
La pittura è uno degli elementi artistici che più stupiscono il turista quando si reca in visita a Pompei. Entrando nelle case sopravvissute all’eruzione si resta infatti sorpresi dalla pienezza delle pitture murali che le adornano ancora oggi e si immagina quale splendore potessero avere in origine.
Le abitazioni della città romana erano infatti quasi sempre decorate con pitture a parete, tanto quelle ricche e sontuose, quanto quelle di più modesta estrazione appartenenti al ceto medio. Queste pitture vengono classificate dagli studiosi in quattro diverse tipologie, dette stili, e la loro realizzazione era opera assai complessa.
Preparazione complessa
I pittori più esperti, prima dell’applicazione dell’ultimo strato, tracciavano le linee principali del disegno, che venivano perfezionate in seguito dagli imaginàrii e dai parietàrii, con un procedimento che partiva dall’alto e andava verso il basso. Per utilizzare il metodo della decorazione ad affresco bisognava dipingere su uno strato, steso poco tempo prima e dunque umido, composto da una mistura di calce e polvere di marmo. La stratificazione poteva comprendere sino a 7 strati preparatori, che venivano applicati uno per uno sulla parete asciutta e servivano a proteggere il muro dall’umidità e a rivestire le sporgenze del paramento.
L’archeologo tedesco August Mau nello scrivere il suo trattato inerente alla pittura parietale antica si basò sulle testimonianze che si sono conservate in maniera straordinaria nella città di Pompei e sistemò e la distinse le decorazioni in 4 differenti stili che corrispondono a 4 periodi diversi.
Primo Stile
Questo stile è conosciuto anche col nome di “stile strutturale” e costituisce l’espressione artistica del mondo ellenistico. Il I Stile si trova nella città di Pompei particolarmente in un periodo che va dal terzo al primo secolo avanti Cristo.
Poiché in Italia i pannelli di forma rettangolare di qualità diverse di marmo policromo, caratteristici delle agiate abitazioni ellenistiche, erano introvabili, si disegnava e si colorava lo strato preparatorio costituito di stucco a loro imitazione. Poi, si impostavano grandi blocchi posti in orizzontale sopra ad uno zoccolo di colore scuro. Infine una cornice in stucco di colore bianco, collocata in alto, faceva da coronamento alla parete e, in caso questa fosse troppo alta, si completava con un loggiato finto, che aveva lo scopo di accentuare la magnificenza dell’ambiente.
Secondo Stile
Questo stile è conosciuto anche col nome di “stile architettonico”. Le false prospettive di panorami architettonici e di colonne che, con l’aumentare della distanza, vanno a ridursi, si riscontrano in tutti gli stili ad eccezione del I. Questa finta prospettiva è una caratteristica della decorazione tipica del primo secolo avanti Cristo: vivacizzata da raffigurazioni di quadri o di persone, sovente abbinata a pannelli di marmo finto, occupa tutto il campo visivo; solitamente le colonne sono imponenti e collocate in primo piano, in posizione dominante.
Certe volte troviamo raffigurati dei finti palcoscenici teatrali sui quali si “muovono” delle figure rappresentate nelle loro dimensioni reali: in questo modo il cosiddetto “realismo illusionistico” che interessa le architetture dipinte si trasforma in una dilatazione ulteriore dello spazio reale dell’ambiente, che si apre, così, verso palazzi e panorami lontani.
Terzo Stile
Questo stile è chiamato anche “stile ornamentale” ed è caratterizzato da un tipo di decorazione ricco ma delicato, in voga durante l’epoca augustea che copre un periodo che va dal I secolo avanti Cristo al I secolo dopo Cristo. Il Terzo Stile si allontana ulteriormente dal realismo della riproduzione architettonica. A partire dal Terzo Stile la divisione della parete fra lo zoccolo, la parte mediana e quella superiore diventa una convenzione e, di conseguenza, ciascuno dei registri prende una propria vita espressiva.
Nella parte di mezzo, che assume una maggior importanza gerarchica, candelabri o colonne sottili costituiscono le cornici dove sono inseriti i pannelli centrali che raffigurano scene tratte dalla mitologia. I dettagli dei bordi sono elaborati con ricchezza e dovizia di particolari con motivi colorati e fiori di loto. Gli ornamenti più comuni sono rappresentati da decorazioni floreali, miniature di teste, fedelissime riproduzioni di giardini, ma anche maschere ed elementi che ricordano lo stile egiziano.
Quarto Stile
Questo stile è anche denominato “stile fantastico” ed è molto comune a Pompei nella seconda metà del primo secolo dopo Cristo poiché numerose pareti vennero decorate nuovamente in Quarto Stile in seguito ai danni che provocò il terremoto del 62 d.C.
La tendenza alla complicazione marcata dell’ornamento delle pareti e alla disgregazione nella composizione si accentuano e, numerosi elementi, quali le scene d’ispirazione mitologica e la prospettiva architettonica, sono condivisi con gli stili più vicini cronologicamente all’interno di una gamma che più variare dai sistemi meno elaborati a quelli più complessi. Un segno rivelatore è l’utilizzo dei bordi ripresi più volte in un unico colore, che probabilmente sono stati applicati grazie a stampi.
Autore: redazione
