Pompei, necropoli


 

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Per gli antichi romani l’oltretomba era una realtà che seguiva la permanenza terrena e prevedeva un vero e proprio ritorno alla vita nell’Ade. I defunti venivano quindi dotati di ogni cosa potesse essere loro utile nella nuova vita ultraterrena – ecco quindi nascere i corredi funerari – ma venivano anche onorati con una tomba di dimensioni e sfarzo proporzionale alla loro importanza da vivi, nonchè con peridoche celebrazioni.

Le tombe erano raccolte in speciali aree sacre dette necropoli, solitamente collocate lungo le via di accesso alla città e in prossimità delle porte urbiche, dalle quali spesso prendono il nome.

Necropoli di Porta Nocera

Immediatamente fuori da Porta Nocera possiamo trovare la necropoli, piuttosto importante, costituita da tombe a edicola e a esedra. L’edificio funerario d’epoca tiberiana (dal 14 al 37 dopo Cristo) è caratterizzato da una grande imponenza architettonica e la sua costruzione venne ordinata da una sacerdotessa di Venere, Eumachia, per sé e per i suoi parenti: in cima a un’elevata terrazza si erge l’esedra, con la camera sepolcrale e il recinto situato dietro.

Il complesso, in opera cementizia, era rivestito con il tufo di Nocera e articolato in nicchie contenenti statue, divise da semicolonne, quindi coronato da un ornamento figurato.

La tomba venne collocata in mezzo ad altri due seppellimenti a edicola, già esistenti, d’epoca repubblicana tarda, formate da un podio sopra al quale si trova la cella contenente le statue raffiguranti i deceduti.

Necropoli di Porta Vesuvio

Pare che tranne Porta Marina, al di fuori delle mura, lungo tutte le vie che permettevano di entrare nella città, ci fosse una necropoli. Per quanto riguarda quella di Porta Vesuvio si può notare la tomba di tufo, a schola (ovvero a sedile semicircolare), caratteristica delle figure femminili illustri, che appartenne a Arellia Tertulla, probabilmente consorte di M. Stlaborius Veius Fronto, duo viro e augure. Accanto a questa, si trova la tomba appartenuta a Septumia, alla quale, come rammenta l’epigrafe, l’amministrazione cittadina offrì il suolo e il denaro necessari per la sepoltura.

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la tavola imbandita dipinta nella tomba di Vestorio Prisco

Imponente appare la tomba appartenente all’edile (ovvero, colui che amministrava la cura degli edifici, delle strade e dell’ordine pubblico) C. Vestorius Priscus, deceduto a soli ventidue anni attorno al 75-76 dopo Cristo, dove il basamento sovrastato da un altare è chiuso da un recinto. Qui sono conservati alcuni stucchi in rilievo rappresentanti le menadi e un satiro; mentre dipinti che raffigurano scene di caccia, episodi dell’esistenza del defunto, lotte fra gladiatori, sono affrescati sui muri interni del recinto. Infine, una tavola apparecchiata con un servizio d’argenteria mostra lo status sociale del giovane morto.

Necropoli di Porta Nola

Una scritta in osco, che non si trova più sul sito, collocata sulla parte anteriore della porta ne conferisce la realizzazione a Vibio Popidio, funzionario supremo (meddix tuticus) nel terzo secolo avanti Cristo.

Presenta degli ornamenti in opera di forma quadrata in tufo, una volta a botte in agglomerato cementizio, una chiave di volta abbellita con una testa di Minerva – allo scopo di proteggere la città –, e si presenta in posizione arretrata dalle mura per motivi difensivi: la necropoli, costituita da tre tombe, si trova a oriente della via che portava fuori dalla città.

La tomba a recinto è di forma quadrangolare e appartiene a M. Obellio Firmo, una delle figure più rilevanti degli ultimi anni della città di Pompei: all’interno del recinto si trovava una stele, il foro che conteneva le libagioni, l’urna di vetro per le ceneri, alcuni resti del rogo.

Invece, le restanti tombe sono a esedra: la prima è anonima, mentre la seconda appartiene a Aesquilia Polla, consorte di un personaggio importante all’epoca di Augusto, N. Herennius Celsus: in mezzo si trova un podio con una colonna in stile ionico, sovrastata da un vaso di marmo, che in base alla simbologia funeraria conteneva l’acqua purificatrice per il bagno della morta.

 

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