Napoli. Maschio Angioino


 

Napoli. Maschio Angioino

Il Castel Nuovo o Maschio Angioino

Uno dei simboli di Napoli è sicuramente Castel Nuovo, meglio conosciuto come Maschio Angioino. La costruzione di questo maniero fu iniziata nel 1279 per volontà del re Carlo I d’Angiò che voleva un nuovo castello diverso da Castel dell’Ovo.

I lavori di costruzione terminarono in tempi assai veloci, soli tre mesi ci vollero perché sorgesse la mole a pianta quadrata con le sue inconfondibili mura merlate e le quattro torri cilindriche.

Il castello fu poi effettivamente abitato non da Carlo I ma da suo figlio Carlo II che ordinò altri ampliamenti ai quali seguirono quelli di Roberto d’Angiò che fece affrescare la Cappella Palatina da Giotto, pitture purtroppo andate perdute.

Un periodo di decadenza iniziò con le regine Giovanna I e II d’Angiò al quale però seguì un periodo fortunato con il sovrano Alfonso I d’Aragona a cui si deve la costruzione dell’arco di trionfo in marmo dell’ingresso, una delle opere rinascimentali più significative del periodo.

Il castello fu restaurato per l’ultima volta da Ferdinando II delle Due Sicilie nel 1823. Nonostante i numerosi restauri c’è ancora la Sala dei Baroni che conserva il suo originario aspetto aragonese.

In questa sala ci fu l’epilogo della congiura dei Baroni contro Ferrante d’Aragona che, convocati i baroni ribelli, li fece arrestare. Nella Sala del Tinello invece Celestino V rifiutò il papato, mentre sempre nella stessa sala, Bonifacio VIII lo accettò. L’ultimo avvenimento storico importante di cui fu teatro il Maschio Angioino è la proclamazione della Repubblica Partenopea nel 1799 da parte dei Francesi.

A seguito di lavori di restauro, sotto il pavimento del cortile del castello, furono ritrovati resti databili all’età romana e oggi visibili perché coperti da una pavimentazione trasparente.

Tra le strutture, degna di nota è una vasca o, per meglio dire, una piscina, costruita in opera laterizia e ricoperta di stucco grigio, che nella parte terminale si apre ad abside con cinque nicchie semicircolari.

Si è pensato che si potrebbe trattare di una piscina appartenente a una villa suburbana del I sec. a. C., sulla quale si andarono poi a disporre le mura aragonesi. La piscina dovette essere poi ricoperta di terreno all’interno del quale sono stati trovati frammenti ceramici.

Al centro della piscina fu poi costruito un muro in opera vittata mista. In età tardo – imperiale fu costruita una nuova piscina anch’essa poi ricoperta di terreno e definitivamente chiusa tra il V e il VI sec. d. C. Fino alla costruzione del Maschio Angioino, l’area era ad uso sepolcrale come testimonia il ritrovamento di circa 50 scheletri inumati in tombe a fossa o in casse di legno, e disposti su livelli differenti.

Non sono stati trovati corredi funerari ma solo oggetti di uso personale come anelli. Oggetto singolare è però una coppia di speroni di bronzo decorati con un felino.

 

Lascia un Commento

Si prega di inserire solo commenti inerenti l'articolo e relativi ad archeologia, storia e arte antica.