Esopo


 

Esopo

Esopo è considerato il creatore di favole per eccellenza. La sua figura è leggendaria e secondo alcuni studiosi non è esistito realmente.

Vita

Lo storico Erodoto colloca la sua nascita a Samo nel VI sec. a.C. Esopo era di condizione servile e venne ucciso dagli abitanti di Delfi che, come menzionato da Aristofane nelle Vespe, furono puniti per questo delitto. Secondo la tradizione, il favolista ebbe rapporti con i Sette Sapienti e il re Creso e fece molti viaggi. In realtà diverse sono le leggende su di lui: ci è pervenuta anche una Vita di Esopo in varie redazioni, ma le informazioni sull’autore non sono comunque attendibili.

Opere

Il corpus delle opere di Esopo comprende circa cinquecento favole e duecento proverbi. Le favole presentano una struttura tripartita, con un promitio iniziale (una sorta di titolo), un intreccio in posizione centrale e un epimitio,ossia una morale finale espressa in varie forme.

Le favole di Esopo erano indirizzate ad un pubblico di ascoltatori e sono caratterizzate da una linearità di svolgimento dell’azione; esse venivano impiegate nel discorso parlato: la comprensibilità dell’enunciato e la chiarezza ne sono la prova.

La maggior parte dei personaggi delle favole esotiche sono animali parlanti, individuati in una loro specifica caratteristica, secondo ruoli fissi e rigidi: la volpe e la scimmia sono astute, il leone è forte, il cervo vanitoso e così via. Gli uomini non hanno mai un nome e si qualificano per il luogo di nascita o per l’attività che svolgono (pescatori, vasai, cacciatori). Soltanto agli dei, l’autore dà un nome; di rado appaiono elementi del mondo vegetale e atmosferico o oggetti di uso comune. Ogni favola è di per sé compiuta, non ci sono rimandi o riferimenti ad altro e le coordinate di tempo e di spazio si risolvono nella breve durata della narrazione.

La favola può essere letta a diversi livelli: la morale finale spesso rinvia a un modello di comportamento e, in questo senso, costituisce un messaggio. Spesso nelle favole si vogliono esaltare in maniera simbolica alcuni valori o proporre alcuni comportamenti pratici che privilegiano l’astuzia, propri di una saggezza popolare legata alla quotidianità.

Lingua e stile

La lingua delle favole è la koinè (lingua comune) di età ellenistica con la presenza di alcuni ionismi. Lo stile è piano e semplice, poiché l’enunciato doveva risultare chiaro e comprensibile, anche se talvolta viene inserito qualche preziosismo; fondamentali erano la concisione e le formule, che servivano a favorire la memorizzazione.

Fortuna

La fortuna delle favole di Esopo fu enorme, come testimoniano l’opera di Fedro e i vari rifacimenti e traduzioni latine, che portarono all’ampia favolistica medievale, a cui si rifecero La Fontane nel Settecento e il poeta Trilussa ai nostri giorni.

Per saperne di più

L. E. Rossi, R. Nicolai, Storia e testi della letteratura greca. L’età arcaica, Roma 2002.

M. Giammarco (a cura di), Esopo. Favole, Roma 1995.

 

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