<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Italia</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/luoghi/italia/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Valdinievole: protostoria</title><link>http://www.archeoguida.it/007852_valdinievole-protostoria.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007852_valdinievole-protostoria.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 07 Feb 2012 13:58:04 +0000</pubDate> <dc:creator>Ilaria Bendinelli</dc:creator> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Toscana]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7852</guid> <description><![CDATA[La protostoria della Valdinievole Il territorio della Valdinievole comprende da un lato la zona perimetrale del padule di Fucecchio e le colline delle Cerbaie, con il Montalbano a nord e dall&#8217;altro l&#8217;area montana dell&#8217;alta Valdinievole e dell&#8217;alto corso del fiume Pescia, che scorre fra le dorsali del preappennino a nord. Gli studiosi sono molto dubbiosi [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7860" title="Valdinievole-protostoria" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/02/Valdinievole-protostoria.jpg" alt="Valdinievole: protostoria" width="600" height="458" /></p><h2>La protostoria della Valdinievole</h2><p>Il territorio della <strong>Valdinievole</strong> comprende da un lato la zona perimetrale del <span style="color: #800000;">padule di Fucecchio </span>e le <span style="color: #800000;">colline delle Cerbaie</span>, con il <span style="color: #800000;">Montalbano</span> a nord e dall&#8217;altro l&#8217;area montana dell&#8217;<span style="color: #800000;">alta Valdinievole</span> e dell&#8217;<span style="color: #800000;">alto corso del fiume Pescia</span>, che scorre fra le dorsali del preappennino a nord. Gli studiosi sono molto dubbiosi sull&#8217;appartenenza di quest&#8217;area geografica in antico. Molti ritengono che in <span style="color: #800000;">età</span> <span style="color: #800000;">romana</span> appartenesse a <span style="color: #800000;">Pistoia</span>, altri, invece, a <span style="color: #800000;">Lucca</span>. Partendo dal presupposto che Lucca esiste come colonia romana dal <span style="color: #800000;">177 a.C.</span>, mentre Pistoia già dal <span style="color: #800000;">200 a.C.</span>, possiamo ipotizzare che questa zona si trovasse nel territorio di Pistoia, esistendo per prima come insediamento egemone, inoltre non esistono prove che i romani, una volta fondata Lucca, abbiano espropriato questo territorio a Pistoia.</p><p>Tuttavia, in località <span style="color: #800000;">La Pievaccia di Monsummano</span>, fra i resti di una domus rustica di età romana, è stata rinvenuta una <span style="color: #800000;">lapide </span>(1) con un&#8217;iscrizione onomastica, che riporta appunto il nome di un personaggio appartenente alla <em><span style="color: #800000;">tribus</span></em><span style="color: #800000;"> Fabia</span>, che è la stessa alla quale era assegnata Lucca. Questo ritrovamento farebbe supporre una possibile appartenenza della suddetta area al territorio di Lucca. Il problema è che manca una parte rilevante dell&#8217;epigrafe, che potrebbe chiarire la questione e fornire anche una datazione del documento archeologico, in modo da poterlo collocare in un quadro storico.</p><p>Ad ogni modo i ritrovamenti di <strong>epoca protostorica</strong> e <strong>preromana</strong> sono molto scarsi nell&#8217;area della pianura e intorno al bacino del padule di Fucecchio, mentre <span style="color: #800000;">le</span> <span style="color: #800000;">maggiori</span> <span style="color: #800000;">testimonianze</span> sono state rilevate nella zona dell&#8217;<span style="color: #800000;">alta Valdinievole e dell&#8217;alto corso del fiume Pescia</span>, dove, fin dalla fine del 1700, il dissodamento del terreno per poter ricavare aree da mettere a coltura ha permesso il rinvenimento di una consistente quantità di reperti archeologici.</p><p>Fin dalla <span style="color: #800000;">preistoria</span> quest&#8217;area era utilizzata come itinerari di caccia, inoltre la facilità di accesso dal mare, attraverso il corso del fiume Arno e il lago di Fucecchio, ha favorito la <span style="color: #800000;">frequentazione</span> e <span style="color: #800000;">l&#8217;insediamento</span> in questa zona o il semplice <span style="color: #800000;">passaggio</span> per poter raggiungere i passi di altura verso la <span style="color: #800000;">pianura</span> <span style="color: #800000;">Padana</span>.</p><h3>I castellieri “liguri”</h3><p>Caratteristici ritrovamenti dell&#8217;<span style="color: #800000;">alta Valdinievole</span> sono sistemi di fortificazioni, chiamati <span style="color: #800000;">castellieri</span>, sulle alture, che mostrano l&#8217;arroccamento di popolazioni autoctone, che secondo l&#8217;interpretazione di alcuni sarebbero di <span style="color: #800000;">origine ligure</span>. Queste popolazioni, forse discendenti da gruppi insediatisi lì già fin dalla preistoria, si sarebbero arroccate lungo i passi e le dorsali per <span style="color: #800000;">controllare la viabilità e trarre vantaggi e guadagni dal commercio e anche per difendersi da possibili attacchi di popolazioni provenienti dal mare</span>.</p><p>Grazie alle indicazioni della Carta archeologica sono state effettuate ricognizioni sistematiche in tutta l&#8217;area dell&#8217;alta Valdinievole e sono stati riscontati siti di fortificazioni, in particolare sul crinale che corre da <span style="color: #800000;">Casore del Monte al Poggio di Valdinazi</span>, dove sono ben in evidenza muraglioni a secco che collegano fra loro <span style="color: #800000;">motte</span> (alture o cucuzzoli con la cima spianata per costruire un sito abitativo o una fortificazione) sulle quali si trovano resti di fortificazioni, per una superficie totale di ventiquattro chilometri quadrati. I muri poggiano direttamente sul terreno che è stato spianato; le dimensioni dei muraglioni vanno da una lunghezza di due fino a sei metri.</p><p>All&#8217;interno di questo sistema di fortificazioni e anche sparse sul territorio sono state riscontrate numerosissime <span style="color: #800000;">capanne seminterrate</span> che, per tipologia e tecnica costruttiva, richiamano quella del neolitico recente <em><span style="color: #800000;">neo-aichb</span></em><em><span style="color: #800000;">üliano</span></em> simili a quelle rinvenute a <em><span style="color: #800000;">Sarmenstorf</span></em><span style="color: #800000;"> in Argovia</span> (uno dei cantoni più settentrionali della Svizzera). L&#8217;ingente numero di capanne di questo periodo ha dato il nome alla località <span style="color: #800000;">Casore del Monte </span>(2), che dista circa sedici chilometri da Pistoia, compresa nel comune di Marliana, su un displuvio che domina sia la Valdinievole che la pianura pistoiese-fiorentina.</p><p>Le fortificazioni dei castellieri seguono il crinale collinare, che è rappresentato da una serie di pianori naturali in successione altimetrica crescente, a partire da</p><ul><li>Casore del Monte (568 m. slm)</li><li>Frigionaia (614 m. slm)</li><li>Prullo (690 m. slm)</li><li>Monte alle Croci (due sopraelevazioni, una ad est 752 m. slm e una a ovest 780 m. slm)</li><li>Poggio di Valdinanzi (887 m. slm)</li></ul><p>Di questi cucuzzoli l&#8217;unico attualmente abitato è Casore del Monte, dove sulla motta è sorto l&#8217;antico castello medievale, del quale rimangono pochissime tracce del muro di cinta nella parte occidentale e dove ora sorge un piccolo gruppo di case intorno alla chiesa.</p><p>All&#8217;interno di questo sistema di castellieri passava una <span style="color: #800000;">strada romana</span> costruita in <span style="color: #800000;">età repubblicana a partire dal II secolo a.C.</span> e della quale fino alla metà degli anni settanta esistevano ancora numerosissime tracce, che sono andate distrutte per costrutire la moderna strada e delle quali restano soltanto la documentazione fotografica e le schede di ricognizione presso l&#8217;archivio IRSA (istituto di ricerche storiche e archeologiche) di Pistoia. Alcuni resti di lastricato dell&#8217;antica viabilità si trovano ancora in località Campore, Prullo e Valdinanzi, fino al passo dello Strofinatoio, nel comune di San Marcello Pistoiese. Questa strada, partendo dalla Valdinievole, arrivava fino a Modena e da qui a Piacenza.</p><h3>Sepolcreti di vari periodi</h3><p>Nel territorio dell&#8217;alta <strong>Valdinievole</strong> e alta Valle del Pescia e, nello specifico, nei comuni di Piteglio, Massa e Cozzile, Marliana e Montecatini sono stati rinvenuti sepolcreti in nove località. Fra questi ritrovamenti, quattro ci sono tramandati da notizie riferite in appunti di viaggio o in testi di eruditi del XVIII secolo, o da contadini locali che si sono tramandati la loro presenza fin da epoca antica, perchè il materiale non si è conservato e quindi non è possibile datarli nè essere certi della loro esistenza. Invece, nelle località di <span style="color: #800000;">Montaccolle</span>, <span style="color: #800000;">Camfittori</span>, <span style="color: #800000;">Vicciana</span>, <span style="color: #800000;">Pian del Santo </span>e <span style="color: #800000;">La Smilea di Casore del Monte</span>, abbiamo la presenza di materiale archeologico attribuibile a tombe o a sepolcreti.</p><p>Fra queste, tre furono rinvenute occasionalmente durante lavori agricoli, nel corso del XIX secolo, e parte del corredo è andata distrutta; quello che si è salvato fu consegnato al Pievano di Marliana che, a sua volta, lo consegnò al dottor Rossi Cassigoli il quale, alla sua morte, lo ha donato al Museo Civico di Pistoia. Due tombe, invece, sono state rinvenute nel corso del XX secolo e fra queste quella della Smilea. Il punto cruciale è, però, stabilire la loro datazione.</p><p>La tipologia di quelle rinvenute è del tipo <span style="color: #800000;">a cassetta</span>, ma il corredo in esse contenuto non ci dà nessuna sicurezza cronologica, in quanto il tipo di materiale ceramico ritrovato è caratterizzato da una forma rozza e di colorazione rosso-bruna e gli oggetti metallici sono difficilmente databili. In una è stata rinvenuta una fibula di argento che richiama la <span style="color: #800000;">cultura della Certosa</span> (VI secolo a.C.) e in quella della Smilea una <span style="color: #800000;">moneta romana</span>, databile fra il 169 e il 158 a.C. Il tipo di tomba a cassetta non è sufficiente per attribuirne l&#8217;appartenenza ad un <em>etnos</em> ben preciso; le ceramiche di forma rozza potrebbero essere sia riferibili a popolazioni protostoriche (liguri ?) sia a elementi romani di basso livello sociale, appartenti quindi a una fase molto successiva dell&#8217;insediamento protostorico.</p><h3>Note</h3><ul><li>(1) L&#8217;epigrafe su di essa è scomparsa, ma rimane la testimonianza e la descrizione nel Cil.</li><li>(2) Casore deriva da <em>casulae</em> (capanne in latino) il cui lemma deriva da “casa” di origine preindoeuropea.</li></ul><h3>Bibliografia</h3><ul><li><em>CIL,</em> IX 1 n. 1542</li><li>Jori Giancarlo, <em>Liguri Etruschi Romani nella Valdinievole</em>, Pistoia 2009, pagg. 45-92, 107-118</li></ul><h3>Abbreviazioni</h3><ul><li><em>CIL</em> = corpus inscritionum latinarum</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007852_valdinievole-protostoria.html" data-text="Valdinievole: protostoria" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007852_valdinievole-protostoria.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007852_valdinievole-protostoria.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Poggiardo. Parco dei Guerrieri di Vaste e Museo civico</title><link>http://www.archeoguida.it/007506_poggiardo-parco-dei-guerrieri-di-vaste-e-museo-civico.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007506_poggiardo-parco-dei-guerrieri-di-vaste-e-museo-civico.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 28 Jan 2012 15:09:06 +0000</pubDate> <dc:creator>Stefano Todisco</dc:creator> <category><![CDATA[Puglia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7506</guid> <description><![CDATA[Parco dei Guerrieri di Vaste Situato nella frazione di Vaste, nel territorio comunale di Poggiardo, il Parco dei Guerrieri rappresenta un ampio percorso conoscitivo dell’antica civiltà messapica. L’inizio dell’itinerario è segnato da un grande portale, struttura di recente realizzazione impostata sulla falsariga delle imponenti mura messapiche urbane. Si propongono inoltre diverse tradizioni edilizie urbiche successive, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>Parco dei Guerrieri di Vaste</h2><p>Situato nella frazione di <strong>Vaste</strong>, nel territorio comunale di <strong>Poggiardo</strong>, il <strong>Parco dei Guerrieri</strong> rappresenta un ampio percorso conoscitivo dell’antica civiltà messapica.</p><p>L’inizio dell’itinerario è segnato da un grande portale, struttura di recente realizzazione impostata sulla falsariga delle imponenti mura messapiche urbane. Si propongono inoltre diverse tradizioni edilizie urbiche successive, dal Medioevo al Rinascimento.</p><p>Il terrazzo del complesso permette di osservare, a perdita d’occhio, i resti del circuito murario antico.</p><p><img class="none  wp-image-7509" title="parco-guerrier-01 a" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrier-01-a.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="450" /><em><br /> l’area del parco interno alle mura messapiche</em></p><p>Il progetto didattico del parco espone riproduzioni di epigrafi e sculture messapiche incastonate nella trama muraria, come fossero zeppe o riutilizzi, tutti tratti dall’iconografia tipica del Salento preromano ed ellenistico.</p><p>Fin dall’<em>incipit</em> del percorso, il turista può fruire di molti pannelli espositivi e didascalici.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7510" title="parco-guerrieri-01 b" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-01-b.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="450" /><br /> il portale del parco</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7511" title="parco-guerrieri-02" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-02.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="384" /><br /> pannello espositivo del portale</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7512" title="parco-guerrieri-03" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-03.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="392" /><br /> uno dei pannelli espositivi del parco</em></p><p>Tale edificio comprende anche una sala espositiva ove si trovano le riproduzioni delle sculture della Tomba delle Cariatidi, monumento funebre messapico di III secolo a.C.</p><p>La ricchezza scultorea rende questo monumento molto particolare ,e tramite confronti con la ceramica e i rilievi, ci permette di inquadrarlo nella produzione tarantina di IV-III sec. a.C.: i carri di eroti trainati da cavalli potrebbero alludere al viaggio ultraterreno del defunto mentre le cariatidi che sorreggono l’ipogeo sembrano figure a protezione dell’ipogeo funebre dell’aristocratica famiglia che lo commissionò. Le decorazioni (sculture e rilievi) di questa tomba sono custodite tra il Museo provinciale Castromediano di Lecce e il Museo archeologico Nazionale di Taranto.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7513" title="parco-guerrieri-04 b" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-04-b.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="400" /><br /> pannelli didascalici nella sala dell’Ipogeo delle Cariatidi</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7514" title="parco-guerrieri-04 e" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-04-e.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="494" /><br /> ricostruzioni delle cariatidi e dei rilievi della tomba</em></p><p>La vastità dell’antico insediamento (78 ettari), ubicato su un colle di 107 metri s.l.m., superava quella dell’odierno tanto che una parte delle mura urbane si trovano al di fuori della frazione di Vaste mentre la restante porzione del centro messapico si troverebbe al di sotto dell’abitato moderno: nel 1999 infatti si scoprì un importante luogo di culto dedicato ad una dea delle messi e della fertilità, al di sotto dell’attuale piazza Dante.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7517" title="parco-guerrieri-06" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-06.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="453" /><br /> </em><em>Parco guerrieri da satellite. In rosso il portale, in arancio il circuito delle mura, in azzurro l&#8217;area sacra e necropolare, in nero piazza Dante.</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7518" title="parco-guerrieri-08" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-08.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="418" /><br /> particolare delle mura da satellite. In rosso l&#8217;ingresso, in arancio una delle porte urbiche messapiche, in rosa l’asse viario nord in direzione di Muro Leccese, in azzurro l&#8217;area sacra e necropolare</em></p><p>La prima rilevanza archeologica che si incontra, dopo il portale, è la Porta Nord, complesso costituito da tre fasi (tra metà del IV e metà del III sec. a.C.) caratterizzate da ampliamenti del corpo murario e da restringimento dell’ingresso con l’inclusione di una postazione di guardia.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7520" title="parco-guerrieri-09" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-09.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="384" /><br /> i resti di Porta Nord</em></p><p>Lungo il cammino i pannelli espositivi mostrano fasi degli scavi, degli anni ’80, intrapresi dall’Università del Salento, ricostruzioni di ambienti residenziali e fotografie di reperti rinvenuti sul posto, datati a partire dall’età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.) lungo un periodo cronologico che raggiunge il XV-XVI secolo d.C. con gli affreschi della Cripta dei Santi Stefani (X-XI secolo).</p><p>Proprio a nord-est del parco, fuori dal perimetro murario antico, è stata ricostruita una capanna iapigia nel punto da cui si gode di un buon panorama sul circondario.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7521" title="parco-guerrieri-10" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-10.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="442" /><br /> la capanna iapigia</em></p><p>Un vicino punto di ristoro costituisce il luogo di attrattiva per le serate in cui si tengono eventi e iniziative culturali. Scendendo una scalinata si accede al complesso paleocristiano costituito dalla necropoli, scavata nella roccia, e dalla cripta.</p><p>Questo edificio di culto e venerazione annovera capolavori pittorici medievali e rinascimentali i quali immortalano Cristo e i santi singoli o in scene sacre.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7524" title="parco-guerrieri-11" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-11.jpg" alt="" width="360" height="480" /></em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7525" title="parco-guerrieri-12" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-12.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="360" height="444" /></em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7526" title="parco-guerrieri-14" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-14.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="316" height="441" /></em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7527" title="parco-guerrieri-15" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-15.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="360" height="362" /><br /> quattro immagini degli affreschi della cripta dei Santi Stefani</em></p><p>Alcuni sarcofagi di fattura romana sono i primi testimoni dell’area cimiteriale la quale continuò la propria funzione durante il Medioevo.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7528" title="parco-guerrieri-16" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-16.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="423" /><br /> l’area della necropoli rupestre</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7529" title="parco-guerrieri-18" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-18.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="509" /><br /> fondamenta di un edificio paleocristiano</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7530" title="parco-guerrieri-19" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-19.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="450" /><br /> particolare di alcune tombe scavate nella roccia</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7531" title="parco-guerrieri-20" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-20.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="356" /><br /> la necropoli medievale vista dall’alto</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7532" title="parco-guerrieri-22" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-22.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="483" /><br /> i sarcofagi romani e altomedievali</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7535" title="parco-guerrieri-23" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-23.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="450" /><br /> le sepolture “ad santos”, in prossimità del luogo di culto</em></p><p>Ripercorrendo il sentiero che fiancheggia il perimetro della cinta messapica si osserva la ricostruzione di una torre d’assedio, realizzata secondo i canoni della poliorcetica romana; a pochi metri da questa si trovano due moderne sculture raffiguranti i Guerrieri del parco omonimo.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7536" title="parco-guerrieri-24 b" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-24-b.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="401" /><br /> la torre d’assedio</em></p><p>I ruderi della Porta Est si compongono secondo le tre medesime fasi edilizie della Porta Nord (IV-III sec. a.C.) con la presenza anche, in questo caso, di postazioni di guardia.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7537" title="parco-guerrieri-25" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-25.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="383" /><br /> ruderi di Porta Est</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7538" title="parco-guerrieri-27" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-27.jpg" alt="Parco dei Guerrieri di Vaste" width="600" height="600" /><br /> ricostruzione del momento del crollo del muro di Porta Est</em></p><h3>Museo civico di Poggiardo (Le)</h3><p>Il <strong>Museo civico </strong>si trova anch&#8217;esso a Vaste (la frazione di Poggiardo) e ha sede nel Palazzo Baronale, in piazza Dante. Custodisce le testimonianze della storia locale sotto forma di numerosi interessanti reperti archeologici.</p><p>L’allestimento si dota di ambienti che riproducono suggestivamente ambientazioni sacre e necropolari alternate a teche che custodiscono vasellame e bronzetti di epoca messapica ed ellenistica.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7541" title="Museo civico di Poggiardo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-29.jpg" alt="Museo civico di Poggiardo" width="600" height="419" /><br /> l’allestimento</em></p><p><em><img class="none size-full wp-image-7542" title="parco-guerrieri-30 a" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-30-a.jpg" alt="Museo civico di Poggiardo" width="600" height="419" /><br /> una delle teche con vasellame attico a figure rosse, ceramica di Gnathia, trozzelle messapiche, pesi da telaio, cinturoni e strigili</em></p><p>La necropoli, situata nel fondo Melliche, ha restituito due sepolture molto interessanti: la Tomba del Cavaliere e la Tomba dell’Atleta.</p><p>Il corredo della prima era dotato di uno sperone in bronzo, di un bacile etrusco e di ceramica da simposio (un cratere attico del Pittore della Centauromachia del Louvre, 440-430 a.C.): tutti oggetti tipici del ceto aristocratico.</p><p>La seconda tomba comprendeva un corredo di un atleta: i balsamari, lo strigile, un colino e la ceramica pregiata (cratere lucano, <em>lekàne</em> e <em>lèkythos</em>) rimandano al mondo delle discipline atletiche e agonistiche.</p><p><em><img class="none size-full wp-image-7543" title="parco-guerrieri-31" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/parco-guerrieri-31.jpg" alt="Museo civico di Poggiardo" width="600" height="263" /><br /> la teca con la sepoltura del cavaliere</em></p><h3>Info</h3><p>L’ingresso per raggiungere il parco archeologico è situato lungo la Strada Provinciale 158, all’incrocio con via Achille Grandi (Poggiardo, frazione Vaste). Si consiglia di seguire le indicazioni per la chiesa rupestre dei SS. Stefani.</p><p>Per prenotazioni e info:</p><ul><li><div>dott. D’Urso 800.55.11.55</div></li><li><div>dott. Carluccio 328.90.67.642</div></li><li><div>dott. Massafra 328.74.59.574</div></li></ul><h4>Note e ringraziamenti</h4><p>L’autore ha visitato e fotografato il sito nell’agosto 2011 e ringrazia la società Penelope 2000 nelle persone del dott. Pasquale D’Urso (il quale ha concesso di documentare con le immagini l’area), del dott. Gianluca Carluccio (Presidente Ass. di promozione sociale iP@t per l’informazione, la promozione e l’ssistenza/accoglienza turistica) e del dott. Dario Massafra (archeologo).</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007506_poggiardo-parco-dei-guerrieri-di-vaste-e-museo-civico.html" data-text="Poggiardo. Parco dei Guerrieri di Vaste e Museo civico" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007506_poggiardo-parco-dei-guerrieri-di-vaste-e-museo-civico.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007506_poggiardo-parco-dei-guerrieri-di-vaste-e-museo-civico.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Roma: catacomba di Santa Tecla</title><link>http://www.archeoguida.it/007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Jan 2012 13:11:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Cristina Cumbo</dc:creator> <category><![CDATA[Lazio - Roma]]></category> <category><![CDATA[catacombe]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7341</guid> <description><![CDATA[La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense Il cimitero sotterraneo di Santa Tecla è noto sin dal VII secolo grazie alle guide per pellegrini, i cosiddetti Itinerari, da cui si evince che esisteva una chiesa di Santa Tecla vicino alla Basilica di San Paolo fuori le mura. Notizie dalle fonti La Notitia Ecclesiarum Urbis [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7343" title="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Catacomba-Santa-Tecla-Ostiense.jpg" alt="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " width="600" height="438" /></p><h2>La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense</h2><p>Il <strong>cimitero sotterraneo</strong> di <strong>Santa Tecla</strong> è noto sin dal VII secolo grazie alle guide per pellegrini, i cosiddetti Itinerari, da cui si evince che esisteva una chiesa di Santa Tecla vicino alla Basilica di San Paolo fuori le mura.</p><p><strong>Notizie dalle fonti</strong></p><p>La <em>Notitia Ecclesiarum Urbis Romae</em> sembra indicare la suddetta chiesa a meridione della tomba dell’Apostolo Paolo, distinta dal santuario ipogeo:</p><blockquote><p>&lt;&lt;<em>Et sic vadis ad occidentem, et invenies Sanctum Felicem episcoum et martirem, et discendis per gradus ad corpus eius, et sic vadis ad Sanctum Paulum via Ostensi, et in australi parte cerne ecclesiam Sanctae Teclae supra montem posita, in qua corpus eius quiescit in spelunca in aquilone parte</em>&gt;&gt;.</p></blockquote><p>Gli <em>Acta Pauli et Theclae</em> (VI – X sec.), in cui si narra la storia della vergine discepola di San Paolo, testimoniano un viaggio della santa di Iconio a Roma e indicano la sua sepoltura “<em>a due o tre stadi dalla tomba del maestro Paolo</em>”.</p><p>Santa Tecla venne condannata <em>ad bestias</em> ad Antiochia e trovò la salvezza gettando aromi nel fuoco per ammansire le fiere.</p><p>Fu Armellini alla fine del XIX secolo ad identificare il cimitero di Santa Tecla con degli ambienti ipogei già esplorati da Boldetti e Marangoni nel Settecento. Precedentemente la catacomba era ritenuta anonima e veniva chiamata “<em>cimitero al Ponticello di San Paolo</em>”, ma già era stata definita cristiana grazie a delle pitture in un piccolo cubicolo denominato P.</p><p>Il cimitero era utilizzato come cantina per botti e si trovava all’interno di una vigna. Armellini propose di identificare la sepoltura della martire in un arcosolio aperto sul fondo di un piccolo santuario sotterraneo, la cosiddetta “<em>basilichetta</em>”. Secondo Padre Fasola, la Tecla ivi sepolta sarebbe stata una martire romana, ignota alle fonti agiografiche, morta sotto le persecuzioni di Diocleziano.</p><p><strong>Struttura della catacomba</strong></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7344" title="pianta santa tecla" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/pianta-santa-tecla.jpg" alt="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " width="500" height="333" /></p><p>Gli scavi effettuati durante gli anni Settanta del Novecento dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, hanno rivelato le dinamiche di sviluppo della catacomba. Tutto sarebbe iniziato dal riutilizzo di un precedente ipogeo, posto in un’area caratterizzata da antiche cave fuori uso e da una necropoli subdiale. Il sepolcro della martire, indicato da un recinto funerario, sarebbe stato rimaneggiato con la creazione di un ampio vano con tre doppie arcate su pilastri, intonacato e decorato linee su fondo bianco. Il sepolcro era illuminato da un lucernario come spesso accade in ambito catacombale.</p><p>Dalla “<em>basilichetta</em>” si sarebbe sviluppata l’area <em>retrosanctos </em>con i caratteristici “<em>cameroni</em>” di Santa Tecla. Si tratta di vani con sepolture intensive entro loculi, tombe terragne e vari strati di tombe a cassa e a cappuccina separate da terra e calce. Questi venivano poi sigillati con muratura. Tra le varie ipotesi, la più accreditata è quella di Padre Fasola, ovvero che siano frutto di un’emergenza, come un’epidemia.</p><p>Dal nucleo della “<em>basilichetta</em>” si sarebbero sviluppate le due arterie principali con i cameroni, una galleria che porta al mausoleo Z, una verso il mausoleo K per terminare con gli ambienti P e P<sup>1</sup> e gli ambienti ad essi affini.</p><p>La catacomba si sviluppa in un’epoca compresa tra la metà del III sec. e la fine del IV. La datazione si può stabilire principalmente grazie ai bolli laterizi e soprattutto alle importanti pitture di fine IV.</p><h3>Affreschi della basilichetta</h3><p>Nella basilichetta ipogea sono conservati due affreschi staccati da un arcosolio isolato, dipinto, poi distrutto, rinvenuto nel 1940 durante dei lavori stradali nella zona attigua alla Cristoforo Colombo. L’arcosolio in questione si trovava lontano dalla catacomba e pertanto è probabilmente estraneo al cimitero.</p><p>Il primo affresco rappresenta probabilmente una scena riferita all’episodio di Susanna insediata dai seniores, interpretato anche come martirio di Santa Tecla. Purtroppo lo stato di conservazione non è dei migliori. Il secondo invece rappresenta due uomini che guardano una stella. L’interpretazione generale ne fa una scena di profezia. C’è chi vede nell’affresco la rappresentazione dell’episodio di Balaam narrato in <em>Numeri 22 – 24</em>.</p><p>La basilichetta venne decorata con bande rosse su fondo sempre bianco. Vari sono i reperti provenienti dalle aree di scavo, come lucerne, ampolline, frammenti di ceramica, tessere di mosaico e conservati in <em>situ</em>.</p><h3>Affreschi del vestibolo P1</h3><p>Le decorazioni pittoriche di questo ambiente che introduce al più interessante<strong> Cubicolo degli Apostoli</strong> (P) interessano principalmente due pareti.</p><p>La parete nord, quella a destra, è occupata da una sepoltura ad arcosolio. Iniziando dall’alto, si individua una resurrezione di Lazzaro, tema molto frequente in catacomba per il suo carattere soterico. Alla sua destra si intravede la figura di un’orante, mentre alla sinistra su uno sfondo di un lussureggiante rosso si estende una ghirlanda di frutti.</p><p>Nell’intradosso della lunetta una figura maschile, in tunica, con un manto dorato, è seduta su un trono a lira. In mano tiene un rotolo. Si tratta di un Cristo <em>magister</em>, con il volto tondo e sbarbato, eseguito, così come le altre scene rappresentate sulla parete nord, in maniera molto semplice.</p><p>Ancora nell’intradosso si presenta Daniele, il profeta, orante tra i due leoni ammansiti. L’uomo è nudo e orante, segno che ha già ricevuto la salvezza. La silhouette è semplice, la muscolatura appena accennata.</p><p>La scena con la guarigione del paralitico chiude il quadro della parete nord. L’uomo in tunica e pallio, con le gambe troppo lunghe e sproporzionate, porta sulle spalle in lettuccio nella sua consueta iconografia.</p><p>La parete sud, a sinistra, è intonacata di bianco. La lunetta di fondo dell’arcosolio presentava una qualche decorazione di cui si intravede solo un clipeo rosso. Una sepoltura successiva ha determinato la perdita dell’affresco.</p><p>Interessante è la decorazione della parete con l’ingresso al Cubicolo degli Apostoli. Su uno sfondo rosso, un Collegio Apostolico guarda attentamente il visitatore. Centralmente è seduto Cristo (di cui purtroppo si è cancellato in parte il volto a causa delle infiltrazioni d’acqua). I componenti di questa rappresentazione sono tutti in tunica e pallio, alcuni nel gesto dell’<em>acclamatio</em>, altri in quello della parola. Si riconosce Paolo con la sua tipica fisionomia del filosofo: barba nera appuntita e stempiatura.</p><p>Ai lati dell’entrata, una decorazione in finto marmo (<em>crustae marmoree</em>) ci introduce nel Cubicolo.</p><h3>Cubicolo degli Apostoli (P)</h3><p><img class="alignnone size-full wp-image-7345" title="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/volta-cubicolo-apostoli.jpg" alt="La Catacomba di Santa Tecla sulla Via Ostiense " width="600" height="411" /></p><p>Il nome che gli è stato dato deriva dai recenti restauri effettuati con la tecnologia del laser dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra e terminati nel 2010 che hanno portato all’importantissima scoperta del volto di quattro Apostoli nella volta del cubicolo.</p><p>Il primo è Pietro, con la sua corta barba bianca, nella tipica iconografia che lo ritrova protagonista con Paolo nelle absidi degli edifici basilicali.</p><p>Abbiamo poi Paolo, ancora una volta con la barba nera appuntita, stempiato, la fronte segnata dalle rughe. Ci sono infine i ritratti di altri due personaggi identificati con altri due Apostoli: quello barbato e dalla chioma scura e scomposta è Andrea; l’altro, il più giovane, sbarbato, è Giovanni. I loro ritratti sono racchiusi in clipei dorati dallo sfondo rosso.</p><p>Rosso è anche lo sfondo della volta cassettonata che vede aprirsi al centro la scena del Buon Pastore, contenuto in un clipeo con sfondo nero. Le pareti sono ugualmente decorate. Le scene si svolgono in riquadri con sfondo nero.</p><p>A sinistra della parete d’ingresso, si presenta nuovamente un Daniele fra i leoni. La tecnica d’esecuzione è completamente più sofisticata rispetto alla figura del vestibolo. Le sovrapposizioni di colore fanno ottenere delle sfumature sull’incarnato del profeta e sul manto dei leoni.</p><p>A destra vi è il miracolo della fonte operato da Pietro che sta abbeverando uno dei suoi carcerieri distinguibili per il berretto pannonico. Se fosse stato Mosè, i <em>bibentes</em> non avrebbero indossato abiti militari oppure sarebbero stati assenti.</p><p>Della decorazione della lunetta dell’arcosolio della parete sinistra rimane solo la parte superiore. Il resto è stato infatti distrutto da una successiva sepoltura a loculo. Dai resti di affresco che presentano tre personaggi in fila con un berretto, si suppone ci si trovi davanti a un’Adorazione dei Magi o anche, ipotesi meno probabile, all’episodio dei tre fanciulli ebrei della fornace di Babilonia.</p><p>Nella parete di fondo del cubicolo troviamo una decorazione sia sull’arco che nella lunetta.</p><p>L’arco presenta due delle scene del ciclo di Giona, il profeta inviato a Ninive: Giona sotto la pergola in riposo e Giona seduto nello sconforto. Il ciclo di Giona è uno dei più frequenti riprodotti in ambiente catacombale sin dai primi secoli.</p><p>Nella lunetta di fondo vi è il Sacrificio di Abramo e Isacco. Abramo tiene in mano il pugnale mentre afferra il braccio di Isacco. Gran parte della scena è occupata insolitamente dal colle con l’ovino che verrà sacrificato e l’ara dove ancora non vi è la legna.</p><p>La parete di destra presenta nella parte superiore altre due scene del ciclo di Giona: il profeta gettato in acqua dai marinai verso il pistrice e Giona rigettato dallo stesso mostro.</p><p>La lunetta di fondo dell’arcosolio presenta invece una donna centrale con rotolo chiuso in mano, riccamente abbigliata. È affiancata da una fanciulla orante e da due uomini che ricordano Pietro e Paolo. Si tratta della defunta e di sua figlia accompagnata dai due Principi degli Apostoli al cospetto divino.</p><p>Gli intradossi dei due arcosoli sono decorati con festoni, mentre lo zoccolo presenta scene con cervi e ovini che riprendono il carattere bucolico dell’Eden paradisiaco. Siamo nell’ultimo periodo del IV secolo.</p><h3>Bibliografia</h3><ul><li> - Vella A., Il cimitero di S. Tecla sulla Via Ostiense, in Il cubicolo degli Apostoli nella catacombe romane di Santa Tecla – Cronaca di una scoperta, a cura di B. Mazzei, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2000</li><li>- Bisconti F., Il cubicolo degli Apostoli in S. Tecla: un complesso iconografico tra arte funeraria e decorazione monumentale, in Il cubicolo degli Apostoli nella catacombe romane di Santa Tecla – Cronaca di una scoperta, a cura di B. Mazzei, Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, Città del Vaticano 2000</li><li>- Santagata G., Su due discusse figurazioni conservate nel cimitero di S. Tecla, in Esercizi Arte Musica Spettacolo 3, pag. 7 – 14, 1980</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html" data-text="Roma: catacomba di Santa Tecla" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007341_roma-catacomba-di-santa-tecla.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano</title><link>http://www.archeoguida.it/007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Jan 2012 11:58:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Cristina Cumbo</dc:creator> <category><![CDATA[Abruzzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7327</guid> <description><![CDATA[La chiesa di Santa Maria di Cartignano a Bussi sul Tirino (Pe) La Chiesa di Santa Maria di Cartignano è probabilmente una delle meno conosciute, ma un gioiello di architettura medievale che si trova in Abruzzo, più precisamente nella provincia di Pescara, nella località di Bussi sul Tirino sulla statale 153. È una chiesa particolare: [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7329" title="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/chiesa.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="504" /></strong></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7330" title="Bussi086" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Bussi086.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="400" /></p><h2>La chiesa di Santa Maria di Cartignano a Bussi sul Tirino (Pe)</h2><p>La <strong>Chiesa di Santa Maria di Cartignano</strong> è probabilmente una delle meno conosciute, ma un gioiello di architettura medievale che si trova in Abruzzo, più precisamente nella provincia di Pescara, nella località di <strong>Bussi sul Tirino</strong> sulla statale 153.</p><p>È una chiesa particolare: il suo essere senza tetto rende tutto più misterioso, anche se di misterioso nelle condizioni di conservazione non c’è proprio nulla. Infatti, la mancanza di una copertura, ha fatto sì che al suo interno crescano piante e arbusti selvatici e che l’architettura sia completamente esposta agli agenti climatici e ambientali con conseguente degrado delle decorazioni.</p><h3>Breve storia</h3><p>Nel 1021 esisteva una chiesetta dipendente da Montecassino. Lo sappiamo grazie a un atto di donazione nel quale si fa cenno a una cella di San Benedetto, ovvero una chiesetta di campagna. Nel 1065 divenne un monastero ed è a questo periodo che risale la chiesa che vediamo oggi. Nei documenti infatti si parla anche di monaci oltre che di rettori. L’insediamento dell’ordine monastico fu anche dovuto alla presenza del fiume Tirino.</p><p>Per i secoli successivi i documenti non forniscono notizie rilevanti. Sappiamo di certo che nel Trecento il monastero esisteva ancora. Nel 1569 abbandonata dai monaci di Montecassino, la chiesa divenne grancia di S. Liberatore a Maiella, per poi passare, durante la metà del XVIII secolo, sotto i Celestini del Morrone. Forse a seguito del terremoto che colpì Roma nel 1231, la chiesa venne ritoccata.</p><p>Dagli atti notarili del 1770 si deduce che la chiesa era ancora in piedi e presentava:</p><blockquote><p>“tre navi, con due altari laterali, con sacrestia, con una porta grande alla parte di settentrione, con un&#8217;altra piccola all&#8217;oriente e con rendita di duecento ducati”.</p></blockquote><p>Nel 1780 la chiesa viene rivendicata dai Borbone finchè nel 1899 Piccirilli la descrive come “seppellita dai lavaroni fino al ciglio delle arcate delle navi”. La chiesa è definitivamente abbandonata e si riduce allo stato di rudere. Agli inizi del Novecento, la chiesa risulta completamente coperta di detriti alluvionali. Nell’ultimo secolo l’edificio è stato in parte ricostruito.</p><h3>Struttura e decorazione</h3><p>L’edificio presenta attualmente un impianto rettangolare, con suddivisione in tre navate tramite archi su pilastri quadrangolari. Alcuni dei capitelli presentano un motivo con quelli che sembrano essere dei pesci, dentellature, corde e una parte di epigrafe.</p><p><em><img class="alignnone  wp-image-7331" title="capitello" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/capitello.jpg" alt="La chiesa di Santa Maria di Cartignano a Bussi sul Tirino (Pe), in Abruzzo." width="600" height="400" /><br /> Particolare di un capitello con raffigurazioni di trote stilizzate</em></p><p>Sopra il portale, si apre un finestrone a ruota con modanatura e otto colonnine collegate da arcate trilobe. Il campanile è della tipologia a vela in asse con l’ingresso.</p><p>La navata centrale termina con un’abside semicircolare nel cui muro si apre una finestrella oblunga. Nel catino absidale era rappresentata una Deesis, composta da Cristo benedicente in trono tra la Madonna e San Giovanni Battista oranti.</p><p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7334" title="Catino absidale di Santa Maria di Cartignano" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Catino-absidale-di-Santa-Maria-di-Cartignano.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="432" /><br /> </strong><em>Catino absidale rappresentante la Deesis</em></p><p>Ai lati del Cristo, stanno i simboli del sole e della luna. Cristo tiene nella sinistra un libro con le parole EGO SUM LUX MUNDI. Lo sfondo è quello di un cielo stellato in un habitat paradisiaco. Lungo la parte inferiore dell’affresco, corre un’iscrizione con il nome dell’artefice, del committente e la data d’esecuzione dell’opera. L’arco absidale presenta invece tracce di affreschi, ormai quasi completamente cancellati dall’azione degli agenti atmosferici. Si riescono a scorgere le sagome evanescenti di due santi.</p><p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7335" title="arco absidale" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/arco-absidale.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="780" /><br /> </strong><em>Particolare dell’arco absidale</em></p><p>Probabilmente il programma iconografico della chiesa doveva essere molto simile a quello di<strong> San Pietro ad Oratorium</strong>. Entrambi gli schemi hanno subito un’influenza bizantina, anche osservando il tema della Deesis. Sono opera di Armanino da Modena, pittore attivo nel XIII secolo.</p><p>Gli interventi di liberazione dai detriti alluvionali hanno fatto emergere altri affreschi danneggiati dall’umidità. Rappresentano San Nicola, San Paolo, Sant’Agata, San Benedetto, Sant’Amico, San Mauro e San Pietro e sono oggi conservati nei magazzini del Museo dell’Aquila.</p><p>Un bassorilievo lapideo, oggi conservato nella chiesa di Santa Rita a Bussi, rappresentava il sacrificio di Cristo attraverso una teoria simbolica: l’Agnus Dei e la croce, Cristo disteso per rappresentare la Sua morte e la Sua Resurrezione con una figura sospesa a destra; verso la base, ci sono due leoni, simbolo della vittoria di Cristo sulla morte.</p><p>A Santa Rita è custodita anche una statuetta policroma della Madonna con il Bambino proveniente da Santa Maria di Cartignano. Sono presenti in situ tre epigrafi funerarie.</p><p>Nella navata sinistra è stato ricostruito un piccolo altare che doveva essere simmetrico a quello della destra, mentre al centro è presente un piccolo altare di pietra con una cornice decorativa geometrica e un albero inciso frontalmente.</p><p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7336" title="altare " src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/altare.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="368" /><br /> </strong><em>Altare della navata centrale </em></p><p>La chiesa presenta i caratteri stilistici del XII secolo. Accanto all&#8217;edificio si trovano i resti di un antico edificio. Poteva aver assunto una funzione di foresteria o anche, come riporta il documento del 1770, di &#8220;stanza del romito&#8221; e quindi abitazione dell&#8217;eremita.</p><h3>Bibliografia e crediti</h3><ul><li><a href="http://quovadis-abruzzo.riqua.eu/">http://quovadis-abruzzo.riqua.eu/</a></li><li><a href="http://cultura.regione.abruzzo.it/">http://cultura.regione.abruzzo.it/</a></li><li><a href="http://www.museonazionaleabruzzo.beniculturali.it/">http://www.museonazionaleabruzzo.beniculturali.it/</a></li><li><a href="http://www.comune.bussi.pe.it/">http://www.comune.bussi.pe.it</a></li></ul><p><strong>Foto</strong></p><ul><li>Foto del catino absidale tratta da <a href="http://cultura.regione.abruzzo.it/index.asp?template=imgView&amp;imgF=xBeniCulturali/images/immagini/20/cartignano1.jpg">http://cultura.regione.abruzzo.it/index.asp?template=imgView&amp;imgF=xBeniCulturali/images/immagini/20/cartignano1.jpg</a></li><li>Le altre foto sono ph. Giovanni Lattanzi / inAbruzzo.</li></ul><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p>Per studi più approfonditi riguardo la Chiesa di Santa Maria di Cartignano, si rimanda a <em>Di Carlo G., I ruderi di S. Maria di Cartignano, Editrice Graphitype, Raiano 2005</em></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html" data-text="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Novara romana: Novaria</title><link>http://www.archeoguida.it/007310_novara-romana-novaria.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007310_novara-romana-novaria.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:41:11 +0000</pubDate> <dc:creator>Caterina Caligari</dc:creator> <category><![CDATA[Piemonte]]></category> <category><![CDATA[Novara]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7310</guid> <description><![CDATA[Novaria, la Novara romana La storia di Novara è poco conosciuta, le fonti scritte e letterarie le riservano rari accenni e le testimonianze archeologiche, che tuttavia ci forniscono la maggior parte delle nostre conoscenze, sono scarse e mal documentate, dovute per lo più a ritrovamenti occasionali. Il passaggio della zona novarese sotto la dominazione romana [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7313" title="Novara-romana-mura" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Novara-romana-mura.jpg" alt="Novara romana: Novaria" width="600" height="425" /></p><h2>Novaria, la Novara romana</h2><p>La storia di <strong>Novara</strong> è poco conosciuta, le fonti scritte e letterarie le riservano rari accenni e le testimonianze archeologiche, che tuttavia ci forniscono la maggior parte delle nostre conoscenze, sono scarse e mal documentate, dovute per lo più a ritrovamenti occasionali.</p><p>Il passaggio della zona novarese sotto la dominazione romana risale al 196 a.C., in seguito alla sottomissione degli Insubri e di conseguenza delle altre tribù minori, compresa quella dei <strong>Vertamocori</strong> che occupavano questi territori. Tuttavia la prima metà di questo secolo fu ancora teatro di scontri bellici e la pacificazione della maggior parte dell’area transpadana si ebbe dalla metà del medesimo. Dovettero avere origine in questa fase i primi centri romani.</p><p>L’organizzazione della città romana di <strong><em>Novaria</em></strong> sembra risalire all’89 a.C. quando la <em>lex Pompeia</em> concesse lo <em>ius Latii</em> alla Gallia Cisalpina. A partire dal 49, in seguito all’intervento di Cesare, fu ottenuta la cittadinanza, infine nel 42 fu abbandonato lo stato di provincia e la città divenne <em>municipium</em> romano, assegnato, sembra, alla tribù Claudia.</p><p>Augusto diede un contributo decisivo all’assimilazione e allo sviluppo urbano di questi territori che nella sua riorganizzazione generale costituirono la <strong>regione XI</strong>.</p><p><img class="alignnone  wp-image-7311" title="Novara-romana" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Novara-romana.jpg" alt="Novara romana: Novaria" width="600" height="858" /></p><h3>Urbanistica di Novara romana</h3><p>La conoscenza della città nel periodo romano è piuttosto scarsa, essa si basa prevalentemente su ritrovamenti casuali avvenuti durante ristrutturazioni edilizie.</p><h4>Impianto viario</h4><p>L’assetto viario, conosciuto grazie a ritrovamenti archeologici e al confronto con l’attuale assetto urbano, è regolare con isolati di circa ottanta metri per lato; e con isolati irregolari, trapezoidali o triangolari, nella parte settentrionale della città, per adattamento alle caratteristiche del terrazzamento su cui essa sorge.</p><p>L’<strong>asse principale nord-sud</strong>viene identificato nei corsi Mazzini e Cavour, mentre quello <strong>est-ovest</strong> nei corsi Cavallotti e Italia, rispettivamente percorsi urbani della via Genova-Sempione e Milano-Vercelli, le principali vie di comunicazione del novarese romano.</p><p>L’<strong>orientamento</strong> nord-sud riprese la disposizione assunta dai centri del bronzo tardo legata al commercio verso l’Alto Ticino e le aree transalpine, tale orientamento fu determinato anche dall’inclinazione del terreno, che permetteva così lo sfruttamento della pendenza a sud e a nord-est per il drenaggio delle acque di scarico.</p><h4>Mura</h4><p>Le mura, in parte conosciute archeologicamente, erano in <em>opus mixtum</em>, dall’andamento pentagonale, correvano lungo gli attuali baluardi sui lati est, nord (con andamento nord-ovest) e ovest della città, il lato sud si dipartiva dall’attuale castello in senso est-ovest.</p><h3>Bibliografia</h3><ul><li>F. M. Gambari, <em>Alcune riflessioni sulle origini preromane di Novara</em>, in M. L. Tomea Gavazzoli 1987.</li><li>P. Ramella, <em>Archeologia in Piemonte e Valle d’Aosta (con dati di storia antica)</em>, Ivrea 1985.</li><li>M. Motta, <em>Per una ricostruzione topografica di Novara romana</em>, in Novarien, 16, 1986</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007310_novara-romana-novaria.html" data-text="Novara romana: Novaria" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007310_novara-romana-novaria.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007310_novara-romana-novaria.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Vercelli romana</title><link>http://www.archeoguida.it/007307_vercelli-romana.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007307_vercelli-romana.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:37:33 +0000</pubDate> <dc:creator>Caterina Caligari</dc:creator> <category><![CDATA[Piemonte]]></category> <category><![CDATA[Vercelli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7307</guid> <description><![CDATA[Vercelli romana La città romana di Vercelli probabilmente si formò su di un insediamento protourbano occupato dalla popolazione gallica dei Libui e fu fondata, secondo Plinio, dai Salii, che erano, invece, di origine ligure. Di tale primo insediamento, che sorgeva su di una piana a controllo dell’area alla confluenza del torrente Cervo con il fiume [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7316" title="Vercelli-romana" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Vercelli-romana.jpg" alt="Vercelli romana" width="600" height="655" /></p><h2>Vercelli romana</h2><p>La città romana di <strong>Vercelli</strong> probabilmente si formò su di un insediamento protourbano occupato dalla popolazione gallica dei Libui e fu fondata, secondo Plinio, dai Salii, che erano, invece, di origine ligure. Di tale primo insediamento, che sorgeva su di una piana a controllo dell’area alla confluenza del torrente Cervo con il fiume Sesia, non rimangono tracce, eccetto alcuni ritrovamenti ceramici che ne attestano la frequentazione.</p><p>La <strong>romanizzazione</strong> dell’area incominciò dopo la conquista di <em>Mediolanum </em>nel 220 a.C. e la sottomissione degli Insubri; come gli altri popoli della Gallia Cisalpina, anche queste popolazioni furono costrette all’alleanza con i Romani, ma scarse sono le notizie relative a questa fase.</p><p>Le altre tappe decisive furono la concessione dello <em>ius Latii</em> con la <em>lex Rubria</em>, nel 49 a.C. la concessione della cittadinanza e, nel 42 a.C., l’abbandono dello <em>status</em> di provincia con l’assunzione dello statuto di <em>municipium</em>, che fu ascritto alla <em><strong>tribus Aniensis</strong></em><em>.</em></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7308" title="vercelli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/vercelli.jpg" alt="Vercelli romana" width="600" height="779" /></em></p><h3>Urbanistica della Vercelli romana</h3><p>Sulla struttura della città romana, che ebbe un notevole sviluppo urbanistico con l’inizio dell’età imperiale, abbiamo poche indicazioni a causa della quasi totale obliterazione delle strutture in seguito ai violenti fenomeni alluvionali del Cervo e del Sesia che hanno innalzato il livello del suolo, nonché al reimpiego dei materiali e alla stratificazione urbana.</p><h4>Mura</h4><p>Grazie ad un diploma medievale del 26 gennaio 913 di Berengario I, conosciamo l’esistenza di una cinta muraria romana, forse rappresentata anche negli affreschi della chiesa medievale di S. Paolo.</p><p>Tuttavia non è possibile, dati i pochi ritrovamenti, la definizione netta del percorso murario e il perimetro urbano è stato approssimativamente circoscritto solo attraverso la limitazione dell’area data dalle necropoli poste lungo le principali arterie stradali che portavano fuori dalla città: la strada verso il Verbanese; quella proveniente da <em>Novaria </em>e <em>Mediolanum</em> e che proseguiva verso <em>Augusta Pretoria</em>; la via per Piacenza.</p><p>Un <strong>ampliamento</strong> della città si ebbe nell’avanzato I sec. a.C. nella periferia occidentale con la costruzione di un insediamento produttivo; sempre nella zona ovest è stata rinvenuta una <em>domus</em> di età augustea che fu precocemente abbandonata già nel II sec. d.C.</p><h4>Impianto viario</h4><p>Della maglia stradale regolare romana sono emerse alcune tracce: alcune vie minori, il principale asse stradale est-ovest, corrispondente alle attuali Via Gioberti, Piazza Cavour, Via Balbo, e l’asse viario nord-sud passante per l’odierna Via Verdi.</p><p>All’incrocio tra queste due strade, nel settore tra la parte nord-est di Piazza Cavour e Piazza d’Azeglio, è stata identificata l’area del <strong>foro</strong>. Questa zona ancora in documenti del 1242 era detta <em>forum vercellense</em>.</p><h4>Edifici pubblici</h4><p>Nei pressi del foro in Piazza Cavour, nel settore sud-ovest, i reperti, tra cui un’epigrafe, hanno permesso di individuare i <strong>bagni pubblici</strong>.</p><p>Tra gli altri edifici pubblici l’<strong>anfiteatro</strong>, ancora visibile alla fine del XVI secolo e in gran parte spianato per la costruzione della cittadella seicentesca, era ubicato in una posizione periferica a sud-est del centro urbano.</p><p>Meno chiara è la collocazione del <strong>teatro</strong>: un’ipotesi lo identifica in alcune tracce di strutture affiorante ripetutamente poco più a nord dell’anfiteatro, un’altra lo identifica nella parte nord della città con un edificio, conosciuto in seguito a scavi edilizi effettuati nel 1929, di forma apparentemente ellissoidale con una platea pavimentata, muro perimetrale e ambulacro esterno.</p><h3>Bibliografia</h3><ul><li><div>S. Beltrame, S. Gaviglio, <em>Vercelli antica. Carta dei ritrovamenti archeologici di epoca protostorica e romana del territorio comunale</em>, Vercelli 1999.</div></li><li><div>R. Ordano,<em> Sommario della storia di Vercelli</em>, Vercelli 1995.</div></li><li><div>E. Panero, <em>La città romana in piemonte. Realtà e simbologia della forma urbis nella cisalpina occidentale</em>, Cavallermaggiore 2000.</div></li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007307_vercelli-romana.html" data-text="Vercelli romana" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007307_vercelli-romana.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007307_vercelli-romana.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Albenga romana: Albingaunum</title><link>http://www.archeoguida.it/007298_albenga-romana-albingaunum.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007298_albenga-romana-albingaunum.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:31:50 +0000</pubDate> <dc:creator>Caterina Caligari</dc:creator> <category><![CDATA[Liguria]]></category> <category><![CDATA[Albenga]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7298</guid> <description><![CDATA[Albingaunum, l&#8217;Albenga romana Il territorio di Albenga, prima della conquista romana, era occupato dalla tribù ligure degli Ingauni, alla quale deve il suo nome. Infatti il loro antico capoluogo era denominato Albium Ingaunum, che nella lingua dei Liguri significa “città degli Ingauni”. Nel III sec. a.C. l’ostilità nei confronti dei Marsigliesi li portò a stringere [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7301" title="albenga-romana-1" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/albenga-romana-1.jpg" alt="Albingaunum, l'Albenga romana " width="600" height="423" /></p><h2>Albingaunum, l&#8217;Albenga romana</h2><p>Il territorio di Albenga, prima della conquista romana, era occupato dalla tribù ligure degli <strong>Ingauni</strong>, alla quale deve il suo nome. Infatti il loro antico capoluogo era denominato<strong> </strong><em><strong>Albium Ingaunum</strong></em>, che nella lingua dei Liguri significa “città degli Ingauni”.</p><p>Nel <strong>III sec. a.C.</strong> l’ostilità nei confronti dei Marsigliesi li portò a stringere un’alleanza con Cartagine, che sostennero anche nella guerra contro Roma. Dopo la sconfitta di Annibale, perso l’importante alleato e circondati da alleati dei Romani, dovettero scendere a patti con questi ultimi. Quindi, nel 201 a.C., stipularono un trattato che prevedeva che gli Ingauni non avrebbero ostacolato la navigazione e i traffici dei Romani.</p><p>Tuttavia essi non si assoggettarono a lungo agli accordi continuando con le azioni di pirateria. Nel 185 a.C. ripresero le ostilità, e la sottomissione definitiva del loro territorio si concluse nel 181 a.C., in seguito alla campagna militare guidata da <strong>L. Emilio Paolo</strong>.</p><p>La nascita della città in forma romana sembra risalire, secondo le testimonianze archeologiche, all’<strong>89 a.C</strong>. Avendo ottenuto lo <em>Ius Latii</em>, nel 49 a.C. divenne <em>municipium</em> e fu ascritta alla <strong>tribù </strong><em><strong>Publia. </strong></em>Successivamente alla ripartizione augustea dell’Italia, entrò a far parte della <em><strong>IX Regio Liguria</strong></em>.</p><p>Nel 13 a.C. fu costruita la <em><strong>via Iulia Augusta</strong></em><em> </em>che ne collegava il porto con la rete stradale che dalla pianura padana raggiungeva la Gallia meridionale. <em>Albingaunum</em> è ricordata da Tacito relativamente agli scontri tra Otone e Vitellio, durante i quali vi si ritirarono gli Otoniani (1). Dopo le distruzioni del <strong>V secolo</strong>,<strong> </strong>nell’ambito di un organico disegno politico militare,<strong> </strong> vi fu un riassetto generale della città che la trasformò in un caposaldo strategico.</p><p>Infine con la conquista longobarda della Liguria, si ridusse a semplice villaggio.</p><p><a href="http://www.archeoguida.it/007298_albenga-romana-albingaunum.html/albenga" rel="attachment wp-att-7304"><img class="alignnone size-full wp-image-7304" title="Albenga" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Albenga.jpg" alt="Urbanistica di Albenga romana" width="600" height="677" /></a></p><h3>Urbanistica di Albenga romana</h3><p><strong>Albingaunum</strong> sorgeva in una posizione privilegiata presso il fiume Centa, a sud-ovest di una piana alluvionale costiera, delimitata da rilievi montuosi a nord-est, ovest e sud-ovest.</p><p>Il suo impianto urbanistico, che probabilmente risale al I sec. a.C., è poco noto a causa di numerosi fattori: la continuità di vita dell’abitato; la presenza di una falda freatica; gli sconvolgimenti causati dalle alluvioni del fiume Centa e del cambiamento del suo corso. La città antica coincideva con il moderno centro storico di Albenga, si ipotizza che sulla stessa area sorgesse anche l’antica <em>Albium Ingaunum</em>, tuttavia finora non sono state rinvenute tracce anteriori alla fine del II sec. a.C. <em> </em></p><h4>Mura</h4><p>La cinta muraria risale all’80-70 a.C. circa e fu abbatta tra il I e il III sec. d.C., quando venne meno la necessità di difesa. Nel V secolo, mutata la situazione politica, sotto Costanzo III, le mura vennero ricostruite seguendo il tracciato della vecchia cinta; furono poi conservate fino al Cinquecento.</p><h4>Impianto viario</h4><p>Sulla base di alcuni elementi archeologici e del tessuto urbano medievale, si ritiene che il tessuto viario, datato alla stessa epoca della cinta tardo repubblicana, fosse a scacchiera regolare, con isolati dai lati misuranti circa m 35 x 40. In età imperiale la città si sviluppò al di là delle mura, mantenendo lo stesso orientamento della città più antica, ad ovest e a sud.</p><h4>Edifici pubblici</h4><p>A sud dell’abitato lungo la via <em>Iulia Augusta,</em> in posizione isolata sulla collina del Monte di San Martino, sorgeva l’<strong>anfiteatro</strong> che si data tra il II e il III sec. d.C. Un<strong> edificio termale</strong> sorgeva a sud della città, in una piana situata tra il porto ad est e la <em>via Iulia Augusta</em> ad ovest.</p><h3>Note</h3><ul><li>Tacito, <em>Historiae</em>, II, 15.</li></ul><h3 lang="en-GB">Bibliografia</h3><ul><li><div lang="en-GB">N. Lamboglia, <em>Albenga</em>, in Archeologia in Liguria scavi e scoperte 1967-75, Genova 1976</div></li><li>B. Massabò, <em>Albingaunum</em>, Genova 2004.</li><li>G. Spadea Noviero, <em>Albenga</em>, in Archeologia in Liguria III.2 Scavi e scoperte 1982-86, Genova 1987, pp. 435-444.</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007298_albenga-romana-albingaunum.html" data-text="Albenga romana: Albingaunum" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007298_albenga-romana-albingaunum.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007298_albenga-romana-albingaunum.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Aosta romana: Augusta Praetoria</title><link>http://www.archeoguida.it/007294_aosta-romana-augusta-praetoria.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007294_aosta-romana-augusta-praetoria.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 14:22:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Caterina Caligari</dc:creator> <category><![CDATA[Valle d'Aosta]]></category> <category><![CDATA[Aosta]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7294</guid> <description><![CDATA[Augusta Praetoria, l&#8217;Aosta romana Il territorio di Aosta era occupato dal popolo celto-ligure dei Salassi, contro i quali i Romani combatterono, rimanendo sconfitti, probabilmente già al tempo del console Appio Claudio nel 143 a.C. Lo scopo dei Romani era quello di assicurare la sicurezza e la libertà dei transiti, oltre che l’interesse per le miniere [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7296" title="aosta-romana" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/aosta-romana.jpg" alt="Aosta romana: Augusta Praetoria" width="600" height="375" /></p><h2>Augusta Praetoria, l&#8217;Aosta romana</h2><p>Il territorio di <strong>Aosta</strong> era occupato dal popolo celto-ligure dei <strong>Salassi</strong>, contro i quali i Romani combatterono, rimanendo sconfitti, probabilmente già al tempo del console <strong>Appio Claudio</strong> nel 143 a.C.</p><p>Lo scopo dei Romani era quello di assicurare la sicurezza e la libertà dei transiti, oltre che l’interesse per le miniere d’oro, controllate proprio dai Salassi, ricordate da Strabone (1). Gli scontri si protrassero fino a quando nel 43 a.C. <strong>Antistio Vetere</strong>, stabilito un presidio nella valle, bloccò i rifornimenti verso i Salassi, in particolare quelli del sale. In questo modo riuscì ad ottenere che essi accettassero l’occupazione romana. Tuttavia quando rimase solo un presidio romano, venne subito cacciato. Successivamente Ottaviano giunse ad una trattativa, lasciò impuniti i Salassi nonostante il loro comportamento e permise che vivessero secondo le loro abitudini.</p><p>Contro le sue aspettative essi si rivoltarono nuovamente. Perciò, nel 35 a.C., inviò <strong>Valerio Messalla Corvino</strong> che, assediandoli, li portò alla resa per fame.  Nel 25 a.C. i Salassi, uniti ad altre popolazioni alpine, si ribellarono ancora, finché una spedizione militare guidata da <strong>Aulo Terenzio Varrone</strong> riuscì a sconfiggerli definitivamente. Allo stesso anno risale la fondazione della colonia <strong>Augusta Praetoria</strong> nel luogo strategicamente più importante, dove già Terenzio Varrone aveva posto il suo accampamento; in essa furono stanziati circa tremila veterani.</p><p>Parte della popolazione, forse composta da coloro del ceto più elevato che si erano mostrati favorevoli a Roma, fu accolta nella nuova città e rapidamente assimilata.</p><p><img class="alignnone  wp-image-7295" title="Aosta-Pianta-città romana" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Aosta-Pianta-città-romana.jpg" alt="Aosta romana: Augusta Praetoria" width="600" height="450" /></p><h3>Urbanistica di Aosta romana</h3><p>L’area in cui sorse la città di Aosta risulta stabilmente abitata già dall’inizio del terzo millennio. Infatti anche parte dell’abitato dei Salassi si estendeva anche nell’area su cui successivamente sorse la città romana.  Augusta Praetoria si trovava in una zona aperta e pianeggiante alla confluenza di due fiumi, la Dora Baltea e il Buthier, in un punto di particolare interesse strategico da cui dipartivano le antiche vie per i valichi, percorse già dalla tarda preistoria.</p><p>La colonia augustea venne dedotta con un orientamento nord-est/sud-ovest condizionato dai limiti naturali del corso della Dora Baltea a sud, e dal Buthier ad est, nonché dal forte pendio della montagna sempre verso est. L’area entro cui sorgeva la città risultava in pendio verso sud-ovest: tale dislivello venne sfruttato per il deflusso della rete fognaria e delle acque.</p><h4>Mura</h4><p>La cinta muraria, quasi completamente conservata, presenta una forma rettangolare di 727 X 253 m.  A intervalli regolari sorgevano <strong>torri</strong> a pianta quadrangolare a due piani, poste anche ai quattro angoli della cinta e ai lati delle porte d’ingresso della città. In corrispondenza degli assi principali vi erano quattro <strong>porte</strong>: ad oriente la Porta Praetoria a tre fornici con cortile interno, fiancheggiata da due torri rettangolari; ad ovest la porta detta Decumana dalla quale si raggiungeva il ponte sul Buthier; la porta Principalis Dextera; la porta Principalis Sinistra, ad un solo fornice priva di cortile interno. All’esterno della Porta Pretoria, sulla via per Eporedia, sorgeva l’<strong>arco onorario</strong> dedicato ad Augusto.</p><h4>Impianto viario</h4><p>La città era scandita in isolati di 75 x 57,50 m.  L’asse principale est-ovest, largo 9,46 m, rappresentava la prosecuzione della via per Eporedia, l’odierna Ivrea; a tre quarti della sua lunghezza verso occidente era intersecato dal principale asse nord-sud. All’incrocio di tali vie era ubicato il <strong>foro</strong>, di forma rettangolare allungata. Di questo conosciamo il criptoportico e il tempio, a cui, forse, ne era affiancato un altro. La sua sistemazione fu prevista durante la pianificazione della città, ma venne completata nel corso del I sec. d.C.</p><h4>Edifici pubblici</h4><p>Gliedifici per gli spettacolipubblici, <strong>anfiteatro</strong> e <strong>teatro</strong>, furono posti in un’area periferica, interna alle mura, in prossimità della Porta Pretoria, e inseriti in isolati rettangolari. Un <strong>impianto termale</strong> si trovava ad est del foro, dove occupa la parte orientale di un isolato.</p><h3>Note</h3><ul><li>(1) Strabone, <em>Geografia</em>, IV, 6, 7.</li></ul><h3>Bibliografia</h3><ul><li>R. Mollo Mezzena, <em>Augusta praetoria e il suo territorio</em>, in Archeologia in Valle D’Aosta dal Neolitico alla caduta dell’impero romano, Aosta 1981, pp. 63-134.</li><li><div align="JUSTIFY">P. Ramella, <em>Archeologia in Piemonte e Valle d’Aosta (con dati di storia antica)</em>, Ivrea 1985.</div></li><li>V. Viale, M. Ferrero, <em>Aosta romana e medievale</em>, Torino 1967.</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007294_aosta-romana-augusta-praetoria.html" data-text="Aosta romana: Augusta Praetoria" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007294_aosta-romana-augusta-praetoria.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007294_aosta-romana-augusta-praetoria.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Frigento. Cisterne romane</title><link>http://www.archeoguida.it/007235_frigento-cisterne-romane.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007235_frigento-cisterne-romane.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:04:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7235</guid> <description><![CDATA[Le cisterne romane di Frigento (Av) Delle origini di Frigento si conosce poco. Per quanto riguarda il toponimo ci sono varie ipotesi. Molti lo fanno derivare dall’espressione “ a frequentia popoli” perché a Frigento sembra si rifugiassero le popolazioni circostanti durante il difficile periodo delle invasioni barbariche. Altra espressione da cui si fa derivare il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7236" title="Frigento-Cisterne-romane" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Frigento-Cisterne-romane.jpg" alt="Frigento. Cisterne romane" width="600" height="378" /></p><h2>Le cisterne romane di Frigento (Av)</h2><p>Delle origini di <strong>Frigento</strong> si conosce poco. Per quanto riguarda il toponimo ci sono varie ipotesi. Molti lo fanno derivare dall’espressione “ <em>a frequentia popoli</em>” perché a Frigento sembra si rifugiassero le popolazioni circostanti durante il difficile periodo delle invasioni barbariche.</p><p>Altra espressione da cui si fa derivare il toponimo è “<em>a frigendo</em>”, alludendo così al clima rigido della zona. Entrambe le ipotesi non sembrano però convincere a pieno, mentre potrebbe essere più corretta la traduzione dall’osco e cioè “acqua santa” per alludere forse alla presenza di sorgenti sfruttate per primi dagli <strong>Irpini</strong>. Sicuramente <strong>Frigento</strong> sorse in una posizione geografica molto felice essendo situata sulla strada principale che da Benevento portava a <strong>Compsa</strong>.</p><p>Nel V sec. a. C. i Sanniti si unirono agli Irpini e insieme cercarono di resistere a Roma prima alleandosi con Annibale e poi durante la guerra sociale alla fine della quale, però, Frigento seguì il destino di altre città campane e fu conquistata da <strong>Silla</strong>.</p><p>Divenne così a tutti gli effetti colonia di Roma e fu abbellita dal punto di vista architettonico grazie all’interessamento di<strong><em> Quinzio Valgo</em></strong> che la dotò di nuove mura, di portici, del foro e delle famose cisterne.</p><p>Queste cisterne si trovano in località Pesco-Migliano. La struttura muraria è in opus incertum. Gli ambienti dovevano essere undici, ma oggi ne sono visibili solo quattro attraverso un ingresso che però non è quello originario.</p><p>Le gallerie si trovano sullo stesso piano, sono parallele e collegate tra loro. Al loro interno erano raccolte le acque piovane, quelle della neve sciolta e le acque di una sorgente.</p><p>L’acqua raccolta era così depurata e convogliata all’intera città fino a valle, dove si trovavano le ville rustiche, attraverso un sistema di vasche minori alcune delle quali ancora visibili in palazzi del centro storico.</p><p>Punto di raccolta a valle doveva trovarsi in località Pila ai Piani, dove si registra la presenza di una fontana recante resti di un’iscrizione romana (L L I ) che doveva essere servita da una cisterna non scavata ancora e situata nella proprietà Di Leo.</p><p>In zona doveva esserci sicuramente un acquedotto se è vero che il toponimo, Duzoli, deriverebbe da ductus, condotto.</p><p>In città un condotto di distribuzione è stato di recente trovato tra Via San Giovanni, dove si trovano le cisterne, e Via San Pietro dove si trovava un impianto termale di cui sono venute in luce le suspensurae e che si data a un periodo compreso tra il I e il II sec. d. C. Le cisterne sono menzionate in un’iscrizione reimpiegata nella Cattedrale dove si ricordano i magistrati che si occuparono della ricostruzione della città dopo la guerra sociale e forse l’architetto Antistius, menzionato in un’altra iscrizione, potrebbe essere messo in correlazione con la costruzione proprio delle cisterne.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007235_frigento-cisterne-romane.html" data-text="Frigento. Cisterne romane" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007235_frigento-cisterne-romane.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007235_frigento-cisterne-romane.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Conza della Campania. Parco archeologico.</title><link>http://www.archeoguida.it/007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:00:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7232</guid> <description><![CDATA[Il parco archeologico di Conza della Campania (Av) Il 23 novembre del 1980 l’Irpinia fu devastata da un fortissimo terremoto che causò molte vittime e rase al suolo un certo numero di borghi e paesi. Una di questi fu Conza della Campania, praticamente sull&#8217;epicentro della forte scossa. Quasi subito si prese la decisione di non [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7233" title="conza-della-campania" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/conza-della-campania.jpg" alt="Conza della Campania" width="600" height="422" /></p><h2>Il parco archeologico di Conza della Campania (Av)</h2><p>Il 23 novembre del 1980 l’Irpinia fu devastata da un fortissimo terremoto che causò molte vittime e rase al suolo un certo numero di borghi e paesi. Una di questi fu <strong>Conza della Campania</strong>, praticamente sull&#8217;epicentro della forte scossa. Quasi subito si prese la decisione di non ricostruire quanto andato perduto per sempre e si progettò così una nuova Conza a circa 1 km di distanza da dove sorgeva prima, più bella e con edifici antisismici.</p><p>Quello che sicuramente non ci si aspettava è la ricostruzione avrebbe fatto ritrovare le vestigia dell’antica <strong><em>Compsa</em></strong> e così, come spesso accade, da un’immane tragedia nacque qualcosa di buono. Le origini di Compsa sono antichissime e oggi si propende per un’origine osca più che greca per il ritrovamento di un pavimento di tipo italico.</p><h3>Storia di Conza della Campania</h3><p>Il nome della città dovrebbe essere in realtà Conza degli Irpini perché proprio da queste popolazioni fu abitata soprattutto per la sua felice posizione geografica a cavallo tra i fiumi Sele e Ofanto.</p><p>Fu poi conquistata dai Romani quando, nel 214 a. C., Q. Fabio Massimo, il Temporeggiatore, la espugnò definitivamente. L’idea del parco archeologico di Conza nasce dalle numerose evidenze archeologiche venute alla luce in diversi anni.</p><p>Sotto la piazza della<strong> Cattedrale dell’Assunta</strong>, sono stati intercettati i resti dell’antico foro romano con due livelli pavimentali: uno in opus spicatum con canale di scolo per le acque piovane e un altro in opus tessellatum e cocciopesto. Sul foro doveva affacciarsi un grande edificio colonnato con podio in calcare che è stato interpretato come struttura templare.</p><p>Alla base del campanile della cattedrale, è stata individuata una stele funeraria riferibile ai primi anni di diffusione del cristianesimo. E molte altre epigrafi e stele sono visibili murate in edifici pubblici e private, riutilizzate come materiale da costruzione. In Via Forno, invece, è venuta alla luce una domus romana con pavimenti mosaicati e cisterna per la raccolta dell’acqua.</p><p>In Via Romangelo sono stati scoperti i resti di un edificio termale datato tra il I e il II sec. d. C., insieme a una serie di gallerie tutt’ora visibili.</p><p>In località Macello si deve registrare la presenza di una villa romana e di tombe a fossa databili tra il VI e il V sec. a. C. Infine, la necropoli di Fonnone che ha restituito ben undici tombe databili al V sec. a. C. Di queste purtroppo solo una è risultata integra, mentre le altre sono state saccheggiate o distrutte da cedimenti del terreno.</p><p>Conza aveva anche un anfiteatro come testimoniato delle mura già scoperte prima del terremoto.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html" data-text="Conza della Campania. Parco archeologico." data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Cosenza. Museo civico</title><link>http://www.archeoguida.it/007149_cosenza-museo-civico.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007149_cosenza-museo-civico.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Jan 2012 15:08:46 +0000</pubDate> <dc:creator>Gaetano Cici</dc:creator> <category><![CDATA[Calabria]]></category> <category><![CDATA[Brettii]]></category> <category><![CDATA[Cosenza]]></category> <category><![CDATA[Enotri]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7149</guid> <description><![CDATA[L’Enotria Gli Enotri e i Brettii nel museo civico di Cosenza Articolo a cura di Alessandra Filippelli* e Gaetano Cici** Gli Enotri abitarono le attuali regioni della Calabria e della Basilicata dall’età del bronzo medio (1700-1350 a.C.) fin oltre la prima età del ferro (950/900-725 a.C.). Il loro nome deriverebbe dal greco oinos, per via [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7150" title="Enotria-01" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Enotria-01.jpg" alt="Enotria" width="600" height="568" /></em><br /> <em>L’Enotria</em></p><h2>Gli Enotri e i Brettii nel museo civico di Cosenza</h2><p><em>Articolo a cura di Alessandra Filippelli* e Gaetano Cici**</em></p><p>Gli <strong>Enotri</strong> abitarono le attuali regioni della Calabria e della Basilicata dall’età del bronzo medio (1700-1350 a.C.) fin oltre la prima età del ferro (950/900-725 a.C.). Il loro nome deriverebbe dal greco <em>oinos</em>, per via della coltivazione della vite e della produzione di vino da parte di queste popolazioni.</p><p>Le fonti letterarie greche come l’ateniese Ferecide e Dionisio di Alicarnasso li ritengono di antica origine ellenica: sarebbero giunti dall’Arcadia, regione situata nel cuore del Peloponneso, nella diciassettesima generazione prima della guerra di Troia, quindi nel XVII secolo a.C. Altri autori, come Antioco di Siracusa e Varrone, sostengono invece che si tratti di una popolazione autoctona: il primo li identificava come i più antichi abitanti dell’<em>Italìa</em>, mentre il secondo credeva che il leggendario re Enotro fosse il capostipite dei Sabini. Dopo Enotro avrebbe regnato suo fratello Italo, al quale si attribuiva la riorganizzazione delle popolazioni enotrie, che si sarebbero dedicate all’agricoltura e alla pastorizia abbandonando il nomadismo.</p><p>Se originariamente gli Italiabitavano la zona più meridionale della Calabria, il termine si sarebbe poi espanso verso nord, fino ai fiumi Laos e Bradano, fino a designare l’intera penisola italiana che da qui avrebbe tratto il suo nome. In età arcaica gli Enotri avrebbero occupato la costa tirrenica, se si deve dare credito a Erodoto il quale riferisce che i coloni focei avrebbero da essi acquistato la terra per fondare Elea nel 535 a.C.</p><p>Da un punto di vista archeologico è possibile identificare una cultura materiale, tecnicamente detta <em>facies</em>, definibile come “enotria”, uniforme in tutta l’area interessata dalla loro presenza; queste popolazioni seppellivano i defunti in tombe a fossa con oggetti personali indossati sull’abito funebre o deposti vicino al corpo e con vasi ad impasto o di ceramica depurata dipinta con i classici motivi del geometrico enotrio. I corredi maschili erano caratterizzati dalla presenza di armi, rasoi, coltelli e dalle fibule ad arco serpeggiante, mentre i corredi femminili da ornamenti personali come fermatrecce, fibule, collane, cinturoni di lamina, braccialetti, anelli, pendagli, catenelle e infine oggetti legati alla pratica della tessitura, come fusaiole e pesi da telaio</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7151" title="Enotria Costume femminile dell’VIII secolo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Enotria-02.jpg" alt="Costume femminile dell’VIII secolo" width="175" height="600" /><br /> Costume femminile dell’VIII secolo a.C.</em></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7153" title="Enotria Pesi da telaio " src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Enotria-03.jpg" alt="Pesi da telaio " width="450" height="326" /><br /> Pesi da telaio</em></p><p>Intorno alla metà del IV sec. a.C gli storici antichi fanno riferimento alla comparsa, in Calabria, del popolo italico dei Brettii, che sfruttando la decadenza delle colonie greche conquista, nel corso dei secoli, l’intera Enotria, lasciando posto soltanto all’invasione romana. Secondo quanto tramandato da Strabone, Diodoro Siculo e Livio, i Brettii erano pastori della Lucania, distaccatisi in seguito ad una ribellione, che dapprima si dedicarono al brigantaggio e alle scorrerie, seminando il terrore nei territori della Calabria settentrionale. Successivamente si unirono in una confederazione con capitale <em>Consentia,</em> nel 350 a.C. Formarono un territorio abbastanza unitario, nel quale ricadevano alcuni importanti centri greci caduti sotto l’occupazione brettia e non più ritornati al loro originario ellenismo.</p><p>I Romani, durante il loro processo di conquista ed espansione nella regione, non operarono distinzioni tra città greche e abitati brettii, tanto che le autonomie locali vennero livellate e furono per lo più distrutte. Quelle restanti diedero grande impulso alla romanizzazione e, da questi luoghi, la lingua latina prese ad espandersi gradualmente nelle zone contermini.</p><p>La cultura materiale della popolazione brettia non è ben definibile ad oggi. Dalle sepolture sappiamo che era molto diffuso l’uso di vasellame a vernice nera accompagnato da oggetti metallici in piombo e solo in pochi casi sono state ritrovate monete in oro.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7154" title="Rara moneta greca in oro dei Brettii" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Enotria-04.jpg" alt="Rara moneta greca in oro dei Brettii" width="600" height="294" /><br /> <em>Rara moneta greca in oro dei Brettii &#8211; Copyright: Ancient Art</em></p><h3>Il museo civico di Cosenza</h3><p>Alcune collezioni provenienti da diversi scavi archeologici sono conservate nel museo civico di Cosenza, situato nel Complesso Monumentale di S. Agostino, inaugurato nel 2009</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7158" title="Il complesso monumentale di S. Agostino e l’ingresso del museo civico di Cosenza" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Enotria-05.jpg" alt="Il complesso monumentale di S. Agostino e l’ingresso del museo civico di Cosenza" width="600" height="671" /><br /> Il complesso monumentale di S. Agostino e l’ingresso del museo civico di Cosenza</em></p><p>Le sale 1-4 ospitano i reperti che vanno dal periodo preistorico a quello enotrio, passando per le interessanti attestazione protostoriche. La sala 5 custodisce i reperti provenienti dal santuario arcaico extraurbano di Cozzo Michelicchio – Corigliano Calabro (Cs), le sale 6-8 ospitano i numerosi reperti bretti, infine le sale 9-10 raccontano gli episodi dell’età romana.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7155" title="museo civico di Cosenza" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Enotria-06.jpg" alt="museo civico di Cosenza" width="600" height="853" /><br /> <em>Disposizione delle sale all’interno del museo di Cosenza</em></p><p>Inutile soffermarsi sulle vicissitudini dei reperti intercorse negli ultimi 70 anni e tantomeno sull’evoluzione strutturale o sui rimaneggiamenti architettonici e artistici della sede, piuttosto è opportuno canalizzare la nostra attenzione su ben altri aspetti.</p><p>L’esposizione ha una buona valenza didattica, infatti, questa si affida ai classici pannelli divulgativi sono molto piacevoli: redatti con chiarezza, precisi nelle datazioni, completi di un puntuale riferimento geografico. Sono presenti anche modellini plastici di siti archeologici che, sebbene oggi rappresentino elementi superati dal punto di vista espositivo, sono piuttosto utili per l’individuazione geografica e topografica delle località in questione. Interessante è la simulazione virtuale dello scavo archeologico che riproduce in maniera sintetica lo svolgimento di uno scavo stratigrafico, insegnando, sebbene in maniera sommaria, come avvengono le diverse fasi di uno scavo archeologico.</p><p>Una particolare attenzione è posta alla comunicazione. Il museo ha una pagina web ospitata sul sito del comune di Cosenza. Questa appare troppo essenziale nella diffusione di notizie storiche e archeologiche; in compenso è possibile visitare alcune sale tramite alcune web-cam che l’internauta può manovrare a proprio piacere, soddisfacendo le sue curiosità.</p><p>Questa struttura possiede un forte valore culturale e simbolico, in quanto è situata nel borgo antico della città e nasce anche per esser volano di sviluppo economico e turistico in una zona fortemente degradata. Le attività didattiche sono periodiche e ben organizzate, infatti, sono previste mostre archeologiche a tema, mostre artistico-letterarie, vengono pianificate visite guidate coinvolgendo le scuole di ogni ordine e, infine, è stato stipulato un accordo con i licei per la realizzazione e per la revisione della <em>customer satisfaction</em>, utile strumento per carpire il livello di soddisfazione dei visitatori.</p><p>Il museo può esser giudicato piacevole e formativo, racchiude la storia della Sibaritide rendendola chiara a un pubblico di target diversi, impreziosisce i formidabili reperti di Spezzano Albanese (Cs) e si pone nel territorio con il nobile scopo di diffondere arte, archeologia e cultura.</p><p>Si auspica, infine, la realizzazione di un bookshop ben fornito (è acquistabile solo una breve guida del museo, alla quale hanno contribuito numerose autorità dell’archeologia italiana) e la concretizzazione di altri servizi integrati che, di solito, sono gestiti da piccole cooperative. Quest’ultima osservazione potrebbe rallentare l’enorme flusso di giovani cosentini che sono costretti a lasciare la città per mancanza di lavoro. L’ultima annotazione è che l’anno scorso il museo è stato inserito nelle guide culturali del Touring Club.</p><h4>Note sugli autori</h4><p>* Archeologa<br /> ** Archeologo e Socio ICOM</p><h4>Bibliografia</h4><ul><li>La Torre 2003 &#8211; G. F. La Torre, “Le popolazioni indigene della Calabria all’epoca della colonizzazione<em>”, </em>in <em>Atti della XXXVII riunione scientifica Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, “Preistoria e Protostoria della Calabria”</em>, Scalea-Papasidero-Praia a Mare-Tortora, 29 settembre-4 ottobre 2002, Vol. II, pp. 477-495, Firenze 2004; M. Maaskant Kleibrink, <em>Dalla lana all’acqua, culto e identità nell’Athenaion di</em> <em>Lagaria</em>, Rossano 2003.</li><li>Guzzo 1989 &#8211; P. G. Guzzo, <em>I Bretti: storia e archeologia della Calabria preromana</em>, Milano 1989; M. Lombardo<em>, </em>“I Bretti<em>”</em>, in <em>Italia omnium terrarum parens</em>, Milano 1989.</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007149_cosenza-museo-civico.html" data-text="Cosenza. Museo civico" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007149_cosenza-museo-civico.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007149_cosenza-museo-civico.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Boscoreale. Antiquarium Nazionale</title><link>http://www.archeoguida.it/007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:55:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Gaetano Cici</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Boscoreale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7141</guid> <description><![CDATA[L’Antiquarium Nazionale di Boscoreale (Na) Nel comune di Boscoreale (Na) c’è presente un piccolo tesoro che custodisce reperti di grande interesse archeologico provenienti dai siti archeologici della zona vesuviana. Le prime tracce di attività antropica risalgono alla preistoria, successivamente tra il IX e VI secolo a.C. fu popolata dagli Osci che coltivavano i campi fertili [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7142" title="foto_boscoreale-2-esterno-Antiquarium" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/foto_boscoreale-2-esterno-Antiquarium.jpg" alt="L’Antiquarium Nazionale di Boscoreale (Na)" width="600" height="457" /></p><h2>L’Antiquarium Nazionale di Boscoreale (Na)</h2><p>Nel comune di <strong>Boscoreale</strong> (Na) c’è presente un piccolo tesoro che custodisce reperti di grande interesse archeologico provenienti dai siti archeologici della zona vesuviana.</p><p>Le prime tracce di attività antropica risalgono alla preistoria, successivamente tra il IX e VI secolo a.C. fu popolata dagli Osci che coltivavano i campi fertili della pianura. Abbiamo loro testimonianza attraverso le tombe della “cultura a fossa” rinvenute in contrada Marchesa.Nell’età di Augusto il sito di Boscoreale venne denominato <em>Pagus Augustus Felix Suburbanus</em>, in onore di <em>L. Gornelius Sulla Felix</em>, che conquistò Pompei e la dedusse a colonia romana nell’80 a.C.</p><p>Gli scavi archeologici effettuati tra l&#8217;ottocento e il novecento, hanno evidenziato luce circa trenta splendide ville, alcune delle quali sono celebri per i loro ritrovamenti e per il loro apparato decorativo. Tra le più importanti va ricordata la villa di Lucio Cecilio Giocondo, scavata dall&#8217;onorevole Vincenzo De Prisco nel 1894-99 in un suo fondo in località Pisanella (1). Durante lo scavo fu riportato alla luce un tesoro di argenterie, formato da 128 pezzi tra vasi, posate ed oggetti, di squisita arte alessandrina, oggi conservati al Louvre di Parigi, la cui esportazione clandestina resta ancora avvolte nel mistero (2).</p><p>Una seconda villa, la famosa villa di <strong>Publio Fannio Synistore</strong>, fu portata alla luce nel 1899-1900 dal De Prisco nel fondo Vona. La splendida <em>domus</em> suburbana ci ha restituito tra i più perfetti esempi di affreschi in II stile, conservati oggi al Museo Archeologico di Napoli, al Metropolitan Museum di New York e al Louvre di Parigi.</p><p>Scavi più recenti hanno evidenziato una villa rustica in contrada Villa Regina durante alcuni lavori edili.La villa è l&#8217;unica interamente scavata e visitabile e rappresenta il classico esempio di villa rustica, atta alla produzione di vino, come viene documentato dal torchio dell’uva e dalla cella vinaria con i grandi orci infossati utilizzati per la conservazione della bevanda (3).</p><p>L’<em>antiquarium</em> di Boscoreale, dista dagli scavi di Pompei circa due km, è facilmente raggiungibile con l’auto in 5 minuti dall’uscita autostradale di Pompei Nord o a piedi partendo da Villa dei Misteri in circa 20 minuti. Il biglietti d’ingresso di 5,50 euro permette anche l’accesso ai siti archeologici di <em>Oplontis</em> e <em>Stabiae</em>.</p><p>Il museo svolge la duplice funzione, sia di museo archeologico territoriale e sia di museo di storia naturale del territorio antico.</p><h3>Il Museo</h3><p>La struttura è moderna e realizzata con alcune delle più avanzate tecniche espositive e comunicative, divisa in due grandi sale, che perfettamente illustrano al visitatore il vivere quotidiano dell’uomo, in un rapporto perfetto con l’ambiente nell’area vesuviana in età romana.</p><p>Entrando nell’area museale esterna è possibile servirsi di un piccolo parcheggio gratuito, ben mantenuto, circondato da aiuole all’interno delle quali sono coltivate le piante tessili, che venivano utilizzate in antichità anche per profumare il sapone.</p><h4>Prima sala</h4><p>Nella prima sala del museo si evince la perfetta pulizia, la luce espositiva chiara e una coerente sequenza illustrativa che mostra i vari aspetti del mondo e della vita quotidiana nel territorio vesuviano, permettendo ai visitatori un facile accesso con l’ulteriore l’abbattimento delle barriere architettoniche. Seguendo il percorso ci si immerge completamente negli ambienti e nella vita quotidiana degli antichi abitanti delle pendici del Vesuvio. Questa sala, infatti, è strutturata in maniera tale da seguire un percorso obbligatorio fatto a spirale e diviso in cinque aree illustrative, con apparati didascalici di corredo: il mare e la costa, la fascia collinare, i monti, il verde urbano e in fine le colture ed allevamenti.</p><p>La prima area è dedicata al mare e alla costa, infatti, nell’economia della regione il mare aveva un ruolo importantissimo: avvenivano gli scambi commerciali, si traeva il sale, la porpora e il bisso.<sup><a href="http://www.archeoguida.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=345-20111127#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a></sup></p><p>Esposto in primo piano, a voler simboleggiare l’importanza degli scambi commerciali, è l’affresco di una nave oneraria rinvenuto negli scavi di Pompei.</p><p>Proseguendo è possibile osservare una copia del mosaico raffigurante l&#8217;ittiofauna locale (l’originale è custodito Museo Archeologico Nazionale di Napoli), la cui didascalia permette di identificare tutte le specie marine, con lo scopo di permettere al visitatore di avere un’idea di quali fossero le specie maggiormente conosciute all’epoca. Famoso, infatti, era il pesce azzurro, utilizzato per la produzione del <em>garum</em>.</p><p>Proseguendo il percorso tematico si arriva alla zona collinare. Anch’essa nell’economia del territorio aveva grandissima importanza, soprattutto per la coltivazione dell’uva. Sulle alture, oltre ai grandi vigneti, vi erano frutteti, oliveti e colture cerealicole, i cui raccolti erano immagazzinati e lavorati all’interno delle ville rustiche.</p><p>Il percorso continua tra i monti. Nelle teche sono custodite un gran numero di corna di cervi e caprioli e i coti di cinghiale, che testimoniano una ricchezza faunistica, nonché l’importanza della caccia, perché riforniva la città di carne fresca.</p><p>Notevole importanza è data alla parte museale allestita per l’argomento del verde urbano. La particolare fertilità del territorio permetteva di sfruttare al meglio anche piccole zone limitate all’interno della città stessa. Sulle pareti del museo sono esposte foto e ricostruzione, corredate da chiare didascalie, su quelle che sono le tipologie di case a Pompei che hanno saputo sfruttare a pieno gli spazi verdi al loro interno.</p><p>Il percorso continua con l’area dedicata alla coltura e all’allevamento. Vi è un magnifico esempio di <em>glirarium</em>, ossia contenitore per l&#8217;allevamento del ghiro, la cui carne era un cibo molto ricercato sulle tavole dei romani. La presenza intorno alle case romane di animali da cortile è documentata da un cesto di uova, nonché il calco di un cane, proveniente dal giardino della casa di Orfeo a Pompei, ancora col suo collare stretto al collo, il <strong>calco di un maialino rinvenuto nel cortile di Villa Regina.</strong> Sono esposti inoltre reperti di farro, miglio, frumento e avena, una macina, un modio (unità di misura per le granaglie) oltre a prodotti lavorati e strumenti, come il pane trovato nei forni di Pompei, un pezzo di formaggio proveniente da Ercolano e uno stampo per dolci.</p><h4>Seconda sala</h4><p>Entrando nella seconda sala, in primo piano sulla parete Nord, è esposta una copia della magnifica parete in secondo stile della casa di Fannio Synistore e, sul pavimento sottostante l’affresco, è custodito parte del pavimento musivo di secondo stile della casa, che raffigura dei cubi prospettici. In ogni modo questa sala espone, in teche moderne e perfettamente illuminate, alcuni tra i reperti rinvenuti nelle <em>villae rusticae</em> dell’area vesuniana, come la villa in proprietà D’Acunzo, villa Regina, villa della Pisanella, villa di <em>Publius Fannius Synistor</em>, di <em>Numerius Popidius Florus</em>, di <em>Marcus Livius Marcellus,</em> villa di via Casone Grotta.</p><p>Al centro della sala è esposta la ricostruzione in scala della Villa della Pisanella, nota per il rinvenimento dello straordinario tesoro di argenterie del quale attualmente sono esposte solo le foto. In una piccola teca è custodito il calco originale di testa di donna che aveva cercato scampo nel torcularium, proveniente sempre dalla villa della Pisanella, accanto ad essa furono rinvenuti orecchini in oro e topazio. Sempre di questa villa sono conservati parte degli <em>instrumentum domesticum</em>, rinvenuti durante lo scavo. Sulla parete Nord-ovest della seconda sala, ad angolo, sono visibili gli affreschi in IV stile provenienti dalla casa di <em>Popidius Flurus</em>. Su questi affreschi, staccati dal <em>cubiculum</em> 23, lo zoccolo in rosso è decorato con piante ed uccelli, mentre nella parte mediana sono presenti elementi architettonici stilizzati.</p><p><img class="alignnone  wp-image-7143" title="foto-boscoreale-1-antiquarium" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-boscoreale-1-antiquarium.jpg" alt="Boscoreale. Antiquarium Nazionale" width="600" height="377" /></p><h3>Villa Reginella</h3><p>Uscendo dal museo, a pochi metri di distanza, è possibile visitare<strong> villa Reginella</strong>.</p><p>Essa si trova all’interno dell’area museale e vi si accede attraverso una rampa laterale che porta nel giardino. L’abitazione è una villa rustica di piccole dimensioni, circondata da un fitto vigneto con qualche esemplare di ulivo. Il podere intorno alla villa è stato ripristinato sulla base delle tracce lasciate dagli alberi che vi erano coltivati e, accanto ad ogni nuovo vitigno, è stato fatto il calco della pianticella e del palo di sostegno dell&#8217;antico filare. È possibile scorgere anche tracce dell’antico selciato stradale, largo in misura tale da permettere il passaggio del carro, che dai campi raggiungeva i magazzini della villa.</p><h4>Bibliografia</h4><p>A. Cinque- russo, La linea di costa del 79 d.C. fra Oplonti e Stabiae nel quadro dell’evoluzione oceanica della Piana del Sarno (Campania), Boll. Soc. Geol. It., 1986, nr. 105</p><p>A. Cirillo, A. Casale, <em>Il Tesoro di Boscoreale e il suo scopritore</em>, 2004.</p><p>S. De Caro, <em>La villa rustica in località Villa Regina a Boscoreale</em>, Roma 1994.</p><p>Soprintendenza Archeologica di Pompei, <em>Il Tesoro di Boscoreale. Gli argenti del Louvre e il corredo domestico della Pisanella</em>, in FMR, 1988.</p><h4>Note</h4><p>1  A. Cirillo, A. Casale, <em>Il Tesoro di Boscoreale e il suo scopritore</em>, 2004</p><p>2  Soprintendenza Archeologica di Pompei, Il Tesoro di Boscoreale. &#8216;&#8221;Gli argenti del Louvre e il corredo domestico della &#8220;Pisanella&#8221;", in FMR, 1988</p><p>3  S. De Caro, <em>La villa rustica in località Villa Regina a Boscoreale</em>, Roma 1994.</p><p>4  A. Cinque – F. Russo, <em>La linea di costa del 79 d.C. fra Oplonti e Stabiae nel quadro dell’evoluzione oceanica della Piana del Sarno (Campania)</em>, Boll. Soc. Geol. It., 1986 nr. 105</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html" data-text="Boscoreale. Antiquarium Nazionale" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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