Pompei, Casa del Criptoportico


 

Al momento dell’eruzione questo edificio era in piena fase di ristrutturazione ed è per questo motivo che ci appare poco adornata e alquanto dissestata. In origine doveva essere collegato alla vicina Casa del Sacello Iliaco in modo da formare un’abitazione con due atri e con giardino a portici con archi e pilastri. Purtroppo con il terremoto del 62 d. C. ha riportato gravi danni. Il criptoportico da cui la casa prende il nome in realtà venne aggiunto solo in epoca successiva in quanto in precedenza esso apparteneva alla casa confinante. Dopo il terremoto l’edificio era a tal punto distrutto che si decise di ricostruirlo integralmente.

I muri vennero rinforzati: troviamo qui un esempio della tecnica di innesto di catene laterizie che servivano per chiudere le brecce e rinforzare la stabilità dell’intero edificio. La decorazione delle pareti era invece molto indietro al momento dell’eruzione: erano pronti solamente gli stucchi per le pareti fatta eccezione per un dipinto raffigurante Mercurio che può essere osservato nel Larario. In fondo a questa stanza vennero quindi costruite delle scale che conducevano direttamente al criptoportico. Le gallerie all’interno della casa vennero chiuse con i detriti delle demolizioni e alla fine di esse vennero eretti dei muri per bloccarla definitivamente. Solamente una di esse venne risparmiata: si tratta di quella che porta alla scala e che veniva usata come cella vinaria. Qui infatti vennero ritrovate molte anfore.

Il criptoportico, durante i lavori di restauro venne destinato a dispensa per il triclinio estivo che si trova nell’antica loggia al piano superiore ed è coperto con un pergolato. E’ probabile che esso venisse usato come ritrovo pubblico. Il triclinio è raggiungibile tramite delle scale e vicino ad esso si trova anche la cucina. Questa nuova destinazione del criptoportico ha permesso di mantenere al suo interno le decorazioni originali e di non essere ridecorato. Esse sono però molto malmesse: contavano già più di un secolo di età al momento dell’eruzione che le danneggiò ulteriormente.

Prima di essere destinato a magazzino il criptoportico fungeva, almeno in età sannitica, da portico aperto che chiudeva il giardino. Saranno i romani a chiuderlo, mantenendo solo le finestre. Alzarono inoltre il pavimento, portandolo all’altezza delle finestre stesse e facendo del portico una stanza seminterrata da cui il termine di criptoportico.

Il soffitto, in origine piano, venne quindi abbassato con la costruzione di una volta a botte: essa venne decorata con rilievi di stucco e con alcuni disegni di lacunari (cassettoni) di varie forme (quadrata, esagonale, romboidale) decorati con motivi floreali.

La decorazione delle pareti è di secondo stile con figure di erme unite tra di loro da festoni di vario tipo. Sullo zoccolo troviamo un meandro mentre sul fregio episodi dell’Iliade di Omero e di alcune rivisitazioni successive. Gli episodi dipinti dovevano essere più di cinquanta, ma solamente una dozzina se ne sono salvati: la lettura dei dipinti doveva iniziare dall’ingresso principale della cripta. Vediamo prima di tutto Apollo infuriato che lancia frecce sul campo greco e si chiude con l’episodio di Enea che scappa da Troia incendiata con il padre Anchise, pronto per la fondazione di Roma. Questi episodi erano molto amati dai Romani che volevano vedere in Troia parte della loro origine come aveva raccontato Virgilio nella sua Eneide. Altri palazzi sono decorati con queste scene come il Portico di Filippo a Roma o nei Palazzi di Nerone o proprio a Pompei come nella casa del Sacello Iliaco. A questa altezza era stato costruita anche la stanza destinata al portiere che aveva anche il compito di controllare il bagno caldo utilizzato per la sudatio. Questo era stato intelligentemente posizionato sopra il forno in modo da adempiere sapientemente al suo compito. La nicchia che lo compone aveva un foro in cui passava il tubo. Esso era decorato con mosaico raffigurante due uomini negroidi, di chiara ispirazione fallica, accompagnati in mare da due delfini e da un’anfora.

Spostiamoci ora nella parte sinistra della casa dove si trovava il salone sopra il quale una scala conduceva all’ingresso originario della casa: esso era decorato molto delicatamente e illuminato dalla luce che filtrava dalle strombature delle finestre.

Ancora oggi possiamo osservare il praefurnium e il calidarium con un abside e con una volta a crociera in muratura (forse uno dei primi esempi esistenti). Una nicchia vicina doveva, con ogni probabilità, ospitare la vasca. Attiguo è il tepidarium, un po’ più lontano dal forno. Tra le decorazioni si intravedono alcuni eroti che sollevano la faretro di Ercole. Inizialmente tutti questi ambienti erano collegati tra loro e si potevano raggiungere solamente dal vestibolo che aveva il soffitto molto più basso degli altri ambienti perché sopra di esso passava la scala del piano superiore. La decorazione è con mosaico a schema tessile: tessere di forma rettangolare e policrome disposte a canestro tranne che al centro dove sono disposte a spina di pesce attorno ad una rosa multicolore che costituisce l’emblema.

Lo spazio è molto piccolo, ma la decorazione riesce a renderlo, almeno otticamente più spazioso: sulla parete destra infatti era rappresentata una scena (oggi svanita) racchiusa in una facciata di rappresentanza perfettamente simmetrica. Nelle nicchie di questa facciata troviamo le statue dipinte di Marte e di Venere. Sulla parete opposta invece troviamo un paesaggio in cui riconosciamo un albero sacro e una sfinge.

Il vestibolo conduceva anche al frigidarium il cui pavimento è anch’esso in mosaico di tessere bianche e nere a forma di clessidre, attorno all’emblema. Sulle pareti invece troviamo una facciata di teatro composta da due piani con avancorpi sporgenti. Su questa facciata troviamo due vedute: una sul tripode del fico, l’altra sul santuario con betilo (una pietra simbolo di una divinità). Ognuna di queste vedute è affiancata da cariatidi. Sull’altra parete troviamo invece una piccola nicchia rettangolare in cui doveva trovare posto verosimilmente una fontana.

Il salone della casa si divide in due parti: la prima è l’anticamera con pavimento in tessere nere e scaglie di pietra colorata, la seconda è la sala del triclinio ancora con tessere nere ma molto più fitta è la presenza di scaglie di travertino. Le due zone vengono separate da una fascia policroma di quadrati con medaglioni con armi e rettangoli con un rombo con meandro.

La decorazione delle pareti è di un livello altissimo: il podio è sporgente e presenta piedistalli con erme che servono per sostenere il soffitto realizzato a cassettoni. Sulla cornice con busti di toro venne installata la volta decorata da un costolone con festoni. Le erme sono di color porpora e guardano verso l’alto. Il corpo è libero mentre dalle gambe sono pilastri. Sono presenti anche alcuni satiri che con i loro strumenti evocano un’atmosfera mistica. Anche sul fregio troviamo scene bacchiche che confermano quest’atmosfera e fanno pensare che la sala venisse usata per riunioni sacrali.

Alcune delle scene rappresentate sono: Arianna condotta su un carro alle nozze, il banchetto di Sileno, l’addio di Alcesti che si dirige verso Caronte e la sua nave e Arianna con Vittoria alata. Sul fondo della pareti troviamo anche una serie di graffiti realizzati da alcuni gladiatori. Nella casa vennero ritrovate otto vittime: alcune delle loro impronte sono ancora visibili. L’attribuzione della casa è dubbia: alcuni hanno pensato a Lucrezio in base all’unione di due iscrizioni separate ma questa idea pare frutto più che altro della fantasia dato che le iscrizioni risalgono ad un’epoca di molto successiva ai presunti contatti del poeta con la Campania.

 

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