<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Libia</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/luoghi/libia/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Leptis Magna, archi, calcidico e mercato</title><link>http://www.archeoguida.it/001187_leptis-magna-archi-calcidico-e-mercato.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001187_leptis-magna-archi-calcidico-e-mercato.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:24:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[archi]]></category> <category><![CDATA[calcidico]]></category> <category><![CDATA[Leptis Magna]]></category> <category><![CDATA[mercato]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1187</guid> <description><![CDATA[Archi di Tiberio e Traiano Procedendo sul “cardo massimo”, la via che va dal mare al retroterra, verso nord-est si incontrano prima un semplice arco in arenaria ad un solo fornice dedicato all’imperatore Tiberio nel 35-36 d.C. e poi l’arco tetrapilo di Traiano. Quest’ultimo, eretto a commemorazione della concessione dello stato di colonia alla città, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h3>Archi di Tiberio e Traiano</h3><p>Procedendo sul “cardo massimo”, la via che va dal mare al retroterra, verso nord-est si incontrano prima un semplice <strong>arco</strong> in arenaria ad un solo fornice <strong>dedicato all’imperatore Tiberio</strong> nel 35-36 d.C. e poi <strong>l’arco tetrapilo di Traiano</strong>. Quest’ultimo, eretto a commemorazione della concessione dello stato di colonia alla città, sorgeva all’incrocio di questa via con il “decumano” che portava al teatro.</p><h3>Calcidico</h3><p>Attraversato l’arco di Traiano, una scalinata di otto larghi gradini permette l’accesso al complesso di edifici noto con il nome di <strong>calcidico</strong>. Eretto tra l’11 e il 12 d.C. grazie alla munificenza del ricchissimo cittadino <strong>Iddibal Caphada Aemilius</strong> e dedicato all’imperatore Augusto, il calcidico, un lungo colonnato con un largo spazio quadrangolare porticato e circondato da ambienti e vari annessi, doveva essere uno dei più importanti monumenti pubblici costruiti fino ad allora nella città. Certamente, con il portico e il piccolo tempio al centro, l’ingresso al calcidico imponeva una facciata monumentale al corso della strada maggiore della città che lo costeggiava. Nella cella del tempietto, l’esistenza di due basi simmetriche che interrompono lo zoccolo di fondo fanno pensare che esso non fosse dedicato al solo Augusto, come sappiamo con certezza dal rinvenimento dell’iscrizione monumentale, ma che all’imperatore fosse associata un’altra divinità, forse Roma o Venere, progenitrice della famiglia Giulia. Quest’ultima, non a caso, è citata con l’epiteto di calchidica in una iscrizione di età antonina proveniente dal monumento stesso. Nel calcidico sono state rinvenute, tra le altre, una testa-ritratto di <strong>Augusto</strong>, probabilmente appartenente al simulacro del tempio, e la statua di Iddibal Caphada Aemilius, uno dei più alti prodotti artistici del ritratto romano in Africa. Per ciò che riguarda le funzioni dell’edificio, la sua vocazione commerciale è pressocchè certa: il rinvenimento di un campione in pietra di misure lineari ha fatto ipotizzare che vi fosse ospitato un mercato di stoffe, anche se non del tutto priva di fondamento sembra essere l’ipotesi che si trattasse, invece, di un luogo deputato alla vendita di metalli; il rinvenimento di una serie di sculture marmoree, tra cui un elefante, una pantera e un leone che addenta un vitello ha indotto infine ad ipotizzare che ad un certo punto della sua storia esso fosse stato destinato anche al commercio di belve da anfiteatro.</p><h3>Mercato</h3><p>Ancora verso nord-est, la strada è fiancheggiata dal <strong>mercato</strong>: il complesso, voluto tra il 9 e l’8 a.C. dal ricco leptitano Hannobal Rufus, si compone di una grande corte porticata sviluppata attorno a due grandi padiglioni (<em>macella</em>), dei quali l’uno in calcare e l’altro in arenaria e marmo, con portici ottagonali all’esterno e un anello interno di arcate disposte circolarmente. Tra le colonne dei portici che circondavano il piazzale quadrilatero è possibile scorgere ancora oggi le <em>mensae </em>di marmo delle antiche botteghe su sostegni decorati da delfini o da grifi. Il mercato, come altri edifici pubblici della città, subì numerosi interventi soprattutto a partire dal II secolo d.C.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001187_leptis-magna-archi-calcidico-e-mercato.html" data-text="Leptis Magna, archi, calcidico e mercato" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001187_leptis-magna-archi-calcidico-e-mercato.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001187_leptis-magna-archi-calcidico-e-mercato.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leptis Magna, foro vecchio</title><link>http://www.archeoguida.it/001185_leptis-magna-foro-vecchio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001185_leptis-magna-foro-vecchio.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:21:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Foro]]></category> <category><![CDATA[Leptis Magna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1185</guid> <description><![CDATA[Procedendo verso nord-est in direzione della costa si giunge alla zona del foro vecchio. L’area, parte del più antico nucleo urbanistico della città, vede una sua prima sistemazione monumentale con Augusto (27 a.C.–14 d.C.). La grande piazza trapezoidale era dominata da due grandi templi originariamente dedicati agli dei patri, Shadrapa (Liber Pater) e Milk’Ashtart (Ercole). [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Procedendo verso nord-est in direzione della costa si giunge alla zona del foro vecchio. L’area, parte del più antico nucleo urbanistico della città, vede una sua prima sistemazione monumentale con Augusto (27 a.C.–14 d.C.). La grande piazza trapezoidale era dominata da due grandi templi originariamente dedicati agli dei patri, <strong>Shadrapa</strong> (<strong><em>Liber Pater</em></strong>) e <strong>Milk’Ashtart</strong> (<strong>Ercole</strong>).</p><p>Il tempio dedicato ad Ercole andrà successivamente, per volere dell’imperatore Tiberio (14-37 d.C.), ad ospitare il culto imperiale di Augusto e Roma, accogliendo nella sua cella un grandioso ciclo di statue dedicate agli esponenti della dinastia giulio-claudia. Solo in una fase successiva l’impianto originario viene modificato dall’aggiunta di un terzo tempietto, probabilmente costruito come risarcimento per il veneratissimo Milk’Ashtart privato dalla famiglia imperiale del suo originario luogo di culto. I tre templi, associando agli dei patrii leptitani il nuovo culto di Augusto e Roma, forniscono un’ottima esemplificazione della capacità di assimilazione della religione fenicio-punica e, allo stesso tempo, del demagogico rispetto di Roma nei confronti delle tradizioni e dei culti dei territori sottoposti al suo controllo.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001185_leptis-magna-foro-vecchio.html" data-text="Leptis Magna, foro vecchio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001185_leptis-magna-foro-vecchio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001185_leptis-magna-foro-vecchio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leptis Magna, ninfeo, foro e basilica</title><link>http://www.archeoguida.it/001183_leptis-magna-ninfeo-foro-e-basilica.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001183_leptis-magna-ninfeo-foro-e-basilica.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:20:58 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Basilica]]></category> <category><![CDATA[Foro]]></category> <category><![CDATA[Leptis Magna]]></category> <category><![CDATA[ninfeo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1183</guid> <description><![CDATA[Ridiscendendo dal foro vecchio in direzione sud-ovest, si giunge al magnifico complesso monumentale di età severiana. Attraverso il ninfeo e la sua piazza, scenografico elemento di raccordo urbanistico tra le terme adrianee e il foro, si accede alla via colonnata. La visuale che si apriva a chi percorreva la via monumentale, larga ben 20,50 metri [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Ridiscendendo dal foro vecchio in direzione sud-ovest, si giunge al magnifico <strong>complesso monumentale di età severiana</strong>. Attraverso il <strong>ninfeo</strong> e la sua <strong>piazza</strong>, scenografico elemento di raccordo urbanistico tra le terme adrianee e il foro, si accede alla via colonnata. La visuale che si apriva a chi percorreva la via monumentale, larga ben 20,50 metri e fiancheggiata da 125 colonne con fusto in marmo cipollino e basi e capitelli in pentelico, doveva essere estremamente suggestiva soprattutto per la prospettiva del faro della città che, dal bacino portuale, si elevava perfettamente in asse con la via stessa.</p><p>Massima espressione del livello di ricchezza e monumentalità della Leptis severiana sono certamente il <strong>Foro</strong> e la grande <strong>basilica</strong> che gli si affianca su uno dei lati brevi.</p><h3>Foro severiano</h3><p>La piazza forense, circondata all’interno da un portico quadrangolare, presenta colonne in cipollino con basi e capitelli in marmo bianco, del tipo cosiddetto romano-asiatico, molto diffusi nel II-III secolo d.C. La trabeazione e gli archi sono, invece, in pietra; grandi protomi di Gorgoni e di Scilla sporgono da medaglioni inseriti negli spazi triangolari tra arco e arco. Al centro del lato breve di sud-ovest della piazza, appoggiato al muro perimetrale del foro, sorge il tempio probabilmente dedicato alla <em>Gens Septimia</em>. Secondo un’ipotesi ormai avvalorata dagli studiosi più autorevoli, ciò che rimane del foro è solo un’ala di quello che nel progetto originario, mai portato a conclusione per la morte dell’imperatore Caracalla (211-217 d.C.), doveva essere un foro duplice con funzione di raccordo al foro vecchio.</p><h3>Basilica severiana</h3><p>Lungo il lato opposto si sviluppa la basilica: una grande aula quadrangolare a tre navate con due absidi all’estremità. Per la sovrabbondante ricchezza delle decorazioni scultoree e l’accentuato movimento di luce delle forme architettoniche l’edificio resta il più caratteristico e noto della città. La navata centrale della basilica è divisa dalle laterali da un doppio ordine di colonne di granito rosso sormontate da capitelli in marmo bianco nei quali alle foglie di acanto si intrecciano motivi figurati; su ciascuno dei due lati brevi i colonnati terminano con quattro pilastri di marmo bianco decorati, rispettivamente, da girali di acanto dal cui fiore centrale sporgono protomi di Gorgoni e figure animalesche e da scene mitologiche riferite ad Ercole e a Liber Pater, le due divinità protettrici della città, inquadrate da tralci e pampini di vite.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001183_leptis-magna-ninfeo-foro-e-basilica.html" data-text="Leptis Magna, ninfeo, foro e basilica" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001183_leptis-magna-ninfeo-foro-e-basilica.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001183_leptis-magna-ninfeo-foro-e-basilica.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leptis Magna, monumenti della periferia</title><link>http://www.archeoguida.it/001181_leptis-magna-monumenti-della-periferia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001181_leptis-magna-monumenti-della-periferia.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:19:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[anfiteatro]]></category> <category><![CDATA[circo]]></category> <category><![CDATA[Leptis Magna]]></category> <category><![CDATA[monumenti]]></category> <category><![CDATA[terme]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1181</guid> <description><![CDATA[Percorrendo il “decumano” della città in direzione ovest si incrociano i resti dell’arco quadrifronte dedicato nel 173 d.C. all’imperatore Marco Aurelio che segnava, appunto, l’uscita da Leptis, in direzione di Tripoli (Oea). Terme della caccia Alle estreme propaggini occidentali, al di fuori del centro cittadino, si scorge un piccolo edificio termale datato alla metà del [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Percorrendo il “<strong>decumano</strong>” della città in direzione ovest si incrociano i resti <strong>dell’arco quadrifronte dedicato nel 173 d.C. all’imperatore Marco Aurelio</strong> che segnava, appunto, l’uscita da Leptis, in direzione di Tripoli (<em>Oea</em>).</p><h3>Terme della caccia</h3><p>Alle estreme propaggini occidentali, al di fuori del centro cittadino, si scorge un piccolo edificio termale datato alla metà del II secolo d.C. Le pitture conservatesi, con splendide scene di caccia al leone e al leopardo, risalgono all’età severiana e danno il nome al complesso noto come <strong>Terme della caccia</strong>.</p><h3>Anfiteatro e circo</h3><p>La zona orientale della città ospita poi i grandi edifici per spettacolo, l’<strong>anfiteatro</strong> e il <strong>circo</strong> che, come accade nella maggior parte delle città romane, sorgono piuttosto distanti dai quartieri centrali. Ciò era dovuto oltre che a motivazioni di ordine urbanistico, alla necessità di favorire il deflusso della gran massa di spettatori che assistevano alle gare di corsa ed ai combattimenti gladiatori e, non da ultimo, ai problemi di sicurezza che, allora come oggi, potevano essere causati da tafferugli tra fazioni tifose avverse. All’anfiteatro, costruito nel 56 d.C. e in grado di accogliere fino a 12.000 spettatori nel 162 d.C. viene aggiunto il circo che, lungo 450 metri e largo 100, si annovera tra i più grandi conosciuti nel mondo romano.</p><h3>Ville con mosaici</h3><p>Numerose dovevano essere le fattorie e le ville disseminate lungo la costa occidentale e orientale di Leptis. Dalla <strong>villa del mosaico del Nilo</strong> provengono le grandi composizioni in mosaico con scene di caccia e di pesca mentre da una fattoria o villa semirustica, nota come <strong>villa del mosaico di Orfeo</strong>, presso le mura occidentali della città proviene lo splendido pannello musivo in cui è raffigurato Orfeo che ammalia gli animali con il suo canto. I mosaici sono oggi conservati e visibili presso il Museo di Tripoli.</p><h3>Villa di Silin</h3><p>Sul litorale tra Leptis e Oea, circa 14 km a ovest di Al-Khmos è, infine, visitabile la <strong>Villa di Silin</strong>: il buono stato di conservazione delle strutture della villa con i suoi mosaici e gli affreschi, offre un ottimo esempio delle sontuose residenze nelle quali i ricchi leptitani sfuggivano al caos della vita cittadina.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001181_leptis-magna-monumenti-della-periferia.html" data-text="Leptis Magna, monumenti della periferia" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001181_leptis-magna-monumenti-della-periferia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001181_leptis-magna-monumenti-della-periferia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leptis Magna, terme adrianee</title><link>http://www.archeoguida.it/001179_leptis-magna-terme-adrianee.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001179_leptis-magna-terme-adrianee.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:17:07 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Leptis Magna]]></category> <category><![CDATA[terme]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1179</guid> <description><![CDATA[Inaugurato nel 126-127 d.C. il complesso termale adrianeo, tra i più imponenti del mondo romano, si sviluppa ad ovest del cardo massimo e conserva a tutt’oggi molto del suo originario sfarzo decorativo. L’edificio era posto volutamente fuori asse rispetto alla disposizione viaria leptitana: questo consentiva di orientare i forni e gli impianti idrici verso mezzogiorno [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Inaugurato nel 126-127 d.C. il complesso termale adrianeo, tra i più imponenti del mondo romano, si sviluppa ad ovest del cardo massimo e conserva a tutt’oggi molto del suo originario sfarzo decorativo. L’edificio era posto volutamente fuori asse rispetto alla disposizione viaria leptitana: questo consentiva di orientare i forni e gli impianti idrici verso mezzogiorno e di esporre quindi ai raggi del sole gli ambienti per favorire il mantenimento della temperatura dell’acqua nel <em>calidarium</em>. Le sale dovevano essere ornate da pregiati marmi di importazione, ad esempio il giallo antico (dalle miniere dell’antica <strong>Simitthus</strong>, odierna <strong>Chimtou</strong> in Tunisia) e il pavonazzetto (dalla Frigia, in Asia Minore), secondo la tendenza diffusa alla “marmorizzazione” degli edifici pubblici. Il fenomeno dell’importazione del marmo (di cui la Tripolitania era sprovvista) prese piede proprio sotto Adriano determinando la fine dell’uso del locale calcare travertinoso grigio estratto dalle cave di <strong>Ra’s el Hamman</strong>.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001179_leptis-magna-terme-adrianee.html" data-text="Leptis Magna, terme adrianee" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001179_leptis-magna-terme-adrianee.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001179_leptis-magna-terme-adrianee.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leptis Magna, teatro</title><link>http://www.archeoguida.it/001177_leptis-magna-teatro.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001177_leptis-magna-teatro.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:16:08 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Leptis Magna]]></category> <category><![CDATA[teatro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1177</guid> <description><![CDATA[L’iscrizione bilingue, in latino e punico, ripetuta due volte sulle porte laterali dell’orchestra ricorda che Leptis Magna deve alla generosità di Hannobal Rufus anche il suo teatro che, inaugurato tra gli anni 1 e 2 d.C., può considerarsi uno dei primi del mondo romano dopo quello di Pompeo a Roma e il più antico dell’Africa [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’iscrizione bilingue, in latino e punico, ripetuta due volte sulle porte laterali dell’orchestra ricorda che Leptis Magna deve alla generosità di <strong>Hannobal Rufus</strong> anche il suo teatro che, inaugurato tra gli anni 1 e 2 d.C., può considerarsi uno dei primi del mondo romano dopo quello di Pompeo a Roma e il più antico dell’Africa romana.</p><p>L’anastilosi curata da <strong>Giacomo Caputo</strong> tra la fine degli anni ’30 e gli anni ’50 consente di apprezzare appieno la monumentalità dell’edificio. Il maestoso prospetto della <em>frons scenae</em>, benchè conservata solo per il primo ordine di colonne, toglie il fiato e dà la misura dell’imponenza del teatro e della lussuosità del suo edificio scenico; quest’ultimo, scandito da tre ordini sovrapposti di colonnati avanti alle tre esedre semicircolari, doveva essere riccamente decorato di marmi e sculture, alcune delle quali oggi conservate nei depositi della locale soprintendenza archeologica ed esposte nelle sale del Museo di Leptis e del Museo Archeologico di Tripoli.</p><p>La cavea, sopraelevata nei suoi settori medio e alto (<em>media </em>e <em>summa cavea</em>), era coronata da un portico di colonne corinzie lisce in marmo cipollino; proprio al centro della cavea superiore, si ergeva un tempio su podio dedicato nel 35-36 d.C. a <strong>Cerere Augusta</strong>, secondo uno schema già introdotto a Roma da Pompeo per il suo teatro nel Campo Marzio e che ritorna in molti teatri dell’Africa romana. Dietro all’edificio scenico si estendeva un portico di forma trapezoidale che racchiudeva, al centro, un tempio dedicato ai Divi Augusti nel 43 d.C. Ad Antonino Pio si deve una consistente risistemazione del teatro proseguita nel corso del II secolo e poi in età severiana con numerosi interventi volti al suo arricchimento strutturale e decorativo mediante l’aggiunta di statue, sculture, marmi pregiati.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001177_leptis-magna-teatro.html" data-text="Leptis Magna, teatro" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001177_leptis-magna-teatro.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001177_leptis-magna-teatro.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leptis Magna, il Tetrapilo severiano</title><link>http://www.archeoguida.it/001175_leptis-magna-il-tetrapilo-severiano.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001175_leptis-magna-il-tetrapilo-severiano.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:15:01 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Leptis Magna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1175</guid> <description><![CDATA[Sono proprio gli edifici di età severiana a colpire per primi, con il loro fasto e l’ottimo stato di conservazione, chi si accinga ad intraprendere la visita della vasta area archeologica. Il magnifico arco trionfale fatto erigere dall’imperatore Settimio Severo nel 203 d.C., per celebrare il nuovo assetto giuridico della colonia, sorge all’incrocio tra il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sono proprio gli edifici di età severiana a colpire per primi, con il loro fasto e l’ottimo stato di conservazione, chi si accinga ad intraprendere la visita della vasta area archeologica.</p><p>Il magnifico <strong>arco trionfale</strong> fatto erigere dall’imperatore <strong>Settimio Severo</strong> nel 203 d.C., per celebrare il nuovo assetto giuridico della colonia, sorge all’incrocio tra il “decumano” e la via trionfale severiana ed apre il percorso all’interno del sito. Il monumento è oggi visibile nella sua integrità dopo una importante opera di restauro e di ricostruzione conclusasi in anni recenti grazie alla collaborazione tra archeologi e restauratori italiani e tecnici del Dipartimento delle Antichità della Libia.</p><p>La ricca ornamentazione scultorea dell’arco era costituita, oltre che da una serie di elementi decorativi, da due coppie di grandi rilievi celebrativi, rispettivamente a soggetto storico e sacrale posti ognuno su ciascun lato dell’arco (oggi conservati al Museo di Tripoli). Sul primo di questi l’imperatore Settimio Severo ed i figli, Caracalla e Geta, sono raffigurati sulla quadriga da parata, circondati da dignitari e seguiti da cavalieri in toga, mentre il faro che si intravvede sullo sfondo è, probabilmente, proprio quello di Leptis. Nella seconda composizione <strong>Giulia Domna</strong>, moglie di Settimio Severo, è al centro di un corteo di notabili a cavallo, affiancata da una figura maschile e attorniata da prigionieri accanto ad un trofeo.</p><p>Gli altri due pannelli presentano scene religiose: due tori condotti al sacrificio dinanzi alla famiglia imperiale sul primo, la famiglia imperiale di fronte alle immagini delle divinità tutelari dei Severi nel secondo. Su ogni fronte dell’arco due colonne corinzie in avancorpo su basamenti fiancheggiano i fornici; lesene e pilastrini decorati da tralci di vite, per composizione e stile analoghi ad alcuni dei pilastri della basilica severiana, ne completano gli angoli esterni; ad ornamento degli estradossi otto <strong>Vittorie</strong> con palma e corona. I semitimpani triangolari, riposizionati al di sopra della trabeazione delle colonne libere ai lati dei grandi rilievi dell’attico, costituiscono una particolarità architettonica singolare che trova i suoi confronti solamente in monumenti dell’Asia minore e in Siria e sono da interpretarsi, secondo alcuni studiosi, in funzione apotropaica. Nelle zone interne della Libia, nel Fezzan ad esempio, le case sono spesso munite agli angoli di acroteri dello stesso genere, non a caso come difesa contro le avversità.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001175_leptis-magna-il-tetrapilo-severiano.html" data-text="Leptis Magna, il Tetrapilo severiano" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001175_leptis-magna-il-tetrapilo-severiano.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001175_leptis-magna-il-tetrapilo-severiano.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leptis Magna, storia degli scavi</title><link>http://www.archeoguida.it/001173_leptis-magna-storia-degli-scavi.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001173_leptis-magna-storia-degli-scavi.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:13:40 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Leptis Magna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1173</guid> <description><![CDATA[L’interesse verso le antiche rovine di Leptis Magna, di cui per secoli si è persa la memoria, si risveglia verso la metà del XVI secolo, quando i suoi monumenti iniziano ad essere spoliati ed i materiali trasportati in una Tripoli in pieno fervore edilizio. La riscoperta della città attraverso quattro secoli di esplorazioni archeologiche Le [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’interesse verso le antiche rovine di Leptis Magna, di cui per secoli si è persa la memoria, si risveglia verso la metà del XVI secolo, quando i suoi monumenti iniziano ad essere spoliati ed i materiali trasportati in una Tripoli in pieno fervore edilizio.</p><h3>La riscoperta della città attraverso quattro secoli di esplorazioni archeologiche</h3><p>Le prime spedizioni programmate nella città, ancora completamente coperta dalla sabbia, si devono a <strong>Claude Lemaire</strong>, console di Francia a Tripoli (1683-1693, 1707-1708). è l’avidità del console per gli antichi marmi che affiorano tra le rovine di Leptis, descritta da Lemaire come <em>la plus belle et la plus superbe ville de l’Affrique</em>, a trasformare la città in una sterminata cava di colonne, lastre, elementi statuari da inviare nella Parigi del re Sole. Centinaia di colonne in cipollino, pavonazzetto, breccia vengono vendute e, di queste, alcune riutilizzate per il baldacchino dell’altare maggiore della chiesa di St. Germain de Près e, ancora, nell’ambone della <strong>cattedrale di Rouen</strong>.</p><p>Altre, provenienti dal <strong>Ninfeo</strong> e troppo pesanti per essere imbarcate, giacciono ancora abbandonate presso la riva del mare, nelle vicinanze del foro vecchio. Nel 1806 il cancelliere del consolato francese a Tripoli <strong>J.D. Delaporte</strong> visita le rovine, disegnando alcuni monumenti emergenti e copiando numerose epigrafi. Nel 1816 giunge a Leptis Magna anche <strong>W.H. Smyth</strong>, capitano dell’Ammiragliato britannico per ritirare i marmi che <strong>Yusuf Caramanli</strong>, pascià di Tripoli, aveva offerto al principe d’Inghilterra; a Leptis Smyth si trattiene circa un anno per scavare in alcuni punti della città antica. La pianta da lui redatta, la prima in assoluto della città, è andata perduta ma le 37 colonne e i marmi dono del pascià sono, ancora oggi, al <strong>castello di Windsor</strong>.</p><p>Solo dai primi anni del ‘900, sotto il forte condizionamento del fenomeno coloniale, si sviluppa un interesse più propriamente archeologico nei confronti delle principali città della Cirenaica e della Tripolitania, fra le quali Leptis esercita un fascino particolare. <strong>Salvatore Aurigemma</strong> che, accompagnato da Francesco Beguinot, vi giunge per primo nel 1911 può considerarsi il precursore di una generazione di archeologi e soprintendenti italiani cui si deve la documentazione della maggior parte delle febbrili attività di scavo di questo periodo. Con l’occupazione della Tripolitania e della Cirenaica nel 1911-12, le indagini archeologiche vedono un decisivo incremento sotto il forte impulso ideologico connesso all’attività coloniale. L’<strong>Artemide Efesia</strong>, rinvenuta nel 1912 nell’anfiteatro di Leptis, diviene il soggetto di cartoline postali e, dal 1921 a tutto il periodo fascista, compare su alcuni francobolli della serie “Poste Coloniali – Libia” come simbolo della Tripolitania e personificazione dell’abbondanza.</p><p>I primi scavi sistematici si devono al successore di Aurigemma, <strong>Pietro Romanelli</strong> che tra il 1919 e il 1923 scava le terme, il porto, la basilica severiana. Il suo successore Renato Bartoccini (1923-1928) porta alla luce l’arco di Settimio Severo e, ancora, a <strong>Giacomo Guidi</strong> (1928-1936) si deve la scoperta dei templi del foro vecchio. L’attività degli italiani in Libia prosegue intensa e fortemente subordinata all’ideologia nazionalistica nei decenni successivi: a Leptis le attività di scavo su vasta area impegnano incredibili quantità di uomini e mezzi e mettono in luce ampie porzioni della città antica con le sue strade ed i suoi monumenti che, nell’ottica del regime, sono considerati testimonianze tangibili della grandezza di Roma stessa nel territorio. Durante il governatorato di <strong>Italo Balbo</strong> (1934-40) il soprintendente <strong>Giacomo Caputo</strong> (1936-1943-51) dispone di enormi finanziamenti destinati ai grandi cantieri di Leptis Magna ma anche di Sabratha, Cirene e Tolemaide.</p><p>Al Caputo si devono importanti interventi di restauro alla basilica severiana ed al teatro in cui vengono riposizionati gli enormi blocchi di calcestruzzo precipitati dalla <em>summa cavea.</em> Questo fervore di attività che a Leptis, come anche nella vicina Sabratha, ha riportato alla luce, sebbene non sempre seguendo criteri di scientificità, tutti gli elementi costitutivi della città, si ferma con la seconda guerra mondiale, dalla quale la Libia esce nel 1943, con l’ingresso delle forze alleate a Tripoli. Sono studiosi e archeologi inglesi, soprattutto <strong>J.B. Ward-Perkins</strong> e <strong>R. Goodchild</strong>, ad occuparsi della prosecuzione delle attività della Soprintendenza da questo periodo fino alla dichiarazione di indipendenza della Libia nel 1951, quando viene creato il Dipartimento alle Antichità della Libia. Oggi, in collaborazione con il Dipartimento delle Antichità della Jamahiriya Araba Libica di Tripoli, operano a Leptis Magna varie missioni italiane.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001173_leptis-magna-storia-degli-scavi.html" data-text="Leptis Magna, storia degli scavi" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001173_leptis-magna-storia-degli-scavi.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001173_leptis-magna-storia-degli-scavi.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Leptis Magna</title><link>http://www.archeoguida.it/001170_leptis-magna.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001170_leptis-magna.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 05 Jan 2010 11:09:39 +0000</pubDate> <dc:creator>Sofia Cingolani</dc:creator> <category><![CDATA[Libia]]></category> <category><![CDATA[Leptis Magna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1170</guid> <description><![CDATA[Sulla costa occidentale della Libia, circa 130 km ad est di Tripoli (antica Oea) sorge Leptis Magna, uno dei più importanti siti archeologici del Nord Africa e del bacino del Mediterraneo. Leptis Magna: la nascita, lo sviluppo e la decadenza Leptis nasce, alla fine del VII secolo a.C., come emporium di Cartagine, quale approdo utile [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Sulla costa occidentale della Libia, circa 130 km ad est di Tripoli (antica <em>Oea</em>) sorge Leptis Magna, uno dei più importanti siti archeologici del Nord Africa e del bacino del Mediterraneo.</p><h3>Leptis Magna: la nascita, lo sviluppo e la decadenza</h3><p>Leptis nasce, alla fine del VII secolo a.C., come <em>emporium </em>di Cartagine, quale approdo utile al potenziamento ed allo sfruttamento delle vie di penetrazione verso l’interno del paese e, in particolare, verso le ricche risorse del continente sub-sahariano. Alla base della scelta della futura Leptis come punto di scalo e ancoraggio, la particolare posizione della città: sul golfo tra la <strong>piccola Sirte</strong> (attuale <strong>Golfo di Gabés</strong>) e la <strong>grande Sirte</strong> (attuale <strong>Golfo di Sidra</strong>), costituiva infatti un porto naturale alle foci dell’attuali <em>uadi </em>(fiume) Lebdah, offrendo protezione e riparo per le imbarcazioni costrette alla navigazione di cabotaggio lungo l’inospitale e pericoloso tratto di costa tra il promontorio cirenaico e quello cartaginese.</p><p>L’origine del nome (<em><strong>leptis</strong> </em>negli autori greci,<em> <strong>lepcis</strong> </em>nelle fonti latine) conferma la fondazione punica della città che, insieme agli empori di <strong>Oea</strong> e <strong>Sabratha</strong>, diviene in età romana il più importante centro della <strong>Tripolitania romana</strong>. Solo tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C. la città acquisisce l’epiteto di <em>Magna.</em></p><p>Tributaria di <strong>Cartagine</strong> almeno dal IV secolo a.C., con la fine della seconda guerra punica (201 a.C.) la città passa sotto il dominio dei re numidi Massinissa e Micipsa vivendo in condizioni di ampia autonomia che le permettono di conservare la maggior parte dei propri culti e delle leggi e di commerciare liberamente. Nel 111 a.C. e durante tutta la guerra giugurtina (111-105 a.C.) Leptis è legata a Roma con un trattato di amicizia ed alleanza e vive in uno stato di effettiva indipendenza che favorisce l’enorme incremento delle sue attività commerciali nel bacino del Meditarreaneo (in particolare lo sfruttamento delle riserve dell’Africa interna e l’esportazione di grano e dell’olio del Gèbel). L’espansione della sua economia si riflette, tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. in una importante crescita urbanistica. Al 46 a.C. risale la dura ammenda di tre milioni di libbre d’oro ed il declassamento da alleata a <em>civitas stipendiaria</em> inflittole da Cesare per aver fornito aiuti all’avversario <strong>Giuba</strong> ed ai pompeiani.</p><p>Dal 27 a.C., con la riorganizzazione augustea delle province, la città fa parte <em>dell’Africa Proconsularis</em> e le sue vicende rispecchiano, come per <strong>Oea</strong> e <strong>Sabratha</strong> la graduale integrazione nell’organismo imperiale romano.</p><p><em>Municipium </em>sotto <strong>Vespasiano</strong> (69-79 d.C.) e poi <em>colonia </em>con <strong>Traiano</strong> (98-117 d.C.), Leptis conosce rilevanti rinnovamenti architettonici con <strong>Adriano</strong> (117-138 d.C.) e <strong>Antonino</strong> <strong>Pio</strong> (138-161) ma solo con <strong>Settimio</strong> <strong>Severo</strong> (193-211 d.C.) che vi era nato nel 146 d.C. e che concede alla città lo <em>ius italicum </em>(una sorta di esenzione degli oneri fiscali dovuti a Roma) raggiunge l’apice del suo sviluppo politico, economico e commerciale. Su impulso dei <strong>Severi</strong>, è interessata da numerosi progetti edilizi che ne cambiano radicalmente l’aspetto facendo della rinnovata monumentalità l’espressione tangibile della sua importanza tra le città dell’Africa romana.</p><p>Le condizioni di Leptis mutano con la profonda recessione economica e demografica che investe tutto il bacino del Mediterraneo alla fine del III secolo d.C. Tra il 306 e il 310 d.C. circa un gravissimo terremoto colpisce le città della <strong>Tripolitania</strong> provocando ingenti danni anche agli edifici di Leptis. I segni di una crisi incipiente si leggono nella lentezza con cui, del decennio post-terremoto, procedono le ricostruzioni in un centro cittadino ormai ridimensionato; in questo periodo, probabilmente proprio grazie alla copiosa quantità di materiali architettonici resi disponibili dai crolli degli edifici, Leptis avvia la costruzione della propria cinta muraria. Come attesta <strong>Ammiano Marcellino</strong> (<em>RG, </em>XXVIII, 6,4,15) saranno proprio le mura della città a fermare le tribù nomadi degli Austuriani che, sul finire del 363, dall’interno della regione giungono ad assediare Leptis.</p><p>La <strong>decadenza </strong>degli empori tripolitani nel IV secolo è ormai generalizzata e resa irreversibile da un altro disastroso sisma, quello del 21 Luglio del 365 d.C. Le tracce del terremoto sono riscontrabili ovunque nella regione: a Leptis la violenta inondazione dell’abitato provocata dalla rottura della diga dello <em>uadi</em> Lebdah determina l’abbandono di vaste aree della città e la messa fuori uso di molti edifici pubblici. I gravi danni strutturali all’anfiteatro e al teatro segnano la fine del loro utilizzo come edifici per spettacoli e la loro trasformazione, tra la fine del IV e il V secolo, in nuclei abitati fortificati. Con l’invasione dei <strong>Vandali</strong> (429-455 d.C.) la città viene abbandonata dai suoi abitanti ed il porto è insabbiato; ridotta al ruolo di semplice piazzaforte sopravviverà durante l’occupazione bizantina e fino al momento della conquista araba del 666-667.</p><p>Alla metà dell’XI secolo, con l’invasione del <strong>Maghreb</strong> da parte delle feroci orde delle tribù beduine dei <strong>Beni Hilal</strong> e dei <strong>Beni Suleim</strong>, gli ultimi echi del mondo antico si spengono e Leptis cade in un oblio lungo almeno quattro secoli.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001170_leptis-magna.html" data-text="Leptis Magna" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001170_leptis-magna.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001170_leptis-magna.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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