Pompei, Antiquarium


 

antiquarium

Questa scheda è ormai in realtà solo una documentazione storica, dato che l’antiquarium di Pompei è chiuso da molti anni e non vi sono notizie sulla sua possibile riapertura. Vale la pena citarla perchè rappresenta comunque un documento che narra l’evoluzione della città e della storia della sua riscoperta. La descrizione è riportata al presente come la cronaca di una visita compiuta.

“All’ingresso della struttura possiamo osservare diverse vetrine contenenti:

  • quattro statue di delfini cavalcati da amorini che provengono dalla casa di Cerere
  • il busto di Dioniso ctonio con viso barbato e frutta in una cesta sulla terra proveniente dalla casa I 13,5
  • due mani magiche provenienti dal Complesso dei Riti Magici
  • alcuni graffiti di ottima fattura ritrovati nella villa di M. Fabius Rufus 

Sulle pareti dell’ingresso ma anche delle sale successive si trovano pitture di quarto stile provenienti dal Portico dei Triclini (che venne scoperto nel 1950 nel Borgo Marittimo e che oggi corrisponderebbe alla contrada Muregine).

Nella prima sala (Sala I) troviamo:

  • una vetrina centrale in cui è riposta una tomba della Cultura delle Tombe a Fossa risalente all’età del Ferro ritrovata nelle necropoli nella Valle del Sarno. Secondo questa cultura i corpi venivano inumati e tutto il corredo funebre veniva posto nella tomba al loro fianco. La maggiorparte di questo materiale è datato IX-VIII secolo a. C.
  • sulle pareti sono presentate delle terracotte architettoniche del Tempio Dorico e del Tempio di Apollo: da notare in particolare le sime (spioventi del frontone) con teste di leone e alcuni rosoni databili tra il VI e il V secolo a.C., oltre che le antefisse (decorazioni architettoniche) con testa di Minerva del II secolo a. C.
  • un’altra vetrina al cui interno possiamo osservare frammenti di ceramica attica e corinzia con raffigurazioni sui temi del nero e del rosso ritrovati nel Tempio di Apollo, altri frammenti, provenienti dal cratere a volute, di una scena di simposio ad opera del pittore di Eucharides, ceramista di origine attica attivo agli inizi del V secolo a. C. e specializzato nella tecnica a figure rosse 

Nella seconda sala (Sala II) possiamo notare:

  • una metopa (elemento del fregio) in tufo proveniente da quello che è comunemente chiamato Foro Triangolare con una scena rappresentate probabilmente il “Supplizio di Issione”.
  • Un frontone, situato sul fondo della sala, realizzato in tufo di Nocera proveniente da un piccolo santuario presso la zona di Sant’Abbondio (vicino la ferrovia) ed era costituito da quattro colonne sulla facciata e tre sul lato che probabilmente vennero murate dopo il 62 d.C. con la tecnica dell’opera reticolata. Su questo frontone possiamo osservare Dioniso, il Liber Pater, sdraiato sulla kline con un chitone stretto alla vita, il capo coperto da un velo e con un kantharos e un grappolo d’uva deposti rispettivamente nella mano destra e sinistra; alla sua destra siede Libera con chitone e mantello raffigurata nel momento in cui sta per sollevarsi il velo dal volto, il collo è ornato con un torques e ai suoi piedi un erote tiene in mano un flabellum. Vicino a Libera un’oca, vicino a Dioniso invece un satiro e una pantera.
  • un fregio dorico (che anche nella reale posizione si trovava vicino al tempietto) sulla cui fronte toviamo un’iscrizione osca: Mr. Atiniis Mr.aidil. cad. eitiuvad “Maras Aitinius figlio di Maras edile, (fece) con il denaro delle multe”. Probabilmente l’iscrizione si riferisce allo stesso magistrato che fece costruire, quando possedeva la carica di questore, la meridiana all’interno Terme Stabiane. L’edificio risale al II secolo a. C. I capitelli figurati con busti dionisiaci sono risalenti al III-II secolo a. C. provengono dagli ingressi delle case di aristocratici sulla Via Nolana. Sulla parete troviamo un rilievo ad opera di Diogenes, un muratore. E’ presente anche una statua di un gladiatore che probabilmente aveva il valore di insegna di un’osteria che si doveva trovare vicino l’Anfiteatro. Esso è raffigurato con lo scudo posto su Priapo 

Un’altra sala, che prende il nome di Sala di Livia raccoglie i resti dell’iconografia pompeiana, qui possiamo osservare:

  • la statua di Livia, con le vesti di sacerdotessa e con espressione severa che proviene dalla Villa dei Misteri e più precisamente dal suo peristilio
  • due erme-ritratto di personaggi privati: si tratta di Vesonius Primus e di C. Cornelius Primus, rampollo di uno dei migliori clienti di Silla, e di suo cugino che diresse in prima persona la colonizzazione romana della città di Pompei.
  • il ritratto di Marcello, nipote nonché figlio adottivo dell’imperatore Augusto: quest’ultimo è stato scoperto nel tempio di Venere.
  • una statua maschile togata, ad uso funerario, proveniente dalla tomba degli Istacidi che erano i possidenti della famosa Villa dei Misteri.
  • un ritratto popolaresco di Terponos, situato in una delle vetrine.
  • il monopodio che raffigura Sileno insieme a Dioniso bambino mentre esce da una grande zampa di leone 

Nella stanza successiva (Sala III) nota anche come Pompeiana Suppellex si trovano come si può immaginare dal nome numerose suppellettili proveniente dalle abitazioni pompeiane. Al centro della sala possiamo osservare invece una vasca di bronzo della Casa di Menandro. Sulle pareti invece sono appesi scudi di marmo che venivano fatti oscillare al vento per scacciare il malocchio noti come oscilla. Nelle vetrine troviamo:

  • vasellame in bronzo, alcuni aghi crinali e “appliques” realizzate in osso
  • alcune statuette di divinità e un statua di un attore comico seduto
  • statue in marmo, usate come ornamento nella Casa di D.Octavius Quartio
  • dalla casa di M. Obellius Firmus provengono invece alcune borchie in bronzo decorate con teste di toro che erano destinate ad essere utilizzate come lacci per le tende per la sala del tablino
  • statua di Attis, realizzata in marmo, estratta dalla Casa del Criptoportico
  • altri piccoli oggetti provenienti dalla Casa dell’Efebo e da quella di Paquius Proculus
  • piccoli vasi realizzati in argento
  • strigili in bronzo e un’insegna che doveva appartenere alla bottega di un vasaio con la protezione del dio Vulcano 

E’ da segnalare il corridoio di passaggio tra la Sala III e la IV per la presenza dell’insegna della Caupona di Euxinus che recita: Phoenix felix e tu (“La fenice è felice, spero che lo sia anche tu”)

Nella Sala IV si trovano i modelli architettonici per il portico dei Triclini, che venne scoperto dove oggi si trova la contrada Muregine e per la Villa Rustica di Boscoreale per la quale erano previste anche presse per produrre olio e vino. Le vetrine contengono:

  • strumenti per attività metallurgiche e da intagliatore,
  • alcuni sigilli tra cui quello di D.Octavius Quartio
  • due lampade a forma fallica con tintinnabula portafortuna tratte dalla Caupona di Asellina
  • pesi, ami e altri attrezzi per la pesca provenienti dal porto di Pompei presso la foce del fiume Sarno
  • vari materiali provenienti dalle officine e dai negozi come colori e mortai
  • oggetti di ceramica provenienti da varie abitazioni private pompeiane e di fabbricazione aretina o imitazione
  • resti di cibi (alcuni resti di pane carbonizzato)
  • vasi di conserva, bilance e rubinetti
  • una stufa in terracotta denominata klibanos
  • alcuni strumenti chirurgici e un orologio solare 

Nell’ultimo passaggio che porta all’uscita situata in Via Marina troviamo vari oggetti in bronzo; molti oggetti come i sostegni da tavolo e l’erma di un giovane con una corona di fiori provengono dalla Villa di Fabius Rufus. Troviamo inoltre una statua di Bacco giovane con gli occhi realizzati con pasta di vetro estratto dalla casa I 17,2.

 

Lascia un Commento

Si prega di inserire solo commenti inerenti l'articolo e relativi ad archeologia, storia e arte antica.