Castello medievale: vita di corte


 

Castello: vita di corte

In questi ambienti umili e dimessi il signore del castello ed il suo seguito conducevano una vita semplice e modesta; gran parte della giornata del feudatario era dedicata all’amministrazione e al controllo del suo castello, in particolari dei suoi terreni, in tempo di guerra la principale preoccupazione diveniva invece la difesa del proprio feudo. Le distrazioni dei signori medievali non erano quindi molte: regolarmente si recavano con la loro famiglia ad assistere alla messa nella cappella del castello, ospitavano nobili e vassalli a banchetto e, quando erano liberi da obblighi e preoccupazioni, si dilettavano soprattutto nella caccia e nella falconeria; le battute nei boschi radunavano molti tra cavalieri, scudieri, castellani, e spesso dame in veste di curiose spettatrici. Talvolta i castelli erano poi animati da tornei e giostre, che rispecchiavano la passione dei nobili feudatari verso la guerra.

Il momento centrale di ogni giornata nella vita del castello era comunque il pranzo: i banchetti erano affollati di persone, ricchi di portate e molto lunghi; i convitati erano seduti su lunghi tavoli, in posizione dominante era la tavola del feudatario, al centro della grande stanza potevano aver luogo spettacoli di giocolieri e teatranti. Si mangiava in abbondanza, ma l’alimentazione dei nobili si distingueva da quella dei poveri contadini solo per il consumo frequente di carne, che proveniva dalla caccia, e dall’uso di bevande alcoliche, si consumava poi pesce e salse in abbinamenti per noi inusuali, come si capisce bene leggendo una delle tante ricette medievali giunteci nei libri di arte culinaria dell’epoca: “Pigliarai cascio et grattalo. Et nota che quanto e piu grasso il cascio tanto e meglio; poi habi de le vietole, petrosillo et maiorana; et nettate et lavate che l’avrai, battile molto bene con un coltello, et mittirale insieme con questo cascio menandole e mescolandole con le mani tanto che siano bene incorporate, agiongendovi quattro ova et del pepe quanto basti et un pocho di zafrano item di bono strutto ovvero butiro fresho, mescolando et incorporando tutte queste cose inseme molto bene como ho ditto…”.

Nonostante si condividesse il piacere del banchetto in tanti, le buone maniere a tavola non erano la regola: si mangiava con le mani, con piatti e posate comuni, talvolta le porzioni di cibo erano servite sul pane senza nessun appoggio e gli avanzi venivano gettati a terra o negli stessi piatti di portata. Lo stesso affollamento nel castello si aveva alla sera: solo il signore aveva una stanza privata per ritirarsi, il resto delle persone, famigliari, ospiti, guardie, dormivano insieme, secondo un’usanza che si protrasse per tutto il Medioevo, in larghi letti comuni separati solo da tende di lana o di pelli sospese a montanti fissati in alto.

Ruolo importante nella vita del castello aveva la castellana, moglie del feudatario; anche se è noto che nel medioevo la donna non godesse della stessa considerazione e degli stessi privilegi degli uomini, all’interno del feudo essa accudiva la famiglia, accoglieva gli ospiti, ma soprattutto sostituiva in caso di assenza il marito nell’amministrazione.

 

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