Questo compresso grandioso ha tre ingressi e con i suoi 2700 metri quadrati occupa quasi tre quarti dell’intera insula. Probabilmente ebbe origine dall’unione di due case durante il I secolo a. C (ha infatti tre peristili e due atri).
La parte più datata è indubbiamente quella inferiore che si affaccia con i suoi due peristili sulla Via Stabiana: l’atrio tuscanico risale all’età calcarea e i peristili vennero aggiunti probabilmente nell’età del tufo al posto di case più antiche. Tramite una scala questa parte comunicava con quella superiore che venne aggiunta in un secondo momento e che affaccia su Via dell’Abbondanza. Dopo la riunificazione la casa subì numerose ristrutturazioni venendo decorata con mosaici e pitture.
Numerosi sono stati gli scavi effettuati in questo edificio (negli anni tra il 1853 e il 1872) che prende il nome da una statua in bronzo di Apollo Citarista che era stata rinvenuta in uno dei peristili e che ora è stata trasferita al Museo di Napoli insieme ad altri 7 quadri di ottima fattura e di grandi dimensioni. Ora gli ambienti sono utilizzati come magazzino per le anfore raccolte nella città.
Alcune scritte di stampo elettorale oltre che tre graffiti, farebbero pensare che la casa fosse abitata da un ramo di una delle più antiche famiglie di Pompei, i Popidii (anche un graffito sarebbe dedicato a L. Popidius Secundus Augustianus, personaggio legato alla corte imperiale di Nerone).
Sempre nella casa è stato rinvenuto un graffito di natura erotica. Sono stati ritrovati quarantacinque programmi elettorali per le candidature di Augustianus che viveva nella casa con il figlio e con il fratello (o cugino) L.Popidius Ampliatus. Vicino alla casa si trovavano delle fulloniche di cui gestita proprio da un liberto di L.Popidius Ampliatus. Oltre alle folloniche proprio sulle pareti della casa si trovano numerose altre officine e delle caupone per lo smercio delle derrate popidiane.
Nell’atrio sono stati rinvenuti due ritratti bronzei, uno maschile e uno femminile; oltre che altri in marmo. Sono tutti probabilmente da attribuire alla già citata famiglia dei Popidii e databili in età Augustea o Claudia. Sono visibili oggi al Museo Nazionale di Napoli. Il bagno è posto vicino alla cucina ed è formato da due ambienti: il tepidario e caldario con un abside per il labrum e una vasca in una nicchia rettangolare. La latrina vera e propria posta in un vano appartamento si chiudeva tramite una porta (abitudine non molto diffusa a Pompei).
Alcune statue di animali, nel peristilio centrale, fungevano probabilmente da getti d’acqua dando vita ad una fontana perfettamente funzionante. Tra queste statue troviamo anche il famoso complesso del cinghiale morso da due cani da caccia, un leone al galoppo, un cervo e un serpente.
La parete finestrata che è in comune tra i due peristili poteva essere chiusa tramite battenti in legno. E’ probabile che una volta chiuso l’ambiente intorno venisse trasformato in gineceo. La casa prevedeva anche una stalla in cui trovavano posto quattro cavalli in scomparti realizzati in muratura.
Autore: redazione
