<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Lazio &#8211; Roma</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/luoghi/italia/lazio-roma/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Roma: catacomba di Santa Tecla</title><link>http://www.archeoguida.it/007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:11:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Cristina Cumbo</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category> <category><![CDATA[catacombe]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7341</guid> <description><![CDATA[La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense Il cimitero sotterraneo di Santa Tecla è noto sin dal VII secolo grazie alle guide per pellegrini, i cosiddetti Itinerari, da cui si evince che esisteva una chiesa di Santa Tecla vicino alla Basilica di San Paolo fuori le mura. Notizie dalle fonti La Notitia Ecclesiarum Urbis [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7343" title="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Catacomba-Santa-Tecla-Ostiense.jpg" alt="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " width="600" height="438" /></p><h2>La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense</h2><p>Il <strong>cimitero sotterraneo</strong> di <strong>Santa Tecla</strong> è noto sin dal VII secolo grazie alle guide per pellegrini, i cosiddetti Itinerari, da cui si evince che esisteva una chiesa di Santa Tecla vicino alla Basilica di San Paolo fuori le mura.</p><p><strong>Notizie dalle fonti</strong></p><p>La <em>Notitia Ecclesiarum Urbis Romae</em> sembra indicare la suddetta chiesa a meridione della tomba dell’Apostolo Paolo, distinta dal santuario ipogeo:</p><blockquote><p>&lt;&lt;<em>Et sic vadis ad occidentem, et invenies Sanctum Felicem episcoum et martirem, et discendis per gradus ad corpus eius, et sic vadis ad Sanctum Paulum via Ostensi, et in australi parte cerne ecclesiam Sanctae Teclae supra montem posita, in qua corpus eius quiescit in spelunca in aquilone parte</em>&gt;&gt;.</p></blockquote><p>Gli <em>Acta Pauli et Theclae</em> (VI – X sec.), in cui si narra la storia della vergine discepola di San Paolo, testimoniano un viaggio della santa di Iconio a Roma e indicano la sua sepoltura “<em>a due o tre stadi dalla tomba del maestro Paolo</em>”.</p><p>Santa Tecla venne condannata <em>ad bestias</em> ad Antiochia e trovò la salvezza gettando aromi nel fuoco per ammansire le fiere.</p><p>Fu Armellini alla fine del XIX secolo ad identificare il cimitero di Santa Tecla con degli ambienti ipogei già esplorati da Boldetti e Marangoni nel Settecento. Precedentemente la catacomba era ritenuta anonima e veniva chiamata “<em>cimitero al Ponticello di San Paolo</em>”, ma già era stata definita cristiana grazie a delle pitture in un piccolo cubicolo denominato P.</p><p>Il cimitero era utilizzato come cantina per botti e si trovava all’interno di una vigna. Armellini propose di identificare la sepoltura della martire in un arcosolio aperto sul fondo di un piccolo santuario sotterraneo, la cosiddetta “<em>basilichetta</em>”. Secondo Padre Fasola, la Tecla ivi sepolta sarebbe stata una martire romana, ignota alle fonti agiografiche, morta sotto le persecuzioni di Diocleziano.</p><p><strong>Struttura della catacomba</strong></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7344" title="pianta santa tecla" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/pianta-santa-tecla.jpg" alt="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " width="500" height="333" /></p><p>Gli scavi effettuati durante gli anni Settanta del Novecento dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, hanno rivelato le dinamiche di sviluppo della catacomba. Tutto sarebbe iniziato dal riutilizzo di un precedente ipogeo, posto in un’area caratterizzata da antiche cave fuori uso e da una necropoli subdiale. Il sepolcro della martire, indicato da un recinto funerario, sarebbe stato rimaneggiato con la creazione di un ampio vano con tre doppie arcate su pilastri, intonacato e decorato linee su fondo bianco. Il sepolcro era illuminato da un lucernario come spesso accade in ambito catacombale.</p><p>Dalla “<em>basilichetta</em>” si sarebbe sviluppata l’area <em>retrosanctos </em>con i caratteristici “<em>cameroni</em>” di Santa Tecla. Si tratta di vani con sepolture intensive entro loculi, tombe terragne e vari strati di tombe a cassa e a cappuccina separate da terra e calce. Questi venivano poi sigillati con muratura. Tra le varie ipotesi, la più accreditata è quella di Padre Fasola, ovvero che siano frutto di un’emergenza, come un’epidemia.</p><p>Dal nucleo della “<em>basilichetta</em>” si sarebbero sviluppate le due arterie principali con i cameroni, una galleria che porta al mausoleo Z, una verso il mausoleo K per terminare con gli ambienti P e P<sup>1</sup> e gli ambienti ad essi affini.</p><p>La catacomba si sviluppa in un’epoca compresa tra la metà del III sec. e la fine del IV. La datazione si può stabilire principalmente grazie ai bolli laterizi e soprattutto alle importanti pitture di fine IV.</p><h3>Affreschi della basilichetta</h3><p>Nella basilichetta ipogea sono conservati due affreschi staccati da un arcosolio isolato, dipinto, poi distrutto, rinvenuto nel 1940 durante dei lavori stradali nella zona attigua alla Cristoforo Colombo. L’arcosolio in questione si trovava lontano dalla catacomba e pertanto è probabilmente estraneo al cimitero.</p><p>Il primo affresco rappresenta probabilmente una scena riferita all’episodio di Susanna insediata dai seniores, interpretato anche come martirio di Santa Tecla. Purtroppo lo stato di conservazione non è dei migliori. Il secondo invece rappresenta due uomini che guardano una stella. L’interpretazione generale ne fa una scena di profezia. C’è chi vede nell’affresco la rappresentazione dell’episodio di Balaam narrato in <em>Numeri 22 – 24</em>.</p><p>La basilichetta venne decorata con bande rosse su fondo sempre bianco. Vari sono i reperti provenienti dalle aree di scavo, come lucerne, ampolline, frammenti di ceramica, tessere di mosaico e conservati in <em>situ</em>.</p><h3>Affreschi del vestibolo P1</h3><p>Le decorazioni pittoriche di questo ambiente che introduce al più interessante<strong> Cubicolo degli Apostoli</strong> (P) interessano principalmente due pareti.</p><p>La parete nord, quella a destra, è occupata da una sepoltura ad arcosolio. Iniziando dall’alto, si individua una resurrezione di Lazzaro, tema molto frequente in catacomba per il suo carattere soterico. Alla sua destra si intravede la figura di un’orante, mentre alla sinistra su uno sfondo di un lussureggiante rosso si estende una ghirlanda di frutti.</p><p>Nell’intradosso della lunetta una figura maschile, in tunica, con un manto dorato, è seduta su un trono a lira. In mano tiene un rotolo. Si tratta di un Cristo <em>magister</em>, con il volto tondo e sbarbato, eseguito, così come le altre scene rappresentate sulla parete nord, in maniera molto semplice.</p><p>Ancora nell’intradosso si presenta Daniele, il profeta, orante tra i due leoni ammansiti. L’uomo è nudo e orante, segno che ha già ricevuto la salvezza. La silhouette è semplice, la muscolatura appena accennata.</p><p>La scena con la guarigione del paralitico chiude il quadro della parete nord. L’uomo in tunica e pallio, con le gambe troppo lunghe e sproporzionate, porta sulle spalle in lettuccio nella sua consueta iconografia.</p><p>La parete sud, a sinistra, è intonacata di bianco. La lunetta di fondo dell’arcosolio presentava una qualche decorazione di cui si intravede solo un clipeo rosso. Una sepoltura successiva ha determinato la perdita dell’affresco.</p><p>Interessante è la decorazione della parete con l’ingresso al Cubicolo degli Apostoli. Su uno sfondo rosso, un Collegio Apostolico guarda attentamente il visitatore. Centralmente è seduto Cristo (di cui purtroppo si è cancellato in parte il volto a causa delle infiltrazioni d’acqua). I componenti di questa rappresentazione sono tutti in tunica e pallio, alcuni nel gesto dell’<em>acclamatio</em>, altri in quello della parola. Si riconosce Paolo con la sua tipica fisionomia del filosofo: barba nera appuntita e stempiatura.</p><p>Ai lati dell’entrata, una decorazione in finto marmo (<em>crustae marmoree</em>) ci introduce nel Cubicolo.</p><h3>Cubicolo degli Apostoli (P)</h3><p><img class="alignnone size-full wp-image-7345" title="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/volta-cubicolo-apostoli.jpg" alt="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " width="600" height="411" /></p><p>Il nome che gli è stato dato deriva dai recenti restauri effettuati con la tecnologia del laser dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e terminati nel 2010 che hanno portato all’importantissima scoperta del volto di quattro Apostoli nella volta del cubicolo.</p><p>Il primo è Pietro, con la sua corta barba bianca, nella tipica iconografia che lo ritrova protagonista con Paolo nelle absidi degli edifici basilicali.</p><p>Abbiamo poi Paolo, ancora una volta con la barba nera appuntita, stempiato, la fronte segnata dalle rughe. Ci sono infine i ritratti di altri due personaggi identificati con altri due Apostoli: quello barbato e dalla chioma scura e scomposta è Andrea; l’altro, il più giovane, sbarbato, è Giovanni. I loro ritratti sono racchiusi in clipei dorati dallo sfondo rosso.</p><p>Rosso è anche lo sfondo della volta cassettonata che vede aprirsi al centro la scena del Buon Pastore, contenuto in un clipeo con sfondo nero. Le pareti sono ugualmente decorate. Le scene si svolgono in riquadri con sfondo nero.</p><p>A sinistra della parete d’ingresso, si presenta nuovamente un Daniele fra i leoni. La tecnica d’esecuzione è completamente più sofisticata rispetto alla figura del vestibolo. Le sovrapposizioni di colore fanno ottenere delle sfumature sull’incarnato del profeta e sul manto dei leoni.</p><p>A destra vi è il miracolo della fonte operato da Pietro che sta abbeverando uno dei suoi carcerieri distinguibili per il berretto pannonico. Se fosse stato Mosè, i <em>bibentes</em> non avrebbero indossato abiti militari oppure sarebbero stati assenti.</p><p>Della decorazione della lunetta dell’arcosolio della parete sinistra rimane solo la parte superiore. Il resto è stato infatti distrutto da una successiva sepoltura a loculo. Dai resti di affresco che presentano tre personaggi in fila con un berretto, si suppone ci si trovi davanti a un’Adorazione dei Magi o anche, ipotesi meno probabile, all’episodio dei tre fanciulli ebrei della fornace di Babilonia.</p><p>Nella parete di fondo del cubicolo troviamo una decorazione sia sull’arco che nella lunetta.</p><p>L’arco presenta due delle scene del ciclo di Giona, il profeta inviato a Ninive: Giona sotto la pergola in riposo e Giona seduto nello sconforto. Il ciclo di Giona è uno dei più frequenti riprodotti in ambiente catacombale sin dai primi secoli.</p><p>Nella lunetta di fondo vi è il Sacrificio di Abramo e Isacco. Abramo tiene in mano il pugnale mentre afferra il braccio di Isacco. Gran parte della scena è occupata insolitamente dal colle con l’ovino che verrà sacrificato e l’ara dove ancora non vi è la legna.</p><p>La parete di destra presenta nella parte superiore altre due scene del ciclo di Giona: il profeta gettato in acqua dai marinai verso il pistrice e Giona rigettato dallo stesso mostro.</p><p>La lunetta di fondo dell’arcosolio presenta invece una donna centrale con rotolo chiuso in mano, riccamente abbigliata. È affiancata da una fanciulla orante e da due uomini che ricordano Pietro e Paolo. Si tratta della defunta e di sua figlia accompagnata dai due Principi degli Apostoli al cospetto divino.</p><p>Gli intradossi dei due arcosoli sono decorati con festoni, mentre lo zoccolo presenta scene con cervi e ovini che riprendono il carattere bucolico dell’Eden paradisiaco. Siamo nell’ultimo periodo del IV secolo.</p><h3>Bibliografia</h3><ul><li> - Vella A., Il cimitero di S. Tecla sulla Via Ostiense, in Il cubicolo degli Apostoli nella catacombe romane di Santa Tecla – Cronaca di una scoperta, a cura di B. Mazzei, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2000</li><li>- Bisconti F., Il cubicolo degli Apostoli in S. Tecla: un complesso iconografico tra arte funeraria e decorazione monumentale, in Il cubicolo degli Apostoli nella catacombe romane di Santa Tecla – Cronaca di una scoperta, a cura di B. Mazzei, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2000</li><li>- Santagata G., Su due discusse figurazioni conservate nel cimitero di S. Tecla, in Esercizi Arte Musica Spettacolo 3, pag. 7 – 14, 1980</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html" data-text="Roma: catacomba di Santa Tecla" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ostia Antica: Teatro e Piazzale delle Corporazioni</title><link>http://www.archeoguida.it/007037_ostia-antica-teatro-e-piazzale-delle-corporazioni.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007037_ostia-antica-teatro-e-piazzale-delle-corporazioni.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 14:12:18 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Pellicanò</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7037</guid> <description><![CDATA[Ostia Antica, il Teatro Il teatro di Ostia Antica La struttura originaria del Teatro di Ostia, è di età augustea. L’edificio, insieme al retrostante Piazzale delle Corporazioni, dava vita ad un complesso dalle caratteristiche suggestive e monumentali, in grado di trasmettere a pieno il fascino dell’epoca. Costruito in opera reticolata, era in grado di ospitare [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7039" title="Ostia Antica, il teatro" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/foto-ostia_antica016@.jpg" alt="Ostia Antica, il Teatro" width="600" height="405" /><br /> <em>Ostia Antica, il Teatro</em></p><h2>Il teatro di Ostia Antica</h2><p>La struttura originaria del <strong>Teatro </strong>di <strong>Ostia</strong>, è di età augustea. L’edificio, insieme al retrostante <strong>Piazzale delle Corporazioni</strong>, dava vita ad un complesso dalle caratteristiche suggestive e monumentali, in grado di trasmettere a pieno il fascino dell’epoca. Costruito in opera reticolata, era in grado di ospitare 3000 spettatori, ed era dotato di un portico di tufo. Con <strong>Commodo</strong>, il Teatro visse una fase di ristrutturazione: si ricostruì, infatti, il Teatro in mattoni e venne ampliata la sua capacità, rendendolo in grado di ospitare 4000 spettatori. Al termine del IV secolo, la struttura fu restaurata da <strong>Ragonio Vincenzio Celso</strong>, il cui intervento si concentrò sul corridoio centrale d’ingresso.</p><p>Sempre in epoca tarda, il Teatro fu adattato a <em>colimbetra</em>, per ospitare spettacoli acquatici. Nel 1927, la struttura subì un altro intervento di restauro: nel portico, in particolare, si è concentrò su parte delle arcate. Anche il prospetto odierno della struttura, verso la via, è figlio dell’intervento operato nel 1927. Nell’ingresso principale, sono visibili degli stucchi presenti nella volta; l’<em>orchestra</em>, accessibile dal corridoio centrale e da due corridoi laterali, ha forma semicircolare ed dotata di pavimenti marmorei. La <em>cavea</em>, aveva anticamente tre ordini di posti, di cui ne restano, attualmente, due.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7040" title="Ostia Antica, il teatro" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/foto-ostia_antica011@.jpg" alt="Ostia Antica, il Teatro" width="600" height="405" /></em><br /> <em>Ostia Antica, il Teatro</em></p><h3>Piazzale delle Corporazioni</h3><p>Il <strong>Piazzale delle Corporazioni</strong>, si presenta come un monumento simbolo di <strong>Ostia</strong>. E’, infatti, in grado di rispecchiare in pieno la realtà del vitale centro commerciale ostiense, in età imperiale. I mosaici presenti, ci forniscono uno sguardo diretto sugli scambi ed i commerci della città. Fu concepito come parte integrante del <strong>Teatro</strong>, in età augustea. Un corridoio si sviluppava su tre lati, il piazzale era dotato di undici ingressi, posizionati a nord. Sorse in seguito il vero e proprio portico ed il tempio, edificato al centro. Un successivo rialzamento, di probabile età adrianea, accompagnò il posizionamento di un’altra fila di colonne nel portico.</p><p>In un luogo come questo Piazzale, dove il via vai delle persone era costante, si può supporre che la ricostruzione dei pavimenti, decorati da mosaici, fosse costante. I soggetti dei mosaici, sono connessi al tema del commercio, offrendoci una rappresentazione interessante delle attività ostiensi. Parlano di <em><strong>collegia </strong></em>(corporazioni) della città di <strong>Ostia </strong>e di commercianti provenienti da vari luoghi dell’impero, le cui merci arrivavano al porto fluviale. Anche per i temi dei mosaici, il <strong>Piazzale delle Corporazioni</strong>, è stato considerato come una sorta di Foro, dedicato esclusivamente alle attività di commercio.</p><p>Le stanzette presenti nella navata più interna del portico, potrebbero essere degli ambienti di rappresentanza, delle società che avevano rapporti con <strong>Ostia</strong>. Ma riguardo all’utilizzo del Piazzale, potrebbe considerarsi anche una sua funzione più strettamente connessa al <strong>Teatro</strong>: il pubblico poteva frequentare il luogo negli intervalli degli spettacoli, potevano trovarvi riparo, in caso di pioggia. In questo caso, la presenza dei mosaici, potrebbe essere legata ad una volontà dei <em><strong>collegia</strong></em>: queste associazioni, potrebbero aver acquisito il permesso di inserirli, effettuando donazioni al <strong>Teatro</strong>, allo scopo di promuoversi.</p><h3>Le Corporazioni</h3><p>Uno degli aspetti più affascinanti dell’attività commerciale di <strong>Ostia</strong>, è legata alla presenza delle associazioni di mestiere, di cui uno dei simboli è il <strong>Piazzale delle Corporazioni</strong> e la sua decorazione musiva. Sembra che molta parte delle vita sociale del porto fluviale, si strutturasse in questi <em><strong>collegia</strong></em>, una sorta di associazioni e corporazioni di mestiere: lo scopo di queste corporazioni, era probabilmente quello di sviluppare gli interessi della categoria di cui facevano parte. Non è chiaro in quale modo, questi organismi agissero, per portare avanti i propri interessi. Erano comunque dotati di una struttura e gerarchia interna ed ogni associazione aveva una sua sede, per le riunioni e le cerimonie. La presenza dei <em><strong>collegia</strong></em>, costituisce<strong> </strong>una delle testimonianze della fiorente e vivace attività commerciale, di cui era protagonista il porto fluviale.</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>Pavolini Carlo, <em>Ostia</em>, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007037_ostia-antica-teatro-e-piazzale-delle-corporazioni.html" data-text="Ostia Antica: Teatro e Piazzale delle Corporazioni" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007037_ostia-antica-teatro-e-piazzale-delle-corporazioni.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007037_ostia-antica-teatro-e-piazzale-delle-corporazioni.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>2</slash:comments> </item> <item><title>Ostia Antica: porti di Roma</title><link>http://www.archeoguida.it/007032_ostia-antica-porti-di-roma.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007032_ostia-antica-porti-di-roma.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 14:08:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Pellicanò</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7032</guid> <description><![CDATA[Incisione del 500, Sebastian Munster, raffigurazione di porti di Roma nella zona della moderna Fiumicino, quello di Traiano e quello di Claudio I due porti di Roma Quello che colpisce maggiormente nella storia di Ostia antica, è lo stretto rapporto che la lega all’Urbe, di cui fu un’importante appendice commerciale ed economica, ma non solo: [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7035" title="porti di roma" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/porti.jpg" alt="I porti di Roma, di Claudio e di Traiano a Ostia Antica" width="600" height="343" /><br /> Incisione del 500, Sebastian Munster, raffigurazione di porti di Roma nella zona della moderna Fiumicino, quello di Traiano e quello di Claudio</em></p><h2>I due porti di Roma</h2><p>Quello che colpisce maggiormente nella storia di <strong>Ostia </strong>antica, è lo stretto rapporto che la lega all’Urbe, di cui fu un’importante appendice commerciale ed economica, ma non solo: il porto fluviale è un’eccezionale lente di ingrandimento; le sue ricche testimonianze ci consentono di avere una fotografia di quella che era la vita quotidiana, la cultura, la società, l’economia ed il commercio di <strong>Roma</strong>. Il ruolo principale di <strong>Ostia</strong> era quello di importante porto fluviale: uno snodo dal quale passavano gran parte dei beni fondamentali per l’economia della capitale. A partire dal grano, stoccato nei grandi <em>horrea</em> e poi inviato a <strong>Roma</strong>, via fiume, tramite chiatte, spesso trainate da animali.</p><p>Essendo un porto fluviale, le principali imbarcazioni in arrivo dalle città del Mediterraneo, non potevano ormeggiarvi: dovevano restare a largo o ormeggiare altrove, specialmente a <strong>Pozzuoli</strong>, da cui le merci venivano poi trasportate ad <strong>Ostia</strong>, a bordo di navi di piccole dimensioni. La crescita della capitale ed il suo sviluppo, portarono un conseguente aumento dei traffici commerciali; il porto fluviale non era più sufficiente a fronteggiare le nuove necessità di <strong>Roma</strong>. Per alleggerire i traffici del porto di Ostia, l’imperatore <strong>Claudio</strong> decise di costruire un nuovo porto.</p><h3>Porti di Claudio e di Traiano</h3><p>La zona, su cui ricadde la scelta di <strong>Claudio</strong>, per la costruzione di un nuovo scalo, fu giudicata inadeguata dai tecnici dell’epoca: i detriti del fiume generavano un insabbiamento maggiore proprio nel punto prescelto. Tuttavia, l’imperatore fece scavare il bacino portuale, più o meno due miglia a nord della foce, con due moli, ed erigere il faro. Lo scalo fu probabilmente completato da <strong>Nerone</strong> ed intorno a questo cominciò a costituirsi il nucleo della città di <strong>Porto</strong>.</p><p>Ciò che i tecnici avevano preventivato, sconsigliando a <strong>Claudio</strong> di costruire un porto in quel punto, si realizzò ben presto: lo scalo era soggetto all’insabbiamento, poco profondo e molto ampio, correva maggiori pericoli in caso di tempeste. L’imperatore <strong>Traiano</strong> decise di non incorrere più in questi pericoli, lavorando ad un progetto profondamente moderno, per l’epoca in cui era stato costituito. Costruì un secondo bacino, più interno e protetto rispetto al precedente, dalla forma esagonale, collegato al porto di <strong>Claudio</strong> tramite un canale interno ed una darsena, dal lato opposto, era situata la Fossa Traianea, che univa il fiume al mare.</p><p>Questo porto, sostituì facilmente Pozzuoli; era dotato di grandi impianti di magazzini, destinati alle derrate necessarie all’Urbe. Ai magazzini si aggiunsero anche edifici pubblici, di cui non si possiede ancora un’immagine precisa, andando a formare una vera e propria città, in un primo tempo dipendente da <strong>Ostia</strong>. Il porto fluviale, rimase il centro amministrativo di tutto il complesso, inoltre, la vita commerciale di <strong>Ostia </strong>subì un ulteriore incremento: il potenziamento degli scambi e dei commerci generati da <strong>Porto</strong>, influenzò positivamente la già florida città fluviale.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7034" title="Ostia Antica, Foro delle Corporazioni con pavimento a mosaico, navi e faro" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/ostia_antica-mosaico-navi.jpg" alt="Ostia Antica, Foro delle Corporazioni con pavimento a mosaico, navi e faro" width="600" height="526" /></em><br /> <em>Ostia Antica, Foro delle Corporazioni con pavimento a mosaico, navi e faro</em></p><h3>La città di Porto</h3><p>La città di <strong>Porto</strong>, si estendeva al di là della Fossa Traianea, nell’<strong>Isola Sacra</strong>, circondata a sud ed est dal fiume Tevere, dal mare ad ovest e a nord dal canale che collegava il Tevere con il mare. In antico rinomata per la fertilità del suo suolo, l’appellativo “sacra” fu utilizzato, a proposito di questo luogo, da Procopio nel IV secolo, probabilmente, per la presenza di monumenti cristiani. Vi si trovava la cattedrale di <strong>Porto</strong>, ossia la <strong>Basilica di San Ippolito</strong>, costruita al termine del IV secolo e ricostruita in seguito alla distruzione operata dai Vandali. Già prima della costruzione della Basilica, la zona era probabilmente popolata.</p><p>Ad un primo edificio dotato di abside, conseguì la Basilica, provvista di tre navate e di una facciata, dotata originariamente di tre aperture. L’Isola Sacra ci fornisce anche un esempio interessante di necropoli pagana: sepolcri che sorsero ai margini della strada che collegava <strong>Porto </strong>ad <strong>Ostia</strong>, la cui occupazione dovrebbe essere iniziata non molto tempo dopo la costruzione del <strong>Porto </strong>di <strong>Claudio</strong> e del conseguente popolamento della zona circostante.</p><p>Il tipo di tomba più diffuso, durante la fase centrale di occupazione, situata tra il II ed il III secolo, era a camera quadrata, che poteva essere provvista di un recinto antistante, costruito contemporaneamente alla tomba o successivamente, allo scopo di guadagnare spazio per le sepolture. Con il passare del tempo, il rito prevalente divenne quello dell’inumazione. Le tombe erano spesso ornate da raffinate pitture e stucchi.</p><p><strong>Ostia</strong> continuò, dunque, ad essere il polo amministrativo ed anche la città dove risiedeva la classe sociale formata dagli impiegati e dai funzionari, sempre nel porto fluviale, continuavano a risiedere le varie corporazioni commerciali. Proprio l’aumento dei traffici, portò <strong>Ostia </strong>ad assumere un aspetto più funzionale, in una fase di rinnovamento che culminò negli interventi effettuati da <strong>Adriano</strong>. Nel II e III secolo, le funzioni di <strong>Ostia</strong> e <strong>Porto</strong> si equilibravano ed integravano reciprocamente. Il declino di <strong>Ostia</strong> sopraggiunse con la metà del III secolo d.C. in parallelo ai turbamenti che scuotevano tutto l’impero. Progressivamente, molti edifici furono abbandonati, il <strong>Piazzale delle Corporazioni</strong> perse il suo ruolo; la maggior parte delle attività economiche fu spostato a <strong>Porto</strong>.</p><p><em><img title="Ostia Antica, Foro delle Corporazioni con pavimento a mosaico" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/ostia_antica-porto018.jpg" alt="Ostia Antica, Foro delle Corporazioni con pavimento a mosaico" width="600" height="492" /></em><br /> <em>Ostia Antica, Foro delle Corporazioni con pavimento a mosaico</em></p><p><strong>Ostia</strong> non era più lo snodo principale dei traffici commerciali, ma una città residenziale. Nel V secolo la città ostiense visse la sua definitiva crisi: le opere di costruzione cessarono quasi totalmente, il declino fu probabilmente progressivo e differenziato di zona in zona. <strong>Porto</strong> divenne l’unico centro di smistamento delle merci, la sua importanza è testimoniata dalla costruzione della cinta muraria, indispensabile, vista la minaccia delle invasioni barbariche. La città sopravvisse al sacco di Alarico (408) ed all’attacco dei Vandali (455), invasioni che non colpirono direttamente <strong>Ostia</strong>, testimoniando la perdita di importanza del porto fluviale.</p><p>Il declino di <strong>Porto</strong>, sopraggiunse lentamente e gradatamente. Non tutto è noto del destino dell’<strong>Isola Sacra</strong>: probabilmente, anche questa zona subì le invasioni e le devastazioni barbariche, come <strong>Porto</strong>. Nel corso del Medioevo, la popolazione rimasta, si concentrò intorno alla Basilica di San Ippolito. Questa fu l’intensa evoluzione vissuta dei due porti dell’Urbe, nella cui storia troviamo riflessi l’ingegno e lo splendore di Roma, evidenti nei molteplici edifici di <strong>Ostia antica</strong>, così come nell’avanzato progetto, alla base della costruzione del <strong>Porto di Traiano</strong>.</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>Pavolini Carlo, Ostia, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007032_ostia-antica-porti-di-roma.html" data-text="Ostia Antica: porti di Roma" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007032_ostia-antica-porti-di-roma.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007032_ostia-antica-porti-di-roma.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ostia Antica: necropoli</title><link>http://www.archeoguida.it/007028_ostia-antica-necropoli.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007028_ostia-antica-necropoli.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 13:59:56 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Pellicanò</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7028</guid> <description><![CDATA[Ostia Antica, sarcofago decorato Ostia Antica e le sue necropoli Come da tradizione, la presenza di sepolture dentro le mura della città, era vietata. Così anche ad Ostia la necropoli era collocata al di là delle mura. In particolare, il sepolcreto più antico era sulla Via Ostiense, che costituiva il principale accesso alla città. Le [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7029" title="Ostia Antica, sarcofago decorato" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/foto-ostia_antica060@.jpg" alt="Ostia Antica, sarcofago decorato" width="600" height="405" /></em><br /> <em>Ostia Antica, sarcofago decorato</em></p><h2>Ostia Antica e le sue necropoli</h2><p>Come da tradizione, la presenza di sepolture dentro le mura della città, era vietata. Così anche ad <strong>Ostia</strong> la <strong>necropoli</strong> era collocata al di là delle mura. In particolare, il sepolcreto più antico era sulla <strong>Via Ostiense</strong>, che costituiva il principale accesso alla città. Le più antiche individuate fino ad ora, sono le tombe “<strong>degli Avori</strong>”, che dovrebbero appartenere ad un’epoca compresa tra la costituzione del <em><strong>castrum</strong></em>, ed il periodo tardo repubblicano. Sono sepolture a cremazione, mentre nel I secolo a.C. cominciano a comparire monumenti quadrangolari.</p><p>In epoca augustea, comparvero anche sepolcri che hanno una struttura più semplice, formati da un recinto a rettangolo, dove i defunti erano bruciati. A questi si accompagnò anche il <strong>colombario</strong>, che divenne poi la formula di sepolcro maggiormente utilizzata. Nell’ambiente rettangolare, le urne erano posizionate in nicchie. Durante gli ultimi periodi di utilizzo della necropoli, l’inumazione, divenne prevalente, rispetto all’incinerazione. I sepolcri più tardi, sono dotati di arcosoli, dove veniva murato il defunto e inserito il sarcofago. Con il tempo, lo spazio iniziò a scarseggiare, questo ebbe come conseguenza, la sovrapposizione delle sepolture.</p><h3>Colombari Gemelli</h3><p>Fra le tombe più interessanti della necropoli di <strong>Via Ostiense</strong>, c’è il complesso dei <strong>Colombari Gemelli</strong>. Costruito adoperando sia il reticolato, che il laterizio, era dotato di due ingressi indipendenti, essendo le due tombe separate da un muro, anche furono realizzate insieme. Entrambe dotate di un vestibolo scoperto con una scala, che conduceva al tetto, e di una camera tombale con nicchie. Il complesso, che potrebbe risalire all’età di Tiberio o di Claudio, fa parte della categoria dei colombari dotati di apparati funerari indipendenti.</p><h3>La necropoli di Via Laurentina</h3><p>Nella necropoli di <strong>Via Laurentina</strong>, invece, vennero seppelliti defunti appartenenti ad un livello sociale inferiore, rispetto ai defunti della necropoli di <strong>Via Ostiense</strong>. Soprattutto erano i <strong>liberti</strong> ad usufruire di queste sepolture, alcune delle quali ricche, a testimoniare come questa classe stesse conquistando rilevanza e potere. La necropoli di <strong>Via Laurentina</strong> cominciò ad essere utilizzata tra il 50 ed il 30 a.C. circa. E’, dunque, meno antica di quella di <strong>Via Ostiense</strong>; simili all’altra necropoli, sono le tipologie di tombe presenti al suo interno. Anche in questa necropoli, l’inumazione sostituì l’incinerazione. Il rialzamento del livello del suolo, avvenuto fino al III secolo d.C, generò la sovrapposizione delle tombe più antiche, con quelle più recenti.</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>Pavolini Carlo, <em>Ostia</em>, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007028_ostia-antica-necropoli.html" data-text="Ostia Antica: necropoli" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007028_ostia-antica-necropoli.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007028_ostia-antica-necropoli.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ostia Antica: Foro</title><link>http://www.archeoguida.it/007023_ostia-antica-foro.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007023_ostia-antica-foro.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 13:56:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Pellicanò</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7023</guid> <description><![CDATA[Nei primi secoli della sua storia, Ostia non è dotata di un Foro, posizionato nell’incrocio tra il Cardine ed il Decumano massimi. Nell’area, fin dai tempi del castrum, sono presenti edifici di carattere pubblico e religioso di notevole rilevanza, ma non un vero e proprio Foro, la cui presenza è una tradizione per le città [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nei primi secoli della sua storia, <strong>Ostia</strong> non è dotata di un <em><strong>Foro</strong></em>, posizionato nell’incrocio tra il Cardine ed il Decumano massimi. Nell’area, fin dai tempi del <em><strong>castrum</strong></em>, sono presenti edifici di carattere pubblico e religioso di notevole rilevanza, ma non un vero e proprio <strong>Foro</strong>, la cui presenza è una tradizione per le città romane. La costituzione di un primo centro politico-religioso a carattere monumentale, sembra essere avvenuta con la creazione del <strong>Tempio di Roma e di Augusto</strong>, che dovrebbe risalire all’età augustea. Tuttavia, il Foro ha assunto la sistemazione definitiva ai tempi di <strong>Adriano</strong>, quando i templi collocati nella parte a nord del decumano sono stati abbattuti ed al loro posto, eretto il <em><strong>Capitolium</strong></em><em>, </em>posizionato su un alto podio.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7024" title="Ostia Antica, Capitolium" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/foto-ostia_antica026@.jpg" alt="Ostia Antica, Capitolium" width="446" height="600" /></em><br /> <em>Ostia Antica, il </em>Capitolium</p><h2>Il cuore del Foro di Ostia Antica</h2><p>Questo luogo di culto dedicato alla <strong>Triade capitolina</strong> (<strong>Giove</strong>, <strong>Giunone</strong> e <strong>Minerva</strong>), è di tipo esastilo. Il pronao era raggiungibile attraverso dei gradini, le pareti della cella dotate di tre nicchie, in cui erano presenti le statue. Le decorazioni marmoree del tempio, furono in gran parte asportate, anche il pavimento in marmo della cella è del tutto sparito. L’edificio era inquadrato tra due ali composte da porticati. Il Foro di forma rettangolare, ospitava molti edifici a carattere pubblico e religioso.</p><p><strong>Curia</strong></p><p>A Nord del Decumano massimo, è posizionata la <em><strong>Curia</strong></em>; l’edificio potrebbe essere il luogo dove si svolgevano le riunioni del consiglio municipale della colonia, ma il suo utilizzo è incerto, anche per le piccole dimensioni della cella, che non poteva con la sua capienza ospitare, per intero, il consiglio.</p><p><strong>Basilica</strong></p><p>La <strong>Basilica</strong> fronteggia la <em>Curia</em>, per entrambi gli edifici la datazione si situa tra <strong>Domiziano</strong> e <strong>Traiano</strong>. L’aula della Basilica aveva una sola navata e doveva essere arricchita dalla presenza di marmi, la maggior parte dei quali asportati, ne restano parti nelle colonne corinzie e nel pavimento. Accanto alla Basilica, si trova il <strong>Tempio rotondo</strong>, uno degli edifici più tardi di Ostia. Il Tempio potrebbe essere un <em>pantheon</em> o un <em>Augusteum</em>. La costruzione dal gusto raffinato, ha una cella rotonda dotata di sette nicchie, per le statue.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7025" title="Ostia Antica, Capitolium" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/foto-ostia_antica027@.jpg" alt="Ostia Antica, Capitolium" width="406" height="600" /></em><br /> <em>Ostia Antica, il </em>Capitolium</p><h3>Tempio di Roma e Augusto</h3><p>Nel momento in cui è stato edificato, il <strong>Tempio di Roma e Augusto</strong>, doveva essere l’edificio di maggiore imponenza di tutta la città. Il Tempio fronteggia il <em>Capitolium</em>, posto sull’altra estremità del Foro. Sorge dove anticamente era situata l’entrata meridionale del <em><strong>castrum</strong></em>. Il suo posizionamento, può considerarsi come la testimonianza di una volontà di dare una sistemazione monumentale al centro pulsante della città. Per tradizione l’edificio è stato, in passato, datato in <strong>età tiberiana</strong>. Recentemente a questa datazione, si oppone quella che vede l’edificio eretto in età augustea, tesi avvalorata anche dall’interesse che <strong>Augusto </strong>manifestò per il porto fluviale.</p><h3>Terme del Foro</h3><p>Sempre in prossimità del <strong>Tempio di Roma e Augusto</strong>, troviamo uno dei tre impianti termali imperiali: anche ad <strong>Ostia</strong>, le terme ricoprivano un ruolo molto importante, per questo, nella città, troviamo diversi complessi. Le grandi terme pubbliche sono le <strong>Terme di Porta Marina</strong>, <strong>le Terme di Nettuno</strong> e le <strong>Terme del Foro</strong>. Queste ultime, sono in particolare, il complesso termale più ricco di tutta la città. La loro costruzione dovrebbe essere databile intorno al 160 d.C. circa, come ci permettono di constatare i bolli laterizi.</p><p>Il complesso subì molti restauri nel corso del IV secolo e forse anche del V secolo. Erano dotate di diverse sale: le calde orientate a sud, erano funzionalmente sistemate a scaletta, per poter meglio usufruire dei raggi solari, escludendo il rischio di coprirsi vicendevolmente. Il primo ambiente, di forma ottagonale, era quello maggiormente esposta al sole, per questo si potrebbe supporre la sua funzione di stanza per i bagni solari.</p><p>La seconda stanza, dalla forma ellittica, potrebbe essere un <em>sudatorium</em>, mentre le due successive sono tepidari. In ultimo, si sfocia al calidario. Un ambiente riscaldato di passaggio, conduce nella grande sala del frigidario, da cui si passa agli ambienti freddi. Un corridoio porta alla palestra, circondata da un portico. Questo complesso termale, oltre che per la grandezza e ricchezza, colpisce per l’impiego della linea curva, che doveva imprimere un particolare effetto mosso all’insieme.</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>Pavolini Carlo, <em>Ostia</em>, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007023_ostia-antica-foro.html" data-text="Ostia Antica: Foro" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007023_ostia-antica-foro.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007023_ostia-antica-foro.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ostia Antica: abitazioni popolari</title><link>http://www.archeoguida.it/007019_ostia-antica-abitazioni-popolari.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007019_ostia-antica-abitazioni-popolari.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 13:50:57 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Pellicanò</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7019</guid> <description><![CDATA[Le abitazioni &#8220;popolari &#8221; di Ostia Antica E’ stupefacente constatare come, alcune soluzioni urbanistiche ed architettoniche utilizzate nell’edilizia abitativa di Ostia, siano estremamente vicine a quelle che troviamo impiegate in epoca moderna. La funzionalità con cui sono concepiti i progetti di tipo abitativo riveste, infatti, un profondo fascino ed interesse, evidenziando caratteristiche simili a quelle [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7020" title="Ostia Antica, area archeologica" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/ostia_antica-abitazioni-popolari.jpg" alt="Ostia Antica: abitazioni popolari" width="600" height="405" /></p><h2>Le abitazioni &#8220;popolari &#8221; di Ostia Antica</h2><p>E’ stupefacente constatare come, alcune soluzioni urbanistiche ed architettoniche utilizzate nell’edilizia abitativa di Ostia, siano estremamente vicine a quelle che troviamo impiegate in epoca moderna. La funzionalità con cui sono concepiti i progetti di tipo abitativo riveste, infatti, un profondo fascino ed interesse, evidenziando caratteristiche simili a quelle presenti attualmente. Basta pensare alle <strong>Casette-Tipo</strong>, un complesso di razionali abitazioni in serie, destinate alla classe sociale dei commercianti e degli impiegati.</p><p>Stesso stupore si prova nei confronti delle<strong> Case a Giardino</strong>, gruppi di abitazioni contornate da un vasto giardino, la cui concezione, presenta più di una similitudine con le soluzioni adottate ai giorni nostri. La scoperta di queste due tipologie abitative, costituisce indubbiamente una delle numerose testimonianze, che ci offre il ricco patrimonio di Ostia.</p><h3>Casette Tipo</h3><p>Il complesso delle Casette Tipo, fu ideato in età traianea e dedicato appositamente all’alloggio di un determinato ceto sociale: gli impiegati ed i commercianti, una classe in grado di evolvere, parallelamente alla crescita di Ostia ed al proprio ruolo commerciale. La presenza di famiglie appartenenti al ceto medio conobbe un rapido incremento, per questo non stupisce che sia stato concepito un progetto di edilizia abitativa, studiato appositamente per loro.</p><p>Le abitazioni erano strutturate in due rettangoli, ognuno separato in due appartamenti. Dal corridoio proveniva l’illuminazione per due camere da letto. Posizionate ai due estremi, il soggiorno e forse un ambiente utilizzato come camera da pranzo. La latrina completava l’insieme della casa.</p><h3>Case a Giardino</h3><p>Lo stesso concetto, animò in epoca adrianea la costituzione delle Case a Giardino. Il progetto per queste strutture abitative, diede luogo a risultati raffinati e funzionali al tempo stesso, ideali per un’area a carattere residenziale. Due rettangoli erano posizionati centralmente, ognuno di questi, era separato in due da un passaggio, su cui si trovavano le porte delle abitazioni. Ognuna di queste due parti, a sua volta, era costituita da due appartamenti.</p><p>Ne risultano <strong>otto appartamenti</strong>, il cui fulcro non era costituito dal giardino interno, come accade invece in molte abitazioni ostiensi, ma era il giardino che abbracciava il complesso, circondandolo all’esterno. Una scala, posizionata vicino al passaggio coperto, portava ai piani superiori. L’eleganza del complesso, si unisce alla razionalità del concetto, che ne è alla base.</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>Pavolini Carlo, <em>Ostia</em>, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007019_ostia-antica-abitazioni-popolari.html" data-text="Ostia Antica: abitazioni popolari" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007019_ostia-antica-abitazioni-popolari.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007019_ostia-antica-abitazioni-popolari.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ostia Antica: caserma dei Vigili del fuoco</title><link>http://www.archeoguida.it/007009_ostia-antica-caserma-dei-vigili-del-fuoco.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007009_ostia-antica-caserma-dei-vigili-del-fuoco.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 13:45:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Pellicanò</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7009</guid> <description><![CDATA[Come tutte le città, Ostia, non era incolume al pericolo del fuoco: lucerne, bracieri e candele, erano tutti elementi di vasto utilizzo, per il riscaldamento e l’illuminazione, in grado di alimentare incendi, portatori di panico e distruzione. Senza dimenticare il largo utilizzo di un materiale come il legno, la presenza numerosa di granai e la [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Come tutte le città, <strong>Ostia</strong>, non era incolume al pericolo del fuoco: lucerne, bracieri e candele, erano tutti elementi di vasto utilizzo, per il riscaldamento e l’illuminazione, in grado di alimentare incendi, portatori di panico e distruzione. Senza dimenticare il largo utilizzo di un materiale come il legno, la presenza numerosa di granai e la densità delle costruzioni. Nel porto fluviale, la piaga degli incendi fu un rischio mai sottovalutato: le merci che transitavano nella città e che vi erano custodite, i materiali stoccati dentro gli <em>horrea</em>, erano considerati un prezioso patrimonio da difendere. A testimonianza dell’attenzione verso questo problema, ci sono le strade, concepite con una capienza maggiore, rispetto a quelle di Roma.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7013" title="Ostia Antica, caserma dei Vigili" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/ostia_antica-caserma-vigili.jpg" alt="Ostia Antica, gli incendi e i vigili del fuoco" width="600" height="405" /></em><br /> <em>La Caserma dei Vigili del fuoco di Ostia Antica</em></p><h2>La Caserma dei Vigili del fuoco</h2><p>Per dare un’adeguata difesa alla città dal fuoco, fu inoltre, concepita la presenza di un corpo, che aveva compiti antincendio, già all’epoca di <strong>Claudio</strong>. Fu <strong>Domiziano</strong>, che realizzò ad <strong>Ostia</strong> il rialzamento del suolo di 1 metro circa, a costruire la caserma, a cui destinò un corpo stabile di vigili; in epoca adrianea, la struttura è stata costruita nuovamente, senza alterare la sistemazione costituita in età domizianea. Questo distaccamento era composto da 400 uomini, il cui lavoro era strutturato in turni. Nel 207, la caserma fu restaurata da Settimio Severo e Caracalla; l’edificio smise di essere utilizzato, quando la città cominciò a perdere, progressivamente, la sua rilevanza.</p><p>Anche in questo caso, <strong>Ostia</strong>, si rende una preziosa lente d’ingrandimento, in grado di offrirci la visione dell’efficienza e della funzionalità che racchiude la caserma: le stanze in cui viveva il corpo di vigili erano ubicate intorno al cortile centrale e delle scale, le collegavano ai piani superiori. Una cappella adibita al culto imperiale, si ergeva nel cortile. Nell’ambito dei restauri del 207, fu creato un vestibolo recante un mosaico, rappresentante i momenti in cui si sviluppa il sacrificio di un toro. Nella struttura erano presenti inoltre la latrina, delle fontane che venivano probabilmente utilizzate come lavatoi, ed un’edicola per la dea <strong>Fortuna</strong>.</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>Pavolini Carlo, <em>Ostia</em>, Editori Laterza, Roma-Bari, 2006</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007009_ostia-antica-caserma-dei-vigili-del-fuoco.html" data-text="Ostia Antica: caserma dei Vigili del fuoco" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007009_ostia-antica-caserma-dei-vigili-del-fuoco.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007009_ostia-antica-caserma-dei-vigili-del-fuoco.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Ostia Antica</title><link>http://www.archeoguida.it/007004_ostia-antica.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007004_ostia-antica.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 18 Dec 2011 13:37:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Francesca Pellicanò</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7004</guid> <description><![CDATA[L’antica città di Ostia, sorge nelle vicinanze del moderno centro di Ostia, 20 Km circa, la separano da Roma. Il nome di questa località deriva da ostium, foce del fiume, dove, secondo la leggenda, fu fondata dal re Anco Marzio. Il fascino di questo sito, risiede nel fatto di conservare molte tra le testimonianze più [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>L’antica città di <strong>Ostia</strong>, sorge nelle vicinanze del moderno centro di Ostia, 20 Km circa, la separano da <strong>Roma</strong>. Il nome di questa località deriva da <em><strong>ostium</strong></em>, <strong>foce del fiume</strong>, dove, secondo la leggenda, fu fondata dal re Anco Marzio. Il fascino di questo sito, risiede nel fatto di conservare molte tra le testimonianze più significative dell’urbanistica, della cultura e della vita quotidiana dell’antica cittadina, in cui si rispecchiano molte delle caratteristiche dell’Urbe. La zona archeologica è giunta ben conservata, fino ai giorni nostri, parlandoci di un insediamento sorto alla foce del fiume <strong>Tevere </strong>che, da <em><strong>castrum</strong></em>, diventa un vivace ed importante <strong>centro commerciale</strong>. Infatti, parallelamente allo sviluppo della potenza romana, la città si evolve e subisce delle importanti trasformazioni.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7005" title="Ostia Antica, il teatro" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/foto-ostia_antica014@.jpg" alt="Ostia Antica" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Ostia antica, il Teatro</em></p><h2>Ostia Antica: dal castrum al porto</h2><p>Il primo insediamento noto, non precedente al IV secolo a.C., ha tutte le caratteristiche dell’accampamento militare, circondato da mura e tagliato dalle due vie: il cardine massimo ed il decumano massimo.</p><p>Il ruolo militare di questo insediamento è inizialmente prevalente: sorto probabilmente per controllare il territorio circostante, in virtù della posizione strategica, ma anche, al contempo, per difendere i commerci fluviali di Roma. E’ dal III secolo a.C. che questo porto fluviale, sorto alla foce del Tevere, riveste una rilevanza navale e militare, ruolo che ne favorisce lo sviluppo commerciale. Con <strong>Augusto </strong>ed i suoi immediati successori, la città vive la trasformazione, da funzionale porto a centro di rilevanza commerciale. Il passaggio è testimoniato dal nuovo assetto urbanistico, viene eretto il Foro, il Tempio di Roma e Augusto, il teatro ed il grande Piazzale alle sue spalle.</p><p>La città è progressivamente dotata di un acquedotto, cui seguino le terme. Accanto all’attenzione per lo sviluppo urbanistico della città, si situa l’evolversi della sua prosperità commerciale: con la dinastia <strong>giulio-claudia</strong> vengono costruiti gli <em><strong>Horrea</strong></em> (magazzini) per la conservazione delle derrate. Con <strong>Domiziano</strong> si assiste ad un importante intervento urbanistico: l’innalzamento del livello del suolo, di un metro circa. Questo consente un’edilizia abitativa, in grado di svilupparsi maggiormente in altezza, riuscendo così a provvedere all’aumento della popolazione. Se con <strong>Traiano </strong>la città diventa più funzionale, con <strong>Adriano</strong>, vaste parti di Ostia, vengono ricostruite. La città assume un volto diverso, grazie all’utilizzo del mattone. Dopo <strong>Commodo</strong>, la ricostruzione della città, iniziata con Adriano, subisce un arresto: la maggior parte delle attività economiche sono a Porto.</p><p>Di conseguenza, il ruolo di Ostia non è più quello di città di scambi e traffici. Il declino si avverte dalla metà del III secolo d.C. la diminuzione progressiva delle attività commerciali e portuali della città, hanno come conseguenza problemi occupazionali e calo demografico. La crisi politica ed economica procura una brusca svolta. Nel V secolo Ostia piomba nella crisi: la foce del Tevere diventa impraticabile, anche se la città non è coinvolta direttamente nelle invasioni dei <strong>Visigoti</strong>, ne subisce comunque il contraccolpo. Durante il <strong>Medioevo</strong>, da fiorente centro commerciale, Ostia si trasforma in una sorgente da cui sottrarre materiale, da rimpiegare nella costruzione di monumenti sparsi in tutta Italia.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7006" title="Ostia Antica, area archeologica, la via Ostiense" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/12/foto-ostia_antica036@.jpg" alt="Ostia antica area archeologica" width="600" height="405" /></em><br /> <em>Ostia antica, area archeologica</em></p><h3>L’evoluzione delle abitazioni</h3><p>I cambiamenti di cui è protagonista Ostia, si rispecchiano nelle evoluzioni delle sue abitazioni. Ostia conserva sicuramente le più ampie testimonianze e fonti, in grado di offrirci uno sguardo su quella che doveva essere il volto e le evoluzioni dell’edilizia, ai tempi di Roma. Nella prima età imperiale, le case ostiensi, non si discostavano troppo da quelle presenti in altre città, come Pompei ed Ercolano. La <em>domus</em> di tradizione repubblicana, continua a rappresentare la casa tipica. E’ in seguito alla crescita esponenziale della popolazione, che si pone l’esigenza di una edilizia abitativa diversa. Nella <em>Domus Fulminata</em>, si riscontra un nuovo esempio di formula abitativa: il peristilio delle antiche <em>domus</em> è mantenuto, ma non l’atrio. L’estensione della pianta è notevolmente ridotta. La tendenza ad una edilizia intensiva, si manifesta con l’affermarsi dell’<strong>insula</strong>. Questa forma abitativa si propone di utilizzare in modo razionale, lo spazio disponibile.</p><p>L’atrio è sostituito da un ambiente, che unisce le due stanze principali, posizionate alle estremità. Le camere da letto, spazi molto piccoli, sono posizionate sul lato in fondo, ricevendo luce dall’ambiente centrale. L’<strong>insula</strong> non è l’unica formula abitativa presente ad Ostia: una delle principali caratteristiche della città è la presenza di numerose <strong>botteghe</strong> situate al piano terra degli edifici. Queste botteghe fungono anche da abitazioni, tra le più comuni, per la classe lavoratrice. Tra i III ed il IV secolo, per le abitazioni appartenenti all’edilizia popolare, comincia il declino, mentre la costruzione di <em>domus </em>signorili è effettuata occupando piani terra di case già esistenti, con decorazioni sfarzose e spazi che tendono a chiudersi, nei confronti dell’esterno.</p><h3>I monumenti di Ostia Antica</h3><ul><li><a href="http://www.archeoguida.it/007009_ostia-antica-caserma-dei-vigili-del-fuoco.html">Caserma dei Vigili del fuoco</a></li><li><a href="http://www.archeoguida.it/007019_ostia-antica-abitazioni-popolari.html">Edilizia popolare</a></li><li><a href="http://www.archeoguida.it/007023_ostia-antica-foro.html">Foro</a></li><li><a href="http://www.archeoguida.it/007028_ostia-antica-necropoli.html">Necropoli</a></li><li><a href="http://www.archeoguida.it/007032_ostia-antica-porti-di-roma.html">Porto</a></li><li><a href="http://www.archeoguida.it/007037_ostia-antica-teatro-e-piazzale-delle-corporazioni.html">Teatro</a></li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007004_ostia-antica.html" data-text="Ostia Antica" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007004_ostia-antica.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007004_ostia-antica.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma: catacombe di Priscilla</title><link>http://www.archeoguida.it/006296_roma-catacombe-di-priscilla.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006296_roma-catacombe-di-priscilla.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 24 Oct 2011 13:20:10 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Serata</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[catacombe]]></category> <category><![CDATA[Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6296</guid> <description><![CDATA[Le catacombe di Priscilla sulla Salaria Nova Al III miglio della Salaria Nova è ubicato il cimitero di Priscilla: sicuramente tra tutte le catacombe, che si trovano in questa via, è il più importante sia per quanto riguarda le testimonianze artistiche che documentano l’arte paleocristiana, sia per quelle storiche, visto che molti martiri hanno trovato [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6302" title="Catacombe di Priscilla - interno" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/10/Catacombe-di-Priscilla-interno.jpg" alt="Catacombe di Priscilla" width="600" height="401" /></p><h2>Le catacombe di Priscilla sulla Salaria Nova</h2><p>Al III miglio della <strong>Salaria Nova</strong> è ubicato il <strong>cimitero di Priscilla</strong>: sicuramente tra tutte le catacombe, che si trovano in questa via, è il più importante sia per quanto riguarda le testimonianze artistiche che documentano l’arte paleocristiana, sia per quelle storiche, visto che molti martiri hanno trovato degna sepoltura in questo luogo.</p><h3>Catacombe di Priscilla nelle fonti storiche e origine del nome</h3><blockquote><p>“<em>VI Idius Iulias Felici et Philippi in Priscillae; XVIII Kalendas Februaris Marcellini in Priscillae; Pridie Kalendas Ianuaris Silvestri in Priscillae</em>”</p></blockquote><p>in questo modo la <em>Depositio Martyrum </em>e la <em>Depositio Episcoporum</em>, nel IV secolo d.C., ricordano le sepolture di importanti martiri e papi.</p><p>Per primi Felice e Filippo che, il 10 di luglio, sotto l’imperatore Diocleziano alla fine del III secolo d.C. furono martirizzati con la madre ed i loro fratelli. Il 15 gennaio è la volta di papa Marcellino, pontefice tra il 296 d.C. ed il 304 d.C., anch’esso vittima delle persecuzioni di Diocleziano. Il 31 di dicembre vi è stato sepolto papa Silvestro, pontefice tra il 314 d.C. ed il 335 d.C.</p><p>Le fonti letterarie posteriori, oltre a confermare le date sopradette, ci danno notizie molto dettagliate riguardo le illustri sepolture nel cimitero di Priscilla.</p><p>La fonte principale, che conferma la presenza delle sepolture dei suddetti papi e nomina altri martiri, è il <em>Liber Pontificalis</em>, il più importante dei cataloghi della Chiesa; risale al VI secolo d.C. e raccoglie tutte le biografie di tutti i pontefici a partire da San Pietro a Martino V, il cui pontificato è datato dal 1417 al 1431.</p><p>La catacombe di Priscilla sono uno dei più antichi cimiteri sotterranei di Roma, infatti le sue prime sepolture si datano alla prima metà del II secolo d.C.</p><p>E’ indicato con il nome di Priscilla in diversi documenti liturgici ed è sicuramente quello della sua fondatrice: una nobile donna romana appartenente all’influente e ricca famiglia degli <em>Acilii Glabriones</em>, il cui ramo cristiano ebbe qui il proprio ipogeo sepolcrale, come dimostrano le iscrizioni rinvenute, in una delle quali si legge ancora <em>PRISCILLA CLARISSIMA</em>, menzionata insieme ad un Manius Acilius Verus, anch’esso ricordato come <em>clarissimus</em>, appellativo questo che ricorre per gli appartenenti alle famiglie senatorie.</p><p>Svetonio, nella <em>Vita di Domiziano</em> (X libro), narra che durante il suo principato questo imperatore condannò a morte un grande numero di senatori, tra cui Manlio Acilio Glabrione, con l’accusa di voler introdurre “cose nuove”. Accusa questa molto generica che, insieme a quella di ateismo e di giudaismo, all’epoca era diffusa contro i cristiani, considerati pericolosi perché la loro fede, con i suoi principi di fratellanza, era temuta dal potere centrale.</p><p>Dagli storici dell’epoca sappiamo che Manlio Acilio Glabrione era stato console nel 91 d.C. insieme a Traiano (il futuro imperatore) ed è logico pensare che il Manius Acilius Verus e la Priscilla dell’iscrizione appartengano alla sua famiglia, anche se essi vissero più tardi.</p><h3>Origine delle catacombe e struttura</h3><p>Il nucleo originario di queste catacombe, il cosidetto Criptoportico, corrisponde al settore sotterraneo di una villa appartenente alla famiglia degli <strong>Acilii</strong>. Da qui successivamente, nel corso del III e del IV secolo d.C., questo complesso catacombale si accrebbe fino a diventare uno dei più grandi nuclei cimiteriali cristiani di Roma.</p><p>Le reti sotterranee delle gallerie cimiteriali si sviluppano su due piani, di cui il superiore è il più antico e segue l’andamento dei cunicoli di arenario, le cui gallerie larghe ed irregolari furono scavate dagli stessi cristiani per avere tutto il maggior spazio possibile per le sepolture dei fedeli, mentre il piano inferiore ha una pianta a spina di pesce, molto più regolare, che indica come questo fosse stato costruito secondo degli schemi più precisi.</p><p>Il <em>piano sotterraneo</em> è formato a tre ipogei primitivi, realizzati nel II secolo d.C., ma soggetti a lavori di ampliamento e furono in uso fino al IV secolo .C.</p><p>Sono le regioni dell’<em>Ipogeo degli Acilii</em>, della <em>Cappella Greca</em> con il <em>Criptoportico</em> e alcune gallerie d’arenario; a queste nel corso del III secolo d.C. furono aggiunte altre gallerie con nuovi vani, tra cui quello della <em>Velatio</em>.</p><h3>Cubicolo della <em>Velatio</em></h3><p><img class="alignnone size-full wp-image-6306" title="Catacombe di Priscilla" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/10/Catacombe-di-Priscilla.jpg" alt="Cubicolo della Velatio" width="600" height="800" /></p><p>Questo cubicolo è conosciuto con questo nome grazie al suo noto affresco; infatti, leggendo da sinistra verso destra la scena sulla parete di fondo, osserviamo un uomo anziano barbato, seduto in cattedra, che tende la mano destra ad una giovane donna che tiene in mano un <em>volumen</em>; dietro di lei si trova un giovane uomo, che tiene in mano un velo.</p><p>Al centro una donna, abbigliata di rosso e con il capo velato (da qui il nome alla cappella), alza le mani verso il cielo. A destra una fanciulla, seduta e con il capo scoperto, tiene in grembo un bimbo in fasce.</p><p>Le tre raffigurazioni rappresentano i tre momenti principali della vita di una donna, le nozze, la maternità e la morte; infatti la scena di sinistra raffigura la cerimonia nuziale, secondo i precetti tramandati da S. Ignazio di Antiochia, secondo cui il velo che tiene in mano il giovane sarebbe il <em>flammeum</em>, con cui le spose dovevano coprirsi il capo ed il <em>volumen</em> sarebbe la <em>tabula nuptialis</em>, il documento in cui, secondo la legge romana accettata anche dalla Chiesa, erano elencati i doveri degli sposi.</p><p>La figurazione di destra ovviamente rappresenta la donna divenuta madre e quella centrale la sua morte; infatti nella pittura paleocristiana l’anima assunta in cielo è rappresentata come un’orante.</p><p>Nella stessa cappella sulle altre pareti sono raffigurati due momenti dell’Antico Testamento: la vicenda dei tre giovani ebrei nella fornace (<em>Libro di Daniele </em>1, 3-7) e il sacrificio di Isacco (<em>Genesi</em> 22, 9-10), mentre sul soffitto è rappresentato il Buon Pastore, figurazione di Cristo (<em>Luca</em> 15, 5; <em>Giovanni</em> 10, 3; 28).</p><p>Questi tre episodi sono molto frequenti nell’iconografia paleocristiana, in quanto mezzi per indicare i punti focali della nuova fede.</p><h3>Ipogeo degli <em>Acilii</em></h3><p><img class="alignnone size-full wp-image-6307" title="Ipogeo-degli-Acilii" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/10/Ipogeo-degli-Acilii.jpg" alt="Ipogeo degli Acilii" width="600" height="433" /></p><p>Camminando per le gallerie d’arenario, sulle cui pareti si aprono numerosi loculi per le sepolture, si in contra l’Ipogeo degli Acilii. Esso è formato da una larga galleria sotterranea, a cui si accedeva tramite una scala in muratura; sulle pareti si aprono nicchie per le sepolture, a cui più tardi, tra il III ed il IV secolo d.C., si vanno ad affiancare delle tombe ad arco, con muratura in laterizio e decorazioni a mosaico. La galleria sbocca in una grande camera che in origine sicuramente aveva lo scopo di esser servita come riserva d’acqua e più tardi fu utilizzata a scopo funerario.</p><p>Uno stretto corridoio laterale conduce ad una camera di IV secolo d.C. dove si conservano ancora i sarcofagi in marmo per le sepolture; si trovavano qui la maggior parte delle sepolture della famiglia degli Acilii, da cui provengono anche il maggior numero delle iscrizioni rinvenute in cui si menzionano gli appartenenti a questa illustre famiglia romana.</p><p>Presso l’ipogeo degli Acilii si trova una grotta scavata nella pietra da cui si dipartono una serie di cunicoli, scavati dai cristiani stessi, per avere lo spazio necessario per dare sepoltura ai fedeli di condizioni più modeste; infatti la maggior parte sono loculi chiusi con mattoni su cui veniva dipinto, in rosso, il solo nome del defunto accompagnato dall’espressione <em>pace</em> (saluto apostolico) o dai canonici simboli cristiani, cioè l’ancora (salvezza), palma (pace), colomba (eterna pace nell’aldilà).</p><h3><em>Ninfeo</em></h3><p>Sul lato opposto all’Ipogeo degli Acilii, si apre un criptoportico rettangolare con la volta in laterizio; in questo spazio si sono aperte nel tempo una serie di gallerie e di ambienti, scavate sempre nella roccia tufacea, che in origine dovevano servire come luoghi di conservazione idrica e che, per la presenza di nicchie e giochi d’acqua, forse era utilizzato come luogo di soggiorno durante la calura estiva.</p><p>Tutta questa regione, appartenente all’antica villa, nel corso del II secolo d.C. fu riadattata a luogo di sepoltura e fu ingrandita per mezzo di altre camere.</p><h3>Cappella Greca</h3><p><img class="alignnone size-full wp-image-6308" title="Catacombe di Priscilla 1" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/10/Catacombe-di-Priscilla-1.jpg" alt="Cappella Greca" width="594" height="373" /></p><p>Questa cripta, denominata “Cappella Greca” grazie  ad alcune iscrizioni dipinte su di una delle tre nicchie in una delle pareti laterali, era un grande vano adibito a cappella per i rituali eucaristici. Architettonicamente era divisa in due parti da un arco in muratura, che insieme alle pareti, era ricoperto di affreschi della seconda metà del II secolo d.C.; essi sono sia di tipo ornamentale, ghirlande e festoni, sia biblici. L’ornamentazione è completata da pannelli di finto marmo e da stucchi di eccellente fattura.</p><p>Al centro della parete, in cui si apre la porta d’accesso, in alto è la raffigurazione di Mosè che fa scaturire l’acqua battendo la sua verga su di un monte (<em>Esodo</em> 17, 6); questo episodio è considerato prefigurazione del Battesimo nella pittura paleocristiana.</p><p>Alla destra di questa scena si trova quella dei tre giovani ebrei nella fornace; i tre fanciulli, abbigliati all’orientale, muovono le mani verso il cielo, mentre sotto i loro piedi arde il fuoco e l’angelo Daniele tende il braccio verso di loro. Di tutte le raffigurazione in catacomba del passo biblico suddetto questo affresco è il più antico di tutti.</p><p>Nella parete di sinistra, guardando il fondo della cappella, è rappresentata Susanna insediata dai perfidi anziani mentre si reca a fare il bagno (<em>Daniele</em>, 13); la donna, con indosso una tunica ed un mantello, è proposta in atteggiamento d’orante, mentre gli anziani, posti di profilo, puntano il dito contro di lei. Dietro tutti c’è un fanciullo, forse Daniele ancora giovane, che, secondo la Bibbia, la difese da ogni ingiusta accusa.</p><p>Nella parete di fronte continua la narrazione della vicenda: i tre anziani posano la destra sulla testa della donna, mentre a sinistra, separati con un arbusto, ci sono Susanna e Daniele in atteggiamento di oranti per rendere grazie a Dio della salvezza della giovinetta.</p><p>A destra dell’angolo della parete d’ingresso è raffigurata una fenice: dalla mitologia è noto che questo animale mitico viveva cinquecento o mille anni, dopo di che moriva sul rogo e rinasceva dalle sue ceneri, tutto ciò era simbolo dell’immortalità.</p><p>Dai cristiani fu acquisito come simbolo della resurrezione e generalmente è rappresentata insieme alla palma, dato che in greco la pianta e l’uccello hanno la stessa denominazione <em>foinix</em>; pertanto la pittura della sola fenice che muore sul rogo è unica in tutta la pittura antica, non solo cristiana, ma anche pagana.</p><p>In alto presso la fenice in alto erano raggirate le teste delle quattro stagioni, ma di queste solo l’estate è ancora visibile, mentre le altre sono scomparse a causa della caduta dell’intonaco; il susseguirsi delle quattro stagioni, se per i pagani era simbolo della ciclicità del tempo, per i cristiani era uno dei tanti modi per simboleggiare l’idea della resurrezione.</p><p>Sulla fronte dell’arco divisorio c’è l’Adozione dei Magi (<em>Matteo</em>, 2): la Madonna siede su di una cattedra con il Bambino in braccio, mentre i Magi, posti di profilo, portano i doni.</p><p>Nel rovescio dell’arco, invece, è proposta la resurrezione di Lazzaro (<em>Giovanni</em>, 11, 44); il miracolo è preannuncio della resurrezione dei corpi ed è l’episodio neotestamentario più raffigurato in contesto cimiteriale cristiano.</p><p>Nella zona inferiore dell’arco c’è sempre una scena simbolo di salvezza: Noè nell’arca (<em>Genesi</em> 8, 18).</p><p>Ma l’affresco più importante di tutta la cappella è quello della <strong>nicchia centrale</strong>: su un fondo rosso intorno ad una mensa <strong>cinque uomini ed una donna, con il velo in testa</strong>, siedono vicino ad un uomo barbato che con le mani compie l’atto di spezzare il pane. Pertanto la scena è denominata <em>Fractio Panis</em>: infatti raffigura il banchetto eucaristico, come si denota dal pane che viene spezzato e dal calice di vino che si delinea sulla mensa.</p><p>Il monsignore Wilpert, che la scoprì nel 1894, sostenne che si trattata di una raffigurazione di come si svolgesse una celebrazione eucaristica nel II secolo d.C.; il carattere liturgico è confermato dal fatto che gli uomini sono a capo scoperto mentre la donna ha il capo velato, secondo i precetti di San Paolo nella <em>Prima Lettera ai Corinzi</em>.</p><p>Rispettivamente a sinistra della <em>Fractio</em> si trova l’affresco che ripropone il sacrifico di Isacco (<em>Genesi</em>, 22, 9-10), mentre a destra c’è quello di Daniele tra i leoni nelle prigioni di Babilonia (<em>Daniele</em>, 14, 31). Infine sull’intonaco della nicchia di destra (avendo di fronte la centrale) ci sono le due iscrizioni che hanno dato il nome alla cappella:</p><blockquote><p>OBRIMOS PALLADIO/ GLYKYTATO ANEPSIO SYNSKOLASTE MNEMES KARIN</p></blockquote><p>(Obrimo al dolcissimo cugino e condiscepolo Palladio, di buona memoria);</p><blockquote><p>OBRIMOS NESTORIANE/ MAKARIA GLYKYTATE/ SIMBIO MNEMES KARIN</p></blockquote><p>(Obrimo alla dolcissima moglie Nestoriana, di buona memoria).</p><h3>La Madonna e Baalam, o Isaia</h3><p>In un vano allargato a forma di camera, nell’antico arenario, furono ricavati una serie di loculi e nello stesso momento le pareti vennero affrescati. Su di un arco sono raffigurati tre oranti, forse dei defunti qui tumulati. Seguono due rappresentazioni: una in stucco con il Buon Pastore con un agnello sulle spalle e due pecore ai suoi piedi tra alberi con fiori color rosso, l’altra è una raffigurazione della Madonna con profeta.</p><p>Maria, seduta in cattedra con indosso una tunica ed un velo per coprire il capo, tiene in braccio Gesù bambino, davanti a loro un profeta addita una stella; questo è stato identificato da alcuni ricercatori come Baalam da un passo dei <em>Numeri</em> (24, 15-17), invece secondo alcuni studiosi sarebbe Isaia secondo quanto si legge in un passo dell’Antico Testamento dal <em>Libro d’Isaia</em> (7, 14; 60, 1).</p><p>La pittura risale agli inizi del III secolo d.C. ed è la più antica rappresentazione della Madre di Dio, indipendentemente dall’Adorazione dei Magi della Cappella Greca che propone una scena del Vangelo.</p><h4>Secondo piano</h4><p>Tutte gli ambienti finora descritti appartengono al primo e più antico piano delle catacombe; inferiormente a questo si trova il secondo piano, realizzato alla fine del II secolo d.C. Esso è formato, ad una notevole profondità nel suolo, da un lungo e dritto corridoio su cui si aprono regolarmente e perpendicolarmente gallerie laterali, realizzate in continuità tra il III ed il IV secolo d.C.</p><h4>Casa delle Catacombe di Priscilla</h4><p>Nella Casa delle Catacombe vivono le suore Benedettine a cui è affidata la custodia del cimitero. L’edificio è costituito da due parti: uno è l’abitazione vera e propria e l’altro è stato ricavato in un casale di quello che un tempo era l’Agro Romano. La Casa, inaugurata il 15 giugno 1929, è dotata di una cappella e di una tipografia, perché le Benedettine si occupano delle pubblicazioni di alcuni testi di Archeologia Cristiana.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006296_roma-catacombe-di-priscilla.html" data-text="Roma: catacombe di Priscilla" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006296_roma-catacombe-di-priscilla.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006296_roma-catacombe-di-priscilla.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma: terme di Caracalla</title><link>http://www.archeoguida.it/006265_roma-terme-di-caracalla.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006265_roma-terme-di-caracalla.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 24 Oct 2011 12:26:17 +0000</pubDate> <dc:creator>Dorotea Feliciotto</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Roma]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6265</guid> <description><![CDATA[Le terme in epoca romana erano grandi complessi edilizi, destinati a bagni pubblici, ma anche luoghi di ritrovo molto frequentati, in quanto assolvevano ad una funzione sociale. I cittadini romani andavano alle terme per socializzare, per prendere parte agli avvenimenti della città discutendo, tra un nuotata e l’altra, di politica, poesia e attualità. A questo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Le terme in epoca romana erano grandi complessi edilizi, destinati a bagni pubblici, ma anche luoghi di ritrovo molto frequentati, in quanto assolvevano ad una funzione sociale. I cittadini romani andavano alle terme per socializzare, per prendere parte agli avvenimenti della città discutendo, tra un nuotata e l’altra, di politica, poesia e attualità. A questo scopo, una zona rilevante<br /> era il <em>ginnasio, </em>dove si assisteva a conferenze, esibizioni, giochi ginnici. Potevano ospitare migliaia di persone: si pensi che le <strong>terme di Caracalla</strong> erano in grado di accoglierne, contemporaneamente, oltre 1800.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-6275" title="Pianta-Terme-Caracalla" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/10/Pianta-Terme-Caracalla.jpg" alt="terme di Caracalla" width="600" height="386" /></p><p>Questi edifici, dotati di attrezzature per il riscaldamento dell’aria e dell’acqua, erano organizzati in più ambienti, differenziati in base alla loro funzione: spogliatoio, sale con vasche di acqua</p><ul><li>tiepida (<em>tepidarium</em>)</li><li>calda (<em>calidarium</em>)</li><li>fredda (<em>frigidarium</em>)</li></ul><p>A questi ambienti principali erano collegati giardini, palestre, biblioteche.</p><p>Roma era ricca di terme ma le più importanti erano quelle di <strong>Traiano</strong>, di <strong>Caracalla</strong> e di <strong>Diocleziano</strong>. Esse, nell’età tardo-imperiale, si arricchirono di statue e mosaici che rivestivano pareti, volte e pavimenti.</p><h2>Le terme di Caracalla</h2><p><img class="alignnone size-full wp-image-6273" title="terme di Caracalla" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/10/terme-di-Caracalla555.jpg" alt="terme di Caracalla" width="600" height="359" /></p><p>Le <strong>terme di Caracalla</strong>, note anche come Antoniniane, iniziate nel 212 a.C. da Severo sulla via Appia e dedicate da Caracalla nel 216 a.C., costituiscono uno degli esempi più grandiosi di terme imperiali, sia per il senso spaziale, sia per le soluzioni planimetriche che per la maestria ingegneristica. Rappresentano, pertanto, il passaggio tra le architetture del I e II secolo d.C. a quelle tardo-antiche.</p><p>Dal punto di vista planimetrico, presentano una innovazione sostanziale: la netta separazione della parte termale vera e propria dal recinto, dove sono allocati i servizi non strettamente balneari.</p><p>Il recinto venne realizzato da Eliogabalo e Alessandro Severo, ultimi imperatori della dinastia. Con l’avvento dei Goti, a partire dal 537, le terme non vennero più utilizzate come tali; la parte centrale divenne sede di un <em>xenodochio</em> (durante il Medioevo ospizio per forestieri e pellegrini e nel quale i monaci davano cibo e alloggio gratuitamente) mentre la zona limitrofa fu usata come cimitero. Dopo un periodo di abbandono le terme vennero sfruttate come area agricola e, successivamente, i suoi materiali utilizzati per la costruzione di edifici, quali la Basilica di Santa Maria a Trastevere e il Duomo di Pisa.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-6276" title="Terme di Caracalla 2" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/10/Terme-di-Caracalla-2.jpg" alt="terme di Caracalla" width="339" height="293" /></p><p>Le terme hanno dimensioni gigantesche e il recinto, formato da un portico, misura metri 337&#215;328. L’ingresso monumentale è situato al centro del lato orientale mentre, sul lato opposto, corrisponde una gradinata (16) da dove si poteva assistere a gare sportive, costeggiata da due sale absidate, probabilmente biblioteche.</p><p>Sui lati Nord e Sud si aprono due esedre simmetriche (15) ognuna delle quali contiene tre sale e, fra queste, molto particolare, è un ambiente ottagonale, forse un ninfeo. Aree verdi si trovavano tra il recinto e il corpo centrale.</p><p>Questo, spostato verso Est (verso l’ingresso), presenta la sequenza classica di <em>natatio</em> (piscina a tre esedre, una rettangolare e due circolari), <em>frigidario</em> (grande sala basilicale provvista di quattro vasche e due fontane), <em>tepidario </em>(di forma rettangolare con abside sul fondo) e <em>calidario</em> (rotondo, con diametro di 35 metri, con sei vasche all’interno di nicchie e una centrale).</p><p>Il percorso termale aveva inizio dalla <em>natatio </em>(13) dove gli utenti praticavano esercizi ginnici di vario tipo, sia al chiuso che all’aperto. Sul pavimento sono visibili resti di mosaici policromi.</p><p>Ai lati del complesso centrale si snodano, a corona, i vari ambienti di servizio (6,7,8): <em>apodyteria </em>(spogliatoi) situati ai lati della <em>natatio</em>, <em>sphaeristeria </em>, e sale per bagni particolari e unzioni. Nello specifico, il vano rettangolare con due fianchi curvi, può essere identificato con il <em>laconicum </em>(bagno turco).</p><p>Si passa poi al <em>calidarium,</em> di forma rotonda, con un diametro di 35 metri, con sei vasche all’interno di nicchie e una centrale (9). L’itinerario fino ad ora tracciato, poteva essere effettuato anche nell’altra parte della struttura, esattamente identica.</p><p>A partire dal <em>calidarium,</em> gli ambienti di servizio non erano più doppi, ma unici, anche se accessibili su due tratti paralleli. Dal <em>calidarium</em> si arriva al <em>tepidarium</em>, un’ambiente più piccolo con ai lati due vasche. Infine, attraversata la <em>basilica</em> (11), grande salone centrale, si concludeva il bagno nella <em>natatio. </em></p><p>La basilica centrale, naturalmente, occupa lo spazio più grande e misura 58&#215;24 metri. Essa è sovrastata da tre volte a crociera che poggiano su otto pilastri. Due vasche di granito, che oggi si trovano a piazza Farnese, sono situate al centro dello spazio rettangolare, lungo i lati brevi.</p><p>Di grande interesse architettonico è il prospetto sul rovescio della facciata, che presenta delle nicchie, disposte su due piani e che probabilmente erano occupate da statue. Sul lato opposto è presente una nicchia centrale, rettangolare, con ai lati due grandi emicicli su cui poggiano quattro capitelli con raffigurazioni di divinità.</p><p>Interessanti sono anche i sotterranei delle terme dove erano raggruppati i servizi fondamentali che rappresentavano quasi una rete di strade.<br /> Queste permettevano anche la circolazione di carri per il carico e lo scarico delle merci. In uno dei sotterranei, in prossimità dell’esedra nord occidentale, si trovava il più grande mitreo di Roma.</p><p>Nel vano centrale è presente ancora un pavimento bianco a fasce nere. In un piccolo ambiente, infine, è stata individuata la stalla dove si teneva il toro in attesa del sacrificio.</p><p>L’alimentazione dell’acqua era assicurata attraverso l”<em>Aqua Antoniniana</em>”, un apposito ramo dell’Acqua Marcia, uno dei più importanti acquedotti romani.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6278" title="terme di Caracalla" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/10/R83c.jpg" alt="terme di Caracalla" width="600" height="380" /><br /> Plastico ricostruttivo delle Terme di Caracalla</em></p><p>Il riscaldamento avveniva attraverso la circolazione di aria calda sotto i pavimenti: il calore era creato in ambienti di servizio, <em>prefurnia, </em>dove veniva bruciato il legname per riscaldare l’acqua, e l’aria calda era incanalata in percorsi sotterranei al di sotto delle stanze. Questo sistema funzionava grazie alla costruzione di intercapedini. Infatti, sotto il pavimento, vi erano dei pilastrini di mattoni circolari, distanziati tra loro di 60 cm, su cui veniva gettato il cemento per la pavimentazione e, sopra, venivano realizzate le vasche di acqua calda.</p><p>Altre intercapedini si trovavano tra le pareti, con tubuli cavi forati messi in verticale per far risalire l’aria calda e riscaldare l’ambiente.</p><p>In origine le terme si svilupparono in luoghi in cui era possibile servirsi della sorgente di acqua calda. Col passare del tempo, le terme si diffusero anche all’interno delle città, in seguito all’evolversi di tecniche più evolute.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006265_roma-terme-di-caracalla.html" data-text="Roma: terme di Caracalla" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006265_roma-terme-di-caracalla.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006265_roma-terme-di-caracalla.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma, Villa di Livia: il giardino dipinto</title><link>http://www.archeoguida.it/005489_roma-villa-di-livia-il-giardino-dipinto.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005489_roma-villa-di-livia-il-giardino-dipinto.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Jun 2011 15:45:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Giorgia Mancini</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5489</guid> <description><![CDATA[La decorazione delle domus di epoca romana La pittura romana è una delle meglio tramandate nel panorama artistico antico. Gli artisti, come per la scultura, furono influenzati soprattutto dall’arte greca di cui imitarono i modelli e le tecniche. La grande conoscenza della pittura romana si deve principalmente alle ottime condizioni di preservazione delle città vesuviane [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-large wp-image-5491" title="giardino dipinto dalla villa di Livia a Roma" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-massimo07-600x408.jpg" alt="giardino dipinto dalla villa di Livia a Roma" width="600" height="408" /></strong></p><h3><strong>La decorazione delle domus di epoca romana</strong></h3><p>La pittura romana è una delle meglio tramandate nel panorama artistico antico. Gli artisti, come per la scultura, furono influenzati soprattutto dall’arte greca di cui imitarono i modelli e le tecniche. La grande conoscenza della pittura romana si deve principalmente alle ottime condizioni di preservazione delle città vesuviane (Pompei, Ercolano,Stabia, Cuma..). Durante le campagne di scavo in questi luoghi sono stati ritrovati una grandissima quantità di reperti pittorici, principalmente affreschi parietali, databili tra il II secolo a.C. e il 79 d.C.(data di eruzione del Vesuvio), facenti parte di quella che oggi chiamiamo <em>pittura pompeiana. </em></p><p>La pittura di giardini, quasi sempre irreali, pare che derivi da modelli orientali infatti se ne possono trovare esempi nelle tombe della necropoli di Alessandria. Questo tipo di pitture non rappresentano paesaggi reali ma vedute immaginarie a volte anche sacrali. La pittura paesaggistica nasce quando nelle ville patrizie compaiono affreschi di mare, montagne, boschi e spazi liberi utilizzati per rendere la dimora una continuità del giardino circostante.</p><p>La superiorità della produzione artistica di Roma rispetto a quella dei piccoli centri della regione vesuviana è documentata dalla bellissima pittura parietale di un giardino unico reperto della villa <em>ad gallinas albas (</em>la villa delle galline bianche). La villa apparteneva a Livia, la moglie di Augusto, e si trovava oltre Prima Porta, sugli alti dirupi di tufo sovrastanti la via Flaminia. Non è sicuro che questa decorazione sia stata eseguita mentre Livia era ancora in vita (morirà nel 29 d.C.), anche perché non si è tenuto in considerazione il fatto che pitture molto simili se non identiche si potevano vedere negli sfondi di finte finestre in una sala, utilizzata per la musica o per le conferenze, che conosciamo come <em>Auditorio di Mecenate</em> (via Labicana a Roma).</p><p>I romani erano soliti affrescare le loro ville con soggetti riguardanti la natura. Questo tipo di paesaggio costituiva la spinta a viaggiare, a ritirarsi in campagna, in collina, sulle coste…in altri casi era semplicemente motivo di ammirazione per poeti e letterati.</p><p>La villa nel suo contesto di natura civilizzata, di elemento di raccordo tra materiale e spirituale.. è la sede privilegiata del <em>locus amoenus</em> (termine utilizzato per indicare un luogo piacevole) che anticamente era considerato l’ideale di paesaggio. Lucrezio nel <em>De Rerum Natura</em> parla della campagna come di un luogo di evasione dalla vita turbolenta delle grandi città. Nelle ville si attuava quell’ideale di vita perfetta, sede dell’otium, che portava beneficio alla mente e al corpo che era il centro del concetto di villeggiatura (prende il nome dall’<em>andare in villa</em>)</p><p><strong>Catone</strong> nel <em>De Agricoltura </em>afferma che si andava in campagna per curare i propri interessi; mentre <strong>Varrone</strong>, nel <em>De Rustica </em>associa alle esigenze pratiche quelle di diletto.</p><h2>La villa di Livia a Prima Porta</h2><p>La villa romana si sviluppava in simbiosi con la natura circostante che veniva trasformata in paesaggio attraverso le viste sugli scorci o viste inventate su paesaggi idealizzati. Questi potevano essere costituiti da scene esotiche, vedute marine, immagini mitologiche.. Le piante sia affrescate sia utilizzate per abbellire i giardini esterni rappresentavano personificazioni divine, poteri magici, virtù, aspirazioni e sentimenti umani: ad esempio la <em>palma </em>era simbolo di vittoria presso i Greci e i Romani mentre per i Cristiani era il simbolo del premio eterno meritato con la virtù e il martirio; il <em>sicomoro </em>di cui gli Egizi utilizzavano<em> </em>il legno per fabbricare i sarcofagi le mummie dei Faraoni; il <em>loto </em>che ritroviamo spesso nell’iconografia simbolica dell’Induismo e del Buddismo; l’<em>alloro</em>, l’albero sacro ad Apollo, simboleggiava la sapienza e la gloria; il <em>mirto, </em>pianta sacra a Venere, simboleggiava l’amore e la poesia erotica; l’<em>olivo</em> era il simbolo della pace; l’<em>edera </em>della fedeltà e la <em>quercia</em> era simbolo di forza e resistenza fisica. L’acqua presente sia sottoforma di pozzo, fonte o cascata aveva connotazioni sia materiali che spirituali ed evocava lo scorrere ed il rinnovarsi della vita.</p><p><em><img class="alignnone size-large wp-image-5493" title="Roma, area archeologica della villa di Livia" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-v_livia01-600x408.jpg" alt="Roma, villa di Livia" width="600" height="408" /></em><br /> <em>La Villa di Livia</em></p><p>La villa in origine era una casa di campagna costruita per le classi sociali più agiate. Secondo Plinio il Vecchio vi erano due tipi di villa: la <em>villa urbana, </em>una residenza di campagna facilmente raggiungibile dalle città vicine per una notte o due, e la <em>villa rustica, </em>una residenza con mansioni di fattoria dove veniva prodotto il necessario al sostentamento. In genere era abitata dalla servitù che si occupava della proprietà ma veniva anche utilizzata stagionalmente dai proprietari.</p><h3>Il giardino dipinto <em>ad galinas albas</em></h3><p>L’affresco della villa di Livia venne alla luce solo nel 1863 quando durante alcuni scavi venne scoperto un ninfeo sotterraneo con l’affresco (Il ninfeo era l’edificio sacro ad una Ninfa, generalmente era posto presso una fontana o una sorgente d&#8217;acqua; nella civiltà greco-romana con il termine “ninfeo” si indicavano dei “<em>luoghi d&#8217;acque</em>”: strutture con vasche e piante acquatiche presso i quali si poteva sostare, organizzare banchetti e oziare). La sala è un <em>ipogeo </em>(costruzione sotterranea spesso adibita a sepolcro) e misura 5,90 x 11,70 metri. Per raggiungere l’unica porta d’accesso si scendeva lungo una scalinata. Lungo le pareti non vi sono finestre anche se si ipotizza che nella sala esistesse un lucernario nella volta a botte. Probabilmente questo era un ambiente fresco dove ripararsi dal caldo.</p><p>Per dare l’impressione di trovarsi in una grotta, la parte alta della parete è stata adornata da stalattiti geometriche. L&#8217;intonaco era dipinto su una parete composta da tegole disposte su cinque file, distanti dal muro in modo da creare un&#8217;intercapedine che isolasse dall&#8217;umidità. A causa dei danni provocati della seconda guerra mondiale si decise di asportare gli affreschi nel 1951-1952 a cura dell&#8217;Istituto Centrale del Restauro, e di conservarli al Museo delle Terme (Museo Nazionale Romano, nella sede dell&#8217;epoca. Oggi si trovano invece nel vicino Palazzo Massimo). Nel 1982, dopo aver attenuto i fondi necessari, si è potuto ricominciare a scavare per riportare alla luce gli ambienti intorno all’atrio e del settore di rappresentanza. Negli anni successivi l’esplorazione fu estesa al grande complesso termale, che conserva parte della decorazione ad  affresco ed era dotato di un raffinato sistema di riscaldamento dell’acqua mediante una caldaia in metallo, foderata in piombo per garantire l’impermeabilizzazione ed il mantenimento del calore. </p><p>Gli scavi e i restauri sono stati possibili grazie a varie forme di collaborazione, compreso il volontariato: le aree destinate a giardino sono state affidate con concessione di scavo ad una missione dell’Università svedese di Uppsala con la partecipazione dell’Istituto Svedese di Studi Classici a Roma, di alcuni gruppi e associazioni, come ad esempio il Rotary Club Roma Tevere, il Garden Club Giardino Romano, la Valore Liguria e la ditta Roberto Vannini che hanno sostenuto le spese per il restauro di alcune parti del complesso.</p><p>Nella Villa di Livia la mancanza di luce e aria dell&#8217;ambiente interrato contrastava con il soggetto pittorico che non ha riscontri: dietro sottili recinzioni si estende un grande e luminoso giardino raffigurato con grande dovizia di particolari. Tra il folto bosco troviamo tante varietà di specie vegetali e animali a grandezza naturale. L’affresco percorre tutte le pareti senza interruzioni, nemmeno agli spigoli. Non vi sono strutture architettoniche portanti (dette anche <em>verticali</em>) come le colonne o i pilastri (colonna il cui fusto non è circolare), ma sono raffigurate solo le strutture orizzontali che regolano la prospettiva del giardino: in primo piano c’è una staccionata di canne e rami di salice a cui si contrappone una balaustra marmorea in secondo piano.</p><p> Tra questi due elementi si estende il giardino vero e proprio con alberi policromi, ricchi di fiori e frutta (possiamo facilmente individuare cerri, abeti, pini, cipressi, palme, melograni, meli cotogni, ciliegi di mare), cespugli (mirto, lauro, bosso, oleandro e il viburnum), uccellini (indimenticabile è l’immagine di uno zimbello che alza il becco come per cantare), e fiori di tutte le specie: iris, rose damascena, crisantemi, papaveri, fiorellini color lavanda tra cui spuntano anche l&#8217;edera e l&#8217;acanto.. Complessivamente si possono contare 23 specie vegetali e 69 specie avicole quindi si può affermare che l’affresco rappresenti una sorta di “catalogo” delle tipologie di piante che si potevano trovare in natura. La doppia recinzione(la staccionata di canne e i cespugli) ha il compito di definire illusionisticamente lo spazio verde, distogliendo lo sguardo dello spettatore dalle piante poste oltre la balaustra. La profondità spaziale è data sia dalla scalatura dei dettagli delle piante ma anche da una rarissima percezione dell&#8217;atmosfera dovuta alle variazioni di colore. Il colore di fondo è indefinibile: fino all’orizzonte è verde sfumato di azzurro mentre il cielo è turchese.</p><p><em><img class="alignnone size-large wp-image-5492" title="giardino dipinto dalla villa di Livia a Roma" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-massimo05-600x408.jpg" alt="giardino dipinto dalla villa di Livia a Roma" width="600" height="408" /></em><br /> <em>Le pitture parietali del &#8220;giardino&#8221; della Villa di Livia, oggi esposte al Museo Nazionale di Palazzo Massimo, a Roma</em></p><p>Il giardino è organizzato con grande attenzione alla simmetria e riproducendo suggestioni spaziali che suggeriscono il movimento: es gli uccelli in volo e i rami con le cime piegate dal vento. L’area tra le due recinzioni è caratterizzata da un prato con pochi alberi posti a intervalli regolari. Al centro delle pareti sono disposti gli alberi più importanti che vengono affiancati da altri alberi in modo da generare una precisa composizione simmetrica. Si tratta di uno <em>spazio concluso</em> dove però la parete non è percepita, come se si trattasse di un padiglione di vetro circondato da un giardino reale. Dietro le sottili recinzioni si estende un bosco ricco di varie specie vegetali con uccelli che giocano tra i rami o volano nel cielo azzurro. La similarità e la cura dei dettagli però non inganni..non è un giardino che si può realmente trovare in natura perché ci sono anche piante che germogliano in periodi diversi dell’anno. Tra le specie vegetali la più frequente è l&#8217;alloro, la cui presenza rimanda alla leggendaria fondazione della villa (tramandata da Plinio, Svetonio e Cassio Dione).</p><p>Secondo questa leggenda ai tempi delle nozze di Livia con Augusto, un&#8217;aquila avrebbe fatto cadere sul ventre della donna una gallina bianca (simbolo di purezza e abbondanza) con un rametto di alloro (simbolo di potenza) nel becco. Consigliata dai saggi Livia allevò la gallina e i suoi pulcini e piantò il rametto dando origine ad un bosco nei pressi della villa, dal quale gli imperatori erano soliti cogliere i ramoscelli da stringere in mano durante le battaglie e da usare nei trionfi. L’evento venne anche giudicato come presagio di prosperità per la dinastia giulio-claudia. Svetonio ricorda che il bosco dipinto, proprio per la caratteristica di essere sempreverde, aveva una funzione protettiva. L’avvizzimento delle piante di alloro era interpretato come un cattivo presagio per la salute dell&#8217;imperatore, cosa che accadde alla morte di Nerone e la conseguente estinzione della dinastia di Augusto.</p><p>Gli esperti dubitano che questo giardino sia frutto di una concezione romana anche se non si hanno elementi sufficienti per stabilirne l’origine. Il giardino caratterizzato da elementi diversi, selezionati e recinti ma dall’aspetto selvaggio appartiene alla tradizione iranica e i Greci lo chiamavano παραδεισος cioè <em>paradiso.</em></p><p>Le pitture delle necropoli di Alessandria, in confronto con l’affresco della villa di Livia, appaiono assai più povere ad esempio a differenza del folto bosco ci mostrano una sola fila di alberi.</p><h3>Gallerie di foto</h3><p><a href="http://www.archart.it/italia/lazio/Roma/Roma-villa-di-Livia/index.html" target="_blank">Vedi tutte le immagini della Villa di Livia</a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005489_roma-villa-di-livia-il-giardino-dipinto.html" data-text="Roma, Villa di Livia: il giardino dipinto" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005489_roma-villa-di-livia-il-giardino-dipinto.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005489_roma-villa-di-livia-il-giardino-dipinto.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma: foro di Traiano</title><link>http://www.archeoguida.it/005463_roma-foro-di-traiano.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005463_roma-foro-di-traiano.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 19 Jun 2011 15:25:22 +0000</pubDate> <dc:creator>Dorotea Feliciotto</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Traiano]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5463</guid> <description><![CDATA[Il Foro di Traiano durante gli scavi che lo hanno riportato alla luce Foro di Traiano Il Foro di Traiano, costruito tra il 106 e il 113 d.C. per celebrare la conquista della Dacia (attuale Romania), rappresenta l’ultimo ma il più grandioso dei Fori Imperiali di Roma. Venne realizzato per volere dell’imperatore Traiano il quale [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-5479" title="Roma, scavi al foro di Traiano" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-ftraiano06-600x398.jpg" alt="Roma. Foro di Traiano" width="600" height="398" /><br /> <em>Il Foro di Traiano durante gli scavi che lo hanno riportato alla luce</em></p><h2>Foro di Traiano</h2><p>Il Foro di Traiano, costruito tra il 106 e il 113 d.C. per celebrare la conquista della Dacia (attuale Romania), rappresenta l’ultimo ma il più grandioso dei Fori Imperiali di Roma. Venne realizzato per volere dell’imperatore Traiano il quale avviò un’intensa politica di opere pubbliche, culminata con la costruzione del foro a lui intestato, posto sullo stesso asse del Foro di Cesare e perpendicolare al foro di Augusto.</p><p>Il nuovo foro, situata tra Campidoglio e Quirinale, includeva la piazza, la Basilica Ulpia, un cortile con al centro la colonna Traiana e con ai lati le due biblioteche, e il tempio del divo Traiano.</p><p>La <strong>piazza del foro</strong>, di forma rettangolare, si estendeva per 300 metri di lunghezza e 185 metri di larghezza con portici lungo i due lati e accessibile dal lato sud attraverso un arco trionfale, noto soltanto attraverso le monete. Il lato d’accesso, decorato con un celebre fregio di grifi ed erodi che sorgono da cespi d’acanto, era curvilineo e i lati lunghi presentavano colonnati provvisti di un attico con statue-cariatidi raffiguranti prigionieri daci. Il pavimento della piazza era costituito da lastre di marmo bianco.</p><p><em><img class="alignnone size-large wp-image-5485" title="Roma, Mercati Traianei o di Traiano" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-Mtraianei013-600x398.jpg" alt="Roma, Mercati Traianei o di Traiano" width="600" height="398" /></em><br /> <em>Il foto di Traiano visto dai Mercati Traianei</em></p><p>All’interno dei portici laterali, poste in posizione centrale, si trovavano due esedre coperte, provviste di una nicchia di fondo, inquadrata da colonne di granito. La pavimentazione era composta da un disegno in cui quadrati, grandi e piccoli, si alternavano a cerchi, in marmo pavonazzetto e in marmo giallo.</p><p>Al centro della piazza sorgeva la statua equestre dell’imperatore. Sul lato di fondo della piazza era situata, rialzata di qualche gradino, la <strong>Basilica Ulpia</strong> (dal gentilizio di Traiano). Si trattava di un’aula divisa in cinque navate: quella centrale, sicuramente provvista di un secondo piano, di maggiori dimensioni, con colonne di granito; le altre quattro con basse colonne in cipollino.</p><p>La basilica era munita di tre ingressi che si affacciavano sulla piazza del foro: uno centrale a tre fornici e due laterali ad un solo fornice, tutti inquadrati da colonne e da gruppi equestri, con all’interno un fregio con Vittorie tauroctone. I lati brevi della basilica presentavano due absidi delle quali quella SO era dedicata alla <em>Libertas. </em>Secondo alcune fonti il tetto della basilica era coperto da tegole dorate.</p><h3>Colonna Traiana</h3><p>Dietro la basilica, affiancata da due biblioteche in cui si conservavano documenti d’archivio, è ancora visibile la <strong>colonna Traiana</strong>. Si tratta di una colonna <em>centenaria, </em>ovvero alta 100 piedi romani (29, 77 metri), di ordine dorico che poggia su un basamento decorato.</p><p><img class="alignnone size-large wp-image-5480" title="Roma, colonna Traiana" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-c_traiana411-600x398.jpg" alt="colonna Traiana" width="600" height="398" /></p><p>Sul lato rivolto verso la Basilica Ulpia, sotto un’epigrafe sostenuta da Vittorie, è presente una porta attraverso la quale ci si immette all’interno di una cella dove furono poste le ceneri dell’imperatore. Da qui parte una scala a chiocciola, illuminata da feritorie, che serve a raggiungere la sommità della colonna, su cui era collocata originariamente la statua dell’imperatore Traiano, successivamente sostituita da una statua di San Pietro per volere del papa Sisto V nel 1588.</p><p>La colonna assolveva anche la funzione di segnalare l’altezza originaria della collina che congiungeva il Quirinale al Campidoglio, eliminata proprio per realizzare il foro come si legge sull’epigrafe posta sul basamento: “&#8230;<em>ad declarandum quantae altitudinis mons et locus tantis operibus sit egestus&#8221;.</em></p><p>La colonna è del tipo coclide istoriata, cioè lungo la sua superficie si snoda, come un rotolo di papiro, un fregio spiraliforme lungo 200 metri, nel quale sono narrati gli avvenimenti dalla prima (101-102) e della seconda campagna dacica (105-106) separate da una Vittoria raffigurata nell’atto di scrivere le <em>res gestae</em>.</p><p>Il racconto è organizzato con chiari intenti topografici e cronistici. Come nella pittura trionfale, non vengono rappresentate solo le principali scene di battaglia, ma sono presenti scene di marcia, di costruzione di <em>castra</em>, scene di <em>adlocutio, consilium, </em>scene di cattura dei nemici, etc. Quindi, si è data grande attenzione a tutti quegli accorgimenti che potessero chiarire allo spettatore il luogo e il momento di ogni singolo avvenimento.</p><p><img class="alignnone size-large wp-image-5482" title="Roma, colonna Traiana, rilievo a spirale, scena" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/foto-c_traiana116-600x397.jpg" alt="colonna Traiana" width="600" height="397" /></p><p>Il rilievo della colonna era completato da una ricchissima policromia; probabilmente erano presenti nomi di luoghi e di città, e armi di bronzo erano inserite nelle mani dei personaggi per rendere più viva la narrazione.</p><p>A chiudere il complesso del Foro, tra il 125 e il 138, venne realizzato dall’imperatore Adriano, <strong>un tempio</strong> dedicato <strong>al divo Traiano</strong> e alla moglie Plotina. Nonostante vari studi e ricerche, gli archeologi non sono riusciti ancora ad individuare il sito in cui venne innalzato l’edificio. Tradizionalmente, era stato supposto che le fondazioni del tempio si trovassero sotto il Palazzo Valentini e che, quindi, siano state riadoperate per la sua costruzione.</p><h3>Gallerie di foto</h3><ul><li><a href="http://www.archart.it/italia/lazio/Roma/Roma-Foro-di-Traiano/index.html" target="_blank">Vedi tutte le immagini del <strong>Foro di Traiano</strong></a></li><p><strong>﻿</strong></p><li><a href="http://www.archart.it/italia/lazio/Roma/Roma-Colonna-Traiana/index.html" target="_blank">Vedi tutte le immagini della <strong>Colonna Traiana</strong></a></li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005463_roma-foro-di-traiano.html" data-text="Roma: foro di Traiano" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005463_roma-foro-di-traiano.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005463_roma-foro-di-traiano.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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