrivando fino a Roma. Il suo culto, in quanto legato col mondo dell’oltretomba, divenne misterico e prese piede in tutto l’Impero romano. Iside venne associata a innumerevoli dee locali come Cerere, Cibele e Demetra e furono costruiti grandi templi in suo onore, come quello fatto innalzare da Domiziano a Benevento. La fine della sua venerazione avvenne perlopiù quando il Cristianesimo cominciò a diffondersi nel Mediterraneo.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004339_iside.html" data-text="Iside" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004339_iside.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004339_iside.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Illuyanka</title><link>http://www.archeoguida.it/004157_illuyanka.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004157_illuyanka.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 19 Feb 2011 11:34:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Irene Perrotta</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - I]]></category> <category><![CDATA[Mitologia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4157</guid> <description><![CDATA[Nella mitologia ittita, Illuyanka era un dragone, custode delle acque sotterranee, che venne ucciso dal dio Tarhunta, l’incarnazione ittita del dio urrita del cielo e della tempesta Teshub. 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Sembra che questo mito venisse recitato durante la festa di primavera del purulli, forse una Grande Festa di Capodanno, come <strong>l’Enūma</strong> <strong>eliš</strong> babilonese. La leggenda che riguarda Illuyanka riporta due varianti.</p><p class="aaa3">Mito</p><p>Nella prima versione del mito, la più antica, Illuyanka si batté contro il dio <strong>Teshub</strong>, il quale venne sconfitto. Allora, per potersi rivalere sull’avversario e per ricevere dei saggi consigli, Teshub si recò da sua figlia Inara. Essa acconsentì a dare un aiuto a Teshub, ma in cambio chiese di poter avere l’amore del mortale <strong>Hupasiyas</strong>. A questo punto Inara escogitò una trappola: organizzò una grande festa ed invitò il dragone, a cui offrì una gran quantità di cibi e bevande facendolo saziare e bere fino a renderlo completamente ubriaco. Allora Hupasiyas catturò Illuyanka e lo imprigionò legandolo. Quando sopraggiunsero Tesub e altri dei, lo uccisero.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-4160" title="Illuyanka2" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/02/Illuyanka2.jpg" alt="Illuyanka" width="560" height="241" /></p><p>In una seconda versione del mito, più recente, il violento scontro fra Teshub e Illuyanka fu vinto da quest’ultimo. Il dragone strappò gli occhi e il cuore di Teshub, che rappresentavano la compassione e la comprensione. Teshub meditò allora un’astuta vendetta: sposò la dea Hebat, figlia del mortale Arm, ed ebbe da lei un figlio, Sarruma. Una volta diventato adulto, Sarruma sposò la figlia del dragone Illuyanka. Teshub impose a suo figlio Sarruma di chiedere come regalo di nozze i suoi occhi e il suo cuore, che vennero prontamente donati a Sarruma. Una volta riavuti gli occhi e il cuore, Teshub tornò ad affrontare Illuyanka, ma nel momento in cui stava per sconfiggerlo, Sarruma capì di essere stato usato da suo padre per i suoi scopi. Allora <strong>Sarruma</strong> chiese al padre di prendere anche la sua vita, così Teshub uccise sia Illuyanka che Sarruma scatenando un violento temporale con pioggia e fulmini.</p><p>Questa versione è illustrata su un rilievo scoperto a <strong>Malatya</strong> (datato a 1050-850 a.C. ca) e si trova in esposizione al Museo delle Civiltà anatoliche di Ankara, in Turchia.</p><p>Il mito può essere letto come l’eterna lotta del bene contro il male per ristabilire il naturale ordine di tutte le cose. In questo caso, grazie alla sconfitta di Illuyanka, oltre all’ordine cosmico viene ristabilito anche il controllo delle acque.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004157_illuyanka.html" data-text="Illuyanka" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004157_illuyanka.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004157_illuyanka.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Inanna</title><link>http://www.archeoguida.it/002916_inanna.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002916_inanna.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 03 Jul 2010 09:55:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Irene Perrotta</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - I]]></category> <category><![CDATA[Afrodite]]></category> <category><![CDATA[Dumuzi]]></category> <category><![CDATA[Ishtar]]></category> <category><![CDATA[Sumeri]]></category> <category><![CDATA[Venere]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=2916</guid> <description><![CDATA[nome: Inanna civiltà di origine: mesopotamica Ѐ la più importante divinità femminile del pantheon mesopotamico. Era la dea dell’amore, della bellezza e della fecondità (per questo motivo venne assimilata alla babilonese Isthar, alla greca Afrodite e alla romana Venere), ma allo stesso tempo era associata alla guerra e all’amore sessuale. Venne generata dal dio del [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2917" href="http://www.archeoguida.it/002916_inanna.html/inanna"><img class="alignnone size-full wp-image-2917" title="inanna" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/07/inanna.jpg" alt="Inanna" width="506" height="600" /></a></strong></p><li>nome: Inanna</li><li>civiltà di origine: mesopotamica</li><p>Ѐ la più importante divinità femminile del pantheon mesopotamico. Era la dea dell’amore, della bellezza e della fecondità (per questo motivo venne assimilata alla babilonese <strong>Isthar</strong>, alla greca <strong>Afrodite</strong> e alla romana <strong>Venere</strong>), ma allo stesso tempo era associata alla guerra e all’amore sessuale.</p><p>Venne generata dal dio del cielo <strong>An</strong>, che diede alla luce anche suo fratello <strong>Utu</strong> (dio del sole) e sua sorella Ereshkigal (dea degli inferi). Nipote di <strong>Enlil</strong> (dio dell’aria e dell’atmosfera), apparteneva al clan degli dei Enliliti, contrapposto a quello di <strong>Enki</strong>, fratellastro e nemico di Enlil. Dai Sumeri era soprannominata “<strong>Anunita</strong>”, perché era la prediletta del prozio Anu, padre degli dei che abitava in cielo e che giaceva con lei quando scendeva sulla terra.</p><p class="aaa3">Culto</p><p>Molti diversi miti sono stati elaborati sulla figura di Inanna, e pare che vennero creati a partire dal 3500 a.C. al 1900 a.C. circa, anche se probabilmente il nucleo originario è molto più antico.</p><p>Originariamente la dea venne creata probabilmente in ambito di società matriarcali e veniva rappresentata come una sorta di grande-madre, coi fianchi molto larghi e i seni prosperosi, ad indicare la sua importanza come divinità della fecondità. Successivamente, con l’avanzare di nuove ideologie di tipo patriarcale, ella assunse il ruolo di dea sensuale e tentatrice d’uomini, acquisendo la duplice natura di divinità benevola e vendicatrice. Assunse anche poteri di guaritrice e simbolo di vita.</p><p>Ebbe diversi nomi, come “Ninnanna”, cioè regina del cielo, o “Ninsianna”, cioè dea del pianeta Venere. Veniva rappresentata o riccamente vestita o completamente nuda. Fu una dea dalla grande personalità e dai numerosi poteri che secondo alcuni avrebbe avuto un influsso sulla dea egizia Iside e su quella greca Afrodite. Con l’arrivo degli Assiri e dei Babilonesi, la dea Inanna venne assimilata alla dea <strong>Ishtar</strong>.</p><p class="aaa3">Nozze con Dumuzi</p><p>Il matrimonio sacro fra Inanna e il dio-pastore <strong>Dumuzi</strong> veniva celebrato e messo in scena ogni anno dai Sumeri.</p><p><a rel="attachment wp-att-2921" href="http://www.archeoguida.it/002916_inanna.html/inanna-dumuzi"><img class="alignnone size-full wp-image-2921" title="inanna-dumuzi" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/07/inanna-dumuzi.jpg" alt="matrimonio sacro fra Inanna e il dio-pastore Dumuzi" width="250" height="401" /></a></p><p>Il mito narra della contesa fra il dio-pastore Dumuzi (visto anche come divinità della vegetazione) e il dio-contadino Enkimdu, entrambi innamorati della dea. Questo conflitto ben rappresenta la grande contrapposizione fra pastorizia e agricoltura e la scelta di Inanna appare come una soluzione compromissoria fra le due parti. Il racconto però a questo punto presenta due varianti. Nella prima, Inanna si innamora di Dumuzi, figlio di Enki, e vengono così celebrate le nozze, che non solo sanciscono una riappacificazione fra i due clan divini, ma si rivelano sanzione e fondamento mitico dell’istituto regale. Nella seconda però, il fratello maggiore di Dumuzi, temendo di perdere la propria supremazia a causa di questa unione, si oppone. Dumuzi, temendo un rapimento da parte del fratello, fugge via, cade da un precipizio e muore sfracellandosi sulle rocce sottostanti. Inanna, sconvolta per l’accaduto, istiga il clan enlilita e tutti gli uomini ad una guerra sanguinaria contro il clan di Enki, causando terribili lutti e calamità.</p><p class="aaa3">Discesa di Inanna agli inferi</p><p>Uno dei miti più importanti incentrati sulla figura di Inanna, riguarda il suo viaggio nel regno dell’oltretomba. Questo racconto fa parte della prima variante del mito, quella in cui le nozze con Dumuzi hanno luogo.</p><p>Inanna decide di scendere nel regno degli Inferi, “il paese del non ritorno”, secondo alcuni per conoscere i segreti della sorella Ereshkigal, secondo altri, per fare le condoglianze per la morte del marito <strong>Gugulanna</strong>, “toro del cielo” (assassinato da Gilgamesh nel mito a lui legato). Prima della partenza, si accorda col suo primo ministro Ninshuba (secondo un’altra versione sarebbe “<strong>Ninshubur</strong>”, ancella della dea); se entro tre giorni e tre notti lei non fosse tornata, allora lui avrebbe avuto il compito di smobilitare gli altri dei per soccorrerla e di dare avvio a grandiose celebrazioni funebri. Fatto ciò, la dea parte. Giunta davanti alle porte dell’Ade, splendidamente abbigliata e ornata dalle insegne regali, viene fermata dal custode Neti, il quale, non potendo permetterle di accedere alla presenza di <strong>Ereshkigal</strong> così vestita, le fa togliere parte degli ornamenti. Avanzando attraverso le sette porte dell’oltretomba, Inanna viene costretta a levarsi a poco a poco tutti gli abiti fino a rimanere completamente nuda al cospetto della sorella. Ereshkigal, però, scatena la sua ira contro Inanna, la insulta, e fissa su di lei l’occhio della morte. Inanna perde la vitalità e si riduce a cadavere, rimanendo per tre giorni e tre notti appesa ad un gancio per essiccare. Ciò crea una crisi cosmica, che isterilisce il mondo, per la scomparsa della dea della fertilità.</p><p><a rel="attachment wp-att-2922" href="http://www.archeoguida.it/002916_inanna.html/inanna-incisione"><img class="alignnone size-full wp-image-2922" title="inanna-incisione" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/07/inanna-incisione.jpg" alt="" width="600" height="481" /></a></p><p>Non vedendola tornare, Ninshuba mette in atto l’accordo stipulato con la dea; il dio <strong>Enki</strong> corre in suo aiuto. Egli crea due creature, il <strong>Kurgarra</strong> e il <strong>Galatur</strong>, originandole dallo sporco estratto dalle sue unghie, e le invia negli inferi con cibo e acqua, per rianimare Inanna. Ma le regole dell’aldilà non permettono che un vivo vi risieda, ne’ tantomeno che qualcuno possa lasciare il regno dell’oscurità senza che un altro individuo non prenda il suo posto. Nonostante ciò, la dea comincia la sua risalita verso la vita, ma viene inseguita dai demoni degli inferi, i quali afferrano qualsiasi divinità trovino sul loro cammino, per sostituirla ad Inanna, ma lei riesce ogni volta a liberarli, ricordando come ognuno di loro le sia stato amico in passato. Giunta infine ad Uruk, la sua città sacra, Inanna trova il suo sposo Dumuzi, che in sua assenza ne ha approfittato per prendere il potere; accecata dall’ira per tanta presunzione, Innana ordina che Dumuzi vada a sostituirla nel regno di Ereshkigal.</p><p>In un’altra versione del mito, Dumuzi avrebbe accettato di sua spontanea volontà la morte per salvare la sua amata sposa. In entrambi i casi, tuttavia, Dumuzi non subisce una morte definitiva grazie all’intervento di sua sorella Gestinanna. Quest’ultima infatti, riesce a convincere Ereshkigal a trattenere il fratello solo per sei mesi all’anno, facendolo ritornare sulla terra gli altri sei.</p><p>Questo mito viene solitamente interpretato come la rappresentazione della ciclicità delle stagioni. Dumuzi, dio della vegetazione, passa sei mesi sulla terra insieme ad Inanna (stagione della rinascita) e sei mesi con Ereshkigal (letargo invernale).</p><p class="aaa3">Inanna dona i Me a Uruk</p><p>In un altro mito con protagonista Inanna, i Sumeri davano la spiegazione dell’origine della loro civiltà.</p><p>Fra gli abissi delle acque viveva Enki, dio degli oceani, che custodiva i <em>me</em>, forze impersonali che garantivano assieme gli dei, l’ordine universale. Definiti anche “tavole del destino”, i <em>me</em> erano tenuti da Enki lontano dagli uomini. Inanna, vedendo come l’umanità fosse ignorante e primitiva, ne ebbe pietà e decise di recarsi dal dio per strappargli con l’inganno i preziosi <em>me</em>. Venne accolta con grandi celebrazioni e ricchi banchetti. La dea, approfittandosi della propria bellezza e del proprio fascino, offrì ripetutamente numerose coppe di vino ad Enki, il quale, una volta ebbro, le promise in dono tutto ciò che ella desiderasse. Inanna prontamente chiese in dono ad Enki i preziosi <em>me</em>. Caricate a bordo le tavole del destino, la dea ripartì immediatamente alla volta della città di Uruk. Enki, svegliatosi il mattino dopo e resosi conto del danno arrecatosi, non potè però intervenire subito, a causa di un lacerante mal di testa dovuto al vino della sera precedente. Nel frattempo, Inanna mise al sicuro i preziosi tesori e riuscì a resistere successivamente ai sette trucchi messi in atto da Enki per strapparglieli. Inanna fornì così ai Sumeri grandi capacità e tecnologie, che furono i presupposti per una fiorente e duratura civiltà.</p><p class="aaa3">Inanna nell’epopea di Gilgamesh</p><p>Ritroviamo la dea Inanna anche in un famoso poema epico babilonese, <strong>l’Epopea di Gilgamesh</strong>. Questo poema è stato scritto intorno al 2500 a.C. su tavolette d’argilla e narra le eroiche vicende di Gilgamesh, eroe per due terzi divino e per un terzo mortale, re di <strong>Uruk</strong>, che attraverso molteplici avventure parte alla ricerca dell’immortalità. In questo racconto ritroviamo la dea con il nome di “Ishtar”, dea babilonese derivata dalla sumerica Inanna.</p><p>Ella, affascinata dalla potenza e dalla bellezza di Gilgamesh, tenta di sedurlo e di farlo innamorare di se, ma l’eroe non cede e rifiuta le avances della dea a causa del trattamento crudele solitamente riservato da quest’ultima ai suoi amanti. Ishtar infatti usava ucciderli senza pietà.</p><p>Ritroviamo quindi in questi miti più recenti la connotazione “oscura” di Inanna, non più vista come dea dell’amore e della fecondità, ma come dea del desiderio sensuale e della violenza. Infatti Ishtar, oltraggiata dal rifiuto di Gilgamesh, invia contro quest’ultimo e il suo amico Enkidu, un toro mostruoso di colore blu. Gilgamesh ed Enkidu riescono però a sconfiggerlo e Ishtar, sempre più accecata dall’ira, colpisce Enkidu con una malattia terribile e lo fa morire dolorosamente. Ciò darà l’avvio al viaggio di Gilgamesh alla ricerca dell’immortalità.</p><p class="aaa4">Approfondimenti</p><p>Ilcerchiodellaluna.it</p><p>P. Scarpi, Manuale di storia delle religioni</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002916_inanna.html" data-text="Inanna" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002916_inanna.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002916_inanna.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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