<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Grecia</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/luoghi/grecia/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Atene. L’Acropoli prima del sacco persiano</title><link>http://www.archeoguida.it/007368_atene-lacropoli-prima-del-sacco-persiano.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007368_atene-lacropoli-prima-del-sacco-persiano.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 15 Jan 2012 14:12:31 +0000</pubDate> <dc:creator>Giacomo Cavallaro</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7368</guid> <description><![CDATA[Com&#8217;era l’Acropoli di Atene prima del sacco da parte dei Persiani Alcuni studi hanno cercato di ricostruire l’aspetto dell’acropoli prima del sacco persiano del 480 a.C. Tali studi, in particolare quelli di Dinsmoor, hanno ravvisato la presenza di due strutture a carattere sacro: un antico hekatompedon, di circa 32 m di lunghezza e terminato entro [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h2>Com&#8217;era l’Acropoli di Atene prima del sacco da parte dei Persiani</h2><p>Alcuni studi hanno cercato di ricostruire l’aspetto dell’acropoli prima del sacco persiano del 480 a.C. Tali studi, in particolare quelli di Dinsmoor, hanno ravvisato la presenza di due strutture a carattere sacro: un antico <strong>hekatompedon</strong>, di circa 32 m di lunghezza e terminato entro il 566 a.C. , e un antico nàos, datato al 520 ca a.C. e ascrivibile nelle <strong>fondazioni Dorpfeld</strong>, area posta tra il Partenone e l’Eretteo.</p><p>Al primo edificio risalgono alcuni frammenti frontonali, rinvenuti proprio durante gli scavi ottocenteschi nell’area sud-ovest del Partenone. Il <em>frontone del barbablù</em> mostra una figura con la parte superiore umana e la parte inferiore anguiforme; il corpo del mostro è scalato per porre la figura di fronte lo spettatore.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7369" title="mostro a tre teste , frontone del barbablù, Museo dell’Acropoli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/acropoli1.jpg" alt="mostro a tre teste , frontone del barbablù, Museo dell’Acropoli" width="600" height="400" /><br /> <em>mostro a tre teste , frontone del barbablù, Museo dell’Acropoli</em></p><p>Al vertice opposto dello stesso frontone assistiamo alla rappresentazione di <em>Eracle in lotta contro Tritone</em>, il cui corpo occupa agilmente il ristretto spazio del vertice frontonale.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7370" title="Eracle combatte Tritone, frontone del barbablù, Museo dell’Acropoli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/acropoli2.jpg" alt="Eracle combatte Tritone, frontone del barbablù, Museo dell’Acropoli" width="600" height="468" /><br /> <em>Eracle combatte Tritone, frontone del barbablù, Museo dell’Acropoli</em></p><p>Ad una delle estremità del frontone opposto appartiene probabilmente il gruppo con <em>l’apoteosi di Eracle</em>, anch’esso in calcare policromo. Zeus siede in trono e accanto a lui, in posizione frontale vi è Hera, in chitone azzurro e mantello rosso. Verso la coppia avanza Eracle, che veste una corta tunica e il tipico leontè, pelle del leone di Nemea, sconfitto da Eracle nella sua prima fatica.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7372" title="Apoteosi di Eracle, Museo dell’Acropoli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/acropoli3.jpg" alt="Apoteosi di Eracle, Museo dell’Acropoli" width="600" height="424" /><br /> <em>Apoteosi di Eracle, Museo dell’Acropoli</em></p><p>Sempre al pieno VI secolo a.C. appartiene il <em>frontone dell’ulivo</em>, dall’albero inciso sulla parete di fondo della lastra. Al centro dell’edificio vi è una figura femminile, mentre restano solo pochi frammenti di altre figure femminili e uno maschile vicino all’ulivo. Qualcuno ha visto in questa raffigurazione l’episodio dell’agguato di Achille a Troilo, ma manca sia la raffigurazione dell’eroe sia la presenza dei cavalli, elementi fondamentali per questo tipo di iconografia.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7373" title="Apoteosi di Eracle, Museo dell’Acropoli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/acropoli4.jpg" alt="Apoteosi di Eracle, Museo dell’Acropoli" width="600" height="337" /><br /> <em>Frontone dell’Ulivo, Museo dell’Acropoli</em></p><p>Un altro rilievo frontonale rappresenta a bassorilievo la lotta tra <em>Eracle e Idria</em>, anche in questo caso ricco di policromia. In una metà del triangolo emergono le spire del mostro, mentre nella parte opposta emerge la figura dell’eroe, il carro e il compagno Iolao. Al vertice estremo compare il granchio rosso inviato da Hera per contrastare l’eroe.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7375" title="Eracle e Idria, Museo dell’Acropoli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/acropoli5.jpg" alt="Eracle e Idria, Museo dell’Acropoli" width="300" height="225" /></em><br /> <em>Eracle e Idria, Museo dell’Acropoli</em></p><p>All’antico nàos, identificato nelle fondazioni Dorpfeld e dedicato ad Atena Poliàs, appartiene il <em>frontone con Gigantomachia</em>, con Atena che incombe sul gigante atterrito. Notevole è la resa del movimento, con il chitone che si apre seguendo lo slancio della dea.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-7376" title="Atena, dal frontone con Gigantomachia, Museo dell’Acropoli" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/acropoli6.jpg" alt="Atena, dal frontone con Gigantomachia, Museo dell’Acropoli" width="260" height="338" /><br /> <em>Atena, dal frontone con Gigantomachia, Museo dell’Acropoli</em></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007368_atene-lacropoli-prima-del-sacco-persiano.html" data-text="Atene. L’Acropoli prima del sacco persiano" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007368_atene-lacropoli-prima-del-sacco-persiano.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007368_atene-lacropoli-prima-del-sacco-persiano.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Attica: centri sacri e santuari</title><link>http://www.archeoguida.it/006388_attica-centri-sacri-e-santuari.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/006388_attica-centri-sacri-e-santuari.html#comments</comments> <pubDate>Tue, 01 Nov 2011 14:42:53 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Serata</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=6388</guid> <description><![CDATA[Guida ai principali centri sacri e santuari dell’Attica L’Attica si trova nella parte più meridionale della penisola greca; si affaccia ad Est sul Mar Egeo e a Sud sul Golfo Saronico. Fanno parte di questa regione una serie di isole: Egina Salamina Poros Idra  Spetse Dal punto di vista morfologico è formata sia da una [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-6391" title="attica-santuari" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/attica-santuari.jpg" alt="Guida ai principali centri sacri e santuari dell’Attica" width="600" height="561" /></p><p>Guida ai principali centri sacri e santuari dell’Attica</p><p>L’Attica si trova nella parte più meridionale della penisola greca; si affaccia ad Est sul <strong>Mar Egeo</strong> e a Sud sul <strong>Golfo Saronico</strong>. Fanno parte di questa regione una serie di isole:</p><ul><li><strong>Egina</strong></li><li><strong>Salamina</strong></li><li><strong>Poros</strong></li><li><strong>Idra </strong></li><li><strong>Spetse</strong></li></ul><p>Dal punto di vista morfologico è formata sia da una serie di pianure, di cui alcune importanti anche per eventi bellici, come quelle di <strong>Megara</strong> e <strong>Maratona</strong>, sia da alcuni massici montuosi, come l’Imetto ad Est di Atene, il monte <strong>Pentelico</strong> a Nord-Est e il <strong>Parnaso</strong> a Nord.</p><p>L’Attica, come del resto un po’ tutta la Grecia, è sempre stata una “stazione di passaggio” di grandi correnti migratorie, base fondamentale che spiega il precoce sviluppo culturale dell’area. Soprattutto le arti plastiche, nel V a.C., qui raggiunsero livelli tali di perfezione, che successivamente in nessun luogo si arrivò mai a tanto.</p><p>Le antiche leggende, a partire dai miti di fondazione riguardanti Teseo ed Ercole, ci parlano di una terra florida e ricchissima di vaste distese boschive, di cui già Pausania nel II secolo d.C. lamentava la perdita: da allora e per i secoli successivi il patrimonio boschivo continuò a subire costanti e notevoli perdite, tanto che ad oggi il territorio si presenta alquanto brullo.</p><p>La visione che ha un visitatore, sorvolando l’Attica in aereo, è quella di vaste distese di deserti pietrosi, visto che le scarse piogge non alimentano i già miseri corsi d’acqua che si perdono sempre più in profondità. In tempi recenti, diciamo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ci si rese conto dello scempio perpetuato contro la natura, motivo per cui si è cominciato ad investire in un rinfoltimento della vegetazione.</p><p>Comunque sia bisogna tenere bene a mente che la Grecia di oggi non ha più nulla della Grecia antica: non è più il fulcro del mondo culturale e politico come lo era nel mondo classico, anzi la grave situazione economica l’ha ridotta sull’orlo della povertà. Un terzo della popolazione greca vive nell’area di Atene e del Pireo: in mezzo a questo caos moderno svetta l’Acropoli che, con le sue rovine, riecheggia un passato fatto di glorie ed onori.</p><p>Ciò che queste rovine, questi antichi monumenti riescono a trasmettere, le sensazioni che suscitano permettono ai moderni di riallacciare e sentire il legame con i propri antenati.</p><p>Guardano un po’ a tutti i centri dell’Attica riscopriamo l’antichità, che ad Atene soprattutto è facile notare, ma in questo articolo si vuole porre l’attenzione in modo particolare sui centri minori, che ci forniscono altrettante informazioni, ma generalmente (come è anche normale che sia) passano in cavalleria rispetto alla capitale, che, sebbene non viva più il suo periodo dell’oro, ha guadagnato una stima eterna.</p><p>Verrà perciò proposta una breve rassegna, in ordine alfabetico, di alcuni centri dell’Attica che per eventi storici, santuari o scoperte importanti hanno contribuito ad accrescere la conoscenza del mirabile mondo dell’antica Grecia.</p><h3>Isola di Egina</h3><p>L’isola triangolare, situata al centro del <strong>Golfo Saronico</strong>, ci ha restituito tracce di insediamenti del IV millennio a.C.; si ritiene che in origine la popolazione locale facesse parte del ceppo cario-cretese. Insieme a Salamina viene considerata una sorte di ponte culturale sul Mar Egeo, attraverso il quale si compì la diffusione, da Sud a Nord, di un ricco bagaglio di idee, costumi e tecniche. A questo fanno anche stretto riferimento i miti di fondazione: <strong>Egina</strong>, figlia di <strong>Asopo</strong>, divinità fluviale della <strong>Beozia</strong>, e sorella si Salamina, fu rapita da Zeus che concepì con lei sull’isola (che poi ne assunse il nome) Eaco, che sarebbe poi diventato uno dei tre giudici dell’Ade, inseme a <strong>Minosse</strong> e <strong>Radamante</strong>. Eaco inoltre è considerato il progenitore dei <strong>Mirmidoni</strong>, di <strong>Achille</strong> e di <strong>Telamone</strong>, che regnò su Salamina.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-6395" title="tempio-egina" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/tempio-egina.jpg" alt="tempio di Egina" width="600" height="450" /></p><p>Da principio fu abitata dagli elleni, sia ioni che micenei, intorno al X secolo a.C. fu occupata dai <strong>Dori</strong>. L’isola entrò a far parte di una lega di stati (anfizionia) peloponnesiaca di <strong>Kalaurèia</strong> e conobbe così nel VII secolo a.C. un grande sviluppo economico. Possedeva filiali commerciali anche in territori extra greci, come a <strong>Naucratis</strong> in Egitto o in Spagna sulla via dell’argento. Intorno al 650 a.C. qui fu coniata la prima moneta greca e messa in circolazione: la fondamentale scoperta di un valore di scambio oltre a beni materiali e al bestiame.</p><p>Lo <strong>statere</strong> (lett. peso) d’argento di Egina, con impressa la tartaruga (simbolo del luogo), fu la moneta più diffusa in tutta l’area di sfera peloponnesiaca; più tardi con questa si scontrò il tetradramma, la valuta ateniese. Con Atene, quando raggiunse il culmine della sua potenza navale, lo scontro fu inevitabile, dal momento che Egina era il fulcro della produzione bronzea e delle ceramiche.</p><p>L’isola fu conquistata nel 455 a.C. e le furono imposti pesanti tributi, fino alla definitiva decadenza nel 431 a.C. con la deportazione di tutti i suoi cittadini. Comprata da Pergamo, divenne proprietà romana nel 133 a.C. Delle strutture dell’atica città, fondata circa 2500 anni fa, resta ben poco, se non i due templi principali: quello di Apollo e quello di Afaia.</p><p>Il primo, un tempio dorico di 12x 6 colone, fu fondato nel 520 a.C. ed è il più antico dell’isola: ad oggi sono visibili le fondamenta in opera poligonale ed un fusto di colonna. Gli scavi tedeschi del 1924 portarono alla luce una fossa sacrificale di età antecedente la fondazione del tempio e resti di case micenne; a Sud-Ovest rinvennero tracce di tempietti e di una costruzione circolare, forse il monumento sepolcrale di Phokos, menzionato da Pausania nel II d.C.</p><p>Meglio conservato è il tempio dorico dedicato ad Afaia intorno al 500 a.C.; esso domina dall’alto di un promontorio il Golfo Saronico. Dagli scavi si è documentato che questo luogo sacro conobbe due fasi edilizie una dal 570 al 510 a.C. e la seconda dal 500 a.C. circa in poi.</p><p>Afaia, leggendaria e poco nota figlia di Zeus, nel tentativo di salvarsi da Minosse raggiunse in barca Egina: con questo mito si voleva spiegare il rapporto stretto con la cultura cretese. Nel 1901 i tedeschi riportarono alla luce la statua di VI secolo a.C. della dea con inciso sopra il suo nome, capendo così a chi fosse dedicato il tempio, confutando la primitiva teoria che voleva Atena destinataria del culto locale. La struttura del tempio classico è molto ben conservata: è un periptero dorico esastilo in pietra calcarea locale rivestita, nelle decorazioni, con stucco dipinto.</p><p>Le decorazioni delle metope e dei frontoni sono state rinvenute in buonissime condizioni e conservati nel <strong>Museo Nazionale di Egina</strong>. Il frontone orientale, il più antico, fu ultimato nel 510 a.C. e ripropone i due eroi Aiace, figlio di Telamone re dell’isola, e Teucro di Salamina durante la guerra di Troia, assieme a Pallade Atena, protettrice dei Greci.</p><p>Sul frontone orientale è raffigurata la presa di Troia, al centro campeggia sempre la dea Pallade a divesa dei suoi protetti. Dopo il 480 a.C., anno della grande sconfitta inflitta ai Persiani, l’area circostante il tempio fu ingrandita e fu realizzata una vera e propria area santuariale, che ebbe grande rigoglio per tutto il periodo antico.</p><h3>Santuario di Amfiàrion</h3><p>Tra le località di <strong>Kalmos</strong> e <strong>Oropòs</strong> si trova<strong> uno dei più antichi centri di cure e sede di un oracolo di tutta l’Attica</strong>, vale a dire <strong>Amfiàrion</strong>. Il mito vuole che <strong>Anfiarao</strong>, re di <strong>Argo</strong>, ingannato da Polinice (figlio di Edipo) si decise a partecipare alla guerra “dei sette contro Tebe”. Polinice riuscì a corrompere Erifile, la moglie del re e giudice della faccenda, promettendole la collana e la veste taumaturgica di Armonia. La donna stabilì la partenza di Anfiarao, che colpito da un dardo sotto le mura tebane fu inghiottito dalla terra, per volere di Zeus, che lo considerava caro tra i mortali.</p><p>Anfiarao riemerse dalla terra come un semidio ed in riferimento a ciò si sviluppò nella zona il culto del “santo” uomo e nelle sue capacità taumaturgiche. Nacque così un’area santuariale che ebbe vasta fortuna soprattutto in età ellenistica e romana, quando le terapie e cure delle malattie nei luoghi sacri presero maggior piede. La terapia standard prevedeva principalmente: digiuni, con divieto assoluto di bere vino, l’enkimisis (lett. addormentamento), abluzioni con l’acqua della fonte sacra. Questo tipo di culto medico ricorda molto da vicino quello del dio Asclepio ad Atene e nell’isola do Coos.</p><p>Il luogo di culto, scoperto dalla <strong>Società Archeologica Greca</strong> negli scavi degli anni 1884-1893, risale al IV a.C.. Il tempio, un dorico in antis (cioè con colonne solo sulla facciata), occupava una superficie di 13x 22 m; nello spazio centrale si rinvennero un altare sacrificale e, nel fondo, una statua di Anfiarao, rappresentato alla stessa maniera di Asclepio, cioè appoggiato ad una verga intorno alla quale si avvolge un serpente.</p><p>Verso Nord-Est era collocato l’altare maggiore, di cui rimangono solo le fondamenta; si estendeva per una lunghezza di 8 m. Qui si sacrificava non solo al dio locale, ma anche e varie divinità ed eroi, come dimostrano alcuni oggetti votivi rinvenuti. Per propiziarsi una buona salute veniva sacrificato generalmente un tragos (caprone), la cui pelle veniva usata come giaciglio per le cure “del sonno”.</p><p>Alle spalle dell’altare si trovarono resti delle condutture d’acqua ed una terrazza su cui prendevano posto statue e doni votivi, come dimostrano i 30 zoccoli rinvenuti che avevano la funzione di sostegni.</p><p>Tra l’altare maggiore ed il torrente Chimarros c’è la sacra fonte, luogo da cui sarebbe riemerso il dio Anfiarao: qui sono state ritrovate conchiglie e vasi in terracotta con cui i pellegrini raccoglievano acqua, inoltre la fonte ci ha restituito un piccolo tesoro, perché Al termine delle terapie era in uso gettare nella fonte una moneta d’oro o d’argento quale “tassa per la cura”.</p><p>Nel settore Nord-Est del santuario erano posti i dormitori, una lunga stoà di 110x 11 m in ordine dorico; in questa sorta di dormitorio, con posti letto in pietra e panche, i pellegrini usufruivano dell’ enkimisis, mentre appositi sacerdoti erano predisposti all’interpretazione dei sogni e di medici.</p><h3>Eleusi: il cuore pulsante dei riti legati alla Madre Terra</h3><p><strong>Eleusi</strong>, nota per la celebrazione dei culti misterici, risulta essere un insediamento molto antico; infatti gli scavi hanno permesso di datare al III millennio a.C. la fondazione del primo insediamento. Come molti altri centri dell’Attica ebbe strettissimi legami con il mondo cretese tanto che, secondo la tradizione, un eroe cretese, Eleusi, diede nome alla città. La fortuna della città però era legata alla connessione con il mito di <strong>Demetra</strong> e di <strong>Persefone</strong>.</p><p>Dopo il ratto della figlia, la dea, affranta dal dolore, fu accolta alla corte di <strong>Celeo</strong>, re di Eleusi; risollevata dalla generosità ed ospitalità dell’uomo, Demetra fondò un tempio ed istituì i misteri suggellando il tutto con una bevanda, il <strong>kykèion</strong>.</p><p>Mentre cresceva il peso politico della non lontana Atene, Eleusi diventava man mano uno dei centri religiosi più importanti della Grecia, diventando una sorta di centro di una religiosità popolare, che nel culto di Demetra/Madre Terra rispecchiava le arcaiche rappresentazioni egee dei riti matriarcali della fertilità; tant’è vero che Demetra veniva vista come thesmophòros (legislatrice) e fondatrice dell’agricoltura e della società contadina, e in simbiosi con la figlia erano adorate per tutto ciò che riguardava la coltivazione del grano.</p><p>Ancora secondo il mito anche il figlio del re d Eleusi, <strong>Trittolemo</strong>, svolge un ruolo importante nella nascita dell’agricoltura: era stato inviato dalle due dee per insegnare agli allevatori, che erano nomadi, l’agricoltura e quindi a vivere in comunità sedentarie.</p><p>Intorno quindi alle due dee e al giovane Trittolemo si svilupparono una serie di festività che trovavano posto nel corso di tutto l’anno; la festività più importante si aveva a settembre, nel mese boedròmion (mese delle invocazioni), quando si effettuava una grande processione da Atene ad Eleusi. I partecipanti venivano da tutta l’Attica e anche dalle altre regioni della Grecia e, percorrendo la <strong>Hierà Hodòs</strong> (Via Sacra) portando in mano utensili agricoli, giungevano ad Eleusi nel santuario di Demetra e <strong>Kore-Persefone</strong>.</p><p>Secondo l’Inno Omerico a Demetra questa festa fu istituita dalla dea stessa, che aveva incaricato per la sua realizzazione annuale la stirpe sacerdotale di Eumolpo (Eumolpidi) e suo figlio Keryx (da <strong>kerykèio</strong>= banditore). I riti, che venivano svolti nell’edificio sacro chiamato <strong>Telestèrion</strong>, sono ancora oggi oscuri dato che ai partecipanti era imposto il silenzio assoluto sul loro svolgimento, ma sicuramente erano legati ai concetti di fertilità.</p><p>Inoltre al mito di Kore che, come sposa di Ade, passa i mesi estivi negli inferi e la restante parte dell’anno con la madre, si ricollega il rituale del viaggio nell’aldilà e la beatitudine dopo la morte: infatti gli iniziati, ai diversi gradi, con una sorta di battesimo venivano purificati. Si ritiene che il punto chiave dell’iniziazione, che avveniva di notte, sia la morte mistica.</p><p>Il culto di Demetra nell’antichità era considerato una forza coesiva della famiglia e dello stato non solo per i Greci, ma anche per i Romani, come ci attesta Cicerone. Attualmente la zona archeologica, situata a Sud-Est del centro di Eleusi, è disturbata dalla presenza di impianti industriali nelle vicinanze. Il Telesterion si trova sotto l’acropoli e le rovine appartengono ad epoche diverse, rivelando una continuità di vita costante del santuario fino alla fine del paganesimo. Le tracce più antiche risalgono già al periodo miceneo; successivamente il tiranno ateniese Pisistrato, nel VI a.C., volle la realizzazione di una struttura quadrata di 27 m per lato con 5 file di 5 colonne, di cui oggi resta solo la pavimentazione.</p><p>Il santuario fu distrutto dai <strong>Persiani</strong> e poi ricostruito da Cimone (inizi V a.C.), che fece realizzare una struttura rettangolare, che fu in seguito fatta rimaneggiare da Pericle nel 440 a.C., che la volle nuovamente quadrata e di dimensioni maggiori.</p><p>In epoca romana continuò a subire variazioni, anche in relazione all’accresciuta importanza che il luogo stava ottenendo. A Nord-Est del Telesterion su delle terrazze, scavate nella roccia, si riconoscono tracce di un tempio e, non molto distante, un altare con scolpite le immagini delle due divinità. Al termine della Via Sacra si trovano due grotte dove era situato un tempio, noto come Plutonion, dedicato ad Ade-Plutone: già in età classica il nome Pluton veniva spesso e volentieri confuso con Plutos, la personificazione della ricchezza.</p><p>Anche nel mito di Eleusi <strong>Plutone</strong> racchiude in sé i due elementi “custode dell’aldilà” e “delle ricchezze terrene” (in quanto sposo di Kore). Dal <strong>Plutonion</strong> si voleva che fosse tornata Kore, infatti durante le feste pare si mettesse in scena la scomparsa della dea ed il suo ritorno dagli Inferi.</p><h3>Nemesi di Ramnunte</h3><p>Nell’antichità <strong>Ramnunte</strong>, vista la sua posizione sul <strong>Golfo dell’Eubea</strong>, era un importante baluardo costiero per i controlli dei traffici verso e da <strong>Calcide</strong>. Soprattutto però fu noto per l’importante ed unico in Grecia santuario della dea <strong>Nemesi</strong>.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-6396" title="nemesi" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/nemesi.jpg" alt="dea Nemesi" width="248" height="483" /><br /> La dea <strong>Nemesi</strong></em></p><p>In antichità, già con Omero ed Esiodo, Nemesi era considerata allegoria del giudizio divino e divinità predisposta all’espiazione e al giudizio punitivo; dovevano avere timore di lei gli empi o quelli che, per immeritate fortune o ricchezze, agivano in modo tracotante macchiandosi di hybris (presunzione), Omero porta ad esempio di ciò l’assassinio di Agamennone per mano di Egisto e Clitemnestra, a loro volta vittime della vendetta di Oreste.</p><p>A Ramnunte Nemesi si fondeva con Temis, che rappresentava la giustizia divina e l’ordine e, unitasi con Zeus, diede alla luce le Horai, che Esiodo chiama Eunomia (Ordimamento), Eirene (Pace) e Dike (Giustizia), attribuendogli il compito di salvaguardare cielo e terra, inoltre su questi tre elementi doveva basarsi ogni buona società come si evince dalle concezioni filosofiche diffuse dall’età di Anassimandro fino ad Aristotele.</p><p><strong>Temis</strong>, però, era anche madre di <strong>Prometeo</strong>, il titano che cercò di ribellarsi all’ordinamento divino. Così il tempio di Nemesi-Temis non è influenzato da idee di vendetta, ma risente della concezione mitica e filosofica dell’ordine universale. Il culto raggiunse il suo massimo splendore nel V-IV secolo a.C. grazie agli Ateniesi, che lo ebbero molto a cuore, e si mantenne fino all’età imperiale romana.</p><p>A Sud dell’area dell’antica fortificazione si trova il recinto sacro, che scoperto nel 1888, fu sistematicamente scavato negli anni ’20 del XX secolo dall’archeologo greco Orlandos. Su una terrazza artificiale si trovano le rovine di due tempi: quello di Temis e quello di Nemesi. Il primo è il più piccolo ed antico tra i due, infatti il suo impianto risale al VI a.C., presentava 12 colonne sui lati lunghi e 8 su quelli brevi, era in ordine dorico e all’interno della cella sono state rinvenuti due sedili marmorei per le due dee e una statua raffigurante Temis.</p><p>L’altra struttura templare è più grande; era un periptero dorico progettato nel 435 a.C. dallo stesso architetto che si occupò di progettare il tempio di Efesto ad Atene e quello di <strong>Poseidone</strong> al <strong>Capo Sunio</strong>.</p><p>La statua di culto della dea era stata scolpita da Agorakritos, allievo di Fidia; la statua è conservata nel Museo Archeologico di Atene e sulla sua base era stata raffigurata Elena, la mitica figlia della dea, a causa della quale scoppiò la guerra di Troia.</p><h3>Capo Sunio</h3><p>Nell’antichità questo promontorio, menzionato già da <strong>Omero</strong>, era molto importante per il controllo delle rotte marittime del Golfo Saronico. Il rinvenimento di idoletti cicladici e micenei risalenti al II millennio a.C. ci permettono di datare l’inizio dei primi insediamenti.</p><p>All’VIII secolo a.C. doveva risalire un tempio dedicato ad <strong>Apollo</strong>, di cui vennero recuperati due kuroi, datati tra il VII ed il VI a.C.: questo dimostra che l’area doveva essere consacrata alla divinità del sole, cosa tra l’altro confermata da alcuni passi omerici che ricordano il dio in rapporto con il Sunio. Inoltra la costa Sud-Ovest dell’Attica è chiamata “Costa d’Apollo” e il mare antistante Capo Sunio è ricordato come Mara Mirtoico e come ben si sa il mirto era la pianta cara al dio del sole. Dal 500 a.C. il luogo divenne al contrario il luogo sacro a Poseidone, dio del mare, con l’edificazione di un tempio a lui sacro, indagato a partire dalla fine del ‘700.</p><p><a href="http://www.archeoguida.it/006388_attica-centri-sacri-e-santuari.html/santuario-capo-sunio" rel="attachment wp-att-6397"><img class="alignnone size-full wp-image-6397" title="santuario-capo-sunio" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/11/santuario-capo-sunio.jpg" alt="" width="600" height="434" /></a></p><p>Solo nel 1898, quando fu rinvenuta un’iscrizione, si attribuì il tempio al dio dei mari, risultando così uno dei pochi luoghi sacri attribuiti ad una divinità più temuta che venerata. Recentemente alcuni studiosi hanno nuovamente riproposto l’associazione del tempio ad dio Apollo per vari motivi: innanzitutto per la sua posizione a metà strada tra Atene e Delo, tradizionale isola del dio saettante, inoltre le theorie (“spedizioni religiose”) dirette a Delo facevano sempre scalo al porto del Sunio ed infine osservando i giochi di colori che si generano tra i fusti delle colonne al tramonto sembra difficile non fare un accostamento con il dio del sole.</p><p>La prima edificazione del tempio si colloca nel 490 a.C., durante le invasioni persiane fu distrutto e la ricostruito nel 444 a.C. in marmo locale; è un periptero (con colonne su tutto il perimetro) dorico caratterizzato dal rapporto classico di 6 x13 colonne, come i tempi di Efesto ad Atene e di Nemesi a Ramnunte. Si è anche notato che per proporzioni e rapporto tra colonne è del tutto identico al tempio di Apollo a Delo, che era stato cominciato solo qualche anno prima.</p><p>Si è conservata la decorazione dell’architrave del pronao, ora conservata al Museo Archeologico di Atene, che raffigura l’eroe cittadino Teseo, scene della gigantomachia e della lotta tra i Lapiti ed i centauri. Delle colonne sono ancora visibili 9 sul lato Sud e 2 su quello N; su alcune gli avventori o comunque chi è passato di qui spesso hanno lasciato firme o scritte come ad esempio Lord Byron nell’800.</p><p>Spostato a Nord-Est, su un colle, sorge un santuario di VI a.C., dedicato ad <strong>Atena Suniàs</strong>. Il tempio, di dimensioni ridotte rispetto a quello di Apollo/Poseidone, fu restaurato nel 460 a.C., come ci attestano alcuni rendiconti della città di Atene, né le decorazioni, né la statua votiva della dea sono state rinvenute, ma il ritrovamento di idoletti e di doni votivi risalenti all’età micenea dimostrano che questo luogo fosse considerato sacro già in età arcaica.</p><p>Inoltre la presenza di un tempio di Atena porterebbe, insieme all’iscrizione rinvenuta, ad avvalorare la tesi della dedica dell’altro tempio a Poseidone, visto che entrambe le divinità si sarebbero contese la supremazia sull’Attica e a spuntarla, come è noto, fu Atena che promise in dono l’ulivo anziché i cavalli come il dio del mare; in ricordo di ciò si potrebbe pensare alla compresenza di santuari dedicati alle due divinità nel medesimo luogo.</p><h3>Vravròna (Brauròn), santuario di Artemide</h3><p>Secondo la tradizione l’antico centro di <strong>Brauròn</strong> (oggi Vravròna), che sorgeva lungo la costa Est dell’Attica e a Sud-Est di Atene, faceva parte della <strong>Lega delle 12 città</strong>, un’associazione delle 12 città più antiche dell’Attica, sotto la guida del mitico re <strong>Cecrope</strong>, fondatore di Atene. In effetti sul colle dove sorge il tempio furono trovati una serie di reperti che si datano intorno al 1700 a.C., dimostrano la precoce ed antica frequentazione del luogo.</p><p>Il culto di Artemide Brauronia risale all’800 a.C. e con il tiranno <strong>Pisistrato</strong>, originario di questo luogo, divenne una delle religioni ufficiali di Atene. <strong>Artemide</strong>, figlia di <strong>Zeus</strong> e <strong>Latona</strong>, era gemella di Apollo e signora della natura e della castità virginale. Veniva associata ad animali di sesso femminile, generalmente l’orsa o la cerbiatta.</p><p>Il ciclo epico narra che in Aulide, in attesa dei venti favorevoli per salpare verso Troia, <strong>Agamennone</strong> abbia ucciso una cerva sacra alla dea e per questo fu costretto al sacrificio della figlia Ifigenia; ma Artemide, poi impietosita, risparmiò la fanciulla e la fece sua sacerdotessa in <strong>Tauride</strong>, attuale <strong>Crimea</strong>.</p><p>Qui giunse il fratello Oreste in cerca di espiazione per il matricidio commesso, dopo aver riconosciuto la sorella, la portò con sé, insieme ad il simulacro della dea. A Brauròn, dove i due giovani giunsero, Ifigenia visse e vi trovò sepoltura, perciò da sempre in questo luogo il culto di Artemide a quello della figlia di Agamennone. A questi avvenimenti si ispirano tutti i drammi del ciclo di Ifigenia scritti da Euripide nel V a.C.</p><p>In età classica il santuario di Brauròn era collegato con una “casa delle Orsette” sull’Acropoli di Atene ed ogni anno nel santuario si tenevano le brauronie, feste primaverili: bambine di circa 7-10 anni, le orsette, eseguivano in “ballo dell’orso” descritto da Aristofane nella <strong>Lisistrata</strong>. Con il tempo e a causa delle continue inondazioni, il tempio fu man mano abbandonato; tornò alla luce solo con gli scavi della Scuola Archeologica Greca tra il 1946 ed il 1963.</p><p>L’area del santuario, collocato sulle pendici Nord-Est di un colle, durante gli scavi ha permesso di scoprire i resti di un antico insediamento miceneo dimostrano che questo era un luogo di antichissima occupazione. Il tempio, un dorico canonico con 6x 13 colonne, conobbe due fasi di vita: una prima di VI a.C. ed una seconda di età classica (V a.C.), quando fu ricostruito dopo la distruzione dei Persiani, che trafugarono lo <strong>xoàna</strong> (statua di culto lignea) di Artemide.</p><p>A Sud-Ovest del tempio, in una fenditura tra le rocce, c’è la parte più antica della zona sacra; nella grotta tufacea si collocava la tomba di Ifigenia, luogo di culto dall’VIII a.C., come attetsano i rinvenimenti ceramici e i doni votivi rinvenuti, successivamente lì vicino fu costruito un piccolo tempietto per Ifigenia. Nel 430 a.C. nell’area N del colle fu edificata una casa per le orsette, fornita di un cortile quadrangolare porticato con colonne in ordine dorico. Sui lati Nord ed Ovest si aprivano 9 sale adibite a dormitori e refettorio: le stanze quadrate (6 x6 m), ancora oggi, mantengono intatte le klinai (letti) in pietra per le bambine.</p><p>Ancora a Nord si trova una Stoà per la conservazione di oggetti votivi, oggi conservati al Museo locale.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/006388_attica-centri-sacri-e-santuari.html" data-text="Attica: centri sacri e santuari" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F006388_attica-centri-sacri-e-santuari.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/006388_attica-centri-sacri-e-santuari.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Atene: monumenti in epoca romana</title><link>http://www.archeoguida.it/005655_atene-monumenti-in-epoca-romana.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005655_atene-monumenti-in-epoca-romana.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 09 Jul 2011 13:20:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Serata</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5655</guid> <description><![CDATA[Storia dei rapporti tra Roma ed Atene La situazione urbanistica di Atene durante l’occupazione romana non subisce molte trasformazioni, data la stima e la riverenza che Roma nutriva nei confronti di questa città considerata la culla della cultura e del sapere filosofico. Sia ben chiaro che sin dall’inizio i rapporti con i romani non furono [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-5656" title="antica-atene" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/07/antica-atene.jpg" alt="Atene monumenti in epoca romana " width="600" height="448" /></p><h3>Storia dei rapporti tra Roma ed Atene</h3><p>La situazione urbanistica di Atene durante l’occupazione romana non subisce molte trasformazioni, data la stima e la riverenza che Roma nutriva nei confronti di questa città considerata la culla della cultura e del sapere filosofico. Sia ben chiaro che sin dall’inizio i rapporti con i romani non furono di certo dei più amichevoli; gli ateniesi., tra tutti i greci, erano i più agguerriti sostenitori della loro libertà. Durante il periodo delle guerre civili la polis sbaglia tutte le sue alleanze: prima si schiera con <strong>Pompeo</strong>, poi con i cesaricidi ed infine con <strong>Antonio</strong>.</p><p><strong>Cesare</strong> nel 48 a.C., poco prima di <strong>Farsalo</strong>, devasta <strong>l’Attica</strong> e <strong>Megara</strong> e nel 47 a.C., con molta probabilità, Atene subì la confisca dei beni, forse proprio la somma di denaro (o quanto ne restava) che Cesare le aveva donato nel 50 a.C. per la costruzione di un mercato cittadino (Agorà romana).</p><p>Antonio fu particolarmente amato tanto da essere appellato come <em>filathenaios</em> ed ottenere la cittadinanza ateniese; nel 38 a.C. fu nominato <em>Neos Dioniysos</em>, durante le Panatenee, e sua moglie <strong>Ottavia</strong> (sorella di Augusto) <em>Athena Polias</em>. Più tardi, nel 32 a.C., fu onorato di nuovo come <em>Neos Dionysos</em>, ma questa volta con lui c’era <strong>Cleopatra</strong>, come <em>Nea Isis</em>.</p><p>Il quadro dei rapporti di Augusto con la città sono molto burrascosi e scanditi da una serie di viaggi dell’imperatore: dapprima nel 31 a.C., dopo Azio, Ottaviano perdona l’errore di Atene di aver sostenuto la causa di Antonio, invece nel 22-21 a.C., stando a Cassio Dione, l’imperatore si mostrò assai duro confiscando Egina ed Eretria ed in tale occasione si ricorda che la statua della Parthenos si sia volta in direzione di Roma sputando sangue.</p><p>Una terza visita si ha nel 19 a.C. ed in tale occasione la città tenta la riconciliazione.</p><p>Augusto riconosceva il valore e l’importanza che una polis come Atene rivestiva e se lui, direttamente, non riuscì mai ad essere in perfetta sintonia con gli ateniesi, ci riuscì invece il suo genero <strong>Agrippa</strong> che, insieme con i figli <strong>Caio</strong> e <strong>Lucio Cesari</strong>, fu particolarmente amato.</p><p>Dopo la morte di Augusto tra tutti i suoi successori fu Adriano ad essere la figura più significativa nella storia della città; parlare di questo imperatore significa dare attenzione al suo programma panellenico, per finalizzare la fedeltà greca a Roma. Il vincolo principale della lealtà era il culto di Adriano stesso come <em>Olympios</em> e <em>Panhellenios</em>.</p><p>Le attività erano volte soprattutto al culto dell’imperatore e a festeggiare ogni quattro anni le <em>Panhellenia</em> nel Panhellenion e nell’Olympeion, i due principali centri di culto di Atene; purtroppo del Panhellenion non ci esistono testimonianze archeologiche, ma solo quelle delle fonti, in modo particolare Pausania, di cui i passi non chiarissimi ne rendono difficile la collocazione topografica.</p><h2>Monumenti di Atene in età romana</h2><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5657" title="antica-atene2-2" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/07/antica-atene2-2.jpg" alt="Atene monumenti in epoca romana e acropoli" width="600" height="449" /></em></p><h3>Acropoli</h3><p>Per quanto possa sembrare strano i Romani non andarono ad alterare l’aspetto dell’acropoli e i motivi di questa scelta possono essere molteplici: Atene quale “città museo” e capitale della cultura viene riverita ed essendo l’Acropoli il cuore della città era considerato poco opportuno e negativo per l’immagine romana andare ad intaccare questo suolo.</p><p>L’unica presenza riconoscibile dell’intervento imperiale e quella di un piccolo tempio circolare dedicato a Roma ed Augusto. Il tempio non è ricordato dalle fonti, neanche da Pausania, che forse lo ritiene poco significativo, ma tracce della sua presenza sono ben evidenti grazie ad una serie di rinvenimenti di elementi architettonici in più punti dell’acropoli.</p><p>Sembra plausibile la sua collocazione in prossimità dell’Eretteo, centro del culto di <em>Athena Polias</em> (Fondatrice) secondo la volontà di associare in armonia questa dea con la personificazione di Roma. La fondazione del tempio si pone nel 19 a.C. in concomitanza alla ritrovata amicizia tra Augusto e Atene.</p><p>Fino alle II secolo d.C. non ci furono più interventi edilizi in questa zona; nel 161 d.C. si inaugura l’ Odeion di Erode Attico che trova posto in prossimità del teatro ai piedi della collina dell’Acropoli.</p><p>Contestualmente ad esso fu realizzato anche un portico, definito di Eumene, per un’errata interpretazione di Vitruvio (V, 9, 1) per cui per molto tempo l’edificio fu attribuito ad Eumene II di Pergamo e cronologicamente posto in età ellenistica, ma la tecnica, i materiali costruttivi e l’uso esteso di volte ed archi hanno permesso di collocarlo in piena età romana.</p><h3>Odeion di Agrippa</h3><p>Nel corso del II a.C., quando Roma già si stava affacciando sul suolo greco, l’agorà costituiva il cuore pulsante di tutte le attività politiche e commerciali e gli Attalidi, regnanti a Pergamo, intervennero trasformandola in una vera piazza di tipo ellenistico, cioè un’area aperta circondata da portici, con la costruzione di tre stoai (portici), “di mezzo”, sud ed est.</p><p>L’opera più imponente di età romana è l’Odeion di Agrippa, che fu individuato durante degli scavi tra il 1934 ed il 1936 ed ulteriormente indagato tra il 1938 ed il 1940.</p><p>Fu da subito associato, per la sua localizzazione e per il tipo distruttura, all’edificio menzionato nel II d.C. da Pausania, che definisce il teatro un “odeion”, e a quello ricordato da Filostrato, che parla di un “teatro nel Ceramico chiamato Agrippeion”.</p><p>Il monumento ebbe tre fasi edilizie; la prima si data alla fine del I a.C. in concomitanza di uno dei due viaggi di Agrippa in Oriente, uno nel 23-22 a.C. ed un altro nel 17-13 a.C., ma visto che il genero di Augusto morirà nel 12 a.C., si è pensato che l’idea di edificare l’Odeion maturò durante il suo secondo viaggio, forse tra il 16 ed il 15 a.C., dato che negli anni ’20 del I a.C. i rapporti di suo suocero con la città erano piuttosto burrascosi.</p><p>In questa sua prima fase di vita l’edificio svolgeva la funzione di vero e proprio Odeion, cioè di teatro per spettacoli pubblici. La seconda fase si data in età antonina: più precisamente intorno al 150 d.C. furono effettuati degli interventi edilizi che trasformarono il teatro in una sala di lezioni, conferenze e dibattiti filosofici.</p><p>Poco più di un secolo dopo, nel 267 d.C. durante l’incursione degli Eruli, l’ Odeion fu distrutto da un incendio, di cui restano ancora oggi tracce sia a livello di stratigrafia sia su elementi architettonici e scultorei; a seguito di questo evento segue una fase di abbandono per poi essere riutilizzato, nel V d.C., come corte monumentale di accesso al palazzo voluto da Herculius, prefetto dell’Illirico dal 408 al 410 d.C., o da Teodosio II e dalla sposa, l’ateniese Eudocia, in occasione del loro matrimonio nel 421 d.C.</p><p>Il palazzo, dopo circa un secolo di utilizzo e frequentazione, fu abbandonato definitivamente nel 530 d.C. Quanto al sito scelto per l’erezione dell’Odeion sembra che diversi fattori portarono a decidere per questa collocazione: innanzitutto la vicinanza all’Orchestra, di cui assorbe la funzione come luogo dove si volgevano le celebrazioni festive e occupando, allo stesso tempo, uno spazio dell’Agora destinato alle attività di commercio.</p><p>La posizione dell’Agrippeion in questa parte dell’Agora indica la volontà di occupare l’unico spazio rimasto con un edificio monumentale, ma anche di riproporre, da un punto di vista urbanistico, lo schema romano di piazza porticata con edificio in asse, secondo il modello dei fori imperiali.</p><h3>Tempio di Ares</h3><p>Il tempio di Ares, identificabile sempre grazie allo scritto di Pausania (I, 8, 4), si presenta con sei colonne sui lati brevi e tredici sui lati lunghi, tutte in ordine dorico. La struttura templare e gli elementi architettonici rimasti si datano al 430 a.C. e l’altare, antistante al tempio ad est, al IV a.C.; invece le fondazioni di entrambe le strutture si datano al I a.C.</p><p>Pausania , la cui testimonianza ci permette di attribuire ad Ares, associato ad Afrodite e ad Atena, la destinazione del culto e di ricostruire il patrimonio scultoreo, è il solo a menzionare l’esistenza nel settore nord-est dell’Agorà tale edificio; infatti le fonti precedenti l’età imperiale tacciono completamente la cosa. Il tempio subì quindi una sorte singolare e particolare; sarebbe stato smantellato dall’originaria sede per essere trasferito in questa parte della città in età augustea.</p><p>Nei blocchi riferibili all’elevato sono incise lettere, che secondo gli studiosi, si datano alla fine del I a.C.: sono marchi di costruttori apposti al momento dello smantellamento per favorire la ricomposizione nel modo corretto e più facile possibile. Ci sono varie ipotesi riguardanti l’originaria provenienza, ma la più accreditata negli ultimi anni sostiene che esso provenga dal demo di Archanai a 60 stadi (11 km) a nord di Atene.</p><p>Molti studiosi sostengono che la scelta di spostare il tempio sia attribuibile ad Agrippa nello stesso periodo della fondazione dell’Odeion e che in modo particolare, secondo il Baldassarri, sia riconducibile alla figura del figlio, Caio Cesare, molto amato nella città greca e dai suoi cittadini era appellato come <em>Neos Ares</em>.</p><h3>Biblioteca di Pantainos</h3><p>La biblioteca di Pantainos sorse intorno al 100 d.C. nell’angolo sud-est dell’Agorà affacciandosi sulla Via Panatenaica. La sua scoperta si deve agli Americani tra il 1933 ed il 1935 ed successivamente indagata tra il 1971 ed il 1973. L’edificio era formato da una corte quadrangolare circondata da portici su cui si affacciavano vari ambienti, di diverse dimensioni, ad esclusione del lato meridionale che confinava con la strada.</p><p>Alcuni di questi ambienti non avevano accesso diretto a questa corte dal momento che non fanno parte della biblioteca vera e propria ma alloggiavano botteghe per incrementare le entrate di Pantainos, infatti erano accessibili dai porticati che precedevano la biblioteca ad ovest e a nord.</p><p>La porta di accesso recava sull’architrave, in marmo pentelico, l’iscrizione dedicatoria che ricorda che il complesso era stato edificato da <em>Titus Flavius Pantainos</em> ad <em>Athena Archegetis</em>, all’imperatore <em>Cesare Augusto Nerva Traiano Germanico</em> e alla città degli Ateniesi, viene poi data una descrizione minuta della biblioteca.</p><p>Dal momento che l’imperatore, nella dedica, porta il titolo di Germanico ma non ancora di Dacico, conferitogli nel 102 d.C., è stato proposto di datare l’epigrafe e, di conseguenza, l’edificio al 100 d.C.</p><p>L’iscrizione parla con precisione di cosa era stato donato da Pantainos, perciò si è ipotizzato che il complesso esistesse già da prima come scuola filosofica, dato che alcuni elementi come i graffiti sulle colonne, l’iscrizione con regolamento (“Un libro non sarà portato fuori, perché così giurammo; la biblioteca sarà aperta dall’ora prima alla sesta”) e l’epiteto di “sacerdote delle Muse” attribuito a Pantainos, ci aiutano nel formulare questa ipotesi e che successivamente quest’uomo sia intervenuto mutando la finalità prima dell’edificio, dove comunque gli incontri filosofici non saranno di certo stati interrotti, ma saranno continuati.</p><p>Con l’invasione degli Eruli, nel III d.C., tutta l’Agorà fu devastata e inseguito molti edifici furono smantellati per riutilizzare i materiali: cattiva fu la sorte della biblioteca che fu smembrata ed i suoi materiali riutilizzati per la costruzione delle mura dette “di Valeriano” (253-260 d.C.) ma in realtà erette più tardi nel regno di Probo (276-282 d.C.).</p><h3>Orologio di Andronikos Kyrrhestes</h3><p>Ad est dell’Agorà romana trova posto questo imponente orologio idraulico, progettato, stando a Varrone (<em>De re rust.</em>, III, 5) e a Vitruvio (I, 6, 4), da <em>Andronikos Kyrrhestes</em>, nel I a.C., durante l’età cesariana. L’orologio è una torre a pianta ottagonale, con due porte di accesso a nord-est e a nord-ovest, ed aveva una copertura con tetto conico-piramidale.</p><p>La banderuola in bronzo, per indicare i venti, era a forma di Tritone e all’interno degli otto pannelli in alto, corrispondenti ai lati della torre, c’erano le raffigurazioni dei venti in altorilievo; sono ancora visibili a nord-est <em>Kaikias</em>, che sparge chicchi di grano, a nord <em>Boreas</em> che soffia dentro una conchiglia e a nord-ovest <em>Skiron</em> che porta della neve in un recipiente pieno di legna. È probabile che funzionasse come un orologio solare, poiché, sotto ogni personificazione, sono presenti delle curve che servono a calcolare l’ora in base all’ombra.</p><h3>Agorà Romana</h3><p>All’età cesariana risale la prima fondazione dell’Agorà romana che va a fare da pendant a quella greca, già musealizzata e monumentalizzata a partire dall’età ellenistica. Intorno alla metà del I a.C., con la decadenza del porto di Delos come mercato “internazionale” per lo spostamento sempre più ad Occidente dei mercati, Atene diventa il nuovo fulcro e l’Agorà va ad assolvere proprio questo compito, diventando luogo di transizioni e scambi commerciali.</p><p>Si tratta di un’ampia piazza quadrangolare, di 112x 96 m, con un ampio cortile lastricato in marmo e con portici ai lati dove prendevano posto le botteghe, sia di commercianti al minuto che di artigiani in base a quanto è stato notato dalle iscrizioni rinvenute in situ. I <em>propyla</em> (ingressi) erano due e non simmetrici in quanto dovevano adeguarsi alle strutture già esistenti e agli assi viari.</p><p>L’ingresso principale era ad ovest, in ordine dorico, mentre l’altro si trovava ad est ed era in ordine ionico. L’ingresso occidentale mostra una migliore conservazione: è in marmo pentelico, presenta tre passaggi (due laterali per i pedoni, quello centrale per i carri) secondo uno schema che ricorda i propilei dell’Acropoli.</p><p>Sull’architrave è posta l’iscrizione che ricorda la dedica ad <em>Athena Archegetis</em> e che la costruzione dell’Agorà si deve ai fondi stanziati dal Divo Cesare e da Augusto e i lavori ultimati tra il 12 ed il 2 a.C. Un’altra iscrizione ricorda che una statua di Lucio Cesare era stata posta come acroterio del frontone, forse l’unico di tutto la porta.</p><p>Ad est l’altro accesso, non centrale ma tendente più a sud, permetteva il passaggio dei soli pedoni ed è possibile che una statua di Caio Cesare, fratello di Lucio, svolgesse la funzione di acroterio. Dopo l’invasione degli Eruli la vita della città si concentra nell’Agorà e intorno alla Bibiloteca di Adriano fino al XIX secolo.</p><h3>Biblioteca di Adriano</h3><p>Ad est dell’Agorà greca prende posto una delle costruzioni più importanti dell’Atene romana: la Biblioteca dell’imperatore Adriano. Nella sua lista Pausania la ricorda come uno degli edifici adrianei più belli e menziona tutti i materiali impiegati per la sua costruzione: colonne in marmo frigio, tetto dorato ed in alabastro.</p><p>La struttura si presenta come un ampio cortile quadrangolare porticato preceduto da un propylon (accesso) monumentale, sul fondo del cortile si aprivano gli ambienti della biblioteca vera e propria. Al centro del quadriportico vi era un bacino allungato probabilmente circondato da un giardino ornato di statue.</p><p>Sul portico orientale si aprivano le sale della biblioteca: l’ambiente centrale, rettangolare, era destinato a contenere i <em>volumina</em>; sulla parete di fondo c’era una nicchia, con copertura semircicolare, che conteneva la statua di Atena, cui, solitamente, era riservato di norma il posto d’onore nelle biblioteche. I muri laterali sono quasi completamente distrutti, ma si deduce che presentavano 7 nicchie per ciascuno dei due piani in cui erano articolate.</p><p>In totale erano presenti 44 nicchie e i papiri di maggior consultazione erano posti nelle nicchie più basse, gli altri, di conseguenza, in quelle più alte; dalle fonti sappiamo che la biblioteca conteneva in tutto 22000 papiri, un numero senza precedenti per le biblioteche dell’epoca. L’edificio fu realizzato, stando a San Girolamo, nel 132 d.C. e la sua edificazione si inserisce in quella serie di lavori promossi dall’imperatore “filelleno”.</p><p>Agli inizi del V d.C. l’area occupata dal bacino fu colmata per realizzare un edificio con quattro absidi che si aprivano su un’aula quadrata centrale; la somiglianza con alcuni edifici paleocristiani fa supporre che anche questo fosse una chiesa.</p><h3><em><strong>Olympeion</strong></em></h3><p>Nella piana dell’Illisso, tra l’Acropoli e lo stadio, sorgeva il più importante tempio dedicato a Zeus Olympios. Già nel VI a.C. i Pisitratidi, stando a Vitruvio (<em>De Arch.</em> 7, 15), commissionarono a quattro architetti <em>Antistates</em>, <em>Callaschros</em>, <em>Antimachides</em> e <em>Porinos</em> la costruzione dell’edificio. Il tempio era in ordine dorico con otto colonne sui lati brevi e venti sui lati lunghi, ma la sua edificazione fu interrotto con la caduta dei tiranni.</p><p>Antioco IV Epifane di Siria nel II a.C. commissionò a <em>Cossutius</em>, un architetto romano, di riprendere in mano la costruzione del tempio che subì delle variazioni: fu realizzato come ottastilo e a cielo aperto, il che implica che il progetto non fu ultimato neppure questa volta.</p><p>Successivamente ci fu un nuovo intervento, anche questo incompleto, da parte di re clienti amici di Augusto, stando a Svetonio sovrani di regni con presenti città di nome Cesarea, vale a dire: Erode il Grande di Giudea, Archelao di Cappadocia, Polemone re del Ponto, Tarcondimoto II di Cilicia e Giuba II di Mauretania.</p><p>Solo con Adriano il tempio fu ultimato, ma non sappiamo nulla con certezza se non quello che ci dice Pausania: l’imperatore dedicò il tempio e la statua di culto crisoelefantina ed l’edificio divenne il centro principale del programma panellenico dove Adriano cercò di convogliare tutti i Greci ed i popoli di origine greca.</p><h3>Arco di Adriano</h3><p>L’arco assume il ruolo di “cerniera” tra la vecchia e la nuova Atene, non topograficamente, ma solo a livello simbolico. Esso si data alla piena età adrianea ed è costituito da due ordini: l’inferiore con fornice arcuato, il superiore con struttura trilitica sormontata da trabeazione e frontone, in questo modo si fondevano in un’unica struttura i principi edilizi del mondo greco e romano, rientrando, così, perfettamente nell’intento di creare una fusione tra la <em>koinè </em>romana e greca.</p><p>Gli elementi più importanti ed interessanti sono senza dubbio le iscrizioni greche incise sulle due facciate del monumento: la prima riporta “Questa è Atene L’originaria città di Teseo”, la seconda “Questa è la città di Adriano non di Teseo”.</p><p>Da l punto di vista topografico l’arco sorge proprio al limite tra l’Acropoli e l’ Olympeion, ma l’intento delle epigrafi non è di tracciare un limite spaziale, ma temporale ed ideologico; i termini greci <em>prìn polis </em>vogliono intendere non la “città antica”, ma “precedente” per sottolineare come Adriano sia un nuovo fondatore di una nuova Atene rispetto all’antica e mitologica città di Teseo.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005655_atene-monumenti-in-epoca-romana.html" data-text="Atene: monumenti in epoca romana" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005655_atene-monumenti-in-epoca-romana.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005655_atene-monumenti-in-epoca-romana.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Olimpia: tempio di Zeus</title><link>http://www.archeoguida.it/005541_olimpia-tempio-di-zeus.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005541_olimpia-tempio-di-zeus.html#comments</comments> <pubDate>Thu, 23 Jun 2011 13:33:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Serena Maria Assunta Sfameni</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Olimpia]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5541</guid> <description><![CDATA[Il tempio di Zeus a Olimpia Il tempio di Zeus ad Olimpia (città dell’Elide/Peloponneso, a ovest della capitale Pisa) è uno degli esempi più caratteristici dello stile dorico, che nel V secolo a.C. in Grecia aveva ormai raggiunto la piena maturità. La costruzione durò circa 15 anni, dal 472-471 al 456 a.C.; l’architetto Libon di [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-5603" title="tempio-zeus-olimpia" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-zeus-olimpia.jpg" alt="" width="600" height="442" /></strong></p><h2><strong>Il tempio di Zeus a Olimpia</strong></h2><p>Il tempio di <strong>Zeus</strong> ad <strong>Olimpia</strong> (città dell’Elide/Peloponneso, a ovest della capitale Pisa) è uno degli esempi più caratteristici dello stile dorico, che nel V secolo a.C. in Grecia aveva ormai raggiunto la piena maturità. La costruzione durò circa 15 anni, dal 472-471 al 456 a.C.; l’architetto <em><strong>Libon </strong></em><strong>di Elide</strong> è citato da Pausania come ideatore del progetto.</p><p>Il tempio (i verbi sono al presente, ma ovviamente si riferiscono all&#8217;aspetto originario del tempio, del quale restano oggi in piedi solo rocchi di alcune colonne) periptero è formato da 6&#215;13 colonne doriche, poggia su una crepidine alta circa 3 metri, i gradini sono davvero alti, l’ultimo misura 0,56 m; l’accesso sul lato principale avviene da una rampa posta centralmente. All’interno si hanno 2 colonne <em>in antis</em> sia nel pronao sia nell’opistodomo. Due file di 7 colonne doriche dividono la cella in tre navate.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5604" title="tempio-zeus-olimpia-rocchi" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-zeus-olimpia-rocchi.jpg" alt="" width="600" height="415" /><br /> <em>I rocchi di colonne rovinati a terra dopo il crollo</em></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5573" title="tempio-zeus-olimpia-03" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-zeus-olimpia-03.jpg" alt="tempio di zeus a olimpia" width="600" height="383" /></em><br /> <em>Ricostruzione ottocentesca</em></p><p>L’edificio fu costruito in calcare, con rivestimenti in stucco dipinto di bianco, nero, blu e rosso (in particolare le colonne e i muri della cella erano bianchi; i gocciolatoi e i triglifi erano rossi e azzurri). Le tegole che coprivano il tetto erano in marmo e terminavano sui lati lunghi con protomi leonine; sempre in marmo (pario) sono i frontoni e le metope conservati al Museo di Olimpia.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5545" title="tempio di Zeus a Olimpia 2" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-di-Zeus-a-Olimpia-2.jpg" alt="Olimpia: tempio di Zeus" width="600" height="425" /></em><br /> <em>Pianta del tempio</em></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5546" title="tempio di Zeus a Olimpia 4" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-di-Zeus-a-Olimpia-4.jpg" alt="Olimpia: tempio di Zeus" width="600" height="380" /></em><br /> <em>Ricostruzione del tempio</em></p><h3><strong>Il complesso scultoreo del tempio</strong></h3><p>Oltre alle 51 protomi leonine nelle gronde del tetto (che iniziarono ad essere sostituite già dal IV sec.) il complesso scultoreo del tempio è formato da:</p><ul><li>Le 12 metope sui fregi del <em>pronaos </em>e dell’<em>opistodomos</em> con le fatiche di Ercole, eroe della stirpe dorica e fondatore dei giochi olimpici;</li><li>Le 21 statue del frontone occidentale;</li><li>Le 21 figure del frontone orientale.</li></ul><p>Alcune di queste sculture avevano una decorazione policroma e un rivestimento in bronzo ormai perduta. Sia la decorazione delle metope che quella dei frontoni è comunemente attribuita al grande <strong>Maestro di Olimpia</strong>, le opere sono di altissima qualità inseribili tra le più alte testimonianze dello stile severo. Tuttavia le fonti (Pausania, V, 10, 8) assegnavano la realizzazione del frontone orientale a <em>Paionios</em>, quella del lato occidentale ad <em>Alkamenes</em>; alcuni studiosi continuano ad appoggiare questa seconda attribuzione, invece per quanto riguarda <em>Paionios</em> è stato accertato l’errore del famoso periegeta.</p><h3><strong>Le metope</strong></h3><p>La disposizione delle metope con le imprese di Eracle era la seguente:</p><p>lato est (6 metope del fregio del pronao)</p><ul><li>Cinghiale di Erimanto</li><li>Cavalle di Diomede</li><li>Gerione</li><li>Pomi delle Esperidi</li><li>Cerbero</li><li>Stalle di Augia</li></ul><p>lato ovest (6 metope del fregio dell’opistodomo)</p><ul><li>Leone Nemeo</li><li>Hydra</li><li>Uccelli stinfalidi</li><li>Toro cretese</li><li>Cerva cerinitide</li><li>Amazzoni </li></ul><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5548" title="tempio di Zeus a Olimpia 5" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-di-Zeus-a-Olimpia-5.jpg" alt="" width="600" height="450" /></em><br /> <em>Toro Cretese</em></p><p>La metopa rappresenta la lotta di Eracle e del toro cretese, emerge con forza un contrasto avvincente e lo slancio dinamico dei due corpi in movimento.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5549" title="tempio di Zeus a Olimpia 6" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-di-Zeus-a-Olimpia-6.jpg" alt="" width="600" height="450" /></em><br /> <em>Pomi delle Esperidi</em></p><p>Si tratta di una delle ultime fatiche di Ercole; giunto in Africa ottiene da Atlante i Pomi delle Esperidi. La metopa raffigura proprio il momento della consegna, l’eroe è posto al centro mentre sostiene la volta del cielo in sostituzione di Atlante, impegnato a donargli i tre pomi, che hanno il potere di rendere immortali. Alle spalle di Eracle la dea Atena (invisibile) solleva la mano sinistra per aiutare il suo prediletto in una delle sue imprese più faticose.</p><p>Il ciclo metopale nel riprodurre le 12 fatiche ripercorre i momenti più importanti della vita dell’eroe, dalla giovinezza alla maturità impegnato senza sosta a portare a termine imprese difficili, con il solo conforto delle vittorie ottenute a sostegno della sua grandezza. Il viso da adolescente, giovane e fresco, della sua prima avventura (la lotta con il leone nemeo) lascia il posto a un uomo maturo con le tempie incavate che porta a termine le fatiche di ordine cosmico. La presenza costante e attenta di Atena ne garantisce l’esito positivo, che ha come scopo ultimo l’immortalità di Eracle.</p><h3><strong>I frontoni</strong></h3><p>Le statue a tutto tondo che costituivano i frontoni orientale e occidentale del tempio sono esposti al pubblico nel Museo di Olimpia (insieme alle metope, alla <em>Nike</em> di <em>Paionios</em> e ad altri reperti dell’area archeologica), lasciano immaginare la bellezza e la maestosità del complesso scultoreo a coronamento di un edificio che pare fosse alto circa 20 metri.</p><h3><strong>Frontone orientale</strong></h3><p>Il mito scelto dal Maestro di Olimpia per ornare il frontone est è narrato da Pindaro nella I <em>Olimpica</em>: <strong>la gara di</strong> <strong>Pelope</strong> e <em><strong>Oinomaos</strong></em>. Riassumiamola brevemente per comprendere la disposizione delle figure.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5552" title="frontone-orientale-tempio-zeus-olimpia" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/frontone-orientale-tempio-zeus-olimpia.jpg" alt="" width="600" height="275" /></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5553" title="frontone-orientale-tempio-zeus-olimpia-2" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/frontone-orientale-tempio-zeus-olimpia-2.jpg" alt="" width="600" height="562" /></p><p><em>Oinomaos</em> era il tiranno-re di Pisa e aveva saputo da un oracolo che sarebbe stato ucciso dal futuro sposo della figlia Ippodamia. Per tale motivo aveva studiato uno stratagemma: avrebbe concesso la mano della ragazza solo se il pretendente “di turno” lo avesse battuto in una corsa di carri che si sarebbe svolta da Olimpia all’altare di Poseidone sull’Istmo di Corinto. Durante la gara però si faceva superare dall’avversario per avere l’opportunità di colpirlo alle spalle con una lancia e poter avere salva la vita. Ma un giorno Pelope chiese al re la mano di Ippodamia, secondo la versione di Pindaro lui riuscì a battere <em>Oinomaos</em> perché i cavalli donatigli da Poseidone erano ben più veloci di quelli che il padre di Ippodamia ricevette da Ares. Altre fonti invece parlano della corruzione di <em>Myrtilos</em>, l’auriga di <em>Oinomaos</em>, che avrebbe sabotato il carro del re, quest’ultimo durante la corsa cadendo sarebbe morto; ottenuto lo scopo Pelope avrebbe ucciso <em>Myrtilos</em>.</p><p>Nel frontone la versione rappresentata è quella di Pindaro. Le figure sdraiate alle due estremità contestualizzano la scena, sono i fiumi di Olimpia: l’<em><strong>Alpheios</strong></em> e il <em><strong>Kladeios</strong></em>; ci troviamo vicino al santuario di Zeus. Lo stesso dio è posto al centro della scena, riconoscibile dal fulmine nella mano sinistra, mentre assiste ai sacrifici compiuti dai contendenti prima della gara.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5555" title="tempio di Zeus a Olimpia 8" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-di-Zeus-a-Olimpia-8.jpg" alt="" width="600" height="407" /></em><br /> <em>Ricostruzione del frontone orientale</em></p><p>Per le altre figure molte sono state le interpretazioni proposte, la più probabile è questa (i personaggi sono da sinistra verso destra nel disegno):</p><ul><li><em>Alpheios</em></li><li>indovino</li><li>auriga</li><li>quadriga</li><li>Myrtilos</li><li><em>Oinomaos</em> e Sterope</li><li>Zeus</li><li>Pelope e Ippodamia</li><li>ancella</li><li>quadriga</li><li>indovino</li><li>fanciullo</li><li><em>Kladeios</em></li></ul><p><img class="alignnone size-full wp-image-5556" title="tempio di Zeus a Olimpia 9" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-di-Zeus-a-Olimpia-9.jpg" alt="" width="600" height="224" /></p><p>La scena è molto statica, quasi in attesa drammatica che avvenga la corsa dei carri; le statue dei protagonisti (<em>Oinomaos</em> e la regina Sterope, Pelope e Ippodamia) sono ben separate tra loro come chiuse nel loro angosciante e intimo raccoglimento.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5557" title="tempio di Zeus a Olimpia10" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-di-Zeus-a-Olimpia10.jpg" alt="" width="600" height="416" /></em><br /> <em>Particolare del frontone orientale</em></p><h3><strong>Frontone occidentale</strong></h3><p>Il frontone occidentale del tempio di Zeus ad Olimpia raffigura uno dei temi tipici tra i complessi scultorei dell’architettura classica: una <strong>centauromachia </strong>(lo scontro tra i Centauri e i Lapiti alle nozze di Peirithoos). Al centro della scena abbastanza concitata vi è il dio <strong>Apollo</strong>, alla sua sinistra troviamo organizzati in gruppi:</p><ul><li><strong>Teseo</strong> in lotta con un <strong>centauro</strong>, che stringe fra le zampe anteriori una <strong>lapitessa</strong>;</li><li>Un <strong>centauro</strong> che morde a un braccio un <strong>lapita</strong>;</li><li>Una <strong>lapitessa</strong> tenta di sfuggire a un <strong>centauro</strong> trafitto da un <strong>lapita</strong>.</li></ul><p><img class="alignnone size-full wp-image-5559" title="frontone-occientale-totale" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/frontone-occientale-totale.jpg" alt="" width="600" height="228" /></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5560" title="frontone-occientale-1" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/frontone-occientale-1.jpg" alt="" width="600" height="265" /></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5561" title="frontone-occientale-3" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/frontone-occientale-3.jpg" alt="" width="600" height="567" /></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5562" title="frontone-occientale-2" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/frontone-occientale-2.jpg" alt="" width="600" height="562" /></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5563" title="frontone-occidentale-centro" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/frontone-occidentale-centro.jpg" alt="" width="600" height="861" /></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5564" title="frontone-occidentale-insieme" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/frontone-occidentale-insieme.jpg" alt="" width="600" height="437" /> </p><p>Alla destra di Apollo riconosciamo:</p><ul><li><strong>Peirithoos</strong>, che in un gesto simile a quello di Teseo tenta di colpire il <strong>centauro Eurytion</strong>, rapitore di <strong>Deidamia</strong>;</li><li>Lotta tra un <strong>centauro</strong> e un <strong>lapita</strong>;</li><li>Una <strong>lapitessa </strong>tenta di sottrarsi ad un <strong>centauro</strong> ferito da un <strong>lapita</strong></li></ul><p>Alle due estremità del frontone troviamo due lapitesse, una giovane e una anziana (rimane solo quella dell’angolo destro). La composizione è abbastanza simmetrica, articolata per gruppi in movimento, con l’unico punto fermo di Apollo.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5565" title="apollo-tempio-zeus-olimpia" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/apollo-tempio-zeus-olimpia.jpg" alt="" width="600" height="548" /></em><br /> <em>Particolare della testa di Apollo</em></p><p>A differenza della testa di Zeus andata perduta, quella di Apollo è perfettamente conservata, ancora intatta è la freschezza del volto e la ricchezza compositiva della chioma.</p><p>Sconosciuta l’identità del Maestro di Olimpia, probabilmente unico autore di questo complesso scultorio; la qualità delle statue può essere paragonabile a quella posteriore del Partenone di Atene. Sicuramente l’incarico fu affidato ad una personalità nota visto l’importanza dell’opera; la morbidezza con cui sono resi i corpi e i ritmi compositivi denotano una conoscenza della pittura di Polignoto.</p><h3><strong>Statua di Zeus</strong></h3><p>Problematica fu la sistemazione della cella del tempio, la cui navata centrale era occupata dalla statua crisoelefantina (in avorio le parti del viso, delle braccia e delle gambe, il resto in oro) di Zeus, pare riempisse tutto lo spazio sia in altezza che in larghezza, riducendo le navate laterali a stretti corridoi (1). Il celebre autore fu <strong>Fidia </strong>forse con la collaborazione dell’architetto <strong>Iktinos</strong>; per agevolare il compito del grande artista si costruì uno studio-bottega vicino al tempio, che aveva lo stesso orientamento e le stesse dimensioni della cella. I lavori iniziarono nel <strong>440 a.C.</strong> con la realizzazione della pavimentazione del <em>naòs</em> (cella) in marmo nero partendo dalla terza colonna dall’ingresso; le colonne dalla seconda in poi erano unite da transenne (quest’ultime erano state dipinte da <em>Panainos</em> con scene di miti attici e peloponnesiaci) in modo da isolare lo spazio destinato al dio. Per la creazione della statua servirono diversi anni, forse tra il <strong>437</strong> e il <strong>433</strong> a.C.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5567" title="tempio di Zeus a Olimpia 17" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-di-Zeus-a-Olimpia-17.jpg" alt="" width="600" height="400" /></em><br /> <em>Ricostruzione dell’interno della cella</em></p><p>Purtroppo le nostre uniche informazioni vengono dalle descrizioni delle fonti (tra le quali <strong>Strabone</strong> e <strong>Pausania</strong>) e da ricostruzioni iconografiche, che ci danno un’idea di questa statua colossale, considerata una delle sette meraviglie del mondo antico.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5568" title="ricostruzione-statua-zeus-olimpia" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/ricostruzione-statua-zeus-olimia.jpg" alt="" width="600" height="450" /></p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5569" title="tempio di Zeus a Olimpia 18" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/tempio-di-Zeus-a-Olimpia-18.jpg" alt="" width="352" height="600" /></em><br /> <em>Statua di Zeus, ipotesi ricostruttive</em></p><p>Seduto su un trono, Zeus aveva sul capo una corona di ulivo, reggeva con la mano destra la statuetta di una <em>nike</em> (personificazione della vittoria alata) e con la sinistra uno scettro terminante con un’aquila. Il manto del dio in oro era arricchito da figure e fiori di giglio. Altrettanto magnifico doveva essere il trono con intarsi d’oro, d’ebano e d’avorio, poggiava su piedi a forma di <em>nikai</em>, mentre i braccioli erano sostenuti da sfingi che rapivano dei fanciulli. I lati del trono erano decorati con fregi: sui lati l’amazzonomachia di Eracle e il mito dei Niobidi, frontalmente scene di gare di fanciulli. Inoltre la spalliera coronava con tre Horai e tre Cariti. I piedi del dio poggiavano su uno sgabello sostenuto da leoni d’oro e ornato sul davanti dall’amazzonomachia di Teseo. Il trono era sostenuto da una base arricchita da figure in oro di divinità (forse 12). La statua di Zeus compresa tutta la struttura del trono doveva raggiungere l’altezza di 12,50 metri.</p><p>Il monumento fu portato a Costantinopoli dall’imperatore <strong>Teodosio II</strong>, dove nel <strong>475 d.C.</strong> a causa di un incendio fu distrutto, privandoci così di un’opera meravigliosa.</p><h3><em><strong>Nike</strong></em><strong> di </strong><em><strong>Paionios</strong></em></h3><p>L’area sacra del tempo di Zeus fu ulteriormente arricchita, posizionando sul lato principale una base a sezione triangolare alta in origine 9 metri che sosteneva una <em>Nike</em>. Si trattava di un dono fatto dai Messeni e dai Naupati nel 425 a.C., come emerge dall’iscrizione dedicatoria<strong> </strong>sulla fronte che riporta anche la firma dello scultore, <em><strong>Paionios</strong></em><strong> di Mende</strong>.</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5570" title="Nike di Paionios" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/06/Nike-di-Paionios.jpg" alt="Nike di Paionios" width="600" height="744" /><br /> Nike</em> di <em>Paionios</em>. Olimpia, Museo</p><p>La dea è rappresentata in volo, sotto i suoi piedi vi è un’aquila. Le mani tengono la veste che tende ad aprirsi durante la discesa, aderisce delicatamente al corpo in pieghe profonde. <em>Paionios</em> mostra di conoscere e di ereditare i temi della scultura della seconda metà del V secolo a.C.</p><h4><strong>Note</strong></h4><ul><li>Prima della realizzazione della statua di Fidia, il culto del dio nella cella del tempio era rivolto ad un piccolo oggetto in pietra o in legno, proveniente da un precedente santuario e venerato da molto tempo.</li></ul><h4><strong>Bibliografia</strong></h4><ul><li>Antonio Giuliano, <em>Storia dell’arte greca</em>, Roma 2001, pp. 217-227.</li><li>Bianchi Bandinelli R. – Paribeni E., <em>L’arte dell’antichità classica- Grecia</em>, Utet, Torino 2003.</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005541_olimpia-tempio-di-zeus.html" data-text="Olimpia: tempio di Zeus" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005541_olimpia-tempio-di-zeus.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005541_olimpia-tempio-di-zeus.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Corinto: epoca romana</title><link>http://www.archeoguida.it/005157_corinto-epoca-romana.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/005157_corinto-epoca-romana.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 25 May 2011 12:52:52 +0000</pubDate> <dc:creator>Paola Serata</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=5157</guid> <description><![CDATA[L&#8217;area della moderna Corinto, con il canale, vista da satellite; sotto una veduta più ampia.   Corinto: capitale della Grecia Romana  Nell’Expositio totius mundi et gentium, testo del IV secolo d.C., si coglie la decisa differenza esistente tra Atene e Corinto: la prima importante per le sue scuole ed i suoi monumenti, la seconda per [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5162" title="corinto-canale-satellite-dettaglio" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/corinto-canale-satellite-dettaglio.jpg" alt="L'area di Corinto, con il canale, vista da satellite" width="600" height="450" /></em><br /> <em>L&#8217;area della moderna Corinto, con il canale, vista da satellite; sotto una veduta più ampia.</em></p><p><img class="alignnone size-full wp-image-5163" title="corinto-canale-satellite" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/corinto-canale-satellite.jpg" alt="" width="600" height="402" /> </p><h2>Corinto: capitale della Grecia Romana </h2><p>Nell’<em>Expositio totius mundi et gentium</em>, testo del IV secolo d.C., si coglie la decisa differenza esistente tra <strong>Atene</strong> e <strong>Corinto</strong>: la prima importante per le sue scuole ed i suoi monumenti, la seconda per i porti ed i commerci.</p><h3>Storia</h3><p>La città di Corinto fu fondata, secondo la leggenda, da Sisifo nel XV secolo a.C. nella regione del <strong>Peloponneso</strong> in un luogo strategico: cioè sull’omonimo Istmo, che unisce <strong>Megaride</strong> ed <strong>Argolide</strong>. Dall’età micenea fino all’occupazione macedone ebbe sempre un ruolo preponderante nell’ambito dei commerci e mantenne sempre una posizione di netta neutralità in tutti gli eventi principali della storia greca, ad eccezione della guerra peloponnesiaca, in cui si schiera in modo deciso contro Atene.</p><p>Con l’avvento di Alessandro rimase sotto il dominio macedone fino alle campagne romane del 198-196 a.C., quando divenne <em>polis </em>libera ed fu messa a capo della <strong>Lega Achea</strong>. Nel 146 a.C., quando, a seguito della rivolta la Lega fu sconfitta, Corinto fu espugnata e distrutta dal console romano <strong>L. Mummio</strong>. Il console romano, stando a quanto ci riferisce Pausania (7, 16, 8), fece uccidere tutti gli uomini e ridusse in schiavitù il resto della popolazione. In concomitanza di questi fatti si attesta la distruzione selettiva di determinati edifici e tutto il sistema di fortificazione cittadino fu smantellato: per circa 102 anni di Corinto non rimasero altro che rovine.</p><p>In questo periodo tutto il territorio civico, privato della sua identità politica e sociale, divenne parte integrante dell’<em>ager publicus </em>romano.</p><p>Dopo un secolo, nel 44 a.C., Corinto, per volere di <strong>Giulio Cesare</strong>, rinasce come colonia romana con il nome di <em><strong>Colonia Laus Iulia Corinthiensis</strong></em>: da questo momento (evento documentato sia da diverse fonti letterarie contemporanee che da emissioni monetali) la rinata città conobbe un rapido sviluppo economico e monumentale, soprattutto in età augustea.</p><p>Le fonti parlano di un tentativo da parte di Nerone, forse in occasione di un suo viaggio in Grecia nel 66-67 d.C., di far realizzare un canale sul punto più stretto dell’Istmo; progetto interrotto sia per la prematura scomparsa dell’imperatore sia per le numerose difficoltà dovute al diverso livello delle acque del mare nel Golfo Saronico e in quello di Corinto. Nel 1884, prima degli inizi del lavoro del canale moderno, erano ancora visibili le antiche trincee di età neroniana.</p><p>In età flavia fu realizzato il <strong>porto</strong> interno del <em>Lechaion</em>, voluto da <strong>Vespasiano</strong> visti gli incrementi dei traffici marittimi. Nel 77 d.C. fu gravemente danneggiata da un terremoto, ma si riprese con grande rapidità, infatti Plutarco, che la visitò nel 100 d.C., ne tesse le lodi di grande città commerciale e di importante centro di traffici marittimi.</p><p>Come molti altri centri della Grecia anche Corinto conobbe un periodo di grande fioritura nel II secolo d.C. grazie all’imperatore <strong>Adriano</strong> e ad <strong>Erode Attico</strong>: questa periodo (come anche per Atene) segna una riscoperta della propria cultura greca, fatto dimostrato dalle epigrafi che sono nella maggior parte in lingua greca, mentre nel periodo anteriore ad Adriano, dato che la città era stata ripopolata da coloni italici, erano nella stragrande maggioranza in lingua latina.</p><p>A partire dal III secolo d.C. inizia il declino della città, che nel 267 d.C. fu saccheggiata dagli Eruli, ma comunque riuscì ad assorbire il colpo; circa un secolo dopo, nel 394 d.C., subì l’attacco di <strong>Alarico</strong> ed infine nel 521 d.C. fu distrutta nuovamente da un grave terremoto. Fu ricostruita, sebbene limitatamente, da parte di <strong>Giustiniano</strong>, ma oramai l’epoca d’oro di Corinto era giunta al termine. </p><h3>Topografia della città</h3><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5164" title="Corinto-scavi-da-Acrocorinto" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/Corinto-scavi-da-Acrocorinto.jpg" alt="Corinto-scavi-da-Acrocorinto" width="600" height="373" /></em><br /> <em>Gli scavi della città visti da Acrocorinto</em></p><p>Poiché la città fu completamente rasa al suolo, al momento della sua ricostruzione furono seguiti prettamente i canoni romani dell’edilizia e dell’urbanistica, si possono così riconoscere tre grandi aree:</p><ul><li>Acrocorinto</li><li>la città vera e propria</li><li>il porto del <em>Lechaion</em></li></ul><p>Dalla <em>Lex Agraria </em>del 111 a.C. si comprende che Corinto aveva già avuto una limitazione territoriale e parte delle sue terre già erano entrate a far parte dell’ <em>ager publicus</em> romano, infatti alcune ricerche archeologiche su campo hanno messo in evidenza segni di una centuriazione datata già al II a.C.; evidentemente i Romani, dopo la legge agraria, avevano ripartito il territorio secondo griglie regolari creando nuove reti viarie, orientate N-S, per collegare la vecchia città greca con il territorio a settentrione.</p><p>Si può dedurre che già nel 111 a.C. si pianificava la costruzione della colonia che poi fu realizzata nel 44 a.C. </p><h3>Acrocorinto</h3><p>Per quanto concerne l’Acrocorinto la maggior parte delle informazioni le possediamo dalle fonti, poiché la documentazione archeologica è assai scarna. Sappiamo che era la sede dell’acropoli e del santuario di Afrodite, uno dei più famosi dell’antichità, noto anche per i riti di prostituzione sacra. Erodoto ricorda come la dea fosse invocata dai Corinzi durante le guerre persiane in difesa della loro città quando la linea di difesa si era spostata sull’Istmo.</p><p>Di età greca non rimane alcun elemento architettonico del tempio, la sua presenza è attestata solo dalla grande quantità di oggetti votivi rinvenuti datati sin dall’età arcaica; per il periodo romano solo le attestazioni numismatiche ci danno un’idea di come fosse la struttura del tempio, prostilo (cioè con colonne in facciata ma non sui lati) su un alto podio.</p><p>Si conservano solo alcuni tratti delle mura difensive che, stando a Strabone, si univano a quelle cittadine per un circuito complessivo di 81 stadi (14,337 km). </p><h3>Strada del Lechaion</h3><p><img class="alignnone size-full wp-image-5160" title="corinto-porto" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/corinto-porto.jpg" alt="lechaion" width="600" height="275" /></p><p>L’asse viario principale delle città era costituito dalla strada per il <em>Lechaion</em>, che inizia dal porto e si dirige verso S per giungere nel Foro; la strada non aveva lo stesso andamento ed era chiusa al transito dei carri data l’assenza di segni sulla pavimentazione. Nei pressi dell’agorà era fiancheggiata da portici, che sul lato O erano adibiti per dare spazio a botteghe.</p><p>Sul lato opposto sono stati rinvenuti i resti di un impianto termale, risalente al II d.C., riconosciuto come la struttura termale di Eurycles, nominata da Pausania. Al termine della strada, poco prima dell’accesso all’agorà, si trova la fontana Peirene, la cui prima istallazione è datata al VI a.C.; successivamente, nel II d.C., per intervento di Erode Attico, subì una profonda variazione strutturale con l’intento di monumentalizzare una semplice struttura preposta all’approvvigionamento idrico.</p><p>In marmo erano realizzati i Propilei, cioè l’accesso alla piazza; anche questi subirono una trasformazione, in età greca si presentano come una lunga costruzione con piccoli accessi ai lati ed una grande apertura centrale, poi in età romana, nel I d.C., la struttura fu sostituita da un’altra che seguiva il modello dell’arco trionfale. Oggi si conservano solo le fondazioni, ma da Pausania veniamo a conoscenza della decorazione che sormontava l’arco: due carri in bronzo dorato guidati dal dio Helios e dal figlio Fetonte. </p><h3>Agorà</h3><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-5166" title="Corinto-tempio-apollo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/Corinto-tempio-apollo.jpg" alt="" width="600" height="404" /></em><br /> <em>il tempio di Apollo in un dipinto contemporaneo</em></p><p>Lo spazio occupato dall’agorà non si inserisce molto bene nell’impianto urbanistico romano in quanto è condizionata da edifici greci preesistenti. In origine l’area dell’agorà era molto più piccola e il fatto che molti edifici non abbiano lo stesso orientamento della griglia di età cesariana è spiegata dalla presenza di vari assi di orientamento.</p><p>Elemento portante era il Tempio di Apollo, risalente al VI a. C.: struttura questa che ha condizionato tutta l’urbanistica circostante. Il tempio fu ridisegnato secondo i canoni romani spostando l’ingresso dall’angolo S-E della collina e ponendolo sul lato assiale occidentale, le colonne della cella furono rimosse creando non più due ambienti ma un unico vano.</p><p>Il settore S-O dell’agorà in età arcaica era occupato da edifici abitativi, poi nel corso del IV a.C. fu realizzata una Stoà (portici) che permise di ampliare molto lo spazio disponibile e di adattarlo poi alle esigenze di una colonia romana. A Corinto, a differenza di Atene, dove gli edifici e gli spazi di età greca furono rispettati, l’intervento edilizio romano fu più evidente per adattare la città alle finalità commerciali e politiche a cui era predisposta. </p><h4>Agorà meridionale o alta</h4><p>Questa area della piazza era delimitata ad E da un grande edificio, detto “sud-orientale”, che presenta un portico ionico che precede un ambiente diviso in tre navate; la sua costruzione si deve a Cneo Babbio Filino, nel I a.C. e si ritiene fosse il <em>tabularium</em> (archivio) cittadino. Sul lato S si apriva una grande Stoà di IV a.C., con colonne sia doriche che ioniche; in età greca era adibita ad alloggiare circa 33 botteghe, ognuna con il proprio pozzo e retrobottega..</p><p>In età romana, invece, mantiene la propria struttura ma cambia la destinazione: sono presenti uffici pubblici, la sede degli <em>agonothetai</em> (letteralmente “organizzatori di giochi”) dei giochi istimici, la curia e la sede dei duoviri. A S di questa struttura si trovava la Basilica Sud, che con la Basilica Iulia, sono gli edifici politici principali della città.</p><p>Entrambe hanno colonne in ordine corinzio ed un ingresso con scalinata che porta ad un propileo tetrastilo; all’interno hanno una corte porticata con tre nicchie sul fondo, di cui la centrale più grande. L’elemento di raccordo tra la parte alta e bassa della città era costituito da una serie di scalinate, ricavate negli spazi tra le botteghe a cui si accedeva dalla parte bassa della città.</p><p>Al centro si pongono i rostri cittadini ed un podio, ritenuto il <em>bema</em>, da cui parlò San Paolo per difendere la “nuova” religione dal governatore romano Gallione.</p><h4>Agorà settentrionale o bassa</h4><p><img title="Corinto-agora" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/05/Corinto-agora.jpg" alt="Corinto agorà" width="600" height="424" /></p><p>La parte bassa dell’agorà è chiusa ad E dalla Basilica Iulia di età tiberiana (la sua planimetria è identica a quella della Basilica Sud); questo edificio è quello che, insieme al teatro, contiene maggiori dediche imperiali, sono state rinvenute statue di Augusto, di Caio e Lucio Cesari e un gran numero di epigrafi che menzionano membri della famiglia imperiale.</p><p>Indagini archeologiche nell’area antistante la basilica hanno portato alla luce la linea di partenza per le gare agonistiche che avevano luogo in età greca. Il lato O della piazza in età romana inizia ad avere un aspetto molto scenografico con la realizzazione di una serie di sei tempietti descritti da Pausania, che nel 155 d.C. visitò la città, ma le notizie confuse che lo storico ci dà e le poche testimonianze archeologiche rendono difficile l’attribuzione certa a specifiche divinità.</p><p>Il più antico di tutti è il tempio F, dedicato a Venere Vincitrice e realizzato all’inizio del principato di Augusto; l’aspetto era quello di un tetrastilo ionico con una nicchia per la statua in fondo alla cella.</p><p>Il lato N era chiuso dal portico detto “Facciata dei prigionieri”, così definito perché in molti punti le colonne erano sostituite da figure colossali di barbari prigionieri poste su basi decorate con scena di vittoria. Ad O del portico si trova una fonte sacra con un piccolo tempietto adibito a funzioni oracolari. A N-E della fonte c’è il complesso del teatro e dell’odeion; il teatro ha varie fasi costruttive dal V a.C. fino al III d.C. con continui rimaneggiamenti.</p><p>Subito a S del teatro e collegato a questa con una corte porticata trova posto l’odeion; fu costruito nel I a.C. e ricostruito da Erode Attico, mentre nel 225 d.C. fu trasformato in arena gladiatoria. Per la città di Corinto si può di certo affermare che, nonostante la sua rivolta e la terribile punizione cui fu sottoposta, fu tenuta in grande considerazione dai Romani, che la fecero rinascere e la “nutrirono” come nuova creatura dell’impero al punto da essere appunto capitale della provincia di Achaia.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/005157_corinto-epoca-romana.html" data-text="Corinto: epoca romana" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F005157_corinto-epoca-romana.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/005157_corinto-epoca-romana.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tebe (Grecia)</title><link>http://www.archeoguida.it/003196_tebe-grecia.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003196_tebe-grecia.html#comments</comments> <pubDate>Wed, 20 Oct 2010 17:17:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Tebe]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3196</guid> <description><![CDATA[Tebe, la Rocca Cadmea Nome greco: THÈBAI – Θη̃βαι Θήβα Localizzazione: in Beozia Tebe sarebbe stata fondata dal fenicio Cadmo, durante il viaggio alla ricerca della sorella Europa, rapita da marinai cretesi. Ucciso il dragone che vigilava la “sorgente di Ares”, Cadmo, per aumentare la popolazione della nuova città, avrebbe seminato i denti del mostro, [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignnone size-full wp-image-3199" title="Tebe-rocca-Cadmea" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2010/10/Tebe-rocca-Cadmea.jpg" alt="Tebe (Grecia)" width="600" height="399" /></em><br /> <em>Tebe, la Rocca Cadmea</em></p><ul><li>Nome greco: <strong>THÈBAI</strong> – <strong>Θη̃βαι Θήβα</strong></li><li>Localizzazione: in <strong>Beozia</strong></li></ul><p><strong>Tebe</strong> sarebbe stata fondata dal fenicio <strong>Cadmo</strong>, durante il viaggio alla ricerca della sorella <strong>Europa</strong>, rapita da marinai cretesi. Ucciso il dragone che vigilava la “sorgente di Ares”, Cadmo, per aumentare la popolazione della nuova città, avrebbe seminato i denti del mostro, da cui spuntarono gli <em><strong>Spartòi</strong></em>, i primi Tebani. Da Cadmo e <strong>Armonia</strong> nacque <strong>Semèle</strong>, madre di <strong>Dioniso</strong>, e <strong>Polydoros</strong>, padre di <strong>Labdaco</strong>. Morto questi, divenne reggente Lykos, sconfitto in guerra da <strong>Zèthos</strong> e <strong>Amphìon</strong>, figli di <strong>Antìope</strong>, che unirono la città bassa alla Cadmea, cambiandone il nome in Tebe.</p><p>Secondi fondatori di Tebe, sono loro ad avergli dato le “mura dalle sette porte”, costruite miracolosamente al suono della lira e al canto di Amphìon. Il ciclo mitologico che rese celebre la città è il destino della famiglia reale di Labdaco, immortalato da Eschilo e da Sofocle. Figlio di Labdaco era <strong>Laio</strong>, cui Delfi aveva predetto che sarebbe stato ucciso dal proprio figlio. Dall’unione di Laio con Giocastra nacque Edipo, esposto sul monte Citerone per timore della profezia ma salvato dal re di Corinto Polybios.</p><p>In viaggio verso Tebe per evitare di uccidere il “padre” Polybios, Edipo uccise il suo vero padre senza sapere chi fosse. Risolto poi l’enigma della sfinge, salì al trono di T. sposando a sua insaputa la madre <strong>Giocastra</strong> da cui ebbe <strong>Eteocle</strong> e <strong>Polinice</strong>, <strong>Antigone</strong> e <strong>Ismène</strong>. Alla rivelazione dell’incesto Edipo si cavò gli occhi vagando in esilio, Giocastra si suicidò.</p><p>Eteocle e Polinice si contesero il trono e quest’ultimo, perdente, si rifugiò ad Argo, da dove mosse guerra contro il fratello insieme ad altri sei capi, la celebre spedizione dei “<strong>Sette contro Tebe”.</strong> Entrambi i fratelli persero la vita in battaglia, uccisi uno dai colpi dell’altro davanti alle mura della città di T. che non venne presa. Re divenne Creonte, che bandì il divieto di seppellire il traditore Polinice, infranto da Antigone, condannata perciò a morte. Dieci anni dopo, gli Epigoni dei “Sette” guidarono la spedizione della vendetta e questa volta T. cadde.</p><p>Lo scenario mitico è rievocato dai frammenti della cultura materiale di T. micenea, prospera nel XIV e nel XIII sec. a. C. non meno di Micene, eppure così diversa nei suoi rapporti culturali con il mondo egeo, cretese e fenicio, ampiamente documentati nel Museo. Intorno al 1200 a.C. la <strong>Beozia</strong> viene invasa da genti tracie e poco dopo dalla popolazione dei Beoti, originari della Tessaglia. All’albe dell’arcaismo T. è, insieme ad <strong>Orcomeno</strong>, la prima <em>pòlis</em> a costituirsi. Un primo tentativo di raggiungere l’unità politica regionale è rappresentato dalla lega dei Beoti del 520 a.C., alla cui guida si pone T.</p><p>La defezione di Platea nel 509 a.C. segna l’inizio delle ostilità con Atene, che terminarono lo schierarsi dei Tebani con i Persiani di Serse e di Mardonio (480/79 a.C.). Perduta l’egemonia, si scatena la guerra tra Tebani e Ateniesi, conclusasi con l’affermazione dell’indipendenza tebana nel 424 a.C. a Delion. Un forte cambiamento si avrà quando, alla fine della guerra del Peloponneso, T. combatterà contro Sparta insieme ad Atene a <strong>Aliarto</strong> e a <strong>Coronea</strong> nel 395/4 a.C., prima di trovarsi nella situazione di dover sciogliere la <strong>Lega dei Beoti</strong> (386 a.C.). E’ al momento dell’occupazione spartana del 382 a.C. che fa maturare la consapevolezza da parte della città di combattere per la supremazia sui Greci: la cacciata degli Spartani nel 377 a.C., porta Tebe ad entrare nella seconda <strong>Lega delio-attica</strong> rifondata in senso democratico.</p><p>Purtroppo nel 371 a.C. si riaprì l’ostilità tra Sparta e Tebe risoluta con il trionfo di quest’ultima a <strong>Leuttra </strong>grazie al genio militare di Epaminonda e di Pelopida. Ancora nel 362 a.C. a Mantinea T. affrontò nuovamente Sparta e Atene ed Epaminonda morì. L’egemonia passava così nelle mani della monarchia dei Macedoni di <strong>Filippo II</strong> che nel 339 a.C. invase la Focide come garante dell’<strong>Anfizionia </strong>di Delfi. T. ed Atene lo affrontarono nella piana di <strong>Cheronea</strong> nel 338 a.C. e furono annientate: la Lega dei Beoti venne tolta ai Tebani, che dopo la morte del re si ribellarono e per questo furono puniti dal giovane successore <strong>Alessandro Magno</strong> che rase al suolo Tebe tranne la casa di Pindaro. La città verrà ricostruita da <strong>Cassandro</strong> nel 316 a.C. e nel 197 a.C. passerà dalla parte dei Romani e di Attalo I re di Pergamo; nell’86 a.C. si schierò con Mitridate contro Roma che donò gran parte dei territori a Delfi.</p><p>All’epoca in cui scrive <strong>Pausania</strong>, intorno al 150 d.C., la città bassa di Tebe era completamente abbandonata e limitata alla sola <strong>Cadmea</strong>.</p><p class="aaa3">Visita alla città</p><p>Sul versante N della città di Tebe si collocano <strong>due tombe gemelle</strong> a camera identificate da Pausania come le “<strong>tombe dei figli di Edipo</strong>”, Eteocle e Polinice. In realtà le due sepolture non sembrerebbero essere contemporanee: la tomba più grande (a destra) con un dròmos di m 25 e un’entrata alta m 10 e larga m 4, risale al <strong>Miceneo IIIA</strong><sub><strong>2</strong></sub><sub>, </sub>mentre la seconda al <strong>Miceneo IIIB</strong>: siamo quindi rispettivamente nel 1350 a.C. e nel 1250 c.a.</p><p>Proseguendo lungo la strada verso il Museo, sulla destra si raggiunge l’<strong>Amphèion</strong>, una piccola altura dove Eschilo ricorda il “tumulo di Amphìon” e Pausania la “tomba in comune di Zèthos e Amphìon”. Sulla cima gli scavi del 1971 hanno evidenziato la presenza di una tomba a cista composta da lastroni di marmo che conteneva una sepoltura dell’Antico Elladico con ceramica medio ellenica e poca ceramica micenea.</p><p>La cinta micenea della Cadmea seguiva il perimetro della collina, che attualmente occupa il centro della città moderna, ricalcato dalla fortificazione di età arcaica e classica. In età classica la città fu cinta da un secondo anello di difesa posto nella pianura, tutto intorno all’acropoli. La posizione delle mitiche sette porte di Tebe viene stabilita sulla base delle porte, ipotetiche o accertate, della Cadmea di età classica. Resti visibili sono quelli delle porte Elèktrai, ingresso principale nella città da dove si dipartiva la via per Platea e Atene. Purtroppo nulla è al momento visibile del “palazzo di Cadmo” i cui resti sono venuti alla luce durante una fase di scavi di emergenti al centro della città. Si tratta di due complessi palaziali micenei ben definiti; l’<strong>antico Kadmèion</strong>, datato al Miceneo IIIA, ha restituito tavolette di Lineare B, anfore a staffa micenee e frammenti di affreschi simili a quelli del ciclo minoico.</p><p>Il <strong>nuovo </strong><em><strong>Kadmèion</strong></em>, andò a sostituire il precedente, che venne distrutto intorno alla fine del XV secolo a.C. La nuova costruzione rimase in funzione fino alla sua fine avvenuta intorno al 1250 e 1240 a.C. Al di fuori delle porte Elèktrai si raggiunge il tempio oracolare di <strong>Apollo </strong><em><strong>Ismènios</strong></em>. Ricostruito nel 383 e dopo il 371 a.C., fu preceduto da un tempio in <em>pòros</em> con rivestimento architettonico fittile, del VII – VI secolo a.C., e da un tempietto in mattoni e copertura lignea di età geometrica, sorto su una necropoli micenea.</p><p>Il culto oracolo prevedeva la processione per cogliere l’alloro oracolare. Da qui proviene probabilmente un noto bronzetto di Apollo <em>hekebòlos,</em> dedicato da Màntiklos intorno al 650 a.C. Verso O si localizza il <strong>santuario di Eracle</strong>, nelle cui Pausania vide la casa di Anfitrione e di Alcmena, genitori di Eracle, la casa in cui l’eroe avrebbe strozzato da bambino i serpenti di Hèra.</p><p>Altro santuario presente nella zona è quello di Athena Onkàs, luogo mitico dove Cadmo avrebbe sacrificato in onore della dea fenicia Onkàs la mucca che gli indicò il sito della nuova città.</p><p class="aaa3">KABIREION</p><p>Il <strong>Kabireion</strong> amministrato da T. era destino alla celebrazione di antichissime cerimonie iniziatiche collegate alla pedagogia maschile. Figure centrali erano <strong>Kàbiros-Prometeo</strong>, detentore del segreto del fuoco rivelatogli da Demetra, e suo figlio <strong>Pàis</strong>, cui tale segreto andava trasmesso nel corso della cerimonia conclusa da un banchetto.</p><p>Il pieno dell’attività del santuario si ebbe nel V secolo a.C. e raggiunse il suo massimo sviluppo monumentale nella prima età imperiale. Solo allora la bassa collina che racchiude ad E gli edifici sacri venne sistemata a cavea teatrale, da dove poter assistere alle danze rituali eseguite nell’orchestra. In età antonina la cavea verrà circondata da un muro di recinzione che ingloberà i tre <em>bòthroi</em> sacrificali recintati risalenti all’età classica. In età giulio-claudia venne fatto il restauro del grande edificio rettangolare riconosciuto come <em>telestèrion</em>, edificio delle iniziazioni, di planimetria simile a quella dei Cabiri di Samotracia.</p><p>Nell’intervento del II secolo a.C. i due <em>bòthroi</em>, destinati ciascuno ai Cabiri, deve aver riprodotto i <em>bòthroi </em>di età classica.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003196_tebe-grecia.html" data-text="Tebe (Grecia)" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003196_tebe-grecia.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003196_tebe-grecia.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Mantinea</title><link>http://www.archeoguida.it/002531_mantinea.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002531_mantinea.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 May 2010 22:07:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Antigono Dosone]]></category> <category><![CDATA[Lega Peloponnesiaca]]></category> <category><![CDATA[Mantinea]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2531</guid> <description><![CDATA[Anche nota come Mantinèia Nome greco: Μαντινεία Nata dal sincretismo di cinque villaggi, Mantinea fu membro della Lega Peloponnesiaca dalla metà del VI secolo a.C. al 420 a.C., anno in cui si alleò con Atene. Nel 385 a.C. il re spartano Agesipoli devia il corso del fiume Ophis contro le mura in mattoni crudi e le [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2594" href="http://www.archeoguida.it/002531_mantinea.html/mantinea-2"><img class="alignnone size-full wp-image-2594" title="Mantinea" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/05/Mantinea.jpg" alt="Mantinea" width="600" height="400" /></a></p><ul><li>Anche nota come <strong>Mantinèia</strong></li><li>Nome greco: <strong>Μαντινεία</strong></li></ul><p><a rel="attachment wp-att-2533" href="http://www.archeoguida.it/002531_mantinea.html/mantineia-ricostruzione-tempio"></a></p><p>Nata dal sincretismo di cinque villaggi, <strong>Mantinea</strong> fu membro della <strong>Lega Peloponnesiaca </strong>dalla metà del VI secolo a.C. al 420 a.C., anno in cui si alleò con Atene.</p><p>Nel 385 a.C. il re spartano <strong>Agesipoli </strong>devia il corso del fiume <strong>Ophis</strong> contro le mura in mattoni crudi e le distrugge: la città viene conquistata e i suoi abitanti costretti all’abbandono. Venne rifondata nel 370 a. C. dopo la sconfitta spartana a Leuttra, entrando a far parte così delle <strong>Lega Arcade</strong>, indi di quella Achea. Nel 223 a.C. il macedone <strong>Antigono Dosone</strong> la distrugge e la rifonda come <strong>Antigòneia.</strong></p><p>Al fianco di <strong>Ottaviano </strong>ad <strong>Azio</strong>, agli inizi del I secolo d.C. per <strong>Strabone</strong> è una città ormai scomparsa, che tuttavia gli imperatori come <strong>Adriano</strong> cercano di tenere in vita.</p><p>Ciò che è visibile nella piana in cui compariva Mantinea era il circuito delle mura, composto da due poderosi muri a blocchi con riempimento a secco. Ben cento torri e dieci porte a tecnica scea ne guarniscono il percorso.</p><p><a rel="attachment wp-att-2595" href="http://www.archeoguida.it/002531_mantinea.html/mantinea-teatro"><img class="alignnone size-full wp-image-2595" title="Mantinea-teatro" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/05/Mantinea-teatro.jpg" alt="Mantinea teatro" width="600" height="400" /></a></p><p>Al centro della città troviamo i resti del teatro e dell’<em>agorà</em>.</p><p><a rel="attachment wp-att-2532" href="http://www.archeoguida.it/002531_mantinea.html/mantineia-teatro"></a></p><p>Il <strong>teatro</strong>, del quale rimangono solo le gradinate inferiori, venne costruito poco dopo il 370 a.C. appoggiato ad un poderoso muro in opera poligonale. Al contrario, l’<em><strong>agorà</strong></em>, la cui forma ricalca in qualche modo l’impianto che doveva avere in età ellenistica, è contrassegnato da due portici, di cui il settentrionale è caratterizzato da un’esedra per il culto eroico di <strong>Euphròsynos</strong> ed <strong>Epigòne</strong>, sicuramente una coppia di benefattori della città in epoca romana.</p><p>Sul lato O, in corrispondenza del teatro, si ergeva il tempio riconosciuto da <strong>Pausania</strong> come quello di <strong>Hera </strong>(IV a.C.), le cui statue di culto di Hera, Atena e Ebe sono opera di Prassitele.</p><p>Alle spalle della scena del teatro, ci sono altri due edifici sacri identificati rispettivamente come <strong>Afrodite </strong><em><strong>Symmachia</strong></em>, cioè “alleata” con Ottaviano nello scontro di Azio, e di <strong>Atena </strong><em><strong>Alèa</strong></em>, la divinità nemica di Tegea, costruita dopo che lo stesso Augusto ne aveva sottratto la statua di culto alla città.</p><p><a rel="attachment wp-att-2534" href="http://www.archeoguida.it/002531_mantinea.html/mantineia-rilievo"><img class="alignnone size-full wp-image-2534" title="Mantineia-rilievo" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/05/Mantineia-rilievo.jpg" alt="Rilievo da Mantinea" width="600" height="435" /></a></p><p>Sul lato meridionale dell’agorà è stato scavato un edificio individuato come <em><strong>bouleutèrion</strong></em>, con presente un’aula dedicata al culto imperiale in particolar modo ad <strong>Antinoo</strong>, il giovinetto favorito da Adriano.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002531_mantinea.html" data-text="Mantinea" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002531_mantinea.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002531_mantinea.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Mègara</title><link>http://www.archeoguida.it/002526_megara.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/002526_megara.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 30 May 2010 22:01:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Demetrio Poliorcete]]></category> <category><![CDATA[Megara]]></category><guid isPermaLink="false">http://guida.archart.it/?p=2526</guid> <description><![CDATA[Nome greco: Μέγαρα Grande città dorica alle porte della ionica e nemica di Atene, che la sottrasse nel VI secolo a.C. a Salamina, di straordinario rilievo storico per la sua colonizzazione in Oriente (Bisanzio) e in Occidente (Megara Iblea e Selinunte in Sicilia). Megara presenta una discreta fioritura tra V e IV secolo a.C. fino [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Nome greco: Μέγαρα</p><p>Grande città dorica alle porte della ionica e nemica di Atene, che la sottrasse nel VI secolo a.C. a Salamina, di straordinario rilievo storico per la sua colonizzazione in Oriente (<strong>Bisanzio</strong>) e in Occidente (<strong>Megara</strong> <strong>Iblea</strong> e <strong>Selinunte</strong> in Sicilia).</p><p><strong>Megara</strong> presenta una discreta fioritura tra V e IV secolo a.C. fino alla distruzione avvenuta nel 307 a.C. ad opera di <strong>Demetrio Poliorcete</strong>.</p><p>La città contava due acropoli, quella di <strong>Care </strong>e quella di <strong>Alcatoo</strong>, insieme alle <strong>Lunghe Mura</strong> che la collegavano al <strong>porto di Nisa</strong>.</p><p><a rel="attachment wp-att-2528" href="http://guida.archart.it/002526_megara.html/megara-lunghe-mura"><em><img class="alignnone size-full wp-image-2528" title="Megara-lunghe-mura" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/05/Megara-lunghe-mura.jpg" alt="Le Lunghe Mura di Megara" width="350" height="261" /></em></a><br /> <em>Pianta delle Lughe Mura</em></p><p>Il solo grosso monumento che sopravvive è la cosiddetta “<strong>Fontana di Teagene</strong>”, costruzione identificata da <strong>Pausania</strong> con la fontana fatta erigere dal tiranno <strong>Teagene</strong> intorno all’ VI secolo ma che ora è stata ritenuta di V a.C. Purtroppo ciò che rimane della fontana è un vasto ambiente scavato nella roccia, contenente cinque file di sette colonne ottagonali.</p><p>Fuori dalla città di Megara, oltre l’autostrada Corinto – Atene, si ergono i resti di un monumento circolare coronato da triglifi e metope, presso il quale è venuto alla luce un sarcofago di marmo della seconda metà del IV secolo a.C., da ricondurre ad un personaggio megarese anteriore alla distruzione della città datata al 307 a.C.</p><p><a rel="attachment wp-att-2527" href="http://guida.archart.it/002526_megara.html/megara"><img class="alignnone size-full wp-image-2527" title="Megara" src="http://guida.archart.it/wp-content/uploads/2010/05/Megara.jpg" alt="Mappa di Megara" width="600" height="696" /></a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/002526_megara.html" data-text="Mègara" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F002526_megara.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/002526_megara.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Delfi</title><link>http://www.archeoguida.it/001507_delfi.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001507_delfi.html#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Feb 2010 15:13:54 +0000</pubDate> <dc:creator>redazione</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Delfi]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1507</guid> <description><![CDATA[Delphòi, Δελφοί L’antica Delfi sorgeva in una valle a forma di semicerchio, ai piedi dei pendii scoscesi del monte Parnaso, nella Grecia centrale. Rilevante luogo di culto fin dalle sue origini, nel IV secolo la città divenne il principale centro religioso di tutto il mondo greco. Le prime testimonianze archeologiche dell’area risalgono al XV secolo [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1508" title="Delfi" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/Delfi.jpg" alt="" width="500" height="343" /></p><h2>Delphòi, Δελφοί</h2><p>L’antica Delfi sorgeva in una valle a forma di semicerchio, ai piedi dei pendii scoscesi del monte Parnaso, nella Grecia centrale. Rilevante luogo di culto fin dalle sue origini, nel IV secolo la città divenne il principale centro religioso di tutto il mondo greco.</p><p>Le prime testimonianze archeologiche dell’area risalgono al XV secolo a.C. con un antico insediamento miceneo collocato nell’angolo NE del <em>témenos </em>del tempio di Apollo. Importante è stata la scoperta di statuette micenee, che anche se non raccolte <em>in situ</em>, mostrano la presenza di un culto molto antico nella zona.</p><p>Dopo un periodo del quale non abbiamo notizie, le evidenze archeologiche dell’età geometrica, datate alla fine del IX secolo a.C., provano la rinascita dell’abitato nell’area del tempio di Apollo: il rinvenimento di tripodi ed oggetti di valore in bronzo indicano la presenza di diversi santuari del quale però non si può fare un’identificazione certa.</p><p><a rel="attachment wp-att-1509" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001507_delfi.html/delfi-teatro"><img class="size-full wp-image-1509 alignnone" title="delfi-teatro" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/delfi-teatro.jpg" alt="Delfi, teatro" width="415" height="331" /></a> Delfi, il teatro</p><h3>Il centro del mondo e il culto di Apollo</h3><p>Secondo la leggenda, Zeus, era alla ricerca del centro del mondo e, per individuarlo, fece volare contemporaneamente due aquile dalle estremità opposte della terra: una ad est ed una ad ovest. Le aquile si incontrarono esattamente sopra Delfi; Zeus consacrò il luogo quale centro del mondo e vi pose una pietra conica l’<em>omphalos</em> (ombelico) da cui deriva la definizione di <strong>“ombelico del mondo”.</strong></p><p>Inoltre fin dal XIV secolo a.C. Delfi fu associata all’oracolo e ai suoi responsi. La tradizione antica, indicava Gè (Gaia), la Terra, la divinità <em>protomàntis</em>, “prima profetessa”, che con il suo animale sacro, il serpente <strong>Python</strong>, avrebbe per prima occupato il santuario in un luogo che veniva indicato precisamente sul terreno; il suo pronipote Apollo, ucciso il serpente e impadronitosi del luogo e delle sue proprietà oracolari, avrebbe iniziato la costruzione del proprio tempio e, trasformatosi in delfino, avrebbe catturato l’equipaggiamento di una nave cretese, che sarebbe diventato il primo personale sacerdotale incaricato del culto.</p><p>La popolarità dell’oracolo già nell’ VIII secolo a.C. è rilevante,dato il ruolo che esso gioca nella colonizzazione oltremare fin dalle origini e la popolarità dei <strong>Pythia</strong>, gli agoni musicali, primo gruppo delle grandi feste delfiche; la quantità è la qualità dei doni votivi, tra cui tripodi di tipo orientale con ricche <em>appliques</em>, dimostrano la il prestigio raggiunto dal santuario in questa epoca. A prova di ciò, l’amministrazione del tempio di Delfi viene assunta da una <strong>lega di Anfizioni</strong>, composta da dodici popoli con voto differenziale, la quale lascia alla città il diritto di conferire agli estranei l’ospitalità (<strong>proxenìa</strong>) e il diritto di accedere all’oracolo (<strong>promantèia)</strong></p><p>Nel VI e V secolo a.C., al culmine della potenza dell’oracolo di Delfi, migliaia di pellegrini di qualsiasi estrazione sociale, ricchi e poveri, re e schiavi, si recavano al tempio di Apollo per interrogare il dio attraverso la Pizia. L’oracolo dispensava risposte sia su questioni politiche, come ad esempio dove fondare nuove colonie, sia su problematiche quotidiane quali la famiglia e i soldi.</p><p><a rel="attachment wp-att-1510" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001507_delfi.html/delfi-tholos"><img class="size-large wp-image-1510 alignnone" title="delfi-tholos" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/delfi-tholos-583x400.jpg" alt="Delfi, tholos" width="583" height="400" /></a> Delfi, il tholos</p><h3>La Via Sacra e i Donarii di Delfi</h3><p>Partendo dall’agorà romana, ha inizio la <strong>Via Sacra</strong> segnata da una serie di donarii ai lati che ne fanno un percorso a tre rampe lastricate, culminante nell’area davanti al <strong>tempio di Apollo</strong>. Il tratto iniziale della Via era caratterizzato dallo scontro che vide contrapposte nel V-IV sec. a.C. le due città democratiche alleate, <strong>Atene e Argo</strong>, a Sparta: dopo il basamento del toro dei <strong>Corciresi</strong>, dedica degli abitanti di Corcira ad Apollo per una miracolosa pesca del tonno eseguita nel 480 a.C., sulla sinistra troviamo il <strong>monumento dei Navarchi,</strong> esaltazione del trionfo navale di Sparta sulla flotta di Atene ad Egospotami, nel 405 a.C., e consistente in 39 statue di bronzo disposte in due fili per due livelli.</p><p>Dieci metri oltre si ha il <strong>donario di Maratona</strong>, con il quale gli Ateniesi celebravano la vittoria sui Persiani del 490 a.C. e in seguito quella ottenuta all’Eurimedonte nel 467 a.C. ad opera di Cimone.</p><p>La polemica di Sparta si scagliava soprattutto contro il <strong>cavallo di Troia</strong>, di cui rimane il basamento, dedicato dagli Argivi per una loro vittoria sugli Spartani nella Tireatide, nel 414 a.C..</p><p>Di fronte al monumento dei Navarchi, si fecero autorappresentare anche i Arcadi, finalmente emancipati da Sparta, dopo la vittoria di Leuttra e di Mantinea (371 – 362 a.C.); accanto a questo, sorse dopo il 183 a.C., la <strong>statua equestre di Filopemene</strong>, più volte generale della Lega Achea.</p><p>Il percorso della V.S. trova poi respiro con due esedre semicircolari che si fronteggiano creando un ingresso contrassegnato dalle glorie di Argo. A sinistra si hanno le fondamenta dell’esedra per il <strong>monumento degli eroi di Argo</strong>, a destra l’esedra ricorda lo stesso conflitto argivo-spartano: il monumento dei re di Argo, che comprendeva le statue della dinastia mitica di Danao in una sequenza genealogica mirante a stabilire la discendenza degli Argivi da Eracle.</p><p>Di fronte, trovava spazio il primo <strong>donario dei Tarantini</strong>, per commemorare la vittoria tarantina sui Messapi nel 473 a.C.</p><p>Poi i donarii lasciavano posto alla teoria dei <strong>tesori</strong>, eleganti edifici a forma di tempietto in cui ogni città custodiva le “decime” donate ad Apollo.</p><p>Uno dei più antichi era il <strong>tesoro di Sicione</strong>, edificio dorico con due colonne in antis del VI sec. a.C., che avrebbe custodito il carro con cui il tiranno di Sicione Clistene vinse nella prima corsa di quadrighe durante le gare Pitiche del 582 a.C.</p><p>Con le spalle voltate al tesoro sicionio, troviamo il <strong>tesoro dei Sifnii</strong>. Furono gli abitanti dell’isola cicladica di <strong>Siphnos</strong> ad erigere questo spettacolare monumento dell’architettura ionica come “decima” versata ad Apollo dalle entrate che fornivano le loro famose miniere d’argento, poco prima del 524 a.C.</p><div class="mceTemp"><a rel="attachment wp-att-1521" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001507_delfi.html/delfi-tesoro-sifni-2"><img class="alignnone size-full wp-image-1521" title="Delfi-Tesoro-Sifni" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/Delfi-Tesoro-Sifni1.jpg" alt="Delfi, il tesoro dei Sifni" width="304" height="450" /></a> Delfi, il tesoro dei Sifni</div><p>Sul lato destro della Via Sacra è ben visibile la <strong>terrazza dei Megaresi</strong>, degli anni 450 – 425 a.C., posteriore di cinquanta anni al <strong>tesoro dei Megaresi</strong>. Da qui la Via piega verso N, lasciando posto al <strong>tesoro dei Beoti</strong>, davanti al quale trova si trova un blocco di calcare di forma conica, che rappresenta un <em><strong>omphalòs</strong></em>, il betilo aniconico di Gaia e simbolo del centro del mondo.</p><p>Verso la salita è posto il tesoro degli Ateniesi, ricostruito nel 1905, fu innalzato come testimonia Pausania, con il bottino di Maratona dopo il 490 a.C. Si tratta di un tempietto con due colonne doriche in antis. Lo stile ancora di gusto tardo-arcaico ha fatto supporre che il tesoro sia stato eretto intorno al 510 – 500 a.C., e che Pausania sia stato tratto di inganno dal secondo donario di Maratona, il cui basamento si trova a S del tesoro. Di fronte al tesoro ateniese si riconosceva la fondazione del<strong> tesoro dei Siracusani</strong>, innalzato forse dopo la disfatta ateniese del 412 a.C., anche se l’identificazione ancora non è certa.</p><p>Continuando sulla Via Sacra, l’area triangolare racchiusa fra il <strong>Bouleutèrion</strong>, luogo di consiglio della Boulè di Delfi, e il <strong>portico degli Ateniesi</strong> costituisce il luogo in cui la tradizione pone le più antiche funzioni oracolari prima dell’arrivo a Delfi di Apollo, e dove va identificato il <strong>santuario di Gè-Terra</strong>. Si ha un campo di rocce naturali tra sorgenti, le maggiori delle quali sono identificate con la “roccia della Sibilla” e la “<strong>roccia di Latona</strong>”. Sibilla, la prima profetessa di Apollo, avrebbe emesso i suoi oracoli dalla roccia più grande, mentre la roccia ad E sarebbe quella del “<strong>santuario di Gè presso la sorgente delle Muse</strong>” da cui la madre di Apollo, Latona, avrebbe assistito all’uccisione del serpente Python per mano del figlio. Una terza roccia, l’unica che venne monumentalizzata, con l’erezione su di essa della <strong>colonna de Nassi</strong>. La colonna ionica, dedicata dagli abitanti di Naxòs devoti di Apollo nel suo santuario di Delo, ha chiaro simbolo funerario, come sèma su una tomba, in cui si deve individuare il luogo mitico dell’uccisione di Python. Ed è proprio davanti al portico degli Ateniesi, manifesto della potenza marittima di Atene, che si colloca l’antichissima <strong>Hàlos</strong>, abitazione di <strong>Python</strong> e luogo del combattimento con Apollo. Qui si svolgeva sin dentro l’età imperiale la festa del Septèrion, la celebrazione cioè di un dramma mitico ricorrente ogni otto anni, nel corso del quale un fanciullo appiccava il fuoco ad una casa di legno rappresentante il palazzo di Python.</p><p>Avvicinandosi all’ultima rampa della Via Sacra si riconoscono le fondazioni: del <strong>tesoro dei Corinzi</strong>, dove erano stati trasferiti nel 548 a.C., il trono del re frigio Mida, il cratere d’oro donato da Gyges re di Lidia e quelli di argento, doni di Creso.</p><p>Il <strong>tempio di Apollo</strong> è quello costruito dopo il terremoto del 373 a.C. che distrusse il tempio precedente, detto <strong>degli Alcmeonidi</strong>, portato a termine tra 514 e 506 a.C.</p><p>Il periegeta Pausania ricorda la sequenza di templi mitici: il primo era una capanna fatta con rami di lauro;il secondo con favo rotondo realizzato con la cera d’api; il terzo un tempio ligneo con rivestimenti bronzei; il quarto il primo tempio in pietra, durato fino al 548 a.C. quando venne poi sostituito da quello detto degli Alkemenoidi.</p><p>L’edificio del VI secolo a.C. il sesto tempio, era di ordine dorico periptero esastilo, con 15 colonne sui lati lunghi e cella con pronao e opistodomo distili in antis, di sapore arcaico per le sue dimensioni (m 60 x 24). All’interno della cella che accoglieva l’<strong>altare di Posèidon, </strong>antico signore del luogo, le statue di Apollo Moiragètes e delle Mòirai, e il focolare comune dell’<em>hèstia</em>, sul quale il sacerdote di Apollo avrebbe ucciso Neottolemo; nel fondo era sistemato, in una sala sotterranea, il luogo della consultazione,l’<em>àdyton</em> o <em>mantèion</em>; al centro trovava posto l’<em>omphalòs</em> accanto alla statua dorata di Apollo e la pietra segnacolo della tomba di Dioniso, davanti al tripode che copriva il <em>chàsma gès</em>, la “fessura della terra” da cui provenivano le emanazioni che ispiravano la Pizia, seduta sul tripode, a pronunciare il suo responso.</p><p>Proseguendo si perviene al <strong>teatro</strong> della città, la quale cavea è stata ottenuta sul fianco del pendio dell’Elicona, sede delle Muse di Apollo, ispiratrici degli agoni musicali Pythia, che vi venivano disputati ogni quattro anni. Costruito nel IV secolo a.C., venne restaurato nel 160/159 a,C, dal re Eumene II di Pergamo e di nuovo in età romana.</p><p>Della fronte scenica non restano che le fondazioni che permettono di ricostruire una struttura bifronte su due livelli e ingresso indipendente dalla terrazza posta in basso a S. La scena era in origine a due ali sporgeni, del tipo detto a paraskènia; in età romana vi fu aggiunto un pulpitum cui appartiene un fregio a rilievo raffigurante le fatiche di Ercole. Se ci si sposta verso l’anàlemma E del teatro, dove si trovano i cosiddetti tesori, forse templi di Dioniso, databili alla prima metà del V secolo a.C.</p><p>A monte di questi edifici è situata la <strong>sorgente Kassòtis,</strong> opera di monumentalizzazione di un corso d’acqua captato con canalizzazioni nell’area del pilastro di Prusia.</p><p>Il secondo polo sacro è caratterizzato dal temènos di <strong>Atena Pronàia</strong>, “colei che precede il tempio di Apollo”. Problemi di identificazione gravano sui monumenti del santuario di Atena, dovuti al fatti che non sappiamo se Pausania sia entrato dall’ingresso odierno, posto all’angolo NE, oppure dall’ingresso opposto a NO, praticato da chi veniva dal ginnasio. Le difficoltà aumentano dal momento che gli edifici rinvenuti sono 5 e quelli menzionati da Pausania sono 4, il quale avrebbe passato sotto silenzio un edificio con la celebre Thòlos.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001507_delfi.html" data-text="Delfi" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001507_delfi.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001507_delfi.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Corinto</title><link>http://www.archeoguida.it/001489_corinto.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001489_corinto.html#comments</comments> <pubDate>Thu, 25 Feb 2010 14:53:37 +0000</pubDate> <dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Corinto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1489</guid> <description><![CDATA[Kòrinthos, Κóριηϑος La crescita della città di Corinto si vede intorno alla metà dell’ VIII secolo a.C., quando diviene un’importante centro per la produzione artigianale, dal metallo alla ceramica, e soprattutto quando da Corinto partono importanti flussi coloniali verso lo Ionio (Kòrkyra, Ambracia, Apollonia, Epìdamnos) e la Sicilia (Siracusa). Dominata in età più antica dalla [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<h3><a rel="attachment wp-att-1503" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001489_corinto.html/corinto-tempio-apollo"><img class="alignnone size-full wp-image-1503" title="Corinto, tempio di Apollo" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/corinto-tempio-apollo.jpg" alt="" width="600" height="331" /></a><a rel="attachment wp-att-1502" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001489_corinto.html/corinto-2"></a></h3><h2>Kòrinthos, Κóριηϑος</h2><p>La crescita della città di Corinto si vede intorno alla metà dell’ VIII secolo a.C., quando diviene un’importante centro per la produzione artigianale, dal metallo alla ceramica, e soprattutto quando da Corinto partono importanti flussi coloniali verso lo Ionio (Kòrkyra, Ambracia, Apollonia, Epìdamnos) e la Sicilia (Siracusa).</p><p>Dominata in età più antica dalla potente famiglia dei<strong> Bacchiadi</strong>, a metà circa del VII sec. a.C. diventa sede della dinastia dei tiranni inaugurata da <strong>Cipselo</strong> e durata fino al 55 a.C., un secolo durante il quale la città raggiunge il massimo splendore, con edifici e un artigianato fiorente. Intorno al 540 a.C. un’oligarchia sostenuta dagli Spartani si impadronisce del potere e C. entra a far parte della <strong>Lega Peloponnesiaca</strong>, nella quale, pur mantenendo buoni rapporti con Atene, occupa un ruolo importantissimo in virtù della propria marineria.</p><p>Sede dell’<strong>alleanza panellenica antipersiana</strong>, la città partecipa a tutte le grandi battaglie contro la Persia. Dopo la guerra del Peloponneso, cui prende parte attiva, Corinto si avvicina ad Atene e alla Beozia e forma (392 -386 a.C.) uno stato unitario con Argo; ne consegue una guerra con Sparta alla cui alleanza ritorna dopo la guerra e dalla quale la distacca (338 a.C.) l’egemonia di Filippo, Alessandro e dei Diadochi.</p><p>Durante tutto il periodo ellenistico Corinto ospita una guarnigione macedone&lt;&lt;, nel 243 a.C. Arato di Sicione la unisce alla Lega Achea, di cui diviene membro importante, finché nel 146 a.C. viene distrutta da <strong>L. Mummio</strong> e gli abitanti vengono uccisi o venduti come schiavi. Nel 44 a.C. Cesare la riporta in vita come <strong>colonia libertinorum</strong> con il nome di <strong>colonia Iulia Laus Corinthus</strong>: la rinascita viene portata a termine da Augusto il quale gode di enorme influenza nella città.</p><p>Adriano vi costruisce un’importante acquedotto proveniente da Stinfalo in Arcadia e grandi terme: malgrado eventi sismici di notevole portata, nei primi secoli dell’impero la colonia ha vita prospera, di nuovo al centro di cospicui traffici commerciali, con un imponente apparato monumentale finalizzato ad esprimere il concetto che una colonia romana dovesse essere fatta ad immagine di Roma.</p><p><a rel="attachment wp-att-1502" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001489_corinto.html/corinto-2"><img title="corinto" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/corinto.jpg" alt="Veduta aerea di Corinto" width="432" height="332" /></a></p><h3>Visita alla città</h3><p>Ai piedi della massiccia montagna dell’acropoli, l’<strong>Acrocorinto</strong>, si presenta il vasto ed elevato pianoro sul quale sorge l’antica città di Corinto e, lungo i margini, appaiono i tratti della cortina di mura a blocchi di età classica che collegava la città al porto di <strong>Lèchaion.</strong></p><p>Appena entrati nella zona archeologica si incontrano i resti del podio del <strong>Tempio E</strong>, un grande periptero di 6 x 12 colonne corinzie con il frontone E ornato da un’assemblea divina. L’identificazione corrente del tempio con quello di Ottavia, sorella di Augusto morta nell’11 a.C., è preferibile rispetto a quello del Capitolium della colonia.</p><p>Discendendo la scalinata che dà accesso all’agorà si giunge alla <strong>Terrazza O</strong> del foro, imponente sistemazione di età giulio –claudia di quella che era stata l’agorà classica: di questa rimane un grande monumento circolare adiacente al dròmos, la pista di corsa centrale, la fonte sacra sotterranea con altare monumentale e un piccolo tempio riferibile ad Apollo. Su questa terrazza O poggiano una serie di tempietti prostili tetrastili: il <strong>tempio augusteo F</strong> dedicato a Venere; il <strong>tempio G</strong> dedicato ad Apollo, dio principe di Corinto e protagonista della battaglia di Azio; i <strong>templi H e J</strong>, dell’età di Commodo, dedicati agli dei di Corinto classica e romana, Nettuno ed Ercole; il <strong>tempio K</strong> identificabile con il Pantheon della città, imitazione del più antico edificio di culto imperiale di Roma voluto da Agrippa nel luogo di apoteosi di Romolo; il <strong>tempio D</strong> dedicato a Fortuna.</p><p>A lato S del foro, nel livello inferiore, si ha forse il tempio di Artemide e Dioniso <em>Lysios</em> e<em> Bakchèios</em>, insieme ad una serie di botteghe con al centro il cosiddetto <strong>Bèma</strong>, il <em>tribunal</em> per l’amministrazione della giustizia e per le allocuzioni del popolo.</p><p>Al di sotto di questo si è scoperta una lunga e semplice stoà duplice di IV sec. a.C., restaurata nel II secolo e distrutta nel 146 a.C., che presentava nel fondo beh 33 botteghe con relativo retrobottega.</p><p>Nel livello superiore si ha un edificio di tipo basilicale preceduto da un portico, probabilmente sede del collegio degli Augustali, e a S da una doppia stoà che sul fondo presenta una serie di edifici della vita politica della città romana: <strong>curia</strong>, <strong>collegia</strong> e <strong>basilica.</strong></p><p>Nel lato E sono visibili i sotterranei e il criptoportico di una basilica, gemella di quella a S, da dove provengono numerosi ritratti di imperatori e principi giulio – claudii, tra i quali Augusto e i suoi figli adottivi.</p><p>Il lato N della piazza presenta al centro un arco di ingresso alla via di Lèchaion, e a sinistra di questo rimangono i resti della cosiddetta “<strong>Facciata dei prigionieri</strong>”, monumentale facciata a due piani con statue di prigionieri orientali, commemoranti le vittorie partiche di Settimio Severo. Di fronte alla facciata si trova una fonte sotterranea oggetto di intenso culto e forse di carattere oracolare tra VI e III secolo a.C., la cosiddetta “<strong>Fonte sacra</strong>” affiancata da una scalinata e da un tempio arcaico, il <strong>tempio B</strong>, uno dei pochi edifici visibili della città preromana.</p><h3>Tempio arcaico di Apollo</h3><p>La metà O del lato N del foro presentava il <strong>tempio arcaico di Apollo</strong>, una fila di botteghe con un sacello al centro, mentre l’altra metà E era occupata dalla celebre fonte Peirène, le cui acque erano famose anche per l’attività metallurgica, tanto importante nella vita di Corinto arcaica e classica.</p><p>Tornando all’arco si possono notare subito dopo le impronte di statue onorarie e votive, mentre sulla destra si incontra il Peribolo di Apollo, un santuario in forma di recinto quadrangolare con porticati ionici ed esedra per la statua di culto al centro del lato S. Subito dopo sono pochi resti di un edificio termale che sarebbero state donate alla città dal ricco spartiate di età adrianea C. Iulius Eurycles.</p><h3>Odeion</h3><p>Da ricordare tra i numerosi monumenti di età romana: l’<strong>odèion</strong>, di età neroniana, che diventa luogo per spettacoli di caccia e di giochi gladiatori e come tale vive come il vicino teatro fino all’invasione gotica del 395 d.C. Del <strong>teatro </strong>rimangono solo alcuni pezzi del più antico teatro di V secolo a.C. con orchestra circolare, scena lignea e sedili di pietra recanti anche iscrizioni. Il rinnovamento si avrà in età augustea con la realizzazione dell’orchestra semicircolare e della scena a prospetto colonnato ed absidi in corrispondenza delle tre canoniche porte, al quale segue un generale restauro adrianeo dell’edificio scenico, ornato di statue e con la fronte del pulpito decorato da rilievi raffiguranti un’amazzomachia, una gigantomachia e le fatiche di Ercole.</p><p><a rel="attachment wp-att-1504" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001489_corinto.html/corinto-fontana-romana"><img class="alignnone size-full wp-image-1504" title="corinto-fontana-romana" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/corinto-fontana-romana.jpg" alt="Corinto, fontana romana" width="500" height="368" /></a></p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001489_corinto.html" data-text="Corinto" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001489_corinto.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001489_corinto.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Micene</title><link>http://www.archeoguida.it/001480_micene.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001480_micene.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:32:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Dea Ortolani</dc:creator> <category><![CDATA[Grecia]]></category> <category><![CDATA[Micene]]></category> <category><![CDATA[Porta dei Leoni]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1480</guid> <description><![CDATA[Micene (Mykènai – Μυκηναι) Grecia, Argolide L’importanza della città di Micene si riscontra già nella sua fase protostorica quando, secondo il mito, si ebbe il “ritorno degli Eraclidi”, ossia l’invasione dorica e la fine dei regni micenei nel Peloponneso. Seppur la prima occupazione del territorio risalga al Neolitico, si dovrà aspettare la fase tardo – [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><a rel="attachment wp-att-1484" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001480_micene.html/micene-maschera-agamennone"><img class="alignnone size-full wp-image-1484" title="Micene-maschera-agamennone" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/Micene-maschera-agamennone.jpg" alt="" width="336" height="336" /></a></strong></p><h2>Micene (Mykènai – Μυκηναι)</h2><h3>Grecia, Argolide</h3><p>L’importanza della città di <strong>Micene</strong> si riscontra già nella sua fase protostorica quando, secondo il mito, si ebbe il “<strong>ritorno degli Eraclidi”,</strong> ossia l’invasione dorica e la fine dei regni micenei nel Peloponneso. Seppur la prima occupazione del territorio risalga al Neolitico, si dovrà aspettare la fase tardo – elladica o micenea per l’ascesa della città, che a partire dal 1650 a.C., data d’inizio delle tombe reali del circolo funerario B, la condurrà alla vetta del suo splendore. Impressionanti sono le realizzazioni delle mura, i palazzi e le grandi tombe a <em>thòlos </em>tra il 1400 e il 1200 a.C.<span id="more-1480"></span></p><p>La caduta dei regni micenei alla fine del XIII secolo a.C. e l’invasione dorica coinvolsero anche Micene, la cui distruzione completa è da collocare nel XII secolo a.C.: inizia così la fase dei cosiddetti “secoli bui”, alla fine dei quali, la città si mostra vitale realizzando anche un tempio arcaico. Nel 468 a.C. viene conquistata da Argo, di cui resterà centro dipendente con una discreta fioritura di epoca ellenistica, testimoniata dal teatro, il ginnasio e dalla fonte Persèia.</p><h3>Porta dei Leoni</h3><p>Incastonata ad O da un bastione e ad E dalle mura, la porta dei Leoni costituisce un’eccellente testimonianza per la plasticità del rilievo datato al periodo tardo – miceneo III B (1250 a.C), costituita dalla decorazione posta a chiusura del tradizionale spazio rettangolare dell’architrave, raffigurante due leoni araldici su un altare sormontato da una colonna, probabilmente rappresentazione aniconica di una divinità, piuttosto che simbolo del palazzo.</p><p>Le mura, costituite da pietre accuratamente squadrate, hanno una storia molto complessa: una I fase (1350 a.C.), che incorpora il palazzo ma lascia fuori il Circolo A; una II fase (1250 a.C.), che estendendosi a S della città, incorpora il Circolo insieme ad un nutrito gruppo di abitazioni; una III fase (1200 ca) nel quale la fortificazione accoglie al suo interno la via d’accesso ad una sorgente.</p><div id="attachment_1485" class="wp-caption alignnone" style="width: 458px"><a rel="attachment wp-att-1485" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001480_micene.html/micene-porta-dei-leoni"><img class="size-full wp-image-1485" title="Micene-porta-dei-leoni" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/Micene-porta-dei-leoni.jpg" alt="" width="448" height="273" /></a><p class="wp-caption-text">La Porta dei Leoni</p></div><p>Sulla destra della porta compare la cosiddetta “<em>thòlos</em> dei Leoni”, con <em>dròmos</em> lungo 22 m e camera di 14 m di diametro, rinvenuta spogliata e priva della copertura a volta (1350 a.C. ca); proseguendo, si riscontrano le fondazioni di un edificio ellenistico, dove sono appoggiati due bacini di V secolo, identificati come la fonte Perseia, menzionata da Pausania. Oltre la fonte, in basso, troviamo la <em>“thòlos</em> di Egisto”, una delle più antiche di Micene (1500 ca), con il dròmos lungo m 22, rivestito con pietra poligonale e camera da 14 m di diametro.</p><p>Poco distante si rintraccia la “<em>thòlos</em> di Clitennestra” con <em>dròmos</em> lungo 37 m e camera di 13,50 m di diametro, spogliata in antico e ancora dai Turchi all’inizio del XIX secolo: la tomba, insieme al “Tesoro di Atreo” e la <em>thòlos</em> di “Oreste”, è una delle più tarde della città (1250 a.C.).</p><h3>Circolo A e Circolo B</h3><p>La cultura micenea si manifesta attraverso il mondo dei morti, nelle scoperte di H. <strong>Schliemann</strong> (1822 &#8211; 1890) a Micene. In maniera piuttosto fortuita, questo ricco commerciante tedesco mise in luce, all’interno della cittadella fortificata, un circolo di tombe denominato convenzionalmente circolo A, fra le quali credette di individuare la sepoltura di <strong>Agamennone</strong>, il valoroso re acheo che condusse la spedizione contro Troia. Il procedere delle ricerche ha ridimensionato l’eccezionalità del ritrovamento, portando a scartare l’ipotesi che questa tomba fosse collegata alle vicende narrate da <strong>Omero</strong> nell’<strong>Iliade</strong>.</p><div id="attachment_1486" class="wp-caption alignnone" style="width: 458px"><a rel="attachment wp-att-1486" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001480_micene.html/micene-circolo-a"><img class="size-full wp-image-1486" title="Micene-circolo-A" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/02/Micene-circolo-A.jpg" alt="" width="448" height="299" /></a><p class="wp-caption-text">Il Circolo A</p></div><p>Al di fuori del settore occidentale della cinta muraria e in continuità con il precedente, venne rinvenuto un secondo circolo funerario (circolo B). Questo, più antico, rende evidente l’evoluzione sia a livello di tipologia sepolcrale che di corredo: dai primi modesti esempi si arriva alla magnificenza delle sepolture più recenti che anticipano per ricchezza e articolazione architettonica le famose tombe del Circolo A.</p><p>Entrambi i circoli funerari erano destinati a personaggi di altissimo rango, utilizzati in successione: il circolo B tra il 1650 – 1570 a.C.; il gruppo A dal 1550 al 1500 a.C.</p><h4>Circolo B</h4><p>Il <strong>circolo B</strong> è costituito da 24 tombe a fossa, di cui 14 tombe reali e 10 di rango inferiore, che diventano con il tempo sempre più monumentali sia nel sistema di accesso sia nella definizione della camera sepolcrale, innalzata con muri di mattoni o in pietra con soffitto in legno, più raramente in lastre lapidee. Ogni tomba è segnalata al suo esterno da un piccolo recinto di pietre e da una stele decorata con motivi geometrici e figurati.</p><p>L’evoluzione architettonica segue l’arricchimento dei corredi: i numerosi oggetti di pregio rinvenuti testimoniano la complessa rete di rapporti culturali e commerciali instaurati da Micene tra il XVII e il XVI secolo a.C. Nelle tombe del circolo B sono presenti in gran quantità armi, manufatti in oro e in avorio, fra cui pissidi, placchette, manici di specchi e pettini.</p><h4>Circolo A</h4><p>Il <strong>Circolo A</strong> è costituito da sei tombe reali a fossa per sepolture plurime, contenenti diciannove defunti, di cui otto uomini, nove donne e due bambini, deposti insieme a corredi di incredibile ricchezza e contrassegnate da undici stele, decorate e non, sia per sepolture maschili che femminili.</p><p>In occasione della realizzazione della II fase delle mura, le tombe vennero racchiuse da contrafforti resi necessari dall’innalzamento del suolo e coronati da un doppio cerchio di lastre monumentali. Il ritrovamento all’interno del Circolo di statuette dette di tipo Y, noti in santuari micenei, ha fatto supporre che la zona fosse oggetto di culto eroico dei re del passato, una tradizione conservatasi ancora all’epoca di Pausania, che colloca le tombe degli Atridi “<em>all’interno della città</em>” e quelle di Clitennestra e dei suoi figli (il Circolo B?) “<em>a breve distanza dal muro</em>”.</p><h3>Palazzo di Micene</h3><p>Ciò che rimane del palazzo di Micene è la sua ultima fase (1330 a.C. ), preceduto forse da un palazzo della fase premicenea, conservatasi in maniera meno evidente dei corrispettivi di <strong>Pilo</strong> e <strong>Tirinto</strong>: sono infatti andati perduti gran parte degli appartamenti privati e il livello superiore è stato sistematicamente asportato per far posto al tempio arcaico, radicalmente rifatto in epoca ellenistica.</p><p>Il <em><strong>pròpylon</strong></em> è doppio, con una colonna centrale per lato, e conduce al livello superiore fortemente distrutto e sede degli appartamenti privati. Da questo si dipartiva un corridoio che collegava ad una “sala per ospiti” con un pavimento dipinto a riquadri policromi e fornita di un’ altare. Una stretta scala univa alla corte interna, sul cui lato E si trova il <em><strong>mègaron</strong></em>, la struttura meglio conservata dell’intero edificio, composta da pronao, vestibolo e salone.</p><p>Il sontuoso salone, con le pareti decorate da uno zoccolo di gesso e i pavimenti dipinti da motivi geometrici, presentava scene affrescate di battaglie di cavalieri e rappresentazioni cerimoniali con donne di fronte al palazzo.</p><p>Attraverso l’apertura del pronao del <em>mègaron</em>, dopo una lunga e stretta galleria detta “delle cortine”, si raggiungevano gli appartamenti privati. Proseguendo da questi verso E, al di sotto di poderose strutture di età ellenistica, sono venuti alla luce otto ambienti, una corte e un corridoio, nel quale si sono scoperti resti di lavorazione dell’oro, bronzo e pietre dure come a Pilo: è molto probabile che si tratti delle officine degli artigiani impegnati nel palazzo.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001480_micene.html" data-text="Micene" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001480_micene.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001480_micene.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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