Pompei, Casa dell’Efebo


 

 

Situata alle spalle della casa del Sacerdos Amandus si affaccia sulla strada con ben tre porte. La prima situata sotto il cenacolo venne murata dopo lo scavo.

Più che abitazione sarebbe meglio definirla un insieme di più case: inizialmente due, alle quali si è aggiunta una terza che però affacciava sul lato opposto dell’insula. Il proprietario era P. Cornelius Tages e aveva la possibilità in questo modo di avere un gran numero di ospiti. L’efebo, da cui la casa prende il nome, è una statua di bronzo: copia di originale greco è stata adattata come portatrice di lampada. Essa venne trovata dagli scavatori avvolta in panni di lino che cercavano di impedirne il danneggiamento completo.

L’ingresso che venne murato dopo lo scavo conduceva in un atrio privo di impluvium ma con tablino, coperto e con una scala che conduceva al cenacolo. I pasti provenivano dalla cucina che era posta davanti all’ingresso ma separata da questo nucleo della casa tramite una porta a battenti. Questo primo nucleo di costruzione include anche un piccolo lavabo dotato di acqua calda (è questo uno di rarissimi esempi di lavabo di questo tipo). E’ stata avanzata l’ipotesi che questa prima parte fosse adibita a gineceo o comunque ad un ambiente destinato principalmente alla famiglia e separato invece dagli altri ambienti di rappresentanza. Troviamo qui anche il Larario che è dipinto proprio nell’atrio in cui vediamo Genio nell’atto di offerta con un flautista e un inserviente mentre i Lari danzano.

La seconda porta conduce all’atrio vero e proprio circondato da varie stanze tutte decorate in maniera approssimativa: in una troviamo Narciso mentre si specchia e si innamora di sé stesso come la triste Eco, in un altra Apollo e Dafne, una terza contiene la raffigurazione di Venere pescatrice che purtroppo non è praticamente più visibile a causa del danneggiamento della parete.

Le pareti che contenevano dipinti, anche se rovinate, si riconoscono per la presenza dell’inquadratura dei pannelli. Tra l’atrio e il giardino troviamo il triclinio con emblema a sfondo vegetale sul pavimento e un canestro di pesci sulla parete in fondo.

Di fronte c’è la sala per i banchetti molto ben curata: osserviamo per esempio la copertura in piombo sul tappeto di marmi preziosi e pasta vitrea. Anche le strutture di stampo neroniano sulle pareti sono molto slanciate e ricercate. Troviamo anche alcuni accenni al culto di Dioniso e al volo delle Stagioni. In questa stanza sono presenti alcuni dipinti sulle pareti, in uno di essi riconosciamo l’incontro tra Menelao ed Elena. La stanza era fregiata di figurine in stucco dorato. Anche alcune scene bucoliche ed erotiche completano lo scenario del triclinio. Tutta la parte delle suppellettili e dei piccoli oggetti è stata portata via dalla stanza e depositata presso il Museo Nazionale di Napoli.

Vicino al tablino troviamo la cella penaria in cui vediamo la raffigurazione di due serpenti ai lati del larario posto in una nicchia alla sommità dell’incensiere dipinto. Il tablino e il vestibolo per gli ospiti comunicavano tramite un tramezzo con finestra.

Questo vestibolo, comunicante anche con la cucina, era utilizzato anche per il triclinio estivo che si sviluppava sotto il pergolato e conteneva una fontana la cui acqua era presa dal castellum aquae situato nel portico. Su di esso troviamo alcune rappresentazioni di Venere e Marte in mezzo ad un paradiso di animali e con ambientazione nilotica con il fiume, quasi in piena, simbolo dell’abbondanza.

Durante la sera venivano accesi i lumi sostenuti proprio dalla statua di Efebo.

Il giardino propriamente detto si trova sull’ala sinistra ed è protetto dalla presenza di quattro piccole erme. L’acqua che scorreva nella fontana finiva in una fistola che scompare all’interno della parete e ricompare nella casa retrostante. Questo è testimonianza del fatto la anche quella casa doveva appartenere al complesso di P. Cornelius Tages. Probabilmente i lavori erano appena iniziati al momento dell’eruzione: è per questo motivo che troviamo una grande quantità di stucco e di materiale da lavoro.

In un altro cubicolo ancora protagonisti della decorazione sono Paride ed Elena e Venere e Marte. L’ultimo triclino era decorato meravigliosamente in terzo stile e possiamo vedere alcune immagini di mare e di ville. Si ipotizza che la mano che abbia affrescato questa stanza sia la stessa di quella del tablino.

A ricordo della disgrazia della città campana un corpo è stato ritrovato: è quello di un ragazzo, ucciso dall’asfissia in un piccolo cubicolo.

 

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