<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Divinita &#8211; E</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/mitologia/divinita-e/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Eris &#8211; Discordia</title><link>http://www.archeoguida.it/004582_eris-discordia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004582_eris-discordia.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Mar 2011 13:02:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Lucia Rocco</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - E]]></category> <category><![CDATA[Mitologia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4582</guid> <description><![CDATA[Eris (dal greco Ἐρις «discordia, conflitto») è una divinità minore del Pantheon olimpico. Figlia, secondo Omero, di Era e Zeus e perciò sorella di Ares col quale spesso si accompagna, mentre per Esiodo è figlia di Notte che la generò per partenogenesi (senza bisogno di accoppiarsi). La versione esiodea potrebbe essere valida dal momento che [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4583" title="Eris-Discordia" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/03/Eris-Discordia.jpg" alt="Eris - Discordia" width="600" height="643" /></p><p>Eris (dal greco<strong> </strong>Ἐρις «discordia, conflitto») è una divinità minore del Pantheon olimpico. Figlia, secondo Omero, di Era e Zeus e perciò sorella di Ares col quale spesso si accompagna, mentre per Esiodo è figlia di Notte che la generò per partenogenesi (senza bisogno di accoppiarsi). La versione esiodea potrebbe essere valida dal momento che Eris (o Discordia nel mondo romano) è personificazione di un sentimento (la rabbia o l’ardore bellico) o di situazioni (la contesa) comuni a mortali e divinità, accezione tipica di tutte le divinità pre-olimpiche. Eris si accompagna spesso con Deimos (terrore) e Phobos (disfatta)</p><p>Ad Eris è affidato il compito di creare le occasioni che scatenano le guerre, soprintese poi dal fratello Ares, ma è anche la personificazione della contesa vera e propria, sia bellica che agonistica. Eris, infatti, per vendicarsi degli dèi che non la invitarono al banchetto di nozze di Peleo e Teti creò le condizioni per la più grande guerra della storia dei Greci: la guerra di Troia. La dea, infatti, fornì a Paride una mela (ricordata con il nome di “pomo della discordia”) da donare alla più bella delle dee tra Afrodite, Hera ed Atena. La scelta cadde poi su Afrodite che aveva promesso, in cambio del pomo, la donna più bella tra i mortali: Elena.</p><p>Durante la guerra di Troia Eris è spesso inviata da Zeus per incitare con le sue grida i guerrieri: non solo quelli greci, con i quali si schiera così come il fratello Ares, ma anche quelli troiani. La sua furia supera però quella dello stesso Ares, al punto che Eris spesso rimane a godere dello spettacolo del sangue, dei cadaveri e dei morenti anche dopo che la battaglia è terminata (Iliade, V. 518).</p><p>Eris è madre dei <em>kakodaimones</em>, ovvero i demoni inferi che fuoriuscirono dal vaso di Pandora per invadere il mondo con tutti i possibili mali. Virgilio racconta che la stessa Eris era a guardia delle porte e delle spaventose creature dell’Ade</p><p><strong>Iconografia di Eris &#8211; Discordia</strong></p><p>Non abbiamo molte raffigurazioni di Eris &#8211; Discordia, ma possiamo leggere in fonti letterarie e storiche di alcuni oggetti sui quali era rappresentata. La dea aveva un aspetto orribile, come quello di un demone, così come ce la descrive Virgilio (<em>Eneide</em>, VI.280), con serpi annodate con bende intrise di sangue in luogo dei capelli; Celebre è la descrizione dell’arca di Cipselo, dove era raffigurato il duello di Ettore e Aiace in presenza di Eris. Eris è rappresentata, spesso alata, su numerosi <em>pinakes</em> e vasi in ceramica. Nel mondo etrusco, in particolare su alcuni specchi del VII secolo a.C., l’iconografia di Eris è quella di una giovane donna ingioiellata: in questo caso la dea è la personificazione della “contesa agonistica”, quindi priva della sua accezione demoniaca.</p><p><strong>Curiosità su Eris &#8211; Discordia</strong></p><p>Una straordinaria favola di Esopo (<em>Favole, </em>534) racconta di Ercole che, camminando in uno stretto passaggio si imbatté in una mela posta sul suolo, Ercole cominciò a colpirla ma ad ogni colpo di clava la mela diventava più grande fino ad ostruire completamente il cammino. Atena, venuta in aiuto dell’eroe, gli spiegò che quella mela era come la dea Eris, più si tenta di distruggerla e più diventa grande e feroce, mentre se lasciata a se stessa rimane piccola e inerme.</p><p><em>(Nella foto di apertura: Eris alata, fondo di una kylix a figure nere proveniente da Atene, 575-545 a.C., Museo delle Antichità, Berlino.)</em></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004582_eris-discordia.html" data-text="Eris &#8211; Discordia" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004582_eris-discordia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004582_eris-discordia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Empusa</title><link>http://www.archeoguida.it/003536_empusa.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003536_empusa.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 14 Nov 2010 23:47:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Todisco</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - E]]></category> <category><![CDATA[Mitologia]]></category> <category><![CDATA[Empusa]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3536</guid> <description><![CDATA[Empusa (), figlia di Ecate, era un mostro che terrorizzava i viandanti. L’unico modo di metterla in fuga era quello di bersagliarla di insulti. Empusa viene descritta come una creatura polimorfa: cagna, vacca, bella fanciulla. Con quest’ultimo aspetto seduceva gli uomini di notte e li uccideva divorandoli o succhiando il loro sangue (1). Poteva avere [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-3539" href="http://www.archeoguida.it/003536_empusa.html/empusa-2"><img class="alignnone size-full wp-image-3539" title="Empusa" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/11/Empusa.jpg" alt="Empusa " width="338" height="419" /></a></strong></p><p><strong>Empusa</strong> (), figlia di <strong>Ecate</strong>, era un mostro che terrorizzava i viandanti. L’unico modo di metterla in fuga era quello di bersagliarla di insulti. Empusa viene descritta come una creatura polimorfa: cagna, vacca, bella fanciulla. Con quest’ultimo aspetto seduceva gli uomini di notte e li uccideva divorandoli o succhiando il loro sangue (1). Poteva avere anche le natiche d’asino, simboli della lussuria (2).</p><p class="aaa3">Aspetti antropologici del mito di Empusa</p><p>Il suo nome significa “colei che si introduce a forza” (3). Questo demone femminile ha simili caratteristiche seduttive delle dee orientali: la Lilith mesopotamica e l’Astarte fenicia, assimilate più tardi ad <strong>Afrodite</strong> in ambito greco.</p><p class="aaa4">Riferimenti bibliografici</p><p>A. Ferrari, <em>Dizionario di mitologia classica</em>.</p><p>Anonimo, <em>Papyri magici Graeci</em>.</p><p>Aristofane, <em>Le donne a parlamento</em>.</p><p>Aristofane, <em>Le rane</em></p><p>AA.VV., <em>Dizionario di antichità classica</em>.</p><p>Filostrato Maggiore, <em>La vita di Apollonio di Tiana</em>.</p><p>R. Graves, <em>I miti greci</em>.</p><p><strong>Note</strong></p><p>(1) Aristofane, <em>Le donne a parlamento</em>, 1056, 1094; Aristofane, <em>Le rane</em>, 288; Filostrato maggiore, <em>La vita di Apollonio di Tiana</em>, IV, 25; <em>Papyri magici Graeci</em>, IV, 2334.</p><p>(2) R. Graves, <em>I miti greci</em>, 170.</p><p>(3) <em>Ibidem</em>.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003536_empusa.html" data-text="Empusa" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003536_empusa.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003536_empusa.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Eos (Aurora &#8211; Thesan)</title><link>http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Sep 2010 14:39:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Germana Perani</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - A]]></category> <category><![CDATA[Divinita - E]]></category> <category><![CDATA[Aurora]]></category> <category><![CDATA[Eos]]></category> <category><![CDATA[Thesan]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3025</guid> <description><![CDATA[Eos sul carro trainato da Lampo e Fetonte, cratere, Berlino Staatliche Antikensammlungen. Genealogia di Eos Figlia dei Titani Iperione e Tia, o di Iperione ed Eurifessa, o di Pallade e Stige, così come riferiscono molte fonti poetiche o mitografiche (1), è sorella di Helios, di Selene, di Aer e di Aether. Annuncia l’arrivo di Helios [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-3028" title="Eos-sul-carro-trainato-da-Lampo-e-Fetonte" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/09/Eos-sul-carro-trainato-da-Lampo-e-Fetonte.jpg" alt="Eos" width="600" height="437" /></em><br /> <em>Eos sul carro trainato da Lampo e Fetonte, cratere, Berlino Staatliche Antikensammlungen.</em></p><p class="aaa3">Genealogia di Eos</p><p>Figlia dei <strong>Titani</strong> <em><strong>Iperione</strong></em> e <em><strong>Tia</strong></em>, o di <em>Iperione</em> ed <em>Eurifessa</em>, o di <em><strong>Pallade</strong></em> e <em><strong>Stige</strong></em>, così come riferiscono molte fonti poetiche o mitografiche (1), è sorella di <em><strong>Helios</strong></em>, di <em><strong>Selene</strong></em>, di <em><strong>Aer</strong> </em>e di <em><strong>Aether</strong>. </em>Annuncia l’arrivo di <em>Helios</em> e lo accompagna nel suo quotidiano percorso sul cocchio trainato dai <strong>cavalli</strong> <strong>Lampo</strong> e <strong>Fetonte</strong>, finchè non arriva sulle spiagge occidentali dell’Oceano.</p><p class="aaa3">Amori di Eos</p><p>Sposa <em>Astreo</em>, discendente dei Titani, al quale genera come figli i <em>Venti </em>(<em>Anemoi</em>), Fosforo e tutte le altre stelle del cielo (2). Tuttavia dopo che Afrodite la sorprende a giacersi con Ares, la condanna ad un perenne ardore amoroso verso giovani mortali. Così seduce <em>Orione, Clito</em> e <em>Cefalo</em>. Rapisce infine <em>Ganimede</em> e <em>Titono</em>, figli di Troo.</p><p>Ma anche Zeus non rimane insensibile al fascino del giovane Ganimede, che viene sottratto alle attenzioni di Eos. Allora la dea supplica Zeus di rendere Titono immortale, ma si dimentica di chiedere per il giovane amato anche l’eterna giovinezza, cosicchè egli diviene ogni giorno più vecchio e grinzoso e con la voce sempre più stridula. Alla fine Eos, stanca di badare a Lui, dopo avergli generato due figli, <em>Ematione</em> e <em>Memnone</em>, lo abbandona chiudendolo nella stanza da letto e Titono si trasforma in cicala (3).</p><p><a rel="attachment wp-att-3029" href="http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html/eos-cefalo"><img class="alignnone size-full wp-image-3029" title="Eos-Cefalo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/09/Eos-Cefalo.jpg" alt="Eos Cefalo" width="375" height="600" /></a><br /> <em>Eos e Cefalo, Parigi, Louvre, n. inv. G438</em></p><p class="aaa3">Culto di Eos</p><p class="aaa4">In Grecia</p><p>Non è attestato in Grecia un culto specifico di <em>Eos</em>. Alcune fonti letterarie riportano la notizia di libagioni offerte in Atene ad <em>Eos, Helios</em> e <em>Selene</em>. Non sembra siano stati edificati templi a questa divinità (4). In Magna Grecia il suo culto sembra collegato a quello di divinità femminili, quali la <em>Malophoros</em>. A Selinunte, infatti, un’arula fittile documenta la conoscenza del mito di Eos che rapisce Cefalo, mentre dal tempio della <em>Malophoros</em> proviene, appunto, una lastra con questa stessa raffigurazione. Anche in area etrusca tirrenica alcuni reperti provengono da simili contesti cultuali.</p><p class="aaa4">In Etruria</p><p>Diversa è invece la situazione in area etrusca, dove il culto di <em>Thesan</em>, la divinità che corrisponde alla Eos greca, è ben documentato. Certo, si tratta di una divinità minore del pantheon etrusco, ma attestata su documenti epigrafici fin dal VII secolo a.C. Il suo nome ricorre inoltre sul <em>liber linteus</em> della mummia di Zagabria, un libro liturgico con prescrizioni rituali disposte in forma di calendario, prodotto in un’area geografica situabile fra Cortona, Perugia e il lago Trasimeno tra il III e il II secolo a.C. (5)</p><p>Da contesti religiosi provengono raffigurazioni di <em>Thesan</em> che ne ribadiscono il significato cultuale e ne definiscono la sfera di azione. Da Pyrgi proviene infatti una lamina bronzea con una raffigurazione di <em>Thesan</em>, mentre da Caere proviene l’acroterio che raffigura <em>Thesan</em> nell’atto di rapire un fanciullo.</p><p>Da <strong>Capua</strong>, dal Fondo Patturelli di Curti, sul limite orientale della città, provengono due antefisse, raffiguranti <em>Thesan</em> con in braccio un giovinetto. Il santuario di Pyrgi era dedicato ad <em>Eilythia</em>, corrispondente e alla latina <em>Iuno Lucina</em> e all’etrusca <em>Uni</em> e a <em>Leukothea</em>, cui corrispondeva nel mondo latino la <em>Mater Matuta</em> e forse proprio la <em>Thesan</em> etrusca.</p><p>Il contesto cultuale di Pyrgi suggerisce dunque di attribuire a <em>Thesan </em>il valore di divinità celeste, legata alla nascita del nuovo giorno, ma anche di divinità collegata alle nascite, albe di nuova vita. A Capua, il rinvenimento nel santuario del Fondo Patturelli anche di centosessanta sculture femminili in tufo, raffiguranti madri con bambini in fasce in grembo, note come <em>Matres Matutae</em>, sottolinea ancora una volta come al carattere celeste della divintà si associ anche quello di divinità legata all’ambito femminile della maternità e della fertilità. <strong> </strong></p><p>Tali raffigurazioni infatti ripropongono l’iconografia della <em>kouroptophos</em>, e sottolineano la funzione della figura femminile come nutrice, che riassume una simbologia di fertilità. Esse sembrano rappresentare l’immagini delle devote offerenti.</p><p class="aaa4">A Roma</p><p>Alla <em>Eos</em> greca corrisponde la latina <em>Aurora</em>. A Roma essa viene associata nel culto a <em>Matuta</em>, successivamente nota come <em>Mater Matuta</em>, associata ai porti. Le viene dedicato un tempio nel Foro Boario e l’11 giugno si celebravano in quel tempio le <em>Matralia</em>, feste in onore di <em>Mater Matuta</em>, cui potevano partecipare solo donne appena sposate.</p><p class="aaa3">Miti legati ad Eos/Thesan</p><p>Vengono frequentemente rappresentati gli amori di Eos soprattutto a partire dal V secolo a.C., quando il tema dell’amore delle divinità per i mortali acquista enorme popolarità divenendo spesso soggetto delle raffigurazioni vascolari.</p><p>Oltre all’amore per <em>Clito </em>e <em>Titono,</em> viene frequentemente rappresentato l’amore per <em>Cefalo</em>, un eroe ateniese. La frequenza con cui quest’ultimo mito viene rappresentato proprio a partire proprio dal V secolo a.C va letto in parallelo con l’affermarsi dell’importanza politica di Atene. Non è infrequente che nelle pitture vascolari il mito di Cefalo sia associato alla rappresentazione di racconti relativi ad altri eroi ateniesi. Molto spesso questo mito si trova associato alla rappresentazione delle imprese di Teseo.</p><p class="aaa3">Iconografia di Eos e monumenti antichi collegati</p><p class="aaa4">In Grecia</p><p>Sui vasi greci <em>Eos</em> appare sempre alata, spesso vestita con un lungo chitone. Con riferimento alla punizione infertale da Afrodite, viene rappresentata mentre rapisce un fanciullo, di cui si è invaghita o mentre insegue un giovinetto. Le scene di rapimento ricorrono più di frequente sui manufatti di epoca arcaica, mentre le scene di inseguimento sono più frequenti a partire dal V secolo a.C.</p><p class="aaa4">In Etruria</p><p>Più variegata è l’iconografia della <em><strong>Thesan</strong></em> etrusca. Essa è raffigurata sia alata, con uno o due paia di ali, sia aptera. <em>La Thesan</em> con due paia d’ali è caratteristica dell’epoca tardo- arcaica. Nel V secolo prevale l’iconografia con un solo paio di ali, mentre la dea aptera diventa comune nell’arte etrusca del IV secolo a.C. In questo periodo la dea viene spesso rappresentata anche nuda, con monili che le ornano il collo e le orecchie.</p><p>Spesso è raffigurata con diadema, corona radiata o con un <em>tutulus</em>. Veste un corto chitone e i calzari alati. Tale abbigliamento ha riscontro su materiale ceramico della fine del VI secolo a.C. Nel corso del V secolo il corto chitone viene sostituito da un chitone lungo con maniche e l’abbigliamento viene completato da un <em>himation</em>. Talvolta nelle raffigurazioni accompagna Usil, il dio del Sole, a riprova della perfetta corrispondenza tra l’etrusca <em>Thesan</em> e la <em>Eos </em>greca, così come le fonti letterarie greche raccontano (6).</p><p>L’aspetto astrale della dea è sottolineato anche da alcune raffigurazioni su specchi, in cui è rappresentata su un carro decorato da una stella e trainato da cavalli alati, mentre tiene nella mano sinistra una fiaccola. In un altro caso la dea è raffigurata sempre su un carro, vestita solo con un mantello leggermente gonfiato dal vento. Tali raffigurazioni rappresentano l’esatta traduzione dei versi omerici in cui si descrive il suo viaggio al seguito del fratello <em>Helios</em>. La presenza della stella e del mantello gonfiato dal vento alludono chiaramente a <em>Thesan</em> come madre delle stelle e dei venti, confermando ulteriormente sia l’identità tra la Eos greca e la Thesan etrusca, sia la profonda conoscenza dei miti greci in ambito etrusco.</p><p>E’ interessante il fatto che lo schema iconografico della dea sul carro, che la identifica come divinità celeste, venga utilizzato sul cratere falisco del Pittore dell’Aurora per raffigurare il rapimento di Cefalo da parte di Eos.</p><p><a rel="attachment wp-att-3030" href="http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html/cratere-falisco-pittore-aurora"><img class="alignnone size-full wp-image-3030" title="Cratere-falisco-Pittore-Aurora" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/09/Cratere-falisco-Pittore-Aurora.jpg" alt="pittore dell'Aurora" width="266" height="400" /></a><br /> <em>Cratere falisco del Pittore dell’Aurora. Roma, Museo di Villa Giulia (n.inv.2491)</em></p><p>Anche in ambito etrusco è raffigurata nell’atto di rapire o di inseguire un giovinetto. Lo schema iconografico adottato è nel primo caso quello della corsa. Nel secondo caso è quello dell’inseguimento con corsa da destra verso sinistra. Le raffigurazioni di Eos che rapisce Cefalo sono presenti in ambito etrusco sia su materiale di produzione locale, sia su materiale di importazione greca, con varianti significative del mito che provano la consapevole ricezione da parte degli Etruschi dei miti greci nel loro complesso, compresi anche quelli cosiddetti “minori”, come si deve senza dubbio considerare quello di Cefalo. Come inoltre emerge dalla documentazione archeologica di ambito etrusco vi era una conoscenza anche delle singole varianti del mito, tràdite dalle varie fonti letterarie.</p><p>Le aree in cui risulta particolarmente attestato sono il territorio di Vulci, di Capua, e di Felsina. Quindi sia L’Etruria terrenica, sia l’Etruria padana hanno restituito testimonianze di questo mito. Oltre ai già citati reperti provenienti da contesti cultuali (7), il mito è frequentemente raffigurato sugli specchi (8). Su questi oggetti, così legati al mundus muliebris, vengono frequentemente rappresentate divinità legate alla cerchia di Afrodite o di Dioniso e vengono privilegiati temi erotici, tra cui si colloca il rapimento per amore. Gli specchi sono per lo più di provenienza vulcente (9).</p><p>Da Vulci provengono anche molte anfore nolane, vasi destinati esclusivamente al mercato etrusco. Lo schema iconografico prevalente in questi vasi è quello dell’inseguimento. Nel territorio di Capua, oltrecchè sulle antefisse, questo mito ricorre anche su stamnoi e pelikai di importazione. Lo schema iconografico adottato è quello dell’inseguimento. A Felsina il mito di Eos e Cefalo ricorre su materiali d’importazione, tutti databili tra il 470 e il 430-20 a.C. in particolare su crateri a colonnette. Lo schema iconografico utilizzato è quello dell’inseguimento.</p><p class="aaa4">Bibliografia</p><p>Conti, M.C., <em>&#8221;Il mito di Eos e Kephalos in un pinax da Selinunte&#8221;</em>, <em>Bollettino di Archeologia, </em>1998</p><p>R. Graves, <em>I miti greci</em> (trad. it.), Milano 1988, pp. 133-135.</p><p>S. Kaempf-Dimitriadou, <em>Der Liebe der Götter</em>, in <em>Antike Kunst</em>, Beiheft 11, 1979</p><p>Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, (LIMC) vol. III. s.v. <em>Eos/Thesan</em></p><p><em class="aaa4">Note</em></p><p>1 Esiodo, <em>Teogonia</em>, vs 371; Apollodoro, <em>Bibliotheca</em> I, 8; Ovidio, <em>Fasti</em>, V, 159 e IV, 373; Omero, <em>Inno a Helios</em> vs 31;</p><p><em>2 Apollodoro, Bibliotheca, I, 4,4; Omero, Odissea XV, 250; Esiodo, Teogonia</em>, vs 378-382</p><p>3 Ovidio, <em>Fasti,</em> I, vs 461</p><p>4 Ovidio, <em>Metamorfosi</em>, XIII, 567 <em>“…rarissima templa per orbem</em>….”</p><p>5 Sul <em>liber linteus</em> si veda F. Roncalli in <em>Scrivere etrusco</em>, catalogo della mostra, Perugia 1985, pp. 17-52.</p><p>6 Omero, <em>Odissea</em> V, 1 e XXIII, 244-46: Teocrito <em>Idillio</em> II, 148.</p><p>7 Acroterio n. inv. TC6681, Berlino, Staatliche Museen; Antefissa da Curti (Capua) Berlino, Antiquarium n. inv. 7320; Antefissa da Capua, Capua, Museo Nazionale Campano, senza inventario.</p><p>8 Questo mito risulta anche raffigurato su un’idria ceretana conservata al Louvre, datata al 525 a.C (n. inv. E702), su un’anfora a figure nere del Gruppo La Tolfa, conservata a Ginevra nel Musée d’Art et d’Hìstoire, datata al 530-520 a.C. (n. inv. 140), su 2 bronzetti conservati al British Museum e datati al 450-425 a.C. (n. inv. BM Br 480 e 481) e su un attacco di oinochoe conservata al Museo Etrusco Gregoriano , datato al 460-40 a.C. (n. inv. 12798) e sul cratere del Pittore dell’Aurora datato al 360-340 a.C., Roma, Museo di Villa Giulia (n. inv. 2491)</p><p>9 Si tratta degli specchi Gerhard ES II, 179, 180; IV, 362, 363,1; V, 74.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html" data-text="Eos (Aurora &#8211; Thesan)" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003025_eos-aurora-thesan.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ecate</title><link>http://www.archeoguida.it/00134_ecate.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00134_ecate.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Dec 2009 15:38:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Raffaella Bucolo</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - E]]></category> <category><![CDATA[Ecate]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=134</guid> <description><![CDATA[Genealogia: Figlia del titano Perse e della ninfa Asteria, sorella di Leto. Secondo un’altra tradizione era una delle figlie predilette di Zeus. Origine ed evoluzione del culto di Ecate Secondo diversi studiosi il culto ebbe un’origine non ellenica ed era rivolto ad una dea madre, simbolo di fertilità della terra. La greca Ecate si caratterizza [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-137" title="ecate" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/ecate.jpg" alt="ecate" width="360" height="240" /></strong></p><p><strong>Genealogia:</strong> Figlia del titano <strong>Perse</strong> e della ninfa <strong>Asteria</strong>, sorella di <strong>Leto</strong>. Secondo un’altra tradizione era una delle figlie predilette di <strong>Zeus</strong>.</p><p><span id="more-134"></span></p><h4>Origine ed evoluzione del culto di Ecate</h4><p>Secondo diversi studiosi il culto ebbe un’origine non ellenica ed era rivolto ad una dea madre, simbolo di fertilità della terra. La greca Ecate si caratterizza come una divinità misteriosa, legata alla luna ed al mondo dei morti, in alcuni casi confusa con <strong>Artemide</strong> o <strong>Selene</strong> e <strong>Persefone</strong>. Ebbe comunque un culto indipendente, soprattutto in Asia Minore.</p><p>La dea possedeva la capacità di passare dal mondo dei vivi a quello dei morti e, alla luce delle sue torce, aveva facoltà di accompagnare uomini ancora in vita nel regno degli Inferi.</p><p>Protettrice delle strade, degli incroci e dei passaggi, le sue statue od altari si trovavano davanti alle case o lungo le vie, come protezione per i viandanti. Il corteo che l’accompagnava era composto da spettri e cani ululanti: per tale ragione si usava mettere agli incroci delle strade offerte di cibo, così da renderla benevola, in particolare l’ultimo giorno di ogni mese, a lei dedicato. Ecate rappresentava l’aspetto più misterioso della luna, quello nella fase calante, ed era messa in relazione con le streghe e i loro riti magici. Protettrice dei cani, animali a lei consacrati, insieme alla colomba.</p><p>Il centro più importante del culto era ad Egina, dove le venivano sacrificati cani e vittime dal pelo nero, come a tutte le altre divinità degli Inferi; in generale Ecate era invocata per le richieste più svariate, non solo di un preciso ambito, proprio per il suo grande potere sul cielo, sul mare e sulla terra, alla quale piò dare fertilità e garantire un buon raccolto.</p><p>Nell’ambito dei riti orfici era venerata insieme a <strong>Demetra</strong> e a <strong>Cibele </strong>ed è raffigurata trimorfa, con tre corpi diversi, oppure con tre teste, piochè rappresenta la donna giovane, la madre e la donna anziana. Il numero tre è, infatti, il suo numero sacro.</p><p>Le sue figlie erano chiamate <strong>Empuse</strong>, esseri mostruosi<strong> </strong>che potevano assumere diversi aspetti sia animali che umani.</p><p>In ambito romano prevalse l’aspetto misterioso e magico: Ecate era la strega e la dea della notte. In età imperiale ad Antiochia le venne dedicato un tempio sotto il quale si apriva una grande cripta per la celebrazione dei riti.</p><h4>Miti relativi a Ecate</h4><p>Secondo la tradizione fu Ecate a sentire la richiesta di aiuto di Persefone, rapita da Ade, così da avvertire Demetra e riportarle la figlia dal regno dei morti. La dea è sempre presente nelle leggende che raccontano di maghe, come <strong>Medea</strong> e <strong>Circe</strong>, che la invocavano durante la preparazione di filtri ed incantesimi. A lei è consacrata la <strong>Sibilla Cumana</strong>,<strong> </strong>che traeva proprio da Ecate la sua capacità di dare responsi, provenienti, infatti, anche dagli spiriti dei morti.</p><h4>Iconografia di Ecate e monumenti antichi collegati</h4><p>Ecate ebbe un’iconografia spiccata ed inconfondibile. In epoca più antica era raffigurata come una giovane donna vestita con chitone e recante fiaccole nelle mani, spesso vicina a <strong>Cerbero</strong>: così la si ritrova sui vasi a figure rosse e sulle monete.</p><p>L’evoluzione sembra avvenne in un’opera dello scultore Alkamenes, come raccontato da Pausania, che fece la dea trimorfa, con tre corpi diversi molto vicini tra di loro, ma non meglio definibile per le poche attestazioni. Alcune statue presentano la dea secondo questa immagine, come ad esempio l’Ecate Chiaramonti (Musei Vaticani) o le statuine di bronzo conservate una ai Musei Capitolini e l’altra a Boston.</p><p>Un’iconografia intermedia la rappresentava, invece, con un unico corpo, ma con tre teste e sei braccia. I suoi attributi erano, oltre alle torce, anche le chiavi, il serpente ed il cane.</p><p>La migliore immagine che possediamo della dea è il rilievo della Gigantomachia dell’<strong>Altare di Pergamo </strong>(al <em>Pergamon Museum</em> di Berlino) nel fregio est, dove Ecate ha tre teste e sei braccia e lotta con la fiaccola, la spada e la lancia, accompagnata dal cane <strong>Molosso</strong>.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00134_ecate.html" data-text="Ecate" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00134_ecate.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00134_ecate.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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