Nell’arte una delle figure più suggestive è la donna; questa creatura è raffigurata e riprodotto sin dall’origini e la sua essenza cambia e si modifica di pari passo con l’emancipazione storica del gentil sesso nella storia dell’Occidente. Con il passare del tempo, dalla preistoria all’età attuale, il modo di rappresentarla è mutato radicalmente più volte, e così anche le simbologie collegate con essa.
Preistoria

Venere neolitica

Dea Madre del mondo Cicladico
Sin dall’arte preistorica la donna compare nell’immaginario collettivo della società umana come una figura dalla duplice entità:
- ineffabile, angelica, creatrice e nobilitante per l’Uomo
- deviante, distruttrice, degradante, malvagia, demoniaca / diabolica e dannosa per l’Uomo
In Occidente la donna acquisisce una sorte unica e contraddittoria, dovuta alla mistione delle 2 entità attribuitegli.
L’arte delle bande di cacciatori e raccoglitori del Pleistocene riserva alla donna una posizione di spicco e di dominio sul mondo; le statuette femminili dai corpi “voluminosi” con seni, glutei e fianchi prominenti sono il riflesso di questa visione di sommo valore e di funzione creatrice, “riproduttiva” e civilizzatrice per la Terra e in particolare per l’Umanità. Queste sculture sono dette Veneri per l’indiscussa caratteristica sessuale e la forte accentuazione dell’aspetto fisico della donna come sesso adibito alla procreazione e al perpetuarsi della rinascita e della vita; per questo sono avvicinate a Venere, la dea dell’Amore, della fertilità, sessualità e della bellezza.
Sono oggetti legati al culto sciamanico della fertilità e della fecondità esclusivamente femminile. Vengono definite dagli storico-religiosi la riproduzione delle Dee- Madri o Madre-Terra , Signora della Vegetazione e degli Animali; non esiste una certezza sull’interpretazione di un culto di un unico grande Spirito(Essere divino/Dea)femminile o di più Spiriti della realtà fenomenica femminili legati alla vita. I riti rivolti a questi culti femminili spesso sono stati connessi a sciamani donna o travestiti da donna per la comunione con il sacro e un contatto con il divino come si può ravvisare nelle attuali bande etnologiche; si tratta di un comparatismo antropologico non totalmente confermabile dalla mancanza delle evidenze archeologiche al riguardo. Restano Veneri sparse negli insediamenti umani e pitture o graffiti che raffigurano animali o scene di caccia.
Le comunità di agricoltori e allevatori dell’Olocene esaltano nell’arte l’importanza della donna come una forza divina che, “essendo al di sopra delle vicende umane”, agisce senza curarsi del mondo a favore del ciclo della natura e della fertilità. Questa energia è identificata da queste civiltà come un essere soprannaturale femminile; si conservano Veneri, realizzate con forme allungate filiformi e geometrizzate.

Potnia Theron – Dea madre dei Serpenti
Protostoria
Nell’Eneolitico il processo di astrazione si sviluppa maggiormente con dee della Terra geometrizzate e non più “naturalistiche”; subentra l’elemento maschile e spesso compaiono sculture femminili che lo “celano”
- nella forma che si crea girandole sottosopra
- nella forma triangolare
- nella sagoma fallica.
La sessualità, come fecondità e come strumento della creazione, è uno degli elementi più ancestrali che legano l’arte alla donna. La donna, come gli animali nella tradizione arcaica dell’umanità, è un essere vivente che più di ogni altra cosa ,per via della sua fecondità, maternità e bellezza, è vicino al divino e alla perfezione. Può comunicare con gli spiriti, dare la vita e creare una famiglia; è la compagna perfetta dell’essere più strano e curioso del cosmo: l’Uomo.
Il mito della donna è nel periodo più antico dell’umanità legato alla Natura e alla ricerca delle cause fenomeniche della realtà. Le rappresentazioni fino all’Eneolitico sembrerebbero rimandare ad una supremazia culturale e religiosa sull’Uomo. Lo sviluppo di società patriarcali e “maschili” con l’arrivo degli Indoeuropei nell’Era dei Metalli capovolge l’immaginario della donna che non è più sola e indiscussa dea della fertilità e della sessualità, ma prima viene affiancata da esseri maschili e successivamente emarginata sul piano sacrale.
Gli Indoeuropei con le loro figure (antropomorfe, di divinità,di Eroi e di Uomini) modificano la concezione filosofica e cultura delle società con la progressiva restrizione degli attributi divini e della posizione sociale della donna; l’arte di questo frangente storico, prima della Scrittura in Occidente presenta:
- l’oggettualizzazione del corpo femminile con dee dell’Amore, nate per il piacere delle divinità maschili e sottomesso ad altri fattori soprannaturali
- la desacralizzazione del corpo femminile
- l’istituzione della prostituzione sacra
- la canalizzazione del retaggio matriarcale e matrilineare nella formazione di culti misterici(culti e riti contemplanti:cosmologia, legge del caos, cosmogonia, magia, stregoneria e retaggio di culti femminili della Terra delle Veneri), esoterici e femminili che esasperano determinati preconcetti, tabù, pregiudizi e oppressione della donna nella società arcaica.
Le immagini dell’età Protostorica(età dei Metalli) sono un’espressione di una svalutazione delle potenzialità “magiche” della donna si trovano ancora esempi di divinità realizzate in vari materiali legati alla sacralità della donna signora della natura e madre della Terra.
La donna protostorica è:
- Dea dell’Amore
- Dea dei fenomeni catastrofici come la Tempesta(Dea Llilith)
- Dea della natura animale(Dea dei Serpenti)
- Eroina del mito
- Fata, Maga o Strega
- Personificazione o Allegoria(Nikè, Thukè, Provincia, Città ecc)
- Prostituta
- Demonessa o Diavolessa.

Cibele Magna Mater Megale Mater Artemide o Afrodite/Venere Efesina
Antichità
Le civiltà classiche, Greca e Romana, hanno realizzato numerose sculture, pitture e ritratti di donne;sin dal periodo Arcaico entrambe hanno mostrato la metamorfosi delle civiltà protostoriche, conferendo una condizione inferiore sul piano umano per i Greci, una condizione quasi paritaria per i Romani, che hanno subito il fascino della cultura Etrusca che vede la donna raffigurata al pari dell’Uomo, posta sul medesimo livello, anche se alcune restrizioni giuridiche.
Il culto del corpo nel mondo antico, Greco- Romano, è un elemento essenziale della rappresentazione del corpo femminile. Mentre sia nel periodo Arcaico greco che in quello Romano c’è lo stereotipo della ragazza o della signora (Kore) sempre con movimento bloccato e la convenzione di “spezza/scomponi- copia e incolla” delle parti anatomiche con formule schematiche, stilizzate e tipizzate, rigorosamente vestita con abiti “coprenti”.
Nel periodo classico la donna Greca e quella Romana subiscono una piacevole trasformazione; dal V secolo a.C. compaiono nudi femminili con i canoni di Fidia e Policleto nel contesto del banchetto e del mondo delle Etere. Il mondo Romano rimane più aggrappato rispetto a quello Greco alle loriche e alle toghe come sostiene Plinio (Nat. hist., XXXIV, 18), riconoscendo che:” Graeca res nihil velare, at contra Romana ac militaris thoraces addere”. Si parla soprattutto di ritratti.
Il ritratto femminile Romano riporta le fattezze di:
- Imperatrici
- Matrone (senatrici)
- Alto borghesi in ascesa politica
- Schiave con abiti corti e “poco acconci”
- Liberte
La nudità eroica femminile, che gioca un ruolo sacrale e fondante in Grecia, diviene esibizione spettacolare del Bello e del mondo del teatro. La dimensione mitiche per la donna Romana è solo un escamotage che traspone in una sfera temporale altra da quella storica valori etici e moniti della tradizione. Il mondo classico concilia in maniera straordinaria il retaggio precedente sulla donna con la nuova condizione di questa creatura nella società classica.(Es. la dea Cibele)
La nudità femminile è una espressione dell’oggettualizzazione della donna come oggetto del piacere fisico maschile e di procreazione. Le civiltà Orientali antiche mostrano una situazione simile a quella classica; si alternano culture con immagini di donne che dominano o distruggono il creato( le immagini di kali donna) o di figure femminili complementari all’opposto genere maschile( numerosi pantheon con le coppie).

Strega medioevale

Madonna di scuola toscana
Medioevo
Il medioevo segna una totale mancanza di corporeità della donna che si fa madonna, santa o angelo; però si trovano pure raffigurazioni della seconda entità della donna, distruttrice e peccaminosa attraverso le gerarchie maligne di demonesse e diavolesse.
La tridimensionalità e il “naturalismo” sono negati nelle figure medioevali; le demoni sono rese prendendo in prestito l’iconografia delle divinità e delle figure semidivine pagane.
Questo è il contesto della nascita di alcune icone:
- Madonne che copiano le fattezze delle dee pagane
- Strega con i capelli rossi e il gatto nero
- Sirene coda di pesce e busto superiore femminile versione femminile dei Tritoni pagani, esseri semidivini del seguito dei tiasi marini di Poseidone/Nettuno –Afrodite/ Venere
- Sante e Martiri donna
- Demonesse e Diavolesse dell’entourage di Satana divinità femminili orrorifiche o potenti del pantheon.
La chiave di lettura di queste immagini risiede nel dualismo Bene-Male del Cristianesimo che non ha mezze misure; si hanno quindi due tipi di donna:
- Angelo
- Demone che ammalia l’uomo, spingendolo all’oblio.

Annunciazione del Beato Angelico
Età Moderna
A partire dal 1400 l’Umanesimo prima, li Rinascimento l’arte trova una nuova linfa; la donna diviene lo strumento della rappresentazione del recupero della bellezza e della perfezione stilistica delle forme degli antichi.
Si trovano in parallelo:
- Venere Maria
- Personificazioni Sante
- Vittorie Angeli
- Grazie Virtù
- Eros (Amore) Tanathos(Morte)
- Stagioni Liturgia Cristiana
- Erotini/Amorini/Nipotini/Cubitini ecc Putti e Angeli.
Si aggiungono a queste iconografie i ritratti delle aristocratiche del 400 e del 500 con ilo recupero del ritratto Romano.
Dominano nella scena dal 500 al 700 di donne al potere:
- imperatrici
- regine
- amanti del Re
- meretrici
- nobili

Ritratto dell’Imperatrice Sissi
Età contemporanea
La rottura con il mondo accademico segna una svolta dovuta al Pensiero Romantico, Decadentista e antiaccademica porta la donna ad avere una posizione ulteriormente sottolineata dalla stimolazione degli studiosi dell’epoca di una questione detta proprio questione femminile che nasce in seno al verismo e al naturalismo /realismo come denuncia sociale della condizione dei lavoratori e delle donne.
La donna inoltre si fa strumento mediatico di comunicazione dello spirito ipocrita e perbenista della società ottocentesca; alcuni nudi femminili come la Maya denuda, la donna de “La Petit De jeuner sur l’erbe “, le “Tahitiane “, “Le bagnanti” ecc .mostrano una donna che combatte i pregiudizi della sua società, che cerca intimità anche in contesti pubblici e che vuole creare una nuova società per Gauguin(le tahitiane) con il ritorno allo stato “primitivo” come lo hanno enunciato gli esponenti dell’Arte Naif o Primitiva.( come le divinità femminili ancestrali delle origini)
Dallo spirito Romantico con i sentimenti e le sensazioni di Goya(Maya) si arriva ad una denuncia sociale della possibilità dell’emancipazione femminile e che arriva sino ad una esplorazione unica poliedrica e che presenta tutte le caratteristiche del pensiero tra 800 e 900 arricchita da una scelta personale optata da Klimt.

Lascivia, Impudicizia ed Intemperanza di Klimt
Per informazioni e approfondimenti
Autore: Alessandra Pignotti - Email pignotti@archart.it






