Pompei, Foro Triangolare e Tempio Dorico


 

Pompei, Foro Triangolare e Tempio Dorico

L’area dove si trova il tempio dorico non è la più elevata della città ma ha una caratteristica che la rende particolare: si trova sulla cima di un costone di lava a strapiombo sulla pianura e gode in questo modo di un panorama veramente invidiabile (tanto che anche durante i lavori di ristrutturazione si lasciò libero da ogni tipo di costruzione il lato orientale che dava direttamente sul mare). L’entrata principale di questa zona, detta appunto del Foro Triangolare, è sul lato nord; proprio sul vertice alto del triangolo che coinciderebbe con la pianta dell’edificio. L’ingresso non è molto grande ed è preceduto da un portico fatto da 6 colonne e due semicolonne più un’ architrave (tutto in tufo): consta di due porte (inizialmente c’era solo quella più piccola, quella più grande venne aggiunta con i lavori di restauro successivi al 62 d. C.). Davanti al portico si trova una fontana. Il muro di fondo del portico è costruito in opera incerta e subì un’importante ristrutturazione dopo il terremoto. All’area sacra si accedeva, in un primo momento , solo tramite la porta più piccola. Solo in tempi successivi venne aperta anche la porta grande.

Entrati nella zona sacra si può notare anche qui un portico con colonne doriche e architrave: queste colonne sono molto slanciate, a differenza di quelle del Foro non dovevano supportare un secondo ordine con decorazione con metope e triglifi.

Pur mancando iscrizioni che lo testimonino sembra certo che il colonnato sia stato costruito durante la seconda parte del II secolo. La ripartizione geometrica dello spazio è invece di stampo ellenistico come anche la fusione di tutta l’aria sacra, dei teatri e del quadriportico in un unico complesso urbanistico armonicamente realizzato. Le colonne in quest’area nel totale dovevano essere novantacinque. Di fronte alla colonna centrale del lato nord c’era una fontana di cui non ci rimane quasi nulla se non una piccola colonna di sostegno realizzata in marmo. Di fianco ad essa si trovava la statua di Marcello, nipote di Augusto che poggiava a su un piedistallo dove si trovava l’iscrizione: M.Claudio C.f. Marcello patrono (“A Marcus Claudius Marcellus, figlio di Caius, patrono”).

Tra il colonnato e il tempio si trovava un muro di altezza media che serviva per dividere il temenos ovvero l’area sacra da quella usata durante gli spettacoli di teatro come zona di ristoro. Si è ipotizzato che questo spazio potesse essere utilizzato anche per gare equestri e che in queste occorrenze il muro fosse usato come muro di spina. Naturalmente si tratta solo di un’ipotesi dal momento che lo spazio appare davvero estremamente limitato per questo genere di gare ma forse anche questo spazio ristretto veniva utilizzato dai pompeiani per emulare gli spettacoli delle città della Grecia ellenistica. A supporto di questa teoria andrebbe la destinazione di uso di altri due edifici vicini come il Quadriportico e la Palestra Sannitica che sembrerebbero essere ginnasi per i giovani di Pompei.

Il portico orientale presentava una parete di fondo che serviva per dividere l’area sacra dagli edifici circostanti. In questa parete ci sono tre porte: una conduce alla Palestra, le altre due portano al Teatro Grande. Più verso sud una grande scalinata conduce al Quadriportico.

Se la piazza può essere datata intorno al II secolo a. C., il tempio è sicuramente molto più antico ed è purtroppo ancora oggi uno degli spazi meno conosciuti di Pompei. Il tempio è arrivato a noi in uno stato di completa degradazione e quindi non è facile per noi ricostruirne la struttura o la storia, tanto più che restauri continui hanno concorso a far perdere sempre più la struttura originaria. Sicuramente il suo orientamento è atipico. Lo stereobate del tempio è poggiato direttamente sulla roccia e il numero dei gradini non è omogeneo. Questo serviva per intervenire sul dislivello del terreno. I gradini sono per lo più in tufo e calcare e in alcuni punti sono stati ritrovati anche frammenti di cornici e fusti di colonne che dovrebbero appartenere all’epoca sannitica. Lo stilobate venne sicuramente ricostruito per intero, probabilmente originariamente erano previste sette e undici colonne rispettivamente sui lati corti e lunghi (anche se questa struttura sarebbe inconcepibile per i canoni dell’architettura greca). Sia dei capitelli che dei fusti delle colonne restano oggi solo frammenti in calcare di Sarno per i capitelli, in tufo per le colonne. In particolare i capitelli ricordano quelli delle Tavole Palatine ovvero un tempio presso la città di Metaponto risalente al 520 a. C.

La cella doveva essere appoggiata direttamente sulla roccia e aveva probabilmente un pronao, davanti ad esso una base per una statua di culto posta in posizione asimmetrica (questo ha fatto ipotizzare l’esistenza di un’altra base oggi scomparsa).Quindi probabilmente il Tempio prevedeva il culto di due divinità: si pensa a Minerva e Ercole sia sulla base di un’iscrizione rinvenuta nella zona adiacente sia perché questi due culti erano molto diffusi all’epoca della costruzione del tempio. L’iscrizione recita le seguenti parole: Eksus amviannud eituns ampt tribud tuv (tikad) ampt Menerv (…) (“Per questo bivio quelli che vanno intorno all’edificio pubblico che è vicino al Tempio di Minerva”).

Nella zona del tempio sono state ritrovate anche delle terrecotte di vario genere che non sono state però sufficientemente studiate: probabilmente sono divisibili in quattro gruppi ognuno corrispondente ad una fase di costruzione del tempio. Ognuno dei gruppi è decorato con un motivo diverso: serpenti, Minerva, cervo sono le decorazioni ancora visibili.

Riassumendo le vicende costruttive possiamo affermare che il tempio dorico risalga alla seconda metà del VI secolo a. C. in calcare, una prima opera di restauro venne iniziata nel IV secolo a. C. e di essa fanno parte le colonne realizzate in tufo. Dopo questo periodo il tempio cadde in rovina e in disuso fino al II secolo a. C. quando venne ristrutturato nuovamente. Questo restauro si concentrò principalmente sulla cella. Probabilmente l’edificio, in una delle sue fasi di restauro, presentava una metopa (che è stata rinvenuta nella zona adiacente) decorata con il mito di Issione nel particolare momento in cui si trova tra Athena ed Efesto mentre è legato alla ruota degli Inferi.

Di fronte alla facciata, nell’angolo sud –est, si trova una costruzione particolare formata da un recinto di quattro lati aperto dalla parte del tempio all’interno del quale se ne trova un altro di ridotte dimensioni. Le ipotesi sull’utilità di questa struttura sono varie: forse una tomba del fondatore di Pompei.

Nell’angolo destro tre altari in tufo e una costruzione rotonda delimitata da sette colonne che racchiudono un pozzo. La struttura, secondo quanto testimonia un’iscrizione, è da attribuire alla gens Trebia, molto influente nella città e attiva nel commercio del garum. (Ni(umisis) Trebiis Tr(ebieis) med(diss) tuv(tiks) aamanaffed – “Numerius Trebius, figlio di Trebius, meddix pubblico promosse la costruzione”).

Nell’angolo nord ovest venne eretto un sedile (schola) con un orologio solare in cui è rimasta un’iscrizione che ne indica la dedica per Lucius Sepunius Sandilianus e Marcus Herennius Epidianus (gli stessi che fecero ereggere un orologio solare di fronte al tempio di Apollo). 

Galleria fotografica

foto del Foro Triangolare e Tempio Dorico

 

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