Pompei, Edificio di Eumachia


 

tempio-eumachia

Questo edificio occupa l’angolo sud-est del Foro, e la sua recinzione, posta sul lato lungo, confina con Via dell’Abbondanza. Due iscrizioni ricordano la dedica di Eumachia, una sacerdotessa: un’iscrizione è posta sull’architrave, l’altra su una lastra marmorea situata nell’ingresso pertinente Via dell’Abbondanza.

L’iscrizione recita:

Eumachia L(uci) f(ilia) sacerd(os) publ(ica) nomine suo et M(arci) Numistri Frontonis fili chalcidicum, cryptam, porticum Concordiae Augustae Pietati sua pequnia fecit eademque dedicavit

(“Eumachia figlia di Lucius sacerdotessa publica [di Venere], a nome suo e del figlio Marcus Numistrius Fronto, costruì a sue spese il vestibolo, la galleria coperta e i portici: ella stessa li dedicò alla Concordia e alla Pietas Augusta”).

In questa iscrizione viene ricordata la famiglia romana degli Eumachii: essa è di origine campana, probabilmente greca, come molte famiglie di quelle zone doveva la sua fortuna alla coltivazione dei vigneti ma si adoperava anche nell’industria anforaria collaborando con la gens del Lasii. Forse sotto il regno di Augusto una parte della famiglia si trasferì nella città di Pompei e Eumachia divenne sposa di un erede della nobile gens dei Numistrii (di origine lucana); è probabile che alla morte del marito passò proprio a lei un’ingente ricchezza derivata da una fiorente attività di produzione della lana. Inoltre ella divenne, grazie alle sue nobili origini la sacerdotessa principale del culto di Venere: sicuramente il più importante della Pompei di epoca romana.

All’esterno di Porta Nocera si può ancora visitare la sua Tomba, in origine molto fastosa ma purtroppo oggi priva, poiché spogliata, di tutto il suo impianto di decorazioni. La dedica che abbiamo riportato sembrerebbe riferirsi a Tiberio imperatore e a sua madre Livia tramite la citazione della Concordia e della Pietas Augusta. La costruzione dell’edificio risale al 22 d. C. circa, ovviamente si tratta solo di ipotesi, alcuni pensano invece che il figlio della sacerdotessa coincida con il duoviro che regnò nel 2 d. C., se si accettasse questa teoria la data di costruzione andrebbe anticipata, sarebbe impossibile pensare infatti che una così alta carica non venisse menzionata.

Anche altri elementi concorrono ad una datazione anticipata della costruzione come la somiglianza al porticus Livide edificio romano del 7 a. C. dedicato proprio alla Concordia Augusta, ovvero alla personificazione della concordia tra gli appartenenti alla famiglia imperiale, o come la somiglianza di alcune decorazioni a quelle del Foro di Augusto. Anche la fontana posta vicino all’ingresso, che ha dato il nome alla già citata Via dell’Abbondanza, sviluppa il tema della Concordia, tramite una raffigurazione con cornucopia e un’acconciatura dei capelli simile allo schema sviluppato dal Livia.

Nel 79 d.C., nell’anno dell’eruzione, l’edificio era stato ricostruito solo in minima parte dopo i danni causati dal terremoto del 62. Quindi la descrizione dell’edificio si riferisce a come questo doveva apparire prima del terremoto: il portico è allineato a quello del Foro ed è quindi posto obliquamente rispetto all’edificio, il colonnato a doppio ordine (ionico superiore, dorico inferiore) si presenta senza scanalature, di fronte ad ogni colonna era visibile una statua, probabilmente gli interstizi tra le colonne erano chiusi da cancelli. La facciata non era piatta ma vivacizzata da nicchie e catini absidali. Sulla porta d’ingresso di forma rettangolare è ancora visibile la decorazione originale in marmo costituita da un fregio raffigurante acanto, uccelli e insetti, attribuibile alla prima fase dell’edificio. La facciata venne verosimilmente ricostruita dopo il terremoto, per questo il fregio, che invece risale all’età tiberiana o augustea, non coincide perfettamente con la larghezza della facciata.

Quattro nicchie, due absidate e due rettangolari, fanno da contorno alla porta: probabilmente potevano essere raggiunte per mezzo di una scalinata. Alcuni hanno ipotizzato che in questo luogo si verificassero aste con la presenza di un praeco (banditore) e di un argentarius (banchiere), e i cancelli avrebbero, in queste occasioni, svolto il compito di tenere lontano i curiosi. Nelle altre nicchie erano esposte delle statue e su alcuni basi troviamo ancora delle iscrizioni: elogia di Romolo e di Enea, rispettivamente fondatore di Roma e capostipite della gens Iulia., dove sono narrate in breve le gesta principali dei due eroi. Tutto l’edificio quindi venne realizzato anche come tributo alla gens Iulia e anche la scelta delle statue rispetta il programma Augusteo, probabilmente in altre due nicchie erano presenti le statue di Cesare e di Augusto.

Appena oltrepassata la porta, ci si trova in un corridoio, ai suoi lati troviamo due piccole stanze: quella a destra attraverso una scala portava ad una piattaforma dove era conservato un grande orcio adibito alla raccolta dell’orina che serviva per la lavorazione delle lane, quella a sinistra invece era adibita a servizi di custodia. Dietro quest’ultimo troviamo un vano di forma irregolare dove oltre ad un altro orcio troviamo una scala che conduceva alla crypta situata nei piani superiori. Oltrepassato il corridoio si giunge al cortile con il porticato privo ormai di qualsiasi decorazione,il colonnato che lo racchiudeva doveva essere in marmo e di ordine corinzio, probabilmente a due piani.

Il loggiato situato sul lato breve di fondo aveva una sporgenza, quasi un pronao o un accesso monumentale ad un catino che conteneva la statua della Concordia Augusta, ora senza testa, ma che doveva avere le sembianze di Livia. In altre due nicchie dovevano essere deposte le statue di Tiberio e Druso che di Livia erano i figli. Il muro del portico presenta numerosi finestroni (con lo scopo di illuminare lo spazio) e lastre di marmo colorate. Il portico illuminato tramite i finestroni circondava il cortile per tre lati e vi lasciava l’accesso tramite due porte poste sui suoi lati lunghi. Sul fondo c’è una statua di Eumachia: quella esposta è una copia, l’originale è conservato al Museo Nazionale di Napoli. Quella del portico e di un corridoio che conduce su Via dell’Abbondanza è forse la parte che più venne ritoccato dopo il terremoto: il muro del portico con abside venne completamente ricostruito in opera laterizia.

Non si sa con certezza quale fosse l’uso di questo edificio: principalmente si è pensato ad un grosso mercato della lana, l’esiguo numero di entrate lo avrebbe in questo modo protetto dai ladri, ma accettando questa ipotesi si dovrebbe considerare il grande criptoportico come un magazzino e questa ipotesi si scontra con l’innegabile eleganza e pomposità della costruzione. Stonerebbe inoltre anche la dedica alla Concordia Augusta e la presenza delle statue di Cesare e di Augusto. Forse l’edificio era una sorta di basilica in cui si svolgevano contrattazioni di tipo commerciale (una sorta di Borsa odierna) e questo spiegherebbe la presenza dell’edificio all’interno della zona del Foro, a supporto di questa tesi c’è anche la somiglianza con la Basilica di Ercolano costruita dalla gens dei Noni e voluta dalla famiglia imperiale (ma anche a questo edificio non è stata attribuita una certa destinazione).

Se i due edifici venissero collegati si potrebbe pensare ad una linea diretta con gli Augustales. A vantaggio di questa ipotesi ci sarebbe il ritrovamento del loro luogo di incontro ad Ercolano ma sembrerebbe altrochè strano che in tutto l’edificio non sia stata ritrovata nemmeno una piccola iscrizione che potesse fare riferimento a queste figure.

 

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