Curarsi nel medioevo: Coriandolo


 

coriandolo

Coriandolo

Coriandrum Sativum

È’ una pianta originaria dell’ Africa settentrionale e del Mediterraneo Orientale di cui vengono utilizzate sia le foglie che i frutti, chiamati erroneamente semi. I frutti, essiccati, vengono conservati in recipienti ermetici al riparo da luce e umidità. Questi sono noti per le loro proprietà toniche e stimolanti; attenuano il senso di fatica e calmano i forti dolori. La pianta del Coriandolo conosciuta da tempi remotissimi: pare sia stata coltivata persino nei mitici giardini pensili dell’antica Babilonia. In antichità si credeva che questa avesse spiccate proprietà terapeutiche, oltre che un gusto inconfondibile: secondo alcune fonti pare che potesse far miracolosamente guarire dalla peste, mentre Plinio il Vecchio, nella Naturalis Historia, ricorda l’uso di mettere alcuni frutti di coriandolo sotto il cuscino per alleviare il mal di testa.

L’uso del Coriandolo nel medioevo è testimoniato da diverse fonti, sia relative all’ambito della farmacopea, come i trattati medico-naturalistici di Ildegarda; sia opere come l’ Hortulus di Walafrido Strabone, un capolavoro in esametri, dedicato alla coltivazione delle piante nel proprio orto: ornamentali, officinali e alimentari di cui ci descrive mitologie, significati, e proprietà terapeutiche. Un’altre fonte che lo menziona, è il capitolare carolingio “De villis”, un documento istituzionale che regolava la vita delle campagne nonché tutelava i piccoli proprietari terrieri dalla aggressività e ingordigia della nobiltà fondiaria. Tra le piante che dovevano essere messe a coltura vi era proprio il coriandolo. Ovviamente, come ogni spezia che si rispetti, non poteva mancare in coriandolo in cucina. Allo stesso modo dell’anice, della noce moscata, dello zafferano, anche il coriandolo viene ricordato tra le cosiddette “spezie da camera”, spezie che venivano caramellate e consumate dai nobili nelle camere da letto dopo gli interminabili banchetti, tra chiacchiere e musica, per favorire la digestione.

Proprio da questa usanza di confettare i frutti di coriandolo prendono il nome i nostri coriandoli, i coloratissimi dischetti di carta che animano il carnevale. I primi coriandoli, infatti, erano piccole palline di gesso colorato, che imitavano proprio la forma e la dimensione di questi frutti. Con il tempo, al gesso sostituirono la carta, conservando però, nel nome, la memoria della loro origine.Il coriandolo è uno dei sapori più tipici nel mediterraneo e viene utilizzato in cucina per insaporire dolci e alcuni tipi di pane, carne, riso e salse, tra cui il famoso Curry indiano. Dal punto di vista della farmacopea al coriandolo sono state riconosciute proprietà benefiche dell’apparato gastrointestinale: inappetenza, coliche, crampi e problemi di digestione, inoltre, se tritato e impastato con acqua e applicato sulla pelle infiammata, si rivela un ottimo antinfiammatorio.

 

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