
L’anfiteatro di Catania
L’anfiteatro di Catania rappresenta l’esempio concretamente più avanzato di questa tipologia architettonica ancora visibile in Sicilia. Posto al limite nord dell’antica città, esso è ancora quasi totalmente nascosto dalle strade moderne e dagli edifici, ma una piccola sezione del settore nord-est è stata lasciata volutamente esposta dopo gli scavi archeologici del 1904-1905. Non è stata pubblicata nessuna pianta fino alla prima metà del XIX secolo.
L’anfiteatro si appoggiava alla parte settentrionale della collina su cui sorgeva anticamente Catania, pur essendone separato da un passaggio lasciato libero e su cui vennero costruiti degli archi per impedire possibili frane sull’edificio. Ciò che rimane visibile di questo monumento è un parte dell’ordine inferiore degli archi e le volte che in parte sostengono le gradinate e in parte altri corridoi a volta.
La struttura dell’anfiteatro
La sua struttura e la sua forma sono abbastanza chiare. Le mura sono realizzate in opus incertum, rivestimento edilizio costituito da pezzi irregolari di lava misti a calce; dello stesso materiale sono i capitelli dei pilastri, su cui poggiavano gli archi in mattoni. I sedili della cavea erano in pietra calcare, arricchiti sicuramente da decorazioni marmoree andate perdute.
Diamo un po’ di misure: la circonferenza esterna è 125×105 m.; l’arena circolare è 70×50 m. L’anfiteatro poteva accogliere fino a 15 mila spettatori.
Pianta dell’anfiteatro di Catania (incisione di S. Ittar)
La struttura è abbastanza tradizionale: le gradinate poggiano su un sistema di volte e archi, arricchito dalla presenza di corridoi e scalette. L’ordine inferiore è l’unico che si conserva dei tre in origine presenti e aveva dei semplici capitelli.
Successivamente agli scavi del 1904 migliorò la nostra conoscenza dell’anfiteatro grazie agli studi di Francesco Fichera, infatti furono portati alla luce i sedili della cavea (ancora visibili) e il muro del podio esternamente rivestito di lastre marmoree. Inoltre si ritrovò anche il corridoio vicino al podio che permetteva di accedere alle gradinate.

Anfiteatro di Catania: resti della cavea e dell’arena esposti.
La porzione scavata e esposta al pubblico include una parte del muro (alto 2 m.) dell’arena nel settore nord dell’edificio, posto frontalmente a file di blocchi, alcuni rivestiti di marmo e altri in basalto dell’Etna. Anche l’entrata principale nord all’arena rientra nell’area emersa dagli scavi. Il muro dell’arena presenta su entrambi i lati gli assi principali un varco di accesso (1.15 m. largo e 1.70 m. alto).
Il monumento dispone di un corridoio interno (2.90 m. largo) che corre in linea con il livello del terreno, 8 m. dietro il muro dell’arena coperto da una volta continua realizzata in basalto dell’Etna. La parte interna di questo corridoio è intervallata regolarmente da passaggi (circa 7), che conducono alle file più basse dei posti a sedere della cavea; nel lato opposto una serie di passaggi radiali mettono in comunicazione le parti più esterne dell’edificio. Alcuni dovevano avere delle scale, che conducevano al secondo corridoio interno posto a un livello superiore, ma non rimane nulla di visibile.

Anfiteatro di Catania: passaggi radiali in origine coperti dalle gradinate (settore nord-est).
L’anfiteatro doveva avere un doppio ambulacro esterno, ciò è testimoniato da alcuni pilastri, che separavano i due ambulacri e che possono essere visti nella porzione scavata. Nel lato sud-ovest dell’edificio troviamo una parte della struttura originaria conservata in migliori condizioni, qui una piccola parte del doppio ambulacro è visibile fino all’altezza della volta. I pilastri superano in altezza i 3.50 m. e sostengono una serie di archi, la cui funzione è quella di sostenere la volta in basalto che copriva l’ambulacro più interno fino al livello più alto (10 m. circa). L’ambulacro esterno è anch’esso coperto da una volta, realizzata però in calcestruzzo.
La facciata esterna dell’anfiteatro
La configurazione esterna dell’anfiteatro è ancora oggi oggetto di studio, non si è raggiunta una visione univoca, due sono le ipotesi proposte:
- Un solido muro interrotto solo dagli ingressi;
- Una serie di pilastri esterni e file di arcate sovrapposte (due ordini di colonne più l’attico).
La cavea
L’area della cavea è poco conosciuta; rimangono visibili solo sette file di gradinate in basalto nel settore nord-est, ma si tratta non dell’impianto originario bensì di rifacimenti risalenti ai primi decenni del XX secolo. Già dai primi anni del XIX secolo la cavea era ridotta a un semplice pendio di pietriccio come unico residuo della parte più bassa.
Della summa cavea sappiamo ancora meno, la ricostruzione fatta da Fichera consiste in un portico di colonne ioniche coperto da alte file di posti a sedere. Il ritrovamento di capitelli ionici conferma in parte questa ipotesi.
Sicuramente dovevano esserci anche elementi decorativi, infatti sono stati recuperati fusti di colonne, pezzi di marmo dipinto, frammenti di fregi con figure umane, una lastra di marmo con tracce di una figura equestre e una cornice riccamente decorata con volute d’acanto.
La datazione dell’anfiteatro
Ancora più problematica è la datazione dell’anfiteatro; dagli scavi di Fichera emersero iscrizioni greche e latine, ma anche statuette e marmi che potrebbero contenere indizi per un’esatta cronologia. La costruzione è quasi totalmente in basalto dell’Etna, intonacato e rivestito da file di blocchi sempre in basalto che talvolta sono posti seguendo uno schema regolare ma più frequentemente sono tagliati irregolarmente e sistemati chiudendo gli interstizi con l’aggiunta di piccoli frammenti. Queste caratteristiche costruttive spingono verso una datazione posteriore al I sec. d.C.
Le volte sono composte interamente in opus caementicium di basalto; l’uso dei mattoni è limitato a pochi tratti:
- Le porzioni più esterne delle volte nei due brevi corridoi posti dietro il muro dell’arena;
- Gli archi.
L’uso di entrambi i materiali è una caratteristica che in Italia centrale non si riscontra prima dell’età Antonina (prima metà del II sec. d.C. – ultimi decenni del II sec. d.C.). Ma questa considerazione non è necessariamente rilevante per la Sicilia; altre considerazioni come quelle fatte e la natura piuttosto ambiziosa di una costruzione con sostruzioni in cemento per sostenere le gradinate supportano una datazione nella metà del II sec. d.C.
Conclusioni
In Sicilia sono attestati solo tre anfiteatri: a Termini Imerese, a Siracusa e a Catania; rispetto ai primi due quello catanese è il più moderno sia di “età” che a livello costruttivo. Le gradinate della cavea che poggiano su un declivio artificiale sorretto da archi in muratura è un elemento di chiara ispirazione romana. L’anfiteatro in questione mostra degli elementi comuni a quello di Termini: il doppio ambulacro e la presenza di pilastri e colonne usati come elementi di decoro della facciata.
Bibliografia
- Fichera, Archeologia Storica per la Sicilia Orientale, I, 1904, p. 119 segg. e II, 1905, p. 66 segg.
- R.J.A. Wilson, Sicily under the Roman Empire, Worminster 1990, pp. 85 segg.
Autore: Serena Maria Assunta Sfameni - Email sfameni@archart.it
