<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Divinita &#8211; A</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/mitologia/divinita-a/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Aretusa</title><link>http://www.archeoguida.it/004579_aretusa.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/004579_aretusa.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 16 Mar 2011 13:00:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Lucia Rocco</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - A]]></category> <category><![CDATA[Mitologia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=4579</guid> <description><![CDATA[Aretusa su un tetradramma di Siracusa (405 – 400 a.C.) Aretusa (dal greco Ἀρέθουςα) è un personaggio della mitologia greca, appartenente alla grande famiglia delle Nereidi e come tale è figlia di Nereo e Doride. La sua storia è raccontata da Ovidio (Metamorfosi V, 572 e segg.), ed è narrata dalla stessa Aretusa. “[…]dal fondo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-4580" title="Aretusa" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/03/Aretusa.jpg" alt="Aretusa" width="600" height="583" /></p><p><em>Aretusa su un tetradramma di Siracusa (405 – 400 a.C.)</em></p><p>Aretusa (dal greco Ἀρέθουςα) è un personaggio della mitologia greca, appartenente alla grande famiglia delle Nereidi e come tale è figlia di Nereo e Doride. La sua storia è raccontata da Ovidio (Metamorfosi V, 572 e segg.), ed è narrata dalla stessa Aretusa.</p><blockquote><p>“<em>[…]dal fondo dei gorghi la dea sollevò/ il capo, si asciugò con la mano i verdi capelli/ e incominciò a narrare gli antichi amori del fiume Alfeo./ «[…]/E sebbene non avessi mai preteso d&#8217;essere bella,/ malgrado la mia prestanza, bella ero considerata »”</em></p></blockquote><p>La dea, descritta bellissima e dagli splendidi e lunghi capelli verdi, era intenta a rinfrescarsi facendo un bagno nel fiume Alfeo. Questi, vedendola così bella e nuda, cominciò a desiderarla e quindi a parlarle. Aretusa si spaventò e cominciò, ancora nuda, a correre per sfuggire da quella voce che proveniva dal gorgoglio delle acque. Non valse a nulla scappare lungo le rive del fiume Alfeo, che intanto aveva preso sembianze umane, e disperata Aretusa chiamò in aiuto la dea Artemide che l’avvolse in una nube, nascondendola così al suo ammiratore. Ma la paura e la lunga corsa provocarono nella nereide un intenso sudore che, scivolando pian piano dal suo corpo, formò prima una pozzanghera ai suoi piedi e la trasformò poi in una sorgente, che sgorgò presso l’isola di Ortigia nel territorio siracusano. Alfeo, riconoscendo nell’acqua la sua amata, riprese forma di fiume e, ritornato corrente, cominciò a mescolarsi e quindi ad unirsi con lei.</p><p>Oggi sull’isola di Ortigia, nel quartiere più antico di Siracusa, è ancora visibile la fonte Aretusa, un’eccezionale sorgente collocata a pochi metri dal mare. Al centro della vasca è oggi visibile l’unico papireto selvatico presente in occidente.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/004579_aretusa.html" data-text="Aretusa" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F004579_aretusa.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/004579_aretusa.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Atena</title><link>http://www.archeoguida.it/003977_atena.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003977_atena.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 Jan 2011 14:44:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Lucia Rocco</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - A]]></category> <category><![CDATA[Mitologia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3977</guid> <description><![CDATA[Il nome Atena (dal greco Aθηνα̃, α̃ζ) compare per la prima volta nel bacino del Mediterraneo sulle tavolette del Palazzo di Cnosso, sulle quali è fatto riferimento ad una Atena Potnia (dove per Potnia si intende, in lingua micenea, ‘signora, dama, regina’). Non è facile affermare se si trattasse della divinità greca oppure se la [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3981" title="Atena-Algardi" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Atena-Algardi.jpg" alt="Atena " width="600" height="496" /></p><p>Il nome Atena (dal greco Aθηνα̃, α̃ζ) compare per la prima volta nel bacino del Mediterraneo sulle tavolette del Palazzo di Cnosso, sulle quali è fatto riferimento ad una Atena Potnia (dove per <em>Potnia</em> si intende, in lingua micenea, ‘signora, dama, regina’). Non è facile affermare se si trattasse della divinità greca oppure se la tavoletta in questione facesse riferimento ad una nobile abitante della città di Atene. Per Platone invece il nome della dea deriva da <em>A-θεο-νόα </em>‘mente di Zeus’, in riferimento al mito della nascita.</p><p class="aaa3">Origine di Atena</p><p>Il mito della nascita di Atena è unico nel suo genere: Zeus aveva concepito Atena nel ventre della dea Metide, ma Gea e Urano gli consigliarono di ucciderla perché ne sarebbe nato un figlio astuto e prepotente che avrebbe poi spodestato il padre. Così Zeus mangiò tutta intera la povera Metide, che divenne parte di sé. Da quel momento il dio fu afflitto da atroci mali di testa dai quali trovò sollievo solo grazie ad un colpo di ascia bipenne che Efesto (oppure, a seconda delle versioni, Prometeo o Ermes) gli assestò sul cranio. Dalla ferita venne fuori Atena, già armata dell’elmo e di uno scudo scintillante</p><p class="aaa3">Poteri e attributi di Atena</p><p>La dea Atena è una delle maggiori e più importanti divinità del pantheon greco, nonché una delle più conosciute in tutto il Mediterraneo poiché numerose sono state le identificazioni con essa di divinità locali.</p><p>Atena è rappresentata come una dea vergine, lontana da qualsiasi pulsione d’amore e molti sono stati i miti legati a questo suo aspetto: il veggente Tiresia fu privato della vista dopo che ebbe guardato la dea nuda mentre faceva il bagno in una fonte; Efesto tentò di possederla ma il suo seme cadde sulla Terra, fecondando Gea, che partorì Erittonio (secondo un’altra versione fu il fazzoletto di lana col quale Atena si pulìla gamba dello sperma di Efesto a fecondare la Terra).</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-3982" title="atena" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/atena.jpg" alt="Atena " width="600" height="1000" /></p><p>Come abbiamo detto Atena è figlia di Zeus (il più forte degli dei) e di Metide (la più saggia) e da entrambi ha ereditato le loro maggiori caratteristiche, tanto da diventare ella stessa, per importanza e potere, la seconda divinità dell’Olimpo: simbolo di una perfetta ed equilibrata fusione di forza ed intelligenza.</p><p>Atena è anche protettrice dello Stato e delle leggi (a lei si deve la creazione dell’Areopago di Atene) e in questo ruolo è invocata anche dai guerrieri che difendono le città dagli invasori. Atena è completamente vestita in armi, elmo scudo e lancia, ed è ricordata come una formidabile combattente: nella guerra di Zeus contro i Giganti la dea ebbe un ruolo decisivo per la sconfitta di questi ultimi e durante la Guerra di Troia si schierò dalla parte dei Greci; inoltre a lei viene fatta risalire l’invenzione del primo carro da guerra.</p><p>Atena è soprattutto divinità tutelare della città e delle istituzioni poleiche di Atene: la leggenda racconta che la dea si scontrò contro Poseidone per il predominio dell’Attica. Il dio del mare fece scaturire una sorgente mentre Atena fece spuntare il primo albero di olivo sull’acropoli (pianta che veniva adorata anche in età storica). Gli Ateniesi decretarono la vittoria di Atena ritenendo di massima utilità il dono da lei portato poiché, grazie al commercio, avrebbe portato numerose altre ricchezze.</p><p class="aaa3">Atene e Atena: il Partenone e le Panatenee</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-3983" title="atena-partenone" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/atena-partenone.jpg" alt="partenone" width="600" height="365" /><br /> Ricostruzione del Partenone di Joseph Kürschner, 1891</em></p><p>Il più grande ed importante tempio dedicato alla dea Atena è sicuramente il Partenone, sull’acropoli della città di Atene. Il tempio, di ordine dorico, fu costruito per iniziativa di Pericle tra il 477 e il 432 a.C. su progetto dell’architetto Ictino e con le decorazioni fittili e scultoree di Fidia. Allo scultore si deve anche la statua crisoelefantina (d’oro e di avorio), oggi perduta, che raffigura Atena Parthenos, ovvero la dea nella sua accezione di divinità vergine. La statua raffigurava Atena in armi, con lancia scudo ed elmo, recante nella mano libera una nike alata e sull’elmo un carro trainato da cavalli.</p><p>Presso il tempio di Atena Parthenos si svolgevano, il 28 del mese Ecatombeone (fine luglio secondo il calendario gregoriano) le celebrazioni sacre: le Panatenee istituite, secondo la leggenda, da Teseo per celebrare il sinecismo dell’Attica e il predominio di Atene sulla regione. Dalla porta del <em>dipolo </em>partiva una processione che, attraversando l’agorà, giungeva fino all’altare situato davanti al Partenone (sui muri esterni della cella del tempio lo scultore Fidia aveva ritratto i cittadini durante la processione) dove si sacrificavano animali per la divinità (ecatombe).</p><p>Dal 556 a.C. e ogni quattro anni si svolgevano le grandi Panatenee, giochi e competizioni, sul modelle olimpionico, ai quali partecipavano tutti i cittadini liberi, comprese le donne. Gli atleti e i poeti vincevano anfore ricolme di olio e … fama imperitura.</p><p>La devozione che gli ateniesi avevano nei confronti della dea è anche evidenziata dall’uso continuato per secoli del conio delle monete della città: la civetta e il rametto di olivo, entrambi simboli della dea.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-3984" title="tetradracma-ateniese-atena" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/tetradracma-ateniese-atena.jpg" alt="Tetradracma ateniese" width="600" height="574" /><br /> Tetradracma ateniese, V secolo a.C,</em></p><p class="aaa3">Curiosità</p><p>Atena è protagonista di moltissimi miti e leggende della cultura greca.</p><p>Si racconta che dopo la sua nascita fu affidata alle cure di Tritone (uno dei figli di Poseidone) e che crebbe insieme ad una delle sue figlie, Pallante, che allenava Atena al combattimento. Un giorno la dea uccise, per un malaugurato incidente, la povera Pallante e per placare il dolore di questo lutto la fece ritrarre in una statua (il Palladio) che pose accanto a quella del padre Zeus.</p><p>Atena è protagonista anche di molti miti che la vedono nel suo aspetto di divinità saggia e guerriera: aiutò Perseo ad uccidere Medusa ed in cambio ottenne la testa mozzata del mostro e la fece imprimere sul suo scudo; si schierò accanto ad Ercole in alcune delle sue fatiche (l’uccisione del leone di Nemea e degli uccelli del lago Stinfalo); soccorse Odisseo entrando nei sogni di Nausicaa e ordinandole di accorrere in aiuto di Ulisse che era naufragato sull’isola dei Feaci (Corfù).</p><p class="aaa3">Atena nel mondo romano</p><p>Atena nel mondo romano si fuse con gli aspetti di un’altra divinità locale, già adorata dagli Etruschi, Minerva. Pur mantenendo costanti alcune caratteristiche proprie ne assunse di nuove o ne ampliò le funzioni. Per la divinità romana Minerva si rimanda alla sua scheda.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003977_atena.html" data-text="Atena" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003977_atena.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003977_atena.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>3</slash:comments> </item> <item><title>Eos (Aurora &#8211; Thesan)</title><link>http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Sep 2010 14:39:34 +0000</pubDate> <dc:creator>Germana Perani</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - A]]></category> <category><![CDATA[Divinita - E]]></category> <category><![CDATA[Aurora]]></category> <category><![CDATA[Eos]]></category> <category><![CDATA[Thesan]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3025</guid> <description><![CDATA[Eos sul carro trainato da Lampo e Fetonte, cratere, Berlino Staatliche Antikensammlungen. Genealogia di Eos Figlia dei Titani Iperione e Tia, o di Iperione ed Eurifessa, o di Pallade e Stige, così come riferiscono molte fonti poetiche o mitografiche (1), è sorella di Helios, di Selene, di Aer e di Aether. Annuncia l’arrivo di Helios [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-3028" title="Eos-sul-carro-trainato-da-Lampo-e-Fetonte" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/09/Eos-sul-carro-trainato-da-Lampo-e-Fetonte.jpg" alt="Eos" width="600" height="437" /></em><br /> <em>Eos sul carro trainato da Lampo e Fetonte, cratere, Berlino Staatliche Antikensammlungen.</em></p><p class="aaa3">Genealogia di Eos</p><p>Figlia dei <strong>Titani</strong> <em><strong>Iperione</strong></em> e <em><strong>Tia</strong></em>, o di <em>Iperione</em> ed <em>Eurifessa</em>, o di <em><strong>Pallade</strong></em> e <em><strong>Stige</strong></em>, così come riferiscono molte fonti poetiche o mitografiche (1), è sorella di <em><strong>Helios</strong></em>, di <em><strong>Selene</strong></em>, di <em><strong>Aer</strong> </em>e di <em><strong>Aether</strong>. </em>Annuncia l’arrivo di <em>Helios</em> e lo accompagna nel suo quotidiano percorso sul cocchio trainato dai <strong>cavalli</strong> <strong>Lampo</strong> e <strong>Fetonte</strong>, finchè non arriva sulle spiagge occidentali dell’Oceano.</p><p class="aaa3">Amori di Eos</p><p>Sposa <em>Astreo</em>, discendente dei Titani, al quale genera come figli i <em>Venti </em>(<em>Anemoi</em>), Fosforo e tutte le altre stelle del cielo (2). Tuttavia dopo che Afrodite la sorprende a giacersi con Ares, la condanna ad un perenne ardore amoroso verso giovani mortali. Così seduce <em>Orione, Clito</em> e <em>Cefalo</em>. Rapisce infine <em>Ganimede</em> e <em>Titono</em>, figli di Troo.</p><p>Ma anche Zeus non rimane insensibile al fascino del giovane Ganimede, che viene sottratto alle attenzioni di Eos. Allora la dea supplica Zeus di rendere Titono immortale, ma si dimentica di chiedere per il giovane amato anche l’eterna giovinezza, cosicchè egli diviene ogni giorno più vecchio e grinzoso e con la voce sempre più stridula. Alla fine Eos, stanca di badare a Lui, dopo avergli generato due figli, <em>Ematione</em> e <em>Memnone</em>, lo abbandona chiudendolo nella stanza da letto e Titono si trasforma in cicala (3).</p><p><a rel="attachment wp-att-3029" href="http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html/eos-cefalo"><img class="alignnone size-full wp-image-3029" title="Eos-Cefalo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/09/Eos-Cefalo.jpg" alt="Eos Cefalo" width="375" height="600" /></a><br /> <em>Eos e Cefalo, Parigi, Louvre, n. inv. G438</em></p><p class="aaa3">Culto di Eos</p><p class="aaa4">In Grecia</p><p>Non è attestato in Grecia un culto specifico di <em>Eos</em>. Alcune fonti letterarie riportano la notizia di libagioni offerte in Atene ad <em>Eos, Helios</em> e <em>Selene</em>. Non sembra siano stati edificati templi a questa divinità (4). In Magna Grecia il suo culto sembra collegato a quello di divinità femminili, quali la <em>Malophoros</em>. A Selinunte, infatti, un’arula fittile documenta la conoscenza del mito di Eos che rapisce Cefalo, mentre dal tempio della <em>Malophoros</em> proviene, appunto, una lastra con questa stessa raffigurazione. Anche in area etrusca tirrenica alcuni reperti provengono da simili contesti cultuali.</p><p class="aaa4">In Etruria</p><p>Diversa è invece la situazione in area etrusca, dove il culto di <em>Thesan</em>, la divinità che corrisponde alla Eos greca, è ben documentato. Certo, si tratta di una divinità minore del pantheon etrusco, ma attestata su documenti epigrafici fin dal VII secolo a.C. Il suo nome ricorre inoltre sul <em>liber linteus</em> della mummia di Zagabria, un libro liturgico con prescrizioni rituali disposte in forma di calendario, prodotto in un’area geografica situabile fra Cortona, Perugia e il lago Trasimeno tra il III e il II secolo a.C. (5)</p><p>Da contesti religiosi provengono raffigurazioni di <em>Thesan</em> che ne ribadiscono il significato cultuale e ne definiscono la sfera di azione. Da Pyrgi proviene infatti una lamina bronzea con una raffigurazione di <em>Thesan</em>, mentre da Caere proviene l’acroterio che raffigura <em>Thesan</em> nell’atto di rapire un fanciullo.</p><p>Da <strong>Capua</strong>, dal Fondo Patturelli di Curti, sul limite orientale della città, provengono due antefisse, raffiguranti <em>Thesan</em> con in braccio un giovinetto. Il santuario di Pyrgi era dedicato ad <em>Eilythia</em>, corrispondente e alla latina <em>Iuno Lucina</em> e all’etrusca <em>Uni</em> e a <em>Leukothea</em>, cui corrispondeva nel mondo latino la <em>Mater Matuta</em> e forse proprio la <em>Thesan</em> etrusca.</p><p>Il contesto cultuale di Pyrgi suggerisce dunque di attribuire a <em>Thesan </em>il valore di divinità celeste, legata alla nascita del nuovo giorno, ma anche di divinità collegata alle nascite, albe di nuova vita. A Capua, il rinvenimento nel santuario del Fondo Patturelli anche di centosessanta sculture femminili in tufo, raffiguranti madri con bambini in fasce in grembo, note come <em>Matres Matutae</em>, sottolinea ancora una volta come al carattere celeste della divintà si associ anche quello di divinità legata all’ambito femminile della maternità e della fertilità. <strong> </strong></p><p>Tali raffigurazioni infatti ripropongono l’iconografia della <em>kouroptophos</em>, e sottolineano la funzione della figura femminile come nutrice, che riassume una simbologia di fertilità. Esse sembrano rappresentare l’immagini delle devote offerenti.</p><p class="aaa4">A Roma</p><p>Alla <em>Eos</em> greca corrisponde la latina <em>Aurora</em>. A Roma essa viene associata nel culto a <em>Matuta</em>, successivamente nota come <em>Mater Matuta</em>, associata ai porti. Le viene dedicato un tempio nel Foro Boario e l’11 giugno si celebravano in quel tempio le <em>Matralia</em>, feste in onore di <em>Mater Matuta</em>, cui potevano partecipare solo donne appena sposate.</p><p class="aaa3">Miti legati ad Eos/Thesan</p><p>Vengono frequentemente rappresentati gli amori di Eos soprattutto a partire dal V secolo a.C., quando il tema dell’amore delle divinità per i mortali acquista enorme popolarità divenendo spesso soggetto delle raffigurazioni vascolari.</p><p>Oltre all’amore per <em>Clito </em>e <em>Titono,</em> viene frequentemente rappresentato l’amore per <em>Cefalo</em>, un eroe ateniese. La frequenza con cui quest’ultimo mito viene rappresentato proprio a partire proprio dal V secolo a.C va letto in parallelo con l’affermarsi dell’importanza politica di Atene. Non è infrequente che nelle pitture vascolari il mito di Cefalo sia associato alla rappresentazione di racconti relativi ad altri eroi ateniesi. Molto spesso questo mito si trova associato alla rappresentazione delle imprese di Teseo.</p><p class="aaa3">Iconografia di Eos e monumenti antichi collegati</p><p class="aaa4">In Grecia</p><p>Sui vasi greci <em>Eos</em> appare sempre alata, spesso vestita con un lungo chitone. Con riferimento alla punizione infertale da Afrodite, viene rappresentata mentre rapisce un fanciullo, di cui si è invaghita o mentre insegue un giovinetto. Le scene di rapimento ricorrono più di frequente sui manufatti di epoca arcaica, mentre le scene di inseguimento sono più frequenti a partire dal V secolo a.C.</p><p class="aaa4">In Etruria</p><p>Più variegata è l’iconografia della <em><strong>Thesan</strong></em> etrusca. Essa è raffigurata sia alata, con uno o due paia di ali, sia aptera. <em>La Thesan</em> con due paia d’ali è caratteristica dell’epoca tardo- arcaica. Nel V secolo prevale l’iconografia con un solo paio di ali, mentre la dea aptera diventa comune nell’arte etrusca del IV secolo a.C. In questo periodo la dea viene spesso rappresentata anche nuda, con monili che le ornano il collo e le orecchie.</p><p>Spesso è raffigurata con diadema, corona radiata o con un <em>tutulus</em>. Veste un corto chitone e i calzari alati. Tale abbigliamento ha riscontro su materiale ceramico della fine del VI secolo a.C. Nel corso del V secolo il corto chitone viene sostituito da un chitone lungo con maniche e l’abbigliamento viene completato da un <em>himation</em>. Talvolta nelle raffigurazioni accompagna Usil, il dio del Sole, a riprova della perfetta corrispondenza tra l’etrusca <em>Thesan</em> e la <em>Eos </em>greca, così come le fonti letterarie greche raccontano (6).</p><p>L’aspetto astrale della dea è sottolineato anche da alcune raffigurazioni su specchi, in cui è rappresentata su un carro decorato da una stella e trainato da cavalli alati, mentre tiene nella mano sinistra una fiaccola. In un altro caso la dea è raffigurata sempre su un carro, vestita solo con un mantello leggermente gonfiato dal vento. Tali raffigurazioni rappresentano l’esatta traduzione dei versi omerici in cui si descrive il suo viaggio al seguito del fratello <em>Helios</em>. La presenza della stella e del mantello gonfiato dal vento alludono chiaramente a <em>Thesan</em> come madre delle stelle e dei venti, confermando ulteriormente sia l’identità tra la Eos greca e la Thesan etrusca, sia la profonda conoscenza dei miti greci in ambito etrusco.</p><p>E’ interessante il fatto che lo schema iconografico della dea sul carro, che la identifica come divinità celeste, venga utilizzato sul cratere falisco del Pittore dell’Aurora per raffigurare il rapimento di Cefalo da parte di Eos.</p><p><a rel="attachment wp-att-3030" href="http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html/cratere-falisco-pittore-aurora"><img class="alignnone size-full wp-image-3030" title="Cratere-falisco-Pittore-Aurora" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/09/Cratere-falisco-Pittore-Aurora.jpg" alt="pittore dell'Aurora" width="266" height="400" /></a><br /> <em>Cratere falisco del Pittore dell’Aurora. Roma, Museo di Villa Giulia (n.inv.2491)</em></p><p>Anche in ambito etrusco è raffigurata nell’atto di rapire o di inseguire un giovinetto. Lo schema iconografico adottato è nel primo caso quello della corsa. Nel secondo caso è quello dell’inseguimento con corsa da destra verso sinistra. Le raffigurazioni di Eos che rapisce Cefalo sono presenti in ambito etrusco sia su materiale di produzione locale, sia su materiale di importazione greca, con varianti significative del mito che provano la consapevole ricezione da parte degli Etruschi dei miti greci nel loro complesso, compresi anche quelli cosiddetti “minori”, come si deve senza dubbio considerare quello di Cefalo. Come inoltre emerge dalla documentazione archeologica di ambito etrusco vi era una conoscenza anche delle singole varianti del mito, tràdite dalle varie fonti letterarie.</p><p>Le aree in cui risulta particolarmente attestato sono il territorio di Vulci, di Capua, e di Felsina. Quindi sia L’Etruria terrenica, sia l’Etruria padana hanno restituito testimonianze di questo mito. Oltre ai già citati reperti provenienti da contesti cultuali (7), il mito è frequentemente raffigurato sugli specchi (8). Su questi oggetti, così legati al mundus muliebris, vengono frequentemente rappresentate divinità legate alla cerchia di Afrodite o di Dioniso e vengono privilegiati temi erotici, tra cui si colloca il rapimento per amore. Gli specchi sono per lo più di provenienza vulcente (9).</p><p>Da Vulci provengono anche molte anfore nolane, vasi destinati esclusivamente al mercato etrusco. Lo schema iconografico prevalente in questi vasi è quello dell’inseguimento. Nel territorio di Capua, oltrecchè sulle antefisse, questo mito ricorre anche su stamnoi e pelikai di importazione. Lo schema iconografico adottato è quello dell’inseguimento. A Felsina il mito di Eos e Cefalo ricorre su materiali d’importazione, tutti databili tra il 470 e il 430-20 a.C. in particolare su crateri a colonnette. Lo schema iconografico utilizzato è quello dell’inseguimento.</p><p class="aaa4">Bibliografia</p><p>Conti, M.C., <em>&#8221;Il mito di Eos e Kephalos in un pinax da Selinunte&#8221;</em>, <em>Bollettino di Archeologia, </em>1998</p><p>R. Graves, <em>I miti greci</em> (trad. it.), Milano 1988, pp. 133-135.</p><p>S. Kaempf-Dimitriadou, <em>Der Liebe der Götter</em>, in <em>Antike Kunst</em>, Beiheft 11, 1979</p><p>Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, (LIMC) vol. III. s.v. <em>Eos/Thesan</em></p><p><em class="aaa4">Note</em></p><p>1 Esiodo, <em>Teogonia</em>, vs 371; Apollodoro, <em>Bibliotheca</em> I, 8; Ovidio, <em>Fasti</em>, V, 159 e IV, 373; Omero, <em>Inno a Helios</em> vs 31;</p><p><em>2 Apollodoro, Bibliotheca, I, 4,4; Omero, Odissea XV, 250; Esiodo, Teogonia</em>, vs 378-382</p><p>3 Ovidio, <em>Fasti,</em> I, vs 461</p><p>4 Ovidio, <em>Metamorfosi</em>, XIII, 567 <em>“…rarissima templa per orbem</em>….”</p><p>5 Sul <em>liber linteus</em> si veda F. Roncalli in <em>Scrivere etrusco</em>, catalogo della mostra, Perugia 1985, pp. 17-52.</p><p>6 Omero, <em>Odissea</em> V, 1 e XXIII, 244-46: Teocrito <em>Idillio</em> II, 148.</p><p>7 Acroterio n. inv. TC6681, Berlino, Staatliche Museen; Antefissa da Curti (Capua) Berlino, Antiquarium n. inv. 7320; Antefissa da Capua, Capua, Museo Nazionale Campano, senza inventario.</p><p>8 Questo mito risulta anche raffigurato su un’idria ceretana conservata al Louvre, datata al 525 a.C (n. inv. E702), su un’anfora a figure nere del Gruppo La Tolfa, conservata a Ginevra nel Musée d’Art et d’Hìstoire, datata al 530-520 a.C. (n. inv. 140), su 2 bronzetti conservati al British Museum e datati al 450-425 a.C. (n. inv. BM Br 480 e 481) e su un attacco di oinochoe conservata al Museo Etrusco Gregoriano , datato al 460-40 a.C. (n. inv. 12798) e sul cratere del Pittore dell’Aurora datato al 360-340 a.C., Roma, Museo di Villa Giulia (n. inv. 2491)</p><p>9 Si tratta degli specchi Gerhard ES II, 179, 180; IV, 362, 363,1; V, 74.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html" data-text="Eos (Aurora &#8211; Thesan)" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003025_eos-aurora-thesan.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003025_eos-aurora-thesan.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Asclepio</title><link>http://www.archeoguida.it/002298_asclepio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002298_asclepio.html#comments</comments> <pubDate>Thu, 08 Apr 2010 23:24:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - A]]></category> <category><![CDATA[Asclepio]]></category> <category><![CDATA[Esculapio]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2298</guid> <description><![CDATA[Asclepio, dio greco della medicina, Esculapio per i Romani, ebbe particolare fortuna in età ellenistica; Il culto di questa divinità ctonia ha suscitato notevole imbarazzo tra i contemporanei per la sua formazione recente e la povertà del mito in confronto alle stratificate leggende arcaiche sugli dei più antichi. Le prime citazioni relative a questo dio, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-2301" href="http://guida.archart.it/002298_asclepio.html/asclepio-2"><img class="alignnone size-full wp-image-2301" title="asclepio" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/04/asclepio.jpg" alt="Asclepio o Esculapio" width="373" height="516" /></a></strong></p><p><strong>Asclepio</strong>, dio greco della medicina, <strong>Esculapio</strong> per i Romani, ebbe particolare fortuna in età ellenistica; Il culto di questa divinità ctonia ha suscitato notevole imbarazzo tra i contemporanei per la sua formazione recente e la povertà del mito in confronto alle stratificate leggende arcaiche sugli dei più antichi. Le prime citazioni relative a questo dio, comunque, sono molto antiche e risalgono ad <strong>Omero</strong>, che ne parla nell’Iliade (Omero, <em>Il</em>., II, 731-732; IV, 193-219; XI, 504-520), ad Esiodo (Es., <em>Catal. Delle donne, </em>frgg. 59-60) e a Pindaro (Pind., <em>Pitica </em>III).</p><h2>Miti relativi ad Asclepio</h2><p>Secondo il mito narrato da Esiodo Coronide, figlia del re della Tessaglia Flegia, ebbe un figlio da Apollo; quando poi ella stava per unirsi in matrimonio al mortale Ischi, venne ferita da Artemide e messa al rogo, per ordine del dio adirato, che però sottrasse alle fiamme il figlio non ancora nato, e lo portò al saggio centauro Chirone, esperto nelle scienze, affinché ne avesse cura e lo allevasse. Così Asclepio crebbe tra le montagne della Tessaglia e divenne esperto nell’arte medica (Pindaro, <em>Pitica </em>III). Dopo aver richiamato un morto in vita dietro compenso, fu ucciso dallo stesso Zeus per aver turbato l’ordine naturale delle cose.</p><p>A Epidauro, principale centro di culto del dio, il mito ricevette una forma diversa. Flegia, padre di Coronide, giunse ad Epidauro, dove sua figlia diede alla luce il figlio di Apollo, affidandolo poi alla sua sorte tra i monti. Il piccolo fu nutrito da una capra selvatica e custodito da un cane, finchè non lo vide un pastore, che si meravigliò dello splendore divino del piccolo: presto le sue facoltà di guaritore lo resero famoso per contrade e paesi.</p><h2>Iconografia e monumenti antichi collegati</h2><p>Asclepio veniva rappresentato dagli scultori antichi come un uomo barbato dall’aspetto benevolo e paterno, rivestito da un mantello, con l’ascella poggiata ad un bastone (l’omphalos), intorno al quale si avvolgeva il serpente, l’animale che lo rappresentava. Il serpente di Asclepio era un animale mansueto che, venendo a contatto con il fedele o sfiorandolo con la lingua, contribuiva alle guarigioni operate dal dio; talvolta lo stesso Asclepio assumeva le sembianze di un serpente. Altri animali sacri ad Asclepio erano il cane e la capra.</p><p>Ad Asclepio vengono attribuiti due figli, i due medici Podalirio e Macaone e delle figlie, Akeso, Iaso, Panacea, Egle ed Igea.</p><p>Ad Epidauro, dove si trovava il più importante santuario del dio, si sviluppò una vera e propria scuola di medicina, le cui pratiche erano soprattutto magiche, ma che preparò l’avvento di una medicina più scientifica. Quest’arte era praticata dalla famiglia degli Asclepiadi, o discendenti di Asclepio. Altri santuari del dio, estremamente noti nel mondo antico, si trovavano a Corinto, Trezene, Atene, Lebena e Pergamo.</p><h2>Cenni sul culto di Asclepio</h2><p>Asclepio guariva ogni genere di malattia. I suoi santuari erano una sorta di ospedali e i sacerdoti erano anche medici, che facevano operazioni o davano consigli. La medicina che si praticava all’interno di questi luoghi di culto costituiva un punto di contatto tra il trascendente e l’empirico. Vi si praticava l’<em>incubatio</em>: il malato, fatto giacere in appositi ambienti, trascorreva la notte e, in sogno, riceveva consigli o veniva guarito dal dio. La documentazione epigrafica ci offre numerosi esempi di guarigioni miracolose. La fama dei suoi miracoli si diffuse rapidamente a partire dal VI sec. a.C., in quanto Asclepio era l’unico dio che medicava e guariva oltre i limiti delle leggi naturali.</p><h2>L’importazione del culto a Roma</h2><p>Il culto del dio fu importato a Roma agli inizi del III sec. a.C. ed ebbe la sua sede sull’Isola Tiberina. Nel 293 a.C. i Romani si trovavano impegnati nella Terza Guerra Sannitica, quando una terribile epidemia si abbattè sull’Urbe (Liv., <em>Ab urbe cond., </em>X, 47,7). I libri sibillini suggerirono di chiedere aiuto al santuario di Asclepio in Epidauro, dove fu mandata una delegazione di dieci uomini. Giunti ad Epidauro, i Romani ottennero dai dirigenti del santuario un serpente, simbolo e personificazione di Asclepio e con il serpente presero la via del ritorno. Arrivata alle foci del Tevere, l’imbarcazione risalì il fiume e giunse al porto militare, che si trovava di fronte all’isola Tiberina. Qui avvenne il prodigio: il serpente strisciò fuori dalla nave, si buttò in acqua, e salì sull’isola, poi, miracolosamente sparì e con il serpente sparì anche l’epidemia di peste che aveva decimato la popolazione (Ovid., <em>Metam.,</em>XV, 622ss).</p><h3>Per approfondire</h3><p>P. Grimal, <em>Enciclopedia dei miti</em>, Garzanti, Milano 1990.</p><p>M. Guarducci, <em>L’isola Tiberina e la sua tradizione ospitaliera</em>, in “RAL” 26, 1971, pp. 267- 281; ora in <em>Scritti sulla religione greca e romana e sul Cristianesimo </em>(EPRO 98), Leiden 1983, pp. 180-197.</p><ol><li>Krug, <em>Medicina nel mondo classico</em>, Giunti ed., Firenze 1990.</li></ol><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002298_asclepio.html" data-text="Asclepio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002298_asclepio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002298_asclepio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Ade</title><link>http://www.archeoguida.it/001540_ade.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001540_ade.html#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Feb 2010 15:31:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Raffaella Bucolo</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - A]]></category> <category><![CDATA[Ade]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1540</guid> <description><![CDATA[Ade &#8211; Hades Figlio dei Titani Kronos (il tempo che scorre) e Rhea (la dea Madre), Ade ebbe in sorte, nella divisione del mondo con i suoi fratelli Zeus e Poseidone, il Regno dei morti. I tre fratelli vincitori della guerra contro i Titani divennero, infatti, padroni rispettivamente del cielo, del mare e del sottosuolo, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1541" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001540_ade.html/ade"><img class="alignnone size-full wp-image-1541" title="ade" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/ade.jpg" alt="" width="250" height="332" /></a></p><h2>Ade &#8211; Hades</h2><p>Figlio dei Titani <strong>Kronos</strong> (il tempo che scorre) e <strong>Rhea </strong>(la dea Madre),<strong> Ade </strong>ebbe in sorte, nella divisione del mondo con i suoi fratelli <strong>Zeus </strong>e <strong>Poseidone</strong>, il Regno dei morti. I tre fratelli vincitori della guerra contro i Titani divennero, infatti, padroni rispettivamente del cielo, del mare e del sottosuolo, dove giungevano le ombre dei morti.</p><p>Il nome <em>Ade</em> indicava, nei testi antichi, anche gli stessi Inferi.</p><h3>Origine ed evoluzione del culto di Ade</h3><p>Ade è il sovrano dell’Oltretomba e custode delle anime dei morti, temuto ed odiato dagli uomini e dagli dei. Il suo regno, infatti, era grande e spaventoso, circondato da fiumi mitici, che si trovavano oltre l’Oceano e nascevano dal <strong>Tartaro</strong>, al centro della terra: il <strong>Flagetonte</strong>, fiume del fuoco, il <strong>Cocito</strong>, fiume del lamento, lo <strong>Stige</strong>, fiume dell’odio e l’<strong>Acheronte</strong>, fiume del dolore.</p><p>Il dio si trova nominato nei testi omerici ed in particolare nell’Iliade, dove è sempre descritto su di un carro. Legato all’oscurità, possedeva anche un elmo magico forgiato dai <strong>Ciclopi</strong>, che lo rendeva invisibile.</p><p>Ad Ade venivano sacrificati animali dal pelo nero e lo si invocava per gli scongiuri o i giuramenti; nel culto era molto spesso associato a <strong>Proserpina</strong> e a <strong>Demetra</strong>.</p><p>A lui era consacrato tutto ciò che riguardava il sottosuolo, le ricchezze minerarie, ma anche le radici delle piante.</p><p>Secondo alcune interpretazioni il dio non deve essere confuso con <strong>Plutone</strong> il quale, benchè vicino da un punto di vista cultuale, è di origine più tarda, ma onorato, a sua volta, dai Romani come re dell’Oltretomba.</p><h3>Miti relativi ad Ade</h3><p>Il mito più noto relativo ad Ade è quello che racconta il rapimento di Proserpina. La giovane dea, figlia di Demetra, venne trascinata, contro il suo volere, dal re degl’Inferi nel suo regno sotterraneo. Demetra, allora, nella ricerca disperata della figlia, dimenticò i suoi doveri nei confronti della terra, che divenne arida ed incolta. Zeus, preoccupato per la grave situazione, decise di convincere Ade a restituire Persefone: <strong>Ermes</strong>, in qualità di messaggero degli dei, comunicò la decisione al re dell‘oltretomba, che accettò l’accordo, a patto che Persefone non mangiasse il cibo dei morti. Tuttavia la dea aveva già mangiato alcuni semi di melograno, frutto rosso dedicato ai defunti, diventando così la regina degli Inferi.</p><p>Alla fine Zeus propose ed ottenne un accordo, che accontentasse entrambe le parti: Persefone avrebbe passato metà dell’anno con la madre e l’altra metà con Ade.</p><p>Chi entrava, infatti, nel Regno dell’Oltretomba, non poteva fare ritorno nel mondo dei vivi e sono molto rare le eccezioni concesse da Ade, come era avvenuto per <strong>Enea</strong>, <strong>Ulisse</strong>, <strong>Orfeo</strong>,<strong> Teseo</strong> e <strong>Piritoo</strong>.</p><p>Anche <strong>Eracle</strong> riuscì a varcare le soglie del Regno dei morti e tornare indietro, una volta insieme ad <strong>Alcesti</strong> (Apollodoro, <em>Bibliotheca</em> 1,106) ed un’altra durante la sua dodicesima fatica, quando dovette affrontare il cane <strong>Cerbero</strong>, guardiano delle porte degli Inferi. Ade stesso disse ad Eracle che Cerbero sarebbe stato in suo potere, se fosse riuscito a catturarlo senza ricorrere alla clava e alle frecce (Apollodoro, <em>Bibliotheca</em> 2,125).</p><p>Un mito lega Ade alla ninfa <strong>Mente</strong>, una delle Naidi legata al fiume Cocito, di cui il dio era innamorato (Strabone, <em>Geografia</em> VIII, 3,14;<em> </em>Ovidio, <em>Metamorfosi</em> X, 728-731). Diverse tradizioni del racconto narrano che la ninfa, spaventata dall’amore del re degli Inferi, chiese agli dei di essere trasformata in una pianta, piuttosto che lasciare la terra; secondo un’altra versione, la stessa ninfa, innamorata, invece, del dio, venne trasformata per gelosia di Persefone. La menta era considerata una delle piante sacre ad Ade ed utilizzata, per il suo profumo, durante i riti funebri.</p><p><a rel="attachment wp-att-1542" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001540_ade.html/ade-persefone"><img class="alignnone size-full wp-image-1542" title="ade-persefone" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/ade-persefone.jpg" alt="Ade e Persefone" width="250" height="299" /></a> Ade e Persefone in una pinakes calabra</p><h3>Iconografia di Ade e monumenti antichi collegati</h3><p>Nelle raffigurazioni più antiche Ade si presenta come un uomo barbato, vestito con il chitone ed un lungo mantello, dai capelli raccolti e con lo scettro, simbolo della propria regalità. Seduto generalmente su un trono, può avere un <em>kàntharos </em>in mano come attributo: nelle<em> Pinakès </em>di <strong>Locri</strong> ha anche la melagrana, il caratteristico frutto dei morti.</p><p>Numerose rappresentazioni vascolari, già dallo stile a figure nere, vedono presente Ade come soggetto, soprattutto in immagini che ne sottolineano il ruolo di sovrano.</p><p>Il dio è raffigutato anche in un rilievo di una colonna relativa all’<strong>Artemision</strong> di <strong>Efeso</strong>.</p><p>L’immagine che venne più spesso rappresentata fu quella relativa al rapimento di <strong>Persefone</strong>, che presenta una lunga continuità nell’arte antica, non solo come soggetto, ma anche con la ripetizione dello schema iconografico.</p><p>Questo tema lo si trova comunemente nei <strong>sarcofagi</strong> di epoca romana per la chiara associazione tra la sorte del defunto e quella di Proserpina, entrambi trascinati contro la loro volontà nel Regno delle Ombre e legati ad esso per sempre.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001540_ade.html" data-text="Ade" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001540_ade.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001540_ade.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Apollo</title><link>http://www.archeoguida.it/001530_apollo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001530_apollo.html#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Feb 2010 15:22:23 +0000</pubDate> <dc:creator>Lucia Rocco</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - A]]></category> <category><![CDATA[Apollo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1530</guid> <description><![CDATA[Numerose sono le etimologie possibile per il nome Apollo. Potrebbe derivare dal greco πόλιoζ (pòlios) che significa &#8220;candido&#8221; oppure da απέλλα (apélla, &#8220;assemblea&#8221;) per identificare il dio come &#8220;parlatore&#8221; o &#8220;profeta&#8221;, o ancora dal dorico απέλλoν (apèllon, &#8220;possente&#8221;). Alcuni ne vedono l’origine nella forma verbale απόλλυμι (apòllumi, &#8220;io uccido&#8221;) e quindi &#8220;Sterminatore&#8221;. Ma la più [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1535" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001530_apollo.html/apollo-belvedere"></a><a rel="attachment wp-att-1534" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001530_apollo.html/apollo-2"><img title="Apollo" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/apollo.jpg" alt="" width="409" height="473" /></a><a rel="attachment wp-att-1534" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001530_apollo.html/apollo-2"></a></p><p>Numerose sono le etimologie possibile per il nome Apollo. Potrebbe derivare dal greco πόλιoζ (<em>pòlios</em>) che significa &#8220;candido&#8221; oppure da απέλλα (<em>apélla</em>, &#8220;assemblea&#8221;) per identificare il dio come &#8220;parlatore&#8221; o &#8220;profeta&#8221;, o ancora dal dorico απέλλoν (<em>apèllon</em>, &#8220;possente&#8221;). Alcuni ne vedono l’origine nella forma verbale απόλλυμι (<em>apòllumi</em>, &#8220;io uccido&#8221;) e quindi &#8220;Sterminatore&#8221;. Ma la più diffusa, e probabilmente più corretta, è la forma participiale απέλλων (<em>apèllon</em>, &#8220;colui che fa nascere la stella&#8221;) con chiaro riferimento al sole.</p><h3>Origini di Apollo</h3><p>Apollo era figlio di Zeus e Latona, la quale si rifugiò sull’isola di Asteria (chiamata Delo – dal greco dopo la nascita del dio) per potersi sottrarre alla maledizione lanciatale da Hera e poter quindi partorire i due gemelli Apollo e Artemide.</p><p>Altri miti raccontano come Hera, pur di impedire la nascita del piccolo, rapì Ilizia, dea del parto, ma fu poi convinta dagli altri déi a desistere dall’intento di lasciar morire Latona. I miti riportano anche che Artemide fu la prima dei gemelli a nascere e che abbia in seguito aiutato la madre nel parto del fratello. Apollo nacque in una notte di plenilunio e da allora quel giorno del mese gli fu consacrato.</p><h3>Poteri e attributi di Apollo</h3><p>Apollo personifica nel mondo greco <strong>l’anima razionale </strong>e la sua figura viene contrapposta consapevolmente a quei personaggi e quelle situazioni che nel mito rappresentano le passioni e gli istinti animali. Anche la sua caratterizzazione “luminosa” è spiegabile in questo senso: è il dio della luce (tra i suoi epiteti il più frequente è Febo &#8211; dal greco φοίβοζ, <em>phoîbos</em> “splendente”). In quanto apportatore di luce (a lui era dato il compito di trasportare sul suo carro l’astro da est ad ovest ogni giorno) è dunque depositario anche, e soprattutto, della luce interiore: &#8220;conosci te stesso&#8221; era infatti il detto scolpito nella roccia del suo tempio a Delfi.</p><p><strong>Ma è anche il dio dell’arte e della musica (Apollo</strong><strong><em> Musagete</em></strong><strong>): si accompagnava alle Muse, con le quali viveva sull’Elicona; </strong>è anche dio della medicina e della profezia. L’arte medica e quella divinatoria erano associate nell’antica Grecia, considerando sia il medico che l’indovino capaci di “capire” attraverso segni (o sintomi!) la realtà delle cose. Il potere divinatorio era esercitato dal dio nelle numerose sedi dei suoi oracoli, primo tra tutti quello di Delfi (Apollo <em>Delfico </em>o <em>Pitico</em>).</p><p>Apollo viene normalmente raffigurato coronato di alloro, pianta sotto la quale il dio sarebbe nato e con la quale si cingeva il capo dei vincitori dei giochi olimpici. Ma è spesso raffigurato anche con l&#8217;arco e la cetra, rispettivamente simboli della vendetta (spesso è infatti invocato per punire) e dell’arte della musica. Altro suo emblema caratteristico è il tripode sacrificale, legato ai suoi poteri profetici. Animali sacri al dio erano i cigni (simbolo di bellezza), i lupi, le cicale (a simboleggiare la musica e il canto), e ancora falchi, corvi e serpenti, questi ultimi con riferimento ai suoi poteri oracolari. Nella sua accezione di <em>Alexikakos</em> o <em>Apotropaeos</em>, entrambi significanti &#8220;colui che scaccia &#8211; o tiene lontano &#8211; il male&#8221;, si riferisce, oltre che al suo già citato ruolo di patrono dei medici, anche il suo potere di scatenare &#8211; e dunque anche di tener lontane &#8211; malattie e pestilenze (del corpo e dello spirito).</p><p><a rel="attachment wp-att-1534" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001530_apollo.html/apollo-2"></a><a rel="attachment wp-att-1535" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001530_apollo.html/apollo-belvedere"><img title="apollo-belvedere" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/apollo-belvedere.jpg" alt="Apollo Belvedere" width="302" height="480" /></a> Il celebre Apollo Belvedere</p><h3>Amori e figli di Apollo</h3><p>Numerosi furono gli amori di Apollo, soprattutto per personaggi mortali, tra i quali Ecuba, regina di Troia e moglie di Priamo; da questo amore nacque Troilo, il giovane principe dalle delicate fattezze che fu ucciso da Achille. Celebre è anche l’amore per Cassandra (una dei cinquanta figli del re Priamo): Apollo le promise il dono della profezia in cambio di un bacio. Tuttavia, dopo aver accettato il patto, la donna si rimangiò la parola data. Il dio allora, sputandole sulle labbra, le diede sì il dono di vedere il futuro, ma la condannò a non venir mai creduta per le sue previsioni. Il dio si innamorò anche di un giovane principe spartano, Giacinto, il quale rimase ucciso per un giavellotto lanciato accidentalmente dallo stesso Apollo, che non potendo fare altro lo trasformò nel fiore rosso che ancora oggi porta il suo nome.</p><p>Della ninfa Daphne Apollo fu stregato a causa delle frecce di Eros. Il piccolo dio dell’amore volle vendicarsi di colui che vantava il titolo di più bello fra gli dei e di grande arciere, e fece in modo che Daphne inorridisse alla sola presenza del dio. Perseguitata da Apollo innamorato, la ninfa, piangendo e gridando, chiese aiuto a Zeus che la tramutò in una pianta di alloro.</p><p>Il figlio più noto di Apollo è certamente Asclepio, dio della medicina presso i greci, nato dall&#8217;unione tra il dio e Coronide. Asclepio fu affidato al centauro Chirone, perché lo istruisse alle arti mediche.</p><h3>Santuari dedicati ad Apollo</h3><p>I maggiori santuari dedicati ad Apollo erano quello di Delfi e di Delo. Il santuario di Delfi era ritenuto dagli antichi “l’ombelico del mondo” ed era la sede del più importante e venerato oracolo (assieme a Dydyma) del dio: la sacerdotessa del culto, la <em>Pizia </em>(dal nome del serpente <em>Pitone </em>posto a guardia del santuario) era inizialmente scelta tra le vergini della città ma dopo che Echerate di Tessaglia rapì la veggente di cui si era invaghito, fu fatto divieto assoluto alle vergini di professare il sacerdozio, che fu affidato da allora alle sole donne mature. Inoltre presso il santuario di Delfi si tenevano ogni quattro anni i giochi pitici: la tradizione racconta che questi agoni, musicali e poetici, cominciarono prima dei veri e propri giochi atletici (come alle Olimpiadi) e che furono iniziati dallo stesso Apollo dopo che ebbe fondato l&#8217;oracolo di Delfi.</p><p>A Delo vi era un santuario legato al culto della nascita del dio: Latona trovò sull’isola rifugio dalla persecuzione di Era, e lì partorì i divini gemelli. Siccome per la nascita di Apollo, dio del sole, l&#8217;isola fu tutta circondata di luce, fu da allora chiamata Delo (dal verbo greco δηλόω, deloo “apparire, rendere manifesto&#8221;)</p><h3>Apollo nel mondo romano</h3><p>A differenza di altri déi, Apollo non aveva un equivalente romano diretto, e il suo culto venne importato a Roma direttamente dai Greci. Sembra verosimile che il culto del dio sia stato introdotto a Roma nel 431 a.C. dalla città campana di Cuma quando, in seguito a una pestilenza, fu eretto un tempio in onore di ad <em>Apollo medicus</em> nel Campo Marzio, fuori dal <em>pomerium,</em> come d&#8217;uso per le divinità non romane. L&#8217;Apollo romano apparirebbe dunque caratterizzato da uno dei tratti più arcaici del dio: quello legato al potere di infliggere malanni e di guarire. A Cuma invece, pur non essendo privo del carattere salutifero, si distingueva soprattutto per l&#8217;aspetto oracolare, per la presenza di un importante oracolo sibillino. Ad Apollo sarebbe connessa la fondazione della stessa città di Cuma: il dio infatti avrebbe indicato la rotta ai coloni calcidesi (ad ovest della Grecia appunto come la direzione del sole) in forma di colomba bianca. Augusto, alla fine del I sec. a.C., diede grande impulso al suo culto, facendolo uno dei cardini del suo piano di rinnovamento religioso e di propaganda personale: dopo la battaglia di Azio, fece restaurare il santuario di Apollo Aziaco, come <em>ex voto </em>per aver sostenuto i Romani. Dopo tre anni fece costruire un tempio per custodire i <em>Libri Sibillini</em>, condotti da Cuma, città sacra del regime augusteo. Nella IV ecloga delle <em>Bucolicae</em> virgiliane, redatta verso il 40 a.C., si preannuncia sulla scorta di un oracolo cumano la nascita di un personaggio che avrebbe instaurato una nuova età dell&#8217;oro sotto gli auspici di Apollo, riportando l&#8217;ordine e la prosperità: questo salvifico personaggio sarebbe stato, secondo la propaganda imperiale, lo stesso Augusto.</p><p>&#8220;Apollo e Artemide” &#8211; Portici</p><p>L’immagine è tratta da “<em>Le Antichità di Ercolano Esposte”,</em></p><p>Tomo 2, Tavola XVII, pag. 113</p><p>Copyright © 2001-2003 Masanori AOYAGI</p><h3>Curiosità su Apollo</h3><p>Del dio Apollo si ricordano alcuni miracolosi <em>signa</em>: ad esempio sembra che si ripetesse abbastanza di frequente il fenomeno di un pianto miracoloso della sua statua lignea, soprattutto in occasione di sconfitte dei Greci ad opera dei Romani.</p><p>“Apollo e Dafne”</p><p>Gian Lorenzo Bernini (1623-1624)</p><p>Galleria Borghese, Roma</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001530_apollo.html" data-text="Apollo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001530_apollo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001530_apollo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Artemide &#8211; Diana</title><link>http://www.archeoguida.it/001425_artemide-diana.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001425_artemide-diana.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 31 Jan 2010 23:41:38 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - A]]></category> <category><![CDATA[Artemide]]></category> <category><![CDATA[Atteone]]></category> <category><![CDATA[Callisto]]></category> <category><![CDATA[Diana]]></category> <category><![CDATA[Ifigenia]]></category> <category><![CDATA[Niobidi]]></category> <category><![CDATA[Orione]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1425</guid> <description><![CDATA[Genealogia: Figlia di Zeus e Leto, sorella gemella di Apollo. Origini del culto di Artemide Divinità greca di antichissima origine e di natura molteplice. L’etimologia ancora oscura del nome di Artemide, la cui esistenza su di una tavoletta in lineare B resta ancora da verificare, fa presumere l’alta antichità del suo culto riconducibile, probabilmente, all’età [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1428" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-1428" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001425_artemide-diana.html/artemide-diana03"><img class="size-full wp-image-1428" title="artemide-diana03" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/artemide-diana03.jpg" alt="" width="300" height="461" /></a><p class="wp-caption-text">Artemide di Versailles. Copia romana da originale del IV sec. a.C. - Museo del Louvre.</p></div><p><strong>Genealogia:</strong> Figlia di Zeus e Leto, sorella gemella di Apollo.</p><h3>Origini del culto di Artemide</h3><p>Divinità greca di antichissima origine e di natura molteplice. L’etimologia ancora oscura del nome di Artemide, la cui esistenza su di una tavoletta in lineare B resta ancora da verificare, fa presumere l’alta antichità del suo culto riconducibile, probabilmente, all’età minoica. In età greca arcaica è rappresentata, secondo modelli di origine persiana, come <em><strong>Pótnia therôn</strong></em>, Signora degli animali. In Omero è identificabile nella divinità maestra nel tiro con l’arco e nella caccia, designata come colei che domina gli esseri viventi e, al tempo stesso, che può decretarne la morte (<em>Il.</em>, XXIV, 606). La figura di Artemide acquisisce, in età arcaica avanzata e classica, un’identità più definita e complessa: inni e poemi, come pure le rappresentazioni iconografiche, ne esaltano la giovane età nei suoi tratti più giocosi e, allo stesso tempo, femminili. “Sui monti se ne va Artemide saettatrice, lieta fra i cinghiali e cerve veloci e con lei giocano le ninfe dei campi” recita un passo dell’Odissea.</p><h3>Figura mitica di Artemide</h3><p>La pluralità degli epiteti di Artemide rispecchia la ricchezza e la polivalenza della figura divina, le sue numerose iconografie e la varietà delle forme di culto che le venivano tributate. Come dea cacciatrice e signora degli esseri viventi Artemide è, sin dall’età arcaica, considerata una divinità dispensatrice di vita e di morte, ufficio nel quale si accompagna spesso al fratello Apollo, ad esempio nel mito che narra dell’uccisione delle figlie di Niobe. Artemide veglia simbolicamente sui territori di confine e sugli stadi di passaggio della vita umana: protettrice dell’infanzia è spesso associata ad alcuni riti di transito all’età adulta; fiera della propria castità inviolabile, è l’eterna vergine che veglia sulle giovani donne, colei che disdegna i vincoli della vita coniugale. Quando il suo mito si intreccia a quello della pre-romana Diana, divinità con la quale si identificherà, Artemide diviene anche protettrice delle partorienti e delle nascite, aspetto probabilmente rafforzato dal racconto mitico delle sue stesse origini: nell’isola di Orthygia la dea bambina, nata prima di Apollo, avrebbe aiutato la madre Leto a partorire il fratello gemello.</p><h3>Luoghi di culto</h3><p>La dea veniva venerata in numerosi luoghi di culto posti, significativamente, al di fuori dello spazio civico, generalmente presso sorgenti e corsi d’acqua o sulle cime dei monti. Alcuni, fra questi, sono connessi agli aspetti più noti del suo culto: a Sparta, in un santuario datato al 900 a.C. circa, era venerata una <strong>Artemide Orthia</strong>. Ad <strong>Artemide Brauronia</strong> era dedicato un santuario a Braurone, nei pressi di Atene: qui fanciulle ateniesi tra i cinque e i dieci anni, le cosiddette “Orse di Brauron” &#8211; l’orso era uno degli animali sacri alla dea-, trascorrevano un periodo di “segregazione rituale” probabilmente legato a riti di passaggio dall’infanzia all’età adulta. Ad <strong>Artemide Taurica</strong> era consacrato un santuario nel Chersoneso taurico dove il culto ad Artemide era stato fondato, secondo il mito, da Ifigenia figlia di Agamennone.</p><p>Grande importanza aveva, infine, la devozione nei confronti della dea ad <strong>Efeso</strong> e in tutta l’Asia Minore fin dai tempi più antichi dei re di Lidi: l’<strong>Artemision</strong> arcaico, incendiato nel 356 a.C. e poi ricostruito, fu un importante luogo di culto fino all’età romana dove Artemide, assimilando i tratti di una divinità asiatica, era venerata come dea della fecondità.</p><div id="attachment_1429" class="wp-caption alignnone" style="width: 295px"><a rel="attachment wp-att-1429" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001425_artemide-diana.html/artemide-diana01"><img class="size-full wp-image-1429" title="artemide-diana01" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/artemide-diana01.jpg" alt="" width="285" height="537" /></a><p class="wp-caption-text">Artemide Efesina</p></div><h3>Artemide in età romana</h3><p>In età romana il culto di Artemide si identifica con quello di <strong>Diana</strong>, divinità a sua volta di origini pre-romane. Nella religiosità romana la figura di Diana è il risultato di molteplici contaminazioni: riassume in sé i principali attributi della divinità greca, mantenendo però anche i tratti della originaria divinità italica venerata principalmente come protettrice delle nascite ed assorbendo allo stesso tempo l’aspetto “lunare” di <strong>Selene</strong> ed alcune connotazioni ctonie di <strong>Ecate</strong> con la quale talora si confonde. Come quest’ultima, ad esempio, Diana è protettrice dei trivi e, come tale, in età tarda acquisisce anche l’epiteto di <em>Trivia. </em></p><p>Un importante santuario dedicato a <strong>Diana Tifatina</strong> sorgeva nei pressi di Capua, sul monte Tifata, dove la divinità era oggetto di particolare devozione sin dal I secolo a.C.: le fonti greche narrano della ricchezza di questo santuario (<em>Paus.</em>, V, 12, 3) ed alcune iscrizioni testimoniano la sua vitalità per tutta l’età imperiale e ancora in età tardoantica. Un altro importante centro di culto era il santuario nel bosco di Ariccia (<em><strong>nemus Dianae</strong></em>) sui colli Albani (<em>Tac. Hist. </em>3, 36), nei pressi del Lago Nemi (<em>lacus Nemorensis</em>): qui la dea era venerata principalmente come protettrice delle nascite e come colei in grado di guarire dalle malattie, come attestato anche dai numerosi <em>ex-voto </em>fittili rinvenuti e raffiguranti organi genitali e statuette di donne con bambini in braccio.</p><p>A Roma il culto di Diana venne istituito nel VI secolo a.C. dal re Servio Tullio che fece edificare un tempio sull’<strong>Aventino</strong>. Dall’area proviene, oltre ad una statuetta in alabastro raffigurante la divinità scoperta nel ‘700, una testa marmorea rinvenuta nel 2009 ed oggi conservata nel Museo di Palazzo Altemps. La testa, frammento del simulacro di culto della dea, rappresenta una rielaborazione dell’Artemide Efesina ed offre agli studiosi un’importante ausilio per l’esatta localizzazione topografica del suo tempio sull’Aventino.</p><div id="attachment_1430" class="wp-caption alignnone" style="width: 312px"><a rel="attachment wp-att-1430" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001425_artemide-diana.html/artemide-diana02"><img class="size-full wp-image-1430" title="artemide-diana02" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/artemide-diana02.jpg" alt="" width="302" height="368" /></a><p class="wp-caption-text">Cratere François, 570-560 a.C. - Particolare di una delle due anse</p></div><h3>Iconografia</h3><p>In età greca arcaica la dea, raffigurata come <em>Pótnia therôn</em> tiene in ciascuna mano due animali (leoni, uccelli, cervi, grifi o esseri fantastici) impugnati per il collo o per le zampe posteriori e disposti in rigida simmetria. Così appare nella fascia superiore delle anse del <strong>Cratere di Kleitias e Ergotimos</strong> (noto come Cratere François, 570-560 a.C., Museo Archeologico Nazionale di Firenze) e in numerosi vasi arcaici corinzi, meli e in rilievi e terrecotte. In Oriente, specialmente in Asia Minore e nelle regioni di influenza greca intorno al Mar Nero, la dea è alata. Sullo scorcio del VI secolo a.C. appaiono le prime statue di culto ad opera di artisti di cui ci restano alcune testimonianze letterarie: a Praxias e Androsthenes (<em>Paus.</em>, X, 19, 4) risaliva il primo frontone orientale del <strong>tempio di Apollo a Delfi</strong> dove la dea era rappresentata con Apollo e le Muse ed è probabile che il tipo dell’Artemide Brauronia, adorata sull’acropoli con riti speciali, sia riconoscibile nelle terrecotte votive rinvenute nel Santuario (<em>Aristoph.</em>, <em>Lysistr.</em>, 645). In età classica Artemide va, invece, assumendo le sembianze di dea della caccia: compare due volte tra le figure del <strong>Partenone</strong> e, nella ceramica contemporanea, è raffigurata ormai come cacciatrice con corto chitone e stivali. I tratti del volto sono rappresentati con particolare dolcezza ed incorniciati da una lunga chioma trattenuta da un diadema o, più spesso, da un lungo nastro. In un cratere a campana del <strong>Pittore di Pan</strong>, attivo già nel 480 a.C. circa, la dea, che assiste alla morte di Atteone dilaniato dai cani, è rappresentata con faretra, arco e frecce anche se in altri casi, come nell’<em>oinochoe </em>del <strong>Pittore di Dutuit</strong>, la sua iconografia reca ancora tracce del suo primitivo aspetto di Signora alata degli animali.</p><p>Nel IV secolo a.C. l’interesse figurativo degli artisti nei confronti Artemide si accresce ulteriormente: a <strong>Prassitele</strong> si riferisce il tipo dell’<strong>A. di Dresda</strong> con peplo dorico che, stante e con arco sulla sinistra, è raffigurata nell’atto di estrarre una freccia dalla faretra. La statua di <strong>Artemide di Versailles</strong>, al Museo del Louvre, che conosciamo attraverso una copia di età romana di un originale dello scultore Leochares (IV secolo a.C.), mostra un esempio della sua iconografia classica: la dea passa indossando il corto chitone e con il mantello arrotolato intorno ai fianchi mentre la mano destra è portata all’indietro a estrarre un dardo dalla faretra e la sinistra tiene per le corna un cervo. In talune immagini la dea può recare, oltre ai suoi attributi abituali, una torcia, tipico elemento iconografico di Ecate.</p><p>L’immagine dell’<strong>Artemide Efesina</strong> come noi oggi la conosciamo dalle numerose copie e dalle repliche su terracotta, bronzo e monete risale all’età ellenistica: su monete efesine di III-II secolo a.C. e su conii di età imperiale romana la sua iconografia ricorre con caratteri costanti: la divinità ha un <em>khàlatos </em>sul capo sormontato addirittura da un tempio tetrastilo o da una costruzione a tre frontoni, mentre il panneggio della veste ricondotto sul capo forma una sorta di nimbo; sul petto una collana al di sotto della quale le numerose mammelle disposte su più file alludono al carattere di madre primigenia che la dea ha assunto nel culto asiatico.</p><p>In età romana non si ha, sul suolo italico, nessuna interpretazione originale di Diana dal punto di vista iconografico e la sua rappresentazione non si diversifica da quella della stessa Artemide.</p><h3>Più noti miti correlati a Artemide/Diana</h3><p><strong>Atteone<br /> </strong>il mito di Atteone, come molti tra i più noti racconti mitici, è connesso ad Artemide nel suo aspetto di vergine inviolabile e protettrice della castità. Un giorno, mentre stava inseguendo un cinghiale, il giovane Atteone &#8211; figlio di Aristeo e Antinoe, famoso eroe tebano e indomito cacciatore addestrato dal centauro Chirone &#8211; si trovò all’improvviso davanti ad una fonte dove Artemide e le sue ninfe stavano facendo il bagno. La dea, infuriata per lo sguardo impudico di un mortale, tramutò il giovane cacciatore in un cervo facendolo sbranare dai suoi stessi cani.</p><p><strong>Orione<br /> </strong>secondo una delle versioni del mito il gigante morì punto da uno scorpione dopo aver insidiato Artemide stessa o una delle sue ninfe.</p><p><strong>Endimione<br /> </strong>giovane e bellissimo re dell’Elide, Endimione era stato condannato da Zeus a dormire per trent’anni in una caverna del monte Latmo per aver insidiato la moglie Hera. Artemide vide casualmente il giovane addormentato e se innamorò, tornando così tutte le notti nella caverna ad ammirare il giovane.</p><p><strong>Callisto<br /> </strong>la ninfa fu trasformata in orsa dalla stessa dea per aver ceduto all’inganno amoroso di Zeus invaghitosi di lei ed aver quindi rinunciato alla propria castità.</p><p><strong>Niobidi<br /> </strong>Niobe si era vantata di essere madre di quattrodici figli e di essere per questo motivo superiore a Leto che ne aveva avuti soltanto due. Artemide ed Apollo si vendicarono uccidendo rispettivamente le sette figlie femmine ed i sette figli maschi di Niobe (Niobidi).</p><p><strong>Ifigenia<br /> </strong>Agamennone, convinto dall’indovino Tiresia della necessità di sacrificare la figlia Ifigenia per propiziare il viaggio dei Greci verso Troia, stava per compiere l’efferato rito quando Artemide intervenne sostituendo sull’altare sacrificale una cerva alla fanciulla e portando Ifigenia in Tauride. Qui Ifigenia, divenuta sacerdotessa della dea, fondò il culto di Artemide Taurica.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001425_artemide-diana.html" data-text="Artemide &#8211; Diana" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001425_artemide-diana.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001425_artemide-diana.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Afrodite</title><link>http://www.archeoguida.it/001420_afrodite.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001420_afrodite.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 31 Jan 2010 23:38:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Lucia Rocco</dc:creator> <category><![CDATA[Divinita - A]]></category> <category><![CDATA[Afrodite]]></category> <category><![CDATA[Ashtoret]]></category> <category><![CDATA[Astarte]]></category> <category><![CDATA[Ishtar]]></category> <category><![CDATA[Venere]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1420</guid> <description><![CDATA[Il nome della dea deriva dal greco αφρόζ che vuol dire &#8220;spuma&#8221;; alcuni studiosi sostengono un’origine pregreca del culto, in particolar modo legato al mito della divinità orientali Ishtar (divinità mesopotamica dell’amore e della guerra) e della semitica Ashtoret. Quest’ultima, sincretizzata con Ishtar fu nota in occidente come Astarte, nome che ben si presta linguisticamente [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1421" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001420_afrodite.html/afrodite"><img class="alignnone size-full wp-image-1421" title="afrodite" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/afrodite.jpg" alt="" width="307" height="400" /></a></p><p>Il nome della dea deriva dal greco <strong>αφρόζ</strong> che vuol dire &#8220;spuma&#8221;; alcuni studiosi sostengono un’origine pregreca del culto, in particolar modo legato al mito della divinità orientali <strong>Ishtar</strong> (divinità mesopotamica dell’amore e della guerra) e della semitica <strong>Ashtoret</strong>. Quest’ultima, sincretizzata con Ishtar fu nota in occidente come <strong>Astarte</strong>, nome che ben si presta linguisticamente ad agganci con il nome di Afrodite (anche se quest’ultima tesi ha suscitato non poche – e giustificate – critiche nel mondo accademico). L’origine orientale di Afrodite è, in ogni modo, confermata da Erodoto e Pausania.</p><h3>Origini di Afrodite</h3><p>Sulle origini di Afrodite molte e discordanti sono le versioni che la tradizione ci riporta. La più antica è omerica e fu ripresa successivamente da <strong>Virgilio</strong>: nell’ <em>Iliade</em> la dea è figlia di <strong>Zeus</strong> e di <strong>Dione</strong>. Un’altra tesi è invece riportata da <strong>Esiodo</strong> nella <em>Teogonia</em>, nella quale si legge di come <strong>Crono</strong> evirò <strong>Urano</strong> e ne gettò il membro tagliato nel mare; qui la dea si “formò” e, giunta a Cipro, uscendo dalle acque lasciò impronte che presto divennero zolle erbose sulla sabbia. <strong>Platone</strong> nel <em>Cratilo</em> racconta che la dea nacque dalla spuma delle acque del mare, tradizione che fu ripresa da U. <strong>Foscolo</strong> nel celebre sonetto <em>A Zacinto. </em>Al periodo ellenistico invece risale la versione del filosofo <strong>Eliano</strong> <strong>Claudio</strong> che diede un’ulteriore variante del mito della nascita di Afrodite: la dea sarebbe nata da una conchiglia, nella quale fu trasportata fino all’isola di <strong>Citera</strong>.</p><h3>Poteri e attributi di Afrodite</h3><p>Afrodite era protettrice della bellezza e dell’amore: la tradizione ricorda numerosi episodi nei quali si evince di come la dea suscitasse tale sentimento ovunque andasse (grazie anche alla cinta dorata che non toglieva mai e che faceva innamorare di lei chiunque la vedesse), a tal punto da attirare a sé la gelosia delle altre divinità. Platone distinse tra una Afrodite <em>Urania</em>, simbolo e nume dell’amore celeste, e una Afrodite <em>Pandemos</em>, personificazione divina dell’amore terreno.</p><p>Compare anche come apportatrice di fertilità e come divinità sotterranea (l’aspetto ctonio e quello della fecondità sono spesso collegati nelle mitologie del Mediterraneo), ma anche come protettrice della navigazione e di chi andava per mare (dal quale era nata). Tra gli altri aspetti quello che forse più meraviglia era il carattere guerriero che ne faceva compagna di Ares.</p><p>Le numerose versioni del mito della sua nascita e i suoi poteri testimoniano non solo l’antichità del suo culto (invero tra i primi della cultura ellenica) ma anche l’influenza di altre culture che confluirono nel pantheon greco, in particolar modo quelle provenienti in epoca preellenica dall’oriente.</p><p>Alla dea erano sacri il mirto (la leggenda vuole che quando uscì nuda dalla schiuma del mare si nascose proprio dietro un cespuglio di questa pianta), la rosa e la mela (frutto che Paride le consegnò scegliendola quale dea più bella dell’Olimpo). Tra gli animali erano sotto la sua tutela la colomba e il cigno, che trainavo il suo carro, e i delfini che la trasportavano sul loro dorso nelle acque.</p><h3>Amori di Afrodite</h3><p>Nell’ <em>Odissea </em>è raccontato che Afrodite, introdotta subito dopo la sua nascita sull’Olimpo, fu data in sposa ad Efesto, ma la sua fedeltà durò veramente ben poco e in quanto la dea lo con il dio Ares. Dall’unione con Ares nacque Armonia, personificazione dell’equilibrio tra le tendenze opposte impersonate dai suoi genitori (Amore e Guerra, Creazione e Distruzione); nacquero poi Fobo e Deimos, rispettivamente personificazione della Paura e dello Spavento, e infine Eros e Anteros, personificazioni dell’amore (innamoramento) e di quello corrisposto.</p><div id="attachment_1422" class="wp-caption alignnone" style="width: 413px"><a rel="attachment wp-att-1422" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001420_afrodite.html/afrodite-eros-piangente"><img class="size-full wp-image-1422" title="afrodite-eros-piangente" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/afrodite-eros-piangente.jpg" alt="" width="403" height="310" /></a><p class="wp-caption-text">Punizione di Eros piangente, alla presenza di Afrodite, Anteros e Peitò</p></div><p>Afrodite è legata a tutte le vicende del mito che hanno come protagonista il tema amoroso: tra gli dei ebbe rapporti con Dioniso (dal quale ebbe Priapo e Imeneo), con Poseidone, Ermes (padre di Tyche e Peitò), mentre tra i mortali celebri sono i suoi amori per Adone (oggetto di un’aspra disputa tra Afrodite e Persefone) e Anchise, bellissimo pastore troiano che divenne il padre dell’ eroe Enea.</p><h3>Santuari dedicati a Afrodite</h3><p>I numerosi, ma in genere minori, santuari dedicati ad Afrodite le attribuirono anche molteplici epiteti: <em>Acidalia</em>, che veniva occasionalmente aggiunto al suo nome, deriva dalla sorgente beota nella quale la dea era solita fare il bagno. Veniva anche chiamata <em>Cytherea </em>e<em> Ciprigna</em> (<em>Cipria </em>o <em>Cipride</em>), dai suoi presunti luoghi di nascita, rispettivamente Citera, centro di culto della dea e dei Dioscuri, e Cipro, dove erano celebrate le feste Afrodisie e dove fu eretto uno dei più celebri templi in suo onore. Afrodite <em>Argenna</em> veniva adorata in Beozia, in un santuario che la leggenda diceva fosse stato dedicato da Agamennone per celebrare l’amore per un giovane abitante della zona che morì cercando di sfuggire al principe acheo. A Delo l’epiteto <em>Agnè</em> designava Afrodite come <em>Atargatis</em>, dea siriana della fertilità. In Grecia vi erano alcuni luoghi di culto nei quali la dea era rappresentata armata, assumendo dunque le caratteristiche di Ares e perciò detta <em>Areia </em>o<em> Strateia. </em></p><h3>Afrodite e il mondo romano</h3><p>Presso i Romani Afrodite fu identificata intorno al III secolo a.C. con <strong>Venere</strong>, già divinità minore del pantheon latino (precedente alla fondazione di Roma, risale un tempio dedicato a lei presso Ardea). Il culto di Venere, oltre ad assimilare buona parte delle caratteristiche tipiche di quello di Afrodite, fu arricchito di nuovi attributi ed epiteti. Venere, a differenza di Afrodite per i Greci, ha enorme importanza per i Romani e l’Impero: la leggenda la vuole madre di Enea, l’eroe antenato dei Romani; Silla la innalzò a suo nume tutelare; Giulio Cesare ed Augusto ancorarono la loro discendenza ad Enea attraverso la <em>gens Iulia</em> che aveva la dea tra gli antenati. Lo stesso nome <em>Venus</em> ha in sé la radice di <em>veneror </em>e <em>venenum</em>, rispettivamente ‘adorare’ e ‘fascino magino’.</p><h3>Curiosità</h3><p>Afrodite nella tradizione letteraria è spesso descritta come una divinità ambiziosa e determinata: fu lei a promettere a Paride la bellissima Elena in cambio della mela che la sanciva come la più bella tra le dee dell’Olimpo, creando il <em>casus</em> per la decennale guerra di Troia.</p><p>Si vendicò aspramente di Nerite, uno dei figli di Nereo che non volle seguirla fuori dalle acque, trasformandolo in una conchiglia e lasciandolo sul fondo del mare, ma anche di Psyche, una bellissima principessa della quale si innamorò Eros, mandato dalla madre per farla innamorare dell’uomo più brutto del mondo. La dea, scoperto l’amore di suo figlio per la rivale, rapì Psyche e la sottopose a difficilissime prove, nelle quali veniva aiutata sempre dal dio Eros. Solo grazie all’intervento di Zeus fu salvata la giovane sventurata.</p><p>Ma la dea è ricordata anche per slanci di generosità e amore: ad esempio come quando trasformò la statua, nuda e d’avorio, Afrodite fu anche oggetto di un’alacre vendetta: nell’ <em>Odissea</em> è narrato il momento in cui lo sposo della dea, Efesto, la colse in flagrante tradimento con Ares: il dio del fuoco li imprigionò in una rete invisibile che li legava al letto e li espose allo scherno dell’assemblea degli dei.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001420_afrodite.html" data-text="Afrodite" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001420_afrodite.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001420_afrodite.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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