Napoli: catacombe di Sant’Eusebio


 

Le più antiche zone di sepoltura cristiane a Napoli si fanno risalire al II sec. d.C. e sono state utilizzate – all’incirca – fino al V secolo. Questi grandi cimiteri si trovavano sotto terra e raggiungevano dimensioni veramente notevoli. Lungo i numerosi corridoi venivano sepolti i più poveri, mentre i più facoltosi trovavano posto nei loculi lungo le pareti sormontati da arcosolii.

Le tombe più ricche si trovavano spesso accanto a quelle di santi o di personaggi molto cari alla spiritualità popolare e potevano ospitare più persone. Le famiglie intere erano seppellite in cripte sotto il pavimento. Napoli è ricca di catacombe, di alcune se ne sono perse addirittura le tracce a causa delle costruzioni che hanno interessato la città nel corso dei secoli.

Le catacombe meno conosciute sono quelle di Sant’Eusebio, ma in alcuni testi è possibile trovare Eufebio; entrambi i nomi sono comunque trasposizioni dell’originario che era Efebo. Queste catacombe si trovano presso il Convento Cappuccino alle spalle dell’Orto Botanico e purtroppo è possibile visitarne solo una galleria.

Eusebio fu un vescovo napoletano di bell’aspetto, se vogliamo guardare a Efebo, il suo vero nome. Questo però non lo distrasse dalla sua missione che era quella di governare la chiesa di Napoli del III sec. d. C. Alla sua morte fu sepolto nelle catacombe che presero il suo nome, ma in seguito il suo corpo fu spostato per timore dei Saraceni ma soprattutto dei Longobardi che dominarono la Campania tra il VII e il IX secolo.

Per un certo periodo quindi i suoi resti riposarono nella basilica Stefania fino a quando non furono nuovamente spostati nella chiesa a lui dedicata dove poi furono ritrovati nel 1591 insieme con quelli dei vescovi Massimo e Fortunato.

Oggi le ossa si trovano nella chiesa di Sant’Eframo (nome sempre derivato da Efebo) annessa al Convento Cappuccino. L’edificio sacro risale al XVI secolo e ha subito un parziale restauro nel ‘700, periodo al quale si data la tela d’altare, dove sono raffigurati Eusebio, Massimo e Fortunato. Carlo Celano parla diffusamente delle catacombe di Sant’Eusebio, ma sono del secolo scorso le prime importanti testimonianze.

Delle catacombe rimane veramente poco: le iscrizioni e le decorazioni sono andate perdute. Il complesso cimiteriale è stato manomesso prima dalla costruzione di alcune cisterne nel XVI secolo e poi dalla costruzione della chiesa che portò alla distruzione delle sepolture e alla chiusura delle gallerie sotterranee.

Sono rimasti integri alcuni corridoi con tombe terragne e loculi: gli ambienti sono ampi come quelli delle catacombe di San Gennaro e San Gaudioso. Da ricordare un affresco che rappresenta Agnese, una donna dai tratti delicati e gentili, che come ex voto si fa raffigurare tra due santi di difficile identificazione.

 

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