Marsala. Lilibeo, Ipogeo di Crispia Salvia


 

Breve storia di Lilibeo (attuale Marsala)

L’antica città di Lilibeo, posta sull’estrema punta occidentale della Sicilia, presso l’attuale città di Marsala, fu fondata dai Cartaginesi esuli da Mozia. Infatti nel 397 a. C. Mozia fu distrutta da Dionisio I Tiranno di Siracusa e gli abitanti, che risiedevano sull’isola di San Pantaleo, si rifugiarono sulla costa Siciliana e qui fondarono Lilibeo (dal greco Lilybaion che guarda la Libia, in quanto allora veniva chiamata Libia tutta la costa settentrionale dell’Africa). Nel 250 a. C., dopo vari scontri tra Romani e Cartaginesi per il possesso della Sicilia, la guerra si spostò a Capo Lilibeo. La città entrò definitivamente nell’orbita romana nel 241 a.C.(battaglia delle isole Egadi) e, in seguito a tale vittoria, nel 227 a. C. la Sicilia divenne la prima provincia romana.

Lilibeo ebbe ampi riconoscimenti ma il suo territorio fu soggetta al pagamento della decuma (le città dovevano versare una quota decimale dei prodotti del loro territorio a Roma), godette di un notevole benessere, divenne il caposaldo della difesa, base navale e sede dell’amministrazione della Sicilia occidentale. Come si può dedurre da alcune iscrizioni, Lilibeo divenne municipio (comunità legata a Roma ma che non aveva gli stessi diritti dei cittadini romani) e, in seguito, fu elevata al rango di colonia (comunità autonoma ma legata a Roma da vincoli di eterna alleanza), il più ambito onore a cui una città potesse assurgere in età imperiale.

Ipogeo di Crispia Salvia

Come si può dedurre dalla storia di questa città, numerose sono le tracce archeologiche e le prime ricerche sistematiche risalgono al 1894 per proseguire fino ai giorni nostri.
Nel 1994, i lavori di demolizione di un edificio in Via Massimo D’Azeglio, hanno permesso di portare alla luce un importante lembo della necropoli di Lilibeo. Lo scavo ha permesso di individuare un ipogeo (costruzione sotterranea adibita a sepolcro) a camera quadrangolare con sei sepolture e accesso con dromos (lungo corridoio) orientato verso N, realizzato con dieci gradini scavati irregolarmente nella roccia di natura tufacea.

La camera funeraria ha la forma di un trapezio (5 metri per 5) e, nelle pareti, sono collocate sei deposizioni. Sul pavimento, in corrispondenza delle sepolture 2, 3, 4 e 5 sono state scavate quattro cavità circolari; lo zoccolo perimetrale dell’intera stanza è decorato in rosso; la parte superiore delle pareti, invece, presenta una decorazione policroma di grande vivacità ( prevalgono il giallo ocra, il rosso, il verde, il bianco e il nero) con scene di banchetto, di musica, di danza, pavoni, ghirlande e festoni, secondo la tipica iconografia funeraria romana che rimandava al viaggio dei defunti nell’aldilà.

Ipogeo di Crispia Salvia
Ipogeo di Crispia Salvia

Il sarcofago della sepoltura n° 3, realizzato all’interno di una nicchia rettangolare, era sicuramente destinato al personaggio di maggiore rilievo: ce lo suggerisce, infatti, la posizione centrale, proprio di fronte alla camera d’accesso. Sulla parete frontale, due figure alate reggono un festone, sono in volo l’una verso l’altra e reggono una ghirlanda rossa. Entrambe sono nude, fatta eccezione del mantello che ricade sull’avambraccio. La scena non è perfettamente posta al centro della parete, ma è spostata verso E, in quanto ad O è inchiodata una lastra fittile di forma quadrangolare con una iscrizione latina (II secolo d. C.).


Iscrizione latina dedicata a Crispia Salvia

Crispia Salvia
vixit annos
plus minus XLV
uxori dulcissimae
Iulius Demetri
us maritus quae
vixit cum suo
marito ann(os) XV
libenti animo

L’iscrizione indica con il nome di Crispia Salvia la defunta, morta a circa 45 anni di età, a cui il marito, Iulius Demetrius, dedica il suo pensiero avendo vissuto con lei quindici anni.
Particolarmente interessante è la precisazione degli anni vissuti nel vincolo matrimoniale: indica sia il periodo di tempo vissuto dalla donna insieme al marito, sia a quale età essa aveva contratto matrimonio, ovvero all’età di circa trent’anni.

Secondo alcuni studiosi, è raro il caso di iscrizioni in cui, accanto all’età della sposa, al momento della morte, figuri anche l’età che aveva la defunta quando era convolata a nozze. Meno rare, invece, sarebbero le iscrizioni che contengono indicazioni sull’età della morte della donna e sulla durata del suo matrimonio. E’ particolare la notizia che la donna doveva aver contratto matrimonio all’età di circa trent’anni e, quindi, data l’età eccessivamente avanzata, Crispia Salvia dunque, doveva sicuramente essere al suo secondo o terzo matrimonio. Infatti, in genere, le fanciulle prendevano marito a quattordici anni e, talvolta anche prima.

E’ di notevole interesse che, tra i due coniugi, è la donna ad occupare un posto di maggior rilievo e prestigio sociale: la sua onomastica rivela l’appartenenza a due gentes di notevole importanza. I Salvii sono già attestati a Lilibeo da una iscrizione funeraria posta da un membro della gens Statia in memoria di Salvia C. F. Felicula e di P. Statius. Il gentilizio Salvius, oltre a Lilibeo, è presente in un cippo votivo rinvenuto nella città di Floridia, vicino Siracusa. Il gentilizio Crispius era già noto da testimonianze su instrumentum domesticum.

Più difficile è individuare il marito della defunta, Iulius Demetrius, poiché il gentilizio è presente nell’onomastica di personaggi di alto rango sociale come magistrati municipali, cittadini romani, liberti. Nella Sicilia occidentale la gens Iulia è documentata, oltre che a Lilibeo, a Palermo, Termini Imerese e Segesta. La decorazione dell’ipogeo di Crispia Salvia è stata realizzata in fasi diverse, nell’arco di almeno due secoli. Le tombe nn. 2,3,4 e 5 per la presenza di quattro cavità scavate nel pavimento dimostrano che sono contemporanee; anche la tipologia architettonica conferma l’ipotesi che si riferiscono al primo impianto dell’ipogeo che, dalla grafia dell’iscrizione e dai dati di scavo, è da collocare nel II secolo d. C.
Il tema floreale che domina incontrastato la decorazione dell’ipogeo, è largamente diffuso in tutta l’arte funeraria romana.

Bibliografia

  • Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, I. Labriola, P. Martino, D. P. Orsi, Sellerio. Palermo 1988. Libro XIII (54, 4).
  • Bivona L., L’iscrizione di Crispia Salvia, in Miscellanea Epigrafica in onore di Lidio Gasperini, vol. 1.
  • Giglio R., Attività di ricerche archeologiche nella provincia di Trapani, in Kokalos XLIII-XLIV (1997-1998), tomo II 2.
 

Questo articolo ha un commento

  • Antonio scrive:

    Ho trovato molto interessante cio ke ho appena letto in proposito di Lilibeo….spero di poter attingere ben presto in altri suoi articoli! cordiali saluti Antonio

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