Storia della magia: Roma antica


 

Roma come società privilegiata per il suo carattere contraddittorio e ambiguo verso la magia, ma anche per la complessità e la diversità di forme e riti che questa civiltà mostra in armonia con la sua identità bipolare.sincretica, eclettica, dialettica e dinamica. La ricerca nel settore della magia conduce a Roma; un interessante rapporto istaura questa società con lo scibile. Il pensiero magico e le pratiche magiche sono documentate a Roma con resti archeologici significativi sin dalle origini della sua struttura.

In questa straordinaria civiltà superiore (1), si sono sviluppate delle ricerche magiche abbastanza “pericolose” per lo Stato e le istituzioni Romane, che sono nate e vissute all’insegna della lotta a tutto ciò che non è controllabile e gestibile direttamente. La magia nella società Romana è uno strumento di potere sacerdotale e di potere politico; si annoverano casi riportati dagli intellettuali di accusa di stregoneria, di pratica dell’occulto e di magia nera a danno della società. Il diritto Romano si occupa di normalizzare la cultura e la società Romana; nel periodo tardo, il Cristianesimo ormai imperante sostituirà lo Stato nella condanna di tutto ciò che sarà considerato aberrazione e negazione dalla Fede e dalla società “normale”, quindi non conforme al vivere civile cristiano.

Sia nel mondo Romano pagano, che poi in quello Cristiano, la magia è una disciplina che è sempre stata considerata una devianza dalla normalità sociale; è una alterità religiosa, un comportamento sbagliato. Anche se l’ufficiale rapporto con la magia risulta avverso, l’archeologia ci conserva i reperti di pratiche magiche spesso dell’occulto molto praticate sia a Roma che nelle province.

I contesti magici della Roma sono da riunire in dei filoni precisi:

  1. Divinazione
  2. Rituali funerari
  3. Negromanzia
  4. Taumaturgia
  5. Cartarsi con rito di lustrazione con acqua
  6. Teurgia
  7. Magia nera
  8. Esorcismi con talismani, ecc.
  9. “Vodoo” e maledizioni

I riti e le pratiche che avevano a che vedere con il divino, il tempo e l’astronomia cioè scienza fisica, religione e chiaroveggenza erano stabiliti da regole precise e Roma ne ammetteva l’uso per il giusto fine, ossia quello incanalato nell’ambito della loro Religione; per contro, le altre pratiche, a volte funerarie altre legate ai demoni o spiriti, o all’alterazione della realtà attraverso l’intervento di energie o esseri irrazionali vicini al mondo dell’occulto, erano invece proibiti e sanzionati legalmente come colpe di reati sociali e civili contro lo stato.

La superstizione popolare anche allora però, sostengono gli autori antichi era rafforzata dal fascino e dall’ignoranza della sfera esoterica e del paranormale. Quello che si prostra nell’immagine di Roma è una città divisa tra seguaci della Magia e dell’anti-Magia; ed è nel contenitore “Magia” che viene incanalato tutto ciò che scienza e religione non distinguono o non riescono a definire.

La magia Romana include però numerose discipline che sono solo parti infinitesimali di essa, come:

  • Omeopatia botanica
  • Mineralogia e cristalloterapia
  • Alchimia
  • alcune forme di Ilozoismo, Panteismo
  • Mondo paranormale
  • attività simili alla nostra Ufologia
  • Elettromagnetismo

L’impero Romano risulta diviso in due anche sul piano delel pratiche magiche:

  • Occidente
    teso verso le pratiche di origini Etrusche, Celtiche e Germaniche
  • Oriente
    più affascinato dalle magie importate dai territori in cui sovrani ed elite possiedono doti o conoscono pratiche occulte, e le usano senza tabù o limitazioni. Una volta romanizzati essi conservano comunque le loro tradizioni.

In realtà, seppure contestata, la divinazione è l’unica forma di magia che Roma ammette in tutta la sua storia. In Oriente l’avversione alla magia giungerà tardi, quando Roma dovrà limitare i culti esoterici provenienti dal mondo Orientale.

Oltre a qualche legge o senato consulto, Roma non affronterà però in maniera acerrima totalizzante la magia fino all’avvento di Teodosio; con lui la magia viene estirpata essendo ritenuta una totale devianza della società da annientare.

La magia nel Mediterraneo in epoca romana

Il bacino del Mediterraneo è sin dall’antichità il bacino più ricco di culture della storia del globo. Il grande storico Braudel ha definito il Mediterraneo “luogo di Memorie e crocevia di culture e popoli”. Egli ha definito dal punto di vista antropologico la storia del Mediterraneo come Culla delle Civiltà dell’Occidente crocevia delle Genti. Ha riconosciuto i punti di contatto e di distacco tra le varie civiltà che si sono succedute. A mio avviso, Roma rappresenta la padrona dell Mediterraneo, e la sua stessa essenza, a partire dalla sua origine fino al suo declino.

Il suo carattere Mediterraneo si riscontra in molti aspetti della sua cultura anche la volontà di legare più etnie diverse sotto un unico potere che riconoscere tutte le identità senza far perdere l’unicità alle individualità che la costituiscono. Sul grande mare si affaccinao popolazioni sedentarie e nomadi che sin dalle origini si sono rapportate, scontrate o fuse tra loro. Il pensiero magico Romano è una espressione, una radice o una conseguenza, di questo carattere Mediterraneo e misto tra “etnico” e statale; la religione e la magia raccolgono le tradizioni, le esigenze di ”due Rome”:

  1. Arcaica e tribale con forme confrontabili con le popolazioni etnologiche odierne
  2. Statale, complessa, centralizzata fondata sulle leggi e arricchita dal diritto e dalla diplomazia militare DIVIDI ET IMPERA

È dalla miscela e dall’alternanza di queste 2 anime che nasce una tradizione Romana, sempre conservatrice, ma con elementi che mutano nel tempo con la società, che si aggiorna come avviene nei riti. La storia è una riattualizzazione del passato e il riti è un revival dei tempi del mito, che Roma non ha. Le storie sacre di Roma sono tutte avvolte nel pensiero della fabula storica come reali eventi impreziositi da prodigi e divinazioni o altre magie. Il mito che comprare nell’arte o nella letteratura è un monito morale diviene veicolo delle ambizioni di Roma.

Perciò la magia presenta una duplice componente:

  • 1) Romana con la fusione di modelli Italici ed Etruschi oscillante tra forme arcaiche e altre complesse
  • 2) Straniera copiata o inglobata dalle altre popolazioni Mediterranee.

Il culto magico di Anna Perenna, ad esempio, rimanda a riti e magie ancestrali, precedenti le religioni protostoriche patriarcali, legato a forme di sciamanesimo e di culti matrialcali.

Le maledizioni sono pratiche occulte che si riscontrano nelle culture Mediterranee anche arcaiche; ci sono reperti archeologici come i vasi con Occhioni e le forme ceramiche teriomorfe o zoomorfe di tipo anti- magico create appositamente per proteggere il proprietario dal malocchio. Tra questi anche gli oggetti parlanti; il più bello e antico ben datato è la coppa di Nestore. Il vodoo è comune con le civiltà nomadi odierne non è tra i riti mediterranei più attestati.

I rituali apotropaici sono un file rouge di accompagno augurale ai rituali funerari delle sepolture Romane e delle civiltà Mediterranee. La presenza di amuleti e talismani conferma tali pratiche e credenze; l’alto tasso di mortalità per adulti e bambini nonché neonati crea nel Mediterraneo antico una ferrea volontà e un desiderio magico di protezione dei vivi e di difesa dei defunti dagli spiriti maligni che nocerebbero a vivi e morti con influssi o possessioni ecc.

La magia nel mondo antico durante l’epoca romana

Le civiltà antiche traggono il loro patrimonio magico dalla tradizione. Roma è una delle civiltà più complesse e complete dell’antichità sul profilo culturale e sociale. La magia acquista nell’immaginario del popolo Romano come qualcosa di arcano che rientra nel misterico ed è occulto. I Romani intellettuali considerano la magia o una forma di filosofia con ricerca o per lo più una superstizione. La pratica e il ricorso alla magia è abbastanza ampio a tutti i livelli per risolvere quei problemi che la natura, la legge o la scienza non riescono a sistemare. I materiali introducono Roma in un mondo dell’Irrazionale e del misterioso che l’accomuna ad altre civiltà Antiche. È la civiltà che meglio incarna il rapporto di odio amore verso la sfera del paranormale e dell’alchimia. Obbedisce ad un formulario e mondo che questa cultura fonde riplasma e ricrea pur mantenendone inalterate le componenti.

Il rapporto tra magia, mondo orientale e Roma

Roma occupa un ruolo fondamentale per la trasformazione dell’Oriente; porta ovunque le sue leggi e le sue legioni, costruendo ponti, strade e acquedotti impone con il diritto e con la forza militare il suo volere e la sua cultura. Le grandi civiltà del medio- oriente, del Vicino Oriente, dell’Egitto e dei Regni Ellenistici si piegano per i loro interessi e per la superiorità militare di Roma. Cicerone però suggerisce qualcosa che mostra agli studiosi il ruolo di arricchimento per Roma da queste civiltà sottomesse: GRAECIA CAPTA FERUM VICTOREM COEPIT. Infatti sin dalle origini Roma e gli Italici hanno dialogato e scambiato idee e merci con il mondo Greco e Orientale; le conquiste portano Roma direttamente a contatto con esse e riempiono la città e il territorio Romano di tesori e culture.

In questo crogiolo giungono a Roma, con percorso invertito rispetto all’opera civilizzatrice Latina, culture, idee e pratiche orientali.

La magia è uno dei campi che in Oriente offre spunti del mistico e del misterico; nell’antichità l’Occidente era razionale e profondamente radicato in una cultura legata al raziocinio e alla Logica, tanto studiata e usata dai Greci. L’Oriente era invece filosofico, intellettuale e aperto alla ricerca interiore attraverso metodi dell’irrazionale e del paranormale. È una realtà in cui scienza, filosofia, alchimia e magia sono sfere della conoscenza settori separati, ma non stagni cioè che si mutuano e compenetrano in teorie e pratiche rituali molto precise; in tutte le civiltà dell’Oriente non risulta un MALE la magia. Essa diviene male quando abusata e usata per scopi malvagi e personali a discapito della società. Una visione vicina alle popolazioni nomadi che dominavano le steppe asiatiche sin dalla preistoria con religioni sciamaniche e culti magici non differenti da quelli praticati oggi dalle poche tribù nomadi del pianeta e forse nel periodo preistorico dalle prime comunità Sapiens come lascerebbero presupporre le forme artistiche dal paleolitico al neolitico conservatesi.

Il fascino dell’esotico a Roma compare sotto varie forme; nel campo in questione a partire dal II secolo a.C. aumentano a livello esponenziale riti e rituali dell’Oriente:

  • Dioniso e riti orgiastici dionisiaci GRECIA
  • Orfeo e le pratiche orfiche GRECIA E ORIENTE
  • Iside e le maledizioni agonistiche e non solo EGITTO
  • Cibele e le invocazioni alla dea EFESO/ASIA MINORE
  • Mitra e i rituali dell’acqua dal III d.C. MEDIO ORIENTE –INDIA.

Questi sono solo i più famosi culti orientali che spesso praticano riti di iniziazione e propiziatori che sono al limite tra il religioso e il magico. Anche attraverso altri rituali si entra in contatto con qualcosa di “non naturale” come i riti funerari di varia natura dovuti alla natura del morto o alla volontà di preservare un ricordo più duratura con la speranza in un’altra esistenza dopo la fune umana. Il forte richiamo del “magico”aumenta nel basso impero, come una ricerca intellettuale o nel tentativo di affidare alla magia il compito di riportare agli albori la società Romana.

Diviene anche una forma di attaccamento nostalgico alle tradizioni pagane; gli idoli sono ciò che resta come fantasmi di pietra o marmo dell’epifania degli dei. Sono le forme vuote della presenza del divino in terra. Per la società Romana la magia è associata ad alcuni culti egizi come quello di Thot o di Anubi ecc. o dei culti persiani gestiti dai Magi .

La civiltà Romana nel periodo tardo giunge ad attaccarsi alle forme tradizionali incapace di ricercarne delle nuove; non si ha un declino, ma un periodo di passaggio prima del trionfo del Cristianesimo. Tutto si traduce in eclettismo culturale e sincretismi magici con Iside mescolata a Nemesi nelle invocazioni di maledizioni sportive degli avversari e nell’uso di amuleti e talismani di varia origine.

Note

(1) Con questo termine sarebbe stata in passato classificata questa cultura

 

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