Avella: monumenti funerari romani


 

Avella: monumenti funerari romani

Le origini di Avella si perdono nelle pieghe della storia. Il suo nome antico, Abella, deriverebbe da nux abellana, la noce tanto presente in zona di cui parla anche Plinio il Vecchio. Tracce del Paleolitico, del Neolitico, dell’Eneolitico e dell’età del Bronzo hanno permesso di ricostruire le vicende di chi abitò la zona e che realizzò lame di selce, ossidiane, e tutti gli oggetti che testimoniano i rapporti con città come Cuma.

Dopo essere stata osca, Abella passò agli Etruschi e ai Sanniti, prima di divenire municipium e poi colonia di Roma. Alla fine dell’impero fu saccheggiata dai Visigoti e dai Vandali. Lungo le strade che collegavano l’antica Abella con le località limitrofe, si possono ancora scorgere i resti d’imponenti monumenti funerari costruiti per tramandare ai posteri il ricordo degli esponenti dell’aristocrazia locale.

Di questi oggi è possibile vederne quattro e si trovano in località Casale, lungo la strada che portava a Nola. Essi si datano a un periodo compreso tra la fine dell’età repubblicana e la prima età imperiale e sono in buono stato di conservazione. Si presentano a pianta quadrata poggiante su mattoni di laterizio e con una parte superiore cilindrica, terminante a cuspide o a edicola.

Erano recintati e costruiti con largo impiego di tufo soprattutto per i rivestimenti esterni. Assente l’utilizzo del marmo.

La cella funeraria è piuttosto piccola e presenta una forma rettangolare. I proprietari di questi mausolei sono a noi ignoti a causa delle frequenti spoliazioni che nei secoli hanno interessato la zona e che hanno causato la perdita delle iscrizioni e dei corredi funebri.

I proprietari erano comunque personaggi di un certo ceto sociale se potevano permettersi tombe così imponenti, ma sicuramente tra di loro dovevano esserci anche liberti arricchitisi con il commercio e l’edilizia.

Non lontano dai quattro monumenti di cui appena detto, sono stati rinvenuti dieci ipogei che a nord e a sud delimitavano un’importante arteria di comunicazione.

Le tombe sono a camera e si datano tra il III e il II sec. a. C. La pianta è quadrangolare con volte a botte. All’interno vi erano letti triclinari per i banchetti funebri. Da ricordare in particolare la tomba numerata con l’88 la cui camera ipogea fu ritrovata ancora sigillata. Le tipologie architettoniche di tutti i monumenti funebri di Avella sono riscontrabili in altre zone della Campania e costituiscono indubbiamente uno dei più importanti esempi di architettura funeraria romana.

 

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