
L’anfiteatro di Siracusa
Rispetto agli altri anfiteatri della Sicilia quello di Siracusa risulta essere il migliore sia per stato di conservazione che per la quantità di resti giunti a noi. È di forma ellittica e di dimensioni notevoli: la circonferenza esterna misura 140×119 m. circa; l’arena è 69.80 m. in lunghezza e 39.70 m. in larghezza.
Contrariamente a ciò che avviene per la maggior parte delle strutture romane in Sicilia il monumento siracusano è stato oggetto di studi approfonditi e per questo è ben conosciuto. Posto nella regione della Neapolis, non lontano dal teatro e dall’ara di Ierone, l’anfiteatro è scavato nella roccia su tre lati, nel lato sud le gradinate sono sorrette da un muraglione.

Ubicazione dell’anfiteatro di Siracusa
L’anfiteatro siracusano non è ben conservato, ad esempio i grossi blocchi in calcare locale bianco che lo costituivano furono asportati dagli Spagnoli nel XVI secolo e destinati alla costruzione della fortificazione dell’isola di Ortigia. In quell’occasione fu anche demolita una parte del lato ovest dell’edificio. Sopravvive la metà orientale, che come il lato nord, fu ricavato scavando il pendio occidentale del colle Temenite.
L’accesso all’arena avveniva attraverso gli usuali passaggi a volta sugli assi principali, ognuno dei quali si apre all’interno di un muro rettangolare posto poco prima l’ingresso nell’arena (nella pianta sono indicati con i nn. 1 e 2). L’ingresso a sud è preceduto da una scalinata e appare il più imponente; quello a nord si immetteva in una strada, posta tra la latomia di S. Venera e quella del Paradiso.

Pianta dell’anfiteatro (disegno di Gentili)
Altri passaggi minori esistevano ai lati delle entrate principali; probabilmente vi era una terza via di accesso principale nella parte superiore del lato orientale, dove vi sono cinque scale.
L’arena è circondata da un podio in muratura, sotto il quale si sviluppa un corridoio a volta (alto 1.60 m.) destinato all’entrata e all’uscita dei gladiatori e degli animali (nella pianta al n. 7).

Anfiteatro di Siracusa: veduta panoramica
La cavea
Molto vasto è lo spazio destinato alle gradinate, le quali sono suddivise orizzontalmente in tre parti da due praecinctiones (fasce divisorie in muratura). Dei tre settori della cavea rimane solo l’ima cavea; la media cavea e la summa cavea invece sono solo immaginabili dalle fondazioni rimaste. L’area riservata al pubblico è provvista di scale ripide di dodici o tredici gradini che portano al corridoio interno più basso, da qui attraverso strette vie di collegamento si potevano raggiungere facilmente gli ingressi sugli assi principali.
La ricostruzione dell’elevato dell’anfiteatro è solo ipotetica. Vi era certamente un corridoio interno superiore, di cui sopravvive una piccola porzione nel settore nord-est, si conservano però solo le fondazioni. Chiaramente le gradinate dovevano continuare in altezza, ma come abbiamo già detto di questa parte non rimane nulla.
Al di sotto delle file più basse corre un corridoio di servizio (nella pianta al n. 5) che si affaccia con otto aperture dentro l’arena in aggiunta agli ingressi principali. Sugli assi minori il medesimo corridoio si esaurisce all’interno di una stanza rettangolare (nella pianta ai nn. 3 e 4), ciascuna accessibile da due porte che conducono all’arena.
Il muro del podio fu realizzato in grandi blocchi con un coronamento in marmo bianco con incise iscrizioni quasi tutte latine, ciò è dovuto all’usanza di riservare i primi posti sopra al podio alle persone più influenti di Siracusa incidendone i nomi. Se ne conservano pochi, sono tutti al genitivo accompagnati dal termine locus; dall’analisi paleografica gli studiosi le hanno datate alla fine del II sec. d.C. – inizi IIIsec. d.C., periodo durante il quale si collocherebbe un restauro dell’anfiteatro.
L’arena

Anfiteatro di Siracusa: stanza rettangolare all’interno dell’arena.
Al centro dell’arena si trova una stanza rettangolare (15.50x 8.70 m. circa), usata come vano di passaggio sotterraneo che portava da sud agli assi principali e da ovest agli assi minori (nella pianta al n. 6). Era quasi sicuramente utilizzata per il deposito dei macchinari adoperati negli spettacoli ma anche per contenere le gabbie degli animali, che potevano essere introdotti nell’arena attraverso botole. L’analisi edilizia della stanza ha mostrato l’uso di materiale di riutilizzo, quindi si tratta di un aggiunta più tarda all’edificio originario.
La datazione dell’anfiteatro
L’origine del monumento è sicuramente più antica, probabilmente risalente all’età augustea secondo la versione più accreditata. Ma ancora oggi questo problema è oggetto di discussione.
Gentili nel suo dettagliato studio dell’anfiteatro conclude che fu eretto tra la fine del II sec. d.C. e gli inizi del III sec. d.C. Questa opinione è facilmente confutabile perché si basa sull’errata considerazione che il teatro di Siracusa sia stato utilizzato nei primi tempi dell’età imperiale per ospitare giochi poi organizzati nell’anfiteatro.
Lo studioso Lugli suggerisce una collocazione più verosimile in età Augustea. Questa datazione sembra confermata dalla struttura dell’edificio, quasi totalmente infossato nel terreno, così come avviene per gli anfiteatri precedenti all’età dei Flavi in Italia. Ma l’elemento che più di ogni altro conferma questa cronologia è l’uso dell’opus reticulatum per il corridoio di servizio dell’arena e in parte per il rivestimento del settore nord-ovest. A Siracusa la sua comparsa e la sua conseguente diffusione si datano tra il 50 e il 20 a.C.
La seconda fase dell’anfiteatro
Dall’analisi della struttura dell’edificio è emerso che non tutte le parti oggi visibili appartengono all’anfiteatro originario, cioè a quello risalente all’età Augustea. L’elenco comprende: la stanza sotterranea al centro dell’arena; l’uso del marmo nel muro dell’arena; le iscrizioni nel muro del podio. Tutte aggiunte databili tra la finedel II e gli inizi del III sec. d.C., collegate come già anticipato in precedenza a un restauro dell’anfiteatro. In questa seconda fase costruttiva furono ricostruiti anche gli ingressi principali però di una qualità inferiore rispetto a quelli iniziali, usando diversi tipi di blocchi di pietra.
Tra le novità apportate in una fase successiva a quella originaria vi è anche un incremento dell’altezza dell’edificio; inoltre fu costruito un muro esterno al primo di ben 8 m., come è indicato nella pianta di Gentili. Lo studioso pensò che la facciata dell’anfiteatro consistesse in una serie di arcate sorrette da pilastri, ma i resti archeologici non confermano questa ipotesi. Probabilmente anche in questa seconda fase vi era un solido muro continuo rotto solo dalle porte di passaggio. La facciata era però arricchita da pilastri (di ordine dorico o toscano) o da semi-colonne, infatti rimangono alcuni resti di un fregio (triglifi e metope con rosette) che probabilmente provenivano dalla parte superiore.
Il restauro fu preceduto da un ampliamento dell’anfiteatro che probabilmente si verificò intorno alla seconda metà del I sec. d.C.; nel 58 d.C. infatti i siracusani chiesero al senato di Roma l’invio di un maggior numero di gladiatori forse in relazione a un espansione fisica dell’anfiteatro.
Conclusioni
Rispetto agli altri anfiteatri della Sicilia quello di Siracusa è il più antico. I costruttori sfruttarono in parte un declivio naturale e in parte uno artificiale, segno di una maggiore antichità rispetto ai più moderni anfiteatri con la presenza di costruzioni a volta. Un ulteriore elemento che porta verso questa considerazione è la particolare struttura di alcune gradinate della cavea, le quali sono ricavate nella roccia anziché costruite su di un elevazione artificiale tipicamente romana.
Bibliografia
R.J.A. Wilson, Sicily under the Roman Empire, Worminster 1990, pp. 81 segg.
G. V. Gentili, Studi e ricerche sull’anfiteatro di Siracusa, Palladio XXIII, 1973, pp. 3-80.
G.
Lugli, L’architettura in Sicilia nell’età ellenistica e romana, Atti dell’VIII Congresso Nazionale di Architettura, 1950, Palermo 1956, pp. 89-107.
Autore: Serena Maria Assunta Sfameni - Email sfameni@archart.it
