Il mondo vegetale nei mosaici della Basilica di San Vitale a Ravenna
Il mondo vegetale è protagonista indiscusso della maggior parte delle decorazioni musive della basilica di San Vitale. È certo che qui non si può parlare di naturalismo perché si tratta di riproduzioni artistiche che secondo determinati schemi e convenzioni ritrae ognuno il mondo naturale secondo un aspetto a volte più verosimile altre più stilizzate , ma dall’andamento sinuoso e virtuosistico.
Le prime decorazioni che si notano entrando nella basilica sono frammentarie e provengono dalla pavimentazione originaria della chiesa. I frammenti del mosaico pavimentale mostrano una decorazione vegetale a girale continuo; la pianta sfruttata per questo elemento decorativo puramente decorativo sembrerebbe l’acanto.
L’acanto è una pianta della famiglia delle Acantacee , Dicotiledone, erbacea molto diffusa nel Mediterraneo a foglie larghe pennatofide, talvolta spinose con fiori rossi o rosei e frutto a a capsula .Il mito greco vuole che una ninfa amata da Apollo,Acanta, si sai tramutata in acanto per sfuggire al dio. Nel mondo classico l’aspetto decorativo della pianta la porta ad essere molto usata per i capitelli(corinzi e corinziegianti ) e per ornare varie parti in scultura, pittura e mosaico (2). Nel mondo pagano l’acanto per l’essere sempreverde, la lega alla simbologia di immortalità e di eternità . Nel cristianesimo medioevale simboleggia la consapevolezza del peccato ma anche il cielo.
Nell’arte paleocristiana tale pianta si presta molto come elemento riempitivo e alternativa a motivi figurati sia con resa verosimile alla realtà dove sono rese le foglie della pianta sia come “people-scrool “in cui si creano girali abitati da figue umane o teriomorfe. I girali degli spicchi di mosaico sono resi con eleganza e sembrerebbero ricordare la tradizione romana di questo motivo.
A mio avviso , in questo caso,non si dovrebbe dare nessuna interpretazione simbolica si tratta di un motivo di repertorio che il musivarius ha realizzato con tutta la sua maestria. Le tessere sono sistemate in modo da creare l’effetto del chiaroscuro o meglio della luce-penombra. Ad una prima visione dall’alto i girali sembrerebbero dipinti sul pavimento e colorati con pennellature a puntini. L’abilità del mosaicista risiede nel nascondere la fatica della sua opera, fingendo di avere realizzato un mosaico “spontaneo “. Tale finzione è tradita dalla scioltezza delle linee e del disegno e dall’eleganza del motivo.
Altro frammento pavimentale di motivo floreale proviene dal sacello di San Vitale ; presenta una decorazione di “genere “ con uccelli e sarmenti fioriti e un vaso su uno sfondo bianco neutro. Questa rappresentazione è minuziosa nella resa dei singoli elementi , sottolineata da un sapiente uso delle tessere colorate. È curioso notare come le tonalità usate per il pavimento siano tenui e delicate contrapposte alla vivacità della zona presbiterale e absidale . Infatti, altri mosaici vegetali o decorazioni musive figurate con motivi vegetali sono quelli della zone absidale e dalla zona presbiterale, che peraltro sono quelli rimanenti dell’ ornamento della chiesa ; non ci sono altre figurazioni vegetali in mosaico.
Compreso tra il fregio dei quindici medaglioni del grande arco e il presbiterio si collocano due fasce coloratissime di elementi geometrici tra fiori bianchi ,azzurri , rosa, e di altri colori difficili da identificare botanicamente. Questi fiori vivaci ed eleganti non hanno nessun richiamo con la realtà o con la Bibbia. Questo indurrebbe a pensare che siano solo a scopo riempitivo. Forse il mosaicista “soffre” di horror vacui ? Non è investigabile.
Le immagini del presbiterio e dell’abside si dividono in:
- scene figurate con sfondi di paesaggio (VT NT doni imperiali e San Vitale ) di interni e di esterni
- campi decorati con piante, “nature morte” scene di “genere e di completamento di un contesto allegorico.
Le scene figurate sono contestualizzate da certi elementi in ambienti interni o esterni.
È particolare l’uso generalizzato di un verde brillante per i prati e i pavimenti ; più specifico con fiori e arbusti sono i prati un solo albero da l’idea del paesaggio con qualche roccia delle scene di Abramo nella lunetta della patere sinistra del presbiterio. Irrealistico è il paesaggio degli Evangelisti Luca e Giovanni e di Geremia. Articolato con particolari è il paesaggio di Mosè e la Legge e rocce che seguitano nella scena sotto Mosè sempre nella parete sinistra del presbiterio. La parte destra del presbiterio mostra una concezione simile alla sinistra; si tratta probabilmente di una convenzione scelta dal mosaicista per rappresentare i vari paesaggi delle scene bibliche..
Per il paesaggio di Mosè anche di qua si è più precisi il fuoco per l’incontro con il roveto ardente (Dio) e Mosè pastore con un pascolo. Di nuovo è completamente irreale l’architettura del paesaggio del profeta Isaia. Rocce e verde contestualizzano gli Evangelisti Marco e Matteo. Evidentemente il mosaicista ha concepito il paesaggio secondo una retorica semplice e apparentemente non elaborata per risaltare il contenuto delle scene principali. È lo stile di questa maestranza che ha fatto questa basilica.
Ci sono studiosi che nel caso di San Vitale e nel caso di San Apollinare in Classe sostengono che il paesaggio è praticamente escluso dalla rappresentazione, eccetto la forma del paradiso terrestre come nel mosaico absidale di San Apollinare in Classe, dove è ordinato come Hortus di essenze ridotte a puri segni simbolici ; il paesaggio si svolgerebbe di conseguenza secondo costoro bidimensionalmente a incorniciare i simboli divini (3).
A mio parere questa interpretazione andrebbe rivista , non è vero che l’arte paleocristiana e quella bizantina o alto medioevale si concentri solo sull’uomo come entità etica e metafisica né che quando la descrizione del paesaggio è più attenta sia una ripresa del repertorio classico o tardo romano.
A San Vitale e nel medioevo si hanno semplicemente altri interessi ,altri gusti, altre richieste dai committenti, differenti maniere d’espressione derivanti da diverse estetiche che oggi non si possono per la maggior parte dei casi ricostruire per mancanza di dati e di reperti conservati o per una mal conservazione dei pezzi . ad esempio perché in passato non si era bene restaurata la cappella Sistina si riteneva che fosse stata realizzata da Michelangelo con colori tenui e pastello ., invece c0on gli ultimi restauri sono usciti fuori dei colori così brillanti e vivaci da essere misconosciuti da alcuni critici dell’arte.
Nell’abside si vede un paesaggio paradisiaco che no è dio questo mondo. Il paradiso qui è raffigurato con l’aspetto del giardino dell’Eden con fiori e fiumi sgorgano dell’Eden .
Le due scene laterali dell’abside sono abbellite da due scene di doni di suppellettili liturgici a San Vitale da parte della coppia imperiale Giustiniano e Teodora , il primo nel palazzo con un paesaggio semplice ridotto a paraste o pilastri ai margini della scena uno strano soffitto con “ventagli di foglie” e un pavimento di colore verde. La seconda in un cortile adiacente al giardino del palazzo con architetture che accennano al luogo ( fontana , decorazioni architettoniche, tende, gazebo ) e il solito verde ( pavimento o già giardino?) .
il paesaggio dell’abside nel contesto umano è artefatto, ma si mostra semplice grazioso , leggiadro e di garbo . La realizzazione nel suo insieme sembrerebbe armoniosa e euritmica tra il paesaggio e il contesto umano e del “creato”. La tecnica decorativa applicata è un unicum dell’arte paleocristiana e ravennate.
Nell’antichità e in altri periodi dell’arte, infatti, sono state operate delle scelte criticate dai contemporanei e dai posteri , ma che spesso hanno dato una ventata di novità come i mosaici della basilica di San Vitale. Non si sa cosa pensassero realmente i ravennati di VI secolo di questi capolavori ; non si sono conservate fonti critiche al riguardo. In opus musivum sono raffigurate anche piante a sé che non si legano ad una figurazione complessa di scene narrative. Infatti ,oltre il grande arco è il presbiterio con un soffitto diviso in quattro settori o vele da festoni con: :
- girali di acanto allungati, descritti minuziosamente nelle piccole venature e separazione delle foglie ,abitati da animali e fiori a quattro petali di varie forme sull’arancio e sul rosso e da cui fuoriescono foglie cuoriformi (edera)
- ghirlande allungate in verticale di foglie lanceolate forse di lauro intrecciate con fiori bianchi (gigli) e fiori bianco e rossi in boccio (rosa)
- serti allungati in verticale di foglie lanceolate forse di lauro intrecciate con melograni, fiori a quattro petali bianco–rossi , pere, cedri e uccelli..
Questi si alternano tra loro così:
- un angelo e due girali di acanto ai lati su sfondo aureo
- due festoni di foglie ai lati su sfondo aureo
- un angelo e due girali di acanto ai lati su sfondo verde neutro con fiori a quattro petali “volanti attorno”
- due festoni di foglie ai lati su sfondo aureo.
I fiori rosa e bianchi dalla forma rotondeggiante con sfumatura più scura verso l’esterno sono rose rappresentate in maniera non molto dissimile dal mosaico tardo antico di Piazza Armerina, Villa del Casale che riproduce la raccolta delle rose ; la realizzazione formale dei due mosaici non sembrerebbe molto differente e confrontabile se non fosse per la diversa epoca di realizzazione dei due mosaici e provenienza. Certa è l’assimilazione della tecnica musiva romana a Ravenna, ma non corretto e possibile il confronto tra le due opere. Ciò sarebbe un paragone distorto e fuorviante (4).
La rosa oggi è uno dei fiori più diffusi comuni e belli del mediterraneo ; nell’antichità il tipo coltivato dagli antichi Greci e dai Romani è totalmente diverso dalle specie selvatiche oggi diffuse nel mediterraneo e da quelle coltivate (5).La rosa gallica è la specie nota agli antichi e usata per decorazioni floreali e per la costituzione di giardini. Si tratta di una specie molto semplice detta a volte a cinque petali per la caratteristica corolla a cinque petali . originaria del continente asiatico sud occidentale(Persia e Media) nota dai Greci sin dall’epoca omerica . le altre specie e le più ornamentali rose con più di cinque petali sono sconosciute nell’antichità . La bellezza e la delicatezza del fiore sono delle caratteristiche riconosciute universalmente per questo il suo evidente carattere decorativo la vincola all’arte. La sua forma e la sua bellezza , infatti , si prestano ad una interpretazione simbolica .
Tradizionalmente, presso il mondo classico, è allo stesso tempo simbolo di virtù e di lussuria per la sensualità prodotta dai suoi petali e dal loro uso lussuoso nei banchetti e nei convivi. Per i Romani, tale fiore è simbolo di amore trascinante e passionale , di orgoglio , di vittoria . è il fiore per antonomasia della dea Venere, dea della bellezza e dell’amore.
I giardini dei Romani sono ricchi di rose tra le varie specie botaniche ; più particolare e rara è l’usanza di piantarle vicino le tombe, documentata nelle iscrizioni testamentarie. A questo ultimo costume si lega l’associazione alla morte e alla “resurrezione” (6).
Nel mondo cristiano la rosa assume un simbolismo complesso. È simbolo:
- martiriale
ovvero la rosa ricorda la passio di Gesù e dei martiri - virginale / purificatorio
perché la rosa bianca è indice di purezza per via del colore bianco e del fiore in sé delicato , puro e non “violato” - escatologico
in quanto le sue spine ricordano i peccati dell’uomo come fiore terrestre; l’assenza di queste segnala la citazione della rosa dell’Eden , una specie senza spine. Tale a volte si lega alla figura della vergine Maria con l’attributo di “ la rosa senza spine “ perché lei è l’unica donna esente dalle conseguenze del peccato originale e priva di peccati.
Nelle varie parti dei mosaici in cui questa essenza compare nella basilica di San Vitale, si nota il carattere decorativo ed estetico , ma non è da escludersi una sua valenza simbolica visto il contesto religioso di propaganda del culto di San Vitale a Ravenna. I fiori bianchi di dimensioni notevoli delle varie pareti mosaicate della basilica di San Vitale per forma e per colore rappresentano i gigli. Dal punto di vista botanico il giglio si presenta come una pianta a bulbo squamoso , fusto dritto , foglie lanceolate e grandi fiori terminali, solitari o riuniti in grappoli (7) Ci sono sei stami ad antera oscillante ; il frutto è una capsula. Appartiene al genere Lilium , della famiglia delle Gigliacee ; conta varie specie (circa 80 ) provenienti dall’Europa , dall’Asia , dall’America settentrionale. Può avere un’altezza compresa tra 1,20 e 1,50 m. La specie più diffusa è il Lilium candidum, dal profumo intenso e dalla corolla nettamente bianca. Tuttavia, molto interessanti e in via dei crescente diffusione , sono i gigli colorati , specie di origine esotica :
- Lilium auratum (Giappone)
- Lilium tigrinum
- Lilium longiflorum (Bermuda)
- Lilium regale
- Lilium concolor,
- Lilium “carniliolicum” (8)
La specie bianca è originaria dell’Asia occidentale fino all’Anatolia; è giunta nel mediterraneo in epoca molto antica ed è nota anche per le notevoli proprietà medicinali .
Notevole e comune a tutte le specie di giglio è l’interesse decorativo per l’eleganza dei fiori portati da lunghi steli netti .Per questo motivo è sfruttato come elemento araldico e considerato dagli araldisti il più nobile dei fiori : nell’arte araldica presenta un enorme varietà di forme:
- arabescato
- a ferro di lancia
- a tre foglie appuntite
- a più di tre foglie
- a più di tre foglie forate
- a più di tre foglie merlettate
- a più di tre foglie accattorciate
Nella basilica di San Vitale il giglio, di dimensioni ragguardevoli, ricorda per forma il tipo araldico a tre foglie , ma la resa delle foglie presenta una convenzione rappresentativa verosimile alla realtà come un “artifizio naturale”. La sua iconografia e iconologia si prestano anche ad un’interpretazione simbolica del fiore. Nell’antichità è effigiato nelle rappresentazioni egizie e cretesi sin dal II millennio a. C. .Nella Bibbia compare il giglio non bianco, ciò è una documentazione del fatto che la specie bianca non è nota agli ebrei del V. T (9).
La sua introduzione botanica è dovuta ai greci per il suo valore terapeutico e perciò considerata prezioso e regale. È un fiore che nel mondo classico è considerato regale e simbolo di purezza per il suo candore , con nobiltà pari alla rosa secondo Gaio Plinio Secondo Il Vecchio. (Nat. Hst. XXI,11). La sua fortuna dal punto di vista dell’architettura del paesaggio continua ininterrottamente nel mondo tardo antico. Nel mondo cristiano, il giglio, nell’arte, assume un forte significato simbolico ereditato dal mondo pagano, legato al suo candore .
Il giglio bianco è simbolo di purezza perciò diviene simbolo della Vergine Originariamente è usato come attributo delle sante vergini . Il giglio tra le spine è simbolo della purezza preservata tra i peccati del mondo e quindi dell’Immacolata Concezione . Uno degli eventi della Vergine, quello dell’Annunciazione, è associato ai gigli ., Legato a questo episodio, diviene attributo dell’Arcangelo Gabriele. Raramente Gesù –bambino è raffigurato mentre offre un mazzo di gigli ai santi ; qui i gigli simboleggiano la virtù di castità .
“Il giglio della valle “ è il primo fiore del’anno e annuncia il ritorno della primavera. Per questo motivo poi nel cristianesimo è diventato simbolo dell’Avvento di Cristo ; il suo candore e la sua dolcezza sono attributi dell’Immacolata Concezione : “ io sono la rosa di Sharon e il giglio delle valli ( Canto di Salomone 2:1 ) .
Le vele seguono una colorazione di sfondo diagonale a due a due gli sfondi con gli angeli sono oro o verde. Le tessere sonno disposte in modo da dare una forte luminosità interna all’immagine e sono di tonalità vivaci che si smorzano con alcune tonalità più scure e di colore diverso ( es. blu/ verde ) come se si trattasse di una pittura di colori giustapposti come si è soliti vedere nell’arte contemporanea con l’impressionismo, ma qui siamo nel periodo di passaggio tra la fine dell’antichità e l’inizio dell’arte alto medioevale, che cos’è allora ? Una novità tecnica coloristica dell’epoca che è utili8zzata nel VI secolo : l’uso di colori diversi o di tonalità differenti per la resa della luce del chiaro scuro.
Al centro della volta a vela è raffigurato l’Agnello Divino nimbato in bianco su sfondo stellato blu racchiuso in una corona di alloro incorniciata tra cerchi aurei. Queste fronde ricche di elementi flogistici e faunisitci sono eseguite con estrema cura nel dettaglio e attenzione nel disegno delle figure che sono sublimate dai colori delle tessere .
Il lauro è una pianta che si è prestata ad essere rappresentata in composizioni floreali. È originaria dell’Asia Minore e importata nel mediterraneo per il legame nel mondo classico con il dio Apollo. È usata per cingere poeti e i vittoriosi cari ad Apollo. Il suo carattere sempreverde ne fa una tra le piante sacre e di interpretazione simbolica;nel mondo classico è simbolo del trionfo associato ad Apollo, così nella tradizione cristiana, legato alla tradizione romana, riprende l’accezione della vittoria trionfale applicata al trionfo di Cristo sulla morte, di eternità. È anche simbolo di castità e della Madonna.
Difficile è stabilire se nella volta abbia un significato simbolico o meno; secondo me l’unica valenza simbolica potrebbe essere quella del trionfo di Cristo vincolata alla figura allegorica dell’Agnello. Questo non mi impedisce di affermare che l’alloro qui si presta straordinariamente come pianta ornamentale piegata dal musivarius a occupare uno spazio curvo con un risultato virtuosistico molto disinvolto.
La frutta in queste corone vegetali è varia e variegata ; analizzando ogni singola specie si potrebbe ricavare un valore simbolico a sé, ma in questo caso la presenza del melograno non deve richiamare la passione ,la sessualità o la regalità , valori noti dall’antichità,né i cedri a Cristo o a Maria(Cedro del Libano ) per il valore di forza e grandezza e fedeltà che deriva dalla tradizione classica di Pomo delle Esperidi e di tipo orientale nell’ambito sessuale (10).
Si tratta della citazione di vari tipi di frutta che ha lo scopo di mostrare l’abbondanza dei frutti e la loro varietà ; si tratta anche di varietas compositiva. Il musivarius evidentemente ha voluto variare la decorazione che sui lati del presbiterio è simmetrica e speculare per la scelta delle scene delle lunette e nella struttura generale dei due “fronti”. Non si può dire se le parti figurate e quelle vegetali di questo soffitto siano frutto della stessa mano o di un altro artista. L’ambizione di questo mosaico curvo risiede nella grande cura ed eleganza e dell’ insieme e dei particolari , non tutti visibili dal basso .Inoltre l’alta retorica è ribadita dall’uso al centro di un linguaggio elitario non comprensibile a tutti e il diffuso dispendio dell’oro che non serve unicamente per la luce o altro.
La parete sinistra del presbiterio presenta alternate alle scene figurate della lunetta e fuori la lunetta dell’arcata, immagini floreali al di sopra e della trifora del piano del matroneo. Si tratta di due enormi vasi a due anse da cui scaturiscono due serie di spirali di tralci di vite. Il motivo è molto diffuso nel mondo classico su sculture , sarcofagi e mosaici soprattutto a partire dal III secolo, durante il principato dei Severi ; si legano al culto di Dioniso/Bacco e al suo significato simbolico escatologico del carattere misterico (11).
La vite nell’ Antichità ha una doppia valenza:
- simbolica
esuberanza dei grappoli rimanda all’abbondanza e il vino all’ebbrezza e al potere inebriante - ornamentale
per la capacità di svilupparsi con tralci che si attorcigliano formando girali.
Nell’Antico Testamento l’invenzione del vino è attribuita a Noè ( Gen 9: 20-21 ) .Nella tradizione cristiana si lega a Cristo:
- “Io sono la vite , voi i tralci “(Giov 15,1 Mt. 26, 26 Mc 14,22, Lc 22, 14 )
- “allo stesso modo prese il calice e disse: prendete e bevetene tutti questo è il calice del mio sangue …” (NT) (12)
La vite e i suoi prodotti sono stati considerati allusivi all’unione con il divino; ma qui c’è questo riferimento? In assenza di prove per una ipotesi al riguardo non è consigliato pronunciarsi. Il modo di rappresentare questa pianta a San Vitale farebbe supporre ad una citazione romana, ma sarà stato reperibile un modello classico a Ravenna nel VI secolo ? quale interesse si aveva a citare un’opra del passato? Si ripete specularmene lo stesso schema decorativo sulla parete sinistra. Decorazioni vegetali nel presbiterio sono:
- nelle coperture delle arcate delle trifore fiori e piante coloratissime
- entro campi trapezoidali sopra i pulvini spirali stilizzati del piano superiore e nature morte di cesti o capitelli a canestro di frutta e con uccelli alternati due lati su sfondo non definito .Si tratta di mot8ivi di repertorio che sono resi bisenso originale e spontaneo con scopo ornamentale.
Nell’abside ci sono:
- un ‘arcata di cornucopie policrome incrociate con fiori vivaci alternati a uccelli e mazzetti artificiali di foglie con il crismon al centro
- una fascia curva di tralcio continuo di vite abitato su sfondo blu e
- le parti interne delle arcatelle absidali con fiori dai lunghi pistilli simili a strane ninfee di colore blu rosa e verde su sfondo blu scuro
nella facciata in alto della trifora che appare di fronte lo spettatore, guardando l’abside da due canestri ai lati e da due vasi sopra i pulvini delle arcatelle, si dipartono racemi a voluta diversificati:
- al centro acanto
- ai lati la vite
Questi motivi ornamentali sono concepiti come gli altri del presbiterio; anche nell’abside il mosaicista sentirebbe l’esigenza:
- di coprire ogni spazio vuoto come se fossero pitture continue o meglio tappeti
- di variare la decorazione cambiando le piante da rappresentare e piegare agli spazi ora curvi ora rettilinei
La grandezza di queste decorazioni e di pretendere di essere come le scene principali eleganti , belle ,raffinate ricche, abbondanti attraverso la grandezza degli elementi e il loro dettaglio o la cura estrema delle singole parti , a volte miniaturistiche rispetto alle altre. I colori sono quasi violenti e gestiti come se ricevessero la luce dall’interno con contorni scuri e l’interno molto chiaro. Le foglie sono bicolori di blu o di verde o blu e verde ; è una cosa che si vede solo a Ravenna . si può riscontrare nell’adiacente Mausoleo di Galla Placidia , dove l’ornamentale si incontra con il simbolico e dialoga o si annulla con esso. La funzione estetica di queste piante è chiara ma non si sa se avessero altre valenze.
La qualità è elevatissima, non scalfita anche in questi motivi di riempimento. È dubbia l’attribuzione di questi mosaici a una sola mano o ad altri artisti della maestranza ; c’è che si chiede se ci possa essere la possibilità di un cantiere con più maestranze contemporaneamente a San Vitale, dato che si sa che più compagnie hanno lavorato contemporaneamente a Ravenna in vari edifici con linguaggi e stili unici e differenti nella stessa fabbrica per Sarebbe sbagliato confrontare cinicamente le chiese di VI secolo sia tra loro sia di Ravenna,trovando somiglianze, analogie, ripetizioni e disuguaglianze, perché ognuna è un opera d’arte unica e irripetibile.
Il mondo vegetale della basilica di San Vitale contribuisce allo splendore e al fascino di questa basilica, forse la chiesa più ambiziosa di Ravenna.
Bibliografia
- Bandinelli. 2000
Ranuccio Bianchi Bandinelli”La Fine dell’arte antica” Bur - Bendazzi, 1994
W. Bendazzi – R.Ricci “Ravenna guida ai monumenti e ai musei della città “, 1994 - Benzi, 1999
Benzi, “Paesaggio Mediterraneo”, 1999 - Dourmont, 1981
Dourmont , 1981, in Herausgegeben Von Temporini Hildegard ,”Principat- Walter de Guyter “Berlin – New York 1981 pp. 290-317 . - Leocaldano, 1968
P. Leocaldano e A. Solomi, “Enciclopedia Universale Larousse “, 1968 Milano - Magrini, 1972
G. Magrini. “Guida Verde”, 1972. - Mercante , 2001
A.S.Mercante , “Dizionario dei miti e delle leggende “, 2001
Note
(2) Mercatante ,2001, p.20, voce Acanto
(3) Benzi, 1999, p. 21 e in port. Nota 15
(4) Benzi, 1999, pp. 150-152.
(5) Si tratta di specie più complesse introdotte prevalentemte dalla Cina nel 1700 .
(6) Mercante, 2001, p542, voce rosa .
(7) Leocaldano, 1968, p. 142. v.d. voce giglio della parte bot. E arald.
(8) Magrini, 1972,p 336 pianta giglio .
(9) Ciò che segue è riscontrabile in Benzi, 1999, p.150 giglio
(10) Benzi 1999., pp. 80 per il melograno originario della Asia occidentale ; 98 per il cedro originario della Media ; 133 per il cedro del Libano importato in Europa nel 1683.
Mercante , 2001, p.169, voce Cedro.
(11) Bandinelli. 2000, pp.. 48 52
(12) Benzi,1999, p.83.
Mercante , 2001, P.626 , voce Uva .
Autore: Alessandra Pignotti






