Mimnermo


 

Mimnermo
Un elegia di Mimnermo

Mimnermo è il poeta dell’amaro pessimismo e della vecchiaia vista come disvalore. Si tratta di un atteggiamento ricorrente nella letteratura greca, ma con questo autore emerge in modo terribilmente disperato. La cultura romana avrebbe poi valorizzato i compensi portati dalla vecchiaia, come l’esperienza, l’autorità e il prestigio. Per Mimnermo la vecchiaia è privazione del dono più grande, ossia quello dell’eros e risveglio dal breve sogno della giovinezza.

Vita

Mimnermo nacque a Colofone, colonia ionica dell’Asia Minore o a Smirne e visse nella seconda metà del VII sec. a.C.: la sua akmè, secondo il lessico bizantino Suda, è da collocarsi durante la XXXVII Olimpiade (632-629 a.C.). Secondo la tradizione fu un auleta; più probabilmente fu aulodo, cioè cantore con accompagnamento di aulos (flauto). Cantò un’eclissi, quasi sicuramente quella del 648 a.C., che vide nei suoi primi anni.

Opere

Le sue opere ci sono pervenute in maniera molto frammentaria: ci restano solo pochi distici, alcuni dei quali derivano dal corpus teognideo, altre da Stobeo. Ricordiamo prima di tutto la Smirneide, un’elegia narrativa sulla lotta che gli Smirnei combatterono contro Gige re di Lidia, vissuto circa mezzo secolo prima di lui. Le elegie che vanno sotto il titolo di Nannò trattano problemi etici e contenuti politici, mentre l’argomento erotico sembra quasi totalmente assente: questi brani dovevano costituire una raccolta di poesie destinate all’uso simposiale in cui veniva cantato, ma non sempre, l’amore per la donna Nannò; sotto questo nome poi confluirono testi di altro argomento. Molto interessante appare un’elegia che presenta, in sintesi, il racconto della fondazione di Colofonie (una ktisis). Una altro frammento menziona un antico antenato del poeta che con epico valore, con l’aiuto di Atena, combatte i Lidi presso il fiume Ermo. Lo stesso nome del poeta significa “colui che resiste presso l’Ermo”. L’autore fa anche riferimento al mito di Giasone e degli Argonauti.

Lingua e stile

Mimnermo fu un innovatore, poiché promosse alla narrazione il distico elegiaco, che era nato in realtà come una piccola strofe lirica in sé conchiusa. La lingua utilizzata, tuttavia, è ancora quella omerica.

Fortuna

I versi di Mimnermo furono molto popolari, in particolare in epoca alessandrina che lo considerarono, a torto, un possibile inventore dell’elegia, probabilmente perché attribuirono particolare importanza all’elegia narrativa o in accordo con l’ipotesi di derivazione etimologica del termine elegia da “e e legein” (per la malinconia insita nei versi di Mimnermo). Callimaco amò molto i suoi componimenti anche in virtù della brevità che li caratterizzava. La Nannò e la Smirneide ebbero per gli alessandrini eccezionale importanza. Orazio nomina Mimnermo in Epistola 2,2,101 e Properzio ne fa un illustre poeta d’amore.

Per saperne di più

L. E. Rossi, R. Nicolai, Storia e testi della Letteratura Greca. L’età arcaica, Firenze 2002.

R. Pretagostini, Filita, Mimnermo e il fantasma di Antimaco, in “Ricerche sulla poesia alessandrina: Teocrito,Callimaco, Sotade”, Roma 1984.  

 

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