Termini Imerese. Anfiteatro


 

Quando si parla dell’anfiteatro come tipologia edilizia si pensa sempre al Colosseo di Roma oppure all’Arena di Verona, in quanto maggiori testimonianze in Italia ma anche nel mondo di grandi opere architettoniche del passato, sia per stato di conservazione che per la loro maestosità. Eppure anche la Sicilia ne ha lasciato alcune tracce, in particolare in tre luoghi: Catania, Siracusa e Termini Imerese. Vorrei soffermarmi su quest’ultima città, nella quale i resti dell’antico edificio sono poco noti al grande pubblico.

L’anfiteatro di Termini Imerese

Ricordiamo brevemente che Termini, divenuta colonia romana durante il I sec. a.C., è stata fondata circa nel 407 a.C., solo due anni dopo la distruzione di Himera, 12 km. a ovest dalla città greca. Il nome (Thermae Himeraeae) è dovuto alla presenza di antiche sorgenti di acque calde, le Terme romane occupano lo stesso luogo di quelle moderne che infatti contengono alcuni resti della struttura antica.

Ma ritorniamo all’anfiteatro, nel mondo romano era una costruzione nella quale si svolgevano spettacoli di diversa natura, come ad esempio i combattimenti tra gladiatori ma anche tra animali. Tutto era finalizzato al divertimento del pubblico, che si disponeva sulle gradinate intorno all’arena centrale ellittica.

L’anfiteatro di Termini Imerese fu soggetto a molte campagne di scavo, fondamentali per poterlo studiare, per tentare di ricostruire la struttura e ipotizzare una datazione, anche attraverso i confronti con quello di Catania e di Siracusa.

Pochi sono i resti visibili di questo antico edificio, venuti alla luce nel corso del secolo scorso grazie all’impegno di importanti studiosi: B. Romano, O. Belvedere e A. Salinas. Sono stati rinvenuti in parte le due file di piloni in opus coementicium del settore sud-ovest dell’anfiteatro all’interno del giardino dell’ex monastero di S. Marco. I piloni svolgevano la funzione di sostenere tutta la struttura superiore dell’edificio, mentre precedentemente le gradinate degli anfiteatri poggiavano su pendii naturali o su accumuli di terra artificiali creati come base di appoggio per le file superiori dei posti.


Anfiteatro, giardino dell’ex monastero di S. Marco, primo pilone dell’ambulacro interno.


Anfiteatro, giardino dell’ex monastero di S. Marco, secondo pilone dell’ambulacro interno.

Tracce di altri quattro piloni dell’ambulacro (corridoio porticato costituito da archi) esterno sono stati ritrovati in via Anfiteatro, purtroppo in pessimo stato di conservazione a ridosso della strada e dell’incuria del tempo e dell’uomo. Essi sono allineati con quelli rinvenuti all’interno del monastero e permettono in parte di ricostruire l’ellissi dell’anfiteatro o quanto meno di ipotizzarne le dimensioni.


Anfiteatro, resti di piloni in via Anfiteatro, veduta posteriore del terzo pilone.

Gli scavi hanno restituito un altro gruppo di piloni (tre dell’ambulacro esterno e uno di quello interno) all’interno del cortile del convento di S. Chiara, che occupa una parte dell’area dell’antico monastero di S. Marco.

Questi elementi si associano alla scoperta di una piccola porzione della cavea e di una parte dell’arena; quest’ultima si trova circa a tre metri di profondità rispetto al piano di calpestio attuale che non differisce molto dall’età romana, l’anfiteatro sorge in un’area pianeggiante, quindi l’arena era scavata nel sottosuolo e la cavea addossata al terreno.

Questi dati consentono di risalire alle dimensioni dell’edificio: la struttura in totale doveva essere 98×75 m. circa, l’arena di 53×30 m. circa, per una capienza massima di 4000 spettatori.


Termini Imerese, anfiteatro, planimetria generale. (Disegno di S. Giardina e S. Li Vecchi).


Anfiteatro, ipotesi di ricostruzione del Prof. O. Belvedere.

Ciò che stupisce in un anfiteatro così piccolo è la presenza di un doppio ambulacro periferico, tipico di anfiteatri più imponenti come il Colosseo.

Risulta alquanto difficile ricostruire l’elevato del monumento, diverse ipotesi sono state formulate ma la mancanza di dati certi ha impedito la risoluzione del problema.

Ultimo elemento da analizzare è “l’età” dell’edificio. Uno dei maggiori studiosi di Termini Imerese e conseguentemente dell’anfiteatro, Oscar Belvedere ha ipotizzato una sua collocazione in età flavia o poco dopo. Sotto la sua direzione sono stati eseguiti una serie di scavi nel 1986 nell’area sia interna che esterna del giardino dell’ex monastero di S. Marco, in modo tale da ottenere sia informazioni cronologiche sia maggiori dettagli di tipo urbanistico. I risultati ottenuti hanno permesso di accertare alcuni interventi di contenimento del suolo dell’ambulacro esterno a causa dei cedimenti di alcune arcate, probabilmente in età tardo antica e quindi confermando l’ipotesi di Belvedere.

Chiaramente altre ipotesi si sono accostate a questa, fra tutte ricordiamo quella di uno studioso inglese R. J. A. Wilson, il quale essendo convinto che il monumento abbia avuto due fasi di sviluppo, ha proposto una doppia datazione: la prima in età giulio-claudia, periodo durante il quale l’anfiteatro sarebbe stato costruito; in una seconda fase (in età flavia o al massimo nella prima metà del II sec. d.C.) sarebbe avvenuto un ampliamento.

È impossibile giungere ad una datazione più precisa.

L’anfiteatro di Termini Imerese presenta, come è prevedibile, analogie e diversità con gli altri due esempi di Catania e Siracusa. Un breve confronto fra le tre strutture consente di conoscere meglio quello di Termini. Certamente l’anfiteatro di Siracusa per lo stato di conservazione e per i suoi resti è il più monumentale; mentre quello di Catania da un punto di vista architettonico mostra di essere il più recente.

Se volessimo fare una classifica, dal più antico al più moderno, al primo posto collocheremo quello di Siracusa, la cui struttura originaria si data in età augustea. La cavea poggia su un declivio in parte naturale e in parte artificiale, segno di antichità rispetto alle costruzioni a volta che caratterizzano gli anfiteatri di Termini Imerese e di Catania. Come abbiamo già detto il primo di questi si data in età flavio-traianea, la cavea costruita in opera cementizia poggia parzialmente su un terrapieno artificiale e parte in elevato su un muro. Per il secondo gli studiosi ipotizzano una costruzione nella metà del II sec. d.C., infatti secondo il più recente uso romano un declivio precostituito da archi in muratura sostiene completamente le gradinate.

L’anfiteatro di Siracusa è più imponente della struttura di Catania e del piccolo anfiteatro termitano, i quali presentano alcune somiglianze: il doppio ambulacro e la presenza di elementi decorativi in facciata (colonne e pilastri). A Siracusa si ipotizza un semplice muro adornato solo da semi-colonne, privo quindi di abbellimenti ulteriori.

I tre esempi siciliani seppur con caratteristiche diverse riflettono un’enfasi edilizia che caratterizza diverse costruzioni dell’isola in epoca classica; anche quello di Termini, nonostante sia un edificio di piccole dimensioni, testimonia una città aperta e in evoluzione.

Anche se i materiali mostrano un edificio “povero” (la struttura è interamente in calcare, priva di decorazioni in marmo) e nonostante l’esiguità dei resti non permetta una descrizione più accurata, l’anfiteatro di Termini Imerese resta un monumento che attesta l’importanza dello città che lo possiede, una delle poche della Sicilia a testimoniare questa tipologia edilizia.

Certamente se lo stato di conservazione fosse stato quello di Siracusa, la nostra disamina sarebbe stata ben più ricca di particolari, purtroppo i dati a nostra disposizione non ci consentono di essere più precisi, tuttavia è bello immaginare l’antica colonia romana con il suo piccolo anfiteatro, nel quale si svolgevano i ludi per allietare tutta la cittadinanza.

Bibliografia sull’anfiteatro di Termini Imerese

  • O. Belvedere, L’anfiteatro di Termini Imerese riscoperto, Aparchai. Nuove ricerche e studi sulla Magna Grecia e la Sicilia antica in onore di P. E. Arias. Pisa 1982.
  • Enciclopedia dell’arte antica classica e orientale, vol. I, Roma 1958, pp. 374-380; vol. I, suppl. 1994, Roma, pp. 233-235.
  • B. Romano, Di un anfiteatro nella città di Terme. Effemeridi scientifiche e letterarie per la Sicilia, Palermo 1832, pp. 79-87.
  • A. Salinas, in “Notizie degli scavi di antichità”, 1909, pp. 330-331.
  • R. J. A. Wilson, Sicily under the Roman Empire, Worminster 1990, pp. 80 segg.

 

 

 

 

 

 

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