<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Campania</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/luoghi/italia/campania/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Frigento. Cisterne romane</title><link>http://www.archeoguida.it/007235_frigento-cisterne-romane.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007235_frigento-cisterne-romane.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:04:00 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7235</guid> <description><![CDATA[Le cisterne romane di Frigento (Av) Delle origini di Frigento si conosce poco. Per quanto riguarda il toponimo ci sono varie ipotesi. Molti lo fanno derivare dall’espressione “ a frequentia popoli” perché a Frigento sembra si rifugiassero le popolazioni circostanti durante il difficile periodo delle invasioni barbariche. Altra espressione da cui si fa derivare il [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7236" title="Frigento-Cisterne-romane" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Frigento-Cisterne-romane.jpg" alt="Frigento. Cisterne romane" width="600" height="378" /></p><h2>Le cisterne romane di Frigento (Av)</h2><p>Delle origini di <strong>Frigento</strong> si conosce poco. Per quanto riguarda il toponimo ci sono varie ipotesi. Molti lo fanno derivare dall’espressione “ <em>a frequentia popoli</em>” perché a Frigento sembra si rifugiassero le popolazioni circostanti durante il difficile periodo delle invasioni barbariche.</p><p>Altra espressione da cui si fa derivare il toponimo è “<em>a frigendo</em>”, alludendo così al clima rigido della zona. Entrambe le ipotesi non sembrano però convincere a pieno, mentre potrebbe essere più corretta la traduzione dall’osco e cioè “acqua santa” per alludere forse alla presenza di sorgenti sfruttate per primi dagli <strong>Irpini</strong>. Sicuramente <strong>Frigento</strong> sorse in una posizione geografica molto felice essendo situata sulla strada principale che da Benevento portava a <strong>Compsa</strong>.</p><p>Nel V sec. a. C. i Sanniti si unirono agli Irpini e insieme cercarono di resistere a Roma prima alleandosi con Annibale e poi durante la guerra sociale alla fine della quale, però, Frigento seguì il destino di altre città campane e fu conquistata da <strong>Silla</strong>.</p><p>Divenne così a tutti gli effetti colonia di Roma e fu abbellita dal punto di vista architettonico grazie all’interessamento di<strong><em> Quinzio Valgo</em></strong> che la dotò di nuove mura, di portici, del foro e delle famose cisterne.</p><p>Queste cisterne si trovano in località Pesco-Migliano. La struttura muraria è in opus incertum. Gli ambienti dovevano essere undici, ma oggi ne sono visibili solo quattro attraverso un ingresso che però non è quello originario.</p><p>Le gallerie si trovano sullo stesso piano, sono parallele e collegate tra loro. Al loro interno erano raccolte le acque piovane, quelle della neve sciolta e le acque di una sorgente.</p><p>L’acqua raccolta era così depurata e convogliata all’intera città fino a valle, dove si trovavano le ville rustiche, attraverso un sistema di vasche minori alcune delle quali ancora visibili in palazzi del centro storico.</p><p>Punto di raccolta a valle doveva trovarsi in località Pila ai Piani, dove si registra la presenza di una fontana recante resti di un’iscrizione romana (L L I ) che doveva essere servita da una cisterna non scavata ancora e situata nella proprietà Di Leo.</p><p>In zona doveva esserci sicuramente un acquedotto se è vero che il toponimo, Duzoli, deriverebbe da ductus, condotto.</p><p>In città un condotto di distribuzione è stato di recente trovato tra Via San Giovanni, dove si trovano le cisterne, e Via San Pietro dove si trovava un impianto termale di cui sono venute in luce le suspensurae e che si data a un periodo compreso tra il I e il II sec. d. C. Le cisterne sono menzionate in un’iscrizione reimpiegata nella Cattedrale dove si ricordano i magistrati che si occuparono della ricostruzione della città dopo la guerra sociale e forse l’architetto Antistius, menzionato in un’altra iscrizione, potrebbe essere messo in correlazione con la costruzione proprio delle cisterne.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007235_frigento-cisterne-romane.html" data-text="Frigento. Cisterne romane" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007235_frigento-cisterne-romane.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007235_frigento-cisterne-romane.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Conza della Campania. Parco archeologico.</title><link>http://www.archeoguida.it/007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:00:26 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7232</guid> <description><![CDATA[Il parco archeologico di Conza della Campania (Av) Il 23 novembre del 1980 l’Irpinia fu devastata da un fortissimo terremoto che causò molte vittime e rase al suolo un certo numero di borghi e paesi. Una di questi fu Conza della Campania, praticamente sull&#8217;epicentro della forte scossa. Quasi subito si prese la decisione di non [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7233" title="conza-della-campania" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/conza-della-campania.jpg" alt="Conza della Campania" width="600" height="422" /></p><h2>Il parco archeologico di Conza della Campania (Av)</h2><p>Il 23 novembre del 1980 l’Irpinia fu devastata da un fortissimo terremoto che causò molte vittime e rase al suolo un certo numero di borghi e paesi. Una di questi fu <strong>Conza della Campania</strong>, praticamente sull&#8217;epicentro della forte scossa. Quasi subito si prese la decisione di non ricostruire quanto andato perduto per sempre e si progettò così una nuova Conza a circa 1 km di distanza da dove sorgeva prima, più bella e con edifici antisismici.</p><p>Quello che sicuramente non ci si aspettava è la ricostruzione avrebbe fatto ritrovare le vestigia dell’antica <strong><em>Compsa</em></strong> e così, come spesso accade, da un’immane tragedia nacque qualcosa di buono. Le origini di Compsa sono antichissime e oggi si propende per un’origine osca più che greca per il ritrovamento di un pavimento di tipo italico.</p><h3>Storia di Conza della Campania</h3><p>Il nome della città dovrebbe essere in realtà Conza degli Irpini perché proprio da queste popolazioni fu abitata soprattutto per la sua felice posizione geografica a cavallo tra i fiumi Sele e Ofanto.</p><p>Fu poi conquistata dai Romani quando, nel 214 a. C., Q. Fabio Massimo, il Temporeggiatore, la espugnò definitivamente. L’idea del parco archeologico di Conza nasce dalle numerose evidenze archeologiche venute alla luce in diversi anni.</p><p>Sotto la piazza della<strong> Cattedrale dell’Assunta</strong>, sono stati intercettati i resti dell’antico foro romano con due livelli pavimentali: uno in opus spicatum con canale di scolo per le acque piovane e un altro in opus tessellatum e cocciopesto. Sul foro doveva affacciarsi un grande edificio colonnato con podio in calcare che è stato interpretato come struttura templare.</p><p>Alla base del campanile della cattedrale, è stata individuata una stele funeraria riferibile ai primi anni di diffusione del cristianesimo. E molte altre epigrafi e stele sono visibili murate in edifici pubblici e private, riutilizzate come materiale da costruzione. In Via Forno, invece, è venuta alla luce una domus romana con pavimenti mosaicati e cisterna per la raccolta dell’acqua.</p><p>In Via Romangelo sono stati scoperti i resti di un edificio termale datato tra il I e il II sec. d. C., insieme a una serie di gallerie tutt’ora visibili.</p><p>In località Macello si deve registrare la presenza di una villa romana e di tombe a fossa databili tra il VI e il V sec. a. C. Infine, la necropoli di Fonnone che ha restituito ben undici tombe databili al V sec. a. C. Di queste purtroppo solo una è risultata integra, mentre le altre sono state saccheggiate o distrutte da cedimenti del terreno.</p><p>Conza aveva anche un anfiteatro come testimoniato delle mura già scoperte prima del terremoto.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html" data-text="Conza della Campania. Parco archeologico." data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007232_conza-della-campania-parco-archeologico.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Boscoreale. Antiquarium Nazionale</title><link>http://www.archeoguida.it/007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 02 Jan 2012 14:55:02 +0000</pubDate> <dc:creator>Gaetano Cici</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Boscoreale]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7141</guid> <description><![CDATA[L’Antiquarium Nazionale di Boscoreale (Na) Nel comune di Boscoreale (Na) c’è presente un piccolo tesoro che custodisce reperti di grande interesse archeologico provenienti dai siti archeologici della zona vesuviana. Le prime tracce di attività antropica risalgono alla preistoria, successivamente tra il IX e VI secolo a.C. fu popolata dagli Osci che coltivavano i campi fertili [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7142" title="foto_boscoreale-2-esterno-Antiquarium" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/foto_boscoreale-2-esterno-Antiquarium.jpg" alt="L’Antiquarium Nazionale di Boscoreale (Na)" width="600" height="457" /></p><h2>L’Antiquarium Nazionale di Boscoreale (Na)</h2><p>Nel comune di <strong>Boscoreale</strong> (Na) c’è presente un piccolo tesoro che custodisce reperti di grande interesse archeologico provenienti dai siti archeologici della zona vesuviana.</p><p>Le prime tracce di attività antropica risalgono alla preistoria, successivamente tra il IX e VI secolo a.C. fu popolata dagli Osci che coltivavano i campi fertili della pianura. Abbiamo loro testimonianza attraverso le tombe della “cultura a fossa” rinvenute in contrada Marchesa.Nell’età di Augusto il sito di Boscoreale venne denominato <em>Pagus Augustus Felix Suburbanus</em>, in onore di <em>L. Gornelius Sulla Felix</em>, che conquistò Pompei e la dedusse a colonia romana nell’80 a.C.</p><p>Gli scavi archeologici effettuati tra l&#8217;ottocento e il novecento, hanno evidenziato luce circa trenta splendide ville, alcune delle quali sono celebri per i loro ritrovamenti e per il loro apparato decorativo. Tra le più importanti va ricordata la villa di Lucio Cecilio Giocondo, scavata dall&#8217;onorevole Vincenzo De Prisco nel 1894-99 in un suo fondo in località Pisanella (1). Durante lo scavo fu riportato alla luce un tesoro di argenterie, formato da 128 pezzi tra vasi, posate ed oggetti, di squisita arte alessandrina, oggi conservati al Louvre di Parigi, la cui esportazione clandestina resta ancora avvolte nel mistero (2).</p><p>Una seconda villa, la famosa villa di <strong>Publio Fannio Synistore</strong>, fu portata alla luce nel 1899-1900 dal De Prisco nel fondo Vona. La splendida <em>domus</em> suburbana ci ha restituito tra i più perfetti esempi di affreschi in II stile, conservati oggi al Museo Archeologico di Napoli, al Metropolitan Museum di New York e al Louvre di Parigi.</p><p>Scavi più recenti hanno evidenziato una villa rustica in contrada Villa Regina durante alcuni lavori edili.La villa è l&#8217;unica interamente scavata e visitabile e rappresenta il classico esempio di villa rustica, atta alla produzione di vino, come viene documentato dal torchio dell’uva e dalla cella vinaria con i grandi orci infossati utilizzati per la conservazione della bevanda (3).</p><p>L’<em>antiquarium</em> di Boscoreale, dista dagli scavi di Pompei circa due km, è facilmente raggiungibile con l’auto in 5 minuti dall’uscita autostradale di Pompei Nord o a piedi partendo da Villa dei Misteri in circa 20 minuti. Il biglietti d’ingresso di 5,50 euro permette anche l’accesso ai siti archeologici di <em>Oplontis</em> e <em>Stabiae</em>.</p><p>Il museo svolge la duplice funzione, sia di museo archeologico territoriale e sia di museo di storia naturale del territorio antico.</p><h3>Il Museo</h3><p>La struttura è moderna e realizzata con alcune delle più avanzate tecniche espositive e comunicative, divisa in due grandi sale, che perfettamente illustrano al visitatore il vivere quotidiano dell’uomo, in un rapporto perfetto con l’ambiente nell’area vesuviana in età romana.</p><p>Entrando nell’area museale esterna è possibile servirsi di un piccolo parcheggio gratuito, ben mantenuto, circondato da aiuole all’interno delle quali sono coltivate le piante tessili, che venivano utilizzate in antichità anche per profumare il sapone.</p><h4>Prima sala</h4><p>Nella prima sala del museo si evince la perfetta pulizia, la luce espositiva chiara e una coerente sequenza illustrativa che mostra i vari aspetti del mondo e della vita quotidiana nel territorio vesuviano, permettendo ai visitatori un facile accesso con l’ulteriore l’abbattimento delle barriere architettoniche. Seguendo il percorso ci si immerge completamente negli ambienti e nella vita quotidiana degli antichi abitanti delle pendici del Vesuvio. Questa sala, infatti, è strutturata in maniera tale da seguire un percorso obbligatorio fatto a spirale e diviso in cinque aree illustrative, con apparati didascalici di corredo: il mare e la costa, la fascia collinare, i monti, il verde urbano e in fine le colture ed allevamenti.</p><p>La prima area è dedicata al mare e alla costa, infatti, nell’economia della regione il mare aveva un ruolo importantissimo: avvenivano gli scambi commerciali, si traeva il sale, la porpora e il bisso.<sup><a href="http://www.archeoguida.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/paste/pasteword.htm?ver=345-20111127#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a></sup></p><p>Esposto in primo piano, a voler simboleggiare l’importanza degli scambi commerciali, è l’affresco di una nave oneraria rinvenuto negli scavi di Pompei.</p><p>Proseguendo è possibile osservare una copia del mosaico raffigurante l&#8217;ittiofauna locale (l’originale è custodito Museo Archeologico Nazionale di Napoli), la cui didascalia permette di identificare tutte le specie marine, con lo scopo di permettere al visitatore di avere un’idea di quali fossero le specie maggiormente conosciute all’epoca. Famoso, infatti, era il pesce azzurro, utilizzato per la produzione del <em>garum</em>.</p><p>Proseguendo il percorso tematico si arriva alla zona collinare. Anch’essa nell’economia del territorio aveva grandissima importanza, soprattutto per la coltivazione dell’uva. Sulle alture, oltre ai grandi vigneti, vi erano frutteti, oliveti e colture cerealicole, i cui raccolti erano immagazzinati e lavorati all’interno delle ville rustiche.</p><p>Il percorso continua tra i monti. Nelle teche sono custodite un gran numero di corna di cervi e caprioli e i coti di cinghiale, che testimoniano una ricchezza faunistica, nonché l’importanza della caccia, perché riforniva la città di carne fresca.</p><p>Notevole importanza è data alla parte museale allestita per l’argomento del verde urbano. La particolare fertilità del territorio permetteva di sfruttare al meglio anche piccole zone limitate all’interno della città stessa. Sulle pareti del museo sono esposte foto e ricostruzione, corredate da chiare didascalie, su quelle che sono le tipologie di case a Pompei che hanno saputo sfruttare a pieno gli spazi verdi al loro interno.</p><p>Il percorso continua con l’area dedicata alla coltura e all’allevamento. Vi è un magnifico esempio di <em>glirarium</em>, ossia contenitore per l&#8217;allevamento del ghiro, la cui carne era un cibo molto ricercato sulle tavole dei romani. La presenza intorno alle case romane di animali da cortile è documentata da un cesto di uova, nonché il calco di un cane, proveniente dal giardino della casa di Orfeo a Pompei, ancora col suo collare stretto al collo, il <strong>calco di un maialino rinvenuto nel cortile di Villa Regina.</strong> Sono esposti inoltre reperti di farro, miglio, frumento e avena, una macina, un modio (unità di misura per le granaglie) oltre a prodotti lavorati e strumenti, come il pane trovato nei forni di Pompei, un pezzo di formaggio proveniente da Ercolano e uno stampo per dolci.</p><h4>Seconda sala</h4><p>Entrando nella seconda sala, in primo piano sulla parete Nord, è esposta una copia della magnifica parete in secondo stile della casa di Fannio Synistore e, sul pavimento sottostante l’affresco, è custodito parte del pavimento musivo di secondo stile della casa, che raffigura dei cubi prospettici. In ogni modo questa sala espone, in teche moderne e perfettamente illuminate, alcuni tra i reperti rinvenuti nelle <em>villae rusticae</em> dell’area vesuniana, come la villa in proprietà D’Acunzo, villa Regina, villa della Pisanella, villa di <em>Publius Fannius Synistor</em>, di <em>Numerius Popidius Florus</em>, di <em>Marcus Livius Marcellus,</em> villa di via Casone Grotta.</p><p>Al centro della sala è esposta la ricostruzione in scala della Villa della Pisanella, nota per il rinvenimento dello straordinario tesoro di argenterie del quale attualmente sono esposte solo le foto. In una piccola teca è custodito il calco originale di testa di donna che aveva cercato scampo nel torcularium, proveniente sempre dalla villa della Pisanella, accanto ad essa furono rinvenuti orecchini in oro e topazio. Sempre di questa villa sono conservati parte degli <em>instrumentum domesticum</em>, rinvenuti durante lo scavo. Sulla parete Nord-ovest della seconda sala, ad angolo, sono visibili gli affreschi in IV stile provenienti dalla casa di <em>Popidius Flurus</em>. Su questi affreschi, staccati dal <em>cubiculum</em> 23, lo zoccolo in rosso è decorato con piante ed uccelli, mentre nella parte mediana sono presenti elementi architettonici stilizzati.</p><p><img class="alignnone  wp-image-7143" title="foto-boscoreale-1-antiquarium" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/foto-boscoreale-1-antiquarium.jpg" alt="Boscoreale. Antiquarium Nazionale" width="600" height="377" /></p><h3>Villa Reginella</h3><p>Uscendo dal museo, a pochi metri di distanza, è possibile visitare<strong> villa Reginella</strong>.</p><p>Essa si trova all’interno dell’area museale e vi si accede attraverso una rampa laterale che porta nel giardino. L’abitazione è una villa rustica di piccole dimensioni, circondata da un fitto vigneto con qualche esemplare di ulivo. Il podere intorno alla villa è stato ripristinato sulla base delle tracce lasciate dagli alberi che vi erano coltivati e, accanto ad ogni nuovo vitigno, è stato fatto il calco della pianticella e del palo di sostegno dell&#8217;antico filare. È possibile scorgere anche tracce dell’antico selciato stradale, largo in misura tale da permettere il passaggio del carro, che dai campi raggiungeva i magazzini della villa.</p><h4>Bibliografia</h4><p>A. Cinque- russo, La linea di costa del 79 d.C. fra Oplonti e Stabiae nel quadro dell’evoluzione oceanica della Piana del Sarno (Campania), Boll. Soc. Geol. It., 1986, nr. 105</p><p>A. Cirillo, A. Casale, <em>Il Tesoro di Boscoreale e il suo scopritore</em>, 2004.</p><p>S. De Caro, <em>La villa rustica in località Villa Regina a Boscoreale</em>, Roma 1994.</p><p>Soprintendenza Archeologica di Pompei, <em>Il Tesoro di Boscoreale. Gli argenti del Louvre e il corredo domestico della Pisanella</em>, in FMR, 1988.</p><h4>Note</h4><p>1  A. Cirillo, A. Casale, <em>Il Tesoro di Boscoreale e il suo scopritore</em>, 2004</p><p>2  Soprintendenza Archeologica di Pompei, Il Tesoro di Boscoreale. &#8216;&#8221;Gli argenti del Louvre e il corredo domestico della &#8220;Pisanella&#8221;", in FMR, 1988</p><p>3  S. De Caro, <em>La villa rustica in località Villa Regina a Boscoreale</em>, Roma 1994.</p><p>4  A. Cinque – F. Russo, <em>La linea di costa del 79 d.C. fra Oplonti e Stabiae nel quadro dell’evoluzione oceanica della Piana del Sarno (Campania)</em>, Boll. Soc. Geol. It., 1986 nr. 105</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html" data-text="Boscoreale. Antiquarium Nazionale" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007141_boscoreale-antiquarium-nazionale.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Moio della Civitella. Insediamento greco &#8211; lucano</title><link>http://www.archeoguida.it/006872_moio-della-civitella-insediamento-greco-lucano.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006872_moio-della-civitella-insediamento-greco-lucano.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Nov 2011 16:34:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Moio della Civitella]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6872</guid> <description><![CDATA[L’insediamento greco &#8211; lucano di Moio della Civitella (Sa) Moio della Civitella è un interessante sito dell’entroterra cilentano situato su una collina immersa in un castagneto. Per la felice posizione geografica, che permetteva di controllare le strade per il Vallo di Diano e Velia, fu abitata già in età preistorica come testimoniano ritrovamenti di oggetti [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong><img class="alignnone size-large wp-image-6881" title="Moio della Civitella (Sa), resti della città romana" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/foto-Moio035-600x403.jpg" alt="Moio della Civitella città romana" width="600" height="403" /></strong></p><p align="JUSTIFY"><strong>L’insediamento greco &#8211; lucano di </strong><strong>Moio della Civitella (Sa)</strong></p><p align="JUSTIFY"><strong>Moio della Civitella</strong> è un interessante sito dell’entroterra cilentano situato su una collina immersa in un castagneto. Per la felice posizione geografica, che permetteva di controllare le strade per il <strong>Vallo di Diano e Velia,</strong> fu abitata già in età preistorica come testimoniano ritrovamenti di oggetti in selce, di un’ara sacrificale e di rifugi ricavati nella roccia. Si tratterebbe di un luogo di culto molto antico, quindi, la cui storia si mescola con le leggende che ancora sono raccontate. Quel che è certo è che il toponimo Moio deriva dal latino <em>modium</em>, moggio, mentre Civitella è il nome dell’omonimo monte attribuito alla collina nel 1863.</p><p align="JUSTIFY">In seguito il sito fu frequentato nel VI sec. a. C. come testimoniato da frammenti ceramici, ma è solo nel IV sec. a. C. che si può parlare d’insediamento vero e proprio, anzi, per meglio dire, di un avamposto a difesa del colle e dei suoi tre lati, mentre il quarto era difeso naturalmente da uno strapiombo roccioso. I resti di questa importante testimonianza archeologica sono piuttosto scarsi, perché il materiale di costruzione antico fu poi adoperato nei secoli successivi per la realizzazione di nuove case e per la chiesa di <strong>Santa Veneranda. </strong></p><p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-large wp-image-6882" title="Moio della Civitella (Sa), resti della città romana, mura di cinta" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/foto-Moio005-600x403.jpg" alt="Moio della Civitella (Sa), cinta muraria nel bosco" width="600" height="403" /></p><p align="JUSTIFY">Solo la porta meridionale è ancora in un buono stato di conservazione. Essa si presenta coperta da un arco costruito impiegando blocchi tagliati in modo squadrato. Gli scavi archeologici hanno messo in luce anche uno spiazzo scoperto di cui è ignoto l’utilizzo e solo il proseguimento delle indagini potrebbe dire qualcosa di più. Altri ritrovamenti consistono in monete di bronzo con le raffigurazioni di un uomo con la barba e di un’aquila con ali spiegate.</p><p align="JUSTIFY">Il centro di Civitella fu abbandonato nel III sec. a. C., con l’arrivo dei <strong>Romani </strong>e il conseguente spopolamento delle campagne che poi, secoli dopo, furono donate ai veterani dell’imperatore <strong>Vespasiano.</strong> Gli studiosi oggi propendono a ritenere che l’insediamento di Civitella sia stato lucano piuttosto che greco, poiché i <strong>Lucani</strong> erano molto presenti sia nell’entroterra sia sulla costa, nella zona di <strong>Velia, </strong>con fattorie, soprattutto dopo la conquista di <strong>Posidonia.</strong> Molti hanno invece pensato che Civitella dipendesse da Velia.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006872_moio-della-civitella-insediamento-greco-lucano.html" data-text="Moio della Civitella. Insediamento greco &#8211; lucano" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006872_moio-della-civitella-insediamento-greco-lucano.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006872_moio-della-civitella-insediamento-greco-lucano.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Caiazzo. L&#8217;antica Caiatia</title><link>http://www.archeoguida.it/006874_caiazzo-lantica-caiatia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006874_caiazzo-lantica-caiatia.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Nov 2011 16:31:48 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Caiazzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6874</guid> <description><![CDATA[Caiatia fu abitata fin dalla preistoria come testimoniato da numerosi ritrovamenti archeologici. Fu però fondata con molta probabilità dagli Opici che sfruttarono al meglio la felice posizione geografica di cui ancora oggi può godere. Fu abitata dagli Etruschi prima di essere conquistata dai Sanniti nel 431 a. C. Il console romano Giunio Bubulco la conquistò [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><strong><img class="alignnone size-full wp-image-6879" title="Caiazzo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/Caiazzo.jpg" alt="Caiazzo. L'antica Caiatia" width="600" height="409" /></strong></p><p><strong><em>Caiatia</em></strong> fu abitata fin dalla preistoria come testimoniato da numerosi ritrovamenti archeologici. Fu però fondata con molta probabilità dagli <strong>Opici</strong> che sfruttarono al meglio la felice posizione geografica di cui ancora oggi può godere. Fu abitata dagli <strong>Etruschi </strong>prima di essere conquistata dai <strong>Sanniti </strong>nel 431 a. C. Il console romano <strong>Giunio Bubulco </strong>la conquistò durante la seconda guerra sannitica, anche se poi, con la città di <strong>Capua, </strong>si ribellò a <strong>Roma </strong>durante la guerra sociale. Dopo la conquista sillana divenne prima colonia e poi <em>municipium</em>, infine sede di una zecca che batteva moneta.</p><p>La tradizione vuole che nativo di Caiatia fosse il due volte console <strong>Aulo Attilio Caiatino,</strong>conquistatore di <strong>Palermo </strong>(l’antica <em>Panormum </em>) nel 254 a. C., e dittatore nel 249 a. C. Il nucleo cittadino dell’antica Caiatia, in particolare l’acropoli, corrisponde oggi al perimetro di un castello longobardo, ma è ancora oggi facilmente intuibile il contorno delle mura difensive in opera poligonale databili al IV sec. a. C.</p><p>Del periodo romano è una cisterna databile al II sec. d. C. Si tratta di due grandi ambienti di forma rettangolare, orientati verso Nord-Ovest e comunicanti tra loro. La volta è a botte e realizzata in calcestruzzo. Le pareti, invece, sono rivestite dalla malta idraulica. Una recente opera di ripulitura dagli ambienti ha permesso di riportare alla luce l’antico pavimento in cocciopesto oltre all’innesto del tubo di piombo che permetteva la fuoriuscita dell’acqua che arrivava direttamente dall’acquedotto del <strong>Formale</strong> e che serviva a rifornire Caiatia. All’interno della cisterna l’acqua arrivava attraverso una piccola fenditura che presenta tracce d’incrostazioni calcaree. Attraverso un pozzo, la cisterna era collegata alla piazza del foro cittadino.</p><p>L’acquedotto, di cui è incerta la data di costruzione e che alimentava la cisterna, riforniva d’acqua anche importanti ville romane che si trovavano lungo la strada che da Caiatia portava alle città di <strong>Alife </strong>e <strong>Telesia.</strong> Le fistole di piombo dell’acquedotto erano seminterrate. L’acqua arriva anche a rifornire una fontana detta della <strong>Fistola</strong>, costituita da una bocca a forma di mascherone realizzato in calcare bianco.</p><p>Del periodo romano restano poi scarse testimonianze archeologiche se si escludono le numerose epigrafi sepolcrali e un’iscrizione che informa sull’erezione di parapetti di sostegno nell’area del foro per iniziativa di un non altrimenti noto <strong>Marco Gavio.</strong></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006874_caiazzo-lantica-caiatia.html" data-text="Caiazzo. L&#8217;antica Caiatia" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006874_caiazzo-lantica-caiatia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006874_caiazzo-lantica-caiatia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Carife. Necropoli preromane</title><link>http://www.archeoguida.it/006875_carife-necropoli-preromane.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006875_carife-necropoli-preromane.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 30 Nov 2011 16:28:35 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Carife]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6875</guid> <description><![CDATA[Le necropoli d’età preromana di Carife (Av) Carife è, dal punto di vista archeologico, il centro più importante dell’intera Irpinia. L’antica cittadina, ricordata da Tito Livio come simbolo della difesa delle antiche genti sannitiche contro i Romani, fu abitata fin dal V- VI millennio a. C. I reperti più importanti riguardano una serie di necropoli [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6877" title="carife-necropoli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/carife-necropoli.jpg" alt="Carife. Necropoli preromane" width="600" height="664" /></p><h2>Le necropoli d’età preromana di Carife (Av)</h2><p><strong>Carife</strong> è, dal punto di vista archeologico, il centro più importante dell’intera Irpinia. L’antica cittadina, ricordata da <strong>Tito Livio</strong> come simbolo della difesa delle antiche genti sannitiche contro i Romani, fu abitata fin dal V- VI millennio a. C. I reperti più importanti riguardano una serie di necropoli d’età preromana. La prima necropoli fu intercettata in località Piano La Sala nei pressi del fiume Ufita. Si tratta di ottanta tombe prevalentemente a fossa, ma sono riscontrabili anche esempi di tombe coperte da tegoloni. Tutte le sepolture sono databili a un periodo compreso tra il V e il III sec. a. C.</p><p>Al III secolo è databile anche un <em>ustrinum</em>. I defunti erano inumati in posizione supina e nelle sepolture degli adulti, prima che queste fossero chiuse per sempre, si ponevano i cocci di una tazza in cui si era in precedenza bevuto durante un rituale.</p><p>Le tombe maschili hanno offerto corredi funerari composti principalmente da armi, cinturoni con lamina bronzea e fibule. Dal IV sec. a. C. in poi non si riscontrano più fibule che invece continuano a essere presenti nelle tombe femminili. La seconda necropoli fu intercettata in <strong>località Addolorata</strong>. Si tratta di ventidue tombe a camera databili tra il VI e il III sec. a. C. Queste sepolture erano disposte nella parte terminale di un ripido pendio naturale.</p><p>Le tombe databili tra il VI e il V secolo a. C. presentano all’interno cinque vasi che poi si riducono a massimo due nei secoli successivi quando ai piedi dei defunti compaiono coppe a vernice nera o recipienti di bronzo. In quattro tombe di questa necropoli è stato riscontrato il rito della cremazione, simbolo di un elevato status sociale ricoperto dal defunto in vita.</p><p>Altro elemento di distinzione sociale poteva essere ad esempio lo strigile ritrovato in quattro sepolture. Una terza necropoli doveva essere in contrada Seritella, ma a oggi ha restituito solo una tomba a cappuccina coperta da tegoloni d’età sannitica. Ai piedi del defunto era stata posta una patera di bronzo, mentre al braccio si è trovata un’armilla di corallo.</p><p><strong>Carife</strong> fu frequentata anche in età romana come testimoniato dal ritrovamento di tombe, ville, monete e fornaci per la produzione del laterizio.</p><p><strong>Note</strong></p><p>Tutti i reperti di Carife saranno un giorno esposti nel <strong>Museo Archeologico della Baronia</strong> già in fase di allestimento.</p><p>Le necropoli di cui si è riferito non sono visitabili senza un permesso speciale della Soprintendenza.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006875_carife-necropoli-preromane.html" data-text="Carife. Necropoli preromane" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006875_carife-necropoli-preromane.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006875_carife-necropoli-preromane.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Circello</title><link>http://www.archeoguida.it/006573_circello.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006573_circello.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Nov 2011 11:54:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6573</guid> <description><![CDATA[Circello e i Liguri Apuani L’odierna Circello prende probabilmente il nome dalla parola latina quercus per la presenza d’imponenti alberi di quercia. Il territorio fu abitato fin dalla preistoria come testimoniato dal rinvenimento di reperti dell’Età Eneolitica. In età sannitica vi abitarono i Peutri. Con i Romani il territorio divenne ager publicus ed è per questo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-6586" title="circello-castello" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/circello-castello.jpg" alt="Circello" width="500" height="375" /></p><h2 align="JUSTIFY">Circello e i Liguri Apuani</h2><p align="JUSTIFY">L’odierna <strong>Circello </strong>prende probabilmente il nome dalla parola latina <em>quercus</em> per la presenza d’imponenti alberi di quercia. Il territorio fu abitato fin dalla preistoria come testimoniato dal rinvenimento di reperti dell’<strong>Età Eneolitica.</strong> In età sannitica vi abitarono i <strong>Peutri. </strong>Con i <strong>Romani </strong>il territorio divenne <em>ager publicus </em>ed è per questo che nel 181 a. C. vi arrivarono i <strong>Liguri Apuani </strong>deportati dalle loro terre.</p><p align="JUSTIFY">Questi erano stati alleati dei <strong>Cartaginesi </strong>durante la seconda guerra punica. Con la sconfitta di <strong>Annibale</strong>, decisero di attaccare loro stessi i Romani e lo fecero a <strong>Pisa. </strong>Fu una felice intuizione, almeno inizialmente, visto il successo che riportarono contro le truppe del console <strong>Quinto Marcio </strong>che perse 4.000 dei suoi uomini attirati in un’imboscata in una zona fatta di gole e stretti passaggi ricordata con il nome di <em>Saltus Marcius. </em>Alla fine i Liguri dovettero però arrendersi alla forza di Roma e in 12.000 deposero le armi.</p><p align="JUSTIFY">I consoli <strong>Marco</strong> <strong>Bebio</strong> <strong>Tamfilo</strong> e <strong>Publio</strong> <strong>Cornelio</strong> <strong>Cetego,</strong> dopo aver consultato il Senato, decisero di allontanare queste popolazioni così bellicose dalle loro terre, in modo da non dare loro nessuna speranza per il ritorno, così riporta lo storico <strong>Tito Livio.</strong> I Liguri tentarono in tutti i modi di restare nelle loro terre, offrendo anche ostaggi pur di convincere i due consoli. La decisione però era stata presa e così in 40.000 in tre scaglioni, uomini, donne e bambini, furono portati via terra e via mare nel <strong>Sannio</strong>, dove i due consoli e cinque esperti affiancati loro dal Senato, distribuirono terre e denaro. A Bebio e Cornelio fu tributato a Roma un grandioso trionfo.</p><p align="JUSTIFY">Così i Liguri Apuani divennero <strong>Corneliani </strong>dal nome di Cetego e <strong>Bebiani </strong>dal nome di Marco Bebio e furono proprio questi ultimi a stabilirsi a Circello in località <strong>Macchia </strong>dove nel 1831 nel podere di proprietà della famiglia <strong>De Agostini,</strong>fu trovata la <strong>Tabula Alimentaria. </strong>La Tabula, in bronzo e alta circa 2 metri, riportava i fondi ipotecati dai Liguri Bebiani per i prestiti che ricevevano dall’imperatore <strong>Traiano. </strong>I tassi d’interesse, che erano al 2,50%, finivano nelle casse dell’<em>institutio alimentaria </em>voluta dall’imperatore per aiutare i ragazzi in difficoltà.</p><p align="JUSTIFY">In località Macchia gli scavi archeologici, ancora in corso, hanno restituito numerose iscrizioni funerarie, monete del II sec. a. C. e parte di un impianto termale.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006573_circello.html" data-text="Circello" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006573_circello.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006573_circello.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sorrento. Città antica</title><link>http://www.archeoguida.it/006572_sorrento-citta-antica.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006572_sorrento-citta-antica.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Nov 2011 11:50:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6572</guid> <description><![CDATA[Il toponimo di Sorrento è direttamente collegato al mito delle Sirene che, in queste zone, ammaliavano con il loro canto i naviganti fino a fargli perdere la rotta. Non fu così per Ulisse che, secondo Omero, si fece legare all’albero maestro della sua nave per resistere al melodioso canto delle creature metà donne e metà [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><img class="alignnone size-full wp-image-6584" title="sorrento-citta-antica" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/sorrento-citta-antica.jpg" alt="sorrento antica" width="600" height="453" /></p><p align="JUSTIFY">Il toponimo di <strong>Sorrento</strong> è direttamente collegato al mito delle <strong>Sirene</strong> che, in queste zone, ammaliavano con il loro canto i naviganti fino a fargli perdere la rotta. Non fu così per <strong>Ulisse</strong> che, secondo Omero, si fece legare all’albero maestro della sua nave per resistere al melodioso canto delle creature metà donne e metà uccelli. Le origini storiche della città sono collegate comunque alla navigazione: si pensa, infatti, che i primi ad approdare lungo le sue coste siano stati i Fenici che costruirono un primo centro abitato su un costone di tufo protetto dal mare e da profondi burroni.</p><p align="JUSTIFY">Alla dominazione fenicia seguì quella etrusca, osca, greca e infine romana. Il suo sviluppo economico si ha quando diventa municipium di Roma con l’iscrizione alla tribù <strong>Menenia</strong> e quando arrivano i maggiori esponenti dell’aristocrazia romana per godersi la pace e la bellezza dei luoghi.</p><p align="JUSTIFY">La città romana si sviluppa su quella greca mantenendone intatto l’impianto e la cinta muraria che fu rifatta più volte nel XVI secolo a seguito delle lotte tra <strong>Angioini</strong> e <strong>Aragonesi</strong> e a seguito dell’invasione turca. Oggi attraverso una grata è possibile vedere l’antica porta greca che si trova sotto l’attuale porta di <strong>Parsano Nuova</strong>. Dell’antica cinta muraria greca sono anche visibili anche alcuni tratti in opera isodomica che cingevano l’antico impianto urbanistico di tipo ippodameo.</p><p align="JUSTIFY">All’interno dell’impianto urbano le insulae erano pensate per accogliere spazi di verde che potessero offrire agli abitanti una fonte di luce naturale per le domus. Accanto alle abitazioni della gente comune, Sorrento ospitava importanti ville dalle strutture architettoniche grandiose come quelle dei palazzi imperiali.</p><p align="JUSTIFY">Un caso del genere è quello della villa di <strong>Agrippa Postumo</strong>,le cui strutture murarie insieme a capitelli sono stati inglobati in un albergo. Sorrento offre al visitatore moderno anche la testimonianza di come avveniva l’approvvigionamento idrico. I Cisternoni di Spasiano, infatti, furono costruiti in età augustea per servire le case dei veterani di Augusto e raccoglievano l’acqua portata dall’acquedotto del <strong>Formiello</strong>. Queste grandi cisterne furono poi restaurate sotto Antonino Pio, come testimonia un’iscrizione su una fistula di piomba oggi conservata al Museo Correale insieme ad altri reperti d’età greca e romana. Gli <strong>Spasiano</strong> erano i conti che, nel XVI secolo, possedevano gli orti dove si trovano i <strong>Cisternoni</strong>.</p><p align="JUSTIFY">Il territorio sorrentino si estendeva fino a Punta Campanella, dove si trovava un importante santuario dedicato alla dea Atena, un <em>Athenaion</em>, costruito da Ulisse dopo essere scampato alle Sirene.</p><p align="JUSTIFY">Il santuario era raggiungibile attraverso la Via Minervia, il cui tratto è stato di recente messo in luce. <em>L’Athenaion</em> fu frequentato fino al II sec. a.C., più tardi, sui suoi resti, fu fatta costruire una villa che serviva all’imperatore <strong>Tiberio</strong> per alloggiarvi quando per il mare in tempesta non poteva arrivare a Capri.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006572_sorrento-citta-antica.html" data-text="Sorrento. Città antica" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006572_sorrento-citta-antica.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006572_sorrento-citta-antica.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Faicchio</title><link>http://www.archeoguida.it/006571_faicchio.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006571_faicchio.html#comments</comments> <pubDate>Mon, 14 Nov 2011 11:48:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6571</guid> <description><![CDATA[L’arce sannitico e il ponte di Fabio Massimo a Faicchio (Bn) La zona di Faicchio, alle pendici del monte Monaco di Gioia della catena del Matese, fu abitata fin dall’età Neolitica come testimoniato dal ritrovamento di numerosi reperti. Per la sua importante sistemazione geografica, a controllo della valle Telesina, il sito fu scelto dai Sanniti [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6581" title="Faicchio-castello" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/Faicchio-castello.jpg" alt="Faicchio" width="600" height="450" /></p><h2>L’arce sannitico e il ponte di Fabio Massimo a Faicchio (Bn)</h2><p>La zona di Faicchio, alle pendici del monte <strong>Monaco di Gioia</strong> della catena del <strong>Matese,</strong> fu abitata fin dall’età <strong>Neolitica </strong>come testimoniato dal ritrovamento di numerosi reperti. Per la sua importante sistemazione geografica, a controllo della <strong>valle Telesina, </strong>il sito fu scelto dai <strong>Sanniti Pentri </strong>come luogo dove vivere. A loro risale, infatti, la costruzione di un sistema di mura poligonali a difesa del <strong>Monte Acero. </strong></p><p>Le mura costituiscono uno dei più importanti esempi di opere di difesa mai progettate dai Sanniti. Le pietre utilizzate sono grosse, squadrate e disposte a secco secondo una tecnica dei Sanniti che a lungo è stata giudicata inefficiente, ma che poi ha rivelato una grande resistenza ai terremoti oltre che all’incuria del tempo. Questo sistema permetteva di difendere le zone di montagna attraverso un sistema di terrazzamenti o gradoni riscontrati anche in altre zone controllate dai Sanniti. Il loro percorso misura circa 3 km e tratti sono visibili anche nel convento di San Pasquale, mentre a valle si trovano i tratti meglio conservati perché lontani dalle strade moderne. Nella cinta muraria si aprivano due porte di cui una guardava verso <strong>Telese.</strong></p><p>Il territorio di Faicchio fu teatro di molti scontri: in particolare lo storico <strong>Tito Livio</strong> ricorda la sconfitta dei Sanniti per opera dei <strong>Romani </strong>nel 308 a. C. Di qui durante la seconda guerra punica passò anche <strong>Annibale </strong>per aggirare l’esercito di <strong>Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore. </strong>Ed è proprio a lui che si fa risalire la costruzione di un <strong>ponte</strong> importante per favorire la comunicazione tra la zona del Matese e quella del <strong>Monte Erbano.</strong> In precedenza vi era un ponte sannita in semplice pietra e calcestruzzo con tavole di legno per assicurare il passaggio. La presenza di tavole di legno potrebbe far pensare a una certa precarietà della costruzione, ma ciò era necessario perché le tavole erano facilmente removibili quando si voleva evitare il passaggio ai nemici.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-6582" title="Faicchio-ponte" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/Faicchio-ponte.jpg" alt="Faicchio ponte" width="400" height="285" /></p><p>Alla struttura sannita si sovrappone quella tardo repubblicana dei Romani con pilastri poligonali e struttura in opera reticolata. La parte originaria del ponte è oggi costituita dall’arcata maggiore e dall’arcata di sinistra. Il passaggio al ponte era assicurato da due rampe laterali. Il ponte fu poi restaurato in età antonina e medievale. All’estrema sinistra, dopo un’alluvione del 1860, fu aggiunta una nuova arcata come sostegno. Un successivo restauro è stato compiuto nel 2008 che però ne ha snaturato la struttura originaria. Il ponte era attraversato dalla <strong>Via Latina</strong> e nei pressi vi era anche una <em>fons</em> d’età romana.</p><p>Faicchio ha restituito anche altre importanti testimonianze d’età romana come un acquedotto, ancora in funzione, la cui costruzione si fa risalire anch’essa a Fabio Massimo e un criptoportico.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006571_faicchio.html" data-text="Faicchio" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006571_faicchio.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006571_faicchio.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Sorrento: la città antica</title><link>http://www.archeoguida.it/006411_sorrento-la-citta-antica.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006411_sorrento-la-citta-antica.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Nov 2011 15:13:19 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Sorrento]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6411</guid> <description><![CDATA[La città antica di Sorrento (Na) Il toponimo di Sorrento è direttamente collegato al mito delle Sirene che, in queste zone, ammaliavano con il loro canto i naviganti fino a fargli perdere la rotta. Non fu così per Ulisse che, secondo Omero, si fece legare all’albero maestro della sua nave per resistere al melodioso canto [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6412" title="sorrento" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/sorrento.jpg" alt="Sorrento: la città antica" width="600" height="471" /></p><h2>La città antica di Sorrento (Na)</h2><p>Il toponimo di <strong>Sorrento</strong> è direttamente collegato al mito delle <strong>Sirene</strong> che, in queste zone, ammaliavano con il loro canto i naviganti fino a fargli perdere la rotta. Non fu così per <strong>Ulisse</strong> che, secondo <strong>Omero</strong>, si fece legare all’albero maestro della sua nave per resistere al melodioso canto delle creature metà donne e metà uccelli. Le origini storiche della città sono collegate comunque alla navigazione: si pensa, infatti, che i primi ad approdare lungo le sue coste siano stati i <strong>Fenici</strong> che costruirono un primo centro abitato su un costone di tufo protetto dal mare e da profondi burroni.</p><p>Alla dominazione fenicia seguì quella etrusca, osca, greca e infine romana. Il suo sviluppo economico si ha quando diventa municipium di Roma con l’iscrizione alla tribù Menenia e quando arrivano i maggiori esponenti dell’aristocrazia romana per godersi la pace e la bellezza dei luoghi. La città romana si sviluppa su quella greca mantenendone intatto l’impianto e la cinta muraria che fu rifatta più volte nel XVI secolo a seguito delle lotte tra Angioini e Aragonesi e a seguito dell’invasione turca.</p><p>Oggi attraverso una grata è possibile vedere l’antica porta greca che si trova sotto l’attuale porta di <strong>Parsano Nuova</strong>. Dell’antica cinta muraria greca sono anche visibili anche alcuni tratti in opera isodomica che cingevano l’antico impianto urbanistico di tipo ippodameo.</p><p>All’interno dell’impianto urbano le <em>insulae</em> erano pensate per accogliere spazi di verde che potessero offrire agli abitanti una fonte di luce naturale per le domus. Accanto alle abitazioni della gente comune, Sorrento ospitava importanti ville dalle strutture architettoniche grandiose come quelle dei palazzi imperiali. Un caso del genere è quello della villa di Agrippa Postumo,le cui strutture murarie insieme a capitelli sono stati inglobati in un albergo. Sorrento offre al visitatore moderno anche la testimonianza di come avveniva l’approvvigionamento idrico.</p><p>I <strong>Cisternoni di Spasiano</strong>, infatti, furono costruiti in età augustea per servire le case dei veterani di Augusto e raccoglievano l’acqua portata dall’acquedotto del <strong>Formiello</strong>. Queste grandi cisterne furono poi restaurate sotto Antonino Pio, come testimonia un’iscrizione su una fistula di piomba oggi conservata al Museo Correale insieme ad altri reperti d’età greca e romana. Spasiano erano i conti che, nel XVI secolo, possedevano gli orti dove si trovano i Cisternoni.</p><p>Il territorio sorrentino si estendeva fino a Punta Campanella, dove si trovava un importante santuario dedicato alla dea <strong>Atena</strong>, un <strong><em>Athenaion</em></strong>, costruito da Ulisse dopo essere scampato alle Sirene. Il santuario era raggiungibile attraverso la <strong>Via Minervia</strong>, il cui tratto è stato di recente messo in luce. L’Athenaion fu frequentato fino al II sec. a.C., più tardi, sui suoi resti, fu fatta costruire una villa che serviva all’imperatore <strong>Tiberio</strong> per alloggiarvi quando per il mare in tempesta non poteva arrivare a Capri.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006411_sorrento-la-citta-antica.html" data-text="Sorrento: la città antica" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006411_sorrento-la-citta-antica.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006411_sorrento-la-citta-antica.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Casalbore</title><link>http://www.archeoguida.it/006409_casalbore.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006409_casalbore.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Nov 2011 15:09:15 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6409</guid> <description><![CDATA[Casalbore (Av): le testimonianze archeologiche Il territorio di Casalis Albulus, fu frequentato dal VII sec. a. C. e continuò a esserlo fino alla fine delle guerre sannitiche, quando, con la conquista romana, le genti si spostarono più a est creando un insediamento a carattere sparso ma comunque importante per la presenza di un percorso per [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2 align="JUSTIFY">Casalbore (Av): le testimonianze archeologiche</h2><p align="JUSTIFY">Il territorio di <em>Casalis Albulus</em>, fu frequentato dal VII sec. a. C. e continuò a esserlo fino alla fine delle guerre sannitiche, quando, con la conquista romana, le genti si spostarono più a est creando un insediamento a carattere sparso ma comunque importante per la presenza di un percorso per la transumanza e che portava in Puglia.</p><p align="JUSTIFY">C’è da dire che già prima della conquista romana l’insediamento era a carattere sparso, caratterizzato dalla presenza di numerose fattorie che sfruttavano i terreni circostanti. A testimonianza di quanto fosse importante il centro di Casalbore al tempo dei Sanniti c’è una necropoli in contrada<strong> Sant’Elia</strong> caratterizzata da tombe a tumulo con struttura in pietrame, appartenenti a membri dell’aristocrazia locale, e semplici tombe a fossa.</p><p align="JUSTIFY">Le sepolture sono tutte databili a un periodo compreso tra il VI e il V sec. a. C. I defunti si trovavano in posizione supina con il corredo ai piedi, anche se parte di esso è risultato essere posto anche all’altezza dei fianchi e della testa. Gli oggetti ritrovati nelle tombe sono in prevalenza armi per quanto riguarda gli uomini e fibule per le donne.</p><p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda la ceramica invece, fino al V secolo è sub geometrica con motivi in rosso e in nero, ma sono stati rinvenuti anche esemplari in bucchero. In alcune sepolture i defunti erano anche più di uno e questo ha fatto pensare a un uso familiare della struttura funeraria. Le tombe a fossa sono coeve, ma si distinguono per la diversità del corredo tombale costituito prevalentemente da vasellame d’impasto. Probabilmente questi defunti appartenevano a un gruppo sociale diverso.</p><p align="JUSTIFY">Dal V secolo in poi la ceramica è esclusivamente a vernice nera. Il territorio di Casalbore, in contrada <strong>Macchia Porcara</strong> accanto al Municipio tra Via Matteotti e Via Gramsci, ha restituito anche i resti di un tempio italico databile a un periodo compreso tra il V e il III sec. a. C. Si tratta dell’unica struttura a carattere sacro ritrovata in Irpinia e databile all’età sannitica.</p><p align="JUSTIFY">Gli scavi hanno evidenziato la presenza di un’ara sacra scoperta e circondata da portici davanti al tempio che era costituito da un vestibolo con sei colonne e la cella. In pavimenti erano in cocciopesto con tessere in pietra calcarea che andavano a formare motivi a losanghe mentre le pareti erano stuccate. Lavori di ristrutturazione furono iniziati nel III secolo, ma furono quasi subito interrotti a causa della seconda guerra punica.</p><p align="JUSTIFY">Degno di nota è un altro ritrovamento in contrada<strong> Santa Maria dei Bossi</strong>, dove sono stati trovati una tomba a camera databile al II sec. a. C., scheletri, vasi e resti di un complesso termale. Resti di edifici coperti da tegole sono inoltre stati scoperti lungo il tratturo della transumanza.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006409_casalbore.html" data-text="Casalbore" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006409_casalbore.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006409_casalbore.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Carife: necropoli</title><link>http://www.archeoguida.it/006404_carife-necropoli.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006404_carife-necropoli.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Nov 2011 15:05:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Speranza Ambrosio</dc:creator> <category><![CDATA[Campania]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6404</guid> <description><![CDATA[Le necropoli d’età preromana di Carife (Av) Carife è, dal punto di vista archeologico, il centro più importante dell’intera Irpinia. L’antica cittadina, ricordata da Tito Livio come simbolo della difesa delle antiche genti sannitiche contro i Romani, fu abitata fin dal V- VI millennio a. C. I reperti più importanti riguardano una serie di necropoli [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6405" title="Carife-necropoli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/Carife-necropoli.jpg" alt="Carife: necropoli " width="530" height="628" /></p><h2>Le necropoli d’età preromana di Carife (Av)</h2><p><strong>Carife</strong> è, dal punto di vista archeologico, il centro più importante dell’intera <strong>Irpinia</strong>. L’antica cittadina, ricordata da <strong>Tito Livio</strong> come simbolo della difesa delle antiche genti sannitiche contro i Romani, fu abitata fin dal V- VI millennio a. C. I reperti più importanti riguardano una serie di necropoli d’età preromana.</p><p>La prima necropoli fu intercettata in località <strong>Piano La Sala</strong> nei pressi del fiume <strong>Ufita</strong>. Si tratta di ottanta tombe prevalentemente a fossa, ma sono riscontrabili anche esempi di tombe coperte da tegoloni. Tutte le sepolture sono databili a un periodo compreso tra il V e il III sec. a. C. Al III secolo è databile anche un ustrinum. I defunti erano inumati in posizione supina e nelle sepolture degli adulti, prima che queste fossero chiuse per sempre, si ponevano i cocci di una tazza in cui si era in precedenza bevuto durante un rituale.</p><p>Le tombe maschili hanno offerto corredi funerari composti principalmente da armi, cinturoni con lamina bronzea e fibule. Dal IV sec. a. C. in poi non si riscontrano più fibule che invece continuano a essere presenti nelle tombe femminili. La seconda necropoli fu intercettata in località <strong>Addolorata</strong>. Si tratta di ventidue tombe a camera databili tra il VI e il III sec. a. C. Queste sepolture erano disposte nella parte terminale di un ripido pendio naturale.</p><p>Le tombe databili tra il VI e il V secolo a. C. presentano all’interno cinque vasi che poi si riducono a massimo due nei secoli successivi quando ai piedi dei defunti compaiono coppe a vernice nera o recipienti di bronzo.</p><p>In quattro tombe di questa necropoli è stato riscontrato il rito della cremazione, simbolo di un elevato status sociale ricoperto dal defunto in vita. Altro elemento di distinzione sociale poteva essere ad esempio lo strigile ritrovato in quattro sepolture. Una terza necropoli doveva essere in contrada Seritella, ma a oggi ha restituito solo una tomba a cappuccina coperta da tegoloni d’età sannitica.</p><p>Ai piedi del defunto era stata posta una patera di bronzo, mentre al braccio si è trovata un’armilla di corallo.</p><p>Carife fu frequentata anche in età romana come testimoniato dal ritrovamento di tombe, ville, monete e fornaci per la produzione del laterizio.</p><p>Tutti i reperti di Carife saranno un giorno esposti nel <strong>Museo Archeologico della Baronia</strong> già in fase di allestimento. Le necropoli di cui si è riferito non sono visitabili senza un permesso speciale della Soprintendenza.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006404_carife-necropoli.html" data-text="Carife: necropoli" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006404_carife-necropoli.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006404_carife-necropoli.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached
Database Caching 1/61 queries in 0.050 seconds using memcached
Object Caching 790/921 objects using memcached

Served from: www.archeoguida.it @ 2012-02-09 11:15:44 -->
