Curarsi nel medioevo: Cumino


 

Cumino

Cumino

Carum Carvi

E’ una pianta originaria dell’ Egitto e dell’ Asia Centrale, poi diffusa in tutto il Mediterraneo. Vengono utilizzati i frutti delle ombrelle, chiamati impropriamente semi, essiccati e conservati. Il cumino svolge una benefica attività regolatrice gastrointestinale, stimola la secrezione di succhi gastrici, facilitando la digestione, e calma i dolori addominali, compresi quelli nervosi. Ildegarda, a questo proposito, ci suggerisce una serie di rimedi preparati con cumino: consigliava di mangiarlo con i formaggi, perché non causassero dolori, o ancora precisava:

 “Chi soffre di nausea prenda del Cumino, una terza parte di pepe e una quarta di Pimpinella, li riduca in polvere, prenda del pan grattato puro e vi versi questa polvere e con tuorlo d’uovo e poca acqua, vi faccia una tortina o nel forno caldo o sotto la cenere calda. Ma mangi anche la suddetta polvere distribuita sul pane che reprime le linfe calde e fredde nei visceri che provocano la nausea”(1)

La Scuola Salernitana, invece, le classificava tra le piante afrodisiache, probabilmente ricollegando la spezia ad una credenza popolare che circolava tra le giovani mogli medioevali. Secondo questa tradizione preparare filtri d’amore a base di cumino per i loro mariti, avrebbe impedito a questi di abbandonarle, legandoli per sempre a sé. Proprio come accadeva per i mariti, anche i polli, secondo la credenza, nutrendosi di cumino non avrebbero mai abbandonato i propri pollai.

Note

  • (1) Omicciolo Valentini 2005, p.76; p.93, nota 27.
 

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