Roma: Domus Tiberiana


 

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Si ritiene che la Domus Tiberiana sia stato il primo palazzo imperiale ad essere stato innalzato sul colle Palatino. Esso apparteneva all’imperatore Tiberio e verosimilmente sembra che fosse stato eretto sul luogo occupato in precedenza dalla sua casa natale, inglobando anche alcune altre abitazioni appartenenti al periodo tardo-repubblicano.

La Domus Tiberiana fu, in seguito, amplificata da Caligola che la orientò verso il Foro Romano, terminata poi dall’imperatore Nerone ed, infine, risanata ad opera di Domiziano. Dal punto di vista strutturale, oggi non resta nulla delle stanze della Domus Tiberiana erette in modo da incorniciare il peristilio ma, risulta invece conservata in ottimo stato la serie di 18 stanze di forma rettangolare realizzate totalmente in laterizio e coperte a volta. Queste ultime sono collocabili al periodo di Nerone e furono ipoteticamente risanate in seguito all’incendio del 64.

Il lato della Domus Tiberiana rivolto verso est è composto da un criptoportico, che raggiunge una lunghezza approssimativa di 130 metri, collocabile anch’esso nel periodo neroniano. È ancora possibile notare, all’interno del corridoio dotato di piccole finestre a bocca di lupo realizzate soltanto su un lato della volta, alcuni frammenti di intonaci parietali caratteristici per le loro forme geometriche, gli stucchi presenti nella volta in cui sono raffigurati alcuni amorini accompagnati da alcuni temi vegetali e la pavimentazione realizzata con mosaici.

La zona più interessante e sicuramente anche la più vasta rispetto a ciò che oggi ci è pervenuto della Domus Tiberiana è sicuramente il lato nord della Domus stessa ovvero la parte orientata verso il Foro Romano.

Le stanze appartenenti a questa zona della Casa occupano una superficie che, approssimativamente, raggiunge le dimensioni di 150 x 120 metri. Esse si sviluppano in salita nei pressi di una strada denominata Clivus Victoriae e, nella sua realizzazione, si possono riconoscere due tappe: alla prima tappa, collocabile all’età di Domiziano e che è caratterizzata dall’innalzamento di un gruppo di vani chiusi nella parte frontale da una loggia sorretta a sua volta da alcuni sostegni in marmo travertino e circoscritta da alcune grate in marmo, si sovrapposero le tappe seguenti con le loro costruzioni architettoniche, collocabili nel corso dell’età adrianea, le quali attraversano il Clivus Victoriae con enormi arcate.

I graffiti presenti sulle pareti intonacate di questi edifici, in cui sono riconoscibili alcune liste di calcoli matematici e le denominazioni di alcune monete, rendono probabile l’ipotesi che all’interno di questi ambienti fossero svolte in passato anche le funzioni del fisco imperiale ed, in particolare, soprattutto quelle relative alla distribuzione delle nuove monete. Successivamente, invece, questi vani furono impiegati soprattutto come magazzini.

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La Domus Tiberiana vista dai Fori

La Domus Tiberiana, che successivamente fu assunta anche come la residenza preferita da parte degli imperatori appartenenti alla famiglia degli Antonini, fu anche la sede di una biblioteca e dell’archivio dell’Impero che furono distrutti durante il periodo di regnanza dell’imperatore Comodo, il quale rimase sul trono negli anni compresi tra il 176 e il 192 d.C.

Nel corso del VIII secolo d.C. la Domus Tiberiana fu anche scelta come luogo di dimora da parte del pontefice Giovanni VII. A partire dagli anni terminali del X secolo, tuttavia, anche a essa toccò seguire lo stesso destino del colle Palatino caratterizzato in un primo momento dall’isolamento e, soprattutto nel corso della metà del Cinquecento, anche dalle depredazioni che erano mosse dalla necessità di riutilizzare i materiali così ricavati per l’innalzamento di nuovi edifici sacri, torrioni e palazzi.

Infine, nel corso del XVI secolo, tutto ciò che era ancora in piedi della Domus fu interrato per la realizzazione, sulla cima del Palatino, degli Orti Farnesiani, fatti realizzare da Alessandro Farnese, il cardinale nipote di papa Paolo III, che, dopo essere diventato proprietario delle macerie della Domus Tiberiana, le sommerse di terra e lasciò al Vignola l’incarico di realizzarvi un cortile: questo evento segnò l’atto di nascita dei celebri Horti Palatini Farnesiorum. Il noto architetto realizzò il cortile organizzandolo su tre balconi, in modo che essi diventassero tre confortevoli viali su cui si poteva passeggiare ed erano collegati gli uni agli altri attraverso un complesso meccanismo di salite e gradinate.

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Gli Horti Palatini Farnesiorum con le due Uccelliere Gemelle sullo sfondo

Essi terminavano nel luogo in cui sorsero le particolari Uccelliere Gemelle, due edifici identici che al centro erano uniti dal balcone. La grande zona verdeggiante era suddivisa in aree quadrate grazie alla presenza di un viale principale: ogni area era diversa dalle altre sia per la forma, sia per quanto riguarda le dimensioni e sia per i piccoli muri di bosso che le incorniciavano. Ciò che ne risultò fu la creazione di uno dei più antichi orti botanici europei che i giardinieri pensarono di abbellire introducendovi arbusti e piante che non erano ancora note né in Italia, né in Europa, come, ad esempio, l’Acacia farnesiana.

Questi cortili successivamente furono scelti anche dai “pastori” per i loro noti incontri arcadici prima ancora che venisse scelto il Bosco Parrasio come luogo d’incontro per lo svolgimento delle loro riunioni poetiche.

La decadenza degli Orti Farnesiani ebbe inizio con l’avvento della famiglia dei Borbone, gli ultimi proprietari, i quali decisero di trasferire a Napoli la maggior parte dei simulacri e dei marmi che caratterizzavano il giardino, in seguito al loro riconfermato interesse storico ed artistico per l’arte e le opere classiche, distruggendo, invece, tutte le costruzioni rinascimentali.

 

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