L’antica Abellinum
La collina di Civita è stata abitata fin dall’Età del Bronzo, come testimoniato da un villaggio di capanne della Civiltà Appenninica.
Poi in età romana la zona fu conquistata da Silla che vi dedusse la colonia di Abellinum (80 a. C.). Sotto Augusto la città entrò a far parte della Regio II dell’Apulia, come racconta Plinio il Vecchio, con il nome di Colonia Veneria Livia Augusta Alexandriana Abellinatum. Dal III sec. d. C. si ha la diffusione del Cristianesimo e con questo le persecuzioni che mietono in città il maggior numero di martiri sotto Diocleziano.
Molti cristiani furono sepolti nella zona dello Specus Martyrum, dove in precedenza sorgeva una necropoli romana. Nel IV secolo Abellinum è sotto la giurisdizione del Vicarius Urbis Romae; nel V secolo è sede della diocesi.
Terremoti, lotte tra Bizantini e Goti e infine la conquista longobarda del 571, costrinsero gli abitanti di Abellinum ha trasferirsi dove oggi sorge Avellino. Gli scavi archeologici della Civita, iniziati nel 1975, hanno messo in luce la struttura delle mura difensive con torri a pianta circolare.
Alcune strutture murarie in opus incertum appartengono a un periodo antecedente la deduzione della colonia che poi furono inglobate in un edificio termale che sorgeva parallelo a una strada lastricata.
Dagli scavi è emersa un’ampia domus appartenuta forse a Vipsanius Primigenius. La casa, situata lungo un’importante arteria cittadina, come testimoniato dalle tracce di carri sul selciato, aveva in facciata tre tabernae collegate con l’abitazione alla quale si accedeva attraverso un vestibolo non ancora portato alla luce. Dopo il vestibolo si trovava l’atrio tetrastilo molto rimaneggiato in età tardo-antica come il resto dell’abitazione.
Dietro l’atrio era situato il tablino nelle cui prossimità si trovavano due cubicoli e un triclinio pavimentati in opus signinum. Alle spalle del tablino è ancora possibile vedere un grande peristilio con natatio. Quella del peristilio è l’unica zona della casa che ha mantenuto inalterato l’aspetto originario nonostante i numerosi restauri succedutisi nei secoli. Un oecus pavimentato in cocciopesto e affrescato in III e IV stile pompeiano, aveva il suo ingresso lungo il peristilio. Come detto prima, la casa ha subito vari restauri la cui datazione è abbastanza complessa. Sicuramente sotto all’atrio è stato trovato interrato un antico compluvio databile all’età repubblicana, ma non si può dire se appartenesse alla casa o a un altro tipo di edificio.
Lungo Via Cesinali è stato ritrovato un importante tratto di necropoli utilizzato dal I al IV sec. d. C. In luce sono state portate tombe a cappuccina e sarcofagi di terracotta. I corredi funerari erano costituiti per lo più da lucerne e unguentari di vetro. Scavi presso le mura hanno permesso di individuare tratti dell’antico acquedotto che da Serino portava l’acqua in città.
Autore: Speranza Ambrosio - Email ambrosio@archart.it
