Pompei, Basilica


 

basilica03

La Basilica occupava l’estremità sud-occidentale del Foro e si affacciava su di esso tramite un’apertura su uno dei due lati brevi. Vista la tecnica di costruzione e lo stile si ipotizza che sia contemporanea alla ristrutturazione del portico (da tufo in travertino) e alla prima fase di costruzione del Capitolium: quindi la Basilica andrebbe datata tra il 130 e il 120 a.C.

Un’iscrizione rinvenuta all’interno della Basilica ci da la conferma che questa era già utilizzata durante il I secolo a.C.:

C(aius) Pumidius Dipilus heic fuit a(nte) d(iem) V nonas octobreis M(arco) Lepid(o) Q(uinto) Catul(o) co(n)s(elibus)

(Caius Pumidius Dipilus è stato qui il 3 ottobre, nell’anno di consolato di Marcus Lepidus e di Quintus Catulus)

Altre testimonianze indirette che confermerebbero la datazione si hanno da altri graffiti in osco sul primo intonaco delle pareti, oltre che sulla presenza su alcune tegole della sigla: Ni. Pupie (Numerius Popidius), un magistrato della Pompei di epoca sannitica.

Alla luce di tutto ciò la Basilica è da considerare uno dei più antichi esempi di questo tipo di edifici che ricoprirono, in ambiente romano, un’importanza capitale. La certezza che si tratti di una Basilica ci viene dai numerosi graffiti interni dove la parola bassilica è spesso ripetuta. Le funzioni di questo edificio in epoca romana erano sostanzialmente due: transazioni commerciali e amministrazione della giustizia.

Una trattazione di Vitruvio ci indica molto dettagliatamente come dovesse essere la pianta di una basilica romana: egli stesso in quanto architetto, progettò e realizzò la Basilica della città di Fanum. Si è cercato di ricostruire l’evoluzione della struttura delle Basiliche dalle origini fino all’epoca cristiana sia sulla base dei dettami di Vitruvio sia dall’osservazione diretta delle molte Basiliche ritrovate. Come abbiamo detto quella di Pompei è uno degli esempi più antichi meglio conservati ma nella struttura risulta perfettamente aderenti alle regole che saranno stilate solo successivamente da Vitruvio.

Troviamo infatti: una stanza centrale chiusa da un colonnato oltre che il tribunal dove si svolgeva l’amministrazione della giustizia. Il rapporto tra larghezza e lunghezza e quello tra altezza delle colonne e larghezza delle navate laterali non rispondono invece alle regole vitruviane. Questa basilica differisce da quelle tradizionali anche per la posizione dell’ingresso: se solitamente lo troviamo sul lato lungo, questa volta è situato sul lato breve: questa differente collocazione crea un effetto spaziale completamente diverso. E’ curioso come per questa e per altre anomalie la Basilica pompeiana sembri per alcuni aspetti avvicinarsi alla struttura della basilica cristiana.

La parete di entrata è costituita da cinque porte divise da pilastri di tufo che danno su un’area scoperta detta chalcidicum ovvero il portico d’ingresso. Sulla sinistra troviamo un vano posto ad un livello più alto rispetto a quello della Basilica, vi è stato ritrovato un pozzo,e al suo fianco un serbatoio, che è stato scavato fino a 20 metri ma che è sicuramente molto più profondo. Ovviamente questo faceva parte del sistema della raccolta dell’acqua che era quello maggiormente utilizzato della ruota idraulica: l’acqua, giunta nel serbatoio, trovandosi ad un livello più alto, riusciva alimentare la fontana di cui purtroppo non c’è rimasta alcuna traccia. La cosa certa è che si stava cercando di allacciare la Basilica, grazie ad un castellum acquae, all’acquedetto augusteo.

Una volta superato il portico d’ingresso, tramite quattro gradini si entra nella Basilica vera e propria la cui facciata consta di quattro colonne ioniche: le due poste all’estremità sono praticamente attaccate al muro in modo che delle cinque porte esterne le tre centrali coincidano con gli interpazi tra le colonne. Purtroppo delle colonne non ci rimangono molte tracce, sappiamo di un innovativo uso di grosse tegole per il fusto e possiamo ipotizzare che la loro altezza fosse intorno agli 11 metri. Entrando all’interno possiamo osservare la navata centrale della Basilica, circondata da un colonnato di ventotto colonne e le navate laterali che invece presentano delle semicolonne sulle pareti di fondo che come le colonne sorreggevano dei capitelli in stile ionico.

Oltre a quella principale si aprono altre due porte: una sul lato nord che porta sulla Via Marina e un’altra sul lato sud di età probabilmente augustea. Sul lato occidentale ci sono due grandi vani delimitati da due semicolonne e da una costruzione a podio al centro della parete formata dal podio alto due metri su cui poggiano sei colonne di ordine corinzio di cui le due esterne sono incassate nel muro. Due rampe di scale si trovano nell’intercapedine: esse conducevano ad un piano sottostante che aveva una copertura a volta a botte. Due finestre aiutano a illuminare questa stanza.

Il problema più rilevante è che, ancora oggi, non si è riusciti a ricostruire né l’alzato della basilica, né la sua copertura: non si hanno quindi molte informazioni sull’illuminazione al suo interno. Percorrendo i lati della basilica si vedono tantissimi resti di capitelli e colonne di cui però non si ha la certezza che appartenessero alla Basilica stessa, resta il dubbio che vi siano stati depositati in un secondo momento.

Grazie ai saggi stratigrafici si è potuti giungere alla conclusione che la Basilica fosse coperta da un tetto. La basilica mancava però di un idoneo impianto per lo scarico delle acque: ci resta solo una canaletta, molto piccola, sicuramente successiva al terremoto.

L’architetto Ohr che ha studiato a lungo questo edificio non ha trovato alcuna traccia di architravi in muratura: è giunto quindi alla conclusione che le pareti nord e sud dovessero estendersi in altezza al di sopra delle semicolonne, qui trovavano posto semicolonne corinzie. La somma di questi due ordini di colonne doveva essere uguale all’altezza delle colonne centrali. Un piccolo spazio aperto, sopra le pareti, garantiva una piccola fonte di luce. Completamente assenti erano i ballatoi interni. Sulla parete ovest si trovava un’avancorpo che aveva semicolonne di ordine corinzio a scopo puramente decorativo. Questa costruzione era probabilmente la sede del tribunal ma dal momento che il podio non sembra essere raggiungibile in alcun modo si è pensato che la sede dei tribunalia dovesse stanziarsi nei settori posti ai lati dell’avanposto. La struttura centrale quindi sarebbe soltanto una sacra edicola dove venne deposta la statua di un dio anche se resta la remota possibilità che esso sia proprio il tribunale e che fosse raggiungibile tramite una scala di legno mobile. Secondo Ohr la copertura della basilica era ad un unica capriata: le antefisse esterne avevano una base di foglie di acanto su cui era poggiato un fiore (anthemion). Su alcune tegole è stato ritrovato un bollo di origine osca: N. Pupie.

Nel suo insieme la struttura della Basilica non si presentava molto armonica: ma la sua bellezza era aiutata da alcune decorazione sulle pareti interne secondo i dettami del primo stile.

Le pareti della Basilica erano piene di graffiti, riportiamo i più interessanti:

L. Istacidi! At quem non ceno barbarus ille mihi est

(“Lucius Istacidius! Colui che non mi invita a cena , per me è simile a un barbaro”)

Quisquis amat veniat. Veneri volo frangere costas/ Fustibus et lumbos debilitare deae:/ Si pot(is) illa mihi tenerum pertundere pectus,/ Cu(r) ego non passim caput ill(i) frangere fuste?

 (“Chi ama venga qui. Voglio rompere le costole a Venere/con randelli e debilitarle la schiena:/ se lei mi può colpire il cuore delicato,/perché io non posso romperle la testa con un randello?”)

Gallerie fotografiche tematiche

 

Lascia un Commento

Si prega di inserire solo commenti inerenti l'articolo e relativi ad archeologia, storia e arte antica.