Giusquiamio
Hyociamus niger
È una pianta spontanea, che cresce prevalentemente tra le rovine. Questa pianta, ci racconta Plinio, era un tempo dedicata ad Apollo e, oltre a curare la tosse, veniva utilizzata anche per adornare i vincitori olimpici. In antichità era nota anche come “erba del diavolo”, mentre le sfumature viola che caratterizzavano i suoi fiori erano note come “occhi del diavolo”. Si tratta di una pianta fortemente velenosa, per la presenza di alcuni composti che possono provocare allucinazioni e sensazioni di vertigini, difatti, questa pianta era utilizzata dalle “streghe” nei sabba, provocando sensazioni di volare e di essere in contatto con presenze soprannaturali. Il giusquiamio era al centro di numerosi rituali, sia benefici, sia malefici.
Tra questi ricordiamo quello testimoniato da Bucardo vescovo di Worms all’interno del suo Decreto, una lista di penitenze da eseguire per ogni peccato, compilato tra il 1008 e il 1012. Secondo questo rituale, che serviva per favorire la pioggia, bisognava denudare una vergine e metterla a capo di un corteo di altrettante vergini, queste sarebbero dovute andare per campagne, raccogliere del giusquiamio e legarne una pianta al mignolo destro della prima vergine. Giunte presso un fiume, mentre la vergine si immergeva, le altre avrebbero agitato su di lei gli altri ramoscelli.
Infine sarebbero dovute ritornare in città in corteo, procedendo a ritroso. Nel medioevo il giusquiamio non era utilizzato solo in senso magico: era apprezzato per le sue qualità sedative e veniva utilizzato tra le componenti della cosiddetta “spongia somnifera”, un preparato a base di diverse erbe che veniva vaporizzato e fatto inalare al malato prima che si apprestasse ad un intervento chirurgico. Oggi, in piccolissime quantità, viene utilizzato come ipnotico e antispasmodico, ed il suo principio attivo è uno dei componenti alla base dei cerotti per il mal d’auto e il mal di mare.
Autore: Valeria Monno - Email monno@antika.it

