Galeno


 

Galeno

Galeno

(129 – 200 d.C.)

Chi è un vero medico è sempre anche filosofo

Nativo di Pergamo, Galeno è una delle più rilevanti figure nel campo scientifico espresse in età imperiale, un periodo contraddistinto dal declino del ruolo di Alessandria d’Egitto quale città capitale della cultura ellenistica.

Dopo aver condotto i propri studi di medicina nella città natale, nonché a Smirne, Corinto e Alessandria, Galeno fu chiamato nel 168 alla corte di Marco Aurelio, a Roma, al servizio diretto dell’imperatore. Professionista di chiara fama, sino all’epoca rinascimentale Galeno costituì insieme ad Ippocrate una vera e propria autorità in campo medico e filosofico, grazie alle numerose opere scritte pervenute in lingua originale o in traduzione: si possono ricordare “Il metodo terapeutico”, “I procedimenti anatomici”, “Le facoltà naturali”, “L’Ars medica”, i “Commentari a Ippocrate”, “L’utilità delle parti”.

L’originalità e la genialità del contributo galeniano consistono nell’aver posto il metodo filosofico alla base della chiarezza dimostrativa richiesta al medico nell’esercizio della sua arte: non a caso, Galeno polemizza contro coloro che pretendevano di ricondurre la causa di tutte le malattie a pochi concetti schematici e superficiali ed afferma la necessità di contemperare l’intuizione intellettuale con le risultanze empiriche (1).

La costruzione scientifica attuata da Galeno riprende buona parte delle acquisizioni già note in precedenza, ad es. la dottrina delle qualità e dei temperamenti di derivazione ippocratica, inquadrandola in una concezione di stampo finalistico che, accanto alle quattro cause – materiale, formale, efficiente, finale – individuate da Aristotele, ne pone una quinta, quella strumentale, a spiegazione dei processi fisiologici dell’organismo.

Per mezzo di che cosa si produce un evento a livello organico? In coerenza con la posizione ippocratica, Galeno individua nei quattro elementi (terra, acqua, fuoco, aria), nelle quattro qualità (caldo, freddo, secco, umido), nei quattro umori (sangue, flegma, bile gialla, bile nera) e nella loro reciproca interazione la scaturigine dei fenomeni che interessano il corpo umano; a ciò aggiunge la teoria delle facoltà, in particolare quella “attrattativa” e quella “repulsiva”, il cui reciproco esercizio garantisce il globale equilibrio delle funzioni dei vari organi. Oltre che per la teoria delle facoltà naturali, la posizione galeniana si caratterizza per la ripresa della distinzione platonica dell’anima in tre parti – razionale, irascibile, concupiscibile – aventi sede, rispettivamente, nel cervello, nel cuore e nel fegato.

Come si può notare, nel pensiero di Galeno confluiscono elementi propri della speculazione di stampo aristotelico e platonico: anche per tale motivo, unitamente all’afflato religioso e morale che la pervade, la sistemazione del sapere medico nelle sue discipline costitutive, attuata dallo scienziato-filosofo di Pergamo, ha riscontrato per secoli fortuna e autorevolezza.

Note

(1) “Alla maggioranza dei medici succede qualcosa di simile a ciò che capita alla maggioranza degli atleti che desiderano riuscire vincitori alle Olimpiadi, ma non si danno cura affatto per conseguire tale scopo. Certo, elogiano Ippocrate e lo stimano il primo di tutti i medici, ma quanto a diventare simili a lui, fanno tutto tranne che questo […]. Egli, naturalmente, postula l’esatta conoscenza della natura del corpo dicendo che essa è il principio di tutto il discorso della medicina; essi studiano anche questo in modo tale che non sanno non solo la sostanza di ciascuna delle parti o la loro struttura, conformazione o grandezza o comunanza con le parti vicine, ma neppure la posizione. E che dal non saper distinguere per specie e generi le malattie succede ovviamente ai medici di sbagliare gli obiettivi della cura è stato detto da Ippocrate nel suo invito a esercitare la teoria logica. I medici di oggi sono tanto lontani dall’essere esercitati in questa che rimproverano coloro che vi si esercitano come se praticassero un’attività inutile” (da “Il miglior medico è anche filosofo”, Opere scelte, a c. di I. Garofalo e M. Vegetti, UTET, Torino 1978, pp. 97).

 

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