Marsala. Lilibeo, Platea Cererum


 

Nell’abitato di Marsala, all’interno di una villa con annesse terme, riccamente decorata, furono ritrovate tre lastre che, in base al contenuto delle iscrizioni, vengono indicate come: Platea Ceremum, Platea Septizodii, Dodici tiribù.

Platea Cererum

Marsala. Lilibeo, Platea Sptizodii
Iscrizione della Platea Cererum

Pro salute et reditu/ victoria/ imp(eratoris) Caes(aris) M(arci) Aureli Antonini/ Aug(usti) Armeniaci Medici Parthici/ maxi[m]i liberorumque eiu [s] / [3 A]nnius L(uci) f(ilius) Lemonia Tertius / IIvirum aedilis q(uaestor) p (pecuniae) p(ublicae) cura[t(or)] muneris publici gladiatori[i] / ob honorem aedilitatis promi[s(it)] / [e]x s(ua) p(ecunia) HS XXV m(ilia) n(ummum) ex quibus iussu / [3] Valer[i] Seponiani q(uaestoris) / S(iciliae) c(larissime) m(emoriae) v(iri) in / straturam plateae Cererum / sacrae HS XIII m(ilia) n(ummum) numeravit / et [3 r]eliquos HS XII m(ilia) n(ummum) d(edit) donis.

Traduzione

“Per la salvezza, il ritorno e la vittoria dell’imperatore cesare Marco Aurelio Antonino Augusto vincitore degli Armeni, dei Medi e dei Parti e dei suoi figli, Annio Terzio figlio di Lucio della gens Lemonia duunviro edile, questore dell’erario pubblico, curatore di un pubblico spettacolo gladiatorio, per la carica dell’edilità promise a sue spese 25.000 sesterzi, dei quali per comando del questore Valerio Seponiano, uomo di Sicilia di illustrissima memoria, per la lastricatura della piazza sacra delle Cereri ne assegnò 13.000 e, i rimanenti 12.000, distribuì in doni.”

Commento

L’iscrizione è dedicata all’imperatore Marco Aurelio e va collocata dopo la sua partenza da Roma, avvenuta probabilmente all’inizio del 168. Infatti, già le prime parole dell’iscrizione, ci danno una indicazione molto chiara: pro salute è una formula di augurio consueto e i termini pro..reditu e victoria dimostrano l’assenza dell’imperatore da Roma per necessità belliche.

Alla linea 6, il nome del dedicante è di difficile lettura, soprattutto nella parte iniziale, ma si può supporre che si tratti di [L.?] A[n?]nius L. f. Lemonia Tertius.

Le linee 7-8 evidenziano la carriera municipale discendente del dedicante, cioè iniziando dalle cariche più elevate: duumvirum, aedilis, q(uaestor) p(pecuniae) p(ublicae), cura[t(or)] muneris publici gladiatorii.

Per quanto riguarda quest’ultima carica, è noto che questo ufficio non aveva il carattere di un honor ma di un munus, cioè di una particolare carica a cui i cittadini non potevano sottrarsi. Generalmente, agli spettacoli gladiatorii, attendevano per lo più i magistrati municipali(duoviri e edili) ma è frequente nelle lapidi, la menzione di speciali curatores chiamati munerarii.

Nelle linee 9 e 10 vi è un riferimento alla summa promessa da Tertius in occasione della sua nomina ad edile; infatti, così come avveniva per gli altri magistrati, decurioni e sacerdoti, anche l’edile era obbligato a pagare all’erario una determinata somma (summa honoraria) nel momento in cui assumeva l’incarico. L’entità della somma varia (4.000, 5.000 e 20.000 sesterzi) come si evince dalle stesse lapidi. C’è da evidenziare, però, che di solito detta summa viene menzionata solo quando ad essa sono aggiunte liberalità e promesse e, probabilmente, variava da città a città. Nel nostro caso, però, la somma di 25.000 sesterzi, maggiore del normale, dimostra, senza alcun dubbio, le buone condizioni economiche del dedicante.

Alla linea 11 il nome del questore evidenzia qualche difficoltà di lettura: manca il prenome, e dopo Valer… sembra che ci sia spazio per una o due lettere, la seconda delle quali potrebbe essere una S. Pertanto si potrebbe leggere Valer[i S]eponiani. Questo cognome, fino ad ora, è sconosciuto, anche se è attestato il gentilizio Seponius o Sepunius, da cui può derivare Seponianus. Dopo è incisa una Q seguita da una S di formato più piccolo, quindi C M V: q(aestoris) S(iciliae) c(larissimae) m(emoriae) v(iri). Da quest’ultima espressione, si evince che il personaggio era morto quando fu eretta l’iscrizione.

Molto importante è la linea 12 per la topografia di Lilibeo, anche se non si sa con precisione dove fosse la Platea Cererum ma, si presume, che fosse nel luogo dove si trovava l’epigrafe, data la grandezza dell’iscrizione e la difficoltà di trasporto.

Il sostantivo stratura, che ricorre in molte iscrizioni, sta ad indicare la cura dei romani per la pavimentazione delle vie e delle piazze.

È interessante la menzione del culto delle Cereri a Lilibeo perché, tale culto, tranne l’eccezione di Pozzuoli, era fino ad ora attestato solo in Africa. A dimostrare la grande importanza del culto delle Cereri, basti pensare che a Cartagine è attestata una speciale era, computata dal sacerdozio delle Cereri, istituito, a quanto pare, nel 38 a.C. Riguardo al plurale Cereres, sembra che si voglia indicare Cerere e la figlia Proserpina, strettamente unite nel culto a loro reso, creando così un’analogia, secondo alcuni studiosi, con il termine Castores, usato per indicare Castore e Polluce (i Dioscuri).

Riguardo alla dedica, non si hanno molte informazioni: probabilmente il dedicante aveva ricevuto qualche beneficio da Marco Aurelio, in onore del quale eresse questa iscrizione.

 

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