<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Abruzzo</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/luoghi/italia/abruzzo/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano</title><link>http://www.archeoguida.it/007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Jan 2012 11:58:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Cristina Cumbo</dc:creator> <category><![CDATA[Abruzzo]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7327</guid> <description><![CDATA[La chiesa di Santa Maria di Cartignano a Bussi sul Tirino (Pe) La Chiesa di Santa Maria di Cartignano è probabilmente una delle meno conosciute, ma un gioiello di architettura medievale che si trova in Abruzzo, più precisamente nella provincia di Pescara, nella località di Bussi sul Tirino sulla statale 153. È una chiesa particolare: [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7329" title="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/chiesa.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="504" /></strong></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7330" title="Bussi086" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Bussi086.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="400" /></p><h2>La chiesa di Santa Maria di Cartignano a Bussi sul Tirino (Pe)</h2><p>La <strong>Chiesa di Santa Maria di Cartignano</strong> è probabilmente una delle meno conosciute, ma un gioiello di architettura medievale che si trova in Abruzzo, più precisamente nella provincia di Pescara, nella località di <strong>Bussi sul Tirino</strong> sulla statale 153.</p><p>È una chiesa particolare: il suo essere senza tetto rende tutto più misterioso, anche se di misterioso nelle condizioni di conservazione non c’è proprio nulla. Infatti, la mancanza di una copertura, ha fatto sì che al suo interno crescano piante e arbusti selvatici e che l’architettura sia completamente esposta agli agenti climatici e ambientali con conseguente degrado delle decorazioni.</p><h3>Breve storia</h3><p>Nel 1021 esisteva una chiesetta dipendente da Montecassino. Lo sappiamo grazie a un atto di donazione nel quale si fa cenno a una cella di San Benedetto, ovvero una chiesetta di campagna. Nel 1065 divenne un monastero ed è a questo periodo che risale la chiesa che vediamo oggi. Nei documenti infatti si parla anche di monaci oltre che di rettori. L’insediamento dell’ordine monastico fu anche dovuto alla presenza del fiume Tirino.</p><p>Per i secoli successivi i documenti non forniscono notizie rilevanti. Sappiamo di certo che nel Trecento il monastero esisteva ancora. Nel 1569 abbandonata dai monaci di Montecassino, la chiesa divenne grancia di S. Liberatore a Maiella, per poi passare, durante la metà del XVIII secolo, sotto i Celestini del Morrone. Forse a seguito del terremoto che colpì Roma nel 1231, la chiesa venne ritoccata.</p><p>Dagli atti notarili del 1770 si deduce che la chiesa era ancora in piedi e presentava:</p><blockquote><p>“tre navi, con due altari laterali, con sacrestia, con una porta grande alla parte di settentrione, con un&#8217;altra piccola all&#8217;oriente e con rendita di duecento ducati”.</p></blockquote><p>Nel 1780 la chiesa viene rivendicata dai Borbone finchè nel 1899 Piccirilli la descrive come “seppellita dai lavaroni fino al ciglio delle arcate delle navi”. La chiesa è definitivamente abbandonata e si riduce allo stato di rudere. Agli inizi del Novecento, la chiesa risulta completamente coperta di detriti alluvionali. Nell’ultimo secolo l’edificio è stato in parte ricostruito.</p><h3>Struttura e decorazione</h3><p>L’edificio presenta attualmente un impianto rettangolare, con suddivisione in tre navate tramite archi su pilastri quadrangolari. Alcuni dei capitelli presentano un motivo con quelli che sembrano essere dei pesci, dentellature, corde e una parte di epigrafe.</p><p><em><img class="alignnone  wp-image-7331" title="capitello" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/capitello.jpg" alt="La chiesa di Santa Maria di Cartignano a Bussi sul Tirino (Pe), in Abruzzo." width="600" height="400" /><br /> Particolare di un capitello con raffigurazioni di trote stilizzate</em></p><p>Sopra il portale, si apre un finestrone a ruota con modanatura e otto colonnine collegate da arcate trilobe. Il campanile è della tipologia a vela in asse con l’ingresso.</p><p>La navata centrale termina con un’abside semicircolare nel cui muro si apre una finestrella oblunga. Nel catino absidale era rappresentata una Deesis, composta da Cristo benedicente in trono tra la Madonna e San Giovanni Battista oranti.</p><p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7334" title="Catino absidale di Santa Maria di Cartignano" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/Catino-absidale-di-Santa-Maria-di-Cartignano.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="432" /><br /> </strong><em>Catino absidale rappresentante la Deesis</em></p><p>Ai lati del Cristo, stanno i simboli del sole e della luna. Cristo tiene nella sinistra un libro con le parole EGO SUM LUX MUNDI. Lo sfondo è quello di un cielo stellato in un habitat paradisiaco. Lungo la parte inferiore dell’affresco, corre un’iscrizione con il nome dell’artefice, del committente e la data d’esecuzione dell’opera. L’arco absidale presenta invece tracce di affreschi, ormai quasi completamente cancellati dall’azione degli agenti atmosferici. Si riescono a scorgere le sagome evanescenti di due santi.</p><p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7335" title="arco absidale" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/arco-absidale.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="780" /><br /> </strong><em>Particolare dell’arco absidale</em></p><p>Probabilmente il programma iconografico della chiesa doveva essere molto simile a quello di<strong> San Pietro ad Oratorium</strong>. Entrambi gli schemi hanno subito un’influenza bizantina, anche osservando il tema della Deesis. Sono opera di Armanino da Modena, pittore attivo nel XIII secolo.</p><p>Gli interventi di liberazione dai detriti alluvionali hanno fatto emergere altri affreschi danneggiati dall’umidità. Rappresentano San Nicola, San Paolo, Sant’Agata, San Benedetto, Sant’Amico, San Mauro e San Pietro e sono oggi conservati nei magazzini del Museo dell’Aquila.</p><p>Un bassorilievo lapideo, oggi conservato nella chiesa di Santa Rita a Bussi, rappresentava il sacrificio di Cristo attraverso una teoria simbolica: l’Agnus Dei e la croce, Cristo disteso per rappresentare la Sua morte e la Sua Resurrezione con una figura sospesa a destra; verso la base, ci sono due leoni, simbolo della vittoria di Cristo sulla morte.</p><p>A Santa Rita è custodita anche una statuetta policroma della Madonna con il Bambino proveniente da Santa Maria di Cartignano. Sono presenti in situ tre epigrafi funerarie.</p><p>Nella navata sinistra è stato ricostruito un piccolo altare che doveva essere simmetrico a quello della destra, mentre al centro è presente un piccolo altare di pietra con una cornice decorativa geometrica e un albero inciso frontalmente.</p><p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-7336" title="altare " src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/altare.jpg" alt="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" width="600" height="368" /><br /> </strong><em>Altare della navata centrale </em></p><p>La chiesa presenta i caratteri stilistici del XII secolo. Accanto all&#8217;edificio si trovano i resti di un antico edificio. Poteva aver assunto una funzione di foresteria o anche, come riporta il documento del 1770, di &#8220;stanza del romito&#8221; e quindi abitazione dell&#8217;eremita.</p><h3>Bibliografia e crediti</h3><ul><li><a href="http://quovadis-abruzzo.riqua.eu/">http://quovadis-abruzzo.riqua.eu/</a></li><li><a href="http://cultura.regione.abruzzo.it/">http://cultura.regione.abruzzo.it/</a></li><li><a href="http://www.museonazionaleabruzzo.beniculturali.it/">http://www.museonazionaleabruzzo.beniculturali.it/</a></li><li><a href="http://www.comune.bussi.pe.it/">http://www.comune.bussi.pe.it</a></li></ul><p><strong>Foto</strong></p><ul><li>Foto del catino absidale tratta da <a href="http://cultura.regione.abruzzo.it/index.asp?template=imgView&amp;imgF=xBeniCulturali/images/immagini/20/cartignano1.jpg">http://cultura.regione.abruzzo.it/index.asp?template=imgView&amp;imgF=xBeniCulturali/images/immagini/20/cartignano1.jpg</a></li><li>Le altre foto sono ph. Giovanni Lattanzi / inAbruzzo.</li></ul><p><strong>Approfondimenti</strong></p><p>Per studi più approfonditi riguardo la Chiesa di Santa Maria di Cartignano, si rimanda a <em>Di Carlo G., I ruderi di S. Maria di Cartignano, Editrice Graphitype, Raiano 2005</em></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html" data-text="Bussi. Chiesa di Santa Maria di Cartignano" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007327_bussi-chiesa-di-santa-maria-di-cartignano.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Castel Manfrino (Te)</title><link>http://www.archeoguida.it/001949_castel-manfrino-te.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001949_castel-manfrino-te.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Mar 2010 16:02:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Colazilli</dc:creator> <category><![CDATA[Abruzzo]]></category> <category><![CDATA[Federico II]]></category> <category><![CDATA[Manfredi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1949</guid> <description><![CDATA[Al confine tra Marche e Abruzzo, nella provincia di Teramo, immerso nella spettacolare cornice naturalistica del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, sorge il suggestivo Castel Manfrino, così chiamato sulla base di una consolidata tradizione storica e popolare che collega il territorio alle imprese di Manfredi (1232-1266), ultimo sovrano svevo, figlio e [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1952" href="http://guida.archart.it/001949_castel-manfrino-te.html/castel-manfrino"><img class="alignnone size-full wp-image-1952" title="castel-manfrino" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/castel-manfrino.jpg" alt="Castel Manfrino" width="600" height="412" /></a></p><p>Al confine tra <strong>Marche</strong> e <strong>Abruzzo</strong>, nella <strong>provincia di Teramo</strong>, immerso nella spettacolare cornice naturalistica del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, sorge il suggestivo <strong>Castel Manfrino</strong>, così chiamato sulla base di una consolidata tradizione storica e popolare che collega il territorio alle imprese di Manfredi (1232-1266), ultimo sovrano svevo, figlio e successore di Federico II, e che la leggenda, purtroppo non provata, vorrebbe sepolto nella zona.</p><p>Il castello si imposta su uno scoglio di roccia composta da dolomite ed è ubicato tra i Monti Gemelli (Montagna di Campli e Montagna dei Fiori) tra i quali scorre il fiume Salinello. Ad ovest della rocca si estende l’area di <strong>Macchia da Sole</strong>, ricca di valli e alture, nel mezzo della quale sorge il piccolo abitato omonimo erede di un insediamento umano presente in loco da secoli. Le numerose cavità carsiche nella zona hanno rivelato tracce di frequentazione sin dall’età preistorica e anche in epoca medievale con insediamenti eremitici quali la <strong>Grotta di Sant’Angelo</strong>.</p><p>Scavi recenti effettuati nella zona fortificata hanno riscontrato forti problematiche per quanto riguarda la lettura stratigrafica a causa di destrutturazioni e asportazioni avvenute in passato. Malgrado ciò è stata ricostruita una sequenza cronologica attendibile.</p><h3>Età protostorica, età tardoantica</h3><p>Le prime tracce di frequentazione della zona di Castel Manfrino sono legate al ritrovamento di punte di selce datate all’età protostorica. In epoca preromana sono i Petruzi, popolazione italica, ad occupare l’area con la loro cultura paleosabellica, come testimonia la necropoli di Campovalano. Con la romanizzazione, avvenuta intorno al III secolo a.C, l’area di Castel Manfrino viene a trovarsi così in una zona di confine tra il territorio ascolano e l’ager Praetutianus. A questa fase segue purtroppo una cesura nella cronologia abitativa che si interrompe solo in età tardoantica, intorno al IV-V secolo, periodo in cui non si può ancora parlare di un insediamento stabile, come accade al contrario per l’epoca altomedievale.</p><h3>Altomediovo, periodo longobardo</h3><p>La presenza longobarda nella zona è scarsa ma attestata da toponimi, mentre al contrario nel teramano la presenza bizantina è data da <em>castra</em> fondati sui litorali (ad esempio Giulianova, l’antica Castrum Novum) e in punti strategici come gli sbocchi delle valli fluviali. A gestire il territorio in questo periodo sono gli insediamenti monastici ed eremitici, come Macchia dè Monaci, che potrebbe essere identificata con Macchia da Sole, sebbene per il periodo non esista alcuna intitolazione ad un edificio di culto nel territorio in questione. Malgrado ciò, sulla sommità del costone roccioso si colloca proprio un edificio di culto, con orientamento nord-sud, di modeste dimensioni e riferibile ad un periodo imprecisato del passaggio tra tarda antichità e alto medioevo. La planimetria è piuttosto irregolare, quasi a forma di cavallo, e absidata. L’edificio risulta purtroppo pressoché rasato a causa delle destrutturazioni che ha dovuto subire, sebbene si conservino tracce di pavimentazione a losanghe fittili. A monte dell’abside una cavità circolare ricavata nella roccia presenta concrezioni calcaree causate da una costante presenza di acqua dovuta probabilmente all’uso della cavità come fonte battesimale. Con la fine dell’età longobarda, cambiamenti storico-politici determinano l’abbandono e un cambio di destinazione per questo luogo di culto. Alla stessa fase storica si riferisce, a nord della chiesa, in posizione rilevata, una torre quadrangolare dalle mura molto spesse.</p><h3>Periodo normanno-svevo</h3><p>E’ dell’XI secolo un riferimento a <em>Castrum Maccle</em> in documenti provenienti dall’Abbazia di Farfa (vicino Rieti). Purtroppo l’identificazione non è sicura. Al contrario la prima fonte certa relativa al castello si trova nel Catalogus Baronium (1156-1168) dove il <em>Castrum Maccla</em> o <em>Maccle</em> risulta appartenente ad un certo Bagnolino dé Maccla che lo teneva per conto del comes d’Aprutio Roberto.</p><p>Malgrado sia risaputo che Federico II abbia attuato una politica di acquisizione dei castelli che, per posizione strategica, potevano aumentare il controllo sul territorio, soprattutto in Abruzzo in quanto terra di confine del regno svevo, non si hanno fonti specifiche per il periodo in questione. La torre tardo antica del <em>castrum</em> perde la funzione difensiva e viene adibita a laboratorio artigianale. Sulla rocca si installa un altro atelier con produzioni in lega di rame. La funzione difensiva è affidata ad una nuova torre, un <em>donjon</em> normanno, successivamente collegata, tramite una cortina muraria, ad un’altra torre quadrangolare centrale, posta sul punto più alto dello sperone roccioso e con le caratteristiche tipiche dell’architettura abruzzese di XI-XII secolo. Il donjon presenta invece una tipologia costruttiva differente ma sempre di XII-XIII secolo. Una cappella dalle pareti intonacate e dipinte viene costruita nei pressi della chiesa precedentemente abbandonata. Secondo le fonti nell’anno 1280 a <em>Castrum Maccle</em> era presente un gruppo di ausiliari e un cappellano. E’ questo l’unico indizio certo che indica per questo ambiente un utilizzo liturgico. Moltissimi frammenti di intonaco dalle rappresentazioni e dai colori vari hanno permesso di ricavare una iconografia che inquadra la cappella, per la fase più antica, nella prima metà del XIII secolo.</p><h3>Periodo angioino</h3><p>Nel XIII secolo l’area fortificata è ampliata e riedificata. Il circuito murario in alcuni punti raggiunge i dieci metri di altezza e non presenta torri e bastioni. Sull’antico edificio di culto si imposta un ambiente di tipo residenziale di pregio con muri intonacati di bianco mentre la pavimentazione è in lastre litiche e fittili a rombi.</p><p>Con la metà del XIII secolo le fonti si fanno più precise. Castel Manfrino, per strategicità del sito, deve aver svolto un ruolo centrale in età angioina. Al 1269 risale un documento relativo a Carlo I d’Angiò dove sono stabilite le retribuzioni di una guarnigione e <em>Castrum Maccle</em> è menzionato tra i castelli amministrati direttamente dal poter centrale. Nel 1271 il castello viene dato in feudo da Carlo I a Pierre de l’Isle per poi rientrare in possesso della Regia Curia l’anno successivo. Nel 1272 il castello viene occupato dagli alleati di Ascoli contro gli Angioini e assediato per un anno fino alla resa nel 1273. Il castello viene potenziato e restaurato: nel 1281 è costruita, in difesa della porta, la torre nord attribuita a Pierre d’Angicourt, architetto angioino che all’epoca operava in Abruzzo. La fonte relativa a questa costruzione è molto dettagliata e permettere anche di ripercorrere le tappe della costruzione. Come le altre torri della rocca, anche quella di d’Angicourt è in calcare ma la progettazione e le modalità di realizzazione sono differenti: la pianta è quadrangolare, i muri diminuiscono di spessore con l’aumentare dell’altezza e sulla parete occidentale ci sono ortostati a distanze regolari per rinforzare la costruzione.</p><p>Fino al XIV secolo le notizie sono ancora relative a funzioni militari e a passaggi di proprietà ma con il tempo il castello si indebolisce passando ad una funzione residenziale fino a divenire fonte di approvvigionamento di materiale edile. Le fonti scritte non parlano neanche dell’uso dell’innovazione delle armi da fuoco confermando il venir meno della funzione difensiva. Nel 1408 la città di Teramo acquista il territorio di Macchia da Sole e con esso il suo castello.</p><h3>Periodo moderno</h3><p>La rocca subisce un processo di destrutturazione e il materiale viene recuperato probabilmente per la vicina Macchia da Sole. Attualmente l’aspetto di Castel Manfrino è quello derivato da rimaneggiamenti intercorsi nei secoli ma resta, in sostanza, quello di epoca angioina.</p><h4>Per approfondire</h4><p>A.A. <em><strong>Abruzzo dei castelli.Gli insediamenti fortificati abruzzesi dagli Italici all&#8217;unità d&#8217;Italia</strong></em>. Carsa Edizioni, 1990  </p><p>M. C. SOMMA et alii, &#8220;<em><strong>Castel Manfrino (TE). Un insediamento fortificato tra Marche ed Abruzzo. Prime indagini archeologiche (2003-2004)&#8221;</strong></em> in Temporis Signa, Rivista di archeologia della tarda antichità e del medioevo. Vol. I-2006</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001949_castel-manfrino-te.html" data-text="Castel Manfrino (Te)" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001949_castel-manfrino-te.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001949_castel-manfrino-te.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
<!-- Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: http://www.w3-edge.com/wordpress-plugins/

Minified using memcached
Page Caching using memcached
Database Caching 1/21 queries in 0.012 seconds using memcached
Object Caching 344/382 objects using memcached

Served from: www.archeoguida.it @ 2012-02-09 11:05:05 -->
