Alimentazione nell’antica Roma: storia


 

storia dell'alimentazione nell'antica Roma

Storia dell’alimentazione nell’antica Roma

Le abitudini alimentari dei Romani, popolo sviluppatosi da un piccolo villaggio di agricoltori, furono da principio frugali. Nel periodo monarchico e nei primi anni della Repubblica (VI-V secolo a.C.), infatti, la dieta base era essenzialmente incentrata su poche pietanze: legumi, verdura, focacce di farro e orzo. Il romano lavorava tutto il giorno nei campi o era impegnato nei combattimenti e non aveva molto tempo da dedicare alla cucina, della quale del resto non possedeva alcun modello da imitare.

La base dell’alimentazione degli inizi era rappresentata dalla polta o puls, una sorta di poltiglia ottenuta impastando con acqua calda la farina di alcuni cereali, generalmente il farro. La puls, antenato del pane, era un alimento popolare molto povero e per migliorarne il gusto, era unita a verdure o legumi. Ai primi posti nei consumi dell’epoca vi erano anche l’aglio e la cipolla che, conditi con olio e aceto, erano il cibo dei soldati, dei poveri e di tutti quanti svolgessero lavori pesanti; i funghi, le rape, i cavoli (quest’ultimi considerati fra le verdure più utili per le loro molteplici proprietà salutari) e le carote, consumate preferibilmente vecchie di almeno due anni.

Oltre a essere grandi consumatori di verdure, legumi e cereali, i primi Romani allevavano le galline che producevano le uova necessarie a integrare una dieta altrimenti povera di proteine animali, essendo la carne un lusso destinato a pochi. Il latte, soprattutto di capra e di pecora, rappresentava uno degli alimenti più importanti nella dieta, sia bevuto fresco che trasformato in formaggio.

I cibi venivano in genere conservati in salamoia, nel miele o in aceto: il sale aveva un’enorme importanza e il primo lusso che ogni famiglia si concedeva era proprio una saliera d’argento. Oltre che per gli usi alimentari i Romani assumevano questa sostanza come farmaco e la utilizzavano nelle offerte votive fatte agli dei. Il suo valore è testimoniato anche da alcuni termini con la stessa radice: salus (salute); salubritas (sanità), senza dimenticare che il salario era un tempo la razione di sale ricevuta come paga dai soldati insieme con i viveri.

Cambiano le abitudini a tavola

Lo stile alimentare “essenziale” della civiltà romana subì radicali trasformazioni in concomitanza con l’espansione del potere dell’Urbe. Il secolo cruciale che segnò la svolta fu il II a.C. in cui, con la vittoria nelle guerre puniche contro Cartagine, l’intero bacino del Mediterraneo divenne suo dominio incontrastato. L’affluire nei mercati romani di immense quantità di prodotti provenienti dalle zone più disparate creò le premesse per un cambiamento epocale in termini di preferenze alimentari, resosi ancora più evidente con la fine della Repubblica e l’inizio dell’Impero. Infatti, nel 31 a.C. la battaglia di Azio segnò l’avvio dei contatti commerciali con l’Egitto, e quindi con l’Oriente e l’Asia: si cominciò ad abbandonare l’esigenza puramente fisiologica di nutrirsi e si passò a scoprire, anche con l’introduzione delle spezie e dei profumi, l’aspetto “culturale” dell’alimentazione.

Così l’usanza di investire ingenti capitali nella preparazione di fastosi banchetti in cui facevano bella mostra di sé prodotti esotici ed elaborate pietanze rappresentò, da questo periodo, una tra le più elevate forme di ostentazione del lusso fra le classi benestanti romane, come riferisce lo stesso Marziale (1) quando sottolinea la moda del suo tempo di mostrarsi e far parlare di sé tramite il gusto di mangiare. Ad affinare il gusto provvidero inoltre le migliaia di Greci che in qualità di cuochi o di fornai si misero al servizio delle famiglie più in vista della città.

Con l’avvento del Cristianesimo e sempre più nel corso del V secolo sotto la spinta moralizzatrice dell’autorità ecclesiastica, il fenomeno degli abusi alimentari iniziò progressivamente a mitigarsi. Auspicando un ritorno alla semplicità e alla moderazione vennero, infatti, condannati gli eccessi, il cattivo comportamento a tavola e la golosità e, soprattutto nei primi secoli, fu applicata ed esaltata la pratica del digiuno.  

Note

  • Marziale, Epigrammata XII, 41. 

Per saperne di più

  • A. REVELLI SORINI – S. CUTINI, Tacuinum SPQR, A tavola nella Roma imperiale, Perugia 2008.
  • C. CERCHIAI MANODORI SAGREDO, Cibi e banchetti nell’antica Roma, Roma 2004.
  • A. DOSI – F. SCHNELL, A tavola con i romani antichi, Roma 1990.
  • AA. VV., L’alimentazione nel mondo antico. I Romani: età imperiale, Roma 1987.
  • A. DOSI, Le abitudini alimentari dei Romani, Collana Vita e costumi dei romani antichi, Roma 1986.
 

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