Casalbore. Testimonianze archeologiche


 

Casalbore

Le testimonianze archeologiche a Casalbore (Av)

Il territorio di Casalis Albulus, fu frequentato dal VII sec. a. C. e continuò a esserlo fino alla fine delle guerre sannitiche, quando, con la conquista romana, le genti si spostarono più a est creando un insediamento a carattere sparso ma comunque importante per la presenza di un percorso per la transumanza e che portava in Puglia.

C’è da dire che già prima della conquista romana l’insediamento era a carattere sparso, caratterizzato dalla presenza di numerose fattorie che sfruttavano i terreni circostanti. A testimonianza di quanto fosse importante il centro di Casalbore al tempo dei Sanniti c’è una necropoli in contrada Sant’Elia caratterizzata da tombe a tumulo con struttura in pietrame, appartenenti a membri dell’aristocrazia locale, e semplici tombe a fossa.

Le sepolture sono tutte databili a un periodo compreso tra il VI e il V sec. a. C. I defunti si trovavano in posizione supina con il corredo ai piedi, anche se parte di esso è risultato essere posto anche all’altezza dei fianchi e della testa. Gli oggetti ritrovati nelle tombe sono in prevalenza armi per quanto riguarda gli uomini e fibule per le donne.

Per quanto riguarda la ceramica invece, fino al V secolo è sub geometrica con motivi in rosso e in nero, ma sono stati rinvenuti anche esemplari in bucchero. In alcune sepolture i defunti erano anche più di uno e questo ha fatto pensare a un uso familiare della struttura funeraria. Le tombe a fossa sono coeve, ma si distinguono per la diversità del corredo tombale costituito prevalentemente da vasellame d’impasto. Probabilmente questi defunti appartenevano a un gruppo sociale diverso.

Dal V secolo in poi la ceramica è esclusivamente a vernice nera. Il territorio di Casalbore, in contrada Macchia Porcara accanto al Municipio tra Via Matteotti e Via Gramsci, ha restituito anche i resti di un tempio italico databile a un periodo compreso tra il V e il III sec. a. C. Si tratta dell’unica struttura a carattere sacro ritrovata in Irpinia e databile all’età sannitica.

Gli scavi hanno evidenziato la presenza di un’ara sacra scoperta e circondata da portici davanti al tempio che era costituito da un vestibolo con sei colonne e la cella. In pavimenti erano in cocciopesto con tessere in pietra calcarea che andavano a formare motivi a losanghe mentre le pareti erano stuccate. Lavori di ristrutturazione furono iniziati nel III secolo, ma furono quasi subito interrotti a causa della seconda guerra punica.

Degno di nota è un altro ritrovamento in contrada Santa Maria dei Bossi, dove sono stati trovati una tomba a camera databile al II sec. a. C., scheletri, vasi e resti di un complesso termale. Resti di edifici coperti da tegole sono inoltre stati scoperti lungo il tratturo della transumanza.

 

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