
Palazzo Corigliano si affaccia su una delle piazze più frequentate di Napoli: San Domenico Maggiore. Lo stesso edificio però è frequentato ogni giorno da centinaia di giovani perché sede dell’Università Orientale.
Il palazzo in origine si chiamava di Sangro di Vietri e fu fatto realizzare dall’architetto Mormando, allievo di Leon Battista Alberti, dai Sangro per celebrare l’entrata della famiglia nell’importante Sedile del Nilo (XVI sec.). In seguito il palazzo passò prima ai Carafa di Stigliano, poi ai duchi di Limotola e quindi ai Saluzzo diventando Corigliano perché questi erano signori dell’omonimo feudo in Calabria. Gravi danni alla struttura causò il terremoto del 1688, a cui seguì il rifacimento completo della parte superiore.
Il palazzo oggi si presenta con un portale in bugnato e con il timpano di forma triangolare alla cui sommità si trova lo stemma di famiglia. Sotto a una balconata è visibile un fregio a metope e triglifi.
Che il palazzo sorgesse su antichi resti si sapeva già dall’epoca del Celano (XVII sec.), ma solo dopo i bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale, e a seguito di scavi appropriati sono state scoperte le antiche testimonianze. Le indagini più rilevanti sono state quelle compiute tra il 1988 e il 1992 per la sistemazione dell’università.
In primo luogo bisogna dire che il palazzo si trova a ridosso delle antiche mura greche e queste sono state ritrovate e inglobate all’interno della struttura universitaria; all’età greca (V sec.) appartengono anche pozzi di scarico che dovevano essere pertinenti a un quartiere artigianale presente in zona, zona che comunque fino all’età romana non fu propriamente urbanizzata fino a quando non fu costruita una strada con relativo impianto fognario.
Altri ritrovamenti riguardano un ambiente rettangolare di cui si conservano le fondamenta e una canaletta in tufo databili al III- II secolo a. C. E’ pertinente invece al I sec. d. C. quello che resta di una ricca domus, probabilmente distrutta dal terremoto del 62 d. C., lo stesso evento sismico che causò gravi distruzioni nella zona vesuviana.
Il quartiere residenziale della domus fu poi inglobato dalle mura fatte costruire dall’imperatore Valentiniano III a protezione contro i Barbari.
Autore: Speranza Ambrosio - Email ambrosio@archart.it
