<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> <rss version="2.0" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" ><channel><title>ArcheoGuida &#187; Egitto</title> <atom:link href="http://www.archeoguida.it/articoli/luoghi/egitto/feed" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.archeoguida.it</link> <description></description> <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 14:19:13 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator> <item><title>Monumento funerario di Mentuhotep</title><link>http://www.archeoguida.it/007204_monumento-funerario-di-mentuhotep.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/007204_monumento-funerario-di-mentuhotep.html#comments</comments> <pubDate>Sun, 08 Jan 2012 13:34:30 +0000</pubDate> <dc:creator>Serena Maria Assunta Sfameni</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=7204</guid> <description><![CDATA[Mentuhotep fu un sovrano dell’XI dinastia che riuscì alla fine del primo periodo intermedio (2180-1991 a.C. circa) a dare unità all’Egitto, infatti è considerato il fondatore del Medio Regno. Fece costruire il suo monumento funerario a Tebe, città della quale era originario, su un pendio roccioso poco distante da Deir el-Bahri (il sito in cui [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong>Mentuhotep</strong> fu un sovrano dell’<strong>XI dinastia </strong>che riuscì alla fine del primo periodo intermedio (2180-1991 a.C. circa) a dare unità all’Egitto, infatti è considerato il fondatore del Medio Regno. Fece costruire il suo monumento funerario a Tebe, città della quale era originario, su un pendio roccioso poco distante da Deir el-Bahri (il sito in cui si trovano diversi complessi sepolcrali si colloca sulla riva sinistra del Nilo di fronte alla città di Luxor, che sorge sull’antica Tebe).</p><p><em><img class="alignnone size-full wp-image-7205" title="monumento funerario di Mentuhotep 1" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/monumento-funerario-di-Mentuhotep-1.jpg" alt="monumento funerario di Mentuhotep" width="600" height="461" /><br /> Veduta dall’alto dei resti del monumento funerario di Mentuhotep</em></p><p align="JUSTIFY">Ciò che oggi rimane della tomba del faraone sono solo pochi resti; non esiste una ricostruzione totalmente condivisa dagli egittologi sul suo aspetto iniziale, solo su un punto sembrano concordare, sul fatto che tipologicamente la tomba unisse alcuni aspetti della classica piramide egizia e altri elementi della tomba-<em>saff</em> (archeologicamente <em>saff</em>, che in arabo viene tradotto con “fila”, indica le tombe rupestri con la facciata decorata da file di pilastri).</p><p align="JUSTIFY">Mentuhotep diede al monumento un nome che rende evidente quale fosse la potenza del suo regno: “I luoghi di Mentuhotep risplendono”.</p><h2 align="JUSTIFY">Storia degli studi sul monumento funerario di Mentuhotep</h2><p align="JUSTIFY">Tra il <strong>1903</strong> e il <strong>1907</strong> l’archeologo svizzero <strong>Henri Edouard Naville</strong> (1844-1926) e lo studioso <strong>Henry Hall</strong> (1873-1930) iniziarono gli scavi nell’area sepolcrale, lasciandoli interrotti. Quattro anni dopo gli archeologi del <strong>Metropolitan Museum di New York</strong> continuarono le indagini per oltre un ventennio (1911-1931), ma anche loro non le portarono a termine. Il monumento funerario fu indagato completamente tra il <strong>1968</strong> e il <strong>1971</strong> dall’<strong>Istituto archeologico tedesco del Cairo</strong> sotto la direzione di <strong>Dieter Arnold</strong>.</p><h3 align="JUSTIFY">Il complesso sepolcrale</h3><p align="JUSTIFY">Secondo l’egittologo americano <strong>Herbert Eustis Winlock</strong> (1884-1950) il monumento fu eretto in tre fasi (l’archeologo tedesco Arnold ne ipotizzò invece quattro). Una rampa cerimoniale dava accesso al complesso sepolcrale eretto su più terrazze sovrapposte, la parte occidentale fu scavata nella parete rocciosa. Ai lati della lunga pedana di accesso furono collocate le statue di Osiride, dio dei morti; a chiusura di tutto vi era un cortile, ricco di alberi piantati artificialmente, delimitato da un muro in calcare.</p><p lang="" align="JUSTIFY"><em><img class="alignnone size-full wp-image-7206" title="monumento funerario di Mentuhotep 2" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/monumento-funerario-di-Mentuhotep-2.png" alt="monumento funerario di Mentuhotep" width="446" height="604" /><br /> Pianta del monumento funerario di Mentuhotep e della regina Hatshepsut.</em></p><p align="JUSTIFY">Legenda:</p><p><strong>Tempio di Mentuhotep</strong></p><ul><li><div align="JUSTIFY">1 Bab el hosan: il nome indica un cenotafio scoperto da Howard Carter, quando fu individuato al suo interno gli scopritori trovarono un sarcofago vuoto, un’urna con il nome di Mentuhotep I e una statua;</div></li><li><div align="JUSTIFY">2 vestibolo inferiore;</div></li><li>3 terrazza con colonnato;</li><li>4 piramide;</li><li>5 sala ipostila;</li><li>6 santuario.</li></ul><p><strong>Tempio di Hatshepsut, posto alla sinistra del tempio di Mentuhotep</strong></p><ul><li><div align="JUSTIFY">7 cortile;</div></li><li><div align="JUSTIFY">8 primo portico;</div></li><li><div align="JUSTIFY">9 prima terrazza;</div></li><li><div align="JUSTIFY">10 secondo portico;</div></li><li><div align="JUSTIFY">11 cappella di Hathor;</div></li><li><div align="JUSTIFY">12 cappella di Anubi;</div></li><li><div align="JUSTIFY">13 cortile;</div></li><li><div align="JUSTIFY">14 santuario di Amon;</div></li><li><div align="JUSTIFY">15 tempio solare;</div></li><li><div align="JUSTIFY">16 santuario di Hatshepsut e Thutmosi I;</div></li><li><div align="JUSTIFY">17 tempio di Thutmosi III.</div></li></ul><p align="JUSTIFY">Il tempio si ergeva su tre terrazze. Il lato orientale del <strong>terrazzamento inferiore</strong> era ornato da un portico formato da due file di pilastri; in origine le pareti erano decorate a rilievo con scene di battaglia. La <strong>terrazza centrale</strong> era strutturata in tre parti: la parte più interna in argilla costituiva il nucleo originario, tutto intorno vi era un ambulacro colonnato, quest’ultimo era ulteriormente delimitato su tre lati (era esclusa solo la parte occidentale) da un portico con pilastri arricchito da raffigurazioni a rilievo del sovrano e di altre divinità e infine anche da alcune iscrizioni. Si accedeva all’ambulacro dal lato est, al suo interno si innalzavano all’incirca 140 colonne disposte su tre file (ad eccezione del lato in cui erano due).</p><p align="JUSTIFY">Il lato occidentale della terrazza centrale in principio era occupato da una fila di sei tombe scavate nella roccia, le inumazioni appartenevano a regine e principesse facenti parte della famiglia reale di <strong>Mentuhotep</strong>, le donne erano morte molto giovani forse a causa di un’epidemia. Il corridoio che portava alla camera regale aveva le pareti segnate da nicchie al cui interno vi erano 600 statuette in legno raffiguranti botteghe e imbarcazioni, questo passaggio lungo una decina di metri conduceva alla stanza funeraria del faraone in parte occupata da una cappella in alabastro. Non fu trovato il sarcofago e questo portò gli studiosi a formulare teorie diverse, tra cui quella di Naville che ipotizzò che potesse trattarsi di una camera funeraria simbolica.</p><p align="JUSTIFY">Il monumento funerario subì un ampliamento nella parte posteriore, a livello della terrazza centrale fu costruito un cortile aperto delimitato da colonne, un tempio (<em>speos</em>) e una sala ipostila (detta così perché il soffitto era sostenuto da colonne) con 82 colonne al suo interno. Lo <em>speos</em> fu realizzato in blocchi di calcare con un soffitto a volta, l’altare era accessibile grazie ad una piccola rampa; all’interno di questo tempio fu scoperta la statua del dio Ammone insieme ad altri oggetti cultuali.</p><p align="JUSTIFY">Pochi sono i resti e le informazioni disponibili sulle strutture che occupavano la <strong>terrazza superiore</strong>; diverse sono state le ipotesi ricostruttive: l’archeologo <strong>Naville</strong> che per primo scoprì il complesso sepolcrale immaginava una piramide a chiusura di tutto; <strong>Arnold</strong> era di parere completamente opposto e sosteneva che la terza terrazza fosse occupata da una costruzione rettangolare. Purtroppo ad oggi non è possibile dare una soluzione definitiva a questo problema.</p><p align="JUSTIFY"><em><img class="alignnone size-full wp-image-7207" title="monumento funerario di Mentuhotep 3" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/monumento-funerario-di-Mentuhotep-3.jpg" alt="monumento funerario di Mentuhotep" width="600" height="369" /><br /> Ricostruzione del monumento funerario di Mentuhotep secondo Naville.</em></p><p align="JUSTIFY"><em><img class="alignnone size-full wp-image-7208" title="monumento funerario di Mentuhotep 4" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/monumento-funerario-di-Mentuhotep-4.jpg" alt="monumento funerario di Mentuhotep" width="600" height="324" /><br /> Ricostruzione del monumento funerario di Mentuhotep secondo Arnold.</em></p><p align="JUSTIFY">Il monumento funerario fu oggetto d’ispirazione per i costruttori del vicino tempio a terrazze della giovane figlia di Thutmosi I, la regina Hatshepsut, sovrana della XVIII dinastia (regnò dal 1505 al 1483 a.C. circa).</p><p align="JUSTIFY"><em><img class="alignnone size-full wp-image-7209" title="tempio funerario di Hatshepsut" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2012/01/tempio-funerario-di-Hatshepsut.jpg" alt="tempio funerario di Hatshepsut" width="600" height="419" /><br /> Il tempio funerario di Hatshepsut</em></p><p align="JUSTIFY">Tra i due importanti complessi sepolcrali ne fu scoperto un terzo, degno del medesimo interesse: quello di Thutmosi III.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/007204_monumento-funerario-di-mentuhotep.html" data-text="Monumento funerario di Mentuhotep" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F007204_monumento-funerario-di-mentuhotep.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/007204_monumento-funerario-di-mentuhotep.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alessandria d’Egitto, isola di Pharos</title><link>http://www.archeoguida.it/003971_alessandria-d-egitto-isola-di-pharos.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003971_alessandria-d-egitto-isola-di-pharos.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 29 Jan 2011 14:55:16 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[faro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3971</guid> <description><![CDATA[L’isola di Pharos, menzionata già da Omero come terra protetta dal nume Proteo, era unita alla costa da un molo ad arcate lungo circa 1500 m, noto come di Eptastadio e che aveva la duplice funzione di frenare la corrente del mare e di creare due porti separati: a E il Porto Grande, a O [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3973" title="isola-pharos" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/isola-pharos.jpg" alt="Alessandria d’Egitto, isola di Pharos" width="600" height="418" /></p><p>L’isola di <strong>Pharos</strong>, menzionata già da <strong>Omero</strong> come terra protetta dal nume <strong>Proteo</strong>, era unita alla costa da un molo ad arcate lungo circa 1500 m, noto come di Eptastadio e che aveva la duplice funzione di frenare la corrente del mare e di creare due porti separati: a E il Porto Grande, a O l’Eunosto. Alle due estremità del molo si apriva un canale che collegava i due porti, permettendo il passaggio di piccole imbarcazioni. Strabone afferma che il Porto Grande era suddiviso in più bacini e che era così profondo in prossimità della riva che potevano approdarvi anche le navi più grandi.</p><p class="aaa3">Il Faro di Alessandria</p><p>L’erezione del Faro di Alessandria sull’isola è attribuita a Tolomeo II (285-246 a.C.). L’architetto fu Sostrato di Cnido, il quale ne iniziò la costruzione probabilmente già dal 297 a.C. L’inaugurazione, comunque, ebbe luogo sotto Tolomeo Filadelfo tra il 280 e il 279 a.C. Il Faro fu consacrato a favore dei navigatori e degli dei salvatori e l’epigrafe dedicatoria era scritta in caratteri enormi di bronzo dorato, affinché potesse essere da vista dai naviganti: la fiamma del faro appariva loro come una divinità protettrice. Del monumento niente ci è pervenuto, esso ebbe altissima risonanza nel mondo antico e descrizioni del Faro ricorrono in autori classici (in particolare Diodoro Siculo, Strabone, Plinio il Vecchio), medievali e in scrittori arabi tra IX e XIV sec.</p><p>Il Faro fu annoverato tra le sette meraviglie del mondo. Il monumento, alto fra i 120 e i 140 m sorgeva su una piccola isola sul lato NE dell’isola di Pharos, luogo in cui oggi si trova il forte Qâit Bây ed era diviso in tre piani: il primo, alto 60 m era di pianta quadrata e molto largo; il secondo, che aveva un’altezza di circa 30 m, secondo quanto testimoniato dalle fonti, poteva sembrare una torre a sezione ottagonale; l’ultima sezione, di 15 m, era una sorta di torre cilindrica, su cui si trovava l’enorme statua di Alessandro Magno o di Zeus Soter. Ai quattro angoli della sommità del primo piano c’erano quattro gruppi bronzei raffiguranti tritoni marine nell’atto di soffiare dentro delle conchiglie; l’edificio doveva essere ricco di decorazioni bronzee e marmoree e doveva essere dotato di finestre per illuminare i diversi piani. Le pareti, secondo le testimonianze letterarie, erano di marmo, ma più probabilmente si trattava di calcare bianco.</p><p>Si può presumere che le fondazioni del Faro siano state eseguite con grandi blocchi di calcare messi insieme da malta cementizia. All’interno del monumento si attribuiscono un pozzo centrale, un serbatoio sotterraneo, una rampa nel primo piano e una scala negli altri due, numerose camere (più di 300) e un pozzo centrale con il quale si sollevavano i materiali necessari per il suo funzionamento. Il Faro ebbe lunga vita e fino all’anno 1000 era ancora in piedi, anche se era stato gravemente danneggiato da una serie di terremoti, tra cui uno, catastrofico, del IV sec. A partire dal 1349 è segnalato come un cumulo di rovine. Ibn Iyâs afferma che tra il 1477 e il 1479 Qâit Bây fece costruire il suo castello sulle fondazioni del Faro antico. Un mosaico collocato nella volta nella cappella di San Zeno, nella chiesa di S. Marco a Venezia (fine XII-inizi XIII secolo) rappresenta l’ultima raffigurazione che possediamo del Faro, prima che venisse distrutto.</p><p class="aaa3">Per approfondire</p><ul><li>Adriani, <em>Documenti e ricerche d’arte alessandrina, </em>Roma 1959.</li><li>D. Barbaglia, <em>Le sette meraviglie del mondo antico, </em>Milano 2008</li><li>N. Bonacasa, A. Di Vita (a cura di), <em>Alessandria e il mondo ellenistico-romano, </em>Roma 1992</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003971_alessandria-d-egitto-isola-di-pharos.html" data-text="Alessandria d’Egitto, isola di Pharos" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003971_alessandria-d-egitto-isola-di-pharos.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003971_alessandria-d-egitto-isola-di-pharos.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alessandria d’Egitto. Topografia della città antica</title><link>http://www.archeoguida.it/003861_alessandria-d%e2%80%99egitto-topografia-della-citta-antica.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003861_alessandria-d%e2%80%99egitto-topografia-della-citta-antica.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Jan 2011 14:27:41 +0000</pubDate> <dc:creator>redazione</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Alessandria d’Egitto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3861</guid> <description><![CDATA[La città di Alessandria d’Egitto fu fondata da Alessandro il Grande, che ne scelse il sito, l’estensione, la distribuzione dei monumenti, l’indicazione dei tracciati viari e il loro orientamento in rapporto alla salubrità dell’aria. Il sovrano, infatti, come ci viene testimoniato da Vitruvio, voleva una città con porti sicuri e con una vocazione commerciale, marittima [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3862" title="Alessandria d Egitto" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Alessandria-d-Egitto.jpg" alt="Alessandria d’Egitto. Topografia della città antica" width="600" height="411" /></p><p>La città di <strong>Alessandria d’Egitto</strong> fu fondata da <strong>Alessandro il Grande</strong>, che ne scelse il sito, l’estensione, la distribuzione dei monumenti, l’indicazione dei tracciati viari e il loro orientamento in rapporto alla salubrità dell’aria. Il sovrano, infatti, come ci viene testimoniato da <strong>Vitruvio</strong>, voleva una città con porti sicuri e con una vocazione commerciale, marittima e fluviale. <strong>Strabone</strong> rileva come il sito di Alessandria corrisponda perfettamente a tali requisiti (Strab., <em>Geogr., </em>XVII, 1,7). Le fonti affermano che la prima scelta del re cadde sull’isola di Pharos, ipotesi poi abbandonata per l’esiguità delle sue dimensioni. Gli architetti che collaborarono alla realizzazione del progetto furono <strong>Kleomenes</strong> di Naukratis e <strong>Deinokrates</strong> di Rodi.</p><p class="aaa3">Strabone e la descrizione di Alessandria</p><p>Strabone, in qualità di geografo, fu inviato in Egitto dal prefetto Elio Gallo dal 24-23 a.C. e fece una dettagliata descrizione della città di Alessandria e dei suoi dintorni, fornendo ai lettori dei dati che permettono di farsi un’idea della posizione spaziale della città. Egli afferma che “navigando da Pelusio verso occidente e fino alla bocca di Canobos, la costa, cioè quella che abbiamo definito anche la base del Delta, misura circa 1300 stadi; da <strong>Canobos</strong> all’isola di <strong>Pharos</strong> ce ne sono altri centocinquanta” (Strab., <em>Geogr., </em>XVII, 1,6); il geografo poi descrive la costa antistante Alessandria e l’isola di Pharos con la celebre torre e illustra i due porti e <strong>l’Eptastadio</strong>, il ponte diga che collegava Pharos con la terraferma.</p><p>L’autore provvede a dare l’idea dell’aspetto e delle dimensioni dell’impianto urbano dicendo che la pianta della città è a forma di clamide (mantello macedone di forma rettangolare con il lato lungo arrotondato) “i cui lati lunghi, di circa trenta stadi di diametro, sono quelli bagnati dalle acque e quelli brevi sono gli istmi, ciascuno di sette o otto stadi, stretti da una parte dal mare, dall’altra dal lago” (Strab., <em>Geogr. </em>XVII, 1,8); Strabone poi afferma che la città era divisa in cinque quartieri indicati con le lettere alfabetiche ed in altri siti urbani, la cui collocazione non è stata stabilita con esattezza; passa poi alla descrizione degli edifici, esaltando la bellezza dei templi, dei palazzi reali e del Museo e all’assetto di Alessandria davanti al Porto Grande (Strab., <em>Geogr.</em>, XVII, 1,9).</p><p class="aaa3">Piano di progettazione e mutamenti urbanistici</p><p>La questione della topografia e dell’urbanistica della città, a causa di una serie di difficoltà dovute alla sua continuità abitativa, è passata spesso in secondo piano. Tutti gli studi di topografia alessandrina sono partiti dalla pianta redatta, insieme ad un testo esplicativo, da <strong>Mamhud el Falaki</strong>, pubblicata nel 1872, dopo alcuni saggi di scavo condotti nell’area urbana.</p><p>Analizzando il progressivo ampliamento o riduzione dell’abitato, è stato possibile risalire ad alcuni dati originali della fase progettuale ellenistica. Sono stati individuati due assi viari: uno costituito dalla via canopica, l’altro è la via che collega l’isola di Pharos alla terraferma. Dall’incrocio di queste due strade si generò un nodo portuale-commerciale che rappresentava il centro focale per le attività cittadine. Fondamentali erano per Alessandria i due porti: quello occidentale, detto anche di <strong>Eunostos</strong>, che racchiudeva un porto più interno artificiale (<strong>Kibotos</strong>) e quello orientale che le fonti chiamano “Porto Grande”. La città era divisa in isolati, le cui dimensioni sono ancora oggetto di discussione, con “stenopoi” stretti e allungati con varie vie rompitratta, che permettevano l’accesso alle abitazioni.</p><p>La città in epoca romana continuò a svilupparsi in questa direzione; in epoca bizantina ci fu un restringimento che continuò con la conquista araba, quando si svilupparono nodi di aggregazione religiosa nell’area commerciale. Nell’XI secolo l’antico spazio urbano fu delimitato dalle mura arabe, che lasciarono fuori l’Eptastadio e la striscia di terra che andava formandosi a causa del progressivo insabbiamento, testimoniato già da fonti risalenti al I sec. d.C. Nei secoli successivi Alessandrina perse di prestigio e la comunità tendeva sempre più a stabilirsi a Pharos. Nel XVIII secolo, con l’arrivo di Napoleone Bonaparte, la città rifiorì, ma ciò comportò una radicale trasformazione dell’impianto urbano: le direttrici furono rotate di 45 gradi verso E rispetto all’asse della longitudinale per consentire il collegamento tra i due porti occidentale ed orientale e quello tra l’asse della Canopica e Pharos.</p><p>La topografia di Alessandria si può confrontare con quella di altre fondazioni ellenistiche, in particolare con Seleucia sul Tigri, con la quale ha in comune una concezione policentrica, l’organizzazione urbana intorno a vari punti focali e la divisione in isolati.</p><p class="aaa4">Per approfondire</p><ul><li>Adriani, <em>Documenti e ricerche d’arte alessandrina, </em>Roma 1959.</li><li>N. Bonacasa, A. Di Vita (a cura di), <em>Alessandria e il mondo ellenistico-romano, </em>Roma 1992</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003861_alessandria-d%e2%80%99egitto-topografia-della-citta-antica.html" data-text="Alessandria d’Egitto. Topografia della città antica" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003861_alessandria-d%25e2%2580%2599egitto-topografia-della-citta-antica.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003861_alessandria-d%e2%80%99egitto-topografia-della-citta-antica.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alessandria d’Egitto. Cesareo</title><link>http://www.archeoguida.it/003856_alessandria-d%e2%80%99egitto-cesareo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003856_alessandria-d%e2%80%99egitto-cesareo.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Jan 2011 14:21:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Alessandria d’Egitto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3856</guid> <description><![CDATA[Il Cesareo era un grande complesso monumentale, destinato al culto imperiale, che divenne, per la sua imponenza, uno dei monumenti simbolo della città di Alessandria. La sua costruzione fu ordinata da Cleopatra VII e inizialmente il complesso fu concepito come un altare al centro di un santuario destinato al culto di Marco Antonio. Tuttavia la [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3859" title="Alessandria d Egitto cesareo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Alessandria-d-Egitto-cesareo.jpg" alt="Alessandria d’Egitto. Cesareo" width="600" height="375" /></p><p>Il <strong>Cesareo</strong> era un grande complesso monumentale, destinato al culto imperiale, che divenne, per la sua imponenza, uno dei monumenti simbolo della città di Alessandria. La sua costruzione fu ordinata da Cleopatra VII e inizialmente il complesso fu concepito come un altare al centro di un santuario destinato al culto di Marco Antonio. Tuttavia la sconfitta di entrambi nella battaglia di Azio (31 a.C.) e il loro suicidio impedirono di portare a termine l’opera. Ottaviano decise di cancellare ogni monumento che ricordasse il suo rivale e, dopo averlo completato, consacrò il Cesareo al culto imperiale. I lavori furono tanto importanti che vennero fatti venire dal santuario di <strong>Hieropolis</strong>, utilizzato allora come cava, due obelischi, dedicati molti secoli prima al dio Sole da Thoutmosis III: questi furono posti all’entrata del santuario e chiamati dai viaggiatori “Aghi di Cleopatra”.</p><p class="aaa3">Inquadramento topografico</p><p>Il Cesareo si trovava nella zona N della città e si affacciava sul <strong>Porto</strong> <strong>Grande</strong>, ponendosi come tempio di riferimento per coloro che si avventurassero in mare. L’edificio doveva occupare un’area molto vasta, tra la costa, la strada <strong>Saad</strong> <strong>Zaglul</strong> e l’attuale <strong>Sinagoga</strong>. Si trovava, dunque, in una posizione privilegiata, al centro della faccia NO della polis, ed era tra le strutture più visibili per quanti entrassero nel porto.</p><p class="aaa3">Tempio</p><p>Del tempio non possediamo nulla. Le uniche notizie che ci sono fornite dalle fonti letterarie, in particolare da Strabone, che ne parla nel XVII libro della Geografia e da Filone, filosofo di religione ebraica vissuto nel I sec. d.C. La sua ubicazione è sicura sia per la presenza, in tempi ancora recenti, degli obelischi, sia per le robuste fondamenta di un muro spesso 3,5 m ritrovate nel 1874 tra i due obelischi e la Sinagoga moderna. La descrizione di Filone ci permette di immaginare l’articolazione del complesso: un vasto recinto di portici doveva fungere da barriera di fondo del santuario e lungo questi portici vi erano biblioteche, appartamenti, sale per riunioni. Negli spazi scoperti dovevano esserci boschi sacri e aree aperte di cui non si sa ancora la funzione. Al centro del complesso, che doveva essere ricco e sontuoso, c’era il tempio vero e proprio, di stile greco. Gli unici resti sono quelli scoperti in seguito alla missione di Napoleone, all’epoca utilizzati come base di una costruzione araba: tra i materiali si ricordano capitelli dorici, che fanno supporre che il tempio fosse di stile dorico.</p><p>Negli anni 1992-1992 Jean Yves Empereur procedette a sondaggi diretti sull’area del Cesareo: furono ritrovati un lungo muro composto da grossi blocchi, un’iscrizione greca, datata al 175-176, su una colonna che onora un magistrato, alcune statue e tavolette e, soprattutto centinaia di monete dei tempi della Tetrarchia. Diocleziano, infatti, aveva istallato alla fine del III secolo l’officina di produzione monetaria alessandrina proprio nel recinto del Cesareo. Il tempio continuò ad avere la stessa funzione fino al IV secolo; nel 350 fu fatta costruire una grande chiesa cristiana e Costantino II donò il monumento all’ariano Gregorio di Cappadocia, vescovo dal 339 al 346. L’edificio fu bruciato sotto Giuliano e ricostruito da Attanasio. Nel 415, secondo la “Storia dei padri della Chiesa alessandrina” li fu assassinata Spazia. Il complesso fu distrutto definitivamente nel 912.</p><p class="aaa3">Aghi di Cleopatra</p><p>Gli aghi di Cleopatra sono due giganteschi obelischi che misuravano 20,87 e 21,2 m di altezza e pesavano, rispettivamente, 187 e 193 tonnellate. Erano stati innalzati nel XIV sec. a.C. dal faraone Thoutmosis III per il santuario di Hieropolis e dal sovrano furono incisi con geroglifici, a cui si aggiunsero le dediche di Ramesse II. Nel 13 a.C. Augusto li fece importare per il Cesareo. Uno degli obelischi si trova, dopo aver passato una serie di vicissitudini burocratiche e giudiziarie, a New York, a Central Park, l’altro a Londra sull’orlo del Tamigi.</p><p class="aaa4">Per approfondire</p><ul><li>Adriani, <em>Documenti e ricerche d’arte alessandrina, </em>Roma 1959.</li><li>N. Bonacasa, A. Di Vita (a cura di), <em>Alessandria e il mondo ellenistico-romano, </em>Roma 1992</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003856_alessandria-d%e2%80%99egitto-cesareo.html" data-text="Alessandria d’Egitto. Cesareo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003856_alessandria-d%25e2%2580%2599egitto-cesareo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003856_alessandria-d%e2%80%99egitto-cesareo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Alessandria d’Egitto. Serapeo</title><link>http://www.archeoguida.it/003851_alessandria-d%e2%80%99egitto-serapeo.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/003851_alessandria-d%e2%80%99egitto-serapeo.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 22 Jan 2011 14:20:24 +0000</pubDate> <dc:creator>Emilia Panicali</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Luoghi]]></category> <category><![CDATA[Alessandria d’Egitto]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archeoguida.it/?p=3851</guid> <description><![CDATA[Il Serapeo, ossia il santuario dedicato al dio greco-egizio Serapide, era uno degli edifici più importanti di Alessandria nel periodo tolemaico. Situato nel vecchio quartiere di Rhakotis, al limite occidentale della città, era composto da un tempio centrale, adorno di statue e colonne di marmo con portici che lo collegavano ad una biblioteca ed era [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3852" title="Alessandria d’Egitto. Serapeo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Alessandria-d-Egitto-Serapeo2.jpg" alt="Alessandria d’Egitto. Serapeo" width="500" height="373" /></p><p>Il <strong>Serapeo</strong>, ossia il santuario dedicato al dio greco-egizio Serapide, era uno degli edifici più importanti di Alessandria nel periodo tolemaico. Situato nel vecchio quartiere di Rhakotis, al limite occidentale della città, era composto da un tempio centrale, adorno di statue e colonne di marmo con portici che lo collegavano ad una biblioteca ed era circondato da altri edifici minori. Le fonti letterarie, in particolare Ammiano Marcellino, insistono sulla bellezza e sulla ricchezza delle opere d’arte ivi conservate. Il tempio conteneva la statua di Serapide, realizzata con metalli preziosi e legni pregiati; le pareti dell’edificio erano rivestite con lastre d’oro, d’argento e di bronzo e le costruzioni adiacenti erano ornate da marmi rari, oro e bronzo dorato. Generalmente si fa risalire la costruzione del Serapeo al regno di Tolomeo III Evergete (metà del III sec.a.C.), ma due testi epigrafici greci trovati sul posto e databili agli inizi del III sec. a.C. attestano l’esistenza di un tempio di Serapide già in epoca anteriore.</p><p>Il Serapeo di Alessandria subì modifiche e ingrandimenti nel corso dei secoli: in età adrianea fu restaurato; nel IV secolo subì danni molto gravi a causa delle lotte religiose e fu distrutto nel 391, per ordine di Teodosio, dal patriarca Teofilo, che fece costruire al suo posto una chiesa a S. Giovanni Battista. Successivamente sul sito fu eretta la chiesa monofisita <em>dell’Aggelion</em>. La tradizione araba insiste sullo splendore del luogo e sulla ricchezza dei colonnati che rimasero in piedi fino al XII secolo. Lo scrittore Abn el Latif testimonia che nel 1200 furono fatte a pezzi e trasportate per fungere da opere di difesa.</p><p class="aaa3">Inquadramento topografico</p><p><strong>Strabone</strong>, nel XVII libro della Geografia, ci fornisce l’esatta ubicazione del santuario: egli afferma che si trovava al di qua del canale che congiungeva il lago Mareotis con il porto di Eunosto. <strong>Ammiano Marcellino</strong> e <strong>Rufino</strong> affermano che l’edificio sorgeva a <strong>Rhakotis</strong>, su una collina: dopo aver percorso una scalinata di 100 gradini, si attraversava un propylon monumentale tetrastilo, chiuso da cancelli di bronzo e con un’oikos a cupola.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-3854" title="Alessandria d Egitto Serapeo" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Alessandria-d-Egitto-Serapeo.jpg" alt="Alessandria d’Egitto. Serapeo" width="600" height="384" /></p><p>All’interno del recinto c’erano esedre, una biblioteca detta “figlia” per distinguerla da quella del Museo, una fonte sacra, abitazioni di sacerdoti, obelischi, una grande colonna, un grande edificio con molte porte, ognuna con l’iscrizione di una divinità e, naturalmente, il tempio dl dio. Il sito attuale è di difficile lettura: i principali studi sul Serapeo sono stati effettuati da El-Falakii, dal Botti, dal Thiersch, dal Breccia e da Rowe; tuttavia le conoscenze rimangono vaghe ed oscillanti per lo scarso rigore metodologico e per le difficoltà incontrate dagli archeologi durante gli scavi.</p><p class="aaa3">Recinto</p><p>Nelle campagne di scavo del 1942-45, il Rowe ha rinvenuto, a SO della colonna di Diocleziano, alcune fondazioni; nella trincea interna ad O del sito è stato ritrovato un frammento di capitello ionico in marmo bianco, risalente all’età tolemaica. I resti sono stati interpretati come la fondazione del recinto tolemaico: dovevano dunque esservi un muro di cinta e un colonnato interno di stile ionico che, probabilmente, correva lungo tutti e quattro i lati del rettangolo.</p><p>Rowe è riuscito a stabilire con certezza le dimensioni del recinto (173,70 x 76 m) grazie al rinvenimento, nei depositi di fondazione, di 10 placchette iscritte, contenenti in greco e in geroglifico la dedica del santuario a Serapide da parte di Tolomeo III. Il recinto, in età romana, fu ingrandito. Le fonti antiche ce lo descrivono come quadrato ma i risultati degli scavi modificarono questa forma dando luogo all’ipotesi di un’area di 205,70 x 105,55 m, ma forse queste misure possono ancora mutare ed indicare una maggiore larghezza.</p><p>L’ingresso monumentale al tempio vero e proprio, che doveva costituire il nucleo del complesso, fu prima collocato ad E, poi spostato sul lato S: ancora l’esatta ubicazione è oggetto di dibattiti tra gli studiosi.</p><p class="aaa3">Tempio di Serapide</p><p>I resti portati alla luce durante gli scavi hanno permesso di ricostruire due templi affiancati di età tolemaica: uno dedicato da Tolomeo III a Serapide di 16,20 m di larghezza, a cui, sul lato E, era affiancato un sacello di Arpocrate dedicato da Tolomeo IV; un altro, forse dedicato ad Iside, più corto e arretrato sulla fronte, largo 19,15 m. La struttura era caratterizzata da più aule di culto affiancate e la preminenza era data a quella di Serapide. In epoca romana il tempio subì una grande trasformazione: i templi affiancati furono inglobati in un unico grande tempio, ma ancora non sono ben chiare le dinamiche delle modifiche. Probabilmente il nuovo podio dell’edificio inglobò entrambi gli ambienti preesistenti formando una piattaforma larga circa 40 m. A O del podio c’era un atrio che immetteva in una serie di ambienti sotterranei.</p><p><img class="alignnone size-full wp-image-3853" title="Alessandria d Egitto Serapeo interno" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/uploads/2011/01/Alessandria-d-Egitto-Serapeo-interno.jpg" alt="Alessandria d’Egitto. Serapeo" width="450" height="488" /></p><p>Le notizie che possediamo sull’aspetto esterno del tempio sono poche e la sua facciata ci è nota da alcune monete alessandrine dall’età di Traiano a quella di Marco Aurelio: il tempio è generalmente ricostruito come periptero, orientato a SE, con una scalinata d’accesso monumentale; tuttavia non è possibile capire se le monete rappresentino l’edificio ellenistico o quello fatto ricostruire dai Romani.</p><p class="aaa3">Mausoleo</p><p>Si tratta di un edificio di forma rettangolare (27,50 x 24,60 m) a SO della colonna di Diocleziano, con un passaggio sotterraneo voltato. Non è chiara la sua funzione e varie sono state le ipotesi. La più accreditata è quella che, sulla base di alcune rappresentazioni monetali di età traianea e adrianea, lo interpreta come un santuario di Iside e Arpocrate.</p><p class="aaa3">Colonna di Diocleziano</p><p>Si trova nello spazio compreso tra il muro esterno del recinto tolemaico e quello romano. Si tratta di una grande colonna monolitica corinzia di granito nero, alta 26,85 m, con un diametro variabile tra i 2,80 e i 2,70 m. Sul basamento c’era un’iscrizione che conteneva una dedica a Diocleziano sa parte dei prefetto Postumo. Essa fu eretta dopo il 297, in onore dell’imperatore Diocleziano, il quale riuscì a reprimere una rivolta ad Alessandria. Sul capitello forse c’era una statua di porfido, i cui resti sono stati ritrovati ai piedi della colonna.</p><p class="aaa4">Per approfondire</p><ul><li>Adriani, <em>Documenti e ricerche d’arte alessandrina, </em>Roma 1959.</li><li>N. Bonacasa, A. Di Vita (a cura di), <em>Alessandria e il mondo ellenistico-romano, </em>Roma 1992.</li></ul><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/003851_alessandria-d%e2%80%99egitto-serapeo.html" data-text="Alessandria d’Egitto. Serapeo" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F003851_alessandria-d%25e2%2580%2599egitto-serapeo.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/003851_alessandria-d%e2%80%99egitto-serapeo.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tell el Amarna: Per Iten &#8211; il territorio di Aton</title><link>http://www.archeoguida.it/001962_tell-el-amarna-per-iten-il-territorio-di-aton.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001962_tell-el-amarna-per-iten-il-territorio-di-aton.html#comments</comments> <pubDate>Sat, 13 Mar 2010 11:30:32 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Colazilli</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Akhenaton]]></category> <category><![CDATA[Tell el Amarna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1962</guid> <description><![CDATA[Durante il quarto anno del suo regno Akhenaton (1351-1334), faraone della XVIII dinastia, decise di trasferire la capitale dell’Egitto, fino ad allora Tebe, in una zona del medio Egitto considerata una terra vergine dove nessuno aveva mai edificato e lì fondò dal nulla una nuova città dove visse con la sua famiglia e i suoi [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Durante il quarto anno del suo regno <strong>Akhenaton</strong> (1351-1334), faraone della XVIII dinastia, decise di trasferire la capitale dell’Egitto, fino ad allora Tebe, in una zona del medio Egitto considerata una terra vergine dove nessuno aveva mai edificato e lì fondò dal nulla una nuova città dove visse con la sua famiglia e i suoi dignitari. La nuova capitale fu chiamata Akhetaton, “<em>L’orizzonte di Aton</em>”, e venne concepita per essere il fulcro della riforma religiosa promossa dal sovrano che prevedeva la negazione di ogni altro dio al di fuori di <strong>Aton</strong>. La vita dell’intera città ruotava non solo intorno al nuovo palazzo reale ma anche, e soprattutto, intorno al grande tempio dedicato al dio Aton, incarnazione del disco solare e simbolo di rinascita.</p><p>Posto nel quartiere centrale della città, e situato nel settore nord, direttamente a contatto con la<strong> Via Reale</strong> che attraversava la città, il grande complesso templare, il <em>Per-Iten</em>, è un grande temenos<em> </em>rettangolare di 760&#215;270 m che si sviluppava in senso ovest-est e che racchiudeva diverse strutture legate al culto dell’Aton. L’ingresso del temenos era ad ovest e consisteva in un pilone d’accesso che immetteva direttamente in una immensa corte. Una costruzione posta alla sinistra dell’entrata, consistente in due sale ipostile scoperte, non è ancora stata identificata nella funzione. Subito dopo questa prima costruzione c’era il Grande Tempio dedicato ad Aton fiancheggiato a destra e sinistra da due grandi aree destinate a tavole d’offerta che raggiungono un totale di 365, numero direttamente collegato al ciclo solare. Alle spalle del grande tempio, ad est, c’era il santuario, mentre altri edifici si trovavano a metà strada tra i due grandi complessi. Addossato al muro del temenos, sul lato nord-est, c’era la “Sala dei tributi stranieri”, un grande altare dove erano probabilmente raccolte le offerte delle terre straniere.</p><h3>TEMPIO GRANDE DI ATON</h3><p>Il <strong>Grande Tempio</strong> dedicato ad Aton, lungo circa 210 metri, risulta oggi completamente obliterato poiché in passato, soprattutto durante la XIX dinastia, la maggior parte del materiale in pietra venne asportato e riutilizzato nei templi lungo la riva occidentale del Nilo. E’ stato possibile risalire alla pianta originaria grazie alle fondamenta e a poche vestigia dei muri soprattutto grazie al fatto che dopo la fine del regno di Akhenaton la città fu completamente abbandonata e non subì fenomeni di ricostruzione e stratificazione architettonica.</p><h3>PER-HAY (“La casa del Giubilo”)</h3><p>L’ingresso del tempio era ad ovest, verso la Via Reale, in asse con quello del temenos. Un primo pilone, la cui facciata era ornata da alte aste per le bandiere, immetteva in un ambiente, il cosiddetto <strong>Per-hay</strong>, che consisteva in due sale ipostile al coperto con otto colonne per parte e divise da una via cerimoniale scoperta che proseguiva assialmente per tutta la lunghezza del tempio. Tra le colonne si trovavano altari in calcare con le immagini della coppia reale mentre reca offerte ad Aton.</p><h3>GEM-ATEN (“La Rivelazione dell’Aton”)</h3><p>Un secondo pilone immetteva nel <strong>Gem-Aten</strong>. Due vasti cortili a cielo aperto separati da un portale, avevano ciascuno 224 altari sacrificali. Nel primo di questi cortili un altare era posizionato a metà dalla via cerimoniale, un elemento che non si ripete nel secondo cortile. Superato un altro portale ci si immetteva in una terza corte quasi quadrata, suddivisa in due dalla via processionale: ad ovest presentava tavole d’offerta, ad est 18 colonne e altre tavole di offerta coperte da un baldacchino in muratura. Superato anche un quinto pilone la quarta corte era completamente occupata da tavole d’offerta. Le ultime due corti, la quinta e la sesta, costituivano il santuario propriamente detto ed erano quasi del tutto simili: la prima, oltre alle consuete tavole d’offerta prevedeva 16 piccoli ambienti, 8 per parte, probabilmente coperti e destinati agli arredi sacri, mentre nell’ultima altre tavole d’offerta e 10 piccoli ambienti con piccoli altari. Sulla parete di fondo si allineavano tre locali, ciascuno con tre tavole d’offerta.</p><p>Come si vede, la caratteristica fondamentale di questo tempio non è più il progressivo passaggio dalla luce della corte alla penombra del sancta sanctorum, come avveniva per la tipologia classica del tempio egizio, bensì si nota la volontà di fare della luce solare la vera protagonista con una serie di corti a cielo aperto dove si svolgevano le cerimonie di culto.</p><h3>SANTUARIO BEN-BEN (“La dimora del Benben”)</h3><p>Sebbene racchiuso all’interno del temenos e quindi direttamente collegato al culto che si svolgeva nel grande tempio, il santuario non poteva essere raggiunto, come sembrerebbe logico pensare, passando attraverso gli ultimi ambienti del Gem-Aten, dove non sono state trovate vie d’uscita. Quindi trovandosi già all’interno del tempio occorreva fare il percorso a ritroso e dirigersi di nuovo verso est passando all’esterno del tempio stesso. Di difficile spiegazione è anche la grande distanza (300 metri circa) che intercorre tra questi due edifici posti l’uno di seguito all’altro.</p><p>Il santuario traeva ispirazione dai templi solari della V dinastia, in particolare quello di Abu-Gurob, a sua volta costruito sul modello del tempio solare di Heliopolis, dove il fulcro dell’adorazione era il ben-ben, cioè l’incarnazione del sole creatore.</p><p>L’accesso avveniva attraverso un pilone che immetteva in un cortile rettangolare dove sorgevano tre abitazioni per i sacerdoti. Un altro pilone immetteva in un secondo cortile quadrangolare che racchiudeva al suo interno il complesso in quanto tale: un terzo pilone dava su un cortile con portico colonnato tra le quali si ergevano statue colossali di Akhenaton con la corona Rossa da un lato e Bianca dall’altro lato. Superato un vestibolo, tramite un passaggio a gomito, si accedeva alla quarta corte dove si trovavano tavole d’offerta e piccoli vani che girano intorno al cortile. Il complesso fino ad ora descritto era circondato da un recinto quadrato dove si aprivano dei passaggi nel muro di fondo per permettere l’uscita e accedere al cortile successivo che presentava accessi laterali essendo addossato al muro perimetrale. Al centro di questa quinta corte si trovava l’altare di un piccolo santuario che Akhenaton aveva fatto erigere al momento della fondazione della nuova capitale e poi demolito. Un sesto ed ultimo cortile permetteva di uscire dal complesso.</p><h3>BEN-BEN</h3><p>Posto tra il tempio e il santuario, questo piccolo luogo sacro porticato e con statue di Akhenaton e della sua famiglia, conservava al suo interno una stele, fiancheggiata da una colossale statua del faraone seduto, che simboleggiava il ben-ben, cioè la collinetta primordiale dove, secondo la mitologia egiziana, in particolare la teologia elipolitana, il demiurgo avrebbe dato inizio alla creazione. Su questa stele erano rappresentati Akhenaton e Nefertiti.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001962_tell-el-amarna-per-iten-il-territorio-di-aton.html" data-text="Tell el Amarna: Per Iten &#8211; il territorio di Aton" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001962_tell-el-amarna-per-iten-il-territorio-di-aton.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001962_tell-el-amarna-per-iten-il-territorio-di-aton.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Tell el Amarna: tomba di Akhenaton</title><link>http://www.archeoguida.it/001947_tell-el-amarna-tomba-di-akhenaton.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/001947_tell-el-amarna-tomba-di-akhenaton.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 12 Mar 2010 15:58:42 +0000</pubDate> <dc:creator>Alessandra Colazilli</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Akhenaton]]></category> <category><![CDATA[Tell el Amarna]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=1947</guid> <description><![CDATA[L’area archeologica di Tell el Amarna conserva le testimonianze di un periodo storico che non ha avuto eguali nella storia dell’antichità e in particolare dell’Antico Egitto. E’ qui che Amenofi IV (1351-1334) faraone della XVIII dinastia, decise di trasferire la capitale dell’Egitto fondando Akhetaton, “L’orizzonte di Aton”, in onore del dio dalle sembianze di disco [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1955" href="http://www.archart.it/guida-archeologia/001947_tell-el-amarna-tomba-di-akhenaton.html/akhenaton-tomba"><img class="alignnone size-full wp-image-1955" title="Akhenaton-tomba" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2010/03/Akhenaton-tomba.jpg" alt="" width="500" height="440" /></a></p><p>L’area archeologica di <strong>Tell el Amarna</strong> conserva le testimonianze di un periodo storico che non ha avuto eguali nella storia dell’antichità e in particolare dell’Antico Egitto. E’ qui che <strong>Amenofi IV</strong> (1351-1334) faraone della XVIII dinastia, decise di trasferire la capitale dell’Egitto fondando <strong>Akhetaton</strong>, <em>“L’orizzonte di Aton”</em>, in onore del dio dalle sembianze di disco solare che egli elesse come divinità esclusiva della religione egiziana e per il quale mutò il suo nome in Akhenaton <em>“Il preferito di Aton”</em>. Il faraone eretico scelse questo sito del medio Egitto come nuova sede della sua corte e come nuovo luogo di sepoltura non solo per sé e la sua famiglia ma anche per i suoi dignitari.</p><p>Scoperta intorno al 1880 da scavatori clandestini, ma già violata sin dall’antichità, la grande tomba reale, fu scavata ai confini della città di Akhetaton e, per collocazione e planimetria, presenta notevoli differenze rispetto a quelle della Valle dei Re, a <strong>Tebe</strong> ovest. Difatti, questa fu scavata nella montagna che si trova ad est della città, contravvenendo all’antica pratica di sepoltura ad ovest, luogo dove, secondo la religione egizia, era collocato il regno dei morti. La scelta fu forse fatta in relazione al sorgere del sole ad est (come si è detto il disco solare era il fulcro della nuova religione amarniana) ma è molto probabile che il sito sia stato scelto per la maggiore vicinanza alla città rispetto ad altri. Purtroppo gran parte della tomba è stata gravemente danneggiata soprattutto nei rilievi parietali. Le cause principali sono dovute allo sgretolamento dell’intonaco e alle infiltrazioni saline, ma soprattutto alla <em>damnatio memoriae</em> rivolta, in antichità, contro Akhenaton subito dopo la sua morte, quando venne restaurata l’antica ortodossia. In epoca moderna sono stati i tentativi di asportare i rilievi a causare i maggiori danni e a determinarne la quasi totale scomparsa e illeggibilità.</p><p>La tomba, incompiuta, è situata in un canalone dello <strong>Wadi Abu Hasah el-Bahri</strong>, ed è di dimensioni notevoli rispetto a quelle tebane. A differenza delle tombe della XVIII dinastia, questa procede in linea retta all’interno della montagna, e non presenta quindi delle spezzature nell’andamento del corridoio principale. Secondo alcuni studiosi la ragione di questo nuovo accorgimento sarebbe stata quella di permettere ai raggi del sole di raggiungere direttamente la sala del sarcofago, posta in posizione assiale rispetto all’ingresso della tomba, ma questa teoria non ha per ora fondamento certo. Altro tratto distintivo della tomba sono i due appartamenti costruiti sul lato destro del corridoio e destinati ad altri membri della famiglia reale.</p><h3>Corridoio e appartamenti funerari</h3><p>In prossimità dell’entrata, si trova una scala di venti gradini divisa al centro da uno scivolo usato per il trasporto del sarcofago all’interno della tomba. Dopo la scala si passa al corridoio, privo di decorazioni, lungo più di 21 metri e largo e alto più di 3. Sulla destra, circa a metà del corridoio, si trova l’ingresso al primo appartamento, rimasto incompiuto, e destinato con molta probabilità a Nefertiti, moglie del faraone: si tratta di sei ambienti posti l’uno di seguito all’altro e dalla forma stretta e allungata. I primi due proseguono in linea retta perpendicolarmente al corridoio mentre il terzo forma una curva che svolta a sinistra creando un angolo retto da cui si dipartono i restanti ambienti, i quali proseguono in linea retta parallelamente al corridoio principale.</p><p>Proseguendo lungo il corridoio si incontra una seconda scala di 17 gradini con rampa centrale alla cui altezza, sempre sulla destra, si trova il secondo appartamento destinato questa volta alle figlie di Akhenaton. Si tratta di tre ambienti quadrangolari di diversa grandezza, il primo dei quali (camera <em>alfa</em>) era destinato a <strong>Neferneferura</strong> e <strong>Setepenra</strong>. La seconda sala (<strong>camera <em>beta</em></strong>) è priva di decorazioni e particolarità sebbene sia la più grande tra le tre, mentre l’ultima (camera <em>gamma</em>), la più piccola, era riservata a <strong>Makitaten</strong>, secondogenita di Akhenaton, che morì giovanissima, e il cui nome fu ritrovato su un frammento di granito rosa appartenente ad un sarcofago. Ciò che contraddistingue questo settore della tomba è la presenza di rilievi di particolare intensità nelle camere <em><strong>alfa</strong></em> e <em><strong>gamma</strong></em> che rendono omaggio alla defunta Mekitaten. Si tratta di scene di lamentazione uniche nel loro genere per il fatto che i protagonisti sono i membri della famiglia reale. Non ci sono al momento altri esempi che vedano un faraone e la sua famiglia in un momento così intimo come quello del dolore.</p><h3>Camera Gamma</h3><p>Qui Mekitaten è identificata da una iscrizione: “<em>La figlia del re, del suo corpo, che l’ama, Mekitaten, nata dalla grande [sposa reale Nefertiti], vivente in eterno</em>”. In uno dei rilievi parietali, molto danneggiati, la principessa è rappresentata distesa su un letto alla cui testa sono i genitori che piangono la sua morte. Altre due persone, non di rango reale, piangono la defunta ai piedi del letto. Tutto si svolge all’interno di una stanza, fuori dalla quale sono presenti altre figure, uomini e donne, su due registri, che compiono diversi gesti di lutto. Tra questi personaggi si individua anche il visir, ma soprattutto una donna che porta in braccio un neonato e lo allatta: forse la figlia del faraone è morta dando alla luce il figlio. Ma un’iscrizione posta davanti alla donna con il bambino è stata oggetto di diverse interpretazioni che hanno dimostrato, sulla base delle uniche testimonianze fotografiche pervenuteci, che il nome inciso potrebbe essere quello di Mekitaten. In questo modo la figlia del faraone sarebbe sia defunta che nascitura, accordandosi perfettamente con l’ideologia amarniana riguardo alla morte, secondo la quale il defunto tornava sulla terra sotto i raggi benefici dell’Aton: quindi il neonato non sarebbe altro che la figlia di Akhenaton rinata.</p><p>Nella parete opposta della stessa camera è rappresentata una statua della defunta Mekitaten all’interno di una cappella avvolta da piante connesse con la nascita e la resurrezione. Sempre nella stessa camera, il sovrano è rappresentato seguito dalla regina, a sua volta seguita da tre principesse e tutti hanno il braccio alzato e il palmo della mano rivolta verso il volto in segno di lutto. Dietro le principesse, su due registri, due schiere di lamentatrici compiono i gesti più vari. Come nel resto dell’arte amarniana, sono completamente abbandonati armonia e classicismo dei secoli precedenti e si impongono crani slungati, colli esili, fronti sfuggenti, nasi pesanti, labbra grosse, gote magre e occhi appena aperti. I ventri sono prominenti, le cosce ampie e le gambe. Tutti i protagonisti sono rivolti verso quello che sembrerebbe un sacello dentro il quale sta una figura di donna.</p><h3>Camera Alfa</h3><p>La decorazione delle pareti è molto simile a quella della camera <em>gamma</em>. Si distinguono due registri in ognuno dei quali i due personaggi reali si lamentano all’entrata di una stanza davanti al corpo di una delle principesse reali posto su un letto. Particolare importante è quello nel registro superiore dove ritroviamo la scena della nutrice mentre esce dalla stanza con in braccio un neonato. A completare la scena una folta schiera di personaggi che compiono gesti di lutto. </p><h3>Pozzo di protezione</h3><p>Subito dopo la seconda rampa di scale si giunge al pozzo di protezione con funzione di anticamera e le cui pareti presentavano rilievi oggi non più leggibili e di cui si distinguono a mala pena le figure di Akhenaton e della regina che recano offerte all’Aton insieme ad una processione di principesse oranti.</p><h3>Camera del sarcofago</h3><p>Superato il pozzo c’è la camera del sarcofago, la più grande di tutta la tomba. Sul lato sinistro, sopraelevata, una piattaforma con due pilastri quadrangolari. Sul lato destro era posto il sarcofago. Nell’angolo superiore destro della stanza c’è un piccolo vano incompiuto di cui non si conosce la destinazione. Molto probabilmente questa sala non doveva essere destinata all’accoglimento del sarcofago, come dimostra la sua posizione troppo ravvicinata al pozzo di protezione. Ciò significa che la tomba doveva essere ancora completata e che probabilmente il faraone e il resto della famiglia sono stati deposti altrove.</p><p>Anche la decorazione nella sala del sarcofago è ormai illeggibile e quasi interamente scomparsa ma gli elementi decorativi dovevano essere sicuramente scene di adorazione dell’Aton da parte della famiglia reale, offerte, lamentazione e invocazione del faraone defunto. Sono rappresentati anche suppellettili funerarie e di arredamento. Un altro bassorilievo irrimediabilmente danneggiato e quasi illeggibile, si trova nella parete sinistra della camera: un gruppo numeroso di lamentatrici in stile amarniano, costituisce un coro compatto di lamenti con un campionario di gesti tra i più vari. Una scena di lamento funebre da parte di uomini raffigurati a grandezza naturale fu distrutta negli anni ’70 da ladri che tentarono di asportarla. Anche le iscrizioni della camera funeraria sono ormai irrecuperabili a causa della furia iconoclasta consumatasi in antichità.</p><p>Non è stata trovata traccia di suppellettile all’interno della tomba, neanche qualche frammento che facesse pensare ad un saccheggio frettoloso che, inevitabilmente, lascia dietro di sé dei frammenti minori e quindi trascurati. Tutto ciò aggiunge altri dubbi sulla probabile sepoltura del faraone e i suoi familiari in questa tomba.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/001947_tell-el-amarna-tomba-di-akhenaton.html" data-text="Tell el Amarna: tomba di Akhenaton" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F001947_tell-el-amarna-tomba-di-akhenaton.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/001947_tell-el-amarna-tomba-di-akhenaton.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Medinet Habu</title><link>http://www.archeoguida.it/00286_medinet-habu.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00286_medinet-habu.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:24:20 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Lorizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Ciamet]]></category> <category><![CDATA[Gemet]]></category> <category><![CDATA[Giamet]]></category> <category><![CDATA[Khenemet-ne-heh]]></category> <category><![CDATA[Medinet Habu]]></category> <category><![CDATA[Ramesse III]]></category> <category><![CDATA[tempio funerario]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=286</guid> <description><![CDATA[L&#8217;antica Ciamet (o Giamet) o Gemet in copto (Medinet Habu) è situata lungo la sponda occidentale del Nilo, di fronte a Luxor, in una delle aree più care agli egizi per il culto del dio Amon. La località, grazie alla presenza del tempio di Amon, costruito da Hatshepsut e Tutmosi III, e del tempio funerario [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-287" title="Medinet-Habu" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/Medinet-Habu.jpg" alt="Medinet-Habu" width="360" height="240" /></p><p>L&#8217;antica <strong>Ciamet</strong> (o Giamet) o <strong>Gemet</strong> in copto (Medinet Habu) è situata lungo la sponda occidentale del Nilo, di fronte a <strong>Luxor</strong>, in una delle aree più care agli egizi per il culto del dio <strong>Amon</strong>. La località, grazie alla presenza del tempio di Amon, costruito da <strong>Hatshepsut</strong> e <strong>Tutmosi III</strong>, e del tempio funerario di <strong>Ramesse III</strong>, divenne il fulcro della vita economico-amministrativa di <strong>Tebe</strong>, continuando ad essere frequentata fino al IX secolo d.C..</p><h4>Il tempio funerario di Ramesse III (Khenemet-ne-heh)</h4><p align="left">Il tempio di Medinet Habu rappresenta una delle ultime, grandiose espressioni monumentali del Nuovo Regno, ricalcando sostanzialmente i canoni architettonici che ritroviamo nei coevi edifici cultuali, ispirandosi soprattutto al cosiddetto &#8216;Ramesseo&#8217; o tempio funerario di Ramses II, situato a poca distanza, nella località di Deir el-Bahri. Originariamente il tempio di Ramesse III era collegato al Nilo da un canale, utilizzato per lo svolgimento delle processioni delle imbarcazioni le quali, provenienti dal Nilo, giungevano, percorrendo il canale, all&#8217;imbarcadero, situato a ridosso della cinta muraria. Il complesso, di forma pressapoco rettangolare, è formato da un recinto sacro in mattoni che racchiude una serie di cortili, sale ipostile (con colonne) ed edifici, fino a raggiungere il santuario.</p><h5>Il recinto e gli ingressi</h5><p align="left">L&#8217;entrata possiede una caratteristica peculiare: la forma. L&#8217;ingresso principale infatti (quello collocato sulla fronte, a sud-est) presenta una struttura fortificata molto simile al cosiddetto &#8216;Migdol&#8217; o torre fortificata di tipo siriano, caratterizzato da &#8216;riseghe&#8217; murarie che ne restringono l&#8217;accesso fino alla grandezza della porta. L&#8217;ingresso si innesta in una poderosa recinzione costruita in mattoni, allo scopo di isolare (e purificare) l&#8217;area sacra dal mondo esterno, il cui lato principale misura bel 200 metri di lunghezza. Tra questo recinto ed il recinto più interno erano situate una serie di abitazioni riservate al personale che operava all&#8217;interno del tempio ed un lago sacro per le abluzioni. Nella parte nord-est esistevano originariamente altre due porte, ora non più visibili. Quella centraleera in asse con il tempio, mentre la più piccola (nota come &#8216;porta di Ramses III&#8217;) era completamente decentrata verso nord.</p><h5>Il primo pilone</h5><p align="left">Il primo pilone mostra gigantesche raffigurazioni di Ramses III che sottomette i nemici davanti alle divinità di Amon e Ra-Harakhti. Nelle vicinanze sono raffigurate le terre e le città nemiche cinte da un anello a forma di testa umana, mentre sul lato corto occidentale del bastione meridionale sono rappresentate scene di caccia al toro. Il pilone è il punto terminale di una seconda recinzione che introduce nella corte centrale.</p><h5>Il Palazzo Reale</h5><p align="left">L&#8217;edificio reale era costruito in mattoni (attualmente molto danneggiato), utilizzato dal re durante le feste religiose e presenta due fasi costruttive. Oltre alla Sala del Trono e alla Sala Reale, il palazzo presenta la cosiddetta &#8216;finestra delle apparizioni&#8217; una sorta di balcone dove il re poteva essere visto ed acclamato dai suoi sudditi e che fungeva da collegamento tra il palazzo reale ed il tempio. L&#8217;edificio non rappresentava un luogo di residenza del sovrano ma soltanto un elemento rituale durante le celebrazioni liturgiche. Indagini archeologiche hanno riportato alla luce numerose piastrelle ceramiche smaltate ed invetriate, del tutto simili a quelle coeve rinvenute nelle località del delta di Qantir e Tell el-Yahudija che rivestivano gran parte dell&#8217;edificio.</p><h5>Il secondo pilone</h5><p align="left">Superata la corte su cui si affaccia la &#8216;finestra delle apparizioni&#8217; del palazzo reale, si giunge di fronte al secondo pilone dove il sovrano è rappresentato sul bastione meridionale che offre i prigionieri ad Amon e Mut, mentre sul lato interno e lungo le pareti sud e nord del secondo cortile sono visibili scene legate alle celebrazioni in onore di Sokaris e Min.</p><h5>Il Santuario</h5><p align="left">Il santuario, introdotto dalla seconda corte utilizzata dai cristiani in epoca copta come chiesa, era formato da una serie di cappelle dedicate al culto delle divinità, tra cui una destinata al culto di Ramses III divinizzato. Uno degli ambienti veniva riservato per la conservazione del Tesoro, rappresentato anche in alcuni rilievi del tempio, mentre la parte più interna custodiva il &#8216;naos&#8217; che proteggeva l&#8217;immagine del dio. Accanto al Santuario erano situati i depositi di cibo legati alle funzioni rituali, che venivano celebrate esclusivamente dai sacerdoti addetti al tempio.</p><h5>Rilievi ed iscrizioni all&#8217;esterno del tempio</h5><p align="left">Le iscrizioni e i rilievi monumentali di Ramses III presenti lungo il muro settentrionale del tempio vanno presi, storicamente parlando, con &#8216;le molle&#8217; e filtrati dalle influenze autocelebrative del faraone, al contrario delle cosiddette &#8216;lettere di Ugarit&#8217; che narrano i medesimi episodi e rappresentano un&#8217;importante fonte &#8216;storica&#8217; per la comprensione del quadro generale delle invasioni avvenute lungo il bacino orientale del mediterraneo all&#8217;inizio dell&#8217;XII secolo. [evento - ramses contro popoli del mare]</p><h5>Decorazioni scultoree del tempio</h5><p align="left">All&#8217;ingresso del primo recinto (torre fortificata detta &#8216;migdol&#8217;) e in altri ambienti del complesso funerario, sono visibili alcune statue in granito nero della dea leonessa Sekhmet, con il simbolo solare posto sulla sua testa. La dea Sekhmet, corpo umano e testa leonina, era posta a guardia degli ambienti per la sua natura guerresca e protettrice. All&#8217;interno della prima e seconda corte sono visibili alcune sculture riproducenti il faraone in atteggiamento &#8216;osiriaco&#8217; cioè con le braccia incrociate sul petto e i simboli del potere stretti nelle mani, ai cui piedi erano spesso presenti i figli del sovrano stesso.</p><h5>Tombe e cappelle delle Divine Adoratrici</h5><p align="left">All&#8217;interno del complesso funerario di Ramses III sono state costruite durante la XXV e XXVI dinastia (716-525 a.C.) le cappelle delle cosiddette &#8216;Divine Adoratrici&#8217; del dio Amon, una figura sacerdotale molto importante perché ricoperta da donne (divenute sacerdotesse), figlie dei gran sacerdoti del tempio e successivamente dalle principesse reali. Tra le più importanti qui sepolte ricordiamo la sacerdotessa Amenirdis, di cui ci restano importanti sculture a tutto tondo.</p><h4>Il tempio di Amon (Zeser-iset)</h4><p align="left">Situato nelle vicinanze del Tempio funerario di Ramses III, il tempio di Amon venne originariamente costruito da Hatshepsut e Thutmosi III e ampliato da Ramses III, ma venne particolarmente rimaneggiato tra la XXV e la XXX dinastia e durante l&#8217;epoca greco-romana. Gli sconvolgimenti furono così ampi che vennero costruite nuove corti, piloni e sale ipostile, creando un avancorpo molto consistente che si è andato ad aggiungere al monumento originale.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00286_medinet-habu.html" data-text="Medinet Habu" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00286_medinet-habu.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00286_medinet-habu.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>1</slash:comments> </item> <item><title>Garbi Assuan</title><link>http://www.archeoguida.it/00283_garbi-assuan.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00283_garbi-assuan.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:21:51 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Lorizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Garbi Assuan]]></category> <category><![CDATA[necropoli]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=283</guid> <description><![CDATA[La necropoli di Garbi Assuan è scandita da due file di tombe (la prima delle quali contiene il maggior numero di tombe e le più importanti), originariamente accessibili mediante rampe di scale, longitudinalmente tagliate da uno scivolo necessario per il trasporto dei sarcofagi e dei corredi funerari. Le tombe più importanti di Garbi Assuan Tomba [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-284" title="Garbi-Assuan" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/Garbi-Assuan.jpg" alt="Garbi-Assuan" width="360" height="240" /></p><p>La <strong>necropoli</strong> di Garbi Assuan è scandita da due file di tombe (la prima delle quali contiene il maggior numero di tombe e le più importanti), originariamente accessibili mediante rampe di scale, longitudinalmente tagliate da uno scivolo necessario per il trasporto dei sarcofagi e dei corredi funerari.</p><h4>Le tombe più importanti di Garbi Assuan</h4><p><strong>Tomba 25 di Mekhu<br /> </strong>VI dinastia. Presenta un ingresso decorato con due piccoli obelischi anepigrafi e una vasta sala con un soffitto da tre file di sei colonne ciascuna. In asse con l’ingresso è visibile un tripode con una tavola d’offerta mentre lungo le tre pareti (quella di fondo e le due laterali) sono visibili tre nicchie soprelevate. Le scene decorative rappresentano soprattutto immagini d’offerte e lavori nei campi (aratura, raccolto e il suo trasporto da parte di asini).</p><p><strong>Tomba 26 di Sabni I<br /> </strong>VI dinastia. Sabni, figlio di Mekhu ed alto funzionario di Pepi II, possedeva una tomba in comunicazione con quella del padre, introdotta da un ingresso con due piccoli obelischi ai lati e un’entrata con travatura trasversale (molto originale) che introduceva all’interno di una sala sorretta da 12 pilastri squadrati che la dividono in tre navate. Le decorazioni rappresentano il defunto in barca con le figlie durante una battuta di caccia nelle paludi e altre scene di pesca e di caccia sul Nilo. Interessante è l’iscrizione rinvenuta nei pressi dell’ingresso che narra delle ricerche effettuate da Sabni per ritrovare il corpo del padre scomparso durante una spedizione del sud allo scopo di mummificarlo.</p><p><strong>Tomba 28 di Heqa-ib I<br /> </strong>piccole dimensioni e con una decorazione piuttosto scarna, possiede un’interessante immagine del defunto abbigliato da nubiano, una parrucca riccioluta e una pelle molto scura.</p><p><strong>Tomba 30 di Heqa-ib<br /> </strong>del Medio Regno. La sala è divisa in tre navate da sei pilastri con una volta a botte come copertura. Nella parete di fondo è visibile una nicchia con la rappresentazione di due personaggi e la pianta di papiro.</p><p><strong>Tomba 31 Serenput II<br /> </strong>della XII dinastia. Il principe Serenput II era uno dei figli di Satethotep, vissuto al tempo di Amenemhat II, faraone della XII dinastia. E’ considerata una delle tombe più vaste e meglio conservate dell’intera necropoli. L’accesso è attraverso uno stretto corridoio che introduce in una sala ipostila decorata da sei pilastri che si restringono verso l’alto, decorati (cosi come le pareti del cortile esterno) da strisce parallele nere, gialle e rosse, allo scopo di imitare la stratigrafia della roccia dove sono scavate le tombe. A destra è visibile una tavola delle offerte in granito e poco più avanti è visibile un corridoio decorato da tre nicchie per lato, all’interno di ciascuna delle quali è visibile la statua del defunto scolpito nella roccia con le sembianze mummiformi di Osiride. Il corridoio conduce all’interno di una piccola sala sorretta da quattro pilastri con una nicchia posta nella parete di fondo. La decorazione è molto interessante non soltanto per le scene riprodotte (defunto ad un banchetto con suo figlio, defunto in scene familiari ecc. ecc.) ma soprattutto per la loro raffinatezza.</p><p><strong>Tomba 32 di Aku</strong><br /> molto semplice dove sono rappresentati nella nicchia della parete di fondo della sala la moglie e il figlio seduti al banchetto che si sta svolgendo sotto un pergolato.</p><p><strong>Tomba 34 di Khunes<br /> </strong>VI dinastia. La sala è sorretta da otto pilastri e decorata con scene di attività artigianali dei fornai, fabbri ferrai all’interno della fucina, birrai, vasai, conciatori ed altre attività. In epoca copta questa tomba (cosi come l’attigua tomba di Khui) venne utilizzada dai monaci come monastero e riprodussero le loro immagini lungo le pareti, con scene di vita quotidiana e riti sacrificali. Dalla tomba di Khunes si percorre una rampa di scale che conduce alla tomba di Setka, risalente al Primo Periodo Intermedio con affreschi molto deteriorati.</p><p><strong>Tomba 34n di Herkhuf<br /> </strong>l&#8217;ipogeo è formato da una sala sorretta da quattro pilastri e da un corridoio che conduce alla cripta. L’ingresso è decorato dalle immagini del defunto sorretto da un bastone e da una serie di iscrizioni biografiche che narrano di quattro spedizioni, tre delle quali compiute dal defunto in compagnia del padre nella Nubia per Merenra, quarto faraone della VI dinastia. Interessante notare il rescritto apportato nell’iscrizione sotto Pepi II che si congratula della riuscita della terza missione, durante la quale è stato catturato un nano, facendo riferimento alla cattura di un altro nano avvenuta anni prima sotto il regno di Gedkara-Isesi, sovrano della V dinastia.</p><p><strong>Tomba 35 di Pepinakht<br /> </strong>VI dinastia. Piccola tomba attualmente non visibile perché ricoperta dalla sabbia che presenta alcune iscrizioni che narrano le gesta del defunto all’epoca di Pepi II nelle battaglie contro i nubiani combattute nel Deserto Orientale.</p><p><strong>Tomba 35d di Heqa-ib II<br /> </strong>VI dinastia. La tomba di Heqa-ib II (il costruttore del piccolo tempio omonimo nell’isola di elefantina) piuttosto piccola e di impianto irregolare, è formata da un grande cortile e da un vestibolo con alti pilastri rastremati verso l’alto, che introduce all’ipogeo vero e proprio. Durante lo scavo, avvenuto alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, sono state rinvenuti notevoli esemplari di tavole d’offerta, la maggior parte delle quali visibili presso il museo di Assuan. Lungo la parte sinistra del vestibolo c’è l’ingresso alla tomba di suo figlio, Sabni II.</p><p><strong>Tomba 36 di Serenput I<br /> </strong>XII dinastia. Con la tomba di Serenput II è l’ipogeo più interessante e meglio conservato. E’ formata da un portale d’ingresso in calcare che riproduce le immagini del defunto e precede un cortile con portico a sei pilastri, che riproducono l’immagine del defunto accompagnate da iscrizioni. Numerose sono le scene sparse nella sala: defunto seguito dal portatore di sandali e da due cani, il defunto dinanzi all’immagine di buoi imbizzarriti, il defunto in barca mentre pesca e altre scene di vita quotidiana. Dalla sala si percorre un corridoio con soffitto a volta che conduce ad una seconda sala sorretta da quattro pilastri, passando poi ad un’altra sala più piccola sorretta da due pilastri e decorata da una nicchia per il culto del defunto. Anche in questa sala sono raffigurate scene di vita quotidiana ma anche qui le immagini, come nella sala più grande, sono seriamente deteriorate a causa del crollo degli stucchi.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00283_garbi-assuan.html" data-text="Garbi Assuan" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00283_garbi-assuan.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00283_garbi-assuan.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Elefantina</title><link>http://www.archeoguida.it/00280_elefantina.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00280_elefantina.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:19:12 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Lorizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Beni Hasan]]></category> <category><![CDATA[Elefantina]]></category> <category><![CDATA[Garbi Assuan]]></category> <category><![CDATA[Heqa-ib]]></category> <category><![CDATA[Khnum]]></category> <category><![CDATA[Nilometro]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=280</guid> <description><![CDATA[L&#8217;isola di Elefantina è situata di fronte al centro abitato di Assuan e già capoluogo del Primo Nomo dell’Alto Egitto è l’Isola di Elefantina o Geziret-Aswan ancora oggi di lingua e cultura nubiana, sede primitiva della città. Ricca di parchi e giardini, possiede poche tracce della sua antica frequentazione tutte concentrate nella parte meridionale dell’isola: [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-281" title="Elefantina" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/Elefantina.jpg" alt="Elefantina" width="360" height="240" /></p><p>L&#8217;isola di Elefantina è situata di fronte al centro abitato di Assuan e già capoluogo del Primo Nomo dell’Alto Egitto è l’Isola di Elefantina o <em>Geziret-Aswan</em> ancora oggi di lingua e cultura nubiana, sede primitiva della città. Ricca di parchi e giardini, possiede poche tracce della sua antica frequentazione tutte concentrate nella parte meridionale dell’isola: il <strong>museo</strong>, il ‘<strong>nilometro</strong>’, il tempio di <strong>Khnum</strong> e il tempietto di <strong>Heqa-ib</strong>.</p><p>Fino al 1820 erano ancora visibili sull’isola (descritti da alcuni viaggiatori francesi del XIX secolo) due piccoli templi praticamente intatti costruiti da <strong>Amenhotep III</strong> e <strong>Tuthmosi III</strong>, oggi non più visibili perché abbattuti.</p><h4>Il Museo di Elefantina</h4><p>Il museo è situato nella parte sud-orientale dell’isola all’interno della villa costruita nel 1912 da sir <strong>William Willcock</strong>, l’ingegnere che progettò la prima diga di Assuan. Il museo è suddiviso in quattro sale disposte in ordine cronologico e raccoglie principalmente reperti provenienti dal territorio di <strong>Assuan</strong> e dalla <strong>Bassa Nubia</strong>.</p><p>La <strong>Sala 1</strong> raccoglie materiale di epoca predinastica, come vasellame in pietra e terracotta, tavolette per cosmetici, oggetti d’uso quotidiano (pettini e aghi d’osso), amuleti, glittica (sigilli cilindrici) e armi in pietra come coltelli, clave e punte di frecce.</p><p>La <strong>Sala 2</strong> contiene reperti datati all’Antico Regno con oggetti tipicamente egiziani ed altri di gusto maggiormente africano. Di sicuro interesse un teschio con una frattura risanata e alcune uova di struzzo con figure di animali incise.</p><p>La <strong>Sala 3</strong> contiene oggetti datati al Medio e Nuovo Regno, con una interessante collezione di specchi e coltelli in bronzo, monili, amuleti, piccole maschere di mummie in gesso colorato, brocche micenee e un gioco da tavola in maiolica azzurra.</p><p>La <strong>Sala 4</strong> espone oggetti riferibili ai periodi più recenti come vasi di vetro bianco di epoca meroitica, vasi nubiani di epoca cristiana e una reticella di perle appartenuta ad una mummia di epoca bizantina. Interessanti sono alcuni vasi e bracciali in bronzo e alcune mummie di epoca tolemaica con involucro in ‘cartonnage’ (cartone pressato) dipinto.</p><p>Gli oggetti di grandi dimensioni sono contenuti all’interno del peristilio della villa, arredato da statue, stele e sarcofagi piuttosto interessanti. Tra i pezzi più pregiati alcune lapidi egizie, greche e copte, una mummia di ariete in un sarcofago proveniente dalla necropoli di Elefantina e tre statue di nomarchi del Medio Regno. All’interno del giardino del museo sono inoltre visibili reperti perlopiù riferibili alla XVIII dinastia (identificati grazie alla presenza dei cartigli reali) e al periodo greco-romano, come frammenti architettonici riconducibili a strutture templari. Rilevante è una statua in granito nero del faraone-donna Hatshepsut.</p><h4>Il ‘Nilometro’</h4><p>Si tratta di una scalinata formata da 90 gradini, le cui pareti presentano dei segni tra loro distanti un cubito (l’antica unità di misura egizia) per misurare l’aumento o la diminuzione del livello del Nilo. Il ‘Nilometro’, venne già descritto da Strabone e dopo un periodo di inutilizzo venne ripristinato nel 1870 da Mahmud Bey e presenta molte iscrizioni risalenti all’epoca imperiale, all’interno del quale vengono riportati dati relativi al livello dell’acqua.</p><h4>Il tempio di Khnum</h4><p>Il tempio di Khnum era situato all’interno dell’antico abitato di Elefantina, La sua costruzione venne avviata da Nectanebo II (faraone della XXX dinastia) e ultimata durante l’epoca greco-romana con l’utilizzo di parte del materiale risalente alla XVIII dinastia. Le rovine della struttura presentano un ampio cortile lastricato con la presenza di frammenti di colonne in arenaria stuccate, seguito da una sala ipostila (con colonne) formata da una grande porta in granito sulle cui superfici sono ancora visibili scene d’offerta con i cartigli e le immagini di <strong>Alessandro Aegos</strong> figlio di Alessandro il Macedone. Al di là della sala ipostila è visibile il naos spezzato in granito grigio che riproduce scene di adorazione del dio Knhum da parte di <strong>Nectanebo II </strong>e che accoglieva la statua di culto. All’interno del tempio sono stati rinvenuti alcuni sarcofagi destinati a contenere le mummie di montoni sacri (identificati idealmente con il dio Khnum) e nei pressi della sala ipostila alcuni blocchi riferibili ad un tempietto dedicato alla dea Satis, sposa di <strong>Khnum</strong> ma più antichi, risalenti al regno di Tuthmosi III (XVIII dinastia). Il ritrovamento lascia dunque ipotizzare che il culto di Khnum è ben più antico rispetto alle vestigia ritrovate e a lui dedicate.</p><h4>Il tempietto di Heqa-ib II</h4><p>Situato nelle immediate vicinanze del tempio di Khnum, il tempietto venne costruito per <strong>Heqa-ib</strong> (nomarca di Syene ed Elefantina durante la VI dinastia) tra la fine dell’Antico Regno e l’inizio del Primo Periodo Intermedio dai suoi successori allo scopo di deificarlo. E’ formato da una serie di piccole cappelle-naos in arenaria disposte intorno ad un cortile a cielo aperto e circondato da un muro in mattoni crudi alternati a frammenti di materiale di reimpiego provenienti da un sacrario della località di <strong>Kalabsa</strong>, situata a sud-ovest dell’antica cerchia cittadina di Assuan.</p><h4>Garbi Assuan</h4><p>Presso la riva sinistra del Nilo di fronte ai quartieri nord di Assuan, è la zona di <em>Garbi Assuan</em> che occupa la parte settentrionale della collina di <em>Qubbat el-Hawa</em> (in arabo significa ‘cupola ventosa’). Sul fianco della collina sono presenti una quarantina di tombe un tempo appartenute ai principi di <strong>Elefantina</strong> a partire dall’Antico Regno, il cui stile ed impostazione ricorda molto le coeve tombe di <strong>Beni Hasan</strong> in Medio Egitto.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00280_elefantina.html" data-text="Elefantina" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00280_elefantina.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00280_elefantina.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> <item><title>Assuan</title><link>http://www.archeoguida.it/00277_assuan.html</link> <comments>http://www.archeoguida.it/00277_assuan.html#comments</comments> <pubDate>Fri, 18 Dec 2009 14:15:29 +0000</pubDate> <dc:creator>Paolo Lorizzo</dc:creator> <category><![CDATA[Egitto]]></category> <category><![CDATA[Assuan]]></category><guid isPermaLink="false">http://www.archart.it/guida-archeologia/?p=277</guid> <description><![CDATA[Assuan, la Syene dei Greci, è situata sulla riva orientale del Nilo occupando in parte una zona collinare, divenuta ormai famosa per la celebre costruzione dell’omonima diga. Anticamente (compresa l’isola di Elefantina) l’area veniva chiamata yeb, la “terra degli elefanti”, definizione probabilmente legata alla presenza di numerose rocce sporgenti lungo il corso del Nilo, somiglianti [...]]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignnone size-full wp-image-278" title="Assuan" src="http://www.archart.it/guida-archeologia/wp-content/uploads/2009/12/Assuan.jpg" alt="Assuan" width="360" height="240" /></strong></p><p><strong>Assuan</strong>, la <strong><em>Syene</em> </strong>dei Greci, è situata sulla riva orientale del <strong>Nilo</strong> occupando in parte una zona collinare, divenuta ormai famosa per la celebre costruzione dell’omonima diga.</p><p>Anticamente (compresa l’isola di <strong>Elefantina</strong>) l’area veniva chiamata <em>yeb</em>, la “terra degli elefanti”, definizione probabilmente legata alla presenza di numerose rocce sporgenti lungo il corso del Nilo, somiglianti ad una schiera di elefanti.</p><p>Strategicamente importante perché controllava l’accesso alle cataratte, la città di Assuan era uno snodo essenziale per le carovaniere dirette in Sudan e testimone della presenza nel VI/V secolo a.C. di una colonia militare ebraica che realizzò un tempio consacrato a Jahvè, come testimoniato dal ritrovamento tra il 1906 e il 1908 di una serie di papiri in aramaico oggi conservati nei musei di Berlino. La tradizione (documentata dall’ateniese <strong>Eratostene</strong> 276 – 196 a.C.) parla inoltre della presenza di un grandioso pozzo illuminato il giorno del solstizio d’estate dai raggi del sole che scendevano perpendicolarmente al suo interno, di cui oggi non rimane più traccia.</p><p>Sono poche e poco visibili le antiche tracce di <em><strong>Syene</strong>,</em> che si scorgono osservando alcune iscrizioni sulle rocce nella zona di <strong><em>Qasr el-Mulah</em></strong> e alcuni frammenti di antichi edifici inseriti nel tessuto urbano della città moderna.</p><h4>Il tempio di Iside</h4><p>Si tratta di un antico edificio incompiuto e molto rovinato, situato nel quartiere di <em>Qasr el-Mulah</em> (poco distante dal luogo dove sono ubicate le iscrizioni rocciose), di cui rimangono un pronao formato da due pilastri quadrati e tre cappelle, la cui antica decorazione con scene di offerte appare molto rovinata. Il portale è decorato da una modanatura con scene di <strong>Tolomeo III Everget</strong>e offerente davanti agli dei <strong>Amon</strong>, <strong>Mut</strong> e <strong>Iside</strong>. Fatto erigere dallo stesso Tolomeo III Evergete e da <strong>Tolomeo IV Filopatore</strong>, il tempio, dedicato ad Iside, è attualmente visibile nei pressi della necropoli fatimita a nord-ovest delle cave di granito.</p><h4>Le cave degli obelischi</h4><p>Situate nella zona meridionale della città, le cave intorno alla città furono sfruttate fin dall’inizio dell’epoca dinastica per l’estrazione dei blocchi di granito, ricchi di quarzo, feldspato giallo e rosso e di mica nera, utilizzati per la costruzione di molti edifici e monumenti sparsi per tutto l’Egitto, molti dei quali trasportati fin dall’epoca romana a Roma (gli obelischi). Il materiale veniva estratto dalle cave utilizzando il sistema di penetrazione nella roccia di cunei di legno successivamente bagnati. La roccia si fendeva grazie al gonfiamento dei cunei che producevano dei tagli levigati pronti ad essere lisciati.</p><h4>L’obelisco ‘incompiuto’ e il ‘colosso mummiforme’</h4><p>L’obelisco presente nella cava settentrionale di granito di Assuan è definito ‘incompiuto’ perché è ancora alloggiato nel luogo di estrazione e non del tutto lavorato. Il quarto lato dell’obelisco infatti, non è stato staccato dalla roccia a causa di alcune fessure che si sono aperte sulla sua superficie durante la lavorazione, impedendone quindi l’estrazione. Lungo m. 41,75 e largo alla base m. 4,20, l’obelisco ha un peso di circa 1197 tonnellate e, nel caso fossero riusciti ad estrarlo, sarebbe stato il più grande al mondo mai istallato. Intorno ad esso venne praticato un intercapedine largo circa cm 75 per permetterne agli scalpellini la lavorazione. Il ‘colosso mummiforme’ (o <strong>statua di Osiride</strong>) venne sbozzato probabilmente durante la XIX dinastia (forse come elemento decorativo per una struttura templare di Tebe) e per motivi poco chiari venne abbandonato prima della sua ultimazione. Il colosso, lungo sei metri, con corona, barba e braccia incrociate sul petto, venne ricavato da uno dei tanti affioramenti rocciosi presenti nelle cave, segno tangibile dell’attiva frequentazione dei luoghi per millenni. Il volto della statua presenta ampie tracce di levigatura probabilmente prodotte in centinaia d’anni dai visitatori.</p><div class="social-ring"><div class="social-ring-button"><a href="http://twitter.com/share" data-url="http://www.archeoguida.it/00277_assuan.html" data-text="Assuan" data-count="horizontal" class="sr-twitter-button twitter-share-button"></a></div><div class="social-ring-button"><g:plusone size="medium" callback="plusone_vote"></g:plusone></div><div class="social-ring-button"><iframe allowtransparency="true" frameborder="0" hspace="0" marginheight="0" marginwidth="0" scrolling="no" style="width: 70px; height: 21px; position: static; left: 0px; top: 0px; visibility: visible; " tabindex="-1" vspace="0" width="100%" src="http://www.archeoguida.it/wp-content/plugins/wordpress-social-ring//includes/share.php?url=http%3A%2F%2Fwww.archeoguida.it%2F00277_assuan.html"></iframe></div></div><div style="clear:both;">&nbsp;</div>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.archeoguida.it/00277_assuan.html/feed</wfw:commentRss> <slash:comments>0</slash:comments> </item> </channel> </rss>
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