
A ridosso dell’arco di Gallieno si trova la chiesa dei Santissimi Vito e Modesto, che risale al IV secolo d.C.. E’ conosciuta anche col nome di Crescenziana e subì una prima ristrutturazione quattro secoli dopo la costruzione, nel periodo in cui era Papa Stefano II. Successivamente, però, fu totalmente trascurata. Nel 1477 Papa Sisto IV decise di rifarla nuovamente e la lasciò in tutela delle suore di San Bernardo. Passò poi ai monaci cistercensi e infine ai chierici regolari mariani.
In questi stessi anni è stata costruita la facciata su via San Vito, che presenta il soffitto a campana, l’enorme rosone e il portale con gli stipiti marmorei. La struttura subì però un nuovo periodo di abbandono fino alla prima metà del 1800 quando Pietro Camporese il Giovane decise di ristrutturarla. Nel 1900 Alfredo Ricci eseguì un nuovo restauro e fu modificato il suo orientamento e la facciata su via Carlo Alberto in cui si trova un portale di forma rettangolare con stipiti in travertino al fianco di paraste, e sopra di esse si nota un fregio di triglifi e metope.
Nella parte sopra il portale vi è un’apertura quasi circolare decorata con rosette. Il fregio è sovrastato da un’apertura rettangolare attorniata da festoni con testa alata di putto e ancora più su si trova il timpano con la croce. Nella parte a sinistra si nota il campanile con base poligonale dalle cui fessure si possono osservare bene le campane. Durante la ristrutturazione eseguita tra gli anni 1973 e 1977 si ritornò al vecchio orientamento e si doveva accedere all’edificio sacro dal portale di via san Vito. Internamente vi sono tre navate e sull’altare principale si può ammirare la Madonna con Bambino, opera di Antoniazzo Romano.
Nella navata destra è stata incastonata nel muro la cosiddetta “pietra scellerata” che si narra fosse lo strumento per seviziare e uccidere parecchi seguaci del cristianesimo. In epoca medievale si pensava che la raschiatura della pietra potesse salvare dai cani feroci che volevano mordere e perciò dimostra di avere subito più di un raschiamento dappertutto. In particolare si tramanda che, nel 1620, ne abbia beneficiato un appartenente al casato dei Colonna di Paliano. In verità rappresenta un cippo funerario di origini antiche con epigrafe in ricordo di Ezio Tertio Causidico.
Autore: redazione
